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Se
oggi pensiamo ai Celti, le immagini che ci vengono alla mente
sono molteplici. Sono Celti i Galli in stile Asterix; è celtico
William Wallace, lo scozzese Braveheart del film di Mel Gibson;
sono celtici tutti gli irlandesi emigrati nel mondo, che festeggiano
il loro San Patrizio colorando di verde le città che hanno "colonizzato".
La cultura celtica è presente nelle musiche stupende di Enya,
Loreena McKennitt e di altri artisti New Age; è presente nei
romanzi fantasy, dal "Signore degli Anelli" in poi; in un certo
tipo di misticismo cristiano, assai lontano dalla mentalità
romano-vaticana; è presente in tutte quelle lingue e i dialetti
europei (ma non solo) che hanno avuto una contaminazione culturale
millenaria. In effetti, sembra che mezzo mondo sia rimasto celtico
e forse è proprio così. Se guardiamo alla storia, si può pensare
come l'Impero Romano prima e le invasioni barbariche poi abbiano
distrutto il substrato tradizionale originario dei vari paesi
d'Europa. La realtà però non è questa: tradizioni e concezioni
magiche e sciamaniche antiche di millenni sono rimaste inalterate
in molti luoghi isolati geograficamente. I Celti occupavano
prima dell'arrivo dei Romani un fascia di territorio che va
dalle isole britanniche alla penisola iberica, fino all'Ungheria
a oriente e alla Turchia a meridione. Una colonizzazione tutto
sommato pacifica, i Galati ("bevitori di latte" in greco) erano
ottimi guerrieri ma anche grandi allevatori e agricoltori e
non erano per nulla imperialisti, a differenza dei vicini latini.
L'area di espansione celtica era perciò immensa e non soggetta
a pericoli, innestando tradizioni e filosofie in popoli primitivi
autoctoni senza distruggerne l'identità indigena. Partendo,
secondo le teorie seguite dalla maggior parte degli archeologi,
da una piccola area situata nel nord della Svizzera, a La Tène,
e successivamente dalla valle tedesca di Hällstatt, i Celti
si radicarono profondamente in innumerevoli nazioni europee,
con risultati visibili in certi casi ancor oggi. Ad esempio,
i Lusitani in Portogallo e i Celtiberi in Spagna mostrano le
loro tradizioni anche nel mondo moderno, specialmente nel sud
dei due paesi iberici: malgrado Romani, Visigoti, Arabi e Castigliani,
il folclore celtico sopravvive in certi casi intatto. Lo stesso
si può dire di certe aree francesi, come ad esempio le regioni
ai confini con la Germania della Lorena e dell'Alsazia o la
stessa Provenza nel sud della nazione. Invece Svizzera e Austria
mostrano tracce celtiche nelle valli alpine più remote, risparmiate
dal feroce Calvinismo; mentre in Italia analogamente avviene
lo stesso tanto sulle Alpi quanto sugli Appennini. Nel nostro
paese in particolare le tracce celtiche sono inequivocabili
per quanto riguarda i dialetti. L'Emilia
è tutta fortemente celtica e così anche Piemonte, Lombardia
e parte della Toscana e delle Marche. |
| (Sopra)
Una scena tratta dal film "Braveheart" di Mel Gibson. I Celti
nell'immaginario collettivo sono combattenti per la libertà,
forti e fieri (sotto). |
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Ciò è spiegabile
con l'enorme quantità di tribù galliche stanziate nel nord: Taurisci,
Leponzi, Insubri, Senoni e Boi costituivano una forte federazione
alleata degli Etruschi. Ma la colonizzazione continuava anche nella
ex Jugoslavia: l'Istria era (ed è) profondamente segnata da tracce
celtiche e anche la Pannonia e l'Illiria, corrispondenti alle attuali
Slovenia, Croazia, Serbia e Ungheria. Tracce di Galli si hanno persino
in Bulgaria, mentre la Galazia in Turchia è una regione creata in
epoca più recente dai mercenari galli che combatterono per conto
dei Greci e che, una volta finita la guerra, decisero di stanziarsi
nel cuore della penisola anatolica, in un'area culturalmente affine
perché popolata dai popoli degli Sciti e dei Cimmeri. E in effetti
nella nostra ricostruzione siamo arrivati a un nome che ci è già
conosciuto: abbiamo incontrato i Cimmeri a Cuma, vicino Napoli,
sede del famoso Antro trapezoidale
così importante per la storia romana perché sede della Sibilla Cumana
descritta dal poeta Virgilio… Un tipo di architettura di probabile
origine minoica, anche se a detta degli archeologi l'Antro della
Sibilla è probabilmente di origine greca o romana. Eppure, nel nostro
viaggio abbiamo scoperto come tracce di questa forma a trapezio
sono presenti in moltissimi luoghi sulla Terra e tutti legati a
misteri: dalla Piramide di Cheope
alle tombe etrusche, dall'architettura Maya alle fortezze Incas
in Perù, dalla Sardegna di Giganti
e Nuraghi alla perduta città di Ugarit. Ci è venuto subito da pensare
come sia possibile che tutte queste antiche culture avessero lo
stesso tipo di architettura e che significato potesse avere quella
forma a trapezio. Cosa poteva unire la colonia campana Cuma con
la cultura Maya, con quella egizia e a quella Inca?
| Esempi di architettura trapezoidale: riga superiore, da sinistra
l'Antro della Sibilla di Cuma, presso Napoli; la Porta di Ugarit,
in Siria; la scalinata all'interno della piramide di Pacal a
palenque, in Messico. Riga inferiore, da sinistra il Pozzo di
Santa Cristina, in Sardegna; la nostra Antonella mostra le finestre
trapezoidali a Ollantaytambo, in Perù; infine l'interno
della Piramide Rossa di Dashur, in Egitto. Tutti luoghi mefalitici
accomunati da questa forma tipica. |
Tutto questo presuppone che ci sia stata un'unica civiltà
molto antica che ha realizzato lo stesso tipo di architettura in tutti
questi luoghi del mondo, un'architettura evidentemente legata anche
ad altri manufatti presenti ampiamente tanto nei luoghi di cultura
celtica quanto precolombiana: i megaliti. E se la porta a trapezio
può avere spiegazione apparente nella necessità archiettonica
di sostenere il soffitto delle costruzioni (venendo concepita come
un prototipo dell'arco), non così si interpretano dolmen e
menhir, spesso di dimensioni e persi tali da far pensare a una civiltà
tecnologicamente più avanzata rispetto anche alla nostra attuale!
Certamente i Celti e i Cimmeri prima ancora possono fornirci validissimi
indizi storici per cercare di spiegare queste stupefacenti e per certi
versi inesplicabili analogie. Per farlo dobbiamo partire dall'etimologia
del nome della città di Cuma, e dal popolo che, secondo gli
scrittori classici, abitava questo territorio prima dell'arrivo dei
coloni greci. Cuma deriva in teoria dal greco Kyma, che vuol dire
sommità, vetta, cima. A Cuma in verità non ci sono vere
montagne, tutti sanno che i Campi Flegrei sono crateri vulcanici spenti.
Tuttavia Kyma era la prima parte del nome del popolo denominato dai
greci Kymamineira: Mineira vuol dire cavità, galleria sotterranea
(da qui deriva il termine "miniera"). I Kymamineira erano
conosciuti dagli storici antichi come "Cimmeri": la loro
più antica citazione si deve ad Omero nell'Odissea, quando
racconta di Ulisse che, seguendo le istruzioni della maga Circe, giunge
ai boschi sacri di Persefone per interrogare l'ombra dell'indovino
Tiresia. Lo storico Strabone riferisce l'antica tradizione, raccolta
da Eforo, secondo la quale il Lago d'Averno, a due passi da Cuma,
era la patria dei Cimmeri, che abitavano in case sotterranee dette
Argillae e collegate fra loro da cunicoli. Di loro si raccontava che
nessuno vedeva mai il sole e vivevano cavando i metalli del sottosuolo
e praticando la divinazione in un Santuario, anch'esso sotterraneo,
dove i visitatori venivano a consultare il cosiddetto Oracolo dei
Morti. Lo scrittore Festo sostiene che i Cimmeri vivevano tra Baia
e Cuma, in una ristretta zona dei Campi Flegrei, in una valle circondata
da alti monti, che non veniva mai illuminata dal sole, chiamata "Tenebre
Cimmerie".
| Anche
Plinio racconta che presso l'Averno vi era un tempo un villaggio
chiamato Cimmerio, e Diodoro Siculo narra che da quel villaggio
si raggiungeva l'Oracolo dei Morti. Anche lo storico Nevio accenna
ad una Sibilla Cimmeria, che viveva forse in una similare Grotta
della Sibilla (da non confondere con l'Antro) realmente esistente
sulle rive del Lago d'Averno. Da queste informazioni deduciamo
che i Cimmeri effetivamente fossero esistiti e che fossero dediti,
oltre che alla metallurgia, anche alla divinazione. Ma l'Archeologia
ufficiale ci insegna che i Cimmeri sono storicamente vissuti
solo in Asia Minore: erano un ceppo della stirpe degli Sciti
e occupavano originariamente, fra la fine del II millennio e
i primi secoli del I millennio BCE, le regioni a nord del Mar
Nero, la valle del basso Don e le steppe a nord del Caucaso,
spingendosi a sud, in Anatolia, verso il VI Secolo BCE. Dediti
ad un'economia di tipo nomadico, erano abilissimi orafi e metallurgi.
Abbiamo trovato traccia delle loro opere nelle tombe a tumulo
dei re, mentre non si è trovata traccia alcuna dei loro insediamenti.
Ma cosa può unire, oltre alla passione per la forgiatura dei
metalli, i Cimmeri di Cuma e quelli dell'Asia Minore? Si tratta
della stessa popolazione? E che legame possono avere con i Celti?
Nonostante alcune piccole differenze dovute alla collocazione
geografica, si può pensare a un'origine comune per tutti e tre
i popoli, non dimentichiamo che i Galli della Galazia turca
trovarono in Asia Minore un terreno culturalmente affine perché
popolato da genti di comune stirpe indoeuropea e cimmera! Strabone
afferma che lo storico Posidonio riteneva che i Cimmeri asiatici,
"…per loro natura predoni e vagabondi, abbiano spinto
le loro scorrerie fino alle vicinanze della palude Meotide e
per causa loro il Bosforo sia stato chiamato Cimmerio..." Ma
i Cimmeri sono chiamati da Strabone anche in un altro modo,
ossia Cimbri. Anzi, il greco confonde ripetutamente Celti e
Cimbri, Cimbri e Cimmeri. I Cimbri storicamente vengono considerati
una popolazione che invase l'Europa intorno al 113 BCE, seminando
morte e distruzione nei territori popolati dai Galli. |
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| (Sopra)
Il cratere del Monte Nuovo nella zona dei Campi Flegrei, a Pozzuoli,
Napoli. Alle spalle del vulcano si può vedere il Lago d'Averno
e alle sue spalle la rocca di Cuma. (Sotto) Il Lago d'Averno
era per gli antichi il portale di accesso agli Inferi. |
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La sconfitta dei
Cimbri da parte delle truppe romane di Caio Mario, arrivata nel
102 BCE alle Aquae Sextiae (oggi Aix-en-Provence, in Francia), non
riuscì a chiarire l'origine di quel popolo. Secondo Artemidoro di
Efeso i Cimbri erano Celti; Plutarco disse che a suo giudizio erano
di stipe celto-scita, a conferma dell'opinione moderna dei Cimmeri
asiatici. Erodoto sembra ignorare del tutto i Celti, chiamando tutti
"Cimmeri e Diodoro Siculo, che afferma che quegli uomini portavano
il nome di Cimmeri "...che poco dopo li hanno chiamati per corruzione
Cimbri". I Cimbri dunque sarebbero una parte dei Cimmeri emigrata,
intorno al VI Secolo BCE, nell'area del Cherconeso Cimbrico, l'odierno
Jutland danese. Ora, se guardiamo al nome attuale del Galles, è
Cymru: i gallesi, oggi come ieri, si definiscono Cymry (in gallese
antico "patriota", "rifugiato" e deriva dal nome attribuito ai Britanni
fuggiaschi scacciati dalla Northumbria e dalla Cumbria dai Sassoni
a cominciare dal III secolo CE). Cymry deriva dal celtico "cum"
e "ro, "cumrog", che significa "gente dello stesso paese". I Cimmeri,
i Cimbri e i Kymamineira di Cuma hanno dunque un'origine etimologica
comune; anche le usanze sono simili, in quanto tutti sono esperti
metallurgi; hanno inoltre una propensione per le grotte, le gallerie,
le miniere; sono nomadi ma quando si stanziano, vivono in città
alveare parzialmente sotterranee, secondo una tipologia abitativa
che ricorda quella degli indiani Anasazi degli Stati Uniti e le
città delle fate della Cappadocia in Turchia, in un'area limitrofa
alla già ricordata Galazia. Le assonanze linguistiche ricordano
anche geograficamente il segno della loro presenza. Ricordiamo la
già citata regione di Northumbria, in Inghilterra; ricordiamo la
Cambria (da cui l'Era Geologica del Cambriano), nome romano del
Galles; ricordiamo persino l'italica Umbria, abitata da genti di
stirpe caucasica affine, etnicamente, ai Cimmeri e agli Etruschi,
come afferma lo storico Polibio. Questa comune origine cimmera dei
popoli di mezz'Italia e mezz'Europa trova conferme linguistiche,
per il fatto che l'unico tratto certo che unisce i popoli di stirpe
celtica è la lingua. Secondo la teoria più accreditata, il proto-celtico
ebbe origine dal ceppo indoeuropeo, dal quale si staccò tra il 2900
e il 2400 BCE. Fatto sta che da un punto di vista culturale, i Celti
provengono da quella stessa area a nord del Mar Nero in cui vivevano
gli Sciti, i Cimmeri storici e la Cultura
Kurgan probabilmente progenitrice di tutti i popoli occidentali.
Una cultura che ha le sue origini ancor più a oriente: non dimentichiamo
che nel 2800 BCE un misterioso linguaggio indoeuropeo, il Tocario,
era parlato nelle regioni desertiche del Takla Makan, nell'area
del bacino del fiume Tarim, nell'odierno Sinkiang della Cina. Nel
nostro approfondito articolo sugli Dei bianchi del Mare di Gobi,
abbiamo citato il ritrovamento nel 1978 a Loulan, sulle rive del
lago Lop Nor, di molte mummie di carnagione bianca e dai capelli
rossi, seguito dalla straordinaria scoperta nel 2005 di un mound
nell'area di Xiaohe con oltre trecento mummie similari risalenti
al 2500 BCE, fanno pensare che fosse il Deserto di Gobi la culla
dei Cimmeri.
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Colline a tumulo nel mondo:
qui a lato da sinistra Silbury Hill, in Inghilterra e a destra
una tomba Kurgan vicino a Baku in Azerbaijan. Sotto, da sinistra
come appariva il Mons Benelus, oggi trasformato nel celebre
Mont Saint Michel: anche qui si tratta di un cumulo megalitico.
Sotto, a destra, il tumulo di Xiaohe, nel deserto del Taklamakan,
in Cina, dove sono trovate nel 2005 centinaia di mummie di uomini
di razza caucasica. |
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Secondo
l'esploratore inglese ottocentesco James Churchward la capitale
della regione, la monumentale Khara Khoto, era l'antica Uighur città
principale della mitica Mu, popolata da saggi uomini di pelle bianca,
gli stessi uomini bianchi che dalla Cina, attraverso imbarcazioni
di legno, percorsero l'Oceano Pacifico disseminando di megaliti
le isole polinesiane, come ad esempio a Pohnpei e a Palau. Gli stessi
che influenzarono i mesoamericani, arrivando ai Maya e alla loro
architettura. Da questa ricostruzione, appare chiaro, come avevamo
già ricordato, che gli Dei bianchi che vengono citati da leggende
cinesi, tibetane e indiane come abitatori del mare che bagnava una
volta l'area occupata dal Deserto di Gobi possano essere gli stessi
uomini bianchi dai capelli rossi che vennero divinizzati in Sudamerica.
Il peruviano Viracocha, il maya Kukulkan e l'atzeco Quetzalcoatl
vengono raffigurati come uomini bianchi, alti di statura, con capelli
e barba rossa e lunghe orecchie pendenti, le stesse che troneggiano
sui volti enigmatici dei Moai dell'Isola di Pasqua. E tutto torna:
megaliti, dolmen e menhir sparsi per il Pacifico, l'America, l'Europa,
l'Asia e l'Africa; il ricordo ancestrale di mitici civilizzatori
bianchi, probabilmente associati alla forma trapezoidale nella loro
architettura; infine, affinità linguistiche, come la scrittura Rongo-Rongo
dell'Isola di Pasqua identica nei suoi ideogrammi a quella dei popoli
della Valle dell'Indo, anche loro di probabile origine cimmerica-tocaria,
che abitavano la distrutta (da una bomba atomica?) Mohenjo-Daro.
In mezzo ci sono i discendenti di questo popolo misterioso, quei
Celti dai capelli rossi e la pelle bianchissima… Certo, non
si può dire che gli Irlandesi o i Gallesi o gli Scozzesi siano tutti
geneticamente puri, ci mancherebbe. Anzi, indagini genetiche su
queste popolazioni e su altre europee hanno stabilito che vi è più
un'impronta culturale conforme piuttosto che un patrimonio genetico
comune tra gli ex Celti d'Europa.
Dobbiamo quindi parlare più di un insieme di tradizioni, folclore,
mentalità celtica-cimmerica-indoeuropea, piuttosto che di un
popolo unitario: una federazione di genti simili ma non identiche,
spesso in rivalità, ma unite da uno spirito sciamanico-religioso
comune. E forse questa globalizzazione ante-litteram è quella
che tutti oggi chiamano Atlantide: un popolo
che unì tutto il pianeta nella sua cultura civilizzatrice.
Un popolo che però non ha origine in un continente perduto
nell'Oceano Atlantico, ma che ha in Asia e forse nel Pacifico e in
quella mitizzata Mu, tanto criticata dai ricercatori, la sua patria
originaria… E' da qui che provengono gli antenati dei Celti?
Lorena Bianchi
| Esempi di Celtismo: nella riga
superiore, a sinistra un particolare del Calderone di Gunestrup,
una delle massime espressione dell'arte celtica. Notare la somiglianza
con i Moai dell'Isola di Pasqua (al centro), che mostrano zigomi
occidentali, lunghe orecchie e nasi alla francese, nonché capelli
rossi (realizzati dagli abitanti di Rapa Nui utilizzando della
speciale lava rossa: da notare anche l'acconciatura "a cipolla"
tipica dei Galli). A destra, il celebre "Sacerdote" di Mohenjo-Daro,
la città pakistana del 2000 BCE distrutta da una misteriosa
esplosione che secondo noi era abitata da popoli affini ai Celti
e ai Cimmeri. Nella riga inferiore: a sinistra il volto del
dio atzeco Quetzalcoatl, bianco e barbuto, proveniente probabilmente
dal Pacifico. Al centro una delle mummie di Xiaohe: una donna
bianca, non molto diversa da uno dei simboli della cultura celtica
mondiale, la cantante canadese (ma scozzese d'origine) Loreena
McKennitt. A destra, schema comparativo della scrittura utilizzata
a Mohenjo-Daro e quella Rongo-Rongo, impiegata sull'Isola di
Pasqua. Entrambe le lingue non sono state ancora decifrate... |
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