I Megaliti astronomici del Monte San Martino (parte 1)
In provincia di Piacenza un incredibile sito megalitico nasconde segreti archeoastronomici antichi di 13mila anni: ma qual è il significato dei monoliti della Val Chiarone?
Premessa
Da una decina d'anni c'è un posto incantevole e incontaminato che è salito agli onori delle cronache archeologiche. La Val Chiarone, diramazione della più celebre Val Tidone, infatti si sta rivelando uno scrigno di tesori in grado di svelare la storia antica dell'Emilia Romagna, in particolare della zona strategica costituita dalla Provincia di Piacenza. In quel territorio così conteso nell'antichità e nel Medioevo emergono continuamente ritrovamenti importanti. Sono tanti i ricercatori e i gruppi che si impegnano in scavi e osservazioni, il Gruppo Archeologico Pandora, l'Associazione Geopaleontologica Valtidonese, il Museo Archeologico di Pianello, Università, la Sovrintendenza ai Beni Culturali dell'Emilia Romagna: tanti nomi per un territorio vergine da esplorare e in cui scoprire, qua e là, grotte con dolmen megalitici, insediamenti celtici, romani, longobardi perduti tra le sabbie del tempo, il tutto in una zona che secondo gli storici fu occupata da insediamenti umani di stirpe ligure fin dal 25000 BCE. Il lavoro svolto in questo decennio, come detto, è stato eccellente: ma la Val Chiarone è anche il luogo di origine della famiglia di Lorena e dalle leggende popolari, unite alle scoperte archeologiche effettuate fin da quand'era ragazza, l'hanno portata a trovare nessi e connessioni con un altro posto eccezionale, il cerchio megalitico di Poggio Rota, a Pitigliano, in provincia di Grosseto. E così il progetto del luogo rientra in un disegno estremamente complesso che parte dall'analisi antropologica dei primi popoli indoeuropei che abitarono l'Italia e arriva fino a quei megaliti che, muti testimoni millenari, sembrano segnalare un'Era incredibilmente evoluta dei progenitori umani. Seguiteci dunque in questo percorso iniziatico che ci condurrà fino alle stelle…
(Sopra) Il gigantesco Masso Piramidale della Val Chiarone nasconde, scolpita sulle sue pareti lisciate da mano umana, una serie di coppelle disposte secondo una carta stellare risalente alla preistoria più remota. Indizi precisi archeologici e genetici ci consentono di affermare che si tratta di una testimonianza importantissima del popolo dei Liguri e probabilmente risalente a 15mila anni fa, che svela una cultura e una tecnologia incredibili per l'epoca.
(Sopra) Il cielo della Val Chiarone come da noi ricostruito, in un'epoca risalente al 13550 BCE. Monoliti e coppelle riproducevano le stelle con una perfezione assoluta. Il luogo e la simbologia era legato a temi di nascita e morte.
Nel 13550 BCE la Terra era molto diversa da quella che conosciamo oggi. I ghiacci si stavano sciogliendo, la Glaciazione Wurmiana stava finendo e di lì a pochi millenni un'immensa inondazione, che in seguito sarebbe stata conosciuta con il nome di Diluvio Universale, avrebbe innalzato il livello degli oceani di 130 metri. L'Europa era però in gran parte coperta da ghiacci e le sole aree libere erano quelle a ridosso del Mediterraneo: Spagna, Portogallo, Italia a partire dalla Pianura Padana, Grecia. Il Sahara era un'immensa foresta costellata di mari interni e fiumi più lunghi del Nilo, il Medioriente era una vasta prateria verdeggiante e più in là le steppe siberiane lasciavano spazio a mari interni come quello oggi occupato dal Deserto di Gobi. In questo contesto una popolazione di stirpe europoide, di tipo Cro-Magnon, proveniente dalla regione dei Monti Altai e dal fiume Jenisej colonizzava questo continente eurasiatico disseminando di megaliti, pozzi sacri e statue della Dea Madre una regione che spaziava dal Giappone allo Stretto di Gibilterra. Il Mediterraneo e il Sahara divennero centri importantissimi di un culto stellare che ha enormi affinità con la religione egiziana: nel nome di una cultura matriarcale in simbiosi con l'ambiente naturale e con i ritmi celesti, questi uomini ritenuti primitivi ma portatori di conoscenze "impossibili" realizzarono le vere fondamenta della società attuale, prima del "golpe spirituale" di recente memoria che distrusse il culto della Dea per sostituirlo a quello patriarcale del Dio Unico. Tuttavia questo culto ancestrale è evidente e manifesto ancor oggi e nonostante roghi, genocidi e pulizie etniche è sopravvissuto, attraverso i suoi mille simboli, fino a noi.
E oggi, nell'era di Internet, dei satelliti artificiali e dei computer ultrapotenti dotati di software specifici, siamo in grado di decifrare quel linguaggio fatto di meccaniche celesti che i nostri padri spirituali scolpirono su monoliti e montagne 15mila anni fa. Un linguaggio semplice e universale, quello delle stelle e della loro posizione nel cielo che non è fissa ma muta nel corso degli anni per via del fenomeno della Precessione degli Equinozi. La Terra si sa ha l'asse di rotazione inclinato di circa 23,5 gradi, il che implica l'alternarsi delle stagioni. Ma questa inclinazione rende la Terra simile a una gigantesca trottola e come è noto la trottola ha la peculiarità di girare su se stessa seguendo il percorso di un cono. L'asse della trottola quindi si sposta circolarmente: la Terra analogamente ogni 25930 anni circa compie una rotazione del proprio asse polare, spostando quindi costantemente il punto che segna il Polo Nord di 9'' d'arco ogni 19 anni circa. Se ad esempio oggi la Stella Polare è quella che nelle coordinate celesti più si avvicina al Nord effettivo, nel 2500 BCE essa era assai distante e il ruolo di stella polare era occupato da Thuban, della costellazione del Dragone. Ogni costellazione quindi non è fissa ma seppure con movimenti lentissimi si sposta nel cielo: o per meglio dire, appare che si sposti, in quanto a spostarsi è la Terra stessa! Così, indicare la stella più vicina al Polo Nord su una mappa stellare su pietra in un certo senso significa stabilire una data, raccontare la propria epoca. Ed è quello che fecero quei nostri padri spirituali proto-europoidi, proto-indoeuropei di sottospecie Cro-Magnon che colonizzarono il Mediterraneo, e il mondo intero, a partire da 25mila anni fa. C'è un posto, in Italia, in cui queste date preistoriche sono talmente chiare da costituire un esempio strabiliante dell'evoluzione tecnologica di quelle genti.
(Sopra) Il cerchio indica la posizione del Polo Nord celeste in relazione allo spostamento precessionale. Oggi (+2000) il Polo Nord è indicato dalla Polare; fra 12mila anni, così come 15mila anni fa, il Polo sarà indicato dalla stella Delta Cygni.
Non è la Sardegna, con i suoi monumenti strabilianti; non è la Calabria, con i suoi megaliti ancora da analizzare; non è la Toscana, con le sue tracce di giganti preetruschi. Non è neppure Cuma, ricca di una storia antica di decine di migliaia di anni. Si tratta di un masso enorme, a forma di piramide, posto ai piedi del Monte San Martino, accanto alla strada che da Chiarone porta a Roccapulzana. Siamo in provincia di Piacenza, nel territorio del comune di Pianello Val Tidone, in Emilia Romagna. Siamo sulle prime pendici dell'Appennino, in una zona che i reperti archeologici datano abitata a partire da 25mila anni fa, in un'area libera dai ghiacci ma a poca distanza dai ghiacciai appenninici. Il masso che abbiamo citato attrae per la forma strana, quasi artificiale. "E' caduto un paio di secoli fa dalla montagna, a seguito di un terremoto", "Sotto c'è una sorgente d'acqua": le parole degli anziani non sembrano dare importanza al monolite, in fin dei conti è solo un intoppo, un ostacolo per chi lavora la terra. Millenni di patriarcato hanno cancellato i culti ancestrali e la memoria storica del popolo primigenio, che sopravvive solo nei riti delle "strie", le streghe-sciamane locali. Si tratta di una tradizione femminile che i maschi del luogo non sanno più recepire e che però rispettano. Ma torniamo al monolite a piramide. Troppa la distanza dalla parete della montagna, troppo grande il masso, altro quattro metri e mezzo e largo altrettanto, per rotolare come una palla da bowling… E poi la forma, a piramide: strana in natura, strana per un masso di quel tipo, esposto agli agenti atmosferici. Posto in una vigna, ai margini della strada comunale, a due passi dal torrente Chiarone e da uno spettacolare calanco, con il Monte San Martino a incombere severo quasi verticalmente, fin da un primo esame pare chiaro che tracce umane il nostro monolite piramidale le presentava.
(Sopra) Le viste del Monolito Piramidale della Val Chiarone mostrano la sua forma a punta e i lati lisci, di origine artificiale. Nella prima foto a sinistra è visibile anche una scaletta scolpita nella pietra arenaria, oggi però molto erosa. Al centro, notare le coppelle e la nicchia rivolte verso nord. A destra, il monolito appare conficcato nel terreno, oggi occupato da una vigna.
Le famose coppelle megalitiche, firma dei popoli europoidi dalle Orcadi alla Spagna passando per la Russia, il Giappone e la Siberia, costellano i quattro lati. A sud addirittura si scorge una scala scolpita nella pietra, fortemente erosa: sul lato est spiccano, poco sopra del terreno, tre coppelle allineate in verticale, dimensionalmente proporzionate come la nota Cintura di Orione, mentre una quarta stella, di solito non presente nelle raffigurazioni di questa costellazione, è scolpita alla loro destra, a formare un triangolo rettangolo con la punta verso il basso. A nord invece un'incredibile raffigurazione di tre stelle allineate e un'altra coppella in basso, a far da cornice a una nicchia di chiara origine umana: sembra una culla per neonati. Altre coppelle, chiaramente in funzione astronomica, sono presenti verso la punta del monolito, ad un'altezza di circa tre metri. Ci sono coppelle grosse, delle dimensioni di un pugno, e altre assai più piccole, come la punta di un dito. Inoltre il masso è costellato di linee, rettilinee e scolpite sulla pietra. Le tracce di erosione, assai grande, lasciano intendere che queste linee siano state tracciate contemporaneamente alle coppelle. Ma che rappresenta questo disegno su pietra? L'esame della forma delle coppelle mostra chiaramente il segno di tre stelle allineate, e la mente va al solito alla Costellazione di Orione e alla sua Cintura. Quelle tre stelle, Alnitak, Alnilam e Mintaka, sono state associate alle piramidi di Giza in Egitto e al culto del Dio Osiride, di cui Orione era la personificazione. Le tre stelle sono allineate, sebbene non perfettamente, e molto vicine, inoltre sono estremamente luminose: si può dire senza ombra di dubbio che la Cintura di Orione sia la porzione di cielo più riconoscibile e la piccola discrepanza nell'allineamento, rinvenibile anche nei monumenti (noi l'abbiamo trovata a Barcellona) è la firma dell'autenticità della riproduzione in terra. Tuttavia Orione non è la sola costellazione ad avere tre stelle allineate: ve n'è un'altra, anche questa estremamente importante nella religione egiziana e associata alla Dea Nut e al Dio Sole Ra (nonché alla sposa di Osiride, la nostra ormai ben conosciuta Iside): il Cigno è una delle costellazioni più belle e importanti del cielo e ha la peculiarità di avere, oltre alle tre stelle allineate, anche un'altra posizionata ad angolo (quasi) retto, a formare una croce: Deneb è la stella più brillante del Cigno e ne costituisce anche la coda. E' impossibile non vederla, si tratta di una delle stelle più luminose del cielo! Per di più, in mezzo alla costellazione del Cigno passa la Via Lattea, la nostra galassia, e infatti la linea dell'Equatore Galattico, il piano su cui orbitano tutte le stelle compreso il Sole, transita tra due delle tre stelle allineate, esattamente tra la centrale Sadr (Gamma Cygni) e la stella di destra Gienah (Epsilon Cygni). Si tratta di una linea importante, seconda per importanza solo a quella dell'Eclittica (il piano su cui orbitano i pianeti del Sistema Solare). La cosa stupefacente è vedere riprodotta la forma del Cigno comprensiva della riga dell'Equatore Galattico sul Monolite a Piramide: ma com'è possibile che gli antichi abitatori della Val Chiarone conoscessero questo particolare? Al di là di questo, c'è un particolare che lascia sconcertati: l'immagine del Cigno appare specchiata! Come spiegare altrimenti il fatto che detta linea dell'Equatore Galattico sia stata tracciata tra le due stelle Sadr e Delta Cygni, che è quella posta sull'ala di sinistra del Cigno? E' impossibile che gli antichi fossero stati presenti all'epoca, infinitamente remota, in cui l'Equatore Galattico si trovava esattamente tra quelle due stelle. Impossibile perché gli spostamenti stellari avvengono, le stelle, nella loro orbita attorno al centro della galassia, si muovono, ma il metro di misura è di milioni di anni. Con tutto il rispetto, il limite tra cui dobbiamo muoverci non può andare oltre i 25mila anni!
(Sopra, a sinistra) Il Monolito Piramidale è coperto di segni antropici e coppelle profonde di origine artificiale: qui eccone tre in "stile Orione" allineate in verticale, con accanto un'altra stella. Si trovano sul lato rivolto a sud-est. (A lato) A metà altezza vi è un comodo sedile con tanto di poggiaschiena, rivolto verso ovest. (Al centro) Tracce evidentissime di una mappa stellare: le coppelle infatti sembrano riprodurre le stelle della costellazione del Cigno, solo che inspiegabilmente appaiono capovolte. La grossa nicchia al centro del monolite ha dimensioni e profondità in grado di accogliere un bambino neonato. (A destra) Notare la forma a punta del monolito, le coppelle che formano il Cigno e la linea che lo taglia in due diagonalmente, corrispondente, secondo i calcoli, all'Equatore Galattico. Infine a destra una coppella situata là ove, nelle mappe stellari, compare la stella Vega, nella costellazione della Lira. Ovviamente il tutto appare specchiato.
Così, era chiaro che gli antichi avevano riprodotto il Cigno in maniera specchiata, rovescia, speculare: l'Equatore Galattico era sempre lì tra Sadr e Gienah, era sbagliato solo il punto di vista. Dunque, ora è il caso di mettersi a tavolino a lavorare con un buon programma di simulazione celeste. Abbiamo scelto il francese Cartes du Ciel versione 2.76, risalente al 2004 ma decisamente affidabile e veloce. Immettendo le coordinate della località del monolito e analizzando pazientemente il cielo in quattro date cardine, gli equinozi e i solstizi, siamo in grado di trovare il momento preciso in cui i padri spirituali decisero di scolpire quel masso piramidale. Nel 13550 BCE la stella Delta Cygni era praticamente sovrapposta al Polo Nord celeste, dal quale si distanziava di pochi secondi d'arco, una misura minima visivamente. In quel tempo quindi Delta Cygni era la Polare e il Cigno, costellazione così carica di significati salvifici, di resurrezione e di rinascita, in un certo senso poteva rappresentare la Terra che rinasceva dopo le glaciazioni. Chi scolpì il monolite inserì una serie di dati incredibili che costituissero la prova che la mappa era specchiata e che la persona che si poneva in mezzo tra il monolite e il cielo divenisse il tramide tra il mondo stellare (il Duat egiziano) e il mondo terrestre e infero. Gli antichi infatti scolpirono tutta una serie di stelline, le già citate coppelle a ditale, che inequivocabilmente costituissero la riprova che la mappa era stata girata. Accanto a Delta Cygni, è riprodotta ad esempio la stella HR 7495; tutto il Cigno è riprodotto fedelmente, sopra a Sadr c'è Eta Cygni e in alto, a parecchi metri d'altezza, compare la testa, Albireo, Beta Cygni; è presente la costellazione del Delfino, nonché la Lira con la stella Vega e le piccole Alathfar, Aladfar ed Epsilon Lyrae chiaramente visibili (benché "a ditale"). La già citata "culla", una grande rientranza posta alla destra della coppella che riproduce Sadr, è occupata nella realtà da una serie di stelline molto ravvicinate tra loro e la cosa potrebbe avere senso se si paragona a questa specie di "nursery stellare" l'incavo in cui forse posizionare i neonati, per metterli in contatto con le stelle. Tuttavia questa precisione lascia sbalorditi: stelle quasi invisibili sono posizionate correttamente secondo precisi calcoli matematici. La data, il 13550, combacia con le prime coppelle rinvenute, quelle di Orione. La data precisa è l'Equinozio di Primavera: in quel giorno, verso mezzanotte, il Cigno si levava in verticale quasi sopra il Monolite a Piramide, mentre poche ore dopo, all'alba, Orione sorgeva a est coricato su un fianco, con le stelle della Cintura poste verticalmente e la stella Eta Orionis posta ad angolo retto dinnanzi a loro, a formare un triangolo rettangolo. Tutto combacia!
(Entrambe le righe, a sinistra) Analisi archeoastronomiche approfondite ci hanno consentito, nel margine di precisione garantito da un software astronomico come "Cartes du Ciel", di identificare il cielo riprodotto sul Monolite Piramidale. A mezzanotte dell'Equinozio di Primavera del 13550 BCE la stella Delta Cygni, nell'immagine quella inferiore posta sull'ala sinistra del Cigno, era quella più vicina al Polo Nord celeste: dunque a quel tempo era la Polare. La comparazione delle coppelle del monolito riflesse elettronicamente mostra la stessa geometria del cielo "reale". I costruttori di megaliti perciò vollero riflettere l'immagine stellare, come se il monolito fosse uno specchio. (Al centro) L'analisi delle coppelle più piccole mostra come molte di esse siano corrispondenti a stelle minori: notare, accanto a Delta Cygni, una piccola stellina denominata HR 7495 e presente chiarissima in tutte le foto a destra della coppella più grande. (A destra, in alto) Sempre durante l'Equinozio di Primavera del 13550 BCE, ma alle 6,30, all'alba quindi, la costellazione di Orione sorgeva nella porzione di cielo di sud-est: la stella alla destra delle tre della Cintura allineate verticalmente è 28 Eta Orionis, esattamente posizionata come mostrano le coppelle poste sul lato giusto di sud-est. (Sotto) La nostra Lorena mostra il computer con la simulazione in tempo reale. Notare le imponenti dimensioni dell'opera.
A riprova finale di questo teorema, citiamo la "chicca" di una stella che oggi non c'è più riprodotta sulla mappa stellare rovescia del Monolite a Piramide: si tratta di una coppella posta in alto a sinistra rispetto alla coppella più alta del Cigno. Se questa rappresenta Albireo, è chiaro che mappa stellare alla mano non si nota nessuna stella brillante degna di nota. Ma Cartes du Ciel ci informa che nella posizione considerata oggi si trova una nebulosa di magnitudine 7. Si tratta della nebulosa planetaria della Volpetta, M 27 (o anche indicata come NGC 6853, chiamata Dumbbell Nebula o Nebulosa a Manubrio): oggi è occupata da una stella nana blu estremamente calda e da una nana bianca, ma un tempo la nana bianca era una supergigante rossa ben visibile dalla Terra. Che è accaduto alla stella, allora? Secondo gli astronomi, quella supergigante è esplosa, non in modo distruttivo stile supernova ma all'incirca come farà il Sole tra 6 miliardi di anni, quando sarà alla fine della sua vita: espulse il materiale gassoso formando una nube di gas interstellari, gas oggi eccitati dalla stellina blu supercalda e visibili già con un piccolo telescopio. Questo fatto avvenne tre o quattromila anni fa, a detta degli scienziati, il che ci porta ad affermare che la mappa della Val Chiarone, nella peggiore delle ipotesi, risale al 1000 BCE, prima delle invasioni celtiche in Italia del Nord. Ma la data del 13550 BCE è la più plausibile perché si inserisce in un percorso iniziatico costituito dai monoliti limitrofi e da quelli scolpiti sul sovrastante Monte San Martino. Infatti dalla cima del Monolite Piramidale si può agevolmente vedere il campo attiguo, costellato di stranissime pietre conficcate nel terreno. Cosa strana, perché in tutta la Val Chiarone non ci sono pietre simili, essendo un suolo terroso e non roccioso. Al solito, l'anziano saggio ha la risposta pronta: "Si tratta solo di pietre cadute al suolo dal monte soprastante e finite nel campo di quel povero contadino, che adesso deve arare in mezzo a quei macigni". E' bello vedere come la saggezza popolare trovi spiegazioni rassicuranti per ogni cosa. Ma basta andare sul posto per capire che non si tratta di una frana. Il terreno infatti è distante una cinquantina di metri dalla parete del monte. E per di più, si tratta di un terreno in salita! I massi avrebbero dovuto rotolare verso l'alto, cosa senz'altro impossibile, a meno di non tirare in ballo sconvolgimenti apocalittici. Invece anche qui c'è la mano dell'uomo. Massi monolitici squadrati lunghi dai due ai cinque metri, scolpiti anch'essi con coppelle e linee: sembrerebbe un cromlech, se non fosse che i massi sono tutti crollati a terra, come appunto fossero stati conficcati. Un cataclisma, un terremoto di eccezionale potenza forse li ha buttati al suolo: il cataclisma di cui sopra? Le dimensioni e l'imponenza sono notevoli, così come il peso. I massi in tutto sono una trentina, contando anche quelli piccoli e altri presenti sulle pendici del monte soprastante. Più in là, verso ovest, in un'altra vigna, altri tre massi. Uno è collocato ai margini del terreno, sul viottolo utilizzato dai trattori: è basso e irregolare, ma presenza tracce di lavorazione umana. Uno veramente grande, più del monolite piramidale, troneggia in mezzo ai tralci d'uva. Sarà circa cinque metri di altezza, non si può essere precisi perché non c'è scala che riesca a raggiungere la sommità. Presenta anch'esso coppelle e linee, alcune veramente molto strane, come una serie di quattro fori posizionati sopra due linee convergenti… Sembrano impronte di dita infilate nel cemento fresco e in un certo senso appare così. Il lato nord del masso appare stuccato da una qualche forma di cemento, molto duro e resistente, più resistente dell'arenaria che invece compone il resto del macigno. Traccia artificiale? Non si fa a tempo a porsi la domanda che l'attenzione viene attirata da un vero e proprio trono, posizionato all'altezza di due metri, rivolto verso est. Un sedile, perfettamente conformato sul corpo umano (oseremmo dire femminile) e chiaramente connesso a un rituale di fertilità. L'energia è tangibile, è come se la pietra fosse viva, elettrica: evidentemente il magnetismo naturale in questo posto è forte, attirato dalle rocce di arenaria composte da quarzo che conducono energia "sacra" di collegamento tra cielo e terra. Solo sensazioni ovviamente, ma cose simili si possono provare, a detta di molti, solo a Stonehenge. Uno sguardo a ovest ci fa scorgere un altro monolito, lungo circa cinque metri, completamente rovesciato su un fianco. Ora giace semisepolto dalle foglie di vite, ma è chiaro che un tempo doveva troneggiare accanto al masso gigantesco. La gente del posto lo chiama "obelisco" e l'idea che viene in mente è quella, anche se anch'esso presenta le immancabili coppelle… Insieme, i tre monoliti formano un triangolo rettangolo abbastanza evidente anche da terra. Uno sguardo nel campo attiguo ancora più a ovest fa notare due ulteriori megaliti sepolti appena sotto un sottile strato di terra, ma le coltivazioni impediscono di raggiungerli.
Dal satellite il campo dei megaliti, dalla sorprendente forma di cuore, si presenta come disseminato di pietre disposte grossomodo in forma ellittica, anche se vi sono allineamenti non casuali. Il satellite mostra poi ulteriori monoliti sepolti nel terreno non visibili dal livello del suolo: segno di un'intensa attività geologica, spiegabile forse in termini di frane (la Val Chiarone è colpita spesso da questi fenomeni).
(Sopra, a sinistra) Mappa satellitare della Val Chiarone: ai piedi del Monte San Martino, sul versante sud, si scorge da est il Monolite Piramidale accanto alla strada, il campo dei megaliti interrati e infine tre massi disposti a triangolo nella parte in alto, verso ovest. (Al centro) Decine di megaliti semisepolti giacciono nel campo di grano. (A destra) La vista dall'interno del campo mostra l'imponenza di uno dei tre che compongono il triangolo megalitico occidentale. (Sotto, a sinistra) Il "massone", come è stato soprannominato, mostra a sua volta coppelle e linee nonché tracce di una specie di colorazione. (A lato) Il masso è alto circa quattro metri. (Al centro) Il megalito soprannominato "obelisco" è assai lungo, più di cinque mtri, e come molti altri appare abbattuto a terra, forse a causa di un terremoto. (A destra) Lorena con un megalito estremamente liscio, posto sulle prime pendici del Monte San Martino.
Diamo un'occhiata ora al San Martino, il famigerato monte che secondo gli anziani perde pezzi e massi: leggende popolari narrano che intorno al 1500 sulla parete est apparve la Madonna e sul luogo della presunta apparizione, non confermata però dalla Chiesa Cattolica, oggi sorge una piccola cappella dedicata a un'altra grande apparizione, quella di Lourdes. La chiesetta mostra sul portale di ingresso il monogramma mariano MA, associato come abbiamo visto spesso al culto delle Madonne Nere e della Dea Madre. Nell'agosto del 1989 un Ufo, in forma di una luce bianca cangiante nei colori dell'arcobaleno, sfrecciò a grande velocità sopra la valle: poiché le testimonianze concordano nel ritenerlo una Earth Light e poiché le apparizioni della Madonna sono state spesso visioni fraintese delle Earth Lights, poiché infine in terreno arenario ha una forte conducibilità magnetica, si può affermare con certezza come la Val Chiarone sia un luogo sacro alla Madre Terra, in cui le energie telluriche sono molto forti. Questo particolare è importante perché si collega alla vista mozzafiato della parete del Monte San Martino, che è costellata di grotte e caverne a centinaia. Ci sono pochi luoghi simili nel mondo, pochi luoghi che abbiano una simile parete bucherellata come il formaggio svizzero. Uluru, conosciuta anche come Ayers Rock, in Australia; le falesie di Bandjagara in cui vivevano i misteriosi Tellem, nella terra dei Dogon, in Mali; Cuma, nei pressi dell'Antro della Sibilla, a Napoli; Bamiyan, in Afghanistan; Khotan e Turfan, in Cina; i villaggi degli Anasazi nel Nuovo Messico e in Arizona. Tutti posti storicamente misteriosi ed esoterici, ricchi di significati ancestrali e di miti antichi più dell'Uomo…
Il Monte San Martino in effetti vanta tracce umane (punte di freccia in selce, utensili in pietra) fin dai 25mila anni ed è qui che i ricercatori di cui sopra trovarono dieci anni fa circa, i primi reperti archeologici. Un monte alto poco meno di cinquecento metri, tra il Chiarone e il Rio Tinello, in un'area in cui si eleva un poco più alto un altro monte importante storicamente, quello che ospita la storica Rocca d'Olgisio e che vanta analogamente al San Martino centinaia di grotte e caverne. Un territorio in cui chiaramente gli antichi abitatori della Val Chiarone seppellivano i loro morti: essendo così tellurico e proteso al cielo, il luogo era un posto di contatto tra cielo e terra, tra sopra e sotto. Le caverne infatti mostrano tracce di lavorazione umana e resti di pittura ocra analoghi a quelli di altre sepolture preistoriche. Quindi gli antichi Chiaronesi, forse la stessa gente di cui è stata trovata traccia nel vicino Monte Fernico e nel comune di Piozzano, nella parallela Val Luretta, consideravano il Monte San Martino, l'area della futura Rocca d'Olgisio e i campi sottostanti luoghi di comunicazione tra il mondo materiale e quello celeste spirituale, degli Dei. Ma chi erano questi Chiaronesi? Occorre a questo punto effettuare un'analisi storica e antropologica del luogo. Ci troviamo in Emilia, sulle prime propaggini dell'Appennino Piacentino, considerato parte integrante di quello Ligure. In effetti Genova si trova a soli 80 km in linea d'aria. Siamo poco sotto alla linea del 45° Parallelo, a poche decine di km dal Po, fiume sacro per molte culture e considerato da molti studiosi conosciuto e venerato perfino dagli Egizi, che avrebbero infatti fondato la città di Torino. In un luogo come questo correva un'antichissima via commerciale, la Via Patrania, che attraversava tutto l'Appennino per giungere al mare nei pressi di Recco. Questa caratteristica lega la Val Chiarone al popolo antichissimo dei Liguri, probabilmente della stirpe dei Bagienni (che popolava il vicino Piemonte) o di quella dei Veleiati, che viveva nell'altrettanto vicina area ai confini con l'attuale provincia di Parma. Liguri che avrebbero abitato, come ricordato in apertura, queste terre a partire dal 25000 BCE.
(Sopra) Il Monte San Martino visto da est: si notano i monoliti alti 8 m che sono stati scavati per realizzare un passaggio iniziatico millenni fa. (Sotto) Il Monte San Martino visto da sud appare sovrastato dal Monte Olgisio e dalla sua rete di grotte, probabili sepolcri rivolti al cielo.
Dall'analisi antropologica dei popoli di origine celtica abbiamo appurato come il ceppo europoide c.d. Indoeuropeo abbia avuto origine in Asia, nella zona tra i Monti Altai e le steppe kazake (Cultura di Afanasevo) in un'epoca risalente almeno al 7000 BCE. Esistono quattro ordini di prove a sostegno di questa ipotesi, non amata dalla Scienza ufficiale in quanto sposta troppo a Est la storia della cultura occidentale: tuttavia ci appare fuori di ogni dubbio il fatto che esistesse in un'epoca remota una cultura globale basata su caratteri peculiari definibili proto-celtici e megalitici. Ma se la data del 7000 BCE è desumibile da prove senza dubbio verosimili, alcuni studiosi spingono ipoteticamente oltre, al 10500 BCE, l'epoca dell'edificazione dei megaliti. Robert Bauval indica questa data come quella dell'edificazione delle Piramidi di Giza e della Sfinge; d'altronde, le testimonianze archeoastronomiche della Piana di Giza, legate alla posizione della Costellazione di Orione, di quella del Leone e del Cigno nonché della stella Sirio, non lasciano possibilità di confutazione, a meno che non si ricorra a idee preconcette. Ora, come in Egitto esistono enormi tracce megalitiche (Giza, Saqqara, Abydos), anche in tutte le località megalitiche esistono riferimenti archeoastronomici antichissimi. Le coppelle scolpite sui megaliti altro non sono che la traccia terrena delle stelle nel cielo: di notte i costruttori di megaliti si pensa inserissero nelle coppelle grasso o pece e dessero fuoco a queste sostanze, in modo da farle ardere e in un certo senso "riportare il cielo sulla Terra" anche materialmente. Accadeva la stessa cosa nel campo sottostante il Monte San Michele? Se si dà per certo che la zona fosse un cimitero, le coppelle avevano certamente la funzione di fungere da tramite tra i due mondi, e di riportare le anime dei morti nella loro sede d'origine, il cielo, le stelle, lo Spazio (gli Egizi avrebbero detto il Duat, governato dal Dio Osiride). E in effetti qualcosa di comune a tutte le culture megalitiche lo si può riscontrare anche sul Monte San Martino.
[FINE PRIMA PARTE]

Lorena Bianchi

(Sopra) Tre viste del megalito inclinato posizionato nel campo di grano. Notare le superfici estremamente regolari , chiaramente frutto di un lungo lavoro di taglio e levigatura da parte degli abitanti del tempo. (Sotto, riga superiore a sinistra) Strani segni e punti scolpiti sulla parete ovest del monolite "massone". (Al centro) Lorena accanto alla nicchia nel Monolite Piramidale, forse una culla per neonati in grado di trasmettere simbolicamente le energie stellari del Cigno ai bambini e (a destra) le molte grotte che costellano le pareti del Monte San Martino, abitate da popoli di stirpe ligure fin dal 25mila BCE. In molte grotte sono state trovate tracce di pittura ocra, che fanno supporre un utilizzo funerario, al pari di quanto accade nel limitrofo Monte Olgisio, in cui centinaia di grotte si aprono sul costone della montagna. Un luogo di collegamento tra Terra e Cielo? (Riga inferiore, a sinistra e al centro) Alcune coppelle non sono assolutamente identificabili, così come le righe che le attraversano. Denotano comunque, da parte degli antichi abitatori della Val Chiarone, una conoscenza dell'Astronomia e dei calcoli matematici incredibile, non certo le nozioni di trogloditi cacciatori dell'era glaciale. (A destra) La teoria del Cigno sacro scolpito sul monolite piramidale è comunque un'ipotesi: altre approssimative conclusioni possono essere tratte congiungendo le varie coppelle, come questa che mostra la costellazione di Orione.

 

 

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