| Parlare di piramidi egizie in maniera
scientifica oggi è praticamente impossibile. Da un lato
egittologi e "piramidologi" fanaticamente ancorati
a convinzioni del XIX Secolo, convinti che siano state costruite
dai Faraoni più antichi; dall'altro le scoperte incredibili
documentate da parte di ricercatori moderni e mentalmente aperti
a nuove teorie, che però vengono snobbati (se non ferocemente
attaccati) dalla Scienza ufficiale. Su tutti, governano eminenze
grigie evidentemente portatrici di interessi politici, che con
un'opera di discredito e banalizzazione costante propalano le
idee più conservatrici e tranquillizzanti per il popolino.
Ma se c'è un luogo in cui un passato prediluviano emerge
in tutto il suo splendore, è proprio l'Egitto: tra arche
perdute, lampade elettriche, generatori d'energia e costruzioni
megalitiche, viene spontaneo chiedersi quanto antica sia quella
civiltà. Una risposta probabile ce la fornisce la Piramide
a Gradoni attribuita a Zoser, nella località di Saqqara.
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Tutti gli egittologi ortodossi concordano nel ritenere
la piramide di Zoser la prima piramide della storia umana, evoluzione
in grande di quelle ziggurat sumere già esistenti al tempo
del faraone Zoser (o Djoser-Neteri-Khet), vissuto tra il 2636 e il
2616 BCE. Stando alla storiellina che ci raccontano fin dalle elementari,
Zoser, invidioso della grandiosità dei templi sumeri, chiese
al suo primo ministro e visir, lo scienziato Imhotep, di costruire
il più grande complesso funerario del mondo: la necropoli di
Saqqara, 30 km a sud del Cairo. Centro del complesso era la Piramide
a Gradoni, alta 63 m, lunga 125 m e larga 109, dunque a pianta rettangolare,
costruita con una serie di blocchi di calcare di piccole dimensioni.
La piramide nasceva come una moltiplicazione della mastaba, la tomba
rettangolare che fino ad allora era stato il più comune tipo
di sepolcro. Imhotep ne sovrappose ben sei, una più piccola
dell'altra, ognuna delle quali aveva un'altezza di circa 10 m. Partendo
da questo esempio, tutti i Faraoni successivi, per almeno 150 anni,
avrebbero voluto un monumento similare (almeno secondo le tesi dell'Egittologia
ufficiale). Dopo Zoser, il figlio Sekhemhkhet tentò di costruire
la sua piramide personale, ma fallì. Gli successe Khaba, che
costruì la Piramide a Strati (alta 16 metri) a Zawyet-el-Aryan,
7 km a nord di Saqqara. La Piramide Incompiuta fu invece iniziata
da Baka; Snefru, fodatore della IV Dinastia, costruì ben quattro
piramidi, a Sila, due a Maidum e due a Dashur, la famosa Piramide
a Doppia Pendenza e la prima piramide "vera", la Rossa.
Quindi vennero i celebri faraoni Cheope (Khufu), Chefren (Khafra)
e Micerino (Menkaura) a costruire il complesso a dir poco megalitico
di Giza.
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| (Sopra, a sinistra) La necropoli di Saqqara fu,
secondo la tradizione, fatta edificare dal faraone Zoser nel
2600 BCE. Il fulcro del complesso è la Piramide a Gradoni,
alta 63 metri. Si tratta di una piramide atipica rispetto ad
altre ritenute successive, non solo per i gradini che la compongono
(sei), ma anche per l'incredibile complessità dell'interno,
completamente crivellato di pozzi e gallerie che affondano inesplorati
nel sottosuolo (al centro). Ci troviamo innanzi a un'architettura
completamente diversa da quella che, secondo gli studiosi, sarebbe
venuta di lì a pochi anni: le piramidi di Giza (a destra),
infatti hanno dimensioni notevolmente superiori e una complessità
costruttiva che implica un diverso progetto. |
Ma
il bello di tutto ciò è che a parte le piramidi minori, non esiste
straccio di prova, geroglifico o papiro che attribuiscano a tali
Faraoni le piramidi! Se Khufu è un termine ben strano e probabilmente
non si riferisce a un essere umano ma a un'energia (letteralmente
significa "Che egli protegga me", un'invocazione più che un nome!),
ridicolo è pensare che Khafra sia il nome di una persona: l'unica
iscrizione a lui riferibile fu rinvenuta ai piedi della Sfinge, in una
stele molto rovinata risalente all'epoca del faraone Tutmosis IV, in
cui si parla, alla riga 13 prima sillaba, di un "Khaf" e di una "statua
innalzata per Atum-Hor-em-Akhet". Khaf significa "buoi", oppure
alternativamente "potenza creatrice" e il nome Khafra fu inventato dal
filologo inglese Thomas Young nel 1817, aggiungendo la sillaba "ra" (il
Dio Ra) alla sillaba Khaf. Si tratta quindi di un termine non esistente
e costruito a tavolino, forse per accordarlo con i nomi dei faraoni
egizi descritti da Erodoto, a quanto pare il primo ad attribuire
a Cheope e Chefren le due piramidi più grandi di Giza. L'assoluta assenza di documenti provanti la loro esistenza
rende l'attribuzione a questi due ipotetici faraoni del tutto fantasiosa,
e tale abitudine era in effetti presente spesso nelle opere di Erodoto... Menkaura
invece esistette realmente, ma non si parla mai nei suoi testi di
edificazione di una piramide, bensì di restauro: come se le
tre di Giza fossero state lì da millenni. Analogamente può
dirsi di Zoser.
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Non vi
è alcuna traccia documentale che attribuisca a Imhotep
l'edificazione della necropoli di Saqqara e quindi l'intitolazione
a Zoser del tempio funerario. Il nome di Imhotep appare come
geroglifico nella galleria interna, ma si tratta di una pittura
successiva, del 1500 BCE, quando l'architetto era stato divinizzato
(e quindi è senza fondamento storico certo). Ma è
stupefacente leggere nei pochi frammenti giunti a noi dello
storico egiziano Manetone, che la Piramide a Gradoni era rimasta
aperta ai visitatori per oltre mille anni prima del regno di
Neterkhet, faraone della III Dinastia asceso al trono nel 2660
BCE! Quindi, una traccia storica di un testimone vissuto nel
IV Secolo BCE, in un'epoca culturalmente non dissimile da quella
antica, ci racconta come la Piramide a Gradoni fosse stata costruita
almeno nel 3660 BCE, il che indica un tempo assolutamente anteriore
alla nascita della civiltà egizia come racconta la Scienza
ufficiale. Peter Kolosimo, il "Terra
senza tempo", afferma come a suo giudizio sia strana la
teoria tradizionale che vede nella Piramide a Gradoni solo una
mastaba moltiplicata per sei. Il riferimento alle piramidi maya
e tolteche (in seguito colonizzate dagli Atzechi) è evidente,
i gradoni non sono perfettamente rettangolari con i gradini
squadrati ad angolo retto, come sarebbe stato logico aspettarsi
da una sovrapposizione di sei mastabe con forma a parallelepipedo,
ma i lati verticali sono inclinati, proiettando, come nei templi
maya, il fedele verso il cielo. I lati inclinati rappresentano
i gradi dell'ascesa dello spirito verso il cielo, ascesa che
in un certo senso richiama i chakra umani (sei sono presenti
fisicamente sul corpo, il settimo è sopra la testa).
Un significato solare, anzi stellare, che viene confermato dal
numero 6, simbolo dell'unione del materiale con lo spirituale,
del cielo con la terra: il celebre esagramma, o Stella di David,
simboleggiava "come sopra, così sotto" e quindi
la necessità dell'Uomo di comportarsi in modo conforme
alle leggi naturali, perché anche nell'infinitamente
piccolo si rispecchia l'infinitamente grande. Un concetto in
tutto e per tutto identico a quello della Fisica moderna. La
Piramide a Gradoni quindi, lungi dall'essere una mastaba molteplice,
era un luogo di collegamento con le stelle, potremmo dire, per
usare una terminologia biblica, una Porta
Coeli. |
| (Sopra) Al tramonto i blocchi di calcare
che compongono la Piramide a Gradoni si colorano di rosso, analogamente
a quanto avviene in Messico con la Piramide di Kukulkan a Chichen
Itza (sotto). Notare la forma, in tutto e per tutto identica,
tra i due monumenti. |
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Ma come spesso avveniva per le piramidi maya, a un
tempio se ne accompagnava un altro similare, secondo un concetto affine
agli Yin-Yiang taoisti e all'Hunab-Ku
maya: e pare di scorgere nella "piramide mancata" attribuita
al figlio di Zoser Sekhemhkhet la struttura gemella di Saqqara. Sempre
Peter Kolosimo racconta come uno scienziato egiziano di origini ebraiche,
Zakharia Ghoneim (o Goneim), grazie allo studio meticoloso delle proporzioni
e delle misure della Piramide a Gradoni, sia riuscito a trovare il
muro perimetrale delle fondamenta, alto 7 m e in blocchi di calcare
di Tura, e a identificare l'entrata dei sotterranei di questa struttura
gemella crollata e distrutta, alta intorno ai 70 m e con il perimetro
di 120x120 m. E in effetti durante gli Anni '50, fra drammatici lavori
di scavo conclusi con incidenti e crolli che causarono anche alcuni
morti tra gli operai, Ghoneim trovò una camera nascosta 40
m sotto il livello del suolo. In una grande stanza in tutto e per
tutto simile a una grotta fu trovato un sarcofago di marmo (ma secondo
alcuni di quarzo bianco) coperto da un pannello scorrevole, ma similmente
a quelli delle altre piramidi era completamente vuoto, ripulito, forse
dai tombaroli, di ogni traccia umana. Ghoneim trovò poi una
seconda galleria che si perdeva nel sottosuolo e iniziò ad
esplorarla, ma prima la Crisi di Suez nel 1956 e poi la morte improvvisa
dell'archeologo, suicidatosi misteriosamente gettandosi nel Nilo nel
1957, mandarono in fumo tutti i dati raccolti fino ad allora. Chi
abbia conservato queste analisi non è dato sapere, altri archeologi
amici di Ghoneim effettuarono scavi a Saqqara nel 1963, ma non si
riuscì a lavorare all'interno della camera della piramide crollata
di Sekhemhkhet. Certo è che gli egittologi moderni preferiscono
cercare mummie e tombe recenti piuttosto che camere sotterranee...
Ed è un'assurdità, perché quella misteriosissima
camera, adorna solo della sua vasca squadrata di marmo bianco, avrebbe
moltissimo ancora da dirci.
| (Sopra, a sinistra) A poca distanza
dalla Piramide a Gradoni sorge quella che era, secondo gli egittologi,
la piramide costruita da figlio di Zoser Sekhemkhet: la Piramide
Crollata viene spesso additata ad esempio di come "non tutte
le ciambelle riescono col buco": mostra soltanto il muro delle
fondamenta, alto 7 metri Tuttavia una vista satellitare (al
centro) mostra chiaramente il perimetro di una struttura analoga
al recinto della Piramide a Gradoni; una foto aerea rivela strutture
notevolmente erose davanti alla necropoli (a lato). Vagando
lungo il perimetro della Piramide Crollata, è possibile rinvenire
ancora l'ingresso, oggi abbandonato da scienziati e turisti
ma negli Anni '50 esplorato da un egittologo egiziano, Zakharia
Ghoneim (a destra). (Sotto, a sinistra) Ghoneim scoprì sotto
la Piramide Crollata un vero labirinto, che culminava, 40 metri
sotto il livello del suolo, in una straordinaria camera che
custodiva un altrettanto straordinario sarcofago in marmo (secondo
alcuni quarzo) bianco (al centro). La scoperta avrebbe meritato
ulteriori studi, invece inspiegabilmente insabbiati perché troppo
"scomodi". Eppure Saqqara è un intrico di cunicoli e gallerie
sconosciute, come questa porta trapezoidale che si apre nella
roccia viva (a destra). |
Purtroppo questo deficit di informazioni poi porta
a conclusioni assai poco ortodosse da parte di ricercatori che fraintendono
i dati certi. E' il caso del famoso Zed a Saqqara, sostenuto da Mario
Pincherle: lo studioso italiano, decano del mistero e pure autore
di alcune scoperte geniali, finisce con l'arrampicarsi sugli specchi
quando, nelle pagine dei suoi libri, sostiene che lo Zed
gigantesco in granito che sta sopra la Camera del Re nella Piramide
di Cheope fu posto in origine sopra la Piramide a Gradoni di Zoser
e poi spostato (nonostante il peso complessivo di oltre 500 tonnellate!)
fino a Giza in occasione dell'erezione di quella struttura. A testimonianza
di ciò, Pincherle cita il tetto della Piramide a Gradoni, costituito
da diorite, un minerale estremamente duro e resistente, pressoché
inattaccabile dagli agenti atmosferici. Si tratta però di congetture
senza senso, che creano più questioni di quelle che risolvono.
Noi preferiamo rimanere coi piedi per terra e utilizzare la logica
e le scienze umane. Graham Hancock e Robert Bauval, nel loro ormai
storico "Custode della Genesi", hanno dimostrato che la
Sfinge, se non anche le piramidi di Giza, sono state costruite in
un'era remota, astronomicamente databile attorno al 10450 BCE. Dando
per buono il fatto che la Piramide di Zoser non fu costruita nel 2630
ma mille anni prima, possiamo vedere in essa un'involuzione, una perdita
di sapere e tecnologia. Come è evidente nel caso delle piramidi
di Snefru: alcune perfette, altre "indecise", altre decisamente
scadenti. Una diversità di stile e di condizioni che non ha
senso: se Zoser fu in grado di avere la sua piramide grazie alle conoscenze
architettoniche del suo visir Imhotep, non si capisce perché
i successori non potessero aver accesso a quelle stesse conoscenze…
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La
realtà, al di là delle favolette rassicuranti dei nostri amici
accademici e degli pseudodeliri di alcuni esoteristi, è che
la storia umana ha avuto un corso completamente diverso, letteralmente
da un'epoca di conoscenze eccezionali e di cultura scientifica
pari se non superiore all'odierna, si è andati via via verso
una progressiva perdita di questo sapere. Giza, ma anche la
Piramide Rossa, sono ben più antiche di quella a Gradoni oppure
anche di quella Inclinata. Certamente è vera l'ipotesi che le
tre piramidi di Giza siano una riproduzione in terra delle tre
stelle della Cintura di Orione,
Alnitak, Alnilam e Mintaka: un richiamo stellare che è alla
base del culto del Dio Osiride-Orione, legato alla vita e alla
rinascita e dunque le tre costruzioni sono portatrici di un
messaggio di ninascita, salvifico e divino. Ma
Saqqara aveva come nume tutelare un'altra divinità, il Dio Sokar,
assai simile a Osiride e secondo alcuni studiosi, come Andrew
Collins, presente simbolicamente anche nel progetto originario
della Piana di Giza. Sokar è parimenti un Dio dell'Aldilà, associato
nel culto kemetista come detto a Osiride e all'architetto dell'universo
Ptah: tutti e tre sono infatti mummiformi e legati alla morte,
ma anche rappresentano una forza creatrice e generante, un potere
fisico e spirituale di dare (o ridare) vita. Sokar come aspetto
veniva associato a un falco, simile ma non uguale a Ra, il Dio
del Sole, ma anche a Horus e a quella particolare divinità detta
Horus "il Vecchio", (Her-Wer, Haroeris) che non è il figlio
di Osiride e Iside ma un'altra forma di divinità cosmica e solare.
L'Antico Egitto aveva una religione che adorava
queste sovrapposizioni, in pratica a un Dio principale, un Netjer,
se ne accavallano altri che ne costituiscono gli aspetti, e
non sono frequenti le fusioni, secondo un procedimento di genesi
teologica non dissimile a quello utilizzato oggi dal clero cristiano.
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| (Sopra) Il Netjer Sokar aveva caratteristiche
in comune con il Dio Osiride e a lui era intitolata la necropoli
di Saqqara, che da esso prende il nome. |
Se Osiride è a Giza e ha valenze cosmiche,
stellari, sovra-terrestri, a nostro avviso Sokar rappresenta la terra,
gli Inferi, la parte più buia e nascosta del viaggio verso
il Duat. E' un Dio buono che aiuta le anime nel loro viaggio all'interno
dell'"Underworld" e il suo aspetto da rapace, simbolo delle
ali e della capacità di muoversi, unito alla simbolica barca
Henu, esemplifica la capacità di trasportare i morti in questo
difficile percorso. Quindi Saqqara è una necropoli "infera",
legata alla terra e alla materialità, contrapposta alla "stellare"
Giza. Le due piramidi, quella a Gradoni e quella crollata, insieme
rappresentavano forse l'entrata e l'uscita di questo mondo infero,
di cui è testimonianza la rete di gallerie scoperta da Ghoneim.
Chissà quando qualcuno, là tra i capoccioni egiziani
moderni, darà i permessi per esplorarle...
Lorena Bianchi
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(Da sinistra) Il Dio Sokar guidava
i defunti durante il loro viaggio attraverso gli Inferi, prima
di raggiungere le stelle nel cielo (il Duat). Quindi Saqqara
assume una valenza di necropoli ctonia, legata alla terra e
alla materialità. Come Giza, anche Saqqara si staglia
sulla fertile Valle del Nilo (a lato), ma qui, invece di guardare
le stelle, lo sguardo è rivolto verso il sottosuolo.
Un ulteriore tassello per comprendere la complessità
del Kemetismo, la religione dell'Antico Egitto. |
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