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Se penetrate la
foresta equatoriale tra Congo, Camerun e Gabon e giungete alle
terre abitate dalle tribù dei pigmei, vicino al lago
Tele, vi sembrerà di stare in un mondo primitivo. Alberi
giganteschi alti trenta, quaranta metri; clima torrido con umidità
al 100%, in un ambiente acquatico ove il confine tra acqua e
terraferma è molto labile; animali di tutti i tipi, gazzelle,
buoi d'acqua, ippopotami, coccodrilli… Anzi no, ippopotami
ad un certo punto non se ne trovano più. Secondo i pigmei,
questi si tengono alla larga da quelle paludi… Perché
qui vive uno dei più grandi animali esistenti, il terrore
dell'Africa centrale: il Mokele-Mbembe, l'ultimo sopravvissuto
tra i dinosauri!
Ma comprendere cosa intentano i pigmei con questa parola, è
assai arduo. Decine di spedizioni scientifiche non hanno cavato
un ragno dal buco e così dobbiamo andare avanti ad ipotesi,
come se l'ultimo sopravvissuto della stirpe dei dinosauri fosse
un mito… |
Invece, prove concrete a parte, le
testimonianze sono numerose. Il nome in lingua Likuala significa "Colui
che sbarra il corso dei fiumi", ma a volte lo si definisce "Colui
che mangia le foglie sulla cima degli alberi": si tratta, secondo
le descrizioni dei pigmei che non conoscono l'aspetto dei dinosauri,
di animali con il corpo di elefante e testa e coda molto lunghe, come
le giraffe. La lunghezza approssimativa è di 10 metri, con
testa e coda equivalenti lunghe circa tre metri. Sulla testa vi potrebbero
essere un corno o placche ossee prominenti e anche escrescenze carnose
come i galli. Le zampe sarebbero a colonna, appunto come gli elefanti,
con tre dita per arto per una circonferenza di un metro e una falcata
di 1,5-2 metri… La pelle sarebbe squamata senza peli, marrone-rossiccia
oppure grigia. L'animale non produce suoni o grida e vive prevalentemente
immerso nell'acqua, da cui uscirebbe di notte (ma a volte anche di
giorno) per nutrirsi. Si tratterebbe infatti di un animale, sempre
secondo i pigmei, assolutamente erbivoro - il suo cibo è costituito
esclusivamente da foglie di "Malombo", una pianta conosciuta
col nome scientifico di Landolphia - ma assai aggressivo nei confronti
degli uomini e di altre specie potenzialmente pericolose. Infatti
il Mokele-Mbembe aggredisce senza pietà gli ippopotami, non
per divorarli ma per proteggere il suo territorio, forse la sua prole:
si sa che il mammifero acquatico è un animale a sua volta aggressivo
e si nutre spesso di uova e cuccioli che trova nascosti sulle rive.
| Nelle
zone in cui vive il Mokele, non vivono ippopotami e viceversa.
Invece avrebbe un rapporto più equilibrato con il coccodrillo,
dato che i pigmei asseriscono che i rettili non aggredirebbero
il presunto dinosauro se non in caso di animali malati o vecchi.
Comunque sia, il Mokele è aggressivo anche nei confronti
degli umani: quando una piroga ha la sventura di navigare in
un territorio "governato" da uno di questi misteriosi
animali, avrà la certezza di essere ribaldata da un colpo
di coda e i suoi occupanti verranno uccisi per annegamento.
Per questo i pigmei considerano il Mokele-Membe un dio malvagio
e lo rispettano tenendosi a distanza. Solo in pochissimi casi
aggrediscono deliberatamente l'animale, in caso ad esempio in
cui un esemplare per cause ignote impazzisca e decida di attaccare
un villaggio: in quel caso i poveri abitanti dovranno armarsi
di coraggio e lance e affrontare questa vera "sfida per
la vita". Ma cosa c'è di vero in questi racconti?
Molti scienziati giurano che è tutto esatto, parola per
parola, pur non potendolo documentare. Le spedizioni occidentali
raggiunsero relativamente tardi queste aree del Continente Nero:
dopo i primi approcci dei coloni belgi nel 1880, la prima spedizione
scientifica raggiunse queste zone del profondo Congo nel 1909,
guidata dal naturalista Carl Hagenbeck. Attraverso il racconto
di due cacciatori bianchi, parlò di un essere "mezzo
elefante mezzo dragone". Qualche tempo dopo un altro naturalista,
Joseph Menges, affermò che si trattava di "una specie
di dinosauro simile a un brontosauro". Una spedizione tedesca
del 1913, effettuata qualdo la Germania prese il controllo del
territorio, raccontò con dettagli per la prima volta
del Mokele-Mbembe: il capitano Freiherr Von Stein zu Lausnitz
raggiunse il Congo dal Camerun, nella zona del fiume Ssombo
e vide da vicino l'animale. Descrisse con precisione il collo
lungo e muscoloso, il corno frontale, la corporatura da elefante
("ma esistono anche animali di taglia più piccola,
all'incirca come un ippopotamo") e la coda che Von Stein
disse essere identica a quella di un coccodrillo. Come cibo
disse di aver visto il Mokele mangiare piante simili a liane.
Nel 1920 una spedizione di 32 uomini dello Smithsonian Institute
di Washington finì in tragedia e dopo un'altra spedizione
infruttuosa nel 1932, gli americani tornarono in Africa solo
nel 1972. Guidata dall'erpetologo James H. Powell, tra mille
difficoltà, la spedizione ebbe l'unico risultato di sapere
che un altro nome usato per chiamare l'animale misterioso è
"N'Yamala". |
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| (Sopra) Cartina del Congo e l'area
di avvistamento del Mokele-Mbembe, nel cerchio rosso. Altri
avvistamenti si sono avuti nell'area a est del paese. (Sotto)
Il lago Tele visto dall'acqua. |
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Dopo un altro viaggio di Powell nel
1976, in cui si raccolsero le testimonianze dei pigmei che abbiamo
anche noi raccontato, gli anni '80 videro un fiorire di missioni.
Nel 1980 una tedesca, guidata dall'ingegnere Herman Regusters, e una
americana, capitanata dal criptozoologista Roy Mackal, videro chiaramente
l'animale. Nel 1981 ancora Mackal si recò sul fiume Likuala
e uno studioso congolese del suo gruppo, Marcellin Agnagna, ebbe un
incontro ravvicinato con il Mokele-Mbembe. Due anni dopo Agnagna,
che era zoologo a Brazzaville, ebbe la fortuna di vedere e filmare
da 275 metri l'animale: il suo racconto è ricchissimo di particolari
e portò gli scienziati ad escludere che si trattasse di un
varano o un coccodrillo o una tartaruga gigante. Ma il filmato appariva
sgranato e non spiegava nulla: nemmeno un successivo filmato del 1987
di un'equipe giapponese servì a chiarire il mistero. Quattro
spedizioni britanniche tra l''85 e il '92 ebbero uguale esito, sebbene
a capo di esse vi fosse un esperto studioso del Mostro di Loch Ness,
William Gibbon.
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(Sopra, da sinistra a destra) Immagini controverse e probabilmente
false del Mokele-Mbembe e di un parente dall'aspetto "dragonesco",
il Nguma ugandese (al centro).
(Sotto, a sinistra) La spedizione
del 1981 durante la quale il congolese Agnagna ebbe un incontro
ravvicinato con il Mokele. (Al centro) Fotogramma tratto da
un filmato giapponese del 1992: si vede un essere nuotare
nel lago, in modo simile al Mostro di Loch Ness. (A destra)
L'incredibile immagine di uno stegosauro "in carne e ossa"
scolpita sulle pareti de tempio cambogiano di Angkor Wat:
la dimostrazione che non tutti
i dinosauri si sono estinti 65 milioni di anni fa?
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Fin
qui il racconto di chi in quei posti ci è stato o ci vive. L'unica
certezza si può avere dalla similitudine delle testimonianze…
I pigmei sono una popolazione tra le più antiche della Terra, incredibilmente
a contatto con la Natura, uomini veri che non distruggono l'ambiente
ma lo venerano e lo rispettano: gente con una cultura antichissima
per quanto primitiva tecnologicamente e riteniamo che il loro racconto
debba essere preso per vero. Tuttavia, appunto, essi non conoscono
i dinosauri e dunque non possono capire cosa significhi per noi
la reale esistenza del Mokele-Mbembe. I dinosauri infatti esistevano
fino a 65 milioni di anni fa: alla fine del Cretaceo un evento ancora
in parte misterioso fece scomparire un intero ordine di animali
che da centinaia di milioni di anni dominava la Terra. In un lasso
di tempo particolarmente breve, poche centinaia di anni, migliaia
di specie si estinsero senza motivo, lasciando al loro posto altre
perfettamente simmetriche. Così agli pterosauri successero gli uccelli;
ai plesiosauri marini subentrarono i cetacei; i ruminanti rimpiazzarono
i grandi erbivori terrestri e i carnivori a sangue caldo come l'Andrewsarchus
presero il posto di tirannosauri e affini. Per qualche tempo si
perse il gigantismo (ma anche tra i mammiferi in seguito ricomparve),
e spiegazioni logiche di quel che accadde in realtà non ce ne sono.
Semplicemente, i dinosauri uscirono di scena, lasciando il posto
ai generi dei mammiferi e degli uccelli… Qualcuno parla di
evoluzione genetica: in pratica non si tratterebbe di estinzione
ma di una mutazione improvvisa e forzata su vasta scala che portò
un genere come quello dei dinosauri divenuto assai diverso dagli
originari rettili a sviluppare nuove potenzialità. In tutto questo,
ci si chiede come sia possibile che un essere che avrebbe dovuto
estinguersi 65 milioni di anni fa abbia potuto resistere tutto questo
tempo in una nicchia ecologica tutto sommato così piccola. Si tratta
veramente di un dinosauro? Oppure, come sostengono eminenti zoologi,
sarebbe una specie sconosciuta di varano di dimensioni imponenti?
Dai reperti fossili, possiamo solo dire che esistono due animali
simili per dimensioni e corporatura al Mokele-Mbembe: il Barosauro
e il Camarasauro. Entrambi hanno a tutti gli effetti il corpo di
un elefante, ma il primo dispone di collo e coda lunghissimi, il
secondo invece ha questi arti molto più tozzi. Forse un camarasauro
potrebbe essere sopravvissuto alle decine di cataclismi che hanno
sconvolto la Terra in questi 65 milioni di anni, forse si tratta
davvero di un esempio di evoluzione parallela, trattandosi di un
altro rettile. Tuttavia, finché non verrà catturato un esemplare
vivo e studiato scientificamente, i pigmei saranno gli unici custodi
di "Colui che sbarra il corso dei fiumi".
Lorena Bianchi
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| (Sopra,
a sinistra) Il Barosauro, dinosauro estremamente simile all'elefante
nel corpo e con collo e coda lunghissimi. A questo tipo di rettile,
di dimensioni abbastanza contenute, si potrebbe attribuire una
parentela con il Mokele-Mbembe. (Al centro) Il lago Bunyonyi
in Uganda, altro luogo in cui è stato avvistato un animale simile
al Mokele-Mbembe. (A destra) Il Camarasauro è identico al Barosauro
con l'eccezione di collo e coda più corti. Potrebbe
uno piccolo gruppo di questi esemplari essersi salvato dall'estinzione
65 milioni di anni fa? |
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