Sator ws
Orizzonte Editrice
Simbolismo
CIGNO
Raffigurato nel Firmamento da una delle costellazioni più belle e visibili del cielo, il Cigno è anche un simbolo antichissimo, tra i più importanti e ricchi di significato in assoluto. Il Cigno, uccello elegante e maestoso, è simbolo di realizzazione completa in quanto in esso si ritrova sia l'essenza maschile (il lungo collo che rimanda ad un simbolo fallico) che quella femminile nel corpo bianco, candido e rotondo. Il Cigno è dunque l'Androgino assoluto, il perfetto Uovo del Mondo poichè in esso sono condensate le due nature, il frutto dello sforzo tendente all'equilibrio nella ricerca alchemica. Sono decine e decine le opere d'arte associate a questo simbolo, per tacere dei miti ad esso collegati, tra cui il celebre racconto classico di Giove trasformato in cigno per sedurre Leda. Nell'Antico Egitto il Cigno era personificazione della Dea del Cielo Nut, madre di Iside e Osiride nonché di Neftis e del malvagio Seth. Presente nell'architettura della Piana di Giza, attraverso le altezze delle tre piramidi, Nut partorisce metaforicamente il Disco Solare ogni mattina e costituisce parte dell'Ordine Cosmico. In Alchimia il Cigno è legato all'Albedo e viene associato alla costanza: il processo di calcinazione rappresenta la seconda fase della Grande Opera, l'alchimista ha scoperto dentro di sé la natura ermafrodita dell'Uomo.
Lo Spirito è infatti androgino, in quanto la differenziazione dei sessi è un fatto puramente materiale. Scoprendo la sua anima asessuata, l'alchimista può ritrovare la natura interiore e proseguire verso la terza fase. Associata a Venere, ad Hathor, alla Dea Anat e all'Aurora, l'Albedo però non deve ingannare e far credere di aver già raggiunto lo scopo della Grande Opera: ci insegna al contrario che occorre continuare nel proprio percorso interiore. E anche da un punto di vista simbolico è così: per le popolazioni più antiche, che videro la Costellazione puntare con la sua stella Delta Cygni il Polo Nord (e divenendo dunque la Polare) circa quindicimila anni fa, il Cigno è legato alla nascita e alla perfezione, alla ciclicità del cosmo. Oggi la Costellazione è distante dal Polo, ma tra circa dodicimila anni tornerà a segnarlo. Il simbolo della Cicogna che porta i bambini potrebbe essere una deformazione del Cigno, in quanto nell'antica lingua protoindoeuropea il bianco uccello lacustre si pronunciava Cicnu, termine chiaramente associabile anche alla cicogna. Questa connessione con la fertilità spiega come nei paesi nordici uccidere questo uccello porti sfortuna (e la morte entro un anno); in Gran Bretagna è inoltre un simbolo di regalità, presente com'è nello stemma dei re britannici. Il Cigno tuttavia è anche un simbolo di morte, rappresentato dal fatto che in Grecia il Cigno era sacro anche ad Apollo, Dio del Sole: di notte era un cigno a trainare il carro solare, invece del diurno cavallo, assumendo così una connessione con il mondo degli Inferi. Celebre è il mito che racconta come, prima di morire, l'uccello normalmente fornito di un verso sgraziato si metta a cantare melodiosamente. Il Canto del Cigno così è divenuto sinonimo di ultimo atto glorioso, della fine onorevole della vita, poichè con il raggiungimento dello "stato perfetto" l'uomo è pronto per tornare "alle stelle", al Divino, al Duat secondo gli egiziani, al Terzo Grado della Grande Opera. Per tale motivo alcuni autori, come Socrate, associano il canto funebre del Cigno a qualcosa di positivo, a un'evoluzione spirituale.
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