| El-Colossat:
così gli egiziani di oggi chiamano i Colossi di Memnon, non
distante da Luxor, due tra le innumerevogli meraviglie che costellano
il paese dei faraoni. "I colossali", li chiamano: e non potrebbe
essere altrimenti, perché le dimensioni sono davvero impressionanti.
Due figure sedute, che rappresentano l'Alto e il Basso Egitto,
sono sedute in trono e raggiungono l'altezza di 18 metri, come
un palazzo di sei piani. Le statue adornavano l'ingresso di
un tempio ancor più immenso, lungo oltre duecento metri (ma
cè chi pensa che fosse lungo quasi mezzo chilometro). Chi fu
l'artefice di questa magnificenza? E perché di questa costruzione
sconfinata non rimane quasi traccia? Innanzitutto, occorre dire
che l'artefice fu un faraone che governò per 38 anni l'Egitto,
dal 1391 al 1353 BCE: il suo nome è Amenophis III (o Amenothep
III) e viene ricordato soprattutto in quanto padre del faraone
"eretico" e sacerdote del Dio Sole Aton, Akhenaton.
Ma in realtà Amenophis III, ultimo grande esponente della 18°
Dinastia, fu in un certo senso un anticipatore della politica
del più famoso sovrano del paese di Kemet, ovvero il celeberrimo
Ramses. Approfittando di un periodo di prosperità paragonabile
a quello vissuto dal suo emulo, Amenophis "arruolò" tra le fila
degli operai addetti alla costruzione del tempio centinaia di
migliaia di contadini che, nelle stagioni invernali, attendevano
la piena del Nilo per poter coltivare i propri campi. Non essendo
un paese imperialista, l'Egitto non aveva schiavi, al contrario
di quanto afferma la Bibbia e di quanto sostengono, con interessi
ideologici, gli storici e gli archeologi cristiani ed ebrei.
In realtà, Amenophis intendeva superare in gloria la sua antenata
Hatshepsut, che in quarant'anni di regno, prima donna faraone,
riuscì a riempire l'Egitto di vestigia magnifiche. Il tempio,
nei pressi dell'attuale Deir-el-Medina, a non distante da Luxor
e dal fiume Nilo, avrebbe dovuto esaltare da un lato il Dio
Amon (associato con gli Dei Ptah e Osiride), e dall'altro aumentare
la gloria dello stesso Amenophis come grande sovrano apportatore
di prosperità, fungendo da suo gigantesco monumento funebre.
Le statue poste all'ingresso, i Colossi, furono progettati con
particolare cura, utilizzando due tipi di quarzite proveniente
dalla Piana di Giza, a nord, e dal sito di Gebel-el-Silsila,
a 60 km da Assuan. La quarzite fu scavata con precisione incredibile
e alcuni autori di mistero ipotizzano che gli Egizi abbiano
utilizzato strumenti sconosciuti, come ultrasuoni o una forma
di laser, magari utilizzando le energie visibili nel tempio
di Hathor a Dendera. Comunque sia, la quarzite fu modellata
e levigata nel cantiere del tempio, seguendo i caratteri tipici
dell'arte egizia. |
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Il risultato originale non dovrebbe essere stato dissimile
da quello delle statue, altrettanto colossali, di Ramses II ad Abu
Simbel: anzi, senza dubbio il grande faraone prese a modello i due
colossi per rendere omaggio alla sua figura e a quella della moglie
Nefertari. Ma un secolo prima, Amenophis III non fu da meno, facendo
scolpire, alla base del colosso meridionale, le immagini della moglie
Tiye e della madre Mutermwya. Altre sculture, ai lati dei due troni,
raffiguravano il dio Hapi, impersonificazione del Nilo e figlio del
Dio Horus. Dopo l'erezione delle due statue, si iniziarono i lavori
di innalzamento delle colonne e dei muri perimetrali del tempio di
Amon, ma qualcosa, fin dai primi lavori, sembrava non quadrare. Il
terreno era troppo cedevole e non sosteneva a sufficienza le pareti
altre più di trenta metri… Amenophis non poteva impiegare
la manodopera tutto l'anno, i contadini potevano essere impiegati
per non più di 4-5 mesi l'anno e gli schiavi mancavano del
tutto. Così i lavori procedettero senza la necessaria consolidazione
del materiale. Le differenze qualitative della malta e dei blocchi
di calcare fecero il resto.
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| (Sopra,
a sinistra) Una stupenda foto aerea dell'area di Deir-el-Medina
mostra le fondamenta del tempio di Amenophis III, lungo 200
metri. Davanti a esso si possono scorgere i due colossi; alle
spalle, la Valle dei Re. La foto mostra in alto la lingua d'acqua
del Nilo: al di là del fiume ci sono i templi di Luxor e Karnak.
(A destra) I due colossi visti dall'alto: quello di sinistra,
posto a nord, emetteva suoni e parole fino alla fine del III
Secolo Era Corrente. |
Il tempio fu inaugurato
poco prima della morte di Amenophis III e misurava 35 ettari, era
notevolmente più imponente di quello non certo minuscolo di Karnak
e vantava dimensioni superiori al Ramesseum che sarebbe venuto un
secolo dopo. Non si sa se fin dall'inizio si procedette all'inumazione
della mummia di Amenophis all'interno del tempio di Amon e se fu
sepolto successivamente nella Valle dei Re, nella tomba VW22 (scoperta
nel 1799 dagli egittologi al seguito di Napoleone) in un luogo certo
più inaccessibile e sicuro. Si sa solo che ben presto le inondazioni
del Nilo iniziarono ad eroderne le già fragili fondamenta e dopo
pochi anni, sotto il regno di Akhenaton, il tempio era già sventrato.
Nonostante i lavori di restauro continui, poco si poté per salvare
la costruzione, una delle più grandi che l'Umanità abbia visto.
Anzi, sembra anche che lo stesso Akhenaton abbia usato blocchi provenienti
dal tempio di Amon per la costruzione di alcuni palazzi della sua
capitale, Akhetaton, l'attuale Tell-el-Amarna. In breve tempo l'edificio
fu letteralmente spazzato via, lasiando però i Colossi al loro posto,
muti testimoni della gloria decaduta del faraone. I Colossi però,
forse, muti in fondo non lo erano. Per alcuni, la capacità delle
statue di emettere suoni era una delle caratteristiche originarie.
Omero afferma che i Colossi, per l'esattezza quello posto più a
nord, era in realtà Memnon, un mitico re degli Etiopi ricordato
nella mitologia greca come figlio della dea Eos (l'aurora) e del
troiano Titone. Durante la Guerra di Troia uccise l'eroe Antiloco
e fu ucciso per vendetta da Achille e Omero, nell'Iliade, ricorda
come fu trasformato da Zeus in statua proprio nell'Egitto da cui
proveniva. Il curioso è che Omero menziona apertamente il fatto
che la statua emettesse lamenti e pianti, segno dunque che al momento
della stesura dell'opera, il colosso nord emetteva suoni e versi
strani. Storicamente invece si attribuisce a un catastrofico terremoto
nel 27 BCE il crollo di metà statua, avvenuto all'altezza della
cintola. La metà inferiore allora, ricorda lo storico Strabone,
si mise a parlare, al punto che se ne udivano parole estremamente
chiare che venivano interpretate come oracoli. L'Oracolo di Memnon
divenne famoso in tutto il mondo antico: si esprimeva in egiziano
e ad ascoltare i suoi vaticini si recarono anche numerosi imperatori
romani. Secondo gli scienziati moderni, i suoni erano solo l'infiltrazione
di acqua e aria all'interno della quarzite, che all'alba e al tramonto,
al cambio di temperatura, fuoriuscivano con violenza emettendo una
particolare vibrazione, udibile a varie frequenze, che dava l'idea
della voce. Comunque sia, la magia finì quando un imperatore romano,
Settimio Severo, nel 199 CE decise di restaurare la statua, convinto
di far del bene e di onorarla. Il Colosso fu ricostruito, il tronco
fu riposizionato al suo posto, ma la statua smise per sempre di
parlare… Con le invasioni barbariche i Colossi furono deturpati,
gli arabi non li abbatterono in segno di rispetto ma tutte le pietre
del tempio di Amon, al pari di quanto fece Akhenaton, furono portate
via come materiale da costruzione. E così i Colossi rimasero soli,
testimoni di un'epoca di gloria ormai tramontata… Ma se non
fosse proprio così? Nel nostro dossier su Barcellona,
abbiamo avanzato l'ipotesi che i pinnacoli antropomorfi che si stagliano
sulla montagna di Montserrat, a 60 km dalla capitale catalana, siano
stati scolpiti da artisti egizi. Vedendo le tracce dell'incredibile
presenza egizia nella città e presupponendo la sua funzione di santuario,
al pari della presenza a Montserrat della statua della Madonna Nera
omonima, ci è venuto spontaneo pensare ai Colossi di Memnon quanto
a forma e proporzioni. Sorge quindi spontanea una domanda: e se
i seguaci del Dio Amon, perseguitati da Akhenaton, fossero fuggiti
dall'Egitto per fondare un nuovo, gigantesco tempio in onore di
Amenophis III? Magari proprio a Montserrat… Vedendo le immagini
dei pinnacoli di arenaria della misteriosa montagna catalana, verrebbe
proprio da pensare così…
Lorena Bianchi
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(Sopra, a sinistra) Il colosso
nord, la "statua parlante", quello che Omero identificò con
Memnone, eroe troiano-etiope ucciso da Achille durante la
Guerra di Troia. Omero raccontò nell'Iliade che Memnone piangeva
e singhiozzava, dal che se ne deduce che già intorno al 1000
BCE la statua "parlasse", anche se gli studiosi pensano che
fossero infiltrazioni di acqua e aria nelle crepe (a lato)
a produrre i suoni. (A destra) Il colosso sud mostra ai lati
del trono le figure della moglie e della madre di Amenophis
III.
(Sotto, a sinistra) Amenophis
(o Amenothep) III, raffigurato in una statua conservata al
Museo di Luxor. Amenophis fece erigere oltre 250 statue di
se stesso, oltre che l'immenso tempio di Amon di cui non restano
che rovine. In effetti anche nell'Ottocento erano frequenti
le alluvioni catastrofiche della zona, come quella raffigurata
in questo dipinto (a lato). Amenophis III era padre del faraone
eretico, il misterioso e indecifrabile Akhenaton (o Amenophis
IV, al centro) raffigurato spesso in modo inquietante, come
in questo caso in cui mostra un seno e un viso femminile.
Akhenaton è associato alla distruzione del Dio Sole Amon-Ra
egiziani e alla sua sostituzione con un dio di origine indo-ariana,
Aton: per alcuni era il prototipo del Yahwé degli Ebrei, ma
probabilmente fu il modello del persiano Mitra.
Fatto sta che sotto il regno di Akhenaton i sacerdoti fedeli
all'antico culto di Amon e artefici dei Colossi di Memnon
forse continuarono altrove il loro culto, come questi pinnacoli
a forma umana e di elefante che si innalzano sulla montagna
di Montserrat, in Catalogna.
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