Simbolismo
UNICORNO
Un cavallo bianco, con un corno in fronte. Questa è la rappresentazione tipica dell'Unicorno, animale mitico che popolava i Bestiari medievali carico di simbolismi e metafore. Ma già nell'Antichità c'erano studiosi che lo descrivevano meticolosamente. Lo storico romano Plinio lo descrive con il corpo di un cavallo, la testa di un cervo (a parte il corno in mezzo alla fronte al posto del palco), zampe da elefante e coda corta da cinghiale. Il greco Ctesia ne parla come di un asino bianco, velocissimo, con testa purpurea, occhi azzurri e corno acuminato di varia colorazione: bianco alla base, rosso in punta e in mezzo nero: chiarissimo riferimento alla simbologia alchemica dell'Albedo, della Rubedo e della Nigredo come fasi della perfezione.Anche i Cinesi conoscevano l'animale, in virtù di un'origine indoeuropea preistorica del simbolo. Qui rappresentava la saggezza, la regalità e la sua apparizione era vista come segno della presenza di un saggio illuminato. Nel Medioevo l'Unicorno veniva raffigurato come un cavallo di grosse dimensioni, possente ma leggiadro al tempo stesso.
Il corno, lunghissimo, era proteso verso il cielo, riferimento alle pietre megalitiche e ai menhir collocati nella medesima posizione. I poteri dell'Unicorno erano vari e fu per questo ricercato vanamente fino al XVIII Secolo. Il corno, simbolo fallico ma anche spirituale, rappresentava l'unione tra il Cielo e la Terra e il suo possesso consentiva la venuta di poteri soprannaturali di vario tipo; usato come contenitore, era in grado di purificare le bevande in esso contenute e preservava dai veleni. Questa credenza deriva dal fatto che il corno è un simbolo itifallico, portatore di fecondità e di forza vitale, ma anche il manto bianco e la forma a cavallo richiama fortemente l'elemento femminile. L'unicorno così diveniva il simbolo dell'Androgino divino, della divinità superiore ermafrodita come ad esempio era Ra-Atum presso gli Egizi. Con l'avvento del Cristianesimo la forza androgina di fecondità maschile e fertilità femminile venne meno, al solito sostituita da brutti simbolismi che deprecavano il ruolo femminile. Così l'Unicorno divenne simbolo della vergine sterile, che solo attraverso l'unione con un essere simile avrebbe potuto ritrovare la fertilità perduta. Di qui la credenza che solo una ragazza vergine avrebbe potuto attrarre un unicorno. Questo dualismo è presente in numerose rappresentazioni e quadri inteso come perdita, rinuncia all'amore, per salvarlo da una decadenza inevitabile. Nel Rinascimento, grazie alle teorie neoplatoniche, il concetto dell'Unicorno fecondatore riprese piede e non fu difficile vedere, nei numerosi dipinti che lo raffigurano, vedere concetti e simbologie fortemente erotiche, in contrasto violento con le teorie cristiane fondamentaliste. Considerato a torto dalla Scienza come frutto della suggestione e della mala interpretazione di reperti ossei, come i crani del cetaceo narvalo o della capra orice, in realtà l'Unicorno fu un animale realmente esistito, parte di quella Megafauna del Pleistocene estinta alla fine dell'ultima glaciazione, diecimila anni fa.
A differenza del suo parente rinoceronte, l'Elasmoterio presentava un unico corno sulla fronte di proporzioni colossali. Anche la sua stazza non era da meno: altezza al garrese due metri, lunghezza di sei e peso superiore alle cinque tonnellate.
(Sopra) Il celebre "Ritratto di dama con liocorno" è un dipinto realizzato da Raffaello Sanzio nel 1506. La donna ritratta secondo alcuni rappresenta Santa Caterina d'Alessandria, secondo altri la nobile Maddalena Strozzi. L'Unicorno era ance il simbolo della famiglia Farnese.
L'Elasmoterio visse da 1,6 milioni di anni fa fino alla fine del Pleistocene nelle aree asiatiche dominate da grandi, immense praterie. A differenza del rinoceronte, corto di zampe e tozzo, era molto slanciato, assai più simile nella linea a un cavallo: si riuniva in branchi e andava al galoppo a fortissima velocità, essendo capace in teoria di raggiungere i 50 km orari. Animali di questa mole e di questa potenza non sfuggirono ai primi abitanti dell'Asia, i Cro-Magnon provenienti dall'Africa, che sicuramente associarono la sua possenza alla divinità maschile celeste (in Europa Penn, in Egitto Osiride) e anche alla divinità femminile terrestre, la Dea Madre. Il ricordo mitico di questo animale venne poi sublimato e tramandato ai posteri con le deformazioni inevitabili. La diffusione dell'Elasmoterio dalla Cina al Mar Nero potrebbe inoltre aver consentito ad alcuni esemplari di sopravvivere alla fine delle glaciazioni e ancor oggi la tribù siberiana degli Evenki racconta di aver visto fino a pochi decenni fa esemplari di Unicorno aggirarsi nelle steppe russe. Anche il cronista arabo Ibn Fadlan potrebbe essere stato testimone dell'incontro con un Elasmoterio: la descrizione che ne fa è troppo particolareggiata e coincidente con i ritrovamenti paleontologici per essere frutto dell'immaginazione.
(Sopra) L'Elasmoterio potrebbe essere il mitico Unicorno? Le sue dimensioni e le caratteristiche, unite al lungo corno singolo, sembrerebbero confermarlo.
Tuttavia le dimensioni inferiori a quelle di un cammello fanno ipotizzare a esemplari nani, evidentemente rimpicciolitisi esattamente come accadde ai mammuth dell'Isola di Wrangler. Senza dubbio però l'Elasmoterio-Unicorno andrebbe inserito di diritto nella Criptozoologia e occorrerebbe cercare eventuali animali superstiti nelle immense steppe asiatiche.

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