Orizzonte Editrice
Le montagne piramidali e i megaliti dell'Alto Casertano (parte 2)
In Campania, nella valle del Volturno, esistono decine di testimonianze di uno stupefacente passato che affonda le sue radici nella più remota Preistoria. Un viaggio alla scoperta di queste meraviglie nascoste dalla Storia ufficiale
Verso ovest invece sorgono alcune tra le meraviglie più stupefacenti di questa regione. Nel territorio di Vairano Patenora, sulla cima del Monte Sant'Angelo-Monte Tauro sorge un altro enorme complesso. La città osca di Austicola sorge su una montagna dalla forma pazzesca, a piramide dal lato più corto, di profilo trapezoidale dal lato lungo, secondo uno schema già visto in altri luoghi sacri, come il Monte San Martino vicino a Piacenza o le piramidi naturali di Piediluco. E proprio dietro a questo Monte Sant'Angelo, a forma di "piramide allungata" sorge un colle dalla forma a sezione triangolare, decisamente più tipica: il Monte San Nicola ha la tipica inclinazione di 30° dei suoi pendii che la annoverano a pieno diritto tra le "Piramidi preistoriche" di cui fanno parte anche quelle celebri di Bosnia e molte altre nel mondo.
Del motivo di questa connessione con l'inclinazione di 30° parliamo nel libro di imminente uscita, a cui rimandiamo per le ipotesi scientifiche. Qui basta segnalare come questa inclinazione sia considerata sacra dagli antichi e come essa rappresenti il legame tra cielo e terra. Che siano naturali o artificiali poco importa, anzi l'origine naturale fa propendere per una maggiore considerazione di sacralità da parte degli antichi, che veneravano un luogo geometricamente e matematicamente perfetto e quindi in armonia con il creato.
(Sopra) L'incredibile complesso montuoso su cui sorgeva l'osca Austicola: sono montagne caratterizzate da un'inclinazione regolare e dalla forma trapezoidale - piramidale, che fanno pensare a una modellazione artificiale dei pendii, esattamente come le Piramidi di Visoko.
Certo occorrerebbe effettuare degli scavi sulle pendici, perché è possibile che vi siano delle tracce di rivestimento, evidentemente messo a protezione dell'erosione, come accaduto a Visoko.
(Sopra, a sinistra) Il Monte Frascara a Roccamonfina è uno dei tre speroni che formano il cratere dell'antico vulcano. Qui, a quota 900 m, sorge "L'Orto della Regina" (al centro), un recinto megalitico di forma ellittica. L'area è consacrata alla "Regina", ossia alla Dea Madre (a destra). La sacralità del luogo verso la Madre Terra è confermata dal Santuario dei Lattani (sotto), edificato nel XV Secolo da San Bernardino da Siena di cui è inconfondibile il simbolo IHS (a sinistra). Il Santuario è dedicato ad un'antica statua della Madonna, ma non è scevro di simboli sacri antichissimi come il Monogramma Mariano MA (a lato). Che il vulcano sia in collegamento visivo con il resto della Valle del Volturno è confermato da questa eccezionale vista del piramidale Monte Sant'Angelo a Vairano Patenora (a destra).
Tredici km a ovest ed ecco che ci troviamo sulle pendici del vulcano di Roccamonfina. Qui, a poca distanza, si trovano le Ciampate del Diavolo; ma soprattutto, sull'ex cono vulcanico sorgono un'incredibile quantità di mura megalitiche. Sulla sommità del Monte la Frascara, a qualche chilometro dalla frazione Fontanafredda, a quota 928 m si apre un recinto di blocchi megalitici dello spessore di 2 metri e un'altezza di 6, che abbraccia un'area di circa 71 x 34 m. L'area è conosciuta come "Orto della Regina" e corrisponderebbe all'antica città di Musona, anch'essa rasa al suolo dai Romani. Tutta Roccamonfina però è coperta di testimonianze megalitiche: sia sul Monte Frascara che sul Monte Santa Croce, residui del cappello vulcanico, si ergono numerosi castellieri d'avvistamento, mentre neviere in pietra, i frigoriferi dell'antichità, costellano tutti i versanti. Il culmine della sorpresa comunque si raggiunge nella terza cima, la più recente, formata dal collasso del cono vulcanico: il Monte dei Lattani forma infatti con gli altri due un semi-allineamento che richiama senza dubbio quelli stellari della Costellazione di Orione o di quella del Cigno.
Una casualità che non è tale, in quanto alle connessioni religiose e simboliche si aggancia la presenza, nel Santuario dei Lattani, di una Statua della Madonna col Bambino, oggi dipinta e riscolpita secondo uno stile barocco, ma originariamente realizzata in pietra lavica. La lava di Roccamonfina è scura, basaltica, ma nelle descrizioni di questa statua prodotta prima del 700 CE la si definisce color grigio chiaro… Sarà, ma il fatto che sia di lava e in un luogo così legato alla Dea Madre non ci può che far pensare alle innumerevoli Madonne Nere legate al culto di Iside con il figlio Horus in braccio. E se Iside è il simbolo della luce e del fuoco, è chiaro che questa statuetta alta poco più di un metro e pesante 300 kg si ricollega al concetto della Madre Terra, nera come la lava, che allatta e cura il suo bambino divino, ossia l'Uomo. Una metafora stupenda e non è un caso che il Santuario dei Lattani, così chiamato secondo la tesi più logica da una sorgente ricca di minerali di calcio disciolti, sia stato edificato intorno al 1430 da San Bernardino da Siena, esoterista ed esperto di simbolismi. Infatti, nel chiostro del santuario, splendidamente affrescato, ecco apparire un incredibile Monogramma Mariano, il Meri-Amon così legato a Iside e alla Madonna Nera.
A poca distanza, un IHS, vero "marchio di fabbrica" di Bernardino, sigla esoterica importantissima e carica di significato. Queste testimonianze tardomedievali e prerinascimentali, legate a concetti kemetisti e neoplatonisti, ci portano al punto di partenza di questa ricerca, ovvero il piccolo abitato di Roccaromana, a 20 km a ovest di Roccamonfina. Questo comune sorge ai piedi del Colle Trebulano, che dà il nome alla storicamente importantissima catena dei Monti Trebulani, ricca di testimonianze megalitiche. Il Colle Trebulano ha un'impressionante forma piramidale a 30°, che lo rende a tutti gli effetti una piramide in "Visoko-style". Roccaromana sorge a ovest del colle, che è alto 240 metri e che lo renderebbe, se fosse appurata l'origine artificiale, la più grande piramide al mondo.
(Sopra) La Madonna dei Lattani in origine era nera, scolpita nel basalto. Come spesso accadde, fu "sbiancata durante la Controriforma.
Ma abbiamo visto come queste strutture sono con ogni probabilità naturali; tuttavia, a est del Trebulano, sorge un altro abitato interessantissimo, Staticula, una piccola frazione di Roccaromana, che è l'antica Saticula citata la Livio come "città errante" sannita. La peculiarità di Roccaromana e Statigliano è che in due chiese, quella della SS. Annunziata e quella di Santa Margherita d'Antiochia, si può leggere la frase "Terribilis Est Locus Iste", importantissima e legata al concetto biblico (nonché egizio e ligure) di Portae Coeli, le Porte del Cielo attraverso cui è possibile ascendere come anime verso le stelle. Nelle foto delle due chiese emergono particolari estremamente significativi. La Chiesa dell'Annunziata fu edificata nel 1156 come cappella e ampliata nel XV Secolo, nella stessa epoca della costruzione del Santuario dei Lattani. In essa si legge, in uno scudo posto sul soffitto, la frase del Terribilis, il capitolo relativo della genesi in cui appare, mentre sulle pareti nella navata appaiono dipinte svariate corone di alloro simili nella forma all'Uroboro e dietro l'altare compare clamoroso il tronco di piramide raggiato con all'interno l'Occhio Onniveggente. Inutile dire che il simbolo ha valenze solari, cristiche (intese come illuminazione interiore), reminiscenze delle simbologie templari. L'epoca di costruzione della cappella è templare, così come potrebbero esserlo i Drengot normanni che finanziarono l'opera (per la cronaca la Famiglia Drengot signora di quei luoghi era imparentata con gli Altavilla). La Chiesa di Santa Margherita a Statigliano invece mostra simbologie simili, ma ancor più interessanti: accanto alla scritta, sull'arco che sovrasta l'altare, Terribilis Locus Iste, compaiono soprendenti segni preistorici. L'altare, ma può essere un caso, mostra una struttura moderna a M che lo fa rendere simile, con la tavola soprastante, ai Monogrammi Mariani di epoca tardoromana, mentre sul reliquiario posto sull'abside di scorge una stupenda croce celtica a pianta quadrata, esatta raffigurazione di come gli antichi scolpivano le cinque stelle centrali della Costellazione del Cigno. Casualità?
(Sopra, a sinistra) Il Colle Trebulano, alto 240 m, è un'incredibile monte piramidale ai cui piedi sorge la cittadina di Roccaromana. Qui è presente, nella Chiesa di Santa Margherita di Antiochia nella frazione di Statigliano, un Terribilis Est Locus Iste, segno rivelatore della presenza di una Porta Coeli (al centro). Altri simboli esoterici sorgono nella chiesa della SS. Annunziata, in cui si possono ammirare uno stupendo Occhio Onniveggente sopra l'altare (a destra) e un altro Terribilis (sotto, a sinistra) sul soffitto. Al di là del significato dei messaggi, Roccaromana presenza singolari analogie con la cultura primigenia ligure, come nel caso della croce inscritta nel quadrato che ricalca la "Croce della Costellazione del Cigno" presente sulla Petra Fitta del Monte Beigua, in provincia di Savona. Notare la "M" a braccia allargate presente tanto sulla Petra Fitta quanto sull'altare moderno della chiesa di Santa Margherita. Coincidenza? (Le foto delle chiese di Roccaromana sono di Anna De Simone).
In questi contesti esoterici il Cristanesimo si dimostra sempre una fonte incredibile di sorprese e grazie all'opera di "risveglio delle coscienze" di personaggi come Bernardino da Siena, oggi possiamo ricostruire la storia antica di un intero territorio. Infatti i due terribilis indicano come Roccaromana sia un luogo di collegamento tra cielo e terra, una Porta Coeli, come ne abbiamo trovate a Bobbio, a Barcellona, a Loreto, in tanti altri luoghi frequentati dai Liguri Crô-Magnon. Ma perché questo posto? Per la piramide del Colle Trebulano? Sulle pendici non risultano ancora testimonianze megalitiche, mentre non è così per il vicino e incombente Monte Maggiore. A sud di Roccaromana, a mezza distanza dal comune di Pietramelara (edificato come Rupe Canina su un mound di probabile origine artificiale), il Monte Maggiore, irto e aspro seppur non altissimo, mostra sulle sue pendici le tracce di massi squadrati megalitici incredibili, non molto dissimili dalle proporzioni della Pietra di Baalbek.
Anch'esso presenta una forma parzialmente piramidale e anch'esso vanta, sul versante meridionale, la presenza di una città megalitica. Nel territorio di Treglia sorgeva infatti l'antica Trebula Balleniensis, il cui nome rimanda all'antico nome della ligurissima Bobbio e al fiume Trebbia che taglia la provincia di Piacenza. Trebula è una città molto vasta, studiata appunto sul versante meridionale in cui sono state scoperte delle terme di epoca punica (la città fu alleata, com'è logico aspettarsi, di Annibale, cartaginese di stirpe a sua volta di origine ligure). Esistono poi tracce di eccezionali porte megalitiche trapezoidali, che però non rendono l'idea della vastità della città, che seguendo i toponimi potrebbe essere stata vasta quanto l'intera superficie del Monte Maggiore e arrivare dunque fino a Roccaromana!
Il concetto chiave delle essere sempre quello delle grotte, infatti i Crô-Magnon abitarono nelle caverne fino in epoche recenti e sono durante l'età del bronzo costruirono capanne e case. Anche qui compaiono delle aree sotterranee immense, un vasto complesso sotterraneo di gallerie in muratura dotato di cisterne denominato "Grotte di Seiano", come le omonime napoletane. Le mura avevano funzioni evidentemente difensive e furono edificate in epoche remote, quando ancora avevano la capacità di spostare massi giganteschi. Ma il fatto che gli Osci-Liguri vivessero nelle grotte non ci può che far andare ad un altro posto eccezionale, la Grotta di San Michele sul Monte Melito, nel territorio del comune di Liberi, in frazione Profeti. Dal satellite si scorgono sulle pendici del monte numerosi resti monolitici e l'ingresso di questa caverna, dedicata a San Michele dopo l'invasione longobarda ma chiaramente e originariamente legata alla Dea Guerriera (la già citata Athena greca, o la Neith Egizia, o la Brigit ligure), è assolutamente stupefacente, ricavata da un masso alto oltre 40 m. All'interno, quello che a tutti gli effetti sembra un Mitreo e che rende l'idea di questa spinta spirituale da un lato verso le viscere della terra e dall'altro verso il cielo, le stelle, le Porte per il Paradiso.
(Sopra) Nei Monti Trebulani, precisamente sul Monte Melito, si aprono le Grotte di San Michele, frequentate fin dalla Preistoria.
Tre km a est sorge, nei pressi dell'attuale Alvignano (dal nome tipicamente preindoeuropeo ligure che significa "luogo di pascolo con fiume") sorgeva l'antica Cubuteria, altra illustre vittima dei Romani. Il legame tra grotte, montagne e antiche città si fa sempre più fitto… Su uno dei tanti siti appassionati di storia locale di legge "All`interno un cunicolo, non percorribile, immette sul crinale opposto in una voragine denominata "sciusciaturo" per le folate di vento che fuoriescono." La domanda se antiche gallerie avessero collegato la Grotta di San Michele e la fortificazione sopraesistente con Cubuteria non può avere risposta, visto il totale disinteresse da parte dell'Archeologia ufficiale ad analizzare questi luoghi, esaltando invece l'opera dei predoni romani. Ma tant'è.
(Sopra) L'incredibile panorama dei Monti Trebulani visti da Liberi (fonte). Notare a sinistra la mole piramidale del Monte Melito, al cui interno si aprono le Grotte di San Michele, che lo passano parzialmente inesplorate da parte a parte fino all'abitato di Alvignano.
Meglio scendere verso sud, lungo i Monti Trebulani, superare l'interessante Marciano Freddo ricca di probabili mound e raggiungere le incredibili cinte fortificate di piramidali Monte Caruso e Monte Santa Croce. In verità queste tracce megalitiche vengono conosciute come "gli insediamenti dei cinque monti" perché coinvolgono, oltre al Santa Croce e al Caruso, anche il monte Verna, il Monte Pizzòlo e il Monte Cognòlo (detto Cima 518). Si tratta di complessi megalitici dalla caratteristica forma di goccia o di ellisse, lunghi svariate centinaia di metri, non estesissimi come superficie anche se si sono trovate case ed abitazioni all'interno delle mura, segno di un popolamento durato millenni. Siamo nelle estreme propaggini meridionali dei Monti Trebulani, il fiume Volturno in questa zona fa una deviazione di 90° verso ovest e si viene a creare una piana alluvionale in cui le montagne hanno un valore strategico altissimo. E qui, fra il nostro più grande stupore, troviamo un'incredibile montagnola piramidale sulla cui origine si possono accampare le più disparate teorie. Il Monte Carmignano infatti è un colle di 160 metri di altezza che spunta, come una piramide artificiale, dalla pianura del Volturno. E' ricoperto di vegetazione ma mostra anch'esso la fatidica inclinazione di 30°. Domanda: è possibile che questo sperone possa essere esclusivamente naturale? La presenza intorno a esso di altre due piccole elevazioni, anche se non di forma piramidale, fanno andare allo schema "Orione-Cigno" già riscontrato a Giza…
(Sopra, a sinistra) L'inaridimento e la siccità che stanno colpendo la regione ci consentono di vedere le incredibili strutture megalitiche poste sul Monte Caruso e sul Monte Santa Croce (al centro). Notare la forma a goccia, già presente presso l'antico insediamento di Rupecanina, ma anche tipico di altri castellieri come quello di Spilimbergo, in provincia di Pordenone. (A destra) Le lunghissime mura megalitiche di Castel Morrone si estendono per molti km sulle pendici della montagna. (Sotto, a sinistra) Nella piana del Volturno ai piedi del Monte Santa Croce sorge, assolutamente isolato, questo incredibile colle. Chiamato Monte Carmignano, è alto 160 metri e presenta nelle viste satellitari una piaanta quadrata e delle pareti regolari, seppur ricoperte di vegetazione. Si tratta forse di una piramide artificiale, sul modello di quelle cinesi? (A destra) Anche la collina su cui sorge la fortezza di Castel Morrone, sede di una battaglia durante il Risorgimento, presenta una strana ma tipica forma piramidale...
La montagnetta non vanta resti osci o sannitici, ma è tristemente famosa per un'assurda quanto atroce strage nazista, al punto che il luogo è ricordato come "la Marzabotto del Sud". Il 13 ottobre 1943 la terza compagnia del 29° reggimento della Terza Divisione di Panzergrenadiers, comandata dal tenente Wolfang Lehnigk-Emden, di vent'anni, massacrò in un modo sconvolgente 22 persone, tra cui 11 bambini, residenti in due cascine sulle pendici del Monte Carmignano. Il pretesto erano delle presunte segnalazioni agli Alleati, poiché la linea del fronte era vicina. Lehnigk-Emden alle 20 bussò alle porte di quei contadini fingendosi un inglese e chiedendo loro la posizione delle linee tedesche. Alla risposta dei capifamiglia scattò la rappresaglia, con violenze indicibili e perfino impalamenti per donne e bambini. Come spesso accade il carnefice riuscì a cavarsela e dopo alcuni anni tornò a una vita serena e felice nella sua Germania. Solo dopo decenni e grazie all'interessamento di un soldato americano è stato possibile riaprire il caso, anche se la morte di Emden impedirà di fare luce ulteriore su questo episodio. Il perché dei dubbi è semplice: si tratta di una strage non motivata, non motivata soprattutto nelle modalità della violenza, nella brutalità, accaduta solo nelle località, come appunto Marzabotto, abitate da genti liguri e legate alla civiltà ancestrale. I Nazisti erano esperti esoteristi e sicuramente qualcosa della storia occulta del mondo ne avranno saputo… Resta da capire il perché della profanazione, anche se è tipico delle Forze del Male la volontà di annicchilire la luce, il sole, il fuoco, la vita.
Al di là del Volturno, le tracce liguri-osce continuano con l'importantissimo muraglione ciclopico di Castel Morrone. Questo comune è noto agli storici per via dell'eroica resistenza del garibaldino Pilade Bronzetti durante la Battaglia del Volturno nel 1860, segno della strategicità dell'area. La cinta megalitica comunque si colloca sui colli Gagliola e Castellone, che fanno parte di una catena di monti chiamati Tifatini che incombono da sud sul corso del Volturno. La cinta è lunga 5 km, si estende a quota 350 m circa e occupa un'area di 200mila mq, davvero imponente. Secondo alcuni studiosi qui sorgeva Plistica, ennesima città distrutta dai Romani, anche se le tradizioni romane affermano che al contrario Plistica fu distrutta dagli stessi Sanniti per punire un tradimento, nel 313 BCE. Ma quello che si nota tra i resti dell'abitato è un'incredibile "cisterna", ossia una specie di vasca che ovviamente cisterna per la pioggia non può essere per la sua collocazione sulla dorsale delle montagne. Questa vasca potrebbe senza alcun dubbio avere una valenza sacra, quella già ricordata di "specchiare" il cielo nelle acque portate dall'uomo. Non a caso testimoni dicono di aver visto, sul pavimento della conca, un masso utilizzato come un coperchio per una possibile cripta, in cui molti ipotizzano esista un tesoro. Più probabilmente, le statue dei numi osco-liguri, ossia la Dea Madre che potrebbe qui chiamarsi Kerres (la Cerere-Demetra romana) accompagnata dal Dio Padre suo sposo, legato al Sole e alla fecondità. Una frana ha recentemente sepolto la cisterna, quindi per il momento è impossibile sapere cosa vi sia sotto quella botola. Ma basta andare sulla vetta del Gagliola per scoprire l'incredibile: un cerchio di pietre, un cromlech perfetto sulla cima che punta a nord la piramide a 30° del Monte Caruso!
Siamo arrivati quasi alla fine del nostro viaggio. Dietro questo incredibile complesso megalitico appare, in terreno carsico contrassegnato da gigantesche doline simili ai cenotes del Messico, Caserta Vecchia, cittadina eccezionale e legata anch'essa alle fate e alla magia dei popoli antichi. Vicino ad essa sorge la moderna Caserta e accanto a essa Santa Maria Capua Vetere, l'antica Capua di origini etrusche, capitale dell'Italia Meridionale prima dell'epoca romana. Oltre, a ovest, raggiungiamo un'altra capitale antichissima, la Cuma che sorge nei misteriosissimi Campi Flegrei, ma qui siamo sul mare, a notevole distanza dalle città aeree dei Liguri-Osci, sebbene le tracce del simbolismo preistorico trovino proprio qui la loro apoteosi. Ma Cuma abbiamo detto essere abitata dai Cimmeri, un popolo affine ai Liguri Marittimi, mentre gli Osci sono Liguri delle Montagne… E in qualche modo, come accadde il Liguria, le due popolazioni vivevano separate, gli uni impegnati sul mare, gli altri nei boschi.
Manca ancora un dettaglio, importante: perché quel Terribilis, perché quelle due Portae Coeli di Roccaromana. Analizzando tutti le località megalitiche studiate, notiamo come alcune siano allineate secondo precise linee, linee che fanno pensare alle costellazioni. E in effetti la caratteristica che ci fa affermare con certezza che gli Osci siano di stirpe ligure Crô-Magnon è proprio il culto delle stelle, il come in cielo così in terra di biblica memoria. Se la nostra teoria è vera, dovremmo cioè trovare, specchiate, la forma delle costellazioni del cielo, di quelle legate alla Dea Madre o al Dio Padre, sequendo lo schema mentale religioso degli Antichi. Per farlo però non bastano i nostri rilevamenti, dobbiamo affidarci a uno studio più approfondito, in questo caso alle ottime pagine scritte dall'archeologa Gioia Conta Haller nel suo "Ricerche su alcuni centri fortificati in opera poligonale in area campano-sannita", pubblicato nel 1978 dall'Accademia di Archeologia, Lettere e Belle Arti di Napoli. In quest'opera ha Conta Haller analizza 19 aree archeologiche osce della Valle del Volturno, tutte caratterizzate da mura megalitiche e dal costante collegamento visivo tra gli abitati: nell'elenco ci sono anche zone da noi non considerate, come ad esempio Mondragone.
Ebbene, congiungendo le località tra di loro e specchiandole utilizzando un foglio di acetato, abbiamo potuto sovrapporle a una carta stellare che abbiamo collocato temporalmente all'epoca della stupenda mappa astronomica del Monolite Piramidale del Monte San Martino, che mostrava il cielo così come appariva nel 13550 BCE. Ebbene, incredibilmente il cielo sovrastante l'Alto Casertano riproduce perfettamente le forme dei nuclei abitati, che compongono così in terra la Costellazione del Sagittario, legata alla Dea Madre e carica di significati astronomici e religiosi importantissimi.
(Sopra) La mappa celeste della Costellazione del Sagittario. Con la X è contrassegnato il centro galattico. (Sotto) La Costellazione del Sagittario si sovrappone quasi perfettamente ai luoghi megalitici e sacri presenti nell'area dell'Alto Casertano. Il punto posso indica la zona di Roccaromana, caratterizzata dalle chiese con all'interno il Terribilis Est Locus Iste, che corrisponde nella mappa stellare al punto occupato dal centro della Galassia.
Non solo, sono presenti anche altre costellazioni tra i 19 centri fortificati osci: tre stelle del Serpente (ο, ν e ξ Serpentis) e una, corrispondente al Monte Carmignano, η Ophiuchis, nella Costellazione di Ofiuco. Alcuni centri corrispondono poi ad ammassi globulari, come M19 rappresentata proprio dall'insediamento di Plistica, mentre una possibile associazione con la brillantissima Antares, stella maggiore dello Scorpione, potrebbe avvenire proprio con Alvignano o Limatola, in provincia di Benevento. E Roccaromana, con le sue due Portae Coeli? Bé, il Sagittario è celeberrimo per una caratteristica: l'avere al suo interno, in una zona ricca di nubi interstellari e perciò che appare come oscura e senza stelle, il centro galattico, ossia l'immenso buco nero attorno a cui orbitano tutte le stelle della galassia, il vero motore che dà energia a oltre cento milardi di soli. Ebbene, il centro galattico è situato sulla mappa proprio in corrispondenza del Colle Trebulano… Roccaromana rappresenta il centro di tutto, il punto di origine, la porta attraverso cui tornare alla Sorgente, ossia quel buco nero che ci ha dato la vita e che potrebbe essere il varco verso altre dimensioni, altri mondi, altre realtà…
Alla fine di questo incredibile viaggio, ci sono alcune considerazioni da fare. Il territorio è costellato di montagne piramidali a 30° di inclinazione, pieno di grotte e gallerie, di città costruite sulle montagne con massi megalitici che sarebbe difficile, se non impossibile spostare anche con i moderni macchinari. Una popolazione antichissima, con tracce che affondano nel passato vecchio di 300mila anni e costantemente popolato da genti umane di specie successive; infine, un simbolismo che rimane, chiaro nel suo messaggio, anche dopo la dominazione romana, quella bizantina, quella normanna, che viene recepito da un Cristianesimo esoterico che ci fornisce la chiave di lettura. La zona tra Caserta e il Matese è dunque sacra, consacrata alla Madre Terra che è anche però allo stesso Madre Celeste, la nostra galassia che ci dà vita ed energia. Dal pianeta alla Via Lattea, dall'infinitamente piccolo all'infinitamente grande. Un messaggio stupendo, commovente, che ci arriva antico di centinaia di millenni in un territorio troppo spesso trascurato dagli archeologi, dalle grandi istituzioni e dai turisti.

Lorena Bianchi

(Sopra, da sinistra) Carrellata di Castellieri di origine ligure. Le mura in basalto a Roccamonfina; il castelliere liburno a Monrupino, nell'Istria; quello di Monte Baranta in Sardegna; il Tempio di Ggantija a Gozo. (Sotto, da sinistra) La muraglia megalitica vicino a Este, nei Colli Euganei; le mura poligonali assorbite in un moderno palazzo a Isernia; il castelliere sul Monte San Martino, a Piacenza; mura megalitiche sul Monte Beigua, in provincia di Savona. Si tratta di una forma architettonica realizzata allo stesso modo da popoli affini e fratelli, come i Liguri nel Nord Italia, gli Osci nel Matese, i Liburni in Istria e così via.

 

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