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Nelle
leggende di tutte le religioni del mondo è presente il
ricordo di un momento drammatico per l'Umanità. La Divinità
di turno, stufa per le colpe del suo popolo, decide di scatenare
verso di loro una punizione terribile, dalla quale si salveranno
soltanto pochi eletti che creeranno la società attuale.
Chiaro è il riferimento presente nella Bibbia al Diluvio
Universale, da tutti ritenuto un evento accaduto realmente e
legato allo scioglimento dei ghiacci dell'ultima glaciazione.
Tale disgelo segnò la fine del Pleistocene e l'inizio
di una nuova era, l'Olocene, nella quale stiamo vivendo oggi.
Nonostante la variabilità climatica dell'Olocene, è
generalmente accettato che questa epoca geologica sia caratterizzata
da un tempo atmosferico meno estremo e più mite rispetto
al Pleistocene, invece sconvolto da periodi glaciali terribili
che segnarono completamente il volto del pianeta e anche la
sua fauna. In effetti le differenze tra le due ere sono macroscopiche
e senza dubbio l'Olocene pare più adatto per un certo
tipo di civiltà basata su costruzioni artificiali e una
vita stanziale. |
| (Sopra)
Una moderna immagine del Lago Toba, nell'isola indonesiana di
Sumatra: qui ci fu 75mila anni fa una delle più spaventose eruzioni
mai avvenute sulla Terra (nell'immagine rollover). |
Non così accadde nel Pleistocene, quando la
disponibilità di vaste aree costiere nate dall'abbassamento
del livello dei mari fino a 130 metri consentì all'Uomo di
abitare vaste porzioni di grotte e anfratti oggi sommersi. Senza contare
la possibilità di nomadismo, in regioni in cui i fiumi divenivano,
nel corso dello scioglimento delle nevi in Primavera, vere e proprie
autostrade d'acqua. Sicuramente l'innalzamento del mare di 130 metri
portò a un vero sconvolgimento dell'ambiente umano, che improvvisamente
si trovò senza gran parte dei suoi territori abitativi: un
evento che portò all'ideazione del mito di Atlantide. Il Diluvio
Universale, collegato secondo tesi autorevoli allo spostamento
dei Poli e al rovesciamento dell'asse terrestre, in teoria potrebbe
anche simboleggiare la perdita irreparabile di quel territorio ora
fagocitato dal mare, in cui a "salvarsi" furono solo coloro
che erano "più vicini alle divinità celesti",
ossia gli abitanti delle regioni montane e collinari in effetti posti
a una maggiore elevazione. Se lo spostamento dei Poli si è
verificato, deve essersi trattato di un evento comunque temporalmente
limitato: secondo le incredibili cronache egizie citate dallo storico
Manetone, il Sole sorse a occidente per un paio di volte in 25mila
anni e deviò il suo corso altre quattro volte, lasciando intendere
che si tratti di un fatto non catastrofico ma "quasi naturale".
Infatti dagli annali egizi non emergono devastazioni colossali, ma
solo fastidi temporanei, nulla comunque in grado di sterminare una
specie evoluta. Ipotizziamo che sia avvenuta tale inversione dei poli
geografici: per inerzia tutta la massa degli oceani deve aver continuato
la sua corsa travolgendo, come un maremoto planetario, tutti continenti
posti sul suo cammino. Ma anche il racconto di Noé ci narra
che piovve per "quaranta giorni e quaranta notti", poi le
acque iniziarono a ritirarsi. Nel giro di un anno Noé poté
sbarcare sull'Ararat con tutta la sua famiglia e gli animali e la
vita iniziò a riprendere. A parte i dubbi di carattere fisico
su dove sia finita tutta l'acqua che Yahwé mandò sulla
Terra, si tratta di un lasso temporale che non convince. La scomparsa
della Megafauna pleistocenica
non è avvenuta in pochi mesi ma durante migliaia di anni, in
cui gli animali giganteschi dell'epoca glaciale hanno dato lentamente
spazio agli esseri viventi attuali. I ritrovamenti fossili ci raccontano
come rappresentanti della Megafauna siano vissuti fino a tempi protostorici
(come il Cervo Gigante, estintosi in Irlanda nel 7000 BCE) o addirittura
storici (il mammuth in una forma nana
visse sull'Isola di Wrangler, nel Mar Artico, fino al 1700 BCE).
E poi gli animali hanno la capacità quasi paranormale di "sentire"
i disastri: è risaputo come durante il maremoto di Sumatra
che ha sconvolto tutto l'Oceano Indiano nel 2004 gli animali si misero
in salvo ore prima dell'arrivo della devastante ondata, andando verso
le alture, quasi che ne avessero percepito il pericolo. E questa capacità
pare essere prerogativa di tutte le creature animali, non solo quelle
più evolute. E allora a cosa allude il racconto biblico e con
esso tutti gli altri racconti che narrano di un diluvio sterminatore?
Forse, l'evento cataclismico non deve essere associato a un diluvio
o a un maremoto o allo spostamento dei poli, ma a qualcosa di diverso,
di più devastante in termini numerici. Per scoprire quale apocalisse
si sia verificata nel passato umano, ci vengono in aiuto due scienze
apparentemente scollegate tra loro: la Genetica e la Vulcanologia.
Attraverso i loro studi possiamo fare un salto nel passato, leggendo
letteralmente gli eventi di cui fu protagonista la nostra specie attraverso
l'analisi del DNA e i resti geologici di eruzioni vulcaniche preistoriche.
La prima scienza ci viene in soccorso con una scoperta sorprendente.
Lo studio genetico del genoma umano ha portato ad analizzare milioni
di frammenti di DNA, alcuni dei quali hanno fatto luce sul nostro
passato. La specie umana si è formata circa 250mila anni fa
ma soltanto da un centinaio di migliaia di anni potè mostrare
caratteristiche anatomiche simili alle attuali. Il perché di
questa diversità genetica è spiegabile in termini semplici:
al momento della formazione di una nuova specie, vi sono sempre vari
rami genetici dotati di caratteristiche differenti e sarà l'evoluzione
a stabilire quali di queste doti sia la più adatta a vivere
in un certo ecosistema. Per molto tempo gli esseri umani vissero distinti
in vari gruppi, fino a un certo momento in cui avvenne un evento che
portò all'estinzione quasi tutti i gruppi ad eccezione di uno
solo, del quale noi umani moderni siamo gli eredi.
La progenitrice di tutti gli esseri umani moderni:
la Eva Mitocondriale
| I Mitocondri
sono componenti delle cellule che sintetizzano l'ossigeno e
producono energia: si trasmettono integralmente attraverso una
linea matriarcale. Si tratta di corpuscoli dotati di un proprio
patrimonio genetico autonomo (mt-DNA) che, a differenza del
patrimonio genetico "normale" (trasmesso al 50% dalla
madre e al 50% dal padre), viene trasmesso quasi al 100% dalla
genitrice: alla nascita ogni essere umano possiede i mitocondri
della madre e se tale persona è di sesso femminile, trasmetterà
i propri mitocondri materni ai figli. I maschi non possono trasmettere
questi mitocondri (che vengono distrutti dall'ovulo all'atto
della fecondazione), mentre al contrario la donna può
trasmettere il mt-DNA alla figlia e alla nipote e così
via. Naturalmente il suo mt-DNA è quello della madre,
della nonna, della bisnonna eccetera. Andando a ritroso nel
tempo, attraverso infinite analisi di tutti i popoli del mondo,
i genetisti hanno finalmente ritrovato la "prima donna"
da cui tutta l'umanità discende: battezzata un po' impropriamente
Eva, questa madre mitocondriale fu una donna vissuta circa 150mila
anni fa in una popolazione di circa 20mila persone in un'area
dell'Africa Orientale, situata all'incirca tra le regioni a
sud e a ovest della Tanzania. La sua unicità viene rappresentata
dal fatto che in quel periodo avvenne un "Collo di Bottiglia",
cioè la specie umana fu devastata da una notevole morìa,
al punto che fu solo una donna, almeno in termini teorici, a
salvarsi dall'estinzione. Naturalmente ci sono molte precisazioni
scientifiche da fare, prima fra tutte il fatto che probabilmente
la Eva Mitocondriale non fu unica ma poteva riferirsi a un gruppo
di sorelle o donne imparentate tra di loro (come quelle di una
piccola tribù). Ma è significativo questo fatto:
un'estinzione di massa spazzò via molte razze umane assai
differenti dalla nostra, anche se è ignota la ragione
di tale estinzione. E' questo il ricordo mitico del diluvio
che secondo la leggenda annicchilì peccatori, giganti,
ciclopi e così via? L'estinzione
del 150000 BCE è solo la prima catastrofe che coinvolse
l'Umanità. Un secondo Collo di Bottiglia, forse anche
più sconvolgente, è rinvenibile nei geni della
razza umana. |
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| (Sopra) I mitocondri
sono corpuscoli presenti nelle cellule che sono dotati di un
proprio DNA in aggiunta a quello della cellula presente nel
nucleo. |
E stavolta sono i maschi ad essere tirati in causa.
L'Adamo Y-Cromosomale è il più antico antenato maschile
rinvenibile geneticamente e sembrerebbe essere vissuto circa 75mila
anni fa, la metà del tempo in cui è vissuta la Eva Mitocondriale.
Il cromosoma Y, notoriamente, è trasmesso dal padre ai figli
maschi, poiché sono i maschi a determinare il sesso di un nascituro.
Perciò, analizzando i cromosomi Y di una moltitudine di persone,
è possibile scoprire le modificazioni subite nel corso e al
pari del mt-DNA gli scienziati sono potuti risalire al più
antico antenato maschile lungo la linea patrilineare comune. Secondo
gli studi effettuati dai ricercatori dell'Università di Stanford
su 93 polimorfismi genetici riscontrati in mille maschi di 21 regioni
del mondo, questo antenato sarebbe un uomo teorico (ribattezzato sempre
infelicemente Adamo Y-Cromosomale) vissuto ai tempi di uno degli sconvolgimenti
più grandi subiti dal nostro pianeta.
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| (Sopra, a sinistra) fotografia
microscopica di un mitocondrio. Dall'analisi del mt-DNA di questi
corpuscoli è stato possibile studiare le estinzioni passate
dell'Umanità. (A destra) L'equivalente maschile dell'Eva
Mitocondriale è il c.d. Adamo Y-Crosomale, nome che deriva
dagli studi sulle mutazioni genetiche del Cromosoma Y, esclusivo
dei maschi. Proprio questa ipotesi di antenato comune a tutti
maschi viene fatta risalire all'epoca della Catastrofe di Toba,
circa 75mila anni fa. |
La Catastrofe di Toba
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Il Lago
Toba è un idilliaco specchio d'acqua di circa 100 km
di lunghezza e trenta di ampiezza, situato esattamente al centro
della grande isola di Sumatra, in Indonesia. In un territorio
devastato periodicamente da terremoti immani (come quello catastrofico
già ricordato del 2004), il Lago Toba è ciò
che resta di un supervulcano che diede origine a una serie di
eruzioni spaventose avvenute 800mila, 500mila e 75000 (±
4000) anni fa. In particolare quest'ultima eruzione fu davvero
cataclismica e comportò cambiamenti climatici globali,
che potrebbero aver influito pesantemente sul destino dell'Umanità.
Nel 1949 il geologo olandese Rein van Bemmelen analizzò
la caldera del Lago Toba e fece un'importantissima scoperta:
tutt'intorno a questa zona stupenda tropicale, ricca di vegetazione
lussureggiante, si estendevano centinaia di metri di sedimenti
di ignimbrite. La stessa ignimbrite, tipico prodotto magmatico
composto principalmente da riolite e derivato da eruzioni catastrofiche
di tipo pliniano, fu trovata in India, ove lo strato era spesso
sei metri, e in Cina, ove raggiungeva i quattro metri. Anche
il fondo oceanico dell'Oceano Indiano e del Golfo del Bengala
mostrano evidentissime le tracce della stesa ignimbrite. |
| (Sopra) Vista satellitare
del Lago Toba. |
Fu subito chiaro che l'eruzione del 73000 BCE fu spaventosa
e secondo molti studi condotti nel corso degli anni, come quelli dei
ricercatori Bill Rose e Craig Chesner del Michigan Technological University,
il volume del materiale eruttato era all'incirca di 2800 km³:
a livello mondiale la peggiore eruzione degli ultimi due milioni di
anni, classificata nella scala Volcanic Explosivity Index con una
magnitudo di 8 (si tratta della seconda attività vulcanica
più catastrofica di sempre). Gli effetti a livello globale
furono immensi, le temperature precipitarono di 7-15 gradi e si venne
a creare un inverno vulcanico che peggiorò le condizioni glaciali
pleistoceniche. La vita in Indonesia semplicemente scomparve, e anche
animali e piante di tutto il Sud-Est asiatico ebbero gravi danni.
La cenere soffocava gli animali e avvelenava le fonti, le piante coperte
di fuliggine morivano senza effettuare la fotosintesi: un panorama
da fine dei Dinosauri colpì il pianeta Terra. A livello atmosferico
si crearono grandi modificazioni del regime dei monsoni e fenomeni
come il Niño colpirono gli oceani, con susseguenti uragani.
Tuttavia, in una decina d'anni il pianeta Terra si riprese. Nessun
animale rischiò l'estinzione, malgrado i danni ambientali:
anzi, anche specie delicate come il Panda Gigante della Cina sopravvissero
più o meno agevolmente, per non parlare dei mammouth siberiani
coinvolti anch'essi dall'avvelenamento da polveri vulcaniche. Tutti,
tranne l'Uomo. I nostri antenati erano già usciti dall'Africa
da circa 15mila anni e popolavano tutta la costa indiana: il totale
degli Homo Sapiens Sapiens era di circa un centinaio di milioni di
individui, sparsi tra Asia e Africa. Dopo la catastrofe di Toba, gli
esseri umani erano pochi, maledettamente pochi.
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(Sopra, a sinistra)
Le fasi della Catastrofe causata dal Vulcano Toba. Dapprima
un'esplosione che proiettò nello spazio i frammenti di
crosta terrestre, poi (a destra) l'eruzione vera e propria che
arrivò a 50mila metri di altezza, diffondendosi in poche
ore su gran parte dell'Oceano Indiano e del continente asiatico
(sotto, a sinistra). Infine, l'inverno vulcanico avvolse con
le sue nubi di ceneri l'interno pianeta per alcuni anni. |
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Sulla soglia dell'estinzione
Nel 1998, lo studioso Stanley H. Ambrose dell'Università
dell'Illinois collegò per primo il secondo Collo di
Bottiglia, quello dell'Adamo Y-Cromosomale, all'eruzione del
vulcano Toba. Secondo i genetisti Lynn Jorde e Henry Harpending,
inoltre, la popolazione umana in seguito a questo evento si
ridusse a soli 5-10mila individui. Ma gli studi sul Cromosoma
Y sembrerebbero affermare che furono solo un migliaio gli
esseri umani a salvarsi! Siamo veramente arrivati a cifre
incredibili, paragonabili a quelle descritte nella Bibbia
e in testi sacri come il Popol Vuh dei Maya. Una simile ecatombe
segnò per sempre l'inconscio dell'Umanità e
queste vicende sicuramente furono tramandate oralmente per
millenni, entrando nell'immaginario collettivo. In Egitto il racconto leggendario narra con molta precisione
queste vicende. Protagonista ne è la Dea Leonessa Sekhmet,
figlia di Ra e archetipo distruttore e selvaggio di Hathor,
la Madre Terra. Nel testo religioso kemetista si narra come
Ra, il Dio supremo, avesse notato come gli uomini si fossero
ribellati a lui e di come la sua migliore arma di giustizia,
il celebre Occhio di Ra, non fosse efficace nel punirli. Allora,
convocati tutti gli Dei più antichi, chiese loro come
fare e questi indicarono in Hathor, la Dea con le corna taurine
e figlia prediletta di Ra, il nuovo Occhio punitore. Ra mandò
Hathor a uccidere alcuni ribelli e questa tornò da
lui molto soddisfatta per il suo compito, al punto da volerne
uccidere altri per giustizia. Alle rimostranze di Ra, che
avocava a sé il potere di portare ordine e giustizia
sulla Terra, Hathor si tramutò in Leonessa: divenne
Sekhmet, nome che significa "la possente", e senza
controllo scese sul pianeta devastando ogni cosa, uccidendo
uomini a milioni nelle terre non protette da Ra, ovvero in
tutto il mondo escluso l'Egitto.
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| Ra preoccupato
delle dimensioni del massacro chiese aiuto al Dio del Tempo
e delle leggi cosmiche Thot, che in forma di babbuino si recò
da Sekhmet per placarla: ma nemmeno lui riuscì a fermare
la sua furia. Ra era dispiaciuto di come Sekhmet seminasse morte
senza freno e preoccupato che la razza umana si estinguesse
realmente, allora ideò uno stratagemma disperato: si
fece portare dai suoi messaggeri enormi quantità di ematite,
che frantumò in una polvere finissima e unì a
grandi quantità di birra (il testo dice 7000 barili).
Con questa birra colorata di ematite, e quindi rossa, inondò
i campi fino alle chiome degli alberi durante la notte: appena
fu l'alba, Sekhmet vide questo liquido rosso e credendolo sangue
umano vi si gettò sopra per berlo, col risultato di ubriacarsi
e addormentarsi. Così Ra e gli altri Dei riuscirono a
fermare Sekhmet e a ricondurla nelle più mansuete vesti
di Hathor, Dea della Vita e dell'Amore. Questo mito, fondamentale
per comprendere la cultura egizia, mostra come Sekhmet distrugga
tutto ciò che non ha ordine e stabilità e che
tragga il suo potere da un eccesso, esattamente come una tempesta
si sviluppa da un'evaporazione causata da un caldo eccessivo.
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| (Sopra) L'incredibile
bassorilievo di Luxor che mostra il Dio Thot, in forma di babbuino,
che cerca di placare la Dea distruttrice Sekhmet in preda alla
sua furia omicida. Un mito eccezionalmente preciso e descrittivo
dell'apocalisse che coinvolse l'Umanità (e solo lei)
75mila anni fa. |
Anche i terremoti e le eruzioni si originano da questi
fenomeni: quando la tensione raggiunge il culmine la Terra scatena
la sua forza. Il racconto di Sekhmet quindi narra senza dubbio le
vicende della Catastrofe di Toba ed è una metafora di come
la nostra Madre Terra, benevola e benefica, possa diventare pericolosa,
mortale. Il Collo di Bottiglia di 75mila anni
fa estinse tutti o quasi i maschi umani, al punto da dedurre che gran
parte di quelle migliaia di persone che si salvarono furono donne.
Con una specie così malmessa, sull'orlo dell'estinzione, viene
naturale comprendere la costruzione di santuari megalitici dedicati
alla fertilità e di luoghi di parto collegati con le energie
telluriche del pianeta: in tali posti sacri alla Terra l'Umanità
salvata poté sfruttare i poteri, ancora poco compresi, dell'influenza
delle energie cosmiche e di quelle elettromagnetiche del sottosuolo
per stimolare l'ipotalamo a una maggiore produzione di ormoni FSH
ed LH, responsabili della produzione di ovuli e spermatozoi. Con un
pianeta da ripopolare, il senso di questi santuari potrebbe essere
proprio quello di consentire uno sviluppo delle capacità riproduttive
e dare una speranza di continuità al genere umano.
Certo, resta da comprendere perché solo gli esseri umani siano
stati colpiti e in modo così virulento. Si potrebbe ipotizzare
un'epidemia, ma il tasso di mortalità non potrebbe mai essere
"per natura" così alto, andando a discapito dello
stesso microorganismo infettante. Alla base della quasi estinzione
potrebbero esserci fattori chimici, ad esempio causati dall'anidride
solforosa emessa in grandi quantità dal supervulcano: ma sarebbe
quantomeno strano che gli stessi sintomi non avessero colpito altre
specie animali. L'ipotesi di una distruzione dell'ecosistema non regge,
perché l'Uomo ha dimostrato di sapersi adattare in fretta ad
ambienti disparati. E allora? Qual è la risposta? Sembra quasi
che "qualcosa" abbia voluto consapevolmente sterminare solo
l'essere umano, quasi che la Terra-Sekhmet abbia voluto uccidere,
come una madre impazzita, il suo ultimo figlio.
I due Colli di Bottiglia nella nostra evoluzione costituiscono un
esempio della fragilità della nostra specie e di come i nostri
antenati abbiano dovuto lottare per la sopravvivenza. Ma oggi, oltre
ad impegnarci più a fondo per comprendere le ragioni delle
due quasi-estinzioni, dobbiamo anche renderci conto dell'immenso potere
energetico che questo pianeta ha: dopo averlo violentato e depredato,
non possiamo pensare che prima o poi non reagisca come ha già
fatto in passato.
Lorena Bianchi
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(A sinistra) La mappa dell'Asia
e dell'Oceano Indiano mostra perfettamente la portata della
Catastrofe di Toba e l'area protetta in cui si salvarono i nostri
antenati in due occasioni. La Terra Madre è l'Africa,
nella regione dei Grandi Laghi, in un ambiente protetto dalla
deflagrazione del Vulcano Toba. Gli esseri umani che 75mila
anni fa vivevano in India e Cina furono infatti spazzati via
dall'esplosione che sommerse di ceneri vulcaniche per 4-6 metri
gran parte dei queste regioni e uccise anche moltissimi altri
nostri antenati in altre regioni del mondo. L'Umanità
corse il rischio di estinguersi perché da centinaia di
milioni di persone si ridusse a soli 5-10mila individui, anche
se studi recenti sembrano ridurre ancora il numero dei sopravvissuti.
Dalla sua culla in Africa l'Uomo ci mise almeno diecimila anni
per riprendersi, ricominciando la sua eterna azione di migrazione
ed espansione in terre inesplorate. Il fatto soncertante è
che la Fauna terrestre non sembra aver sofferto di alcun problema
e che l'estinzione fosse un pericolo corso soltanto dagli esseri
umani. |
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| (Sopra,
a sinistra) Un ritratto di un Ottentotto, nome europizzato di
un esponente del popolo Khoi. (Al centro) I Boscimani, italianizzazione
pessima dell'inglese Bushmen, "uomini della boscaglia", sono
ancor oggi una popolazione in armonia con il pianeta in cui
viviamo. (A destra) Il volto bellissimo e severo di Sekhmet,
la Dea Leonessa egiziana, funge da monito sulle caratteristiche
della Terra, pianeta fertile e benevolo ma anche terribile quando
si infuria, causando grandi tragedie tra la popolazione. Malgrado
le ricerche, non sono stati trovati aplogruppi del cromosoma
Y più antichi di 70000 anni, segno evidente della quasi estinzione
causata dalla Catastrofe di Toba. Gli esseri umani che si salvarono
appartenevano agli aplogruppi A e B che abitavano l'Africa Sub-Sahariana
centro-orientale, in una regione non distante da quel Nilo descritto
dai miti come area sacra agli Dei e protetta dagli sconvolgimenti.
L'aplogruppo A, in assoluto il più antico, si trova oggi tra
i Boscimani, i Khoi (appunto conosciuti come Ottentotti) e i
Sudanesi. L'Aplogruppo B invece è presente principalmente tra
i Pigmei Biaka e Mbuti. |
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