Esistono i Vampiri? |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Analisi scientifiche
ci svelano come il fenomeno dei vampiri sia spiegabile in termini
di patologie gravi e di forme atipiche di decomposizione, che furono
travisate nel Medioevo. Ma è veramente così? |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Ma sebbene affascinante, sebbene interessante da un
punto di vista antropologico e simbolico, una cosa è da dirsi
con certezza: i vampiri non esistono, nel mondo reale. O quantomeno,
non nella forma che ci descrivono romanzi e film.
Se leggiamo la pagina di Wikipedia Italia relativa ai vampiri, c'è
da rimanere esterrefatti. L'anonimo estensore di quella voce infatti
ha inserito, con notevole abilità c'è da ammetterlo,
numerosi dati mitologici e religiosi che risalgono fino ai Babilonesi
e che descrivono il fenomeno del vampiro come reale ed esistente fin
dalla notte dei tempi, come se si trattasse di una specie parallela
alla nostra. Da studiose del settore, neghiamo categoricamente che
ci possa essere una "razza parallela" all'umana con le caratteristiche
tipiche dei vampiri, ossia il fatto di nutrirsi di sangue. Tra gli
antenati umani e le specie a noi parallele, come ad esempio gli Australopiteci,
il consumo di sangue in maniera parassitica non era praticato, e del
resto sono pochi al mondo gli animali che si nutrono in questo modo:
i pipistrelli fillostomatidi e desmodontidi del Sudamerica, ma anche
le sanguisughe, le lamprede, le zecche e le zanzare, sebbene queste
ultime non si nutrano del sangue umano ma questo sia utilizzato come
cibo per le larve.
E anche le mitologie più antiche negano questa
possibilità: se sono molti i racconti relativi a demoni notturni
che infastidiscono gli umani nel sonno o rapiscono i bambini, come
ad esempio le Lamie greche, tuttavia si tratta di creature slegate
dall'Umanità, esseri spirituali come le Fate o i Folletti,
o ancora gli Incubi e i Succubi che tanta importanza hanno avuto nell'invenzione
del Satanismo nel Medioevo e oggi nell'elaborazione della tesi dei
rapimenti alieni, le c.d. Abduction. Nella realtà si tratta
di entità spirituali, psichiche o energetiche che a nostro
parere esistono ma che come in molti altri casi la nostra Scienza,
incapace a livello tecnologico di percepirli con gli strumenti limitati
di cui dispone, non riconosce, mentre le Religioni li etichettano
come esseri demoniaci e malvagi. I vampiri invece hanno una caratteristica
che nettamente li distingue da queste specie di demoni: sono corporei,
fisici, legati all'umano e alla sua parte più viva e sacra,
il sangue rosso. Sangue che nel suo simbolismo e nel suo colore racchiude
tutte le contraddizioni della nostra società. Infatti, come abbiamo visto, il rosso è
innanzitutto il colore della vita, del sole al tramonto, del sangue
mestruale, della fertilità, dell'abbondanza. Ma poi, con l'arrivo
delle società guerriere che spazzarono via quelle pacifiche
matriarcali, divenne il simbolo della violenza, del sopruso, del possesso.
E in effetti, psicanaliticamente, nel vampiro che beve il sangue della
sua vittima, si può rivedere un senso di possessione, un legame
che la letteratura ha più volte sottolineato. Il momento del
morso sul collo, fortemente erotico, diviene a livello inconscio un'unione,
un rapporto sessuale, ma anche qualcosa di legato alla maternità,
alla vita che nutre la morte e che la trasforma in nuova vita, sia
pure per poco: concetti questi eterni legati alla distruzione e alla
rigenerazione, ben espressi dai racconti sulla Dea Madre, sul Solve
et Coagula degli alchimisti e così via. Se il vampiro dunque
al di là della sua nomea negativa trova nella sua condizione
di debolezza intrinseca il motivo del suo charme, divenendo quindi
una figura positiva sempre a livello inconscio, occorre dire alcune
parole sui miti antichi che di buono non hanno nulla. Premettendo
come abbiamo detto in precedenza che esistono dei "parassiti
invisibili" che vivono tra noi e si nutrono delle nostre emozioni,
nei miti antichi su esseri simili ai vampiri ci sono elementi davvero
infamanti di denigrazione di alcuni aspetti del Matriarcato che avrebbero
trovato nell'oscuro Medioevo lo sfogo in una violenza sociale che
non ha niente di giustificabile.
Ribadiamo il concetto: pur esistendo divinità
maligne, il concetto di Satana fu inventato per distruggere i praticanti
dell'Antica Religione che ancora sopravvivevano nelle campagne e tra
i monti e i racconti di queste entità ammazza-bambini furono
il substrato ideologico su cui furono ideati tutti i testi di lotta
alla stregoneria. E' paradossale che in questi testi non vi sia traccia
di vampirismo, forse perché in quanto tale non è mai
esistito. Ma è veramente così? Il ritrovamento nel 2006
di uno scheletro di donna a Venezia con un mattone infilato tra i
denti ha sconcertato tutti, sia scienziati che appassionati. Molte
trasmissioni trash dedicate al mistero hanno gridato al miracolo e
quel ritrovamento, da parte del prof. Matteo Borrini, antropologo
forense, ancora oggi viene additato come la prova certa che il Vampirismo
esista. Tuttavia occorre ricordare come lo scheletro trovato sull'isola
del Lazzaretto Nuovo nella Laguna di Venezia, in una fossa comune
occupata dai morti della Peste del 1630, non presenti assolutamente
tracce di canini aguzzi o altre particolarità tipiche dei vampiri.
Ma solo quell'incredibile mattone ficcato in gola, spaccando denti
e mascella, come ad impedire di nutrirsi. Perché questo gesto?
E chi fu a praticarlo? La data del 1630 è indicativa. In quell'anno
imperversò la Peste Bubbonica, quella descritta da Alessandro
Manzoni nei "Promessi Sposi" che causo solo a Venezia la
morte di 45mila persone, su una popolazione di 150mila abitanti. Tra
le vittime sicuramente vi era la sfortunata vittima di quella specie
esorcismo: una donna giovane, che evidentemente presentava dei segni
di decomposizione caratteristici. Il lazzaretto era un luogo in cui
si scaricavano in fosse comuni i deceduti e può essere che
i becchini, vedendo il cadavere non putrefatto o putreffatto in maniera
anomala di quella donna, abbiano pensato di trovarsi dinnanzi a un
vampiro, per l'esattezza un nachzehrer.
Il nachzehrer (letteralmente "divoratore della
notte") è una figura leggendaria medievale nata in Baviera
e diffusa in tutto l'impero Austro-Ungarico, da dove la superstizione
potrebbe essere giunta a Venezia. Si tratta di un essere a metà
tra l'uomo e il vampiro, un vampiro non perfettamente formato, così
chiamato per l'abitudine di "divorare i sudari" (sic). Ai
morti del tempo si soleva mettere sul volto un sudario in tessuto.
A volte accadeva che, sempre per i complessi fenomeni putrefattivi,
questo sudario fosse risucchiato nella bocca per via dell'azione dei
gas intestinali, e se il corpo veniva dissepolto pochi mesi dopo la
morte si poteva assistere allo spaventoso fenomeno di questo sudario
che appariva come masticato, divorato. Una vista senza dubbio estrema,
tale da far suscitare queste superstizioni. Così, pare sicuro
che la "vampira di Venezia" non fosse assolutamente tale,
ma semmai una nachzehrer: trovando il corpo gonfio e il sudario in
bocca, i becchini pensarono bene di infilarle un mattone tra i denti,
in modo da "impedirle" la masticazione! In effetti, l'aspetto
a volte "vivo" dei cadaveri può essere la principale
causa della credenza dei non-morti: basti pensare che le unghie e
i capelli continuano a crescere per due mesi dopo la morte di un individuo.
Simili credenze hanno avuto un grande impatto soprattutto in Europa
Orientale, da dove poi deriva il nome vampiro (che in russo si dice
Upir): qui il livello culturale infimo dei contadini, la società
feudale arretrata e un certo animismo tipico delle popolazioni slave
crearono la leggenda così come la conosciamo oggi.
I casi di vampirismo,
apertamente dichiarati, furono molti, sebbene oggi non possiamo
considerarli reali. Uno celebre riguardò un contadino serbo, Peter
Plogojowitz: un caso da manuale, su cui oggi è possibile fare luce.
Siamo nel 1725. Plogojowitz viveva in un villaggio chiamato Kisilova
e pur essendo un uomo apparentemente in buona salute, morì improvvisamente.
Dopo di lui nel giro di otto giorni nove persone persero allo stesso
modo la vita, ma in punto di morte tutte e nove le vittime dissero
di aver visto Plogojowitz strangolarle di notte. Gli abitanti del
villaggio, stupiti da quelle dichiarazioni effettuate persone moriture
(e che dunque non avrebbero avuto motivo di mentire) andarono così
a dissotterrare il corpo ed esaminarlo per riscontrare i segni del
vampirismo. Sebbene riluttante, il rappresentante del governo austro-ungarico
nella regione, il Kameralprovisor Frombal, decise di acconsentire
all'esame autoptico, in quanto la gente disse che già in passato,
ai tempi della dominazione turca, si erano verificati casi analoghi
e seppur scettico assistette all'esumazione del corpo di Plogojowitz.
La vista sconcertò tutti: l'uomo era intatto, capelli e barba cresciuti,
la pelle e le unghie si erano desquamati e sotto erano cresciuta
una nuova pelle e del sangue non coagulato fu visto nella sua bocca
e uscire dalle orecchie e dal naso. Fu troppo: gli abitanti del
villaggio andarono fuori controllo, presi dal panico. Frombald,
da buon uomo di governo, non prese provvedimenti particolari se
non quello di far bruciare il cadavere, ma il suo rapporto costituisce
un documento eccezionale su questo fenomeno. Un articolo su questa
vicenda fu pubblicato dal giornale viennese Wienerisches Diarium,
oggi conosciuta come Die Wiener Zeitung, che diede ampio respiro
alla vicenda, portandola alla notorietà, come avvenne con l'analogo
caso di Arnold Paole, un miliziano serbo che morì nello stesso anno,
il 1725.
Incaricato a indagare
sulle morti fu un giovane medico austriaco che non riscontrò segni
di epidemia, ma al tempo stesso non credeva alla voce che si trattasse
di vampirismo. Alla fine del caso, dopo lunghe indagini, si accettò
l'idea che fossero stati dei vampiri turchi a causare la strage
e si demandò gli zingari il compito di tagliar la testa alle vittime
e di bruciare i corpi. Il caso fu pubblicato dettagliatamente sulla
Gazzetta di Norimberga, dando origine al mito come noi lo conosciamo.
Un altro interessante caso fu quello che si svolse in Istria, nella
città di Corridico. A descriverlo fu lo storico di origine italiana
Johann Weichard von Valvasor: nel 1672, sedici anni dopo la sua
morte, il contadino Giure Grando "ritornava di notte" perseguitando
nel sonno le sue vittime, bussando alle porte delle loro case e
causandone la morte. "Ogniqualvolta Giure Grando bussava insomma
a una casa di Corridico, qualcuno moriva dopo pochi giorni" (link).
La vicenda fu ripresa in pieno Ottocento da un romanziere tedesco,
Johann Joseph von Görres, che ne fece un caso letterario arricchendolo
di particolari splatter (ad esempio descrisse come il corpo di Grando
fu una volta per tutte eliminato con il classico paletto e con la
decapitazione, non senza difficoltà).
In effetti al di
là della spietatezza generale di Vlad, comune peraltro ad altri
principi del tempo, non c'è molto che unisca il Dracula storico
a quello letterario, che ci appare come un essere mutaforma, dandy,
seduttore nel suo frac nero e soprattutto un ribelle a Dio afflitto
da una maledizione. Un uomo diventato vampiro per sua scelta, nel
nome della moglie Mina morta, e non a causa di un morbo-malattia-epidemia.
Qui nascono le fortune del vampiro bello e gaudente, che ci ha accompagnato
fino ad ora, dai libri di Anne Rice alla saga di Twilight, passando
per decine di altri titoli.
Tuttavia c'è un particolare che non torna e su cui è
il caso di indagare. Nei tre casi che abbiamo riportato di pseudo-vampirismo,
se è da scartare assolutamente che i tre sfortunati corpi fossero
quelli di vampiri succhiatori di sangue, c'è la possibilità
che i tre uomini fossero in qualche modo vampiri psichici. Questo
concetto nasce assieme allo Spiritismo in Francia e si basa sull'idea
dell'incubus: cioé che il vampiro vero non sia un essere corporeo,
ma un'anima o un corpo astrale in grado di assorbire le energie vitali
di persone e condurle fino alla morte, senza contatti fisici. Se torniamo
ai casi in Serbia, c'è da notare che l'accusa nei confronti
dei defunti era che essi erano tornati a perseguitare le persone del
villaggio, causandone una morte apparentemente improvvisa e inspiegabile.
Lo stesso discorso si può fare, ma il timore di contaminazione
culturale è forte, per il caso di Giure Grando, accusato dello
stesso crimine a distanza di ben 16 anni dalla morte. E' possibile
che le anime di queste persone siano andate a trovare i loro compaesani
e si siano vendicate magari di torti antichi impuniti? Mesmer, il
famoso spiritista, sosteneva come alcune persone si comportino come
vere spugne energetiche, svuotandoci di ogni forza vitale quando passiamo
tempo con loro e in effetti l'esperienza di vita di tutti è
costellata da questi strani personaggi, che alla fine ad esempio di
una serata ci lasciano completamente privi di energia mentale, come
se se ne cibassero. Al solito la risposta a questo interrogativo non
si può dare, la Scienza non concepisce che tra le persone esistano
scambi sociali di energia mentale e dunque non possono esservi dei
predatori di questo tipo. Ma il buon senso e la logica ci fa pensare
che possono esistere esseri con questa natura, forse, ma non è
sicuro, perfino in grado di uccidere a distanza e dopo che sono morti
da anni. Se fosse vero, allora la battaglia contro i vampiri potrebbe
essere solo all'inizio.
Lorena Bianchi
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||