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Io dunque tutto
le dissi per ordine, e poi mi parlava parole Circe sovrana:
"Così tutto questo è compiuto; ma ora tu
ascolta come io ti parlo: te lo rammenterà ancora il
Dio. Alle Sirene prima verrai, che gli uomini stregano tutti,
chi le avvicina. Chi ignaro approda e ascolta la voce delle
Sirene, mai più la sposa e i piccoli figli, tornato a
casa, festosi l'attorniano, ma le Sirene col canto armonioso
stregano, sedute sul prato: pullula in giro la riva di scheletri
umani marcenti; sull'ossa le carni si disfano. Ma fuggi e tura
gli orecchi ai compagni, cera sciogliendo profumo di miele,
perché nessuno di loro le senta: tu invece, se ti piacesse
ascoltare, fatti legare nell'agile nave i piedi e le mani ritto
sulla scarpa dell'albero, a questo le corde ti attacchino, sicché
tu goda ascoltando la voce delle Sirene"... (dall'"Odissea"
di Omero). |
| Figlie
di Acheloo, rivale di Ercole, e della musa Calliope, le sirene
sono nella mitologia greca delle ninfe, divinità marine
dal canto seducente. Associate via via alle nereidi e alle ondine,
hanno ricevuto solo in epoca tarda una forma definitiva. Ma
raramente un mito ha avuto tanta presa nell'immaginario umano
e il recente successo di serie tv come H2O
rivelano come la sirena sia una figura amata e affascinante,
che ancora ammalia, più con la sua essenza che con la
sua voce, milioni di persone. Eppure, si tratta di un mito antichissimo,
molto più antico del classicismo greco e che può
vantare implicazioni quasi fantascientifiche: la scoperta dei
vari aspetti delle Sirene svela particolari e similitudini interessanti
(o inquietanti, a seconda dei punti di vista). La prima annotazione
da porre in merito alle Sirene riguarda la caratteristica più
peculiare, cioè il corpo per metà femminile e
per metà di pesce. Si tratta di un sincretismo tardo,
in quanto nel mito originale greco le Sirene erano uccelli simili
alle Arpie. Ninfe in origine normali, erano compagne di Persefone
e quando questa fu rapita da Ade e portata negli Inferi, Demetra
si infuriò e le trasformò in uccelli, dando loro
l'incarico di cercare l'amata figlia. In realtà, la sirena
è un simbolo antichissimo e associato alla divinità
femminile. Una divinità generante e generatrice, ma anche
oscura, istintiva, a tratti pericolosa. Nel mito greco ciò
che contraddistingue la sirena, sia pesce o uccello, è
il canto. Udibile a circa duecento metri, questo canto ha la
particolarità di ammaliare gli esseri umani di sesso
maschile. Non le donne, ma solo gli uomini: che quando lo odono
si sfracellano contro scogli, annegano, si lasciano morire di
fame pur di udirlo! Se analizziamo il racconto da un punto di
vista simbolico, si percepisce chiaramente come il canto, la
voce, la melodia siano un elemento dell'armonia divina, metafora
delle leggi che governano il cosmo. La voce femminile, vero
archetipo della Madre Generatrice, emette un richiamo irresistibile
perché è il suono primordiale dell'istinto creativo
naturale e l'Uomo Razionale (tipicamente greco), pur rifuggendo
l'istintualità, ne è attratto, in maniera tutto
sommato comprensibile. La sirena è la Natura, la forza
selvaggia del mare (o del vento) e l'uomo vuole fondersi con
essa perché la sua origine è comunque ferina:
ma per farlo perde del tutto la sua intelligenza di essere evoluto
e cosciente, fino a mettere a repentaglio la vita. |
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| (Sopra)
Una bellissima e romantica immagine di sirena con prole: così
l'iconografia tradizionale raffigura queste creature del mare,
con la metà superiore del corpo umana e una coda di pesce. Anticamente
invece le sirene erano alate, come si evince dal racconto dell'Odissea
(in apertura). |
In fin dei conti, non è una situazione diversa
da quella di un alpinista che rischia di cadere oppure un sommozzatore
oppure un appassionato di sport estremi: nessuno oggi si metterebbe
a criticare questi eroi moderni, benché "razionalmente"
il mettere a repentaglio la propria vita in azioni tante volte senza
alcun senso o significato farebbe inorridire la mentalità dei
nostri antenati. Sirena quindi metafora della Madre Terra, si potrebbe
dire, e in una prima accezione è così. Ma al solito
i simboli del più remoto passato nascondono molteplici chiavi
di lettura. E' il caso di quel particolare tipo di sirena che mostra
due code, spesso presentate aperte con l'organo sessuale in mostra.
Chiaramente sono simboli di femminilità sacra e fecondità
e un po' sorprendentemente sono presenti in varie chiese, come ad
esempio nella Basilica di Sant'Ambrogio a Milano. In effetti le sirene
bifide sono un po' il segno più caratteristico della scultura
romanica e ve ne sono esempi clamorosi perfino sui palazzi più
antichi delle cittadine medievali, come a Como e in diversi altri
luoghi d'Europa. Il più antico rilievo però è
quello trovato scolpito nel tufo nella Tomba della Sirena, a Sovana,
in provincia di Grosseto. Si tratta di una tomba etrusca del VI-VII
Secolo BCE e presenta questo eccezionale simbolo scolpito sopra l'ingresso.
La sirena di Sovana, simile ad un'altra trovata a Chiusi, ha la peculiarità
di avere, oltre alle due code, anche le ali e questa caratteristica
la porta ad avere affinità tanto con le creature angeliche
della tradizione mediorientale tanto con le divinità femminili
alate così tipiche delle religioni dei popoli
indoeuropei e dell'Antico Egitto. Le ali sono inoltre una caratteristica
della Dea Marina, venerata a Lemno, un'isola dell'Egeo che vanta un
patrimonio genetico e culturale estremamente affine a quello etrusco.
Lemno era la sede delle officine del Dio del Fuoco greco, Efesto (il
latino Vulcano): questa divinità, scacciato dall'Olimpo, trovò
riparo proprio nell'isoletta, dove sposò Demetra ed ebbe da
lei come figli i Cabiri, geni benevoli abilissimi nella metallurgia
ma che avevano anche un compito importante nell'aiutare i naviganti.
Questo perché uno degli aspetti di Demetra, sovrana delle messi
e dei raccolti, della Natura e della fecondità, era anche quello
di divinità della pesca e della navigazione: da qui il nome
di Marina. Le sirene dunque potrebbero essere una deformazione del
culto di Demetra-Marina e dei suoi figli, i benevoli Cabiri.
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| (Sopra,
a sinistra) Un mosaico che raffigura una sirena bifida: classico
simbolo medievale, che sublima pulsioni femminili e sessuali,
è in realtà una forma che affonda le sue radici nel linguaggio
antico. Notare le code che riproducono un'omega o anche un Uroboro.
(Al centro) In provincia di Como si rinvengono moltissime sirene
bifide sulle facciate di edifici e palazzi medievali: notare
l'organo sessuale in evidenza, il berretto frigio tipico dell'iconografia
delle streghe e il simbolo del Fiore della Vita. Un concentrato
di Femminino sacro, in barba a chiesa cristiana e Inquisizione...
(A destra) La tomba della Sirena, a Sovana, in provincia di
Grosseto: un esempio eccezionale della donna-pesce, forse la
testimonianza più antica di questo mito, risalente al 600 BCE
circa. |
A prima vista può sembrare una contraddizione
questo richiamo, in pieno dominio cristiano, alla natura sessuale
e riproduttiva della donna-sirena. In realtà, in un Medioevo
molto meno puritano di quanto si pensi, la sirena era un riferimento
all'Icthyos per eccellenza, Gesù: sovrano dell'Era astrologica
dei Pesci, la donna-pesce ne diviene in senso assoluto la sua sposa.
Prima di ipotizzare audaci paragoni con la Maddalena, spieghiamo che
la sposa cristica è l'Anima e le due code sono il segno dell'ambiguità
della natura umana. Il fatto che le code siano aperte e congiunte
alle mani apre l'organo sessuale come emblema di fecondità
e infinita ri-generazione, ma la posizione le pone in analogia alla
lettera omega dell'alfabeto greco. La sirena bifida è quindi
un omega, l'ultima lettera, nell'Apocalisse la fine di tutte le cose:
ma è anche un Alfa, un inizio, una madre. Ritorna il concetto
dell'Uroboro, la ciclicità della croce celtica e dell'Ankh
egizio, segno che questi simboli davvero racchiudono in sé
un universo filosofico che affonda le sue radici all'origine dell'Umanità.
| Ma questa
instintualità generatrice non a caso è stata spostata
dall'aria all'acqua. La sirena, da essere alato e divino in
senso stretto, diviene un elemento ancor più femminile,
connesso con l'acqua e l'utero primordiale. Anche se viene il
dubbio che tale processo sia stato facilitato da strani avvistamenti
che da tempi immemorabili affollano i mari del mondo. Tutti
i popoli costieri hanno nelle loro tradizioni il racconto di
una sirena, talvolta una creatura benevola, altre volte malefica,
che interagisce con i pescatori durante le loro lunghe navigazioni.
La figura della sirena compare in molti bestiari medievali e
il primo riferimento si ha nella Cronaca di San Brendano del
XI Secolo: in questo racconto irlandese si narra che il santo,
nelle sue peregrinazioni, si sia imbattuto in un gruppo di sirene
sugli scogli davanti all'Isola di Guernsey, nella Manica, e
abbia impartito loro il battesimo. A parte questo gruppo di
sirene convertite, le donne-pesce sono presenti in tutto il
folklore nordico. In Islanda si chiamano Masguguer, una cronaca
del 1215 le descrive come donne fino alla cintola, con seni
prosperosi e capelli sciolti. Si nutrono di pesci crudi e la
loro apparizione anticipa sempre una spaventosa tempesta. Nei
mari della Scozia vive Ceasg, sirena metà donna metà
salmone che, se viene pescata, esaudisce tre desideri se le
viene concessa la libertà. Nei mari antistanti il Galles
si possono avvistare le Morforwyn, sirene decisamente orribili
con la bocca larga, senza naso, senza orecchie, con braccia
corte e zampe palmate; la loro presenza annuncia il mare agitato
e le tempeste, mentre all'isola di Man vivono le Ben Varrey,
sirene particolarmente abili nel canto e nel nuoto, al punto
da guizzare come delfini. Nel 1962 fu indetto da un giornale
locale un premio per chi avesse catturato una di queste creature.
Il premio non fu ritirato, ma si riuscì a scorgere qualche
particolare delle Ben Varrey: dai capelli rossi e capaci di
una velocità di circa 12 nodi, alte un metro circa e
molto belle. A proposito di sirene dai capelli rossi, i vichinghi
avevano nei loro miti il ricordo di Havfrue e Havmand, rispettivamente
la sirena e il tritone di Scandinavia. Havfrue è una
creatura malefica, dispettosa e pericolosa per chi cade in mare,
la sua apparizione indica tempesta o scarsità di pesce.
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| (Sopra)
La celebre Sirenetta che adorna il porto di Copenhagen in Danimarca:
è la protagonista della famosa fiaba di Andersen ed è meta turistica.
(Sotto) Una foto di un Ichthyanthropus, in apparenza la mummia
di una sirena rinvenuta sul finire del XIX Secolo e in realtà
un falso. |
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Anche in Germania le sirene preannunciano pericoli:
sembra ne esista una sul fiume Reno, vicino a Sankt Goar, in un punto
pericoloso per la navigazione. In un punto a picco sul fiume, la sirena
canta melodiosamente, cercando di attirare i naviganti. I mari artici
pure vantano sirene e una di queste fu avvistata perfino da un grande
navigatore: nel 1608 Henry Hudson, lo scopritore dell'omonima baia
in Canada, si imbatté al largo della Novaja Zemlja in una donna
di dimensioni normali con petto e schiena umani, dalla pelle bianchissima,
capelli lunghi e coda simile a quella di una focena screziata. In
Olanda le sirene si chiamano Merminne e sono viste senza coda ma con
le gambe. A riprova di ciò, nel 1403 si verificò un
fatto clamoroso: nel canale di Edam alcune ragazze si imbatterono,
sulle rive paludose dello specchio d'acqua, in una strana creatura.
Una giovane donna coperta di peli, cosparsa di muschio e alghe, che
non parlava ma sospirava. Soccorsa, lavata e rivestita, la donna sembrava
comportarsi all'apparenza come un essere umano: mangiava e beveva,
ma appena la si portava all'aperto tentava in continuazione di fare
ritorno al mare. Per tale motivo fu trasportata da Edam nell'entroterra,
ad Haarlem, per impedirle di fuggire: le furono insegnate le arti
umane e apprese a cucire, anche se non imparò mai a parlare.
Morì nel 1420, diciassette anni dopo dal ritrovamento. Di lei
è rimasto un dipinto, custodito nel museo di Corte della Regina
d'Olanda, e una statua posta all'imbocco del porto di Purmerpoort.
Era una sirena, una merminna quel misterioso essere? La cronaca del
tempo non ce lo dice, ma si intuisce che la donna possedeva mani adatte
al lavoro umano. Forse era una povera naufraga, magari straniera,
considerata bizzarra per incapacità di capire la lingua olandese;
oppure era una persona muta, per cause naturali o per lo shock del
naufragio… Non lo sapremo mai.
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| (Sopra)
Da sempre i media riservano una particolare attenzione alle
Sirene e da sempre pure il pubblico accoglie con favore questi
personaggi. A parte il racconto di Andersen, ecco una carrellata
di donne-pesce: (a sinistra) Daryl Hannah è una bellissima e
timida creatura in "Splash - Una sirena a Manhattan". (Al centro)
La Sirenetta, datata 1989, è considerato uno dei capolavori
assoluti della Disney ed è un cartone animato realizzato interamente
a mano. Come trama si discosta alquanto dall'omonima fiaba.
(A destra) Ultime arrivate sono le tre protagoniste del telefilm
"H2O". |
Ma c'è chi le sirene le ha analizzate seriamente
in epoca illuministica, giungendo a conclusioni sorprendenti. Secondo
il francese Benoît de Maillet si tratta di un vero e proprio
popolo primigenio, gli ultimi superstiti di una razza primitiva adattata
all'acqua da cui poi sono discesi gli uomini. In effetti l'Uomo è
un essere decisamente anfibio, le nostre mani sono parzialmente palmate,
bocca e naso sono adatti al nuoto in immersione ed è persino
possibile allattare i bambini sott'acqua, cosa di cui, oltre alla
specie umana, sono capaci solo i cetacei. L'origine primigenia dell'Umanità
è dunque nell'acqua? Un discorso che paradossalmente oggi troverebbe
molti consensi soprattutto tra i fautori dello Gnosticismo, per i
quali esisterebbe una tradizione di sacerdoti che partendo dagli insegnamenti
post-diluviani dell'Uomo-Pesce, il Dio Oannes dei Sumeri oppure anche
Osiride degli Egizi, porterebbe avanti da decine di migliaia di anni
un intento sacro di salvezza del genere umano. Una stirpe di uomini
anfibi che avrebbe in alcuni simboli, come la mitra del Papa cattolico,
una serie di segnali di riconoscimento. Fantasie? Se il discorso gnostico
trova luci e ombre, è pur vero che secondo lo storico spagnolo
Garcilaso de la Vega, vissuto nel XVII Secolo, la Dea precolombiana
Orejona, la cui sede del culto era nella zona di Tiahuanaco in Bolivia,
viene descritta con caratteristiche anfibie: ha gambe da donna, ma
mani palmate e branchie. Il racconto preincaico narra che Orejona
sia sbarcata dal pianeta Venere a bordo di una nave d'oro nel lago
Titicaca e da qui abbia dato origine alla razza umana. Le sirene infatti
non sono un fenomeno limitato all'Europa. Come spesso accade, si tratta
di un mito mondiale, che affonda probabilmente le sue radici nella
preistoria per via della lontananza dei popoli che ne narrano le vicende.
In Giappone ad esempio ci sono le Ningyo, però timide e innocue.
In Thailandia ci sono le Duyugun dai lunghi capelli, ma non attraenti.
In Guyana invece le sirene sono emanazione della Dea delle acque Amana
che può assumere qualsiasi forma: è lei che ha insegnato
la magia ai primi maghi e alle prime streghe (una similitudine con
la Demetra greca). In Nigeria si avvistano le Mami Wata, che donano
poteri extrasensoriali a chi le tratta bene e le nutre. In Egitto
si narra delle Memozine: figlie dei soldati del faraone Ramses, annegati
durante la fuga degli Ebrei guidati da Mosé che aprì
le acque del Mar Rosso. Questi soldati furono salvati dalle creature
del mare ed ebbero come figlie appunto le sirene. E in Italia? Possiamo
raccontare di Murgen, una sirena che la notte fra il 24 e il 25 Gennaio
esce dalle acque a Modica (vicino a Ragusa, in Sicilia) e predice
il futuro. Si favoleggia poi che in un tratto di mare antistante un'imprecisata
zona della provincia di Lecce, si troverebbe il castello sottomarino
della regina delle sirene, il cui immenso giardino è coltivato
dai marinai annegati; per tacere della sirena del Faro del Porto di
Messina, benevola ma schiva e timidissima.
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Come si
vede, l'elenco delle sirene è lunghissimo e altre potrebbero
aggiungersi al nostro racconto. Ma come spiegare razionalmente
questa messe di avvistamenti? Potrebbe esserci una chiave di
lettura più razionale e scientifica? Un'ipotesi potrebbe
essere quella del Dugongo, un mammifero marino della classe
dei sirenidi imparentato con il lamantino. Si tratta di un animale
grosso modo simile a un tricheco, lungo circa tre metri ma con
varie caratteristiche antropomorfe come due seni anteriori toracici,
una sofisticata forma di fonia che lo porta a effettuare veri
e propri canti, e la sua gioiosità che lo portava in
passato a socializzare con i pescatori (prima di essere quasi
sterminato dagli stessi per il suo grasso). In teoria il dugongo,
diffuso un tempo in tutto il Mediterraneo, è il candidato
ideale per spiegare scientificamente le sirene, ma in realtà
il suo aspetto non è certo bello in senso umano. A noi
pare un animale stupendo e pacioccone, ma le descrizioni parlano
di creature con i capelli lunghi sciolti di una bellezza irresistibile
e il dugongo certamente non dispone di queste caratteristiche.
Che cosa quindi hanno visto i marinai medievali? |
| (Sopra)
Il Dugongo è un animale pacioccone che allatta i piccoli in
modo identico agli umani: è forse questo il vero aspetto delle
sirene? |
Se oggi decine e decine di romanzi e fumetti narrano
delle sirene, se film di successo, cartoni animati e serie televisive
riscuotono successi e consensi, è evidente che l'archetipo
femminino della sirena è ancora presente nell'immaginario collettivo.
Lorena Bianchi
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(A
sinistra) Partenope è la sirena simbolo della città di Napoli
e vanta una mitologia davvero particolare: in origine infatti
pare che le sirene fossero solo tre. Secondo alcuni esoteristi,
il mito delle Sirene e quello delle Muse proviene dall'Egitto
e si connette con la descrizione dei mesi. Per nove mesi l'Egitto
è proficuo e accogliente e in esso si praticano tutte le arti,
cui le muse, nove, sono emblemi. Per tre mesi l'anno invece
l'Egitto viene invaso dalle acque del Nilo: ecco il simbolo
delle tre sirene, pericolose come sono tutte le inondazioni.
Non a caso anche per la mitologia greca le sirene sono figlie
di Acheloo, che è un fiume come il Nilo. Questa concezione è
interessante ma viene superata da un altro racconto esoterico,
secondo cui le Sirene in realtà erano sacerdotesse della Dea
Cerere, la Demetra greca. Cerere si pronunciava in antico italico
Seres, Seire: da qui seiren, sirene. Le sirene avevano un centro
di culto proprio nell'area napoletana e il loro aspetto si tramutò
in quello delle Sibille, la più famosa delle quali è la Cumana,
di cui Virgilio
ci dipinge uno splendido ritratto nell'Eneide. Alle sirene o
sibille era assegnato il governo teocratico della città di Partenope
e il ricordo dei loro poteri viene tramandato nelle funzioni
della Stregheria Napoletana.
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