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La Vesica Piscis (o Vescica Piscis)
è un simbolo stupedamente semplice e complesso al tempo
stesso. Si tratta nella sua forma base di due archi uniti ai
due estremi della parte concava, a formare la classica foggia
della mandorla. Questo simbolo si rinviene in moltissimi contesti:
su megaliti e grotte preistoriche, in Egitto, in Cina, in India;
per gli Ebrei era il simbolo della Creazione da parte di Yahwè
dell'Universo, per i Cristiani era il simbolo del pesce, l'Ichthys,
acronimo di Iesus Christos Theus Soter, cioè Gesù
Cristo figlio di Dio. |
| Sicuramente
però non si tratta di un simbolo cristiano o ebraico,
ma ha una radice indoeuropea antichissima e legata alla Dea
Madre. Anzi per l'esattezza si tratta della vulva della Madre
Terra: la mandorla infatti è un chiarissimo richiamo
al Femminino Sacro e alle proporzioni della Geometria Sacra
di unione degli opposti, similarmente al concetto di Yin e Yang.
Le polarità inttersecantisi generano il Dio, il divino
figlio della Madre Terra, ossia l'Uomo, visto nel passato più
remoto come un essere superiore in grado di sviluppare dentro
di sé l'illuminazione spirituale. La Vesica Piscis si
nota chiaramente nei pressi dell'Antro della Sibilla di Cuma
e qui è palese il collegamento con la Luna e la fertilità.
Ventotto tacche nelle pareti tufacee ricordano il calendario
mensile lunare, associato al ciclo femminile e alle mestruazioni,
emlema a loro volta della fertilità. La Dea Lunare diviene
quindi colei che genera la vita sulla Terra, nel pieno rispetto
del concetto della Triplice Dea. Questo concetto stupendo legato
a cicli astronomici su grande scala hanno conferma in un altro
luogo sacro, Glastonbury, in Cornovaglia: un luogo sacro legato
alla religione celtica e ai miti del Graal e di Re Artù.
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| (Sopra)
In Cornovaglia, a Glastonbury, santuario sacro ai Celti e legato
ai miti di re Artù, ancor oggi si venera questa Vesica Piscis,
simbolo della Dea Madre. |
Qui il simbolo della Vesica Piscis si confonde in quello
della Triplice Dea, a conferma della sincronia dei due archetipi.
Come l'esoterista indiano Drunvalo Melkisedek scrive nel suo libro
"The Ancient Secret of The Flower of Life", nella proporzione
della Vesica Piscis sarebbe nascosta la frequenza dello spettro elettromagnetico
della luce. Sarebbe questa la Luce del primo verso della Bibbia, la
Luce di cui la Dea Madre suprema, Iside, si fa portatrice nelle raffigurazioni
tarde: il Faro di Alessandria, una delle sette meraviglie del mondo
antico, rappresentava la luce della conoscenza, della consapevolezza
di cui la Dea è la regina. Anche nelle raffigurazioni successive,
come la statua della Legge Nuova sul Duomo di Milano o le varie Statue
della Libertà di Parigi e New York, la Dea porta luce e conoscenza,
intesa come consapevolezza del potere della vita, chiaramente opposta
al Male e alla sterilità. Un concetto questo condiviso anche
dai Pitagorici.
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(Sopra, a sinistra e al centro) La Vesica Piscis associata
al calendario lunare nell'Antro della Sibilla di Cuma. In
un luogo associato al Trapezio, altro fortissimo simbolo della
Dea Madre, la Vesica Piscis sottolinea il legame dei primi
umani con la Terra e la Luna, legate all vita, alla fertilità,
alla sopravvivenza della specie. (A destra) Di questo significato
se ne è appropriato la Chiesa Cattolica, al solito sovrapponendo
al Femminino sacro i riferimenti a Cristo. Ecco dunque uscire
dall'utero della Dea Madre un simbolo di morte quale è la
croce del supplizio di Gesù. In questa logica si può rinvenire
anche un significato ciclico di morte e rinascita, non completamente
ortodosso. Questa foto è stata scattata nella chiesa di San
Vincenzo al Prato di Milano, sede in tempi remoti di un importantissimo
tempio dedicato alla Dea celtica Belisama.
(A lato) La Vesica Piscis trova un'incredibile connessione
con la regione stellare associata al centro galattico della
nostra Via Lattea. Anche qui compare la sacra forma, infatti
questo posto largo migliaia di anni luce è un luogo
di nascita, di genesi di stelle e pianeti.
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