| Un'ombra
infamante sembra aleggiare sull'Uomo, almeno da quando, nella
seconda metà del XIX Secolo, furono scoperti i primi
resti dell'Uomo di Neanderthal. Un essere umano a tutti gli
effetti, più forte, più robusto, più intelligente
dei nostri antenati: un particolare tipo umano che abitava l'Europa
e l'Asia in un periodo compreso tra i 380mila e i 24mila anni
fa. Una specie più antica della nostra attuale, l'Homo
Sapiens Sapiens, che convisse con la stirpe degli uomini detti
di Crô-Magnon, caratterizzati da una struttura fisica
e mentale moderna, per almeno diecimila anni. La nostra specie
comparve, secondo i paleoantropologi, circa 200mila anni fa
in Africa e si differenziava nettamente dalla già esistente
specie dei Neanderthaliani per alcune caratteristiche fisiche
minori ma comunque significative. La forma del cranio, alcune
ossa disposte in modo diverso, particolari anatomici differenti
hanno fatto ritenere agli scienziati che il Neanderthal fosse
una specie a parte dalla nostra e in parte è così.
Ma poiché oggi di questo abitante del Pleistocene non
vi è traccia, sparendo misteriosamente a partire da circa
30mila anni fa, resta l'interrogativo di che fine abbia fatto.
La convivenza con il Sapiens di Crô-Magnon, che iniziò
ad abitare l'Eurasia proprio in quel periodo, può in
qualche modo averne segnato la fine? Gli indizi in merito di
una "colpa" umana relativa all'estinzione di questi
nostri fratelli evoluti esistono e sono tanti, ma nessuno pare
essere decisivo. E non è una questione da poco, perché
se la nostra specie avesse distrutto un'altra cultura per molti
aspetti superiore alla nostra, avremmo nella coscienza collettiva
una macchia difficile da cancellare. Ma fu veramente l'Uomo
a uccidere i Neanderthal? E se non è così, chi
fu l'assassino genocida della prima specie evoluta e civilizzata
esistente su questo pianeta?Parlare di civilizzazione certo
pare essere eccessivo, perché i Neanderthal non ci hanno
lasciato città o scrittura o miti. Non abbiamo neppure
la certezza che avessero coscienza di se stessi come specie
autonoma, di essere un popolo. Ma queste considerazioni riflettono
l'enorme razzismo che fin dalla scoperta del primo teschio ad
opera del paleontologo Johann Fuhlrott nel 1856 (avvenuta in
una grotta di Feldhofer nella valle di Neander in Germania,
nella zona di Düsserdorf) attanagliano gli studi in merito
questi uomini. |
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| (Sopra) L'ultima
e più bella ricostruzione dei Neanderthal , nonché
la più corretta, è quella realizzata da E. Daynès
di Parigi. Si tratta di una bambina di otto anni, in tutto e
per tutto simile a un'umana moderna, vissuta a Gibilterra. Unico
appunto i capelli: dai ritrovamenti sembra che i Neanderthal
si pettinassero e avessero molta cura di sé, avendo ritrovato
pettini di osso nelle loro tombe.(Immagine tratta dal sito http://www.daynes.com) |
E dall'Ottocento ad oggi il pregiudizio è duro
a morire: si è detto che questi umani non erano umani ma cannibali
mostruosi, che si nutrivano dei loro stessi bambini, che non sapevano
parlare e non avevano un linguaggio, che mangiavano carne cruda perché
non conoscevano il fuoco e altre amenità. Più recentemente,
quando si è attribuito ai Neanderthal un ampio novero di facoltà
intellettive, c'era sempre chi metteva in dubbio queste capacità,
ad esempio "sapevano parlare, sì, ma come un bimbo di
cinque anni". Ancor oggi di tanto in tanto emergono studi che
tendono sempre, a nostro avviso in cattiva fede, a sminuire la statura
dei nostri predecessori.
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| (Sopra, da
sinistra) Tracce di arte neanderthalense. Il celebre flauto
neanderthaliano trovato in Slovenia, dotato di capacità sonore
sorprendenti, e altre sue viste (al centro). Recentemente questo
reperto è stato svalutato e considerato un semplice osso di
orso perforato da un morso di un altro orso. Poiché simili ossa
sono state trovate in cimiteri di orsi delle caverne senza presenza
umana, se ne è dedotto che si tratta di un fenomeno naturale.
A nostro avviso questa considerazione non sta in piedi, perché
l'armonia musicale non può essere semplice frutto del caso.
(A destra) Frammenti di collana mostrano che i Neanderthal avevano
un gusto decisamente etnico-moderno. |
Ma per fortuna emergono anche ricerche condotte in
modo più neutrale che non svalutano le conoscenze dei Neanderthal,
ma realizzano scoperte sconvolgenti sulle loro caratteristiche fisiche
e le loro capacità. Ad esempio la notizia, datata 30 dicembre
2008, in cui un gruppo di ricercatori spagnoli del Csic, il Consiglio
nazionale delle ricerche, che attraverso il Dna di alcuni fossili
di due Homo Neanderthalensis datati 200mila anni fa e trovati nella
caverna di El Sidron, nelle Asturie, ha identificato il tipo di sangue
che scorreva nelle loro vene. Come gli umani primigeni, anche i Neanderthal
possedevano un sangue di Tipo 0, ossia caratteristico di popolazioni
particolarmente atte alla digestione di carne e prodotti della caccia.
In un certo senso era prevedibile che un'etnia di cacciatori potesse
avere delle caratteristiche simili a quelle che oggi analogamente
sono tipiche di esseri umani che si procurano il cibo allo stesso
modo, come ad esempio i Boscimani, i Pigmei, gli Eschimesi e tutti
i Nativi Americani dall'Alaska alla Patagonia. Il sistema immunitario
era forte e reattivo, in grado di distruggere qualunque aggressivo
biologico, tanto germi patogeni quanto la benefica flora intestinale.
Il gruppo 0 si adatta male ai cambiamenti di dieta e di ambiente e
predilige sempre i soliti cibi, richiedendo quindi una vita sostanzialmente
stanziale. Per star bene l'organismo si deve sentire pieno di energia
e quindi necessita di una grande quantità di carne, pesce,
pochi tipi di verdure e di frutta, dimostrando una forte intolleranza
sia verso i latticini che verso i legumi e i cereali.
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Queste
informazioni, ricavate attraverso il lavoro genetico degli studiosi
spagnoli, ci dimostra già da queste poche frasi una caratteristica
essenziale dei Neanderthal, in un certo senso assimilabili alle
popolazioni cosiddette "primitive" umane, che trovavano
nell'equilibrio con la Natura e con l'ambiente circostante la
chiave della propria sopravvivenza. I Neanderthal perciò
"naturalmente" svilupparono un'armonia con le creature
che cacciavano, con la Natura e i ritmi stagionali, in modo
diverso da quello dei nostri antenati pagani, legati maggiormente
al ciclo estate-inverno perché legato all'agricoltura.
Non vi sono divinità che risorgono ciclicamente, né
una Madre Terra che nutre i suoi figli, ma il Dio e a Dea diventano
gli stessi animali cacciati, in modo simile ai totem nordamericani.
Nel totem relativo ad un animale specifico, facciamo l'esempio
del bisonte, si rinviene un miscuglio di riverenza e utilitarismo,
di spiritualità e di necessità. L'animale viene
ucciso perché mangiandolo si può vivere, ma lo
si rispetta, perché si sa che dalla sua fine potrebbe
dipendere la sopravvivenza dell'intera specie. Non fu un caso
che il declino delle popolazioni Native nordamericane, i c.d.
Pellirosse, iniziò quando i coloni bianchi iniziarono
a comprendere che l'uccisione delle sterminate mandrie di bisonti
avrebbe ridotto drasticamente la prolificità delle tribù.
Senza guerrieri, senza figli, i Nativi sarebbero stati costretti
ad accettare la semi-schiavitù delle Riserve. L'esempio
di Buffalo Bill, che si racconta nella sua vita abbia sparato
un milione di proiettili contro i bisonti, in tal senso è
esemplificativo. Quindi questo rispetto, questa venerazione
verso le sue vittime e i nemici naturali dell'Uomo di Neanderthal
lo portarono a sviluppare una religiosità manifestata
attraverso forme artistiche enormemente superiori a quelle umane
contemporanee. Come sostengono alcuni antropologi, è
da notare come le più antiche pitture rupestri dell'Homo
Sapiens Sapiens ritraggano individui stilizzati, schizzati nelle
loro forme, come se non vi fosse una forma di autoconsapevolezza.
Più tardi si iniziarono a dipingere, nelle grotte e nelle
caverne, pitture che raffiguravano esseri umani deformi, bizzarri,
quasi caricature. Anche quando si riproducono gli Dei, essi
hanno fattezze strane, se non sconcertanti. Nelle pitture murali
dei Neanderthal, invece si rinviene una precisione delle forme,
un'abilità artistica definibile come "impressionista",
capaci com'erano di riprodurre in maniera precisa tanto se stessi,
le forme umane, quanto gli animali che cacciavano. Una precisione
pittorica raggiunta poi dagli esseri umani solo intorno al 35mila
BCE, con i primi esempi rupestri del tipo rinvenibile ad Altamira,
Lascaux e così via. Settantamila anni di differenza tra
i graffiti caricaturali dell'Uomo di Combe-Capelle, la razza
si Sapiens Sapiens di quel tempo, e la grazia armoniosa delle
creazioni di artisti sublimi come quei Crô-Magnon che
forse poterono imparare dai loro vicini Neanderthal la tecnica
visiva. Le due specie convissero in Europa per oltre 10mila
anni e il livello tecnologico iniziale era a vantaggio senza
dubbio dei Neanderthal. La professoressa Metin Eren, dell'Università
di Exeter, in Gran Bretagna, spiega che "Quando pensiamo
ai Neanderthal, dobbiamo finirla di farlo in termini di 'stupido'
o 'meno avanzato' e più in termini di 'differente'. […]
Anzi, in alcune situazioni l'uso degli utensili a forma di lama
[dei Neanderthal] era superiore a quelli a forma di scaglia
[dell'Homo Sapiens]". Del resto, la capacità cranica
dei neanderthaliani era superiore in media di circa il 10% rispetto
a quella umana, andando dai 1200 ai 1750 cm³. Il che implicava
una maggiore capacità di razionalizzazione e al contempo
una grande capacità artistica "matematica"
e non è un caso che si siano trovati strumenti musicali
a fiato realizzati in osso o corno dai Neanderthal: come il
flauto rinvenuto in Slovenia, perfettamente intonato con quattro
note della scala diatonica greca! A nostro avviso è chiaro
che tanto, molto di questi vicini di casa sia stato trasmesso
ai nostri antenati. In un'Europa coperta per metà dai
ghiacci, è credibile che i Crô-Magnon abbiano sterminato
senza pietà una popolazione spiritualmente più
evoluta, più intelligente, più tecnologica della
loro? |
| (Sopra) Neanderthal,
a sinistra, e Uomo moderno a confronto. Notare la stazza superiore
degli antichi, ma anche la più grande capacità
cranica. (Sotto) Ottima ricostruzione di un uomo neanderthalensis
di circa 40 anni (e, nell'immagine roll-over, di una donna adulta).
Ultimi studi affermano che i Neanderthal erano estremamente
affini all'Uomo di Cro-Magnon. Erano rossi di capelli e con
una pelle molto chiara, anche se il naso probabilmente non era
così prominente. |
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La robustezza dei neanderthaliani, la loro adattabilità
all'ambiente non rende molto logica la possibilità di una guerra,
di un genocidio, anche perché mancano i segni di queste battaglie,
le armi, le ossa fracassate da lance umane con la punta in selce scheggiata
che invece sono così presenti nei resti delle prede e dei nemici
naturali come gli orsi delle caverne. E' chiaro che non vi fu uno
scontro diretto con loro. E se tale scontro
fosse stato economico? Le ipotesi più moderne parlano di una
competizione economica tra una società basata esclusivamente
sulla caccia per i neanderthaliani e una di tipo commerciale per i
Crô-Magnon. Questa idea è stata proposta nel 2005 da
Jason Shogren, economista dell'Università del Wyoming. Al prof.
Shogren vorremmo chiedere come mai parli di economia commerciale in
un'epoca, il 30mila BCE, in cui secondo i suoi colleghi scienziati
gli esseri umani erano cannibali semiprimitivi. Se esisteva una società
organizzata a quei tempi (e probabilmente è così) non
si comprende come potesse interagire così profondamente con
quella dei neanderthaliani, poiché anche le culture moderne
industriali non hanno avuto impatti completamente devastanti con le
culture primitive-aborigene dei vari paesi conquistati ad esempio
dalla Gran Bretagna imperiale coloniale. Non ci sembra che una civiltà
commerciale debba necessariamente escludere l'altra venatoria, a meno
che non esistesse un tale grado di estensione di questa cultura Crô-Magnon
da poter essere considerata globale e assolutizzante, e non crediamo
che fosse questo il caso. D'altronde, se non è una causa genetica,
se non è una causa economica, allora perché i Neanderthal
si sono estinti?
| (Sopra, da sinistra) Vero o falso? Questa
statuetta in avorio di mammuth alta 8 cm fu trovata nel 1891
a Brno, in Repubblica Ceca e riproduce con perfezione disarmante
i caratteri di un uomo preistorico a cavallo tra il Neanderthal
e il Cro-Magnon. Gli zigomi alti e il mento prominente fanno
da contraltare alle orbite esageratamente grandi tipiche della
specie estinta. Il risultato poteva essere un essere umano simile
a quello della ricostruzione al centro, cioé indistinguibile
dai moderni abitanti del mondo. La questione sulla veridicità
del reperto, recuperato senza catalogazione in uno scavo sconosciuto,
è ancora aperta: la datazione al carbonio 14 lo situa
al 26000 BCE, quindi in un'epoca di eclissi della razza neanderthaliana.
D'altronde potrebbe essere un pezzo di avorio fossile scavato
il seguito da strumenti moderni. Il dibattito scientifico è
ancora in corso. A nostro avviso comunque si tratta di uno stile
assai diverso dalle raffigurazioni artistiche dei Neanderthal,
che sono molto più astratti e simbolisti (a destra) |
La domanda andrebbe girata. Siamo veramente sicuri
che i Neanderthal si sono estinti? Non è possibile che il loro
Dna sia confluito in quello umano moderno? A questo quesito la Scienza
risponde no in modo categorico. Analisi condotte da scienziati americani,
da tedeschi e svedesi (presso il Max Plank Insitute di Leipzig, in
Germania) e da italiani (il gruppo di genetisti coordinati dal Prof.
Guido Barbujani del Dipartimento di Biologia dell'Università
di Ferrara e da Davide Caramelli, dell'Università di Firenze)
sono espliciti nell'affermare che non esiste traccia di Dna neanderthaliano
in quello umano. Anzi, le due specie differiscono per lo 0,5% (il
che significa che il 99,5% del Dna è identico), un tasso di
divergenza che indica che discendono da un antenato comune esistito
516mila anni fa e da allora si sono distinte geneticamente. Ulteriori
ricerche, condotte da Edward Rubin del Lawrence National Laboratory
di Berkeley in California, indicano che il genoma dei Neanderthal
è simile al nostro al 99,9%. Una differenza di 0,1% può
spiegare la nascita di una nuova specie? O invece si tratta solo ed
esclusivamente di una razza distinta dalle caratteristiche estremizzate?
Un gruppo di ricercatori coordinato da Erik Trinkaus della Washington
University of Saint Louis (Missouri), ha descritto il ritrovamento
in Romania di resti fossili caratterizzati da una mescolanza dei tratti
anatomici distintivi dell'uomo moderno e dei Neanderthal. "La
stretta apertura del naso e gli archi sopraciliari poco sviluppati
sono riconducibili alla nostra specie mentre la fronte sfuggente e
la protuberanza occipitale richiamano al Neanderthal", afferma
il prof. Trinkhaus.
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Le ossa,
rinvenute presso Pestera Muierii, nel sud della Romania, sono
state datate con il metodo del radiocarbonio: risalirebbero
a 30mila anni fa, e fanno il paio con i resti identificati a
Vindija, in Croazia, datati fra 42mila e 38mila anni fa, che
mostrano analogamente lineamenti più aggraziati di quelli
dei Neanderthal classici. Una spiegazione potrebbe essere quella
secondo cui questi Neanderthal si stavano ibridando con i Crô-Magnon
presenti nella regione. Gli scavi hanno anche rivelato che i
Neanderthal di Vindija stavano sviluppando metodi di fabbricazione
di utensili in pietra del tutto simili a quelli delle tribù
Sapiens Sapiens. Quindi pare dimostrabile l'esistenza di contatti,
anche fisici, tra le due popolazioni. Sebbene qualcuno consideri
i figli di Sapiens e Neanderthal come sterili (in pratica come
i muli), non vi sono prove che lo fossero realmente e senza
troppi traumi le due stirpi avrebbero potuto fondersi. Ma a
nostro avviso esiste un fatto sconcertante e probabilmente risolutivo
in questa controversia: il fatto che i Neanderthaliani, perlomeno
in Europa, avessero i capelli rossi e una pelle molto bianca,
analogamente ai Crô-Magnon che anche in tempi recenti
sono caratterizzati da questi particolari. Tutte le popolazioni
discendenti dai Crô-Magnon hanno capelli castano-rossicci,
pelle molto bianca e caratteristiche minori come molti nei,
lentiggini e così via. |
| (Sopra) I Neanderthal
seppelivano i loro morti in posizione fetale, come per restituire
alla Madre Terra i suoi figli defunti. Ciò implicava
una fede nella reincarnazione e nei cicli vitali dell'Universo. |
Non si tratta di un carattere fisico necessario in
natura, anzi gli svantaggi dei fenotipi chiari sono maggiori di quelli
scuri, ma evidentemente si tratta di un carattere tipico, legato a
fattori ambientali non ancora conosciuti. Se in teoria i Crô-Magnon
provenivano originariamente dall'Africa
(e presumibilmente erano scuri), come questa particolare colorazione
ha potuto divenire lo standard di questa stirpe? Secondo noi solo
attraverso la trasmissione ereditaria di questa particolare modifica
genetica dal Dna dei neanderthaliani. Una modifica di poco conto,
per giunta recessiva e quindi non particolarmente rilevante per essere
visibile dai genetisti moderni!
Ma la prova al momento più interessante ce la fornisce John
Hardy del National Human Genome Research Institute di Bethesda, nel
Maryland. Il prof. Hardy studia le mutazioni genetiche che provocano
i cosiddetti "gomitoli neurofibrillari", caratteristici
di alcune patologie neurodegenerative come ad esempio l'Alzehimer.
Queste mutazioni colpiscono inspiegabilmente la sola popolazione caucasica
e la causa più probabile è che qualcuno portatore della
malattia l'abbia trasmessa agli antenati Crô-Magnon. La sola
popolazione plausibile è quella dei Neanderthal, che evidentemente
soffrivano in tempi antichissimi di queste patologie.
I Neanderthal dunque non si sono estinti: la soluzione più
logica è che si sono mischiati con i Sapiens Sapiens, costituendo
un nucleo umano uniforme. Le loro caratteristiche genetiche di quando
in quando emergerebbe tra i nati. Chi non ha amici, parenti, conoscenti
che assomigliano in modo impressionante a un neanderthaliano disegnato
sui libri di preistoria? Sono le tracce della nosta eredità,
il Dna dei nostri antenati che affiora, con la loro cultura e la loro
sensibilità, dalle pieghe del nostro passato.
Lorena Bianchi
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AGGIORNAMENTO
Un articolo della rivista scientifica Science
pubblicato sul numero di maggio
2010 e diffuso con ampio risalto anche in Italia (a lato,
la notizia come è stata mostrata sul sito del Corriere
della Sera On-Line) sul rilancia la nostra tesi dell'ibridazione,
ma non solo: aggiunge particolari eccezionali come il fatto
che i Neanderthal erano intolleranti al lattosio e che l'alterazione
di un loro gene provoca malattie mentali come la schizofrenia
e l'autismo, che nella specie umana originaria non erano presenti.
Nel contempo però i Neanderthal, a questo punto definibili
tutti gli effetti nostri antenati, ci diedero un corpo di
forte e robusto, un sistema immunitario migliore e una migliorata
capacità di cicatrizzazione.
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(Sopra, a sinistra) Un cranio di Neanderthal datato 40mila
anni fa e uno di Cro-Magnon datato 35mila anni fa ritrovati
nella stessa caverna, la Pestera cu Oase in Romania. I tratti
cromagnoneschi del Neanderthal e quelli neanderthaliani dell'umano
fanno ipotizzare una fortissima probabilità di una
parentela (o derivazione) genetica. I Neanderthal non si sarebbero
estinti, ma si sono mischiati con le popolazioni umane, formando
l'Homo Sapiens Sapiens moderno. (A destra) Anche in una località
serba, Lepenski Vir, sono state trovate tracce comuni umane
e neanderthaliane, facendo pensare anche a una vita in comune
delle due specie ritenute sempre distinte e invece, alla luce
dei ritrovamenti, definite "sorelle".
(Sotto) La grotta di Lapedo,
in Portogallo, in cui è stato rinvenuto il più recente esponente
della tipologia Neanderthal. Il Bambino di Lapedo, morto all'età
di 4 anni e datato 24000 BCE, presenta tracce neanderthaliane
pur se la sua struttura fisica è tipicamente umana. Potrebbe
essere l'ultimo esponente di quell'antica razza, fusasi con
quella Cro-Magnon e presente in maniera silente nel nostro
Dna. (A destra) La ricostruzione al computer ci mostra un
bimbo decisamente caucasoide, che potrebbe senza problemi
frequentare un moderno asilo.
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