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Esistono i Vampiri?
Analisi scientifiche ci svelano come il fenomeno dei vampiri sia spiegabile in termini di patologie gravi e di forme atipiche di decomposizione, che furono travisate nel Medioevo. Ma è veramente così?
Da un punto di vista logico-razionale, i vampiri sono sconcertanti. Da un lato, lo sono per la banalità con cui è stato costruito il loro mito moderno: personaggi letterari che hanno trovato nel Romanticismo il terreno fertile, anche se è stato nel Novecento e soprattutto con l'avvento del cinema e della tv che hanno potuto manifestare tutto il loro fascino ambiguo. Dall'altro lato però sconcerta proprio l'estremo interesse che viene manifestato nei loro confronti dalla gente comune. In fin dei conti si tratta di esseri disgraziati, maledetti, soggetti a un sacco di limiti, a molti guai, senza contare le cause di mortalità che sono davvero moltissime per esseri definiti soprannaturali: il paletto di frassino conficcato nel cuore, le pallottole d'argento (particolare a volte condiviso con i licantropi), la luce del sole, i crocifissi e l'acqua santa. Insomma, si tratta di creature abbastanza deboli, fragili, sconfiggibili facilmente come Hollywood ci mostra frequentemente. Eppure, il fatto di bere sangue dona al vampiro un'irresistibile attrazione, legata al sesso, al fascino della morte che i mescola con la vita, al sensuale morso sul collo e ad altri particolari, la pelle bianca come il marmo, gli occhi di ghiaccio, i canini sporgenti da animale ferino, che cozzano con la rassicurante normalità della società patriarcale. Come se il vampiro rappresentasse tutto ciò che non possiamo essere: fortissimo da vulnerabile, immortale ma dipendente dai vivi per la sopravvivenza, incapace di riprodursi in modo naturale e al tempo stesso un feticcio sessuale, il non-morto personifica tutte le contraddizioni dell'Uomo.
Ma sebbene affascinante, sebbene interessante da un punto di vista antropologico e simbolico, una cosa è da dirsi con certezza: i vampiri non esistono, nel mondo reale. O quantomeno, non nella forma che ci descrivono romanzi e film.
Se leggiamo la pagina di Wikipedia Italia relativa ai vampiri, c'è da rimanere esterrefatti. L'anonimo estensore di quella voce infatti ha inserito, con notevole abilità c'è da ammetterlo, numerosi dati mitologici e religiosi che risalgono fino ai Babilonesi e che descrivono il fenomeno del vampiro come reale ed esistente fin dalla notte dei tempi, come se si trattasse di una specie parallela alla nostra. Da studiose del settore, neghiamo categoricamente che ci possa essere una "razza parallela" all'umana con le caratteristiche tipiche dei vampiri, ossia il fatto di nutrirsi di sangue. Tra gli antenati umani e le specie a noi parallele, come ad esempio gli Australopiteci, il consumo di sangue in maniera parassitica non era praticato, e del resto sono pochi al mondo gli animali che si nutrono in questo modo: i pipistrelli fillostomatidi e desmodontidi del Sudamerica, ma anche le sanguisughe, le lamprede, le zecche e le zanzare, sebbene queste ultime non si nutrano del sangue umano ma questo sia utilizzato come cibo per le larve.
(Sopra) Vertebrati che in Natura si nutrono di sangue. (A sinistra) Il più celebre succhiatore, il vampiro comune (Desmodus rotundus), un piccolo pipistrello della famiglia Phyllostomidae, diffuso in America centrale e Sud America. Si nutre esclusivamente del sangue di altri vertebrati, in prevalenza di bestiame (ovini e bovini), ma anche di mammiferi selvatici, rettili e uccelli, ma la piccola quantità di liquido ematico ingerito lo rende quasi innocuo per l'uomo: l'unico rischio riguarda la trasmissione di alcune malattie come la rabbia. (Al centro) Il Fringuello Vampiro delle Galapagos succhia il sangue dalle Sule: si tratta di un caso di ematofagia causato dall'isolamento. Anche in questo caso la quantità di sangue ingerito è minima. (A destra) Il più pericoloso succhiatore di sangue è invece il Candirù o canero (Vandellia cirrhosa), un pescegatto trasparente lungo 2,5 cm e spesso 3 mm che vive nelle acque del Rio delle Amazzoni. Questo pesce è capace di risalire nel getto di urina degli esseri umani e si impiantarsi nella vagina, nell'ano e perfino dentro il pene, ove si fissa con una spina e vive succhiando il sangue dall'uretra. Si tratta di un animale pressoché invisibile nell'acqua, che causa gravi infezioni anche mortali e che è possibile rimuovere solo in maniera chirurgica. Viene considerato dagli Indios il pesce più pericoloso, anche più del Piranha.
E anche le mitologie più antiche negano questa possibilità: se sono molti i racconti relativi a demoni notturni che infastidiscono gli umani nel sonno o rapiscono i bambini, come ad esempio le Lamie greche, tuttavia si tratta di creature slegate dall'Umanità, esseri spirituali come le Fate o i Folletti, o ancora gli Incubi e i Succubi che tanta importanza hanno avuto nell'invenzione del Satanismo nel Medioevo e oggi nell'elaborazione della tesi dei rapimenti alieni, le c.d. Abduction. Nella realtà si tratta di entità spirituali, psichiche o energetiche che a nostro parere esistono ma che come in molti altri casi la nostra Scienza, incapace a livello tecnologico di percepirli con gli strumenti limitati di cui dispone, non riconosce, mentre le Religioni li etichettano come esseri demoniaci e malvagi. I vampiri invece hanno una caratteristica che nettamente li distingue da queste specie di demoni: sono corporei, fisici, legati all'umano e alla sua parte più viva e sacra, il sangue rosso. Sangue che nel suo simbolismo e nel suo colore racchiude tutte le contraddizioni della nostra società. Infatti, come abbiamo visto, il rosso è innanzitutto il colore della vita, del sole al tramonto, del sangue mestruale, della fertilità, dell'abbondanza. Ma poi, con l'arrivo delle società guerriere che spazzarono via quelle pacifiche matriarcali, divenne il simbolo della violenza, del sopruso, del possesso. E in effetti, psicanaliticamente, nel vampiro che beve il sangue della sua vittima, si può rivedere un senso di possessione, un legame che la letteratura ha più volte sottolineato. Il momento del morso sul collo, fortemente erotico, diviene a livello inconscio un'unione, un rapporto sessuale, ma anche qualcosa di legato alla maternità, alla vita che nutre la morte e che la trasforma in nuova vita, sia pure per poco: concetti questi eterni legati alla distruzione e alla rigenerazione, ben espressi dai racconti sulla Dea Madre, sul Solve et Coagula degli alchimisti e così via. Se il vampiro dunque al di là della sua nomea negativa trova nella sua condizione di debolezza intrinseca il motivo del suo charme, divenendo quindi una figura positiva sempre a livello inconscio, occorre dire alcune parole sui miti antichi che di buono non hanno nulla. Premettendo come abbiamo detto in precedenza che esistono dei "parassiti invisibili" che vivono tra noi e si nutrono delle nostre emozioni, nei miti antichi su esseri simili ai vampiri ci sono elementi davvero infamanti di denigrazione di alcuni aspetti del Matriarcato che avrebbero trovato nell'oscuro Medioevo lo sfogo in una violenza sociale che non ha niente di giustificabile.
Infatti il mito delle Lamie nasce dalla ninfa Lamia, che era figlia di Poseidone (o di Belo) e regina della Libia, dunque con ascendenze primigenie liguri e matriarcali. Nel racconto greco Lamia incontrò Zeus che si innamorò di lei e il frutto della loro unione furono moltissimi figli, che Era puntualmente faceva morire in quanto preda della gelosia. Lamia, esasperata, alla fine impazzì e si mise in cerca di tutti i bambini che trovava per far fare loro la stessa fine dei suoi. Ogni bambino che uccideva si trasformava in demone, che a loro volta uccidevano altri bambini e così via, dando origine alla leggenda delle Lamie malefiche. In questo particolare modo di "propagare la specie" si riscontrano due elementi tipici dei vampiri: la diffusione del male attraverso le vittime, al pari del morso che contagia, e il concetto di "maledizione" che è il tema centrale del più famoso vampiro letterario, ovvero Dracula di Bram Stoker. Ma nella leggenda delle Lamie ci sono elementi davvero drammatici e accaduti realmente che non hanno a che fare con le maledizioni lanciate da qualche Dio, ma con mutamenti sociali drammatici che posero fine a una società antica di decine di migliaia di anni. Infatti è paradossale che le vittime delle Lamie siano solo i bambini; e che le stesse Lamie siano femminili, come se ad essere demonizzata fosse la donna matriarcale che viveva libera e in armonia con il creato, a cui spettava la crescita dei figli e che aveva rapporti di parità e di amicizia affettuosa con i maschi. Con l'avvento delle società basate sulle abitazioni stabili, sul possesso, sul matrimonio in cui la moglie era una schiava, queste donne antiche, superstiti degli ancestrali modi di vivere, probabilmente assaltarono i villaggi patriarcali, cercando di rapire i bambini per sottrarli a un destino infelice e renderli liberi, allo stesso modo della Lilith mediorientale e delle Fate irlandesi. E' da racconti come questi che sono nate le leggende nere sulle Strie, sulle donne sciamane legate all'Antica Religione che, elaborate ad arte dalla teologia cristiana, portarono ai processi inventati per stregoneria e Satanismo.
(Sopra) Una splendida raffigurazione di Lilith, che mostra un simbolismo legato alla Dea Madre primigenia come Neith, Tanit o Athena. Fu dalla deformazione di questo culto che nacquero le leggende nere su streghe e vampiri.
Ribadiamo il concetto: pur esistendo divinità maligne, il concetto di Satana fu inventato per distruggere i praticanti dell'Antica Religione che ancora sopravvivevano nelle campagne e tra i monti e i racconti di queste entità ammazza-bambini furono il substrato ideologico su cui furono ideati tutti i testi di lotta alla stregoneria. E' paradossale che in questi testi non vi sia traccia di vampirismo, forse perché in quanto tale non è mai esistito. Ma è veramente così? Il ritrovamento nel 2006 di uno scheletro di donna a Venezia con un mattone infilato tra i denti ha sconcertato tutti, sia scienziati che appassionati. Molte trasmissioni trash dedicate al mistero hanno gridato al miracolo e quel ritrovamento, da parte del prof. Matteo Borrini, antropologo forense, ancora oggi viene additato come la prova certa che il Vampirismo esista. Tuttavia occorre ricordare come lo scheletro trovato sull'isola del Lazzaretto Nuovo nella Laguna di Venezia, in una fossa comune occupata dai morti della Peste del 1630, non presenti assolutamente tracce di canini aguzzi o altre particolarità tipiche dei vampiri. Ma solo quell'incredibile mattone ficcato in gola, spaccando denti e mascella, come ad impedire di nutrirsi. Perché questo gesto? E chi fu a praticarlo? La data del 1630 è indicativa. In quell'anno imperversò la Peste Bubbonica, quella descritta da Alessandro Manzoni nei "Promessi Sposi" che causo solo a Venezia la morte di 45mila persone, su una popolazione di 150mila abitanti. Tra le vittime sicuramente vi era la sfortunata vittima di quella specie esorcismo: una donna giovane, che evidentemente presentava dei segni di decomposizione caratteristici. Il lazzaretto era un luogo in cui si scaricavano in fosse comuni i deceduti e può essere che i becchini, vedendo il cadavere non putrefatto o putreffatto in maniera anomala di quella donna, abbiano pensato di trovarsi dinnanzi a un vampiro, per l'esattezza un nachzehrer.
(Sopra, a sinistra) L'Isola del Lazzaretto Nuovo a Venezia mostra tracce di fosse comuni risalenti alla Peste del 1630. Durante gli scavi archeologici nel 2006 fu rivenuto lo scheletro di una donna che mostrava un mattone infilato a forza nel cranio attraverso la bocca: sebbene molti la considerino la prova dell'esistenza del vampirismo, si tratta solo di un caso di esorcismo effettuato dai becchini del tempo, che avevano il timore che la donna morta fosse un Nachzehrer, un essere vampiresco. In realtà si trattava di fenomeni di decomposizione dovuti alla Peste Bubbonica (a destra), che creava scherzi bizzarri nei corpi in putrefazione.
Il nachzehrer (letteralmente "divoratore della notte") è una figura leggendaria medievale nata in Baviera e diffusa in tutto l'impero Austro-Ungarico, da dove la superstizione potrebbe essere giunta a Venezia. Si tratta di un essere a metà tra l'uomo e il vampiro, un vampiro non perfettamente formato, così chiamato per l'abitudine di "divorare i sudari" (sic). Ai morti del tempo si soleva mettere sul volto un sudario in tessuto. A volte accadeva che, sempre per i complessi fenomeni putrefattivi, questo sudario fosse risucchiato nella bocca per via dell'azione dei gas intestinali, e se il corpo veniva dissepolto pochi mesi dopo la morte si poteva assistere allo spaventoso fenomeno di questo sudario che appariva come masticato, divorato. Una vista senza dubbio estrema, tale da far suscitare queste superstizioni. Così, pare sicuro che la "vampira di Venezia" non fosse assolutamente tale, ma semmai una nachzehrer: trovando il corpo gonfio e il sudario in bocca, i becchini pensarono bene di infilarle un mattone tra i denti, in modo da "impedirle" la masticazione! In effetti, l'aspetto a volte "vivo" dei cadaveri può essere la principale causa della credenza dei non-morti: basti pensare che le unghie e i capelli continuano a crescere per due mesi dopo la morte di un individuo. Simili credenze hanno avuto un grande impatto soprattutto in Europa Orientale, da dove poi deriva il nome vampiro (che in russo si dice Upir): qui il livello culturale infimo dei contadini, la società feudale arretrata e un certo animismo tipico delle popolazioni slave crearono la leggenda così come la conosciamo oggi.
Carrellata di vampiri del grande e del piccolo schermo. (Sopra, a sinistra) Gary Oldman è il protagonista di "Dracula di Bram Stoker", diretto da Francis Ford Coppola nel 1992, un film che ha riportato in auge il filone vampiresco. (A lato) "Intervista col vampiro" è un film del 1994 di Neil Jordan, tratto dall'omonimo romanzo di Anne Rice e interpretato da Brad Pitt, Tom Cruise, Antonio Banderas: si tratta di un film eccezionale, che ha avuto un grande successo anche grazie alle star che vi compaiono. (Al centro) Spike, interpretato da James Marsters, vampiro buono della serie tv "Buffy l'ammazzavampiri". In questa serie, oltre ai consueti non-morti malvagi, compaiono anche personaggi molto positivi, come l'irresistibile Spike o anche Angel, da cui è stato tratto uno spin-off. (A destra) Ultima derivazione è la serie "Moonlight" del 2007, in cui si narrano le vicende di un vampiro-investigatore, Mick St. John, interpretato da Alex O'Loughlin. Nonostante il grande successo, la serie è stata cancellata dopo due stagioni con grande disappunto tra i fan. (Sotto, a sinistra) L'ombra di "Nosferatu il vampiro" (Nosferatu, eine Symphonie des Grauens), un film mitico, immaginifico, diretto da Friedrich Murnau e proiettato per la prima volta nel 1922. Qui si vede per la prima volta il vampiro nel suo aspetto più terrificante: nosferatu significa in rumeno "non-morto" e fu scelto questo titolo per motivi di copyright nei confronti degli eredi di Bram Stoker, titolari del diritto d'autore sul nome Dracula. Le modifiche non salvarono il film, che fu denunciato e distrutto in tutte le sue copie ad eccezione di una sola, salvata dallo stesso Murnau. A volte gli umani sono più cattivi dei vampiri...(Al centro) I moderni vampiri non sono solo maschi, ma anche donne bellissime, come mostra Kate Beckinsale nei film della serie "Underworld". (A destra) Mezzo uomo e mezzo vampiro, Blade (interpretato da Wesley Snipes) è il protagonista della serie di film omonimi: tratto da una serie a fumetti, è un eroe diverso, di colore, segno delle divagazioni che il filone può assumere.
I casi di vampirismo, apertamente dichiarati, furono molti, sebbene oggi non possiamo considerarli reali. Uno celebre riguardò un contadino serbo, Peter Plogojowitz: un caso da manuale, su cui oggi è possibile fare luce. Siamo nel 1725. Plogojowitz viveva in un villaggio chiamato Kisilova e pur essendo un uomo apparentemente in buona salute, morì improvvisamente. Dopo di lui nel giro di otto giorni nove persone persero allo stesso modo la vita, ma in punto di morte tutte e nove le vittime dissero di aver visto Plogojowitz strangolarle di notte. Gli abitanti del villaggio, stupiti da quelle dichiarazioni effettuate persone moriture (e che dunque non avrebbero avuto motivo di mentire) andarono così a dissotterrare il corpo ed esaminarlo per riscontrare i segni del vampirismo. Sebbene riluttante, il rappresentante del governo austro-ungarico nella regione, il Kameralprovisor Frombal, decise di acconsentire all'esame autoptico, in quanto la gente disse che già in passato, ai tempi della dominazione turca, si erano verificati casi analoghi e seppur scettico assistette all'esumazione del corpo di Plogojowitz. La vista sconcertò tutti: l'uomo era intatto, capelli e barba cresciuti, la pelle e le unghie si erano desquamati e sotto erano cresciuta una nuova pelle e del sangue non coagulato fu visto nella sua bocca e uscire dalle orecchie e dal naso. Fu troppo: gli abitanti del villaggio andarono fuori controllo, presi dal panico. Frombald, da buon uomo di governo, non prese provvedimenti particolari se non quello di far bruciare il cadavere, ma il suo rapporto costituisce un documento eccezionale su questo fenomeno. Un articolo su questa vicenda fu pubblicato dal giornale viennese Wienerisches Diarium, oggi conosciuta come Die Wiener Zeitung, che diede ampio respiro alla vicenda, portandola alla notorietà, come avvenne con l'analogo caso di Arnold Paole, un miliziano serbo che morì nello stesso anno, il 1725.
Paole viveva in un villaggio, Medveda, situato presso il fiume Morava vicino alla città di Paracin, in una zona sempre sotto il dominio austro-ungarico. Era un hajduk, un fuorilegge che combatteva contro i turchi reclutato dagli austriaci nelle truppe a difesa dei confini e raccontava di sé di essere stato perseguitato in gioventù da un vampiro, che era stato poi in grado di uccidere. Si tratta di vanterie condite di una grossa dose di fantasia, ma la superstizione popolare gli credette e quando morì fortuitamente per una caduta, seguita come nel caso di Plogojowitz da altre quattro persone che dissero di essere state tormentate di notte da lui, si pensò subito che fosse a sua volta un non-morto. Stavolta, senza aspettare il governatore, dieci giorni dopo la gente scoperchiò la sua tomba e vide gli stessi indizi del primo caso: un corpo incorrotto ma coperto di sangue, segni di scollamento della pelle, bocca colma di sangue. Stavolta non ci furono mezze misure: paletto nel cuore, a cui Paole, si disse, reagì "tossendo e gemendo". Poi il cadavere fu bruciato e gli altri quattro morti subirono la stessa sorte, per impedire che si trasformassero in vampiri. La storia ci è arrivata nella relazione di medici militari, inviati dall'esercito austriaco in quanto Paole era appunto un miliziano, ma la storia non finisce qui. Sei anni dopo nello stesso villaggio l'epidemia di vampirismo si ripeté e si registrarono 17 morti misteriose in tre mesi.
(Sopra) La zona della Serbia centrale è molto selvaggia ancor oggi e presenta tracce antichissime di popolamento, risalenti ai Neanderthal: qui, in un ambiente rurale e ignorante, carico di superstizione, si verificarono due celebri ma controversi casi di vampirismo.
Incaricato a indagare sulle morti fu un giovane medico austriaco che non riscontrò segni di epidemia, ma al tempo stesso non credeva alla voce che si trattasse di vampirismo. Alla fine del caso, dopo lunghe indagini, si accettò l'idea che fossero stati dei vampiri turchi a causare la strage e si demandò gli zingari il compito di tagliar la testa alle vittime e di bruciare i corpi. Il caso fu pubblicato dettagliatamente sulla Gazzetta di Norimberga, dando origine al mito come noi lo conosciamo. Un altro interessante caso fu quello che si svolse in Istria, nella città di Corridico. A descriverlo fu lo storico di origine italiana Johann Weichard von Valvasor: nel 1672, sedici anni dopo la sua morte, il contadino Giure Grando "ritornava di notte" perseguitando nel sonno le sue vittime, bussando alle porte delle loro case e causandone la morte. "Ogniqualvolta Giure Grando bussava insomma a una casa di Corridico, qualcuno moriva dopo pochi giorni" (link). La vicenda fu ripresa in pieno Ottocento da un romanziere tedesco, Johann Joseph von Görres, che ne fece un caso letterario arricchendolo di particolari splatter (ad esempio descrisse come il corpo di Grando fu una volta per tutte eliminato con il classico paletto e con la decapitazione, non senza difficoltà).
Ma in effetti, il discorso delle morti misteriose non convince per nulla. L'aspetto di quei presunti vampiri è tipico della fase enfisematosa della decomposizione: il sangue che avevano in bocca era il frutto della putrefazione degli organi, non certo di una volontà cosciente di nutrirsi di sangue. Così come la caratteristica dello scollamento di pelle e unghie, tipica dell'epidermolisi post-mortem. Semmai è il comportamento da vivi che può aver destato sospetti e a questo proposito vi sono malattie i cui sintomi sono incredibilmente simili a quelli dei vampiri. Cominciamo dal morbo che più di tutti si avvicina al vampirismo: la Porfiria. Si tratta di una malattia rara, ereditaria, che porta il malato a non produrre Eme, un enzima dell'emoglobina, il componente essenziale del sangue. Oggi si cura abbastanza facilmente con iniezioni dell'enzima e con la prevenzione, ma un tempo la malattia era completamente sconosciuta e si scatenava all'improvviso dopo anni di latenza. I sintomi erano una forte fotofobia, riduzione della capacità di cicatrizzazione, denti rossastri e assotigliamento delle labbra (che portavano alla prominenza delle gengive). Inoltre, il consumo di aglio in queste persone aveva effetti deleteri se non mortali, in quanto accentuava i sintomi della malattia. Può essere che un individuo affetto da Porfiria venisse scambiato per un vampiro? Ma più che questa malattia genetica anche la comune rabbia può dare origine a casi di presunto vampirismo. La rabbia è causata da un virus che viene contratto attraverso il morso di cani, volpi o pipistrelli. E' una malattia mortale se non curata o trascurata e ha sintomi incredibili: con un incubazione da 10 giorni fino ad un anno, la rabbia infatti attacca i muscoli e il sistema nervoso centrale e nel 75% dei casi provoca attacchi di aggressività incontrollata, avversione agli specchi, asocialità, idrofobia, paralisi delle corde vocali, persino priapismo ed eiaculazioni spontanee (che potrebbero spiegare la sessualità disinibita dei non-morti nella cultura popolare). Insomma come si vede c'è l'intero elenco delle caratteristiche dei vampiri, che dunque sono il frutto dell'elaborazione culturale di queste malattie sconosciute, e nel caso della rabbia anche molto diffuse. A cominciare dal primo romanzo sui vampiri scritto nel 1819 da John William Polidori, su ispirazione diretta di Byron, fino al caso letterario di Dracula del 1897, in cui Bram Stoker si ispirò direttamente a un uomo esistito realmente nel XV Secolo, il principe di Valacchia Vlad III detto Tepes, ossia l'Impalatore, ma conosciuto meglio con il titolo di Dracula o Draculea, che significa "figlio del Drago". Il Drago in questione non è Satana come si pensa comunemente, ma il titolo onorifico di Cavaliere dell'Ordine del Dragone, un ordine cavalleresco nato in Ungheria nel XIV Secolo e che beneficiava tutti i difensori della Cristianità contro l'invasione ottomana.
(Sopra) Vlad III Tepes, il celebre principe di Valacchia soprannominato Drakul che diede origine alla leggenda letteraria del Conte Dracula. (Sotto) Il suo castello a Bran, in Transilvania, è meta di milioni di turisti, ma non vi è alcun legame accertato tra Vlad e il vampirismo.
In effetti al di là della spietatezza generale di Vlad, comune peraltro ad altri principi del tempo, non c'è molto che unisca il Dracula storico a quello letterario, che ci appare come un essere mutaforma, dandy, seduttore nel suo frac nero e soprattutto un ribelle a Dio afflitto da una maledizione. Un uomo diventato vampiro per sua scelta, nel nome della moglie Mina morta, e non a causa di un morbo-malattia-epidemia. Qui nascono le fortune del vampiro bello e gaudente, che ci ha accompagnato fino ad ora, dai libri di Anne Rice alla saga di Twilight, passando per decine di altri titoli.
Tuttavia c'è un particolare che non torna e su cui è il caso di indagare. Nei tre casi che abbiamo riportato di pseudo-vampirismo, se è da scartare assolutamente che i tre sfortunati corpi fossero quelli di vampiri succhiatori di sangue, c'è la possibilità che i tre uomini fossero in qualche modo vampiri psichici. Questo concetto nasce assieme allo Spiritismo in Francia e si basa sull'idea dell'incubus: cioé che il vampiro vero non sia un essere corporeo, ma un'anima o un corpo astrale in grado di assorbire le energie vitali di persone e condurle fino alla morte, senza contatti fisici. Se torniamo ai casi in Serbia, c'è da notare che l'accusa nei confronti dei defunti era che essi erano tornati a perseguitare le persone del villaggio, causandone una morte apparentemente improvvisa e inspiegabile. Lo stesso discorso si può fare, ma il timore di contaminazione culturale è forte, per il caso di Giure Grando, accusato dello stesso crimine a distanza di ben 16 anni dalla morte. E' possibile che le anime di queste persone siano andate a trovare i loro compaesani e si siano vendicate magari di torti antichi impuniti? Mesmer, il famoso spiritista, sosteneva come alcune persone si comportino come vere spugne energetiche, svuotandoci di ogni forza vitale quando passiamo tempo con loro e in effetti l'esperienza di vita di tutti è costellata da questi strani personaggi, che alla fine ad esempio di una serata ci lasciano completamente privi di energia mentale, come se se ne cibassero. Al solito la risposta a questo interrogativo non si può dare, la Scienza non concepisce che tra le persone esistano scambi sociali di energia mentale e dunque non possono esservi dei predatori di questo tipo. Ma il buon senso e la logica ci fa pensare che possono esistere esseri con questa natura, forse, ma non è sicuro, perfino in grado di uccidere a distanza e dopo che sono morti da anni. Se fosse vero, allora la battaglia contro i vampiri potrebbe essere solo all'inizio.

Lorena Bianchi

(Sopra, a sinistra) "Nosferatu, il principe della notte" (Nosferatu: Phantom der Nacht) è un film del 1979 diretto da Werner Herzog, remake di "Nosferatu" di Murnau, segno del fascino eterno della figura del vampiro maledetto. Oggi l'ultima derivazione del filone è costituito dalla saga di "Twilight" di Stephanie Meyer (al centro), in cui i vampiri sono giovani e affascinanti. (A destra) Legato al vampirismo è l'inquietante fenomeno del Chupacabras, che però pare avere un collegamento con la Licantropia e i Lupi Mannari, tradizionali "nemici" dei Vampiri.

 
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