I Misteri Eleusini
Tratto dall'ultimo libro della nostra Lorena, andiamo a rivivere i bellissimi miti relativi a Demetra e a Persefone e i riti misterici dell'Antica Grecia, raccontati in maniera coinvolgente
Premessa di Lorena Bianchi
Nella pubblicazione del mio ultimo romanzo "La Chiave del Sigillo", esigenze editoriali hanno portato alcuni inevitabili tagli. Tra questi, una piccola parte, tuttavia interessante per gli appassionati di esoterismo e i cultori dell'Antico, relativa ai Misteri Eleusini, la cui sede viene visitata dalla protagonista Eirene. Eccone l'estratto, per i lettori di Sator ws.

-A Eleusi, nell'antica Grecia, venivano celebrati ogni anno i sacri Mysteria. Vi partecipavano uomini e donne, liberi e schiavi, greci e barbari. Gli iniziati ottenevano la speranza, anzi la certezza, della vita dopo la morte... Non ricevevano solo un insegnamento, ma avevano soprattutto un'esperienza del divino che cambiava la loro coscienza. Tornavano a vivere la loro vita di ogni giorno, non come membri di una setta religiosa, ma come uomini liberi dal timore della morte. "O tre volte felici i mortali che dopo aver contemplato questi Mysteria, scenderanno nell'Ade; solo loro potranno vivervi; per tutti gli altri tutto sarà sofferenza", c'è scritto in Sofocle...-

La guida se la cavava bene. L'uomo di circa sessant'anni, con barba e capelli grigi, era assai in gamba. Snocciolava a turisti impreparati pezzi della più grande letteratura di tutti i tempi... Certo Eirene alcune cose le sapeva già: era stata in visita ad Eleusi con la scuola, da piccola. 
-Eleusi è una cittadina a venti chilometri da Atene, sede del sito archeologico comprendente il santuario di Demetra e Kore, ove anticamente venivano celebrati i famosi Misteri Eleusini. Oggi è una cittadina moderna chiamata Elefsina: oltre ad avere il bellissimo sito archeologico, è anche un'importante centro industriale. L'antico abitato era situato tra il mare Egeo e la base di un colle ed era cinto di mura. Inizialmente indipendente, nel VII sec.a.C. si alleò con Atene entrando a far parte dello Stato Attico. Fu un'importante centro religioso fino al 381 d.C., quando l'imperatore romano Teodosio ordinò la chiusura del santuario che segnava le sue fortune; in seguito fu distrutta dai barbari e venne abbandonata dalla popolazione nel 396 d.C…-
Il luogo in cui Eirene si trovava era appunto il santuario di Demetra e Kore, situato ai piedi dell'acropoli.

(Sopra) Eleusi, presso Elefsina, non distante da Atene, è il luogo in cui si celebravano i Misteri Eleusini.
-"Felice chi possiede, fra gli uomini, la visione di questi Mysteria; chi non è iniziato ai santi riti non avrà lo stesso destino quando soggiornerà, da morto, nelle umide tenebre"... Questo è un pezzo dell'Inno omerico a Demetra...-
La ragazza era orgogliosa delle sue origini greche. La sua terra, così ricca di storia, di sapienza, di cultura... Quando la maggior parte dei popoli viveva cacciando cervi nelle foreste, loro Greci elaboravano filosofie straordinarie, metendo le basi per tutto il sapere e il pensiero occidentale...
-Il nome Eleusi sembra derivare da un eroe di non chiara paternità, ma un'altra ipotesi sostiene che derivi da "éleusis", in greco "venuta", chiaramente facendo riferimento alla venuta di Demetra a Eleusi sotto sembianze mortali dopo il rapimento della figlia Kore... Kore, ovvero Persefone...-
Persefone, ovvero Proserpina: la dea della primavera, della fecondità, della vita.
Eirene era molto contenta di ascoltare quella lezione. Non perché non ne conoscesse la storia: sua mamma, da brava professoressa di filosofia del liceo, gliela raccontava sempre due volte all'anno, all'inizio dell'inverno e tre mesi dopo, quando la primavera faceva capolino. Era felice di farlo in servizio, come se quel mito avesse la possibilità di consegnarle un cuore puro in grado di scoprire il mistero dietro quei maledetti delitti...
-Eleusi è strettamente legata a Demetra e Persefone. Infatti, come ci narra sempre l'inno omerico a Demetra, un bel giorno la sua bellissima figlia Persefone, per la sua giovinezza detta appunto anche Kore, "la fanciulla", scherzava con le sue amiche per i prati, finché non vide un fiore che mai aveva visto. Un narciso... Questo fiore è una pianta a bulbo e come tutte le piante di questo tipo passa parte dell'anno sottoterra. Quello era il destino che avrebbe segnato la giovane Persefone... Infatti nel momento stesso in cui Kore colse il fiore, si aprì una voragine dalla quale emerse suo zio, il dio degli inferi Ade, che la caricò con forza sul suo carro dorato, trainato da due cavalli immortali, neri come la notte. Così, rapita alla sua vita, Persefone fu condotta da Ade nel suo regno... Per il dio degli inferi, infatti, non sarebbe stato facile convincere con le buone la nipote, di cui si era innamorato, a divenire regina del suo regno e, quindi, a trasferirsi nella sua non proprio simpatica dimora; quindi ideò lo stratagemma del rapimento con nozze riparatrici finali, un piano che poi fece scuola anche tra i mortali...-
Molti sorrisero a queste parole. Eirene guardò il cielo, sereno con qualche nuvola bianca a punteggiare l'azzurro. Una brezza veniva dal mare, l'odore di salsedine... Si sentiva forse così Persefone, al momento di essere rapita?
La guida, intando, continuava a parlare...
(Sopra) Ade rapisce Persefone.
-C'è da dire che Zeus, nella sua onnipotenza, non era proprio all'oscuro dei piani del fratello Ade, anzi, pare che fu proprio lui a darla in sposa al dio degli inferi!-
-Che lenza quel Zeus!- fecero dei turisti, scoppiando a ridere fragorosamente. Anche Eirene sorrise, certo si trattava proprio di una bella visita... La guida continuava a parlare, mimando con ampi gesti le vicende divine...
-Ora, cosa fa una madre a cui improvvisamente scompare una figlia? Piange e le cerca ovunque. Ed è esattamente ciò che fece Demetra la quale, essendo una dea, non si limitò certo a farlo come una madre normale, ma la cercò personalmente volando come un uccello in ogni angolo del mondo per ben nove giorni, ma senza alcun risultato. A questo punto intervenne Helios, l'onniveggente dio del Sole; a lui infatti Demetra si rivolse per sapere dove fosse e chi aveva rapito la sua amata figlia... Helios rispose rivelandole tutta la verità e additando Zeus come principale colpevole, cercando infine di convincerla che Ade non era, tutto sommato, un genero indegno, in quanto governava un terzo dell'universo. Ma quale mamma sarebbe felice di sapere la propria figlia nel regno dei morti, sia pure come regina? Anche Demetra, dunque, comprensibilmente non era affatto contenta, quindi scese sdegnata dall'Olimpo, assunse le sembianze di una innocua vecchietta e iniziò a girovagare tra i mortali, fino a giungere a Eleusi; qui si sedette, piangente, su una pietra accanto al pozzo "delle Vergini", detto anche "Callicoro", dove la videro le quattro figlie del re di Eleusi, Celeo. Le ragazze la invitarono ad andare in casa loro: lì Demetra rifiutò ciò che le venne offerto, vino, pane, carne... La dea, ancora in sembianze da vecchietta, si fece preparare una bevanda con orzo, acqua e menta fine, con l'aggiunta di miele e formaggio caprino. La bevanda, assai energetica, fu chiamata ciceone. In casa del re c'era bisogno di una nutrice per il figlio appena nato, Demofonte, e tale compito fu affidato a Demetra, che lo avrebbe dovuto far crescere appunto grazie al ciceone. La dea si impegnò a fondo nel curare il bambino e ne avrebbe fatto persino un immortale utilizzando le sue doti divine: ma la regina Metanira spiò Demetra e la vide mentre avvolgeva nel fuoco il piccolo. Vedendo ciò Metanira iniziò ad urlare che l'anziana donna volesse ucciderle il figlio...-
La guida fece una pausa per bere.
-E poi che accadde?-dissero i turisti all'unisono...
-La regina, a ragione o a torto malfidente, fece adirare Demetra, che riprese la sua forma divina e tutta la sua potenza. Dato che la regina non si era fidata di lei, le ordinò che fosse costruito un tempio in cui si sarebbero dovuti celebrare riti in suo onore che lei stessa avrebbe provveduto ad insegnare loro. E in quel tempio la dea rimase, continuando a piangere la perdita dell'adorata figlia...-
-E Persefone?-
-Nella sua tristezza Demetra, che era la Madre Terra, la dea delle messi e della fertilità, non fece più germogliare nulla, provocando una grande carestia. Gli uomini morivano di fame, in tutto il mondo c'era siccità e desolazione... Morendo gli uomini sarebbero venuti meno anche la venerazione per gli dei: per questo motivo Zeus si vide costretto ad intervenire. Dapprima mandò la dea Iride a richiamare Demetra dal suo tempio ad Eleusi e convincerla a tornare sull'Olimpo, ma Demetra non si mosse da lì; quindi Zeus le mandò tutti gli altri dei con i regali più belli che si possano immaginare, ma nessuno di loro riuscì a convincerla a risalire sul sacro monte. Cos'altro poteva fare Zeus? Cercò di convincere il fratello Ade a restituire la bella consorte alla madre e, a tale scopo, inviò Hermes negli Inferi. Stranamente il dio dalla verga d'oro non faticò molto a convincere Ade, anzi, questi lo accolse con un sorriso e gli consegnò Persefone affinché la portasse alla madre. Ma tanta generosità, come spesso accade, nascondeva un trucco: nell'istante stesso in cui Ade liberò Persefone, le porse dietro la schiena un dolcissimo chicco di melograno...-
La fiaba stava coinvolgendo sempre più i turisti. Anche se ne conosceva già la storia, anche Eirene pendeva dalle labbra di quell'uomo... Al punto da spegnere il cellulare nel momento in cui le arrivò una chiamata.
(Sopra) Persefone mangia i chicchi di melograno.
-Ora, forse alcuni di voi sanno che il melograno per i Greci era anche noto come il Cibo dei Morti... La dea sapeva che se lo avesse mangiato non avrebbe fatto più ritorno nel mondo dei vivi, ma lo mangiò egualmente e sulla sua buona fede non ci dilunghiamo...-
-Sindrome di Stoccolma?- fece un turista tedesco...
-Comunque sia, Persefone, accompagnata da Hermes, raggiunse comunque la madre Demetra in superficie... Questa, dopo averla felicemente abbracciata, le chiese se avesse mangiato il chicco di melograno e la figlia fu costretta ad ammettere che aveva ceduto alla tentazione... Demetra stette per scatenare una guerra con Ade per l'inganno e la vile manovra, il dio degli inferi aveva superato ogni limite. Ci volle un nuovo intervento di Zeus per mediare definitivamente alla questione: il re dell'Olimpo stabilì, date le circostanze, che Persefone sarebbe rimasta sull'Olimpo con la madre e gli altri dei per nove mesi l'anno. Per i restanti tre avrebbe raggiunto il suo sposo negli Inferi... Questa decisione calmò Demetra e accontentò tutto sommato Ade, che rischiava di perdere la sposa tanto sudata. Così tutto sulla terra riprese a fiorire, ma nei tre mesi in cui Persefone raggiunge il suo sposo, la tristezza si impadronisce nuovamente di Demetra, il mondo si gela e nulla più fiorisce; a ciò dobbiamo l'inverno...- Un applauso accompagnò la fine delle parole della guida. In effetti, quel sole dimostrava che Persefone era tornata sull'Olimpo assieme alla madre... Demetra era felice, tutto era rigoglioso e fecondo... La guida però non aveva ancora finito di commentare.
-Anche altri miti minori di Eleusi sono legati a quello principale che vi ho appena narrato. Ovidio, nelle Metamorfosi, ci racconta di un giovincello che incautamente scoppiò a ridere vedendo la vecchietta Demetra bere il suo intruglio di polenta; gli dei, si sa, sono piuttosto permalosi e Demetra, inoltre, aveva già i suoi problemi a cui pensare, per cui gli gettò addosso la brodaglia e lo trasformò in un geco giallo, piccolo rettile che vive nelle crepe dei tetti.
(Sopra) Demetra riabbraccia la sua amata figlia Persefone.
Ovidio ci narra anche di un'altra trasformazione operata da Demetra, questa volta per vendetta; infatti secondo la sua versione dei fatti, Persefone avrebbe mangiato ben sette chicchi di melograno, che non gli furono offerti da Ade, ma li colse da sola nel frutteto reale, il cui ortolano era un certo Ascalafo. Fu questi, secondo Ovidio, che riferì l'accaduto a Ade e per questa spiata fu trasformato da Demetra in un Barbagianni, uccello portatore di malaugurio. Ma non crediate che Demetra, nella sua comprensibile ira, si sia sfogata con tutti, anzi; come fu implacabile con chi le fu scortese, cosi fu cortese e ricompensò chi era stata gentile con lei e l'aveva aiutata. Tra gli altri Fitalo, il quale la ospitò, ebbe onori eterni per la sua stirpe e per lui Demetra fece crescere il primo fico. Ma il più conosciuto è sicuramente Trittolemo, il cui nome significa "Triplice guerriero". Trittolemo fu ricompensato da Demetra, che lo armò di un mantello di spighe, un aratro di legno e un carro trainato da serpenti e gli affidò la missione di insegnare all'umanità intera la coltivazione del grano: mica poco! "….E Demetra a tutti mostrò i riti misterici a Trittolemo e a Polissero, e inoltre a Diocle, i riti santi, che non si possono trasgredire né apprendere né proferire: difatti una grande attonita atterrita reverenza per gli dei impedisce la voce. Felice colui - tra gli uomini viventi sulla terra - che ha visto queste cose: chi invece non è stato iniziato ai riti sacri chi non ha avuto questa sorte non avrà mai un uguale destino, da morto, nelle umide tenebre marcescenti di laggiù..."-
Demetra, la divinità oggetto del culto di Eleusi, era in origine agraria. Tutta la civiltà micenea, antesignana di quella greca, venerava la Potnia, ovvero signora, patrona, potente, ossia la terra, la Grande Madre, che dà la vita, e sperimenta la morte per poi tornare in vita, depositaria delle forze della natura e del ciclo vitale. Era sempre raffigurata con una torcia alta nella sua mano, il fiore ancora chiuso, simbolo della virtù generante, e il melograno maturo, simbolo di fecondità e sessualità, ma anche di morte che sopraggiunge...
Nel sito di Eleusi c'era un naturalismo di base, in cui le divinità sono ctonie, cioè connesse con la terra, la vegetazione, il suolo. Demetra deriva dall'antica divinità delle trasformazioni, quella selvatica e misteriosa, che come la terra conosce una metamorfosi delle forme, la pausa e il risveglio, il nascere, morire e rinascere. Questa sua derivazione si evince anche dell'etimologia del nome, che alcuni fanno derivare dal sanscrito DaMeter, dove "Da" sta per "gea", ossia terra. La stessa radice si ritrova nel nome di Poseidone, fatto derivare da Poteidan, ossia marito di Da...
-Non si sa con certezza come e quando il culto agrario divenne rito misterico, ma, dal momento che i Misteri Eleusini venivano patrocinati dallo Stato, sicuramente rappresentavano qualcosa di molto pericoloso, tanto da doverlo controllare...-
Il gruppo di turisti era nel tempio di Kore.
-Siamo giunti nel vivo dei Misteri, che vedevano la presenza di vari personaggi. I più importanti erano il Sommo Sacerdote o Ierofante, l'unico che entrava nella stanza segreta, dove erano custoditi gli oggetti sacri, o Hiera. Lo Ierofante officiava le parti più solenni dei riti, aiutato dalla Sacerdotessa. Colui che portava la fiaccola era il Dadouchos, che purificava chi ne aveva bisogno, aiutato dalla Dadouchosa, sua assistente, con cui provvedeva agli effetti di luce durante la celebrazione. C'erano, inoltre, dei personaggi minori: dall'araldo ufficiale, o Hierokeryx, che richiamava al silenzio, al Prete che officiava i sacrifici animali, ed altre sacerdotesse, alcune delle quali prendevano parte al dramma inscenato, altre forse portavano gli oggetti sacri in processione...-
Del tempio non rimaneva poi molto: tanti arredi erano stati trasportati al Museo di Atene.
-La celebrazione dei Mysteria prevedeva due fasi: i Piccoli e i Grandi Misteri. I Piccoli Misteri si svolgevano nel mese dei fiori, Anthesterion, tra febbraio e marzo, e celebravano la nascita della natura, ovvero il ritorno di Kore sulla terra. Si svolgevano a pochi chilometri da qui, ad Agrai, oggi sobborgo di Atene, sulle rive del fiume Illisso. I Piccoli Misteri, della durata di tre giorni, purificando i celebranti preparavano ai Grandi Misteri, tramite meditazioni, preghiere, atti di penitenza, sacrifici, alla fine dei quali gli iniziandi, ossia i Mystes, si coprivano il capo. Ciò ad indicare che, pur avendo intrapreso il cammino verso la suprema conoscenza, non ne avevano ancora scoperto il segreto. Il tutto avveniva sotto la direzione di un mistagogo, che li istruiva anche sui miti che narravano le vicende delle due dee.-
La guida mostrava luoghi, statue... Poi fece uscire dal tempio e condusse i turisti in una specie di recinto delimitato da pietre, sulla parte alta di quella collina che era l'antica acropoli. Qui continuò il suo racconto...
-I Grandi Misteri avevano luogo nel mese di Boedromion, tra settembre e ottobre, e duravano 9 giorni, dal 15 al 23; ogni giorno gli iniziati seguivano una serie di azioni rituali. I primi giorni erano preparativi: i sacerdoti trasferivano gli oggetti sacri da Eleusi all'Eleusinion, il recinto sopra l'agorà, dove ci troviamo ora; qui si riunivano i partecipanti, a cui uno Ierofante dava le istruzioni necessarie. Era questa la fase in cui quelli che non parlavano il greco o erano impuri venivano esclusi. Poi aveva luogo la prima fase della cerimonia, che consisteva nella purificazione sulle rive del mare dalla parte del Falero, al grido di "Iniziati, al mare", dove ogni iniziato, con il suo personale tutore, recava un maialino da latte, anch'esso lavato nell'acqua, e poi sacrificato. Da questo momento era imposto il digiuno...-

-Digiuno? Per quanto tempo?- chiesero alquanto terrorizzati due turisti americani in sovrappeso.
-Gli iniziati si riposavano per due giorni, continuando a meditare. Finito il digiuno, c'era poi c'era la seconda fase, ovvero la grande processione da Atene ad Eleusi, lungo la Via Sacra, con previa sosta sull'Acropoli, seguendo un carro con la statua di Iacco-Dioniso e gli altri oggetti sacri, il tutto sempre accompagnato da canti e danze. Ogni tappa del percorso si rifaceva al mito. Lungo il percorso, veniva attraversato il ponte sul fiume Kephysios, che divideva i territori di Atene da quelli di Eleusi. Vedete la sua ricostruzione laggiù...- disse, indicando un punto all'orizzonte.
(Sopra) Demetra, Kore e Trittolemo.
-Esso rappresentava simbolicamente il passaggio dalla terra dei vivi a quella dei morti... Giunta la sera del 19, aveva luogo l'iniziazione di primo grado, in cui si riproponeva il dramma di Demetra e Persefone, con il Daduchos, portatore principale della fiaccola, ad impersonare Demetra, i suoi lamenti e la sua disperazione per la perdita della figlia, e tutti gli iniziati dietro di lui correvano, intrecciandosi ed agitando le fiaccole intorno al Pozzo Sacro, lo stesso presso cui Demetra si fermò.-
Andarono quindi al pozzo... Nient'altro che un buco nel suolo. Tutt'intorno pezzi si colonna, pezzi di marmo sbriciolati... Le rocce della collina si mescolavano al colore delle gradinate sopravvissute alla distruzione. Quel terreno un po' arido tipico della Grecia moderna non dava l'idea dell'importanza del rito di fertilità...
-Come vedete, il pozzo era situato all'angolo di ciò che rimane dei Grandi Propilei, tramite cui si giungeva ai Piccoli Propilei, che conducevano nel sacro recinto, dove solo gli iniziati, pena la morte, avevano accesso. La rappresentazione ed il digiuno terminavano con l'assunzione del Kykeon, ossia ciceone, la stessa bevanda che Demetra chiede le sia preparata nell'Inno omerico... Entrati nel sacro recinto del Telesterion, gli iniziati dovevano pronunciare una specie di parola d'ordine, che gli consentiva l'accesso al rituale. Secondo Clemente di Alessandria le parole pronunciate erano le seguenti: "Ho digiunato; ho bevuto il ciceone; ho preso dalla cesta, dopo aver maneggiato ho riposto nel canestro, e dal canestro nella cesta." Il culmine del rituale avviene quando il Sacerdote, rimasto solo nell'Anaktoron, ossia la camera segreta del tempio, ne usciva con gli oggetti sacri consacrati dalle due dee, e li mostrava agli iniziati. Cosa fossero tali oggetti non si sa.
(Sopra) Demetra è la classica Dea Madre, legata alla Natura, alla Vita e alla Fertilità.
Oltre alla spiga di grano recisa, che sembra comparire in tutte le fonti, si parla anche di pane benedetto, e di simboli sessuali stilizzati. E' probabile che l'iniziato toccasse un simulacro del grembo materno, il simbolo e la rassicurazione della sua sopravvivenza eterna. E' chiaro che il contatto con le sacre cose era fondamentale, e rappresentava, dopo la partecipazione alle vicende divine, la comunione con il divino. Finita la celebrazione, gli iniziati sarebbero tornati ad Atene non in processione, perché era giunto il tempo di meditare...-
Tutti i turisti applaudirono la bravissima guida, la quale si guadagnò il pane e il companatico della giornata. Anche Eirene gli diede la mancia, venti dollari. Un piccolo grande contributo... L'uomo la ringraziò, e le chiese se era di origini greche...
 

Disclaimer - Note legali - Dichiarazione ai sensi della legge nr. 62 del 7 marzo 2001

Mappa del Sito

Copyright © Sator ws by Lory & Anto 2010. All right reserved.
La copia dei testi e dei materiali presenti in questa pagina è consentita solo se esplicitamente autorizzata dalle autrici dopo richiesta scritta. In caso di inosservanza si provvederà ad adire alle vie legali più opportune.