Uluru, la Pietra del Sogno
Ayers Rock, nel cuore dell'Australia, è una delle mete più gettonate dai turisti: ma è anche uno dei posti più antichi, sacri e misteriosi della Terra, luogo di origine del primordiale "Tempo del Sogno"
Sono molti, moltissimi i turisti che ogni anno si fanno tre ore di volo nel deserto australiano per andare a vedere il simbolo della Terra dei Canguri: Ayers Rock, anzi, Uluru, è forse il senso stesso dell'Australia, nonché il monolito più grande del mondo. Un monolite di arenaria rossa alto 348 metri, lungo 3,6 km e largo 2, con una circonferenza complessiva di 9 km. Si tratta di una pietra colossale, che mozza il fiato a tutti i visitatori e che fa esclamare loro parole ed espressioni di stupore, quasi che la fatica del viaggio e il calore del deserto non fossero nemmeno avvertibili. Ma Uluru non è solo un monumento naturale sbalorditivo: da un punto di vista scientifico e religioso rappresenta la vita stessa del pianeta… Al punto che gli Aborigeni, consapevoli della sua importanza, ne hanno fatto il punto di partenza della creazione del mondo, il luogo primigenio del "Tempo del Sogno".
In effetti, le concezioni dei nativi australiani si sposano appieno con le scoperte scientifiche. Uluru (che in lingua Pitjiantjatjara non significa praticamente nulla, è solo un cognome diffuso tra la gente del luogo, dell'etnia Anangu che popola il limitrofo villaggio di Mutitjulu) fu scoperto nel 1872 dall'esploratore Ernest Giles, che vide il monolite da lontano, dai margini del lago Amadeus. Fu un altro esploratore, William Gosse, a vedere la montagna da vicino, a scalarla (profanandola) e battezzare il luogo Ayers Rock in onore del primo ministro australiano, Sir Henri Ayers. Però gli abitanti del luogo continuarono a chiamarlo nell'antico modo e così, a partire dagli Anni '70, fu accettata la doppia denominazione.
(Sopra) Uluru, conosciuto anche con il nome di Ayers Rock, è il luogo più famoso d'Australia: un rosso e immenso monolite, antico di quasi 4 miliardi di anni. (Sotto) Uluru si trova al confine sud del Northern Territory, a 450 km circa da Alice Springs.
Oggi lo si chiama appunto semplicemente Uluru: situato a pochi chilometri da Yulara e a 470 km da Alice Springs, nella parte meridionale della provincia del Northern Territory, dal 1985 è divenuto di proprietà esclusiva degli Aborigeni, anche se in amministrazione congiunta per 99 anni con l'ente del Parco Nazionale omonimo (che consente di far scalare il monte ai turisti, cosa in teoria vietata dagli stessi nativi). Questa apparente benevolenza del Governo Australiano non deve trarre in inganno: Uluru è per gli Arunta, le genti aborigene di tutta l'Australia, il luogo più sacro che esista, come La Mecca per un musulmano o il Muro del Pianto per un ebreo. Ed è difficile comprendere per un occidentale il significato di questo posto, tramite tra il mondo che vediamo e il Mondo Vero che sta al di fuori, il Mondo del Sogno che noi possiamo visitare appunto solo quando dormiamo. Per questo sfugge alla gente troppo materialista il senso di questa pietra eccezionale… Uluru è in realtà la punta di un'iceberg di arenaria ricca di feldspati risalente al Precambriano, un'era geologica risalente a 3 milardi e 800 milioni di anni fa. Fu allora, al momento in cui le comete portarono l'acqua sulla superficie rovente della Terra primigenia, che la vita sbocciò sul nostro pianeta e si sviluppò nell'arco di un tempo che appare infinito. Lo scudo continentale australiano, antico di tre milardi di anni, è ben più recente di Uluru e delle rocce ad esso contigue, come i Monti Olgas, detti in lingua locale Kata Tjuta ("molte teste") e il Monte Conner: si tratta di complessi arenarici sedimentari affini alle rocce di Ayers Rock e per i geologi inequivocabilmente legati. In pratica I Monti Olgas e il Monte Conner, distanti rispettivamente 25 e 88 km da Uluru, fanno parte di un gruppo di rocce unitario, un immenso monolito in gran parte sepolto nella sabbia di dimensioni asteroidali! Secondo alcuni scienziati di frontiera, questo immenso monolito potrebbe essere in realtà dei resti di una luna terrestre, assai simile morfologicamente alla marziana Phobos, caduta appunto intorno a 3,5 miliardi di anni fa e conficcatasi nel nascente scudo continentale australiano…
(Sopra, a sinistra) Uluru ha una caratteristica forma di pugno chiuso, con tanto di nocche. Visibili nell'angolo in alto a destra i Monti Olgas. (Al centro) Ed eccoli i Monti Olgas, o per meglio dire i Kata Tjuta: distanti 25 km da Uluru, si tratta dello stesso incredibil monolite che riaffiora a tale distanza. Notare il colore identico della superficie. (A destra) Anche il Monte Conner (o Attila) fa parte dell'incommensurabile blocco di roccia risalente alla creazione della Terra, 4 miliardi di anni fa. (Sotto, a sinistra) Il Monte Conner visto dal cielo ha la stessa forma del Monte Olympus di Marte. (A lato) Caverne, gallerie, laghetti che si aprono nella soccia sedimentaria, pareti scoscese e mortali per gli scalatori inesperti: Kata Tjuta e Uluru sono luoghi incredibili, fatati, pieni di sorprese ma anche terribilmente pericolosi, come tutti gli australiani ben ricordano pensando al caso della piccola Azaria Chamberlain, scomparsa nel 1980 sulle pendici di Uluru e mai più ritrovata. Del delitto fu accusata la madre, ma poi dopo numerosi processi la colpa fu data a un dingo.
Fatto sta che Uluru e i monti gemelli hanno assistito a tutta la storia della vita sulla Terra: dapprima sprofondate nella crosta oceanica, poi parte del Pangea prima e del Gondwana poi. A partire da 250 milioni di anni fa, Uluru finì in zona polare, coperto dai ghiacci; dopo 80 milioni di anni, per via del misterioso spostamento dei Poli di cui abbiamo dato notizia qui, finì per trovarsi in un'area tropicale, tra dinosauri giganteschi e un clima da Africa Equatoriale. Poi, poco dopo che i dinosauri scomparvero dalla faccia della Terra, l'Australia divenne continente a sé, portando specie peculiari come i marsupiali e altri sauri sopravissuti al disastro fino alle epoche più recenti, fino a circa 120mila anni fa quando le avanguardie di Homo Sapiens Sapiens iniziarono a popolare in nord dell'immensa isola. Erano i primi Aborigeni? Difficile dirlo, se è vero che le tracce umane più antiche risalgono a un'epoca così antica, secondo studi effettuati con il metodo della termoluminescenza, gli antropologi affermano che i primi veri Aborigeni si stabilirono non prima del 60-40mila BCE. E questa datazione crea forti problemi, in quanto significa che i primi australiani sono più antichi dei primi americani… Nonché per il fatto che si tratterebbbe senza alcun dubbio della cultura più antica esistente. Tralasciando alcuni fatti genetici, come l'aver trovato in siti preistorici italiani tracce di Dna mitocondriale di persone di ceppo aborigeno in tempi abbastanza recenti (30mila anni fa), appare comunque chiaro che l'età della popolazione indigena australiana è sbalorditiva e apre scenari da incubo per un fautore della Storia umana tradizionale. Antico com'è di quasi quattro miliardi di anni, Uluru è un monolito che ha assistito alla storia del pianeta, recando tracce straordinarie di tutte le ere geologiche che ha attraversato. Grotte, intagli, striature, pozze d'acqua, canaloni, crepacci, scarpate, torrioni: pare di trovarsi davanti a un festival della Geologia, quasi un manuale di quanto la roccia possa offrirci. In più, essendo di arenaria, si tratta dello stesso materiale che compone un'infinità di luoghi magici terrestri, il più familiare dei quali, per noi di Satorws, è la celebre montagna di Montserrat, in Spagna, che ospita una Madonna Nera, la celebre Moreneta. Orbene, Uluru come Montserrat è un intrico di gallerie sotterranee, grotte inesplorate e off-limits per i turisti. Gli Aborigeni in tal senso sono molto severi: ci sono aree vietate ai "piranypa", gli stranieri; altre aree sono riservate alle donne, altre solo ai maschi. In alcune si celebrano riti di iniziazione, in altri pratiche sciamaniche riservate alla "razza Arunta". In ognuna di queste grotte ci sono dipinti sacri che raccontano la storia della Terra: alcuni sono stati dichiarati antichi di ventimila anni! Il punto è che gli studiosi non possono accedere a tali zone proprio in virtù della sacralità di Uluru. E quanto a tradizioni gli Aborigeni sono molto gelosi, non disdegnando di punire con la morte o con fatture magiche lo straniero occidentale che si sia permesso di violare il suolo sacro. La "fattura dell'osso" in questo senso è la più celebre tra le magie evocate dagli scamani aborigeni: si tratta di una maledizione potentissima, a detta degli esoterici la più potente che un essere umano sia in grado di scagliare. Ovvio che il risultato di tale incantesimo sia sempre la morte della persona colpita dalla fattura. Questo spiega anche come le autoritrà coloniali britanniche prima e i governi australiani non siano mai riusciti del tutto a piegare la volontà del popolo nativo, per quanto attraverso operazioni di pulizia etnica di deportazione dei bambini dalle rispettive famiglie e la loro assegnazione forzata ai bianchi, siano riusciti a spezzare la catena delle tradizioni magiche e quindi delle morti misteriose causate dalla "fattura dell'osso" e di incantesimi similari.
Uluru in pratica è un luogo potentissimo, carico di energie legate ai quarzi che lo compongono, forse uno degli ingressi ad Agharti e anche un cimitero di entità preumane che combatterono per il controllo del pianeta. In merito gli Aborigeni hanno una mitologia assolutamente favolosa, i loro racconti sono degni di un romanzo di fantascienza e non basterebbe un'enciclopedia a contenerli tutti. Uluru in pratica rappresenta il crocevia del Tempo del Sogno, in inglese Dreamtime e in aborigeno Tjukurpa (o Alterjiinga, secondo un'altra delle 200 lingue native australiane). Il Tempo del Sogno sarebbe stato il Tempo primevo, in cui non esisteva l'Uomo ma un insieme di Entità spirituali altissime, totemiche, che vivevano lo spazio dimensionale oggi occupato dal nostro pianeta.
(Sopra) Due divinità "aliene" scolpite nelle grotte di Uluru e un danzatore aborigeno.
Miliardi di anni fa si formò questa dimensione e le entità spirituali occuparono questo spazio meterializzandosi: il luogo di Uluru, sacro, fu teatro di innumerevoli battaglie. Una prima, veramente immaginifica per gli appassionati di mistero, vide gli yankuntjatjara, uomini-serpente diamantino, che abitavano l'area sud di Uluru, essere attaccati da uomini-serpente malvagi provenienti dallo Spazio. Dopo molte perdite, gli yankuntjatjara furono salvati dall'intervento di Bulari, la dea madre aborigena, che salvò gli uomini serpente buoni mediante una nube tossica di "infermità e morte". Un chiaro riferimento alla egizia Sekhmet, a sua volta aspetto della dea madre Iside che ben conosciamo! Meraviglia tra le meraviglie, per la gioia dei fan di David Icke, i corpi degli invasori rettiliani sarebbero ancor oggi custoditi nelle viscere di Ayers Rock... Un'altra battaglia vide protagonisti i Pitjiantjatjara, gli uomini-canguro che danno il nome alla lingua locale e che vivevano sul lato nord di Uluru. Questi furono un giorno attaccati dal malvagio dingo gigante Kalmpunya, un essere mostruoso creato da una tribù rivale. Gli uomini-canguro si salvarono a stento alla sua furia, saltando sempre più in alto sulle pendici del monolito. Dopo numerosi tentativi (e altrettante perdite), alla fine distrussero il Dingo Gigante togliendogli dalla bocca il totem che lo animava: oggi è visibile, pietrificato, nel lato nord di Ayers Rock. Altro mito: la lotta tra i fratelli Bellbird e gli uomini-lucertola, o ancora la vana cerca da parte della buona dea-lucertola Kandju del suo boomerang perduto. Kandju morirà a Uluru senza la possibilità di ripartire a bordo del suo boomerang, non prima però di aver insegnato le sue conoscenze cosmologiche agli abitanti del luogo… Anche Kandju è sepolta nelle viscere della montagna! E' chiaro che questi miti parlano spesso di entità definibili come extraterrestri, popoli serpentiformi e altri dotati di ali, spesso in guerra tra di loro, ma tutti generalmente benevoli da un punto di vista etico con le popolazioni umane. Gli Aborigeni raccontano queste storie attraverso cantici e nenie, antichi di migliaia di anni. Le 1250 generazioni circa che hanno vissuto in Australia sembrano aver mantenuto intatti questi insegnamenti e in qualche modo possono farci aprire gli occhi sulla brevità della storia umana. Cosa sia Uluru è difficile dirlo: basta osservare i 36 vertici dei Monti Olgas o la sommità piatta del Monte Conner per capire che si tratta di un luogo che ha ben poco di terrestre, per quanto storicamente invece rappresenti la forma stessa della Terra primigenia. Il deserto australiano, l'Outback cespuglioso in cui le temperature possono in gennaio raggiungere i 50 gradi, in qualche modo preserva e custodisce il segreto di storie antiche forse di milioni di anni: popoli preumani, entità metafisiche che vissero sulla Terra molto prima della specie umana.

Lorena Bianchi

(Sopra, a sinistra) Vista di Uluru dal satellite Ikonos della Nasa: notare la somiglianza con la luna di Marte Phobos (a destra), fotografato dalla sonda Global Surveyor. Uluru mostra un colore della roccia assai simile a quello della superficie del Pianeta Rosso. (Sotto) Ancora dipinti rupestri provenienti dalle gallerie che si perdono dentro il monolite: figure inquietanti di divinità, che richiamano in maniera impressionante gli extraterrestri odierni, i cosiddetti Grigi. (A destra) Gli aborigeni conservano intatte tradizioni antiche di decine di migliaia di anni: per loro il nostro mondo è solo un sogno materializzato e decaduto e la vera realtà è quella onirica.

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