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La figura di Virgilio, grande poeta
dell'Impero Romano di Augusto è arrivata fino ai giorni
nostri spesso circondata da un alone di mistero per gli eventi
che la circonda durante gli anni della sua vita vissuti a Napoli,
e che l'hanno fatta entrare nella storia e nel cuore della città
partenopea più come mago che come poeta. Tra tanti scrittori
dell'epoca tra cui Svetonio, Tacito e Orazio, fu soprattutto
Virgilio che cantò le bellezze e gli eventi storici della
Terra Flegrea.
Publius Virgilius Maro nacque ad Andes, oggi Pietole, un paesino
in provincia di Mantova, il 15 di ottobre del 70 BCE da una
famiglia di proprietari terrieri, il suo aspetto era di un giovane
alto, esile e di colorito bruno; era molto fragile di salute,
mangiava e beveva poco e spesso soffriva di perdite di sangue;
un ragazzo gentile, riservato e timido prediligeva l'amore per
i ragazzi e per questo era soprannominato il "verginello".
Il fatto che soffrisse di continue epistassi (perdite di sangue),
lo ha fatto ritenere da alcuni un "uomo mestruante",
mentre per altri si presume che fosse ermafrodita. Già
la sua nascita è avvolta dal mito il che fa presagire
un destino prestigioso per il poeta: la leggenda narra che la
madre vicina al parto sognò di concepire un ramo di alloro
che germogliò rigoroso all'istante. La mattina del giorno
seguente la donna fu presa dalle doglie in strada mentre si
recava nei campi per lavorare con il marito e partorì
ai bordi di un fossato. Quando nacque, Virgilio era un bambino
tranquillo e dolce fino al punto che non pianse nemmeno, ma
aveva un espressione dolce e serena. Il poeta visse a Cremona
fino all'età di diciassette anni, dopodichè si
trasferì a Milano e poi a Roma dove studiò nella
scuola del maestro Epidio. |
Nel 30 BCE Virgilio si trasferì a Napoli, e
fu proprio in questa città, sulla tranquilla e verde collina
di Posillipo, che decise di stabilirsi per il resto della sua vita,
preferendola alla sfarzosa Roma. Virgilio infatti non amava molto
frequentare le feste e i luoghi pubblici, ma era un uomo piuttosto
timido e riservato e non amava discorrere in pubblico: preferiva di
gran lunga la natura e la tranquillità della sua amata collina
e dei Campi Flegrei. Ed è qui che il grande poeta scrisse le
Georgiche, un lavoro durato ben sette anni a causa del suo elevato
senso di perfezionismo e minuziosità.
| Oltre a questo capolavoro ci furono
anche le Bucoliche, che riscossero un enorme successo, e infine
l'Eneide, scritto in undici anni ma mai più corretto
perché il poeta morì prima che ciò avvenisse
all'età di 52 anni: Virgilio decise di farlo in un viaggio
in Grecia ed Asia Minore, ma a causa di un'insolazione si sentì
male. Durante il viaggio di ritorno la sua salute peggiorò
ed arrivato a Brindisi morì. Sapendo di non riuscire
a portare a termine la sua opera, Virgilio chiese che non venisse
mai pubblicata e che venisse bruciata, ma i suoi amici non ebbero
il coraggio di farlo. Nei suoi anni trascorsi a Napoli, la fama
di Virgilio come mago e protettore della città crebbe
fino a farlo apparire come una divinità benefattrice:
la tradizione vuole che oltre ad essere un medico taumaturgo,
curando la gente con i suoi poteri magici avesse compiuto dei
veri e propri prodigi per la città di Napoli e di tutto
il territorio dei Campi Flegrei. Il folclore popolare ritiene
che fu Virgilio a costririre un cavallo di metallo che aveva
il potere di guarire con lo sguardo le ferite dei cavalieri
e a posizionare due teste di marmo su entrambi i lati dell'odierna
Porta Nolana, una con il volto triste e l'altra allegro e a
coloro chi vi passavano sotto e guardavano una delle due teste,
il destino donava loro auspici in base alla testa che aveva
guardato. |
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Ma non furono solo questi i prodigi compiuti dal mago
poeta; a lui viene attribuita anche disposizione di una caraffa contenente
un uovo magico di struzzo nelle segrete del Castello
dell'Ovo allo scopo di proteggere la città da disastri
e sventure. Il Mago, dopo aver consacrato l'uovo magico, lo infilò
in una caraffa con l'imboccatura più stretta dell'uovo stesso
e la pose all'interno di una gabbia di metallo. Ancora a lui vengono
attrubuite la costruzione delle fogne, la costruzione delle cinta
murarie della città, o di aver fabbricato una mosca d'oro o
di bronzo secondo alcuni, allo scopo di purificare l'aria dagli insetti,
oppure di una sanguisuga d'oro per purificare le acque infestate proprio
da questi parassiti. Tante altre cose ancora secondo la tradizione
Virgilio creò per Napoli, come piantare un orto di erbe medicamentose
sul Monte Vergine, o un pesce di pietra che gettato in mare avrebbe
favorito la pesca, o eliminato i serpenti dalle strade della città
costruendo strade lastricate e inserendovi nelle pietre il suo sigillo
e molto altro ancora.
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| (Sopra,
a sinistra) Virgilio tra le Muse: a sin. Clio simbolo della
poesia epica e della storia, a destra Melpomene musa della tragedia.
Si tratta di uno splendido mosaico esposto al Museo Nazionale
del Bardo di Tunisi. (Al centro) A Napoli, sulle pendici della
collina di Posillipo, si trova il bellissimo Parco Virgiliano,
che racchiude specie vegetali descritte dal poeta nelle sue
opere. Si dice che Virgilio avesse un'estrema dimestichezza
con le proprietà curative delle erbe. (A destra) Una tartaruga
in bronzo attribuita a Virgilio esposta nel piccolo museo del
Parco Virgiliano. Virgilio costruì innumerevoli macchine meccaniche
che strabiliarono i contemporanei. La fonte di tali nozioni
tecniche erano i Libri Magici? |
Grazie alle sue virtù terapeutiche, si racconta
che Virgilio riuscì ad individuare nelle acque termali dei
bagni di Baia, le diverse proprietà terapeutiche di ogni fonte.
Esiste una zona detta "Bagni Virgiliani" dove si racconta
che il poeta fece costruire vicino ad ogni fonte una statua e mise
delle iscrizioni che indicavano il tipo di malattia da curare in ogni
particolare acqua. Grazie a tutto questo la voce si diffuse tra il
popolo, e la gente che andava a curarsi ai bagni termali dell'area
Flegrea aumentò sempre di più, tanto da causare la rabbia
e l'invidia della classe medica della allora Scuola di Salerno. Questo
spinse un gruppo di furenti medici a recarsi ai bagni di Baia e a
distruggere le statue e le iscrizioni che indicavano le varie fonti.
Con questo ignobile gesto a farne le spese furono certamente i poveri
cittadini malati che non riuscirono più a riconoscere le acque
e a curarsi come dovavano. Purtroppo dopo questo atto tutto andò
perduto e dimenticato, ma la tradizione popolare racconta che, forse
per volere divino i medici furono puniti sulla via del ritorno. Si
racconta che durante il viaggio di ritorno, la nave fu sorpresa da
una spaventosa tempesta che la distrusse facendo annegare tutto l'equipaggio
tranne uno che raccontò tutta la vicenda.
| Ritornando
ai prodigi che compì Virgilio e alla città di
Napoli, si ritiene che egli scavò in una sola notte con
l'aiuto della magia la Grotta di Pozzuoli conosciuta come "Crypta
Neapolitana", un'enorme galleria che collega Napoli a Fuorigrotta
per facilitare il viaggio fino Pozzuoli; un'opera ciclopica
scavata interamente nella collina in tufo, alta da un minimo
di due metri e ottanta circa nelle zone più basse, ad
un massimo di circa 8-9 metri o anche oltre nella parte più
alta e all'entrata; la lunghezza era di circa 700 metri e la
larghezza di 3,20 metri.I racconti dell'epoca descrivono la
grotta come "incombente", c'era chi come Seneca la
chiamava la "lunga prigione", un luogo talmente oscuro
che non bastavano i sessantaquattro lampioni presenti ad illuminarla.
Un luogo asfissiante, tetro e inquietante da intimorire chiunque
la percorresse, così polverosa e lunga da non riuscire
a vedere l'uscita, e spesso per questo, luogo di diversi incidenti.
Si affermava che agli equinozi, il Sole tramontava esattamente
di fronte alla grotta e la luce che la attraversava riusciva
ad illuminarla fino all'uscita del lato opposto. E' più
che probabile che l'unico prodigio che Virgilio non compì
fu proprio questo. Probabilmente la colossale opera è
da attribuire al remoto popolo dei Cimmeri, un popolo legato
anche alla storia della realizzazione dell'Antro
della Sibilla cumana, tra l'altro un luogo tanto suggestivo
da ispirargli il personaggio della sacerdotessa divinatrice
raccontata nell'Eneide. Questo popolo dei Cimmeri
descritto da autori classici, primo tra tutti Omero, è
legato da sempre al mistero del mondo sotterraneo ed è
considerato tra i più antichi abitanti della zona di
Cuma e dei Campi Flegrei. Era una stirpe che realizzava opere
megalitiche e usava scavare o intagliare immense grotte, di
solito con la particolare forma a trapezio. Infatti Cuma deriva
dal nome greco dei Kymamineira e poi Kymmeri o Kummeri. Quando
molto più tardi arrivarono i Romani, ribattezzarono la
allora greca "Dicearchia", con il nome di "Puteoli",
la città principale dell'area flegrea. |
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| (Sopra)
La straordinaria e colossale Crypta Neapolitana, risalente certamente
all'epoca pre-greca ma attribuita dalla gente ai poteri magici
di Virgilio. |
Il termine significa "Pozzi" o "Cavità",
proprio perché essi scoprirono nel sottosuolo tantissime gallerie,
alcune delle quali immense come la Crypta Neapolitana, che si estendevano
nel sottosuolo della città e delle aree limitrofe. Quindi anche
i greci, primi colonizzatori stranieri di questa terra, quando arrivarono,
trovarono già lì queste immense caverne. Il ritrovamento
nella Crypta di un tempietto Mitraico dimostra che in seguito la grotta
fu scelta e usata per svolgere anche i culti solari dedicati al Mitraismo.
Ma resta il mistero di come riusciva Vigilio
a compiere questi prodigi tanto da farlo divenire protettore, in che
modo aveva appreso le sue arti magiche e divinatorie. Si narra che
egli recatosi sul Monte Barbaro insieme al suo allievo Filomeno, scoprì
la tomba del centauro Chirone; qui il poeta trovò collocato
sotto il capo del defunto un libro. Questo enigmatico libro diede
a Virgilio la conoscenza che gli permise di apprendere le Arti Divinatorie,
la Negromanzia, la Magia, la Scienza e le Arti Taumaturgiche che gli
permisero di aiutare e allo stesso momento di guadagnarsi la stima
e l'affetto del popolo napoletano. Quando morì, i suoi resti
furono riposti nel sepolcro collocato accanto all'antica Crypta Neapolitana
in cima ad un piccolo monte, e il Libro Magico adagiato sotto la sua
testa, racchiuso in un cofanetto di rame, similmente come era stato
trovato nella tomba del Principe Centauro. Ancora oggi la tomba dalla
particolare forma di cono, si può ammirare ed essere visitata
su questa collina trasformata in area protetta e attrezzata per i
turisti, con il nome di Parco Virgiliano; nei pressi del sepolcro
fu applicata la celebre l'epigrafe scritta da Virgilio stesso: "Mantua
me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope, cecini pasqua,
rura, duces."… (Mantova mi generò, la Calabria mi
rapì, ora mi custodisce Partenope. Cantai i pascoli, le campagne,
i duci). Si dice che un tempo esisteva un albero di alloro cresciuto
sopra il sepolcro, e che prosperava grazie alle energie magiche del
corpo del poeta; questo albero aveva così acquisito le stesse
capacità magiche e terapeutiche. La gente che si recava a venerare
il mausoleo prendeva dall'albero una foglia la quale masticandola
donava energia vitale.
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| (Sopra,
a sinistra) Sulla parete sinistra della Crypta Neapolitana si
trova la Tomba di Virgilio, un incredibile "nuraghe" a forma
di tronco di cono. La parte superiore crollata non permette
di apprezzare l'antica forma, rinvenibile solo nei documenti
antichi (sotto). (A destra) L''interno non presenta decori di alcun tipo, tranne queste tre nicchie costruite in opus reticolato. (Sotto,
a destra) La stupenda veduta del Golfo di Napoli e di Castel
dell'Ovo dal Parco Virgiliano: l'intera città è permeata ancor
oggi del ricordo dei prodigi del poeta-mago. |
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Nel XII secolo, durante la dominazione normanna un
non identificato medico inglese si recò a Napoli chiedendo
al re Ruggiero il Normanno il permesso di aprire il sepolcro di Virgilio
per poter prendere il libro e studiare ciò che era dentro conservato.
Il re diede il permesso al medico di poter prelevare tutto quello
che voleva dato che non tollerava il culto virgiliano, e diede l'ordine
alle sue guardie di consegnare tutto al medico, il quale impassibile
come chi sapeva già cosa stesse cercando, prelevò lo
scrigno di rame sotto il capo di Virgilio dove erano ancora custoditi
i Libri Magici e tutte le formule contenute dentro. Quando si seppe
della notizia, il popolo insorse furioso in massa e si rivoltò
contro questo orribile sacrilegio, scagliandosi urlando contro le
guardie del re, ma purtroppo ormai non c'era più rimedio all'avvenuta
profanazione, e del misterioso "medico" non se ne seppe
più nulla. I napoletani impauriti anche perché tutta
la vicenda avrebbe portato sventure alla città, raccolsero
le ossa in un sacco e le trasferirono al Castello dell'Ovo deponendole
dietro una grata. Tempo dopo però l'infame re diede ordine
di murare per sempre quelle ossa per impedire ai cittadini di portare
avanti il loro amato culto. Riguardo la sorte del libro si dice che
questo sia custodito nelle Biblioteche Vaticane finito nelle mani
dell'allora Papa di Roma.
Il culto di Virgilio, poeta, oratore, mago e taumaturgo eroe e protettore
della città partenopea è arrivato fino ai tempi recenti
fortemente radicato nella tradizione napoletana anche attraverso una
delle feste più conosciute della città: la Festa di
Piedigrotta. Solo da pochi anni non è più in voga, folle
di pellegrini si recavano al luogo sacro dove oggi si trova santuario
della Madonna di Piedigrotta e la Madonna di Montevergine. Con l'avvento
del Cristianesimo non riuscendo a sradicare il culto pagano che resisteva
negli anni si decise di inglobarlo nei riti cattolici, come anche
la figura di Virgilio e dei suoi prodigi.
Virgilio così divenne un profeta cristiano che anticipò
nell'Eneide la nascita di Gesù, travisando le parole e i versi
scritti in onore dell'imperatore Ottaviano Augusto. La sua fama, mista
a quella di mago, lo fece diventare una figura di riferimento in tutto
il Medioevo, fino all'apoteosi della Divina Commedia, quando fu scelto
da Dante Alighieri come accompagnatore e mentore del poeta fiorentino
nel suo viaggio negli inferi.
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| (Sopra,
a sinistra) Il bellissimo affresco di Raffaello del Parnaso,
custodito nelle Stanze Vaticane, mostra il dettaglio di Dante
Alighieri, Omero e Virgilio (sulla destra). Raffaello è riuscito
nell'impresa di cogliere perfettamente i caratteri dei tre grandi
poeti. (Al centro) L'ingresso dell'Antro
della Sibilla di Cuma: qui Virgilio ambiento il Canto VI
dell'Eneide. (A destra) Sempre nel Parco Virgiliano è presente
la monumentale tomba di Giacomo Leopardi. Notare alle spalle
del Cippo l'immensa volta a trapezio intagliata nella montagna. |

(Tutte le foto di Napoli
e Cuma © Sator ws)
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