| "Megafauna"
è un azzeccato termine paleontologico che indica tutti
quegli animali che, per motivi non del tutto chiariti, svilupparono
nel corso della vita sulla Terra dimensioni imponenti, fuori
contesto. Ad esempio megafauna erano le libellule, gli scorpioni,
i millepiedi e gli scarafaggi giganti che popolarono la Terra
tra il Devoniano e il Carbonifero, prima dell'arrivo dei vertebrati;
megafauna erano i celeberrimi dinosauri, di cui tutto si sa
(o si crede di sapere); infine, megafauna sono quegli animali
del Terziario e del Quaternario che ebbero dimensioni spropositate
e su cui purtroppo in pochi sanno dire qualcosa. Ed è
un peccato che la Scienza non rivolga le sue attensioni ad esseri
giganteschi vissuti poche centinaia di migliaia di anni fa,
un lasso di tempo infinitesimale per la scala geologica. Animali
giganteschi che in quasi tutti i casi entrarono in contatto
con i primi umani, segnando indissolubilmente la memoria collettiva
della nostra specie. Di sicuro, i ritrovamenti fossili ci raccontano
una storia globale, un fenomeno di gigantismo che colpì
l'intero pianeta, in quanto la megafauna fu presente in tutti
i continenti, inclusa la remota e isolata Australia. L'epoca
di riferimento è tra il Pliocene e soprattutto il Pleistocene,
la penultima era geologica terrestre (l'ultima è l'attuale,
l'Olocene). Il Pleistocene convenzionalmente inizia 1,8 milioni
di anni fa e finisce circa dodicimila anni fa: la Terra in questo
periodo fu caratterizzata da quattro grandi glaciazioni e da
altrettanti periodi interglaciali. |
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| (Sopra) Un'immagine
emblematica tratta dal film "10000 BC" di Roland Emmerich
e prodotto nel 2008 dalla Warner Bros: un Uomo di Cro-Magnon
affrontato da un'enorme Tigre dai denti a sciabola. Questi erano
i nemici naturali che i nostri antenati furono costretti ad
affrontare. |
Proprio in questo momento nacquero specie animali veramente
possenti, paragonabili dimensionalmente ai dinosauri, vissuti sessantaquattro
milioni di anni prima. Dopo l'estinzione dei grandi rettili (anche
se scientificamente occorre dire che rettili non erano), nel Terziario
si assistette al predominio dapprima di grandi uccelli predatori e
poi dei mammiferi. E proprio questi ultimi svilupparono nell'ultimo
milione di anni varietà assolutamente incredibili, tra carnivori
giganteschi ed erbivori come vere montagne di carne virtualmente invulnerabili
con le armi in dotazione agli umani dell'epoca, e cioè archi,
frecce e lance.
Animali colossali
L'elenco dei mammiferi giganti del Pleistocene è stupefacente
per varietà e potenza di questi animali. Tutti conosciamo
il mammuth, il rinoceronte lanoso, l'orso delle caverne, la
tigre dai denti a sciabola: si tratta di specie preistoriche
spesso raffigurate accanto ai nostri antenati nelle ricostruzioni
dell'età della pietra. Ma spesso le proporzioni sono
sbagliate e non ci si rende conto delle loro dimensioni. L'orso
delle caverne, ad esempio, era alto come un moderno grizzly,
ma molto più robusto ed entrava in competizione con gli
esseri umani per via della sua abitudine di cercare riparo nelle
grotte. Questa difficile coesistenza portava gli umani ad essere
prede dei terribili artigli dell'orso, anche se la sua dieta
era prevalentemente vegetariana. Chi non era vegetariano di
certo era lo Smilodonte, o Tigre dai Denti a Sciabola. A dire
il vero questo termine viene attribuito anche ad altre specie
della famiglia dei Macairodonti, come il Macairodo e l'Omoterio,
terribili felini caratterizzati dalle zanne anteriori fortemente
allungate. Lo Smilodonte era lungo fino a quattro metri, assai
più della tigre attuale (con cui, a dispetto del nome,
non era imparentato), alto un metro e mezzo alla spalla e con
canini lunghi 20 cm, usati come veri e propri coltelli. Questi
felini erano estremamente robusti e coraggiosi: attaccavano
prede più grandi di loro, che pesavano mezza tonnellata;
i loro bersagli venivano affrontati inferendo ferite profonde
e lasciati poi morire dissanguati. Come l'orso delle caverne,
anche lo Smilodonte si estinse 10mila anni fa. In America esisteva
anche un coyote gigante, il Diro, pesante 100 kg, che si trovò
a convivere con i lupi, enormemente più piccoli ma più
organizzati socialmente. Altri predatori terribili sono il Dinofelis,
un giaguaro con i denti allungati che in Africa predava gli
Australopiteci, e il Leone delle Caverne, raffigurato spesso
nelle pitture rupestri come avversario degli umani, lungo tre
metri e mezzo e pesante 350 kg. |
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| (Sopra, da sinistra)
Varie specie di Tigri dai Denti a Sciabola, conosciute con il
termine scientifico di Smilodonte. Questo animale non imparentato
con i felini moderni popolò vaste aree dell'Europa e
dell'America. (Sotto, a sinistra) Un Orso delle Caverne a confronto
con un uomo. Evidente la stazza dell'animale, più grande
di un moderno grizzly. (Al centro) Un Leone delle Caverne, grande
quanto un cavallo, popolava le aree temperate di Europa e Asia
e fu acerrimo nemico dei nostri antenati per il possesso delle
grotte in cui vivere. (A destra) Un altro tipo di Tigre dai
Denti a Sciabola era il Macairodo, con i denti un po' più
piccoli. |
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A predatori di tale mole corrispondevano erbivori ancor
più grandi. Il Mammuth raggiunse, nella sua specie più
grande, i quattro metri al garrese come altezza, sei-sette metri di
lunghezza e un peso di 8 tonnellate, rendendo questo mammifero un
vero carro armato vivente. Le sue zanne, lunghe cinque metri, lo rendevano
capace anche di una grande difesa attiva. Concorrente diretto del
mammuth era il rinoceronte lanoso, lungo quattro metri, alto due al
garrese e pesante oltre due tonnellate. Aveva due corni sulla fronte,
il più lungo dei quali misurava un metro. Ancor più
grosso era l'Elasmoterio, il mitico unicorno
delle leggende: un colosso lungo sei metri, altro 2,5 al garrese e
pesante cinque tonnellate. L'Elasmoterio aveva un unico corno lungo
due metri e sebbene fosse strettamente imparentato con il rinoceronte,
aveva una corporatura slanciata e lunghe zampe adatte a una corsa
veloce. Malgrado la mole era un animale agile e la carica di un branco
di Elasmoteri era in grado di mettere in fuga anche i mammuth. Altri
animali colossali erano i cervi: il Cervo Gigante era impressionante
per le dimensioni del palco di corna, larghe fino a tre metri e mezzo.
L'animale aveva una corporatura proporzionata alle sue corna, ed era
infatti alto a sua volta oltre tre metri. Si tratta di una caratteristica
chiave per comprendere la megafauna pleistocenica: non si trattava
di esseri proporzionati, ma come una versione degli attuali, maggiormente
ingranditi (anzi, sono gli attuali ad essere in scala). Un esempio
è dato dal Castoroide, detto anche Castoro Gigante, lungo due
metri e mezzo e pesante un quintale: i suoi incisivi erano lunghi
quindici cm e in grado di rosicchiare anche le sequoie. Dimensioni
a parte, il castoro moderno presenta le stesse proporzioni, è
un simpatico animale lungo sessanta cm e pesante una decina di kg!
Analoghi esempi si possono fare per l'Armadillo Splendido lungo due
metri, il Bradipo Gigante argentino e il Topo Imperatore del Sud-Est
asiatico, grande come un toro.
| (Sopra, a sinistra) Il Mammouth è
il più classico rappresentante della fauna pleistocenica
gigantesca. Qui nel film "10000 BC" insegue inferocito
un cacciatore Cro-Magnon. (A destra) Il mitico unicorno delle
leggende era con tutta probabilità l'Elasmoterio delle
steppe asiatiche: imparentato con i rinoceronti, aveva un solo
lunghissimo corno e un aspetto simile a quello del cavallo.
Le sue zampe lunghe gli consentivano velocità di galoppo
elevatissime. (Sotto, a sinistra) Con un palco di corna largo
tre metri e mezzo il Cervo Gigante è uno dei massimi
esempi della megafauna. Questo animale si estinse a causa dell'osteoporosi
all'inizio dell'Olocene e la sua fine può fornire importanti
elementi sulle cause del gigantismo. (Al centro) L'Armadillo
Splendido del Sudamerica era grande come un'automobile Smart.
(A destra) Altro animale simbolo del Pleistocene è il
gigantesco Bradipo di terra che popolava la pampa argentina,
alto quanto una giraffa. |
Senza contare
gli uccelli: dall'Epiornide del Madagascar al Moa della Nuova Zelanda,
passando per l'Aquila di Haast: dimensioni di tre-quattro metri di
altezza e cosce da tirannosauro per i primi due uccelli, assai simili
agli struzzi ma pesanti mezza tonnellata; le loro uova avevano un
metro di circonferenza. Invece l'Aquila di Haast era la predatrice
dei moa, sui quali piombava ad una velocità di cento km orari
e con la potenza di un missile moderno, dato il peso e l'apertura
alare di quattro metri, paragonabile a quella di un deltaplano. Non
si tratta certo dell'unico esempio di volatile gigantesco, perché
l'Aquila di Haast fu superata dall'osteodontornite, una specie di
albatro vissuto 12 milioni di anni fa e con le ali larghe sei metri,
e dall'Argentavis, un rapace grande come un aereo da turismo che visse
sulle Ande fino a metà Pleistocene. Alle Hawai invece visse,
a partire da tre milioni di anni fa, un'anatra gigante, il Moa-nalo,
alta due metri, mentre in Perù viveva un pinguino gigante alto
1,80 e con un becco a fiocina lungo il doppio del cranio. Un discorso
a parte meritano i rettili, in quanto le forme di gigantismo che crearono
esseri spaventosi che in certi casi perdurano ancor oggi, come nel
caso dell'anaconda, della tartaruga gigante delle Galapagos e del
pitone reticolato.
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| (Sopra, a sinistra) L'Epiornide
del Madagascar fu un colosso che di tanto in tanto viene ancora
avvistato nelle foreste dell'isola afrocana e che quindi potrebbe
essere scampato all'estinzione. (Al centro) L'Aquila di Haast
era un autentico aereo da caccia in carne e piume, predatrice
di Moa. (A lato) Non fu però il più grande uccello
di tutti i tempi, palma che spetta al cileno Argentavis, grande
come un aereo da turismo. (A destra) Ancora un'immagine del
gigantesco Moa. |
Giganti sotto ghiaccio
E' chiaro quindi che il Gigantismo fu un fenomeno che colpì
molte specie e gli studiosi ipotizzano che la causa di questo ingrandimento
generalizzato sia dovuto a una legge biologica, la Regola di Bergmann,
secondo cui in climi freddi gli animali hanno la tendenza ad ingrandirsi
per preservare meglio il calore interno. A differenza di quello che
si potrebbe pensare osservando umani che vivono in climi freddi, come
gli eschimesi che sono piccoli ed esili, gli animali che possiedono
una grande superficie corporea rispetto alla massa riescono a trattenere
meglio il calore e ad essere più caldi al loro interno, all'opposto
dei climi tropicali in cui una grande massa necessita di dispositivi
"a radiatore" per smaltire la temperatura eccessiva. Questa
teoria spiegherebbe la megafauna come una conseguenza delle glaciazioni
pleistoceniche. Ma quale fondamento può avere questa ipotesi?
Noi viviamo nell'Olocene, l'ultima era geologica cominciata proprio
alla fine dell'ultima glaciazione.
| Noi quindi
siamo testimoni di un periodo interglaciale in cui la fauna
e la flora si stanno riorganizzando dopo gli sconvolgimenti
climatici dell'ultima glaciazione, che sicuramente influenzò
profondamente l'Uomo, essendo passata nell'immaginario collettivo
con il nome di Diluvio Universale. Infatti dobbiamo ricordare
come durante il Pleistocene il livello di tutti i mari del pianeta
calò fino a 130 metri sotto il livello attuale: diecimila
anni fa lo scioglimento improvviso di immense masse ghiacciate,
come qulla che occupava il Mare del Nord, diede vita a inondazioni
cataclismiche, che potrebbero persino aver ribaltato anche l'asse
terrestre. Si trattò di un evento epocale, ma non certo
il primo e l'unico della storia della Terra. Si sono succeduti
almeno altri quattro periodi glaciali nella storia del nostro
pianeta, il primo ebbe origine nel remotissimo eone detto Proterozoico,
2,7 miliardi di anni fa e durò quattrocento milioni di
anni. Ma fu la seconda glaciazione ad essere veamnte memorabile
(e devastante): 800 milioni di anni fa, nel Cryogeniano, la
Terra ghiacciò completamente, fino all'equatore. Si venne
a formare quella che i geologi chiamano "la Terra a palla
di neve". Questa glaciazione durò 200 milioni di
anni e alla sua fine si ebbe l'esplosione di vita del Precambiano,
che riempì i mari di specie pluricellulari organizzate.
Ma le cause di quel gelo apocalittico non state ancora scoperte.
La terza glaciazione fu sicuramente minore e si ebbe durante
l'Ordiviciano, un'epoca compresa tra 460 e 430 milioni di anni
fa. La quarta glaciazione si ebbe tra il Carbonifero e il Permiano,
tra 350 e 280 milioni di anni fa, e aprì la strada al
gigantismo dei dinosauri e degli animali loro affini. Poi più
nulla fino a circa 30 milioni di anni fa, quando la temperatura
iniziò a scendere su tutto il globo. |
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| (Sopra) In bianco
le aree occupate dai ghiacci durante le glaciazioni del Pleistocene.
Notare vaste aree della Siberia libere dalle nevi perenni. (Sotto)
La massima estensione dei ghiacci durante il Wurmiano non coivolse
l'Italia, ad eccezione delle aree alpine. |
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La quinta
glaciazione è un susseguirsi di epoche glaciali più
piccole, intervallate come detto a periodi interglaciali più
caldi. Per quanto riguarda il Pleistocene , nell'ultimo milione
di anni si sono succeduti quattro epoche fredde più significative
e tre meno imponenti. Le principali sono denominate Gunz (da
780 a 620mila anni fa), Mindel (da 455 a 240mila anni fa), Riss
(da 200 a 120mila anni fa) e Wurm (da 70 a 10mila anni fa).
L'ultima glaciazione è detta anche Wurmiano ed è
particolarmente importante per la sua presenza nella storia
antica dell'Uomo. Ora, cosa causò questi periodi gelidi?
Le teorie sono molte e controverse: si tratta probabilmente
di un insieme di concause, tra cui un incremento dell'anidride
carbonica e del metano, i movimenti precessionali della Terra
attorno al Sole, l'incontro con strati di nubi intestellari
durante l'orbita del Sole nella Via Lattea, l'assenza di macchie
solari e anche la disposizione dei continenti e l'interruzione
o meno delle correnti calde, come quella del Golfo, indotta
da probabili spostamenti dei poli geografici. Per alcuni, furono
enormi eruzioni a raffreddare la Terra, come la Catastrofe di
Toba che per alcuni generò il Wurmiano 75mila anni fa.
Quale che sia il motivo, la glaciazione del Pleistocene portò
un abbassamento della temperatura media a 14°, dai 22°
C che la Terra possiede attualmente. |
| (Sopra) Un classico
lago alpino lombardo. Queste aree furono formate dall'immensa
pressione dei ghiacciai pleistocenici. |
E' chiaro però che
le aree tropicali subirono un ridimensionamento, ma non sparirono
del tutto: all'equatore il clima non era differente dall'attuale
e a dispetto delle tesi ufficiali e della Regola di Bergmann, è
sorprendente trovare animali enormi anche ai tropici o in aree calde
come l'Australia.
Gigantismo della fauna australiana
L'Australia, 70mila anni fa, aveva un clima caldo, non desertico
ma simile alla savana africana moderna. Il suo isolamento portò
alla creazione di specie giganti partendo da quelle ivi presenti:
così si svilupparono il koala gigante, varie specie di canguri
giganti (tra cui una alta tre metri), il pappagallo gigante, persino
i piccoli wombati, oggi delle dimensioni di uno scoiattolo, ai tempi
erano grandi come vitelli. Ma nacquero anche altre specie, assai
più terribili delle attuali: come il Leone Marsupiale, un
carnivoro paragonabile come taglia alle leonesse moderne e parente
della Tigre di Tasmania estinta nel 1936. Il più grosso animale
australiano era la Megalania, una specie di Drago di Komodo lunga
otto metri e in un certo senso riproposizione dei sauri dell'Era
Secondaria, essendo pesante due tonnellate. Era un colosso anche
il Diprotodonte, un marsupiale a metà tra un koala e un ippopotamo,
alto due metri, lungo tre e pesante quattro tonnellate; per tacere
del Genyornis, chiamato dagli aborigeni l'Uccello del Tuono, versione
australiana del Moa. Il Quinkana era invece un coccodrillo di terra,
abile camminatore, lungo dieci metri; la Meiolania era invece una
testuggine cornuta lunga tre metri e mezzo, come un'utilitaria.
Come altri rettili si estinse molto tardi, duemila anni fa. Ma gli
esempi della fauna ciclopica australiana sono tantissimi.
Se la megafauna si sviluppò anche nella calda e fertile Australia,
evidentemente il gigantismo non fu causato dal freddo, ma da un
altro fattore globale. Le cause di una crescita smisurata degli
organismi animali e vegetali può essere causata da due fattori
fondamentali estremi: il primo di questi è una ridotta gravità.
| (Sopra, a sinistra)
La Meiolania era un'interessante tartaruga gigante cornuta,
estintasi come la tutta la megafauna in circostanze sconosciute.
Le sue dimensioni sono superiori ai tre metri, rendendola simile
a una piccola utilitaria. (Al centro) Il Dromornis (e il suo
parente Genyornis) era la versione australiana del Moa. Presenti
nella mitologia degli Aborigeni, veniva considerato l'Uccello
del Tuono delle leggende. (A destra) Il Leone Marsupiale, parente
della moderna Tigre della Tasmania estinta in tempi recenti,
era il predatore più terribile delle pianure australiane. (Sotto,
a sinistra) Il Diprotodonte fu un singolare tipo di Koala gigante
ed era probabilmente la principale preda del Leone Marsupiale.
(Al centro) Esempi di megafauna rettile australiana. Il Wonambi
era un serpente simile al Pitone Reticolato, lungo dodici metri;
mentre la Quinkana era un coccodrillo di terra, abile camminatore,
lungo otto metri. Anche questi animali passarono nella mitologia
aborigena prima di estinguersi. (A destra) Da un francobollo
del Badakistan, un esempio della caccia al Genyornis. |
Gravità ridotta?
Uno studioso catastofista americano, Ted Holden, ha provato ad analizzare
il gigantismo dei dinosauri per comprendere da cosa fosse causato.
Gli scienziati ci hanno sempre detto che i dinosauri erano immensi
per due cause principali: l'enorme quantità di cibo e la presenza
di un clima umido, con laghi e fiumi a sostenere il corpo smisurato
di questi colossi. Ma la scoperta di impronte terrestri da parte anche
degli erbivori più grossi, che raggiungevano nel caso dell'Amficelia
i sessanta metri di lunghezza, ha reso questa ipotesi del tutto errata.
I dinosauri non erano anfibi, ma terrestri, a sangue caldo e con una
pelliccia; probabilmente avevano anche la capacità di procreare
come i mammiferi. Ma se analizziamo la loro struttura muscolare, come
sostiene Holden, ci si rende conto che era inadatta a muovere la mole
di quegli animali, mentre sarebbe adatta per un pianeta di gravità
pari a 1/3 o 1/4 dell'attuale. Alcuni catastrofisti in tal senso sostengono
che la gravità non sia costante, come affermato dalla Fisica,
ma sia mutevole, secondo la visione tipica della Teoria dell'Universo
Elettrico. Per quanto interessante, l'ipotesi di un'origine elettromagnetica
della materia ha dimostrato varie lacune e non è al momento
sostenibile: inoltre, una gravità ridotta avrebbe portato ad
uno straripamento degli oceani e alla sommersione di tutte le terre
emerse.
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Inoltre,
le tesi catastofiste non tengono conto della periodicità
della megafauna: non dimentichiamo che dopo la scomparsa dei
dinosauri per milioni di anni le dimensioni degli animali furono
minuscole. Il secondo fattore scatenante il gigantismo è
costituito dalle radiazioni. Le radiazioni ad esempio provocano
anomalie nella produzione dell'ormone della crescita e non è
un caso che nella Foresta Rossa di Chernobyl, colpita dalla
nube radioattiva fuoriuscita dal reattore numero 4 della centrale
atomica nel 1986, si svilupparono piante con foglie e fusti
grandi il doppio della norma, per poi morire. Anche la fauna
fu colpita da deformità e mutazioni, ma le forme di controllo
attuate dalle autorità e dai ricercatori hanno impedito
a queste nuove forme di vita di incrociarsi con altri animali
non contaminati. Furono le radiazioni a causare il gigantismo
globale? L'esplosione della supernova Vela X esattamente nel
10000 BCE causò una pioggia di radiazioni sulla Terra
che colpirono fortemente tutti gli animali, ma non sembra che
queste abbiano causato l'estinzione di tutti le specie giganti:
molte, anche tra le più grosse, sopravvissero per alcune
migliaia di anni nella nostra era. |
| (Sopra) La "Foresta
Rossa" di Chernobyl subì l'impatto dele radiazioni
della centrale nucleare quando questa esplose nel 1986. In essa
sono presenti mutazioni genetiche e fenomeni di gigantismo di
animali e piante. |
Uomini giganti
La presenta
di esseri umani giganti nei miti e nelle leggende di tutti i
popoli del mondo sembrerebbe confermare quello che dovrebbe
essere una logica conseguenza. Davanti a esseri simili, umani
moderni non avrebbero avuto scampo, mentre sorprendentemente
nel passato della nostra specie troviamo antenati alti, robusti
e fortissimi. Pensiamo all'Uomo di Neanderthal, relativamente
basso (1,70 m) ma massiccio e potente; pensiamo ai Cro-Magnon,
alti oltre due metri e probabili autori dei templi megalitici;
pensiamo persino all'Homo Erectus, considerato a torto niente
più che uno scimmione e invece un essere intelligente,
dotato di armi efficaci, del fuoco, di linguaggio organizzato
e degno avversario dei mammuth e smilodonti. L'esistenza di
giganti umanoidi è confermata dalla scienza attraverso
l'ultimo esponente della megafauna, il Gigantopiteco. Questo
primate era alto 3-3,5 metri e pesava 500 kg: viveva nell'Asia
centro-meridionale, condividendo il suo habitat con l'Homo Erectus.
Il Gigantopiteco era imparentato con l'orango e si nutriva come
il panda moderno di germogli di bambù; esemplari sopravvissuti
potrebbero aver dato origine alla tradizione degli Yeti e dei
Bigfoot. Naturalmente l'esistenza di Giganti della nostra specie
sarebbe stata parimenti possibile ed esistono moltissime prove
a conferma, anche se la Storia ufficiale smentisce categoricamente.
Comunque sia, secondo le tradizioni i Giganti furono sterminati
dalle varie popolazioni, tra cui gli Amorrei sconfitti, grazie
all'Arca dell'Alleanza, dagli Ebrei di Mosé. In Italia
gli autoctoni Lestrigoni, dipinti come antropofagi e selvaggi,
furono sconfitti dai Sicani.
Queste leggende hanno fatto ipotizzare a molti
scienziati se non siano stati gli umani la causa dell'estinzione
anche dei grandi animali. La dieta dei nostri progenitori era
sicuramente onnivora e una parte rilevante delle calorie era
di origine animale, ma non era sicuramente semplice cacciare
la megafauna. Nel caso del Cervo Gigante, che sopravvisse qualche
migliaio di anni nell'Olocene in Irlanda e nell'Isola di Man,
la causa della scomparsa fu dovuta a una carenza di calcio nelle
ossa, che causò una progressiva osteoporosi nei maschi. |
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| (Sopra) Il Gigantopiteco
era un primate simile all'orango, che potrebbe aver dato vita
alla leggenda dello Yeti. |
Tuttavia gli esseri
umani non abitarono in maniera stabile quelle terre prima del 7000
BCE, rendendo impossibile quindi l'estinzione per cause artificiali.
Il Moa sopravvisse in Nuova Zelanda per undicimila anni, e convisse
con i Maori fino alla sua scomparsa intorno al XIV Secolo. La realtà
è che fu un insieme di questi fattori a causare la fine della megafauna.
Il baluardo della fine del Pleistocene coincide in maniera sospetta
con la supernova Vela X, di cui oggi resta un'enorme, tenue nebulosa
e una pulsar nella costellazione omonima. Una relazione quindi può
esserci, ma occorre considerare come le radiazioni della supernova
abbiano rimpicciolito gli esseri viventi, invece di ingigantirli.
E se dunque fossimo noi "piccoli" l'anomalia?
Lorena Bianchi
| (Sopra, a sinistra)
Le ricostruzioni del Pleistocene non mancano di mostrare le
meraviglie della Megafauna, tra cui anche il Rinoceronte Lanoso.
Tuttavia questo passato inquietante e scomodo viene spesso occultato
dagli scienziati, timorosi di dover mettere in discussione le
loro teorie e la fonte del loro potere. Invece la fiction mostra
alcuni particolari interessanti che servono a raccontare, in
modo subliminale, la reale storia del mondo. Un film come "10000
BC", sottovalutato e criticatissimo dagli scienziati ortodossi
perché osa mostrare la costruzione delle piramidi egizie in
epoche preistoriche, invece serve a instillare il dubbio sull'effettivo
svolgimento dei fatti, mascherando con una storia semplice verità
storiche sconvolgenti. |
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