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La Sardegna
è una terra mitica, meravigliosa, stupefacente. Ne è
riprova l'analisi del Pozzo di Santa Cristina, a Paulilatino,
in provincia di Oristano. Si tratta di un'area archeologica
eccezionale, forse unica nel genere perché perfettamente
conservata. I costruttori di megaliti qui diedero il meglio
di sé: un'apertura trapezoidale, clamorosa e inequivocabile,
conduce, attraverso una scalinata perfettamente levigata, al
pozzo interno in cui sgorga l'acqua sacra e curativa. Il complesso
è allineato con la Luna in modo tale che ogni 18 anni
e mezzo circa la luce del satellite naturale vada a riflettersi
nell'imboccatura trapezoidale. Il particolare è importantissimo
perché si riferisce alla durata esatta dell'Anno Lunare
astronomico e si può equiparare al concetto di generazione.
Ogni 18 anni una nuova generazione umana è pronta al
concepimento, al rinnovamento della popolazione. Si tratta di
un rito sociale prima ancora che naturale. Il pozzo ha una lunghezza
complessiva di 9 metri ed è scavato verticamente fino
alla profondità di 6,5; la scalinata di accesso ha 18
scalini (chiaro riferimento lunare). |
| (Sopra)
Il Pozzo di Santa Cristina, a Paulilatino, in provincia di Oristano:
si tratta del pozzo sacro meglio conservato della Sardegna.
La forma riproduce nel dettaglio l'anatomia degli organi sessuali
femminili, con tanto di grandi labbra esterne, piccole labbra
(la struttura a forma di chiave), la vagina, l'uretra e il clitoride. |
La fonte è sormontata
da una cosidetta cupola a tholos, una specie di imbuto rovesciato
che esternamente appare come una piccola apertura e che invece internamente
mostra dimensioni ragguardevoli. Ma è la vista aerea ad essere rivelatrice
di questo particolare progetto: si tratta senza ombra di dubbio
di un gigantesco organo sessuale femminile, con tanto di vulva,
piccole e grandi labbra, persino quell'organo di piacere che è il
clitoride! La conoscenza dell'anatomia muliebre è senza dubbio interessante,
ma lo è ancor di più il simbolismo tellurico che i costruttori di
tali pozzi inserirono nella realizzazione delle opere. La terra
madre diviene anche moglie, figlia, nel pieno rispetto dell'ideale
della Triplice Dea. L'aspetto
legato al piacere sessuale è estremamente importante e nessuno,
crediamo, l'ha mai sottolineato. Il clitoride
è un organo analogo al pene maschile ed è la principale, anzi l'unica
sorgente dell'orgasmo femminile. La cultura patriarcale ha da sempre
demolito quest'idea, legando il piacere femminile esclusivamente
alla penetrazione, in una logica riproduttiva; al contrario il paganesimo
e le streghe praticavano usanze diverse dalla penetrazione maschile,
puntando maggiormente sull'amore e sul piacere che non sull'aspetto
generativo. Ecco così due filosofie distinte, da un lato quella
vetero-pagana che pone l'accento
sulle sensazioni della donna e sul suo diritto a provare l'orgasmo,
come l'uomo; dall'altro quella patristico-cristiana che nella sua
logica di cancellazione dell'Antica Religione, opera attraverso
una demolizione sistematica degli aspetti femminili, primo fra tutti
la sessualità. Il sesso così diviene "peccato" e il piacere, specialmente
quello delle donne, "un abominio". Fino a metà del XX Secolo questa
concezione fu dominante in tutto l'Occidente e ricordiamo con orrore
le considerazioni della psicanalisi, come quelle di Freud, secondo
cui il clitoride era un residuo evolutivo senza valore da rimuovere
alla nascita. Ancor oggi comunque sono migliaia i casi di bambine
operate di clitoridectomia, versione industrializzata dell'infibulazione
africana… Queste tristi (se non criminali) pratiche sono il
frutto di secoli di dominio patriarcale, un dominio che ha condotto
il pianeta sull'orlo della distruzione.
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| (Sopra,
da sinistra) Il Pozzo di Santa Cristina ha valenze astronomiche
lunari e anatomiche femminili, è un chiaro riferimento alla
Madre Terra e alla Luna, nel pieno rispetto dell'ideologia della
Triplice Dea. La cupola interna (al centro) assume una valenza
di coppa, il Graal delle leggende medievali altro non sarebbe
che il ventre della Madre Terra. (A destra) La Dea Madre Sarda
viene stilizzata in un aspetto cruciforme, con il naso a becco
a sottolinearne l'origine avicola della primigenia Dea Uccello
e i seni prominenti. |
Il Pozzo di Santa
Cristina invece ci racconta di un'esaltazione della femminilità
e di un suo rispetto religioso e sacrale. Qualche studioso ha voluto
vedere nell'acqua dei pozzi sacri sardi il liquido amniotico e senza
dubbio una possibile verosimiglianza di questa tesi ci può essere;
ma a nostro avviso si tratta letteralmente di liquido vaginale,
il normale liquido che tutte le donne possiedono. L'acqua sacra
sarebbe quindi la parte più intima e privata del pianeta, recuperarla
per berla e utilizzarla a scopi umani avrebbe il significato simbolico
di avere un rapporto sessuale con la Terra, la quale "godrebbe"
nel soddisfare i bisogni dei suoi abitanti, nel dare amore e nel
riceverlo. Si creava così un rapporto di amore tra gli esseri umani
e il pianeta, che non si limita a garantirne la sopravvivenza come
madre ma, come moglie, in un certo senso supera il senso dell'amore
incondizionato materno, realizzando un rapporto più complesso di
quello madre-figlio, che implica diritti e doveri diremmo "coniugali"
da entrambe le parti. Il concetto di Triplice
Dea, legato tanto alla Luna quanto alla Terra, spiega perfettamente
la visione delle tre età della donna e degli aspetti della sua femminilità
da rispettare. A Santa Cristina, in definitiva, la Terra diviene
nostra consorte e ci offre la sua intimità… La stessa analisi
si può rinvenire in un altro pozzo sacro, quello di di Santa Anastasia
(o di "Puttu de is dolus") che si trova all'interno del paese di
Sardara, in provincia di Cagliari. Questo pozzo è un po' più piccolo
di quello di Paulilatino (6 metri circa di lunghezza, per 5 di profondità
del pozzo) ed è anche meno curato, per via delle pietre grezze e
non rifinite. Vanta la solita apertura trapezoidale, ormai firma
architettonica dei costruttori di megaliti, e anche una scalinata
con dodici scalini, evidentemente simboleggianti i mesi dell'anno.
Tredici scalini invece ha un altro pozzo sacro, quello di Santa
Vittoria di Serri, in provincia di Nuoro, che è anche attualmente
il complesso dimensionalmente più grande (11 metri). Il tredici
ha valenze stellari e gli scalini continuano ad avere, nei pozzi
sardi, un simbolismo astronomico. Comunque Santa Vittoria ha un
aspetto più simile a Santa Cristina, anche se mostra la volta a
tholos crollata e quindi è andato perduto l'allineamento lunare.
Ovunque però si legge il linguaggio universale dell'astronomia,
unito quasi paradossalmente a quello dell'anatomia.
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(Sopra, a sinistra) Il Pozzo di Santa Anastasia, detto anche
Puttu de is dolus, si trova a Sardara, in provincia di Cagliari.
La simbologia è identica a quella del pozzo di Paulilatino,
anche se le pietre sono meno rifinite. (Al centro) La volta
a tholos termina con un foro, identificabile con l'uretra
femminile: la conoscenza dell'anatomia umana dei costruttori
di questi megaliti è veramente incredibile. La volta
comunque aveva una funzione astronomica, in quanto nel foro
si stagliavano stelle e pianeti. (A destra) La fonte sacra
di Puttu de is dolus aveva anche proprietà curative
e secondo alcuni anche oggi sarebbero indicate per le malattie
ossee e quelle renali. (Tutte le foto del Pozzo di Santa Anastasia
© Daniele Piras).
(Sotto, a sinistra) Il Pozzo Sacro di Santa Vittoria, a Serri,
provincia di Nuoro, appare meglio rifinito di quello di Santa
Anastasia, ma ha subito il crollo della volta a tholos che
lascia vedere l'interno del serbatoio (al centro). (Queste
foto del Pozzo di Santa Vittoria © Daniele Piras). La
vista aerea non lascia adito a dubbi: la simbologia anatomica
si collega con quella astronomica, in quanto il pozzo è
allineato con il Sole calante nell'equinozio di primavera
(a destra).
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Secoli di dominio cristiano non hanno cancellato le
tracce e anzi mano a mano che si studia il territorio sardo, emergono
altri pozzi, come la fonte sacra di Su Tempiesu che si trova in territorio
di Orune, in provincia di Nuoro; la piccola fonte sacra di Funtana
'e Baule, a Ittireddu, in provincia di Sassari; il pozzo sacro Milis,
a Golfo Aranci in provincia di Olbia-Tempio. La simbologia trapezoidale
è talmente evidente che ci stupisce che nessun archeologo italiano
abbia potuto avanzare un'ipotesi di analogia costruttiva tra i pozzi
e l'Antro della Sibilla di Cuma, in provincia di Napoli, che è
l'esempio più evidente di cavità a trapezio. Una forma
che secondo alcuni archeologi è un anticipo dell'arco e che
noi abbiamo dimostrato essere utilizzata in moltissimi luoghi nel
mondo, tutti accomunati dalla presenza di pietre megalitiche. E la
Sardegna di megaliti ne ha migliaia, 3 o 4mila, senza contare i 12mila
nuraghi e le 321 Tombe di Giganti! Eppure è sconcertante il
modo in cui questa terra antichissima viene trattata dagli studiosi.
Un vero razzismo culturale disprezza la popolazione e la sua arte
antica di decine di migliaia di anni, manufatti immensi e stupefacenti
vengono sminuiti in modo sistematico da archeologi miopi quanto ortodossi.
Ma è possibile, diciamo noi, distruggere il senso di reperti
che sono all'origine della storia dell'uomo? E' possibile fare a pezzi
intellettualmente il senso stesso della realizzazione di monumenti
stupefacenti come quelli sardi? Non parliamo dei nuraghi, le torri
di funzione sconosciuta che a migliaia costellano il territorio. Non
parliamo delle Tombe dei Giganti, incredibili cimiteri di uomini alti
tre, quattro metri.
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Qualcuno,
in Sardegna, racconta di incredibili ritrovamenti di questi
Giganti, ritrovamenti ad opera di operai, contadini, ecc. che
hanno avuto l'onestà (o l'ingenuità) di avvertire le autorità,
per poi vedere la scoperta di quelle ossa immense finire nel
dimenticatoio, evidenemente troppo scomode per essere rivelate.
Fantasie, quelle dei contadini? E' comprensibile l'atteggiamento
della Scienza ufficiale, comprensibile e umano, ma non giustificabile.
Peccato che i Giganti costellino la
storia e le tombe umane. Peccato che nelle tradizioni di tutto
il mondo esistono questi esseri civilizzatori, peccato che sia
esistita nel più remoto passato (almeno 8mila anni fa) una popolazione
di stirpe indoeuropea che abbia colonizzato in mondo e che abbia
lasciato le sue tracce nei giganteschi megaliti. E se le ossa
di Giganti possono essere fatte sparire, le pietre altre quattro
metri e pesanti 200 tonnellate non possono essere mosse se non
ricorrendo alle più costose e sofisticate gru. E quindi è nel
retaggio simbolico di questi monumenti che possiamo trovare
tracce di quel remotissimo popolo, di cui i Sardi forse oggi
costituiscono i discendenti; certamente la Sardegna, per via
dell'incredibile numero di monumenti megalitici, era un'area
particolarmente sacra, almeno quanto la Gran Bretagna, con la
quale condivide l'antichità geologica del territorio. Gli studiosi
affermano che i pozzi sacri sono stati costruiti intorno al
1000 BCE dal popolo dei Nuraghi, quegli stessi Shardana ("il
Popolo del Mare") descritto dagli Egizi e usato come guardia
del corpo personale dal faraone Ramses II. Ma a noi questo discorso
pare riduttivo, perché strutture analoghe sono state trovate
in Russia e nell'area caucasica in tempi ben
più remoti (almeno il 2500 BCE). I primi uomini Sapiens-Sapiens
a popolare la Sardegna in realtà furono i Crô-Magnon risalenti
a 16mila anni fa rinvenuti nella grotta di Corbeddu a Oliena.
La questione si intreccia con il discorso sull'origine del primo
popolo indoeuropeo insediatosi nel Mediterraneo, i Liguri.
Furono infatti senza dubio i Liguri ad occupare proficuamente
un'area che andava dalla Spagna (Cadice) fino all'Italia, alla
Campania per la precisione.
Chiaramente la Sardegna, e la Corsica, si trovavano nel centro
di questo tratto di mare e non è assurdo pensare che sia stato
questo popolo antico di 25mila anni il primo colonizzatore dell'isola.
In effetti in tutta l'area descritta si rinvengono pesanti tracce
megalitiche: la Spagna ha due luoghi particolarmente misteriosi
come Elche e la stessa Barcellona,
ove il culto stellare della Dea Madre potrebbe essere antichissimo.
Poi l'area dei Pirenei nasconde innumerevoli megaliti e connessioni
telluriche, come la celebrerrima Rennes-le-Chateau. La Linguadoca
e la Provenza sono altri luoghi megalitici ricchi di testimonianze,
così come la Liguria, la parte occidentale dell'Emilia, la costa
toscana e quella laziale, in cui sorgono vere e proprie città
megalitiche come Alatri. Per finire, ci ritroviamo proprio a
Cuma, in cui una galleria a trapezio alta cinque metri chiude
in un certo senso il cerchio del popolo dei Liguri. Ma sono
questi i veri predecessori degli abitanti attuali della Sardegna?
L'isola nella sua storia ha subito decine di invasioni e di
colonizzazioni, per cui è scorretto parlare di un popolo geneticamente
omogeneo. Però i primi Sardi accertati furono gli abitanti dell
c.d. "Civiltà cardiale" che si sviluppò fino a 4500 BCE; le
successe la Civiltà di Bonu-Ighinu durò fino al 3500 BCE, mentre
la Civiltà di San Michele giunse fino al 2700 BCE. Gli Shardana,
popolo navigatore e guerriero, giunsero più tardi e assimilarono
le popolazioni autoctone, distruggendo alcune tradizioni e imparandone
altre. |
| (Sopra) Statuina sarda della Dea Madre,
nella posa tipica della "Isis Lactans" egizia. (Sotto)
Bronzo di un guerriero Shardana, posteriore alla cultura dei
pozzi. |
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Occuparono i nuraghi, trasformandoli in fortezze difensive,
e prosperarono almeno fino al 500 BCE, quando l'isola fu conquistata
dai Cartaginesi. Ma una parte dei Sardi originari, di origine ligure
a nostro parere, emigrò verso l'Italia continentale: è
stato dimostrato da autorevoli studiosi come gli Etruschi siano fortemente
imparentati con alcuni Sardi odierni e che ne ereditino in un certo
senso l'impronta culturale. Ciò è vero se si pensa che
l'etrusco è una lingua che ha forti affinità con il
leponzio e il runico, è chiaro che il retaggio indoeuropeo
è fortissimo nel popolo che visse in Toscana, benché
si dica geneticamente che i Tyrsenoi provenissero dall'Asia Minore.
A nostro avviso, come detto più volte, se esiste una similitudine
tra tutti questi popoli è di matrice culturale più che
razziale o genetica. Non si può parlare di una razza bianca
indoeuropea, così come non esiste una vera razza sarda o etrusca.
Già nell'antichità, come oggi, gli esseri umani sono
il frutto di un incrocio di molteplici genealogie e la diversità
genetica è sempre stata una caratteristica vincente, che rendeva
per persone più protette dalle malattie. Il discorso va quindi
puntato su un piano culturale, antropologico. Liguri, Sardi, Etruschi:
non importa la loro provenienza, importa il loro culto, le loro credenze,
la loro impostazione filosofica. In tutti emerge il senso di una Madre
Terra legata al Sole e alla Luna, legata alla fertilità, senza
dubbio, ma anche alla sessualità.
Lorena Bianchi
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| (Sopra,
a sinistra) La Dama di Elche, misteriosa statua di una donna
di probabile origine indoeuropea rinvenuta in Spagna, a Elche,
località non distante da Valencia. I tratti somatici, le decorazioni
e l'espressione altera, unica nel suo genere, fanno pensare
che si tratti della raffigurazione di una regina ligure, del
popolo che per primo colonizzò l'area del Mediterraneo occidentale
a partire da 25mila anni fa. (Al centro) Una tomba a kurgan,
tipica della cultura indoeuropea, rinvenuta in Armenia. Notare
la forma a "toppa di chiave" nel centro, tipica del Pozzo di
Santa Cristina e di altre fonti sacre sarde, associata come
detto alla struttura anatomica dei genitali femminili. Si tratta
dunque di un retaggio antichissimo, al pari dell'immagine della
Dea Madre in fattezze di uccello, come questa statuetta (a lato)
della cultura Jomon, antenata del popolo degli Ainu
del Giappone. Si tratta anche in questo caso di un caso di elaborazioni
locali di una cultura comune ancestrale... (A destra) La Tomba
dei Giganti, "S'ena 'e thomes" in lingua sarda, una delle immagini
più tipiche dell'architettura megalitica sarda. Si tratta di
esempi eccezionali di un retaggio antico quanto l'Uomo, meritevole
di studi approfonditi. Ma la Scienza ufficiale tende a sminuire
queste tracce, preferendo concentrarsi sulla recente (e poco
misteriosa) Storia di Roma... |
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