Agorà
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Non
avevamo voluto credere alle voci che sostenevano
che Agorà non sarebbe stato distribuito in Italia.
Non sarebbe stato possibile, pensavamo, poiché
il film di Alejandro Amenabar, presentato all’ultimo
festival di Cannes 2009, è un kolossal eccezionale,
firmato da uno dei registi più bravi in circolazione,
già autore di capolavori come "The Others" (datato
2001) e "Mare Dentro". Invece l'opera del regista
ispano-cileno è stata incredibilmente dimenticata
dalla distribuzione italiana. Proprio così:
AGORA' NON VERRA' TRASMESSO NEI CINEMA ITALIANI
a causa di quella che è una vera e assoluta
censura degna di un regime teocratico. E poi
parlano dell'Iran... Una vergogna assoluta,
l'ennesimo segno di una decadenza culturale
del nostro ex Belpaese, ma soprattutto la prova
della debolezza intrinseca di chi usa il fascismo
e i suoi metodi per imporre le sue idee (e la
sua sopravvivenza). Un modo di fare ridicolo,
perché in un mondo globalizzato è impossibile
che non accorgiamo di un film che è campione
d'incassi in Spagna e che sta avendo un buon
successo anche nel resto del mondo, Usa inclusi.
E' impossibile soprattutto se questo film parla
di Ipazia, di cui abbiamo
ampiamente parlato e pure tempo fa. La filosofa
alessandrina e il suo martirio pagano (ma sarebbe
più corretto parlare di "martirio razionale")
ha costituito l'emblema di come il sopruso dell'imposizione
forzata di nuovi culti, imposti con la spada,
con il sangue, con il terrore sia la pratica
più infame che l'essere umano abbia mai concepito.
Perché entrare in un ambito così privato come
la religione, la fede personale, è il più grande
dei totalitarismi. Non vogliamo attaccare in
alcun modo il Cristianesimo vero, quello splendido
di amore e pace, del porgere l'altra guancia.
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| Ma
nella violenza di questi "santi" che spargono
morte e sterilità contro un inesistente "Satana"
pagano vediamo solo la pura malvagità tipica dei
nazisti, degli inquisitori, dei genocidi. Gente
che incredibilmente continua ad esistere, serial
killer organizzati che nascondono la loro follia
asociale, figlia di menti malate, sotto la patina
di slogan religiosi, di libri pieni di errori
di traduzioni, di religioni sincretistiche che
nascondono fini esclusivamente politici. Non diversamente
da Matrix, per costoro siamo "pile", semplici
batterie - o se preferite schiavi - che lavorano
per portar avanti il loro benessere e il loro
potere, come in circolo vizioso. E non si tratta
di extraterrestri, di Illuminati o Annunaki o
altre idiozie del genere: si tratta di persone
vere, che seminano ancor oggi nei loro sermoni
odio, paura, zizzania. Per questo motivo vogliamo
mettere il link alla petizione
on-line che chiede a gran voce la distribuzione
di questo splendido film nelle sale italiane:
sembra che già ottomila firme siano state raccolte,
molte certo, ma non abbastanza per combattere
anche noi la nostra battaglia per la libertà.
Per finire una curiosità: Agorà è stato prodotto
al 90% da Telecinco. E indovinate un po' a chi
appartiene questa rete? Misteri della politica... |
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Avatar
L'inverno 2009 sarà estremamente
importante dal punto di vista dei film misteriosi per moltissimi
film a contenuto esoterico, primo fra tutti il kolossal
catastrofico "2012" di Roland "Godzilla" Emmerich che racconterà
la fatidica data che dovrebbe in teoria segnare la Fine
del Mondo. Ma al di là di questi presagi, il vero film evento
dovrebbe senza dubbio essere Avatar, un mega-kolossal in
3D che segna il ritorno alla regia di James Cameron, dodici
anni dopo i successi planetari di Titanic. Cameron, papà
di film cult di fantascienza come Terminator, Aliens e Abyss,
stavolta racconta la trama intricatissima di un pianeta
popolato da esseri giganti. Siamo nel XXII Secolo e l'umanità
non riesce a vivere su questo mondo particolare, chiamato
Pandora: si tratta di un pianeta dall'aria irrespirabile
per gli umani, in cui la fauna è gigantesca e la flora è
caratterizzata da una giungla pluviale con alberi alti trecento
metri. La razza intelligente è costituita da umanoidi alti
tre metri e con la pelle blu, chiamati Na'Vi: questi sono
stati "replicati" dagli umani per costruire degli ibridi
senza coscienza, chiamati avatar. Gli avatar si collegano
mentalmente con gli umani e questi riescono a vivere su
Pandora in maniera naturale, benché di fatto il vero corpo
di questi uomini sia situato sulle astronavi in orbita attorno
a Pandora.
| Da
queste premesse si sviluppa la trama, che vede da un
lato gli umani-avatar cercare di prendere il controllo
del pianeta e dall'altro i nativi Na'Vi cercare di mantenere
la loro indipendenza. Un film strano, originale, curioso
ma soprattutto carico di conseguenze eccezionali: sembra
che James Cameron, come aveva già fatto con Abyss, voglia
raccontare la storia segreta del mondo ed è facile vedere
in Pandora la Terra
del Pleistocene, con creature gigantesce, uomini
alti tre metri, megaliti e Megafauna a gogò. Secondo
un'altra interpretazione, Pandora in realtà sarebbe
Marte, in cui
le immagini censurate dalla Nasa mostrerebbero a tutti
gli effetti alberi alti centinaia (se non migliaia)
di metri. Il discorso del trasferimento della coscienza
dagli esseri umani agli avatar invece è un riferimento
eccezionalmente neoplatonico e si rifà ad alcune concezioni
gnostiche che affondano le loro radici perfino nella
tradizione esoterica egizia. Secondo queste tesi filosofiche,
l'uomo vivrebbe sulla Terra non la sua vera esistenza,
ma "un'immagine" di essa: la sua vera essenza e il suo
corpo (fatto di energia) non sono sulla Terra, ma qui
vivrebbe solo un'esistenza bloccata in un materialismo
fine a se stesso. Molte concezioni filosofiche e religiose,
come anche quelle attuali predominanti della Chiesa
Cattolica, vedono nell'esistenza sulla Terra un errore,
un incidente: come se la coscienza dell'umano il cui
corpo vive reale in orbita si fosse bloccato, per amnesia,
nel suo avatar su questo pianeta. In tal senso il film
di Cameron è un'immensa, incredibile metafora di queste
concezioni esoteriche estreme e come tale andrebbe visto
seguendo due livelli di narrazione. Un film dunque assolutamente
imperdibile. |
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2012
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Finalmente
l'attesa è finita. Il 13 novembre esce nelle sale
il film "2012", catastrofica pellicola del devastante
(in tutti i sensi) cineasta tedesco Roland Emmerich.
Il papà di Godzilla e degli alieni di Indipendence
Day si lancia all'assalto della Terra con l'apocalisse
prevista per il 2012 dai Maya e lo fa con un film
preciso, decisamente cospirazionista ma ben documentato
e scientificamente plausibile (se può essere plausibile
parlare di apocalisse per quel fatidico anno). Infatti
Emmerich pare aver studiato perfettamente tutti
i richiami sensazionalistici che da anni imperversano
sul web e che narrano di come tra tre anni vi saranno
una serie di coincidenze astronomiche e mitologiche:
la fine del Calendario Maya e la prevista distruzione
di questo mondo teorizzata
dal popolo centroamericano si accompagna a fatti
incontestabili da un punto di vista scientifico
come il massimo di attività solare e un preoccupante
calo del campo magnetico terrestre.
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Il
risultato dovrebbe essere nella migliore delle ipotesi
una serie di tempeste solari che distruggeranno la
rete di distribuzione dell'energia elettrica sulla
Terra, lasciandoci senza corrente, senza riscaldamento,
senza comunicazioni. La fonte di queste previsioni
è la Nasa - e di certo non si può tacciare l'ente
spaziale americano di faciloneria o di esoterico sensazionalismo.
Per i cultori di teorie new age e ufologiche, il 2012
porterà tra gli altri cambi dimensionali, invasioni
aliene, mutazioni genetiche e quant'altro... Non commentiamo
queste ipotesi, peraltro degne di essere analizzate.
Quel che accadrà può essere un disastro così come
un mutamento delle coscienze della popolazione umana,
che smetterà finalmente di essere "pecorona" per prendersi
le giuste responsabilità di preservare il pianeta
dall'inquinamento e dalla distruzione di animali e
foreste che stanno lentamente compromettendo l'ecosistema
mondiale. Al di là di queste considerazioni il film
di Emmerich ha il pregio di dare qualche schiaffo
al pubblico. Perché al di là delle conclusioni positivistiche
dei suoi precedenti film (incluso il per certi versi
simile "Day after tomorrow") in questo si denunciano
le falsità dei nostri governanti, presi a tutelare
i propri interessi piuttosto che quelli di tutta la
nostra civiltà. Al di là della trama quello
che ci attende nei prossimi anni è un'attenzione diversa,
più attenta ai bisogni sociali, meno imperniata su
falsi credi e filosofie deleterie ma concentrata sui
bisogni effettivi dell'Uomo, in attesa di una sua
evoluzione psicologica e di pensiero. E il questo
senso la lotta per la sopravvivenza e la corsa contro
il tempo per salvarsi che vivono i protagonisti del
film è una bella metafora di come l'essere umano medio
sia lasciato a se stesso, consumatore idiota di beni
voluttuari per chi detiene il potere ma in realtà
una persona che è sempre dotata di diritti umani inalienabili
e che ambisce a conoscere la Verità. Negarci questa
possibilità potrebbe portare a conseguenze ben peggiori
di una fine del mondo... |
| (Sopra) Due immagini del
kolossal "2012" costato 200 milioni di dollari. |
Dorian Gray
| Uno dei romanzi gotici
più belli dell'Ottocento, capolavoro di Oscar
Wilde. descrivere "Il ritratto di Dorian Gray"
significa raccontare una letteratura splendida,
ricca di spessore e di contenuti. Il film del 1945
rese splendidamente l'atmosfera da Londra oscura
e maledetta che faceva da retroscena alle vicende
del protagonista che non invecchia mai per vivere
una vita di piaceri e di edonismo. Oggi Oliver Parker
dirige un remake di quel capolavoro del cinema di
un tempo, (ri)portando sul grande schermo un Dorian
Gray un po' diverso dal romanzo. Il ragazzo, interpretato
da un bravo ed efebico Ben Barnes, è un ingenuo
idealista che nella Londra vittoriana si lascia
trascinare nei piaceri della vita mondana dal nobile
Henry Wotton, interpretato da Colin Firth. Nel momento
in cui un amico pittore dipingerà un ritratto
di Dorian, questo smetterà di invecchiare,
ma non per un patto col Diavolo come nella storia
tradizionale, ma in base a una sua volontà,
un giuramento futile e insignificante. Chiaro il
senso del cambiamento del sentimento sociale: non
vi è più bisogno di figure mitologiche
malefiche e caricaturali, il Diavolo di per sé
non esiste (e il Satana cristiano è una costruzione
teologica medievale, inesistente
da un punto di vista religioso). Oggi si è
consapevoli che il Male, ossia l'egoismo, il compromesso,
l'ipocrisia, sono dentro di noi, siamo noi stessi
che scegliamo di essere fedeli o meno ai nostri
principi. La metafora del "nuovo" Dorian
Gray è che l'Umanità ha perso da tempo
la sua innocenza, e che i privilegi e i piaceri
della nostra condizione ci allontanano sempre più
da un percorso di crescita interiore, che non significa
vivere come eremiti o peggio come asceti, ma significa
amare se stessi, essere fedeli a se stessi, alla
propria natura, ai propri desideri, in una parola
alla propria anima. Il film uscirà nelle
sale italiane il 27 novembre. |
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Planet 51
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Dalla
Spagna invece arriva un piccolo film di animazione
in 3D che ribalta spassosamente il genere dell'esplorazione
fantascientifica, ridicolizzando nel contempo anche
il tema abusato dell'invasione aliena. In "Planet
51" si narrano le vicissitudini del Capitano Charles
"Chuck" Baker, astronauta della Nasa sbarcato per
sbaglio sul "pianeta 51", un mondo extraterrestre
in teoria disabitato ma che in realtà si rivela
popolato di alieni verdi che vivono in un'epoca
corrispondente ai nostri Anni '50. Come da noi c'era
la psicosi dell'invasione aliena e si vedevano dischi
volanti da tutte le parti, anche sul pianeta 51
gli abitanti si lasciano andare a isterismi di massa
e organizzano la caccia all'alieno-umano che sarà
costretto a nascondersi e a chiedere aiuto a un
ragazzo, perfetto ribaltamento della storia di ET.
Tra citazioni spassose (il cagnetto simil-Alien)
e riferimenti caustici alla nostra società, il film
scorre verso il lieto fine, anche grazie all'aiuto
dell'unico compagno di Chuck, un Rover spaziale
diretto discendente dei marziani Spirit
e Opportunity. Una smitizzazione degli pseudoeroismi
spaziali, incluso lo sbarco
sulla Luna tanto osannato e su cui tanti dubbi
di veridicità pesano. Insomma un film da non perdere
e che dimostra una volta di più il livello tecnico
raggiunto dagli artisti di tutto il mondo - ad eccezione
forse dell'Italia, indietro anni-luce (è il caso
di dirlo) in tema di grafica 3D applicata al cinema... |
L'Era Glaciale 3:
l'Alba dei Dinosauri
| Se
un tempo i cartoni erano esclusiva della Disney, da alcuni
anni, con l'avvento della Computer Graphic, sono nate
molte case di produzione specializzate in capolavori di
animazione. Serie come Madagascar e L'Era Glaciale sono
diventati classici della comicità, in grado di far divertire
grandi e piccoli. E in questa fine estate 2009 giunge
sugli schermi dei cinema italiani proprio il terzo capitolo
della saga degli animali vissuti nel Pleistocene, durante
l'ultima glaciazione.
La saga del mammuth Manfred, della tigre dai denti a sciabola
Diego e dal bradipo Sid, accompagnati dallo straordinario
scoiattolo preistorico (e ghianda-dipendente) Scratch
e dalla loro banda di amici, stavolta vedrà i nostri protagonisti
alle prese nientemeno che con i dinosauri. A prima vista
si tratta di un colossale abbaglio: tutti sanno che il
Pleistocene è un'epoca che inizia circa un milione e mezzo
di anni fa e termina nel 10000 BCE, mentre i dinosauri
sono scomparsi, si sa, ben 65 milioni di anni fa. Come
spiegare questa inesattezza clamorosa? In realtà non si
tratta di vera inesattezza ma di un riferimento preciso
a teorie esoteriche ed eterodosse che si rifanno al concetto
della Terra Cava e al mito di Agharti. Gli sceneggiatori
Michael Berg e Peter Ackerman, della casa di produzione
Blue Sky Studios, infatti hanno utilizzato l'espediente
della nicchia ecologica sotterranea creata dalla Terra
Cava per "salvare" i dinosauri dall'estinzione, consentendo
alla fauna del Cretaceo di interagire con gli animali
del Pleistocene. |
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Certo si tratta di una trovata geniale, apparentemente
utilizzata a fini creativi: ma come spesso accade Hollywood
nasconde, tra le pieghe dei suoi film, messaggi esoterici neanche
troppo velati, in contrasto con la Scienza ortodossa e bigotta
chiusa a qualsiasi possibilità "esotica". In
un mondo di parrucconi ottusi, la vera libertà di pensiero
ci è data da film come L'Era Glaciale 3, che accanto
alle risate instilla il dubbio che i dinosauri possano essere
sopravvissuti tutto questo tempo.
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E'
un fatto in teoria plausibile se si considerano tutti
i miti di draghi e creature rettiloidi gigantesche presenti
nelle culture di tutto il mondo, senza contare le rappresentazioni
"impossibili" di dinosauri ed esseri umani presenti sulle
Pietre di Ica e su
altri manufatti. Il ritrovamento nel Nuovo Messico di
fossili di dinosauri in epoca terziaria poi sembrerebbero
escludere categoricamente che l'estinzione del Cretaceo
sia stata globale e che almeno in alcune parti del mondo
i giganteschi abitanti della preistoria possano
aver continuato ad abitare il pianeta. Quindi L'Era
Glaciale 3 è un film imperdibile per gli amanti del mistero
e delle teorie più innovative. |
E se proprio non ci si convince della possibilità
di esistenza attuale dei dinosauri, si può almeno fare
qualche risata.
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