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La piramide
è un tipo di architettura presente in tutto il mondo,
al punto da ipotizzare una fonte culturale comune che abbia
ispirato questi monumenti. Un popolo ancestrale diffuso in tutto
il mondo, sulle cui tracce noi di Sator ws siamo ormai da molto
tempo. Moltissime analogie sono emerse in questi mesi, al punto
da dimostrare la presenza di una civiltà megalitica millenni
prima di quanto pensato dalla Storia ufficiale. Ma esistono
due isole che presentano costruzioni virtualmente identiche
che possono darci la chiave di lettura di questo mistero. La
distanza che separa infatti la Sicilia dall'isola di Tenerife,
nelle Canarie, è di migliaia di km, ma se osserviamo
le piramidi a gradoni realizzate in pietra vulcanica in entrambe
queste località, ci rendiamo conto come vi sia una base
realizzativa comune. Le piramidi siciliane sono conosciute da
decine di anni ma solo recentemente se ne è capita l'antichità.
Nella Valle del fiume Alcantara, alle pendici settentrionali
dell'Etna, in provincia di Catania, sono almeno dieci e tutte
presentano la stessa struttura. Alte una decina di metri e larghe
venti-trenta, sono composte da pietre vulcaniche scure ordinatamente
posizionate a secco secondo uno schema eccezionalmente preciso.
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| (Sopra) Una delle
incredibili piramidi siciliane, situata nella Valle dell'Alcantara,
ai piedi dell'Etna, in provincia di Catania. |
Le piramidi presentano gradoni, scale e in alcuni casi
una forma fortemente allungata, tipica di templi piramidali come quelli
presenti in Messico e in Perù. Questa caratteristica trova
un immediato riscontro in quello che viene considerato il più
grande monumento megalitico europeo: il tumulo ("Cairn")
di Barnenez, in Bretagna, a una cinquantina di km da Saint Malo. Risalente
secondo gli archeologi ad un'epoca compresa tra il 5000 e il 4400
BCE, il monumento colossale (lungo 70 metri, largo 26 e alto 8) mostra
palesemente la stessa struttura delle piramidi siciliane, iniziando
a scardinare le teorie di alcuni storici italiani che considerano
le costruzioni della Valle dell'Alcantara soltanto delle mere postazioni
di osservazione costruite tra il XVI e il XIX Secolo. Secondo costoro,
le piramidi sarebbero semplici luoghi di controllo del lavoro degli
agricoltori da parte del latifondista, il quale evidentemente non
aveva niente di meglio da fare che sorvegliare i suoi servi della
gleba! Le cose non stanno così, e poco valgono le testimonianze
della gente del posto che afferma che le piramidi sono state costruite
in tempi recenti, fino all'inizio del XX Secolo. Si tratta di monumenti
imponenti come dimostrano anche soltanto le foto che mostriamo in
esclusiva: non è possibile edificare simili opere senza il
lavoro congiunto di decine e decine di tecnici specializzati nell'incastro
dei massi. Di muri a secco ne è piena la Sicilia, ma questi
sono formidabili nell'assorbire i terremoti e i racconti popolari
potrebbero narrare di come di tanto in tanto si sia proceduto a qualche
attività di restauro. Già, perché la funzione
antisismica e la robustezza generale di questi edifici sacri e orientati
secondo i punti cardinali è comune ad altre celebri piramidi
insulari, quelle presenti alle Canarie, precisamente nell'Isola di
Tenerife.
| (Sopra) Le piramidi di Sicilia mostrano
caratteristiche già note nel mondo. Una struttura a gradoni,
dimensioni ragguardevoli e rampe di accesso alla vetta. Il tutto
è accompagnato da un perfetto orientamento con i punti
cardinali. Si tratta di costruzioni realizzate da centinaia,
forse migliaia di uomini, organizzati e in possesso di conoscenze
scientifiche notevoli. (Sotto, a sinistra e al centro) Impossibile
non notare le similitudini con le Piramidi di Guimar, nelle
Canarie, a Tenerife: benché meglio tenute e restaurate
recentemente, si nota la stessa cura progettuale e costruttiva
e la stessa precisione astronomica. (A destra) Il Tumulo di
Barnenez , in Bretagna, datato 4400 BCE ma forse più
antico, è considerato il più grande monumento
megalitico d'Europa e mostra analogie nella forma e nella realizzazione
a secco delle piramidi siciliane. |
Le Piramidi di Güimar sono situate in una specifica
località sulla costa orientale dell'isola africana ma di sovranità
spagnola. Considerate analogamente alle siciliane solo il prodotto
di contadini, in realtà dimostrano connotazioni astronomiche
eccezionali che furono scoperte dall'esploratore Thor Heyerdahl. Questo
celebre studioso norvegese si era recato alle Canarie negli Anni '60
per dimostrare la possibilità di attraversare l'Atlantico con
barche tipiche dell'Antico Egitto o della Fenicia. (Con la barca fatta
di giunchi di papiro denominata "Ra II" dimostrò
nel 1970 che era possibile viaggiare dal Marocco alle Barbados in
57 giorni, sfruttando alisei favorevoli e correnti. Una possibilità
evidentemente conosciuta da Colombo e adottata in occasione del primo
viaggio in America nel 1492). Ma ciò che stupì maggiormente
Heyerdahl e i suoi collaboratori, erano le strutture megalitiche che
vi sorgevano. Il linguaggio astronomico tanto caro ai nostri antenati
era presente sulla cima delle Piramidi di Güimar: nel giorno
del solstizio d'estate dalla piattaforma della piramide più
alta si poteva (e si può ancor oggi) osservare il Sole tramontare
dietro il picco di una montagna all'orizzonte, oltrepassarlo e solcare
un ultimo tratto di cielo prima di definitivamente scomparire dietro
la vetta adiacente. Alla mattina del solistizio d'inverno su tutte
le piramidi è invece possibile salire seguendo il percorso
del Sole mediante una scalinata sul loro lato occidentale. Heyerdahl,
esploratore e non archeologo, non si sbilanciò sul popolo che
poteva aver edificato simili opere, ma affermò che a parere
suo poteva aver un collegamento con la mitica Atlantide.
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| (Sopra, a sinistra) Cartina del Mediterraneo
che riproduce le migrazioni dei popoli Cro-Magnon a partire
da 35mila anni fa. Da una comune base berbera si staccarono
popolazioni ibero-liguri, che alla fine si insediarono in Sicilia
formando il popolo dei Sicani, fortemente affine ai Guanci che
invece migrarono nelle Canarie, più a Ovest, rimanendo
isolati per millenni. (Al centro) Un ritratto di uno degli ultimi
Guanci: sono evidenti le caratteristiche Cro-Magnon di quella
etnia. (A destra) Una mummia Guanci, una ragazza di circa trent'anni,
perfettamente conservata. Notare gli zigomi alti e i capelli
rossi. |
Atlantide? Se è per questo, le Canarie in tal
senso offrono decine di spunti. A cominciare dalla collocazione in
mezzo all'Oceano Atlantico fino al suo misterioso popolo, i Guanci,
che l'abitarono fino all'arrivo degli Spagnoli, prima di soccombere
sterminati o dispersi geneticamente da matrimoni misti. Ma dai ritrovamenti
archeologici e soprattutto dalla genetica, oggi possiamo sapere molto,
moltissimo di questa etnia e di come si possa collegare con il popolo
che edificò le piramidi siciliane. I Guanci erano conosciuti
fin dall'antichità dai Fenici e dai Cartaginesi, che scoprirono
le Canarie nel corso dei loro viaggi. Questo popolo aveva caratteristiche
fortemente caucasiche di origine Crô-Magnon: alti, con la pelle
bianca e i capelli biondi o rossi, i Guanci vivevano nelle caverne
sui pendii delle montagne ma erano dotati di ottime doti manifatturiere;
popolo pacifico, matriarcale, orgoglioso della libertà e del
suo rapporto con la Natura, adoravano divinità stellari, una
Dea Madre e il Dio Sole come gli Egizi, e praticavano l'arte della
mummificazione. Secondo la tesi più affermata e suffragata
da prove genetiche del Dna mitocondriale, i Guanci erano fortemente
imparentati con i Berberi del Nordafrica e infatti queste popolazioni
sono ancor oggi rappresentanti di una primigenia stirpe indoeuropea.
La variante Crô-Magnon dell'Homo Sapiens Sapiens infatti nacque
in Africa circa 50mila anni fa e si diffuse a partire da 40mila anni
fa in Asia ed Europa. In Nord Africa genti che sarebbero in seguito
diventate berbere attraversarono lo Stretto di Gibilterra e si stabilirono
in Spagna, dando origine alla civiltà preindoeuropea dei Liguri.
Nello stesso periodo analogamente altre genti pre-berbere attraversarono
il tratto di mare tra la costa del Marocco e le Canarie, dando origine
al popolo Guanci. Una tesi troppo estrema? Certamente in Europa le
correnti migratorie furono almeno due, una attraverso la Spagna e
la costa mediterranea fino all'Italia e la seconda attraverso il Medioriente
ei Balcani. Entrambe queste correnti, se non si tratta della stessa
popolazione, erano portatrici di nozioni astronomiche e religiose
avanzatissime e si caratterizzavano per la sistematica erezione, in
particolari luoghi, di pesantissimi megaliti e della modellazione
di piramidi semi-naturali. Lo stesso può essere accaduto nelle
Canarie, dove questo popolo primigenio però rimase isolato
e senza la possibilità di effettuare scambi commerciali e culturali.
| I Guanci
cioè potrebbero aver trattenuto nei miti e nelle usanze
il ricordo del Primo Popolo che diede origine alla civiltà
megalitica, non riuscendo però a evolversi industrialmente
e rimanendo in armonia naturale con l'ambiente circostante.
Del resto le Canarie sono un paradiso in tal senso e sono dotate
di cibo e acqua in abbondanza, nonché di ripari sicuri
e legname come combustibile. Di che altro avrebbero dovuto aver
bisogno? Le popolazioni Guanci delle varie isole persero rapidamente
la capacità di navigare e ognuna rimase in una sorte
di enclave e se i contatti tra le varie isole dell'arcipelago
erano possibili, sicuramente non erano realizzabili scambi commerciali
a lungo raggio (nemmeno avendo l'America a portata di mano).
L'arrivo dei Cartaginesi non cambiò la vita dei Guanci,
e così nemmeno quello dei Romani, che chiamarono le Canarie
Isole Fortunate. Plinio il Vecchio le descrisse ampiamente,
però non citando la presenza di alcun popolo tranne il
ritrovamento, ad opera dei marinai latini, di templi megalitici
a mo' di dolmen. Evidentemente i Guanci ritennero i visitatori
dei nemici pericolosi e rimasero al riparo nelle loro grotte
inacessibili. Come dar loro torto? Le Canarie, dopo secoli di
oblio, furono riscoperte da navigatori genovesi e templari verso
la fine del XIII Secolo. |
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| (Sopra) Un diorama
ricostruttivo delle grotte abitate dai Guanchi, in questo caso
Pueblo Chico, a Tenerife. Si tratta di uno stile di vita pratico
ed efficace, per nulla primitivo. |
Il celebre scrittore Giovanni Boccaccio parlò
a lungo di questa riscoperta e descrisse i Guanci nel dettaglio, prima
che le invasioni spagnole del XV Secolo spazzassero via le tracce
di questo misterioso popolo. Ma cosa collega le piramidi di Güimar
ai Guanci? Sicuramente non furono costruite da loro, perlomeno lo
furono dai loro antenati. Ma proprio a Güimar è stato
trovato un insediamento Guanci proprio all'interno di una delle piramidi,
segno che il luogo era conosciuto e popolato.
Una base etnica antica di decine di migliaia di anni però ci
porta al popolo dei Sicani, il primo abitatore della Sicilia. La Storia
ci insegna che i Sicani, ritenuti secondo noi a torto non un popolo
indoeuropeo, abitava l'area a sud della Spagna corrispondente grossomodo
alla moderna Andalusia. Entrati in conflitto, sempre secondo gli storici,
con le popolazioni Liguri autoctone, i Sicani diressero verso la Sicilia,
ove si insediarono intorno al 3000 BCE. Esistono numerosi studi in
merito ai Sicani, il più interessante dei quali afferma che,
al contrario di quanto ritenuto, vi sono delle fortissime somiglianze
fisiche e genetiche tra questi primi siciliani e i Berberi. Ancora
loro! La popolazione bianca di origine Crô-Magnon del Nord Africa
pare strettamente imparentata con i Sicani, che del resto erano originari
della Spagna meridionale, quindi a un passo dall'Africa. In tempi
preistorici, antecedenti la fine dell'ultima Glaciazione avvenuta
12mila anni fa, la Sicilia era inoltre notevolmente più vicina
all'Africa in seguito all'abbassamento del livello dei mari, rendendo
possibile una colonizzazione diretta dalla Tunisia dell'isola di forma
triangolare.
(Sopra) A Gran Canaria, presso il Cenobio Valeron, sono visibili
queste grotte abitate fino al XV Secolo dai Guanci. Notare
la struttura ad alveare. (Al centro) Sempre a Gran Canaria,
presso il Roque Nublo, una grotta Guanci a picco su una scarpata
mostra le difese naturali utilizzate dagli antichi abitanti
dell'isola. (A destra) Nelle grotte più ampie la popolazione
praticava l'arte della mummificazione, analogamente agli Egizi.
(Sotto, a sinistra) Un sistema di abitazioni analogo a quelle
dei Guanci si riscontra in Sicilia a Cassibile, in provincia
di Siracusa, e anche presso la necropoli di Pantalica (al
centro) : un intrico di caverne scavate nella roccia, a picco
sulle scarpate. (A destra) Anche i Liguri adottarono un sistema
analogo per le loro necropoli, come in questa foto scattata
sulle pendici del Monte Olgisio: segno di una comunanza culturale
oltre che genetica dei popoli Cro-Magnon.
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Occorre anche dire che, come abbiamo visto in merito
allo studio sulle origini della città di
Roma, i Sicani e i Liguri avessero un nucleo abitativo comune
proprio nell'area ove sarebbe sorta la Città Eterna. I due
popoli si ritenevano fratelli e di stirpe comune: l'insediamento romano
aveva funzioni importantissime di unione tra le terre liguri a nord
e quelle sicane a sud. E poiché abbiamo fortissime testimonianze
che mostrano abitazioni nelle caverne sia delle genti Liguri che di
quelle Sicane, c'è da chiedersi se questi primi abitatori del
Mediterraneo non fossero un popolo omogeneo. Le caverne del Monte
Olgisio, in provincia di Piacenza, quelle di Pantalica sui Monti Iblei
e quelle di Cassibile vicino a Siracusa, sono solo alcuni esempi di
identica conformazione abitativa. Nella fattispecie, grotte e caverne
scavate, spesso a picco su burroni e dirupi. Strutture trogloditiche
analoghe si trovano nelle Canarie, è ovvio, ma anche in altre
aree africane, come ad esempio in Marocco sui monti dell'Atlante,
oppure più a sud, nel Mali, nelle scogliere di Bandjagara abitate
dai Dogon. Altre similitudini sono presenti nelle grotte di tutta
l'Asia. Ma questo popolo di origine berbera trova ulteriori figliazioni.
I Liguri erano denominati così dai Greci, ma il loro nome originale
era Libui o Libi, un nome che presenta un'assonanza incredibile con
il territorio della Libia, quasi che fossero indigeni di quella regione.
Comunque sia furono per certo i primi abitatori dell'Italia, stante
la loro presenza nel 20-25mila BCE proprio nella regione che da loro
prende il nome. I Berberi popolano l'area nordafricana da almeno 40mila
anni e i Sicani probabilmente occuparono la Sicilia molto prima di
quanto ipotizzato dagli storici: ecco qui il popolo che costruì
le piramidi! Di Sicilia, certo, ma non solo, forse. Testimonianze
dell'area bosniaca di Visoko ci raccontano piramidi antiche di 36mila
anni e nessuno vieta di vedere affinità anche con il popolo
egizio, multietnico ma dai forti connotati indoeuropei in alcuni suoi
faraoni (l'esempio più palese è quello di Ramses II,
dalla statura notevole e dai capelli rossi).
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Comunque
sia, le affinità genetiche berbere di Guanci, Sicani
e Iberi, Liguri e tanti altri popoli primordiali non ci devono
far dimenticare che le testimonianze di quell'epoca incredibilmente
antica sono tuttora vivide e presenti ed è solo la pigrizia
mentale o l'eccessiva prudenza a impedire di vedere le tracce
megalitiche. Che dire infatti della Piramide di Pietraperzia?
Situata nel cuore della Sicilia, in provincia di Enna, si tratta
di una costruzione a pianta rettangolare, lunga 55 metri, larga
30 e alta 13 che presenta nei dintorni tracce di grotte abitate,
laboratori atti alla lavorazione della selce, quattro scale
megalitiche intagliate nella roccia orientate secondo i punti
cardinali e un trono in pietra simile a quelli ritrovati in
Francia e Spagna e utilizzati per scopi propiziatori e rituali
di fertilità. |
| (Sopra) L'incredibile
struttura di Pietraperzia, in provincia di Enna: si tratta di
una piramide a pianta rettangolare lunga 55 metri. |
La struttura, come
accade a Tenerife e nella Valle dell'Alcantara, è a gradoni, con
terrazze degradanti, mentre il perimetro è circondato da una vasta
area circolare che ben esemplifica il senso dei simboli astronomici
(l'appartenenza della piramide al ciclo dell'Universo). Su un forum
di archeologia abbiamo trovato la seguente notizia, che riportiamo
integralmente: "E' stata creata una collaborazione
con l'Unione Europea e una partnership con studiosi di Tenerife
(tra cui Vicente Valensia Alfonso di Tenerife che ha già lavorato
con l'Univ. del Maine nel sito spagnolo di Güimar) per poter effettuare
uno studio approfondito su tutta l'area. Inoltre uno studio stratigrafico
verrà effettuato sotto la supervisione del prof. E. Anati con l'ausilio
di un pallone aerostatico per effettuare rilevazioni aeree su una
più vasta area circostante. L'obiettivo è, data la presenza di numerose
necropoli nelle vicinanze, la ricerca di un villaggio correlato
al sito". Ci permettiamo di suggerire ai ricercatori di osservare
nelle grotte, invece che cercare fondamenta di fantomatiche capanne
che non venivano utilizzate da questi protoindoeuropei. Ma al di
là di questo appunto sul metodo, si tratta di un primo, valido approccio
allo studio comparato di queste strutture, ma occorre che gli oscurantisti
mettano da parte il loro filomedievalismo e attribuiscano alla giusta
epoca queste strutture, che poco alla volta stanno spuntando in
tutta la Sicilia.
Lorena Bianchi
N.B.: le foto delle piramidi della
Valle dell'Alcantara sono di Nunzio Cartalemi.
| (Sopra) Dettagli delle piramidi della Valle
dell'Alcantara: le rampe delle scalinate e i gradoni, messi
a confronto con le strutture di Tenerife (in fondo a destra).
(Sotto) Sono evidenti la forma piramidale e le piattaforme sulla
sommità, che le rendono simili anche a quelle messicane
e peruviane, oltre che a quelle delle Canarie. Segno di un simbolismo
comune alle popolazioni più antiche del mondo. Il marchio
di una civiltà primigenia? |
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