Il simbolismo occulto degli Scacchi
Derivati da un gioco egizio contrariamente a quanto si crede, gli Scacchi nascondono un significato salvifico: nell'eterna battaglia tra Bene e Male, tra microcosmo e macrocosmo, si palesa il dualismo dell'animo umano

Se leggiamo un qualsiasi testo sugli Scacchi, dal manualetto per bambini a Wikipedia, ci viene raccontata sempre la stessa cosa. Si tratta di un gioco antico persiano, il nome deriva dalla parola persiana per re, ovvero Scià (versione in grafia italiana del più corretto Shah) e il termine Scacco Matto, che pone fine al gioco, deriva dalla frase parimenti persiana "Shah Màt", "il re è morto". La parola Shah divenne in provenzale "Escac" e da lì entrò nella lingua comune. I più precisi si addentrano nella genesi del gioco analizzandone le testimonianze storiche: secondo il mito fu inventato dai soldati achei durante la Guerra di Troia, nel XII Secolo BCE; per altri, più storicamente, fu un'evoluzione del gioco strategico indiano del Chaturanga, di cui ne fece le spese Alessandro Magno. Nel 326 BCE il condottiero macedone affrontò con il suo esercito i guerrieri indiani disposti secondo lo schema adottato ancor oggi negli scacchi. Ebbe perdite rovinose, pur se alla fine riuscì a vincere la battaglia. Di qui il suo interesse per lo schema strategico del gioco, che introdusse in Persia e a Babilonia. Secondo alcuni studiosi il Chaturanga era una derivazioni di un gioco cinese ancor più antico, il Xiangqi, simile al contemporaneo Shogi giapponese. Comunque sia, in Persia il gioco ci rimase fino alla conquista araba, sui cui guerrieri riscosse notevole successo. Da qui gli Scacchi presero due vie: una conduceva verso l'Impero Bizantino, i Balcani e la Russia, attraverso scambi commerciali, l'altra proseguiva verso Spagna e Sicilia tramite le conquiste armate. Le Crociate poi costituirono l'ultimo tassello per una completa colonizzazione europea di questo gioco, che ebbe il suo momento di gloria nel '500.
(Sopra) Cornelis de Man (1621- 1706), "Giocatori di scacchi".
Un momento di gloria che forse non è mai finito, visto che si tratta di un passatempo praticato da centinaia di milioni di persone in tutto il mondo e di tutte le culture. Un passatempo di cui molti hanno scritto, per via delle implicazioni esoteriche che circondano i pezzi e la scacchiera: tuttavia solo ricorrendo a una profonda analisi del simbolismo in essi contenuto è possibile risolvere l'enigma che sta alla base del fascino esercitato in tutti questi millenni. A nostro avviso, pare evidente che le favolette sull'origine degi Scacchi in India o Cina non tengono conto di un fatto lampante, e cioè che già gli Egizi conoscevano un gioco estremamente simile, quantomeno nell'aspetto: un gioco eccezionale, basato su una scacchiera di 30 o 33 caselle, con pezzi bianchi e neri, il cui significato era salvifico prima ancora che ricreativo. Il Senet, questo il nome del gioco, era forse il passatempo preferito della Terra di Kem, in quanto veniva praticato ritualmente dal Faraone e dalla moglie, ma anche dai cortigiani, dai sacerdoti e dalle classi più umili. Addirittura esistevano scacchiere in ebano e avorio, preziosissime, e pezzi di turchese, lapislazzuli e oro intagliati a guisa di leone, sciacallo, ibis, falco, a simboleggiare le immagini degli Dei principali (Sekhmet, Anubi, Thot, Horus). Esistevano poi pedine più semplici, analoghe ai moderni pedoni, e versioni portatili e tascabili del Senet, ad esempio da portare con sé durante il lavoro nei campi. La gente impazziva per questo gioco, c'era chi arrivava a scommettere i mobili di casa e i vestiti e il fatto destava costante apprensione nel Faraone di turno, sempre attento custode dell'Ordine contro il Caos. Ma era impossibile tenere a freno l'ansia di divertimento del popolo e perciò non furono mai applicate misure restrittive, anche per via della finalità religiosa che assumeva il gioco. La prima raffigurazione del Senet risale al 2600 BCE, con il faraone Hesy, mentre Tutankhamon, nel suo sepolcro, aveva quattro scacchiere ad accompagnarlo nel viaggio verso il Duat. E' questa infatti l'assoluta particolarità di questo gioco: il movimento delle pedine sulla tavola di gioco infatti corrisponde al percorso del defunto nell'Aldilà e il successo garantiva al vincitore la rinascita dopo la morte; nel vincere la sfida verso gli Inferi, in un certo senso si rappresentava la battaglia del Bene contro il Male ed è questo aspetto dualistico ad attirare la nostra attenzione e a consentirci di affermare con discreta sicurezza che gli Scacchi prendano origine dal Senet. Il Libro dei Morti in tal senso è esplicito nell'affermare che il defunto avrebbe dovuto infatti disputare una partita contro un avversario invisibile per poter accedere al Regno dei Morti: una sfida stupefacentemente simile alla celebre partita a Scacchi con la Morte rappresentata magistralmente dal regista Ingmar Bergman nel suo capolavoro "Il Settimo Sigillo".
(Sopra, a sinistra) Straordinario affresco da una tomba egizia che mostra una coppia di sposi mentre gioca a Senet, il vero antenato degli Scacchi. Il gioco si disputava con sette pedine e aveva un significato metaforico, in quanto era una sorta di "gioco di ruolo" per determinare la salvezza dell'anima dopo la morte. (Al centro) Tale significato di dualismo Bene-Male e Luce-Tenebre si ritrova nelle tante scacchiere medievali inserite nelle pareti di chiese e cattedrali cristiane, come questa che compare sulla navata di sinistra della Basilica di Sant'Ambrogio a Milano. (A destra) Anche un maestro del Cinema come Ingmar Bergman ha voluto immortalare questa lotta con la Morte, di derivazione egiziana, nel suo film capolavoro "Il Settimo Sigillo".
Ma perché il Senet assumeva questa importanza etica? In fin dei conti si tratttava solo di un gioco… Ma se utilizziamo la filosofia e la teologia egizia, ci rendiamo conto come il microcosmo sia una rappresentazione del macrocosmo. Il gioco, il passatempo, non è che un ingranaggio nell'infinitamente grande motore dell'Universo, eppure è anch'esso importante ed essenziale nella battaglia tra Bene e Male. Vincere al Senet rappresenta una vittoria etica, l'Ordine che sconfigge il Caos. Per tale motivo i Faraoni non impedirono mai il gioco, seppure creava non pochi problemi di ordine pubblico con intere famiglie ridotte sul lastrico a causa delle scommesse. Ora, lo stesso significato si può dare agli Scacchi. Anzi, gli Scacchi si sono caricati, nei secoli, di valenze e di simbolismi salvifici ancora più evidenti, al punto che è possibile rintracciare tracce di scacchiere su moltissime chiese cristiane (probabilmente con lo zampino dei Cavalieri Templari). In effetti, a partire dal 1100-1200 gli Scacchi sbarcarono in grande stile in Europa, come detto a seguito delle Crociate. Il popolo iniziò a conoscere questo gioco simile alla dama e si appassionò all'aspetto strategico: in fin dei conti qualsiasi persona che imparasse le regole, re, regine, cortigiani, dame di compagnia, fino a mercanti, delinquenti e contadini, poteva diventare generale o condottiero, sia pure su una piccola scacchiera. La battaglia tra Bene e Male, tra Bianchi e Neri, diveniva tangibile. Gli aspetti tattici della battaglia erano divenuti più evidenti rispetto al Senet, Indiani, Persiani ed Arabi erano popoli più guerrieri dei pacifici e spirituali Egizi. Il gioco divenne assai più vario grazie alla creazione di nuove pedine, che divennero 16 rispetto alle 7 egiziane, e di nuovi movimenti, effettuati su una scacchiera da 64 caselle: ogni figura assumeva un significato essoterico ed esoterico. Essotericamente, gli Scacchi erano la rappresentazione della società feudale, con i pedoni a fare da soldati, il Re, la Regina a far da corte, i Cavalli a far da cavalieri, gli Alfieri a simboleggiare i sacerdoti e i preti e infine le Torri a indicare la fortezza, il castello, il baluardo in cui il Re si difendeva. Lo scopo ultimo del gioco, essotericamente, è la difesa del Re ad ogni costo, sacrificando ogni pedina per tale scopo. Negli Scacchi non ci sono punteggi, lo scopo è quello della vittoria, anche se è possibile la parità (patta) riscontrabile in certe condizioni. Ma questa vittoria è solo un aspetto del gioco: il significato esoterico è ben più complesso e rimanda alla concezione egizia dell'anima umana.
Analizzando i pezzi, infatti è possibile rinvenire un chiaro messaggio salvifico, che ci fa affermare come gli Scacchi rappresentino la battaglia interiore tra luce e tenebra. Se guardiamo alle mosse, è chiaro che il Bianco muove sempre per primo. Il Bianco rappresenta la Luce, l'anima pura, l'energia sacra che abbiamo al nostro interno. Il Nero invece, alchimisticamente, rappresenta la Nigredo, la Nera Notte dell'Anima, la morte spirituale che dobbiamo affrontare in vista della Resurrezione. Tra Gnosticismo, Kemetismo e Neoplatonismo, la Scacchiera riproduce perfettamente questo dualismo, al punto che il pavimento a scacchi bianchi e neri è presente ancor oggi nei Templi Massonici (nonché nella chiesa di Rennes-le-Château). Il bianconero richiama lo Yin-Yiang e le 64 caselle sono chiaramente ispirate all'I-Ching (che ha 64 esagrammi), ma anche al Pitagorismo. Comunque sia, il Bianco, per dirla all'egiziana, rappresenta la Luce, il Sole, l'anima pura: Horus. Il Nero invece è associato al Caos, al Male, al disfacimento: Seth. Ciò non vuol dire che chi usa gli scacchi neri sia malvagio o "cattivo", ma solo che il suo scopo è entrare nella Nera Notte dell'Anima e purificarsi. Esotericamente, i Bianchi lottano per imporre la Luce alle tenebre; i Neri lottano per la purificazione, per raggiungere quella Luce da cui sono stati allontanati. La chiave di tutto il gioco sono i due Re, bianco e nero. Il Re bianco è quello che in un certo senso è avvantaggiato: statisticamente il maggior numero di vittorie spetta ai Bianchi, alla Luce, al Bene e se il Bianco non sbaglia, mettendo a repentaglio la salvezza del Re, sarà quasi impossibile per il Nero vincere. Anzi, per il Nero la vittoria è bloccare le mosse del Bianco. Ma se il Bianco sbaglia a farne le spese sarà alla fine il Re e la partita, in cui in teoria statisticamente è in vantaggio, sarà persa. Il Re quindi rappresenta il nostro Io, la parte bianca pura e compassionevole e una nera, il nostro alter-ego, Dottor Jekill e Mister Hyde, quella più istintuale e impura. L'ideale sarebbe muovere il Re il meno possibile e utilizzare gli altri 15 pezzi per disputare la propria partita. Se il Re è l'Io, la Regina rappresenta il potere della Sapienza, la Sophia gnostica, l'Amore al servizio del Re. In un certo senso la Regina rappresenta la Dea che ci aiuta sempre, l'Energia Oscura che permea l'Universo, il Reiki, la coscienza cosmica della Madre Terra. E' il pezzo più potente della Scacchiera, si muove in ogni direzione e a qualunque distanza e come la già citata Dea egizia Sekhmet, emanazione della Dea Madre in forma distruttiva, è in grado di spargere il terrore tra le fila nemiche, mangiando le figure una dopo l'altra. Il significato esoterico è quello di indicare la Dea che esiste e ci protegge ovunque, aiutandoci nel nostro cammino: a patto di saperla muovere correttamente, usandola ("evocandola") con saggezza.
Gli Alfieri invece sono pezzi alquanto strani: apparentemente potenti in quanto spostabili in diagonale su qualunque distanza, in realtà sono limitati e vulnerabili. Rappresentano i punti cardinali della Terra, sono le forze naturali immutabili da usare con criterio per i propri scopi. Invece i Cavalli rappresentano la capacità di proiezione verso il nemico, in quanto sono in grado di saltare e uscire da situazioni di impasse. Il Cavallo è dopo la Regina il pezzo che dà più grattacapi al Re per via della capacità di "teletrasporto" che lo caratterizza: ma comunque il numero limitato di caselle che salta lo rende anche molto vulnerabile. Simboleggia quindi la Prudenza, la Temperanza verso le avversità.
(Sopra) I pezzi degli Scacchi sono di sei tipi: il Re, la Regina, due Torri, due Alfieri, due Cavalli e otto pedoni. Il Bianco, legato al Bene e alla Luce, muove sempre per primo e statisticamente appare in vantaggio per la vittoria sul Nero, che invece è legato alle Tenebre e al Caos. (Sotto) Il Tempio della Massoneria Pistoiese, come tutti i templi massonici, mostra un pavimento a scacchi.
Le Torri invece hanno un simbolismo fortemente massonico, presenti come sono in tante carte dei Tarocchi. La Torre rappresenta la forza, la protezione, la difesa e non a caso è in grado di proteggere fiosicamente il Re utilizzando una speciale regola chiamata Arrocco. Ma come gli stessi Tarocchi ci insegnano, la Torre può crollare e questo pezzo che muove ortogonalmente espone il Re a tutti i pericoli. Una "Fortezza di Razionalità" e di convinzioni dietro cui tutti noi umani ci nascondiamo, ma che può crollare e lasciarci nudi e indifesi. Ma forse il pezzo più importante simbolicamente è il pedone. Ve ne sono otto, sono vulnerabili come "carne da cannone", ma sono in grado di vincere la partita e se raggiungono l'estremità opposta della Scacchiera, sono in grado di trasformarsi in un altro pezzo. Rappresentano il microcosmo che diventa macrocosmo, il piccolo che è in grado di modificare, di migliorare l'Universo. I pericoli sono infiniti, la strategia spesso porta a sacrificare queste figure, ma anche una sola è depositaria di un potere notevole: diventare il giustiziere del Re opposto. E' la Speranza del Divino che guida l'Uomo, che lo ispira, che lo fa alzare dal letto ogni mattina. E' questa speranza invisibile che lo porta a battersi, ad affrontare battaglie contro avversari impari e, a volte, di vincere. L'essenza stessa degli Scacchi sta in questo povero pedone, simbolo e rappresentazione dell'essere umano, che partecipa più o meno consapevolmente al dramma cosmico della Lotta tra Bene e Male.
Il messaggio che gli Scacchi, dai tempi dei Faraoni, ci lanciano è questo: combattete, combattete per voi stessi, per chi amate, per i vostri ideali. La sorte della partita è ignota, e poi che vinca il Bianco o il Nero, ci sarà sempre un'altra partita. Ma ora stiamo giocando questa, e occorre muoversi con intelligenza e criterio verso l'annullamento dell'avversario. Nel rispetto del Cosmo, delle forze della Natura, di se stessi. E chissà, forse davvero dopo la nostra morte ci sarà una partita a Scacchi con un nemico invisibile…

Lorena Bianchi

(Sopra, a sinistra) Marostica, cittadina in provincia di Vicenza, è famosa ne mondo per la "Partita a Scacchi vivente", una manifestazione che risale al 1454 e che vede la disputa di una partita a Scacchi con personaggi reali. Ogni due anni si rievoca la sfida incruenta tra Rinaldo d'Angarano e Vieri da Vallonara che, innamorati entrambi della bella Lionora, non potendo battersi a duello, decisero di risolvere così la contesa. (Al centro) Miniatura araba che mostra una situazione di gioco simile a quelle che compaiono sui giornali di enigmistica. "Il Nero vince in sette mosse"... (A destra) Non è provato che i Greci conoscessero gli Scacchi, ma pare che gli Opliti apprezzassero assai la Dama. Pur mancando il simbolismo dei pezzi, anche in questo gioco è presente il dualismo Bianco-Nero.
 

 

Disclaimer - Note legali - Dichiarazione ai sensi della legge nr. 62 del 7 marzo 2001

Mappa del Sito

Copyright © Sator ws by Lory & Anto 2008. All right reserved.
La copia dei testi e dei materiali presenti in questa pagina è consentita solo se esplicitamente autorizzata dalle autrici dopo richiesta scritta. In caso di inosservanza si provvederà ad adire alle vie legali più opportune.