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Pietra Perduca, è innegabile dirlo, rappresenta un posto affascinante,
che ammalia i suoi visitatori, al punto da esercitare nei loro
confronti un richiamo costante, irresistibile. E questo richiamo
non è privo di conseguenze, in quanto ogni volta che si raggiunge
la Perduca, vicino a Travo, un paese della Val Trebbia non distante
da Bobbio, in provincia di Piacenza, questa mostra di sé un
aspetto diverso, una delle molteplici facce che contribuiscono
a renderla un luogo incredibilmente magico. Se nella visita
precedente un panorama incantato ci aveva svelato un mondo
non terreno, celeste, in cui questo sperone di roccia ofiolitica
proveniente dal mantello terrestre sembrava assumere i contorni
di un'isola galleggiante nel cielo, separata dalla superficie,
stavolta la Perduca ci ha mostrato al contrario il suo aspetto
ctonio, legato cioè alla sua materialità, alla sua appartenenza
al ventre della Terra. Il senso della sacralità di questo posto
sta tutto nel suo legame spiccato con l'aria, il cielo, le stelle;
ma allo stesso tempo con il sottosuolo da cui proviene, con
le viscere stesse del pianeta, come se fosse metaforicamente
un pezzo del suo corpo, della sua carne. |
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La Perduca è nera, perché nero è
il colore del basalto che forma le rocce fuse presenti nel mantello;
ma al tempo stesso è colorata, assumendo i toni del rosso per
via del ferro, del grigio per il manganese, del blu grazie al rame
e del verde dovuto all'olivina, tipico minerale presente nelle rocce
dette Peridotiti, famiglia a cui appartiene appunto il Serpentino
che compone la gran parte della struttura. Le Peridotiti fanno parte
delle Rocce ultrafemiche o ultrabasiche, con un contenuto molto basso
di silicio e con una grande quantità di minerali femici, ossia
di ferro e magnesio: questo fatto le rende molto dense e pesanti e
in effetti un semplice sassolino della Perduca, del diametro di 2
cm, arriva a pesare anche 10 g! Il mantello terrestre è considerato
principalmente composto da rocce ultrafemiche e questo fatto rende
la Perduca un luogo estremamente interessante da un punto di vista
scientifico, sebbene naturalmente non sia l'unico posto al mondo caratterizzato
da rocce di questo tipo. A pochi km di distanza vi è un altro
affioramento di roccia serpentina: la mole imponente e desolata della
Pietra Parcellara, con il suo aspetto "cattivo", da vero
vulcano, sembra incutere un timore ancor maggiore.
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| (Sopra, a sinistra)
La Pietra Perduca vista dal satellite si rivela come una formazione
composta da due enormi blocchi di basalto serpentino, divisi
da una spaccatura occupata in tempi medievali dalla chiesetta
di Sant'Anna. (Al centro) La parte nord della Perduca ha la
sommità piatta e in posizione sopraelevata rispetto alla porzione
meridionale. E' situata i una valle chiusa, ai margini della
Val Trebbia, i cui rilievi comunque spiccano all'orizzonte (nella
foto è possibile vedere la sagoma del Monte Gonio). La Pietra
Parcellara (a destra), sebbene non particolarmente alta, è al
contrario uno sperone visibile in tutta la Val Trebbia e in
gran parte della provincia di Piacenza. La sua sagoma da vulcano
spicca nel paesaggio collinare e sicuramente è connessa con
riti e simbolismi religiosi preistorici. |
In effetti i 300
metri di dislivello che separano la Perduca dalla Parcellara non
sono solo altimetrici, ma sembrano avere conseguenze anche a livello
sacro e religioso. La vetta più alta infatti si staglia nel cielo
sud-occidentale, copre l'orizzonte, accogliendo anche il Sole al
suo tramonto nei mesi invernali. E' proiettata verso il cielo, e
per un popolo come i Liguri ivi residenti millenni fa, che facevano
delle vette la sede del loro Dio solare e fecondatore, la Parcellara
non poteva non avere significati altissimi legati alla vita e alla
prosperità che proviene dalla luce e dal calore della nostra stella.
Ma sulla Parcellara non ci sono apparentemente segni umani, tracce
di antropizzazione; sulla Perduca al contrario le due clamorose
vasche piene d'acqua intagliate nella viva roccia, unite alle erosissime
scale scolpite nel basalto e a una miriade di altri segni umani,
mostrano una frequentazione antica quanto la presenza dell'uomo
in questa valle. Il senso di questo legame, si questa "colonizzazione"
della roccia magmatica, è spiegabile attraverso il legame materno
che si veniva a formare con la Madre Terra. Se la Parcellara è il
Dio Sole, sacro e irraggiungibile signore del cielo e delle vette,
la Terra è la Perduca, sta sotto di noi, ci nutre, ci protegge.
Come una mamma, ci dà la vita, punendoci se disobbediamo alle sue
leggi naturali fatte di equilibrio e bilanciamento degli opposti:
ma generalmente è una madre benevola, gentile e premurosa. Questo
almeno venti millenni fa e oltre, quando questa valle era popolata
dalle genti Crô-Magnon provenienti dall'Africa e unitesi geneticamente
alle popolazioni autoctone neanderthaliane che popolavano l'Italia
da centomila anni. A loro volta i Neanderthal provenivano dalle tribù di Homo Erectus, probabilmente forse anche
di tipo Heidelbergensis, le cui tracce risalenti a 120mila anni
fa sono state trovate non distanti proprio da Travo, sulle rive
del fiume Trebbia. Una terra dunque abitata da tempi remotissimi
(analogamente all'area casertana che abbiamo analizzato in questi
articoli 1 - 2)
e la cui filosofia di vita legata all'armonia naturale e ai cicli
stagionali fu sicuramente trasmessa ai Crô-Magnon, che attraverso
il linguaggio simbolico e le popolazioni da loro discendenti è arrivata
fino a noi. Una filosofia in cui la Natura viene protetta, in cui
la caccia è limitata e l'equilibrio rispettato per non stravolgere
l'ecosistema.
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Un modo
di pensare antico di centinaia di migliaia di anni che fu dapprima
messo in discussione dai Romani e poi definitivamente travolto
a colpi di roghi dall'Inquisizione nel Medioevo,
rappresentante in questo caso di una mentalità sbagliata,
illogica, prepotente e distruttiva.
L'idea di base che la Terra
sia stata assegnata da Dio agli Umani (ma poi quale Dio? Il
Sole, il Dio delle Vette dei Liguri a cui tutti gli Dei Padri
del mondo derivano?) consente alla nostra specie ogni nefandezza:
modificare l'ambiente per le nostre esigenze, disboscare, inquinare,
coltivare senza freno, depauperare le risorse e sovrappopolare
il mondo sono colpe enormi con cui dobbiamo già fare
i conti e che potrebbero portare alla totale estinzione della
vita su questo pianeta. Tutto per colpa di sentimenti che di
"umano" hanno ben poco a che fare, in teoria:
avidità, egoismo, brama di denaro e di potere… Una
"fame assurda" che nasce dall'idiozia del non accontentarsi,
del pretendere lussi e ricchezze senza senso, dalla paura della
povertà che spinge ad accumulare capitali e patrimoni
che rovinano e angosciano intere esistenze… E una società
che invece di spingere al contrario verso una maggiore spiritualità
interiore, verso un'accrescimento culturale e mentale, un'evoluzione
animica loda al contrario l'ignoranza, la superstizione, il
conformismo più bieco che ha un timore folle della morte
e concede una vita nell'aldilà solo in cambio di un'adesione
a questi valori devastanti e distruttivi. La chiesetta di Sant'Anna
che sorge nel mezzo dei due massicci che compongono la Perduca
in tal senso è emblematica della distruzione dell'Antica
Religione, anzi dell'Antica Cultura filo-naturale che praticavano
i nostri antenati. Costruita nel '200, si tratta in realtà
di un oratorio, la cui funzione è quella di esorcizzare
con rassicuranti immagini cristiane un luogo di culto fortemente
pagano. Come spesso accade, questo zelo ci è molto utile
per ricostruire ciò che precedentemente veniva venerato
sulla Perduca. |
| (Sopra)
La vasca intagliata nella roccia posta sul fianco ovest del
blocco settentrionale della Perduca è nascosta parzialmente
dalla sagoma dell'Oratorio di Sant'Anna. Notare i numerosi segni
di antropizzazione, costituiti da scale intagliate. |
Infatti Sant'Anna
è la madre della Madonna e se questa ultima è letteralmente modellata
sulla figura della Dea egizia Iside madre di Horus, salvatore identico
nei suoi aspetti al Gesù cristiano, è evidente che la divinità di
riferimento della Perduca è Nut, madre nella mitologia egizia appunto
di Iside. Nut era Dea del Cielo e veniva rappresentata con il corpo
inarcato a formare la volta celeste e ci porta a un simbolismo stellare,
che trova nelle vasche colme d'acqua presenti sul fianco della montagna
e sulla cima piatta lo specchio attraverso cui "portare il cielo
sulla terra". L'ossessione dei primi Crô-Magnon italici, di
cui i Liguri sono i discendenti, è quella di rappresentare l'armonia
stellare e la perfezione del cielo e per farlo cercavano di portare
l'immagine delle stelle e delle costellazioni sul nostro pianeta,
attraverso vasche colme d'acqua che formavano specchi liquidi e
che dunque rispecchiavano il cielo sovrastante. Naturalmente questo
rito non era fine a se stesso, ma era legato all'immersione della
persona in queste vasche, o durante un parto oppure secondo un rito
che avrebbe potuto perfettamente ricalcare il concetto di battesimo
moderno. Da un punto di vista esoterico il battesimo ha infatti
un grande significato: rappresenta la purificazione di corpo e anima,
lo "hieros gamos", il matrimonio sacro tra Ba
e Ka, intesi come anima e io conscio, necessari per il superamento
della fase alchemica del'Albedo, l'Opera al Bianco, una delle tre
fasi, quella centrale, della realizzazione della Grande Opera, ovvero
del pieno sviluppo della parte divina nell'Uomo. Gli antichi Liguri
erano dunque alchimisti? Pare proprio di sì, o quantomeno erano
interessati allo sviluppo della loro divinità interiore. Il battesimo
nelle religioni antiche nasce ufficialmente da un punto di vista
storico proprio in Egitto presso i sacerdoti di Iside che a partire
dalla II Dinastia immergevano il Faraone in acque benedette, lo
rendevano amato dalla Dea, purificato dalla sua stessa essenza e
dunque divino. In epoche tarde questa pratica, per motivi vari,
fu estesa prima ad alti dignitari dello stato egiziano, poi a funzionari
minori, scribi fino ad arrivare nel Nuovo Regno a tutta la popolazione
egiziana, che in tal modo si sentiva "eletta", purificata. Questa
pratica ebbe tale successo che trovò estimatori in tutto il Medioriente:
in Frigia lo si legò al Dio Attis, in Grecia fu utilizzato nei culti
dionisiaci e nei Misteri Eleusini dedicati a Persefone e Demetra, a Babilonia trovò espressione tra
i seguaci del Dio Marduk e in Persia al naturale antecessore di
Gesù, Mitra, il cui culto fu portato
in Occidente dai Romani che diffusero anche la pratica del battesimo,
successivamente sincretizzata e assorbita dai Cristiani. Al di là
del pensiero di questi ultimi, l'origine egizia del battesimo ci
riconduce ancora una volta ai primi Crô-Magnon, che vivevano
in Africa settentrionale, nelle zone ora aride del Sahara che 30mila
anni fa invece erano umide e ricche di vita. Infatti il nome Liguri
deriva da Libui, che a sua volta ha dato origine al toponimo Libia:
e proprio da qui, da Occidente rispetto dall'Egitto, i Crô-Magnon
iniziarono la colonizzazione in Europa… E' evidente che i
Libui influenzarono tutte le culture a loro limitrofe, tra cui quella
che diede origine agli Egizi e non è un caso dunque trovare questa
filosofia alchimistica tanto sulle rive del Nilo quanto nell'Appennino
emiliano, su una montagna antica di molte migliaia di anni, probabilmente
coeva ai resti megalitici del Monte
San Martino, distante 8 km in linea d'aria (cioè nulla per popoli
abituati a percorrere miglia di km all'anno) e datati secondo i
nostri calcoli al XIV Millennio BCE. Vi sono altre due prove che
testimoniano questi riti battesimali: una è la presenza, sul lato
ovest della Perduca, proprio sopra una delle due vasche, di tutta
una serie di gradini e di sedili intagliati nella roccia serpentina
che "osservano" direttamente la Pietra Parcellara e che potrebbero
essere stati modellati in funzione di particolari eventi astronomici.
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| (Sopra) Eccezionali
esempi di antropizzazione sono i gradini intagliati nella roccia
durissima della Perduca. Al pari delle scale e delle vasche,
costituiscono un vero "oopart", in quanto è impossibile allo
stato attuale delle conoscenze che genti preistoriche avessero
strumenti in grado di scolpire il basalto serpentino - e del
resto è impossibile che siano più recenti, in quanto la forte
erosione rende inequivocabile che questi segni siano antichi
di decine di migliaia di anni. Ma le conoscenze astronomiche
e alchimistiche degli antichi Liguri di stirpe Crô-Magnon
sono tali che è possibile che possedessero altre forme di tecnologie
non tradizionali a noi sconosciute. |
Non è facile ricostruire a quale fenomeno celeste
si riferissero, anche perché la precessione degli equinozi
sfasa notevolmente il calendario e non è facile ricostruire
le date di equinozi e solstizi, ma i moderni software astronomici
possono ricostruire il cielo in momenti particolari svelando il cielo
di 15mila anni fa. I risultati di queste analisi saranno pubblicati
a breve nel saggio "Le Montagne degli Dei" edito dalla Orizzonte
Editrice. La seconda, stupefacente prova del
legame fortissimo con l'acqua di questo posto, peraltro estremamente
arido e secco come qualsiasi roccia vulcanica, è dato da una
incredibile sorgente sacra, davvero un unicum da un punto di vista
geologico. Sul versante sud della Perduca, sul fianco della parte
più scoscesa e ripida che compone questo scoglio, si apre una
fenditura verticale nella roccia che è possibile scalare. Si
tratta di un percorso difficile e veramente pericoloso da fare senza
attrezzature o senza esperienza, perché il rischio di scivolare
e precipitare per centinaia di metri in verticale non è affatto
trascurabile. Su questo canale scavato nella montagna si raggiunge
un incredibile antro, sul fondo del quale si apre una stupenda fonte
sorgiva. Il luogo è una cavità semicircolare, scavata
dall'acqua o dall'uomo e rivestita di bianco, come se fosse intonacata:
non si sa se questo bianco possa essere nitrato di potassio, il salnitro
dei Romani o il sacro Natron degli Egizi, oppure al contrario una
forma di pittura basata sulla calce, ad esempio. La roccia serpentina
è povera di potassio, per cui occorrerebbe analizzare di che
sostanza si tratti, ma la tentazione di attribuirvi un'origine umana,
anche grazie alla forma ad utero della cavità, è forte.
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| (Sopra,
a sinistra) La Fonte Sacra alla Dea Madre: un rivolo d'acqua
che sgorga dal fianco del blocco meridionale della Perduca.
(Al centro) Lo stretto pertugio percorso per raggiungere questa
incredibile grotta. (A destra) La nostra Lorena seduta in una
nicchia di probabile origine artificiale, simile a quelle rinvenute
vicino alle vasche. |
Un Utero della Dea Madre: la bellezza del luogo, la
forma, la sua "impossibilità" da un punto di vista
naturale rende questa fonte un posto incredibile. Impossibile perché
la roccia sovrastante non è in fin dei conti moltissima e non
si comprende come la Perduca possa recuperare questa portata d'acqua,
i cui segni sono visibili nell'erosione della superficie inferiore.
Evidentemente, oltre all'apporto di acque piovane, vi deve essere
un fenomeno di capillarità o di sorgenti geotermiche in grande
profondità che alimentano questa fonte sacra. Una fonte che
ai nostri occhi è apparsa piccola, appena appena zampillante,
del tutto simile nell'aspetto e nella sensazione all'organo sessuale
femminile. Un luogo a cui ci si accosta con devozione, con timore
reverenziale, quasi si disturbasse il pudore della Terra, quasi che
se ne scorgesse l'aspetto più intimo e recondito. Ecco spiegato
il senso di questa pietra, il suo legame acquatico e al tempo stesso
celeste, la devozione degli antichi e il tentativo del Cristianesimo
di cancellarne il significato. Non ci sono riusciti, le indagini condotte
con il computer e i programmi astronomici poco alla volta ci stanno
svelando il vero messaggio della Perduca e i riti di perfezionamento
interiore ed evoluzione dei nostri antenati. Forse da essi impareremo
l'antica filosofia ambientale e potremo rispettare maggiormente questa
meravigliosa madre che ci ospita.
Lorena Bianchi
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| (Sopra, a sinistra)
La parte meridionale della Perduca è molto frastagliata, selvaggia
e soprattutto decisamente degradante verso valle rispetto alla
parte settentrionale. Ciononostante non mancano segni umani,
come la nicchia rettangolare (al centro) che ricorda assai le
strutture presenti a Perperikon.
Notare sulla sommità del blocco i segni di erosissime scale.
(A destra) Sul fianco della parete si aprono anche varie grotte
e nicchie di probabile origine naturale, anche se la regolarità
della forma lascia perplessi. La Perduca costituisce sempre
un mistero irrisolto... (Sotto, a sinistra) La Grotta della
Fonte è completamente rivestita di una sostanza bianca e ha
dimensioni notevoli (al centro). La sua posizione all'esterno,
in un panorama vulcanico-lunare, è di difficile se non impossibile
individuazione (a destra). Un luogo analogo alla fonte sacra
della Perduca è costituito dalla Grotta dell'Utero, situata
presso il Fosso della Nova a Farnese, in provincia di Viterbo.
Come nel caso dell'accoppiata Perduca-Monte San Martino, anche
in questo caso questa fonte sacra modellata a somiglianza dell'organo
sessuale femminile è collocata a pochi km di distanza da un
complesso megalitico, quello di Poggio Rota. |
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