| Nel panorama televisivo attuale,
le serie poliziesche sono decisamente inflazionate. Ormai attraverso
la tecnologia e la criminologia i poliziotti-eroi del piccolo
schermo sono in grado di trovare ogni delinquente presente sulla
faccia della Terra: magari ci vuole un po' di tempo, ma il Bene
alla fine trionfa sempre sul serial killer (o terrorista) di
turno. Eppure le serie Anni '70, limitate dalla scarsa tecnologia,
dall'assenza di computer e dalla diffusa ignoranza del tempo,
puntavano maggiormente l'occhi verso le abilità del detective,
verso la sua intelligenza, la sua perspicacia. Cosa accadrebbe
se un poliziotto di oggi, perfettamente informatizzato e addestrato
alle tecniche antiterrorismo, si trovasse catapultato ad esempio
negli Anni '70? Da questa idea assurda nasce una delle serie
più belle e sorprendenti degli ultimi anni, Life on
Mars. Una serie che trascende il poliziesco per narrare
di universi paralleli, viaggi nel tempo, paradossi descritti
come nella miglior fantascienza. Il telefilm è nato nel
2006 in Gran Bretagna su idea di tre sceneggiatori, Matthew
Graham, Tony Jordan e Ashley Pharoah, ed è stato trasmesso
dalla BBC con notevole successo, al punto da avere una copia
autorizzata negli Stati Uniti. |
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Il pretesto dell'avvio della storia è semplice:
l'ispettore capo Sam Tyler della Polizia di Manchester (interpretato
da John Simm), ha un incidente ai nostri giorni e finisce in coma.
Al suo risveglio si trova catapultato nella Manchester del 1973, componente
della squadra anticrimine capitanata dall'ispettore Gene Hunt, un
uomo rozzo e violento, seppur onesto e ligio al dovere. In un contesto
culturale apparentemente vicino a noi ma in realtà lontanissimo,
Tyler deve fare i conti con un approccio completamente diverso dall'attuale:
senza consapevolezza dei diritti umani, con una violenza sociale "underground"
data da una popolazione oppressa da condizioni di lavoro estreme,
ma in cui già si vedono i primi segni di una rivoluzione sociale
che porterà per certi versi al mondo di oggi. Mondo di oggi
che Sam Tyler rimpange con tutte le sue forze: gli mancano i suoi
familiari, la sua ragazza, i colleghi, un universo più diplomatico
e convenzionale. Mentre Sam ha delle visioni e sogni che gli fanno
ipotizzare di vivere un sogno dovuto al suo stato di coma, mentre
misteriosi messaggi gli dicono di essere pronto al ritorno al nostro
tempo, il poliziotto ha modo di mettersi in luce risolvendo, con la
logica moderna, numerosi casi. A poco a poco inizia ad apprezzare
qual vago senso di anarchia degli Anni '70, mentre le voci nella sua
testa gli suggeriscono che il suo capo Gene Hunt, con cui è
perennemente in contrasto ma che in fondo apprezza le sue capacità,
sia la visualizzazione di un tumore al cervello che Sam porta in testa.
In questo andirivieni tra realtà e fantasia, tra sogno e lucidità,
Sam deve decidere cosa fare, se varcare la soglia, abbandonare gli
Anni '70 e tornare coscientemente al mondo moderno oppure restare
in quell'universo così strano ma che se non lo integra almeno
lo apprezza, lo fa sentire eroe. Il finale della serie è imperdibile,
in un susseguirsi di colpi di scena tra le dimensioni parallele che
Sam sembra percorrere. Qual è il vero universo?
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Life on Mars prende il titolo dalla
omonima canzone di David Bowie, datata appunto 1973. E' la canzone
che Sam stava ascoltando prima di finire in coma ed è
anche il senso di un salto temporale mostruoso, che lo porta
a vivere "una vita su Marte", come se fosse un alieno
precipitato su un altro pianeta. Il senso della serie, realizzata
in uno splendido colore d'annata, desaturato e ingiallito come
le pellicole di quegli anni, è tutto qui: si stava meglio
quando si stava peggio, oggi abbiamo perso molta di quell'innocenza
e di quella purezza identificate dalle speranze di rinnovamento
che hanno fatto seguito alla Rivoluzione del 1968. Oggi, nel
nostro benessere informatizzato, nelle grottesche norme antiterrorismo
(come quella che vieta l'acqua in bottiglia a bordo degli aerei),
abbiamo perso l'anima, la libertà, ci siamo conformati
nel modo peggiore, traviati dalla tentazione dell'agiatezza.
Sam Tyler, al di là dei suoi viaggi temporali e dimensionali,
è in realtà un uomo fortunato, perché ha
possibilità di scegliere e quella che pare essere una
prigione nel 1973, è in realtà la sua chiave per
la libertà. |
Una serie, Life on Mars, davvero eccezionale, ritrasmessa
nell'estate 2009 da Raidue con enorme successo di pubblico, segno
che la gente apprezza sempre l'originalità e le trovate coraggiose
della tv. C'è solo da sperare che la serie, interrotta dopo
solo due stagioni per gli impegni cinematografici di John Simm, possa
riprendere presto e continuare a farci ipotizzare in che razza di
posto sia finito il protagonista. Universo parallelo? Indietro nel
tempo? Reincarnazione prima della propria vita? Aldilà? Inferno?
Realtà virtuale generata dalla mente di Sam? Personificazione
della paura di morire? Materializzazione della coscienza del tumore
al cervello? In attesa di vedere in Italia la versione americana (molto
diversa però come svolgimento), ogni ipotesi è buona…
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