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Gli appassionati
di numismatica sanno distinguere a colpo d'occhio tutte le monete
dell'antichità: questo perché ogni regione aveva
un simbolo distintivo particolare che caratterizzava qul territorio.
Nel caso della regione della Cirenaica, situata oggi nell'area
orientale della Libia, questo simbolo presente sulle monete
era costituito da una pianta esclusiva della costa nordafricana
che nell'Antichità era considerata uno dei rimedi medici
più potenti: il Silfio. Simile a un finocchio gigante,
oltre alle proprietà mediche il Silfio possedeva un sapore
eccezionale e infine una qualità unica e incredibile,
che anticipava di duemila anni le moderne pillole anticoncezionali.
Secondo molti studiosi del passato, infatti, questa spezia,
utilizzata con soddisfazione come cibo, veniva ampiamente consumata
anche per i suoi effetti abortivi e antifecondativi, consentendo
un significativo controllo delle nascite. La produzione a Cirene
e nelle città della provincia era massiccia, al punto
che quasi interamente l'economia della zona era basata su questa
pianta. Secondo i commercianti romani, il Silfio era un dono
del Dio Apollo, valeva tanto oro quanto il suo peso e la resina
gommosa che ne veniva estratta, chiamata Laserpicium (o anche
"Laser", "Lasar") era esportata in tutto
l'impero. Tracce di Silfio sono state trovate persino in India
e in Cina, anche se in quelle terre esistevano specie simili
in parte sovrapponobili come proprietà. Ma qual era la
grande qualità di questa pianta? E perché oggi
non ve ne è più traccia? La
moderna scienza erboristica considera il Silfio come una specie
di finocchio appartenente alla famiglia delle piante Apiaceae,
di cui fanno parte moltissimi nomi noti presenti sulle nostre
tavole: oltre al finocchio comune ci sono tra gli altri anche
la carota, il cumino, il finocchio, il prezzemolo, il cerfoglio,
il coriandolo, l'angelica, la pastinaca e l'aneto. Si tratta
di piante estremamente ricche di sostanze chimiche che hanno
effetti curativi sul corpo umano conosciuti fin dall'antichità,
oltre ad avere sapori gradevoli ampiamente usati in cucina.
Il Silfio più specificatamente appartevena al genere
delle Ferula, di cui ancor oggi ne esiste un rappresentante
nella forma dell'Assafetida. |
| (Sopra) Monete dell'antica
Cirene ci mostrano l'aspetto della pianta del Silfio, una panacea
per tutti i mali oggi estinta. |
| L'Assafetida
è una spezia usata nella cucina asiatica e indiana in
particolare come sostituto dell'aglio e della cipolla, con un
caratteristico sapore deciso e proprietà mediche curative
di asma e bronchiti, nonché digestive e anticarminative.
Tra le qualità che avrebbe l'Assafetida vi sarebbe altresì
una leggera proprietà abortiva e anticoncezionale comune
del resto anche al finocchio e alla carota: gli studi in merito
sono ancora in corso, ma si tratta di una peculiarità
conosciuta anche nel Medioevo (infatti per un certo periodo
l'uso dell'infuso di finocchio fu vietato alle donne pena l'accusa
di stregoneria da parte dell'Inquisizione). Del resto sono moltissime
le piante dotate di virtù anticoncezionali, seppur blande:
si tratta di quelle erbe dotate di fitoestrogeni, in grado di
influire sugli estrogeni umani aumentandone o diminuendone il
livello. In passato, e anche oggi dopo una graduale riscoperta,
piante come l'Agnocasto, la Cimicifuga, il Fieno Greco, la Borragine
e l'Alfa Alfa tanto per fare alcuni esempi venivano usate per
alleviare i sintomi della sindrome premestruale, dell'ipermenorrea
o dell'amenorrea e i disturdi della menopausa. Tuttavia mai
nessuna pianta sembra aver avuto il potere del Silfio, il quale
evidentemente possedeva una quantità di fitoestrogeni
tale da provocare l'espulsione dell'embrione fecondato o impedendone
l'insediamento nell'utero. Secondo Plinio il Vecchio poteva
essere usato per curare la calvizie, la tosse, la gola irritata,
la febbre, l'indigestione, i dolori articolari e le verruche;
era un rimedio eccezionale per i veleni e riduceva gli effetti
della lebbra. Anche gli Egizi la usavano da millenni come cura
per la psoriasi e altre gravi malattie dermatologiche. Ma sempre
Plinio confessa che il segreto di questa pianta era senz'altro
la possibilità di prevenire gravidanze indesiderate e
questo era il motivo del suo successo in tutto il mondo antico.
Queste considerazioni ci riportano al potere totalitarista delle
istituzioni politiche del tempo, che negavano la libertà
agli individui e attraverso precetti religiosi tendevano ad
assumere il monopolio al controllo delle nascite. Il
motivo della scomparsa in pochi decenni del Silfio a partire
dal III Secolo CE potrebbe infatti avere la sua origine nelle
tentazioni di predominio assolutistico dell'Impero Romano e
della nascente Chiesa Cattolica, che necessitavano di un incremento
della popolazione per estendere il culto sincretistico pan-romano.
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| (Sopra) Della famiglia
delle piante Apiaceae, il Silfio era alla base di molte preparazioni
anticoncezionali. Secondo Plinio il Vecchio i rimedi in tal
senso consistevano in un tè preparato con le sue foglie,
in una "pillola" grande come un pisello realizzata
mischiando la resina Laserpicium con della vinaccia oppure in
una supposta gelatinosa. |
| Una pianta
simile, sacra all'amor profano, che consentiva rapporti sessuali
senza rischio di gravidanze indesiderate, lasciava agli individui
una libertà di gestire la propria sfera individuale che
duemila anni fa trovò il primo invalicabile ostacolo.
Per i successivi diciannove secoli infatti sarebbe stato impedito
alle persone di godere di una sessualità libera e spensierata,
dovendo attendere la rivoluzionaria pillola anticoncezionale
per avere un ritorno della piena capacità di autodeterminazione
degli esseri umani. Al di là delle
concezioni etiche relative alla libertà degli individui,
la regione in cui ebbe origine il Silfio presenza alcuni elementi
estremamente significativi. La Cirenaica ebbe origine ufficialmente
in tempi relativamente recenti: secondo la giurisdizione romana
la provincia di Cirene si componeva di cinque città di
origine greca che formavano la cosiddetta Pentapoli. Cirene,
oggi distrutta, sorgeva presso l'attuale villaggio di Shahhat
in Libia e ne era la capitale; altre città erano Apollonia,
chiamata oggi Marsa Susa, Arsinoe (Tocra), Berenice (l'attuale
metropoli di Bengasi) e Barca (Al Marj). L'origine di queste
città tuttavia non è assolutamente greca ma assai
più antica, legata alle prime genti berbere insediatesi
sulla costa mediterranea decine di migliaia di anni fa. Queste
popolazioni erano antenate dei successivi Liguri,
Sicani, Liburni
e Guanchi, ma diedero origine
anche alla civiltà egizia e praticavano culti estremamente
simili a quelli praticati sulle rive del Nilo, tipici delle
popolazioni legate alla Dea Madre Terra. In queste culture
primigenie e ancestrali le erbe erano usate per curare tutte
le malattie attraverso usi antichi quanto l'Uomo, in quanto
tramandati di generazione in generazione. La relativa esiguità
della popolazione impediva una raccolta intensiva delle piante
officinali e l'Umanità viveva in armonia con l'ambiente
circostante, secondo criteri oggi definibili come ecostenibili.
L'area della Cirenaica alla fine del Pleistocene
presentava un clima boreale, fertile e produttivo. |
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| (Sopra) Il Silfio
cresceva in una stretta fascia precostiera della Cirenaica,
nell'attuale Libia orientale. In rosso si vede il ristretto
habitat della pianta. |
Il progressivo inaridimento della regione e la costante
espansione del Deserto del Sahara portò a cambiamenti climatici
estremi, che limitarono fortemente l'area coltivabile solo alle zone
costiere dell'Africa settentrionale. Il Silfio quindi rimase confinato,
isolato in quest'area fino alla totale scomparsa avvenuta nel IV Secolo
CE. Sul perché di questa estinzione sono sorte moltissime ipotesi.
Gli storici propendono per la tesi più semplice: la raccolta
intensiva della pianta, che cresceva lo ricordiamo solo allo stato
selvatico date le sue particolari esigenze come ricorda lo storico
Teofrasto, portò a una riduzione degli esemplari più
giovani, che venivano raccolti prima della maturità. Più
logicamente, è facile ipotizzare come vi sia stato a livello
politico una volontà di reprimere il commercio della spezia
a livello imperiale: il clero alessandrino impose sulla Cirenaica
il controllo delle istituzioni religiose dalla fine del III Secolo
CE e gli agganci politici con i governatori romani di religione cristiana
portarono alla progressiva tassazione del Silfio fino a renderne antieconomica
la produzione. Il Cristianesimo copto prima e la successiva invasione
islamica fecero perdere le tracce di questa pianta eccezionale, considerata
estinta attualmente ma forse sopravvissuta in qualche esemplare in
nicchie ecologiche dimenticate. Certo la Seconda Guerra Mondiale,
combattuta proprio in quest'area tra le truppe britanniche e quelle
dell'Asse, non ha certo contribuito alla salvaguardia dell'habitat.
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La moderna
erboristeria conosce le virtù di moltissime piante officinali,
alcune delle quali sono dotate di facoltà quasi miracolose.
Dopo anni di diffidenza, anche la scienza medica ufficiale
si è dovuta arrendere all'evidenza: le erbe, per quanto meno
potenti, sono efficaci e causano effetti collaterali infinitamente
minori dei farmaci chimici. Spesso il principio attivo viene
estratto dalle piante stesse, come nel caso dell'aspirina:
i Nativi americani utilizzavano da millenni un infuso di corteccia
di salice per curare la febbre e altri malanni da raffreddamento,
mentre in Europa il salice era una pianta sacra capace di
eliminare le infiammazioni del corpo. L'aspirina si basa sugli
stessi composti presenti nel salice, ovvero la salicina, in
aggiunta a composti chimichi plastici che ne moltiplicano
l'effetto, come l'acetilene. Il risultato è che le sostanze
artificiali danneggiano in parte il corpo che le assume, vanificandone
quindi il potenziamento: ecco allora che appare molto più
utile assumere i principi attivi presenti nella pianta originale,
che hanno un minor effetto ma consentono un uso prolungato
e sicuro. L'introduzione delle piante fitoestrogeniche citate
in precedenza, se non ne consente un uso anticoncezionale,
dall'altro lato allieva moltissimo i sintomi legati alla menopausa
e gli effetti sono decisamente percepibili. Per questo motivo
il Silfio, per tutte le incredibili qualità di cui è portatore,
rappresenterebbe un passo importante per la comprensione dei
meccanismo di funzionamento di queste erbe ed eliminerebbe
gli effetti collaterali degli estrogeni artificiali, nonché
curerebbe un'infinità di altri malanni. Sarebbe auspicabile
cercarne esemplari sopravvissuti in Cirenaica, ma ovviamente
la caccia, chissà, potrebbe essere ostacolata da qualche multinazionale...
Lorena Bianchi
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| (Sopra) Una moderna
pianta di Ferula Assafetida, parente stretta dell'estinto Silfio
e dotata di minori proprietà fitoestrogeniche. |
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(A sinistra) Del Silfio abbiamo
moltissime testimonianze: quel che servirebbe è una traccia
genetica, in modo da ricostruirne il genoma e ridonare all'Umanità
questa pianta eccezionale. (A lato) Cirene oggi è una
città in rovina, ma forse esemplari di Silfio selvatici
sono sopravvissuti nei suoi dintorni oppure in qualche sotterraneo
dimenticato sono presenti dei semi vecchi di duemila anni. Comunque
sia le moderne tecniche genetiche consentirebbero di studiarne
il DNA e forse comprendere i motivi della sua eccezionale efficacia. |
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