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Anni fa esisteva per i pc un meraviglioso
salvaschermo chiamato Johnny Castaway, in cui a puntate si narravano
le storie assurde che viveva un naufrago su un isola deserta.
Un luogo comune questo che dai tempi di Robinson Crusoe è
presente nell'immaginario popolare al punto da essere considerato
come una barzelletta. Ma in realtà questo tema così
scontato è alla base di un film sorprendentemente esoterico
come spesso Hollywood ci riserva: Castaway, diretto nel 2001
da Robert Zemeckis è magistralmente interpretato da un
bravissimo Tom Hanks ed è quasi in un monologo shakespeariano
sulla vita e sull'evoluzione.
Il film infatti fin dalle prime scene si presenta come un iniziatico
viaggio alchemico alla ricerca di se stessi. Una metafora dell'anima
umana che viene raccontata in due fasi: la prima è la
vita comune del protagonista fino al momento dell'imbarco. La
scena ci racconta la vita di Chuck Nolan, un dirigente della
compagnia di trasporti Federal Express, impegnato nella sua
attività di aprire nuove filiali nel mondo per conto
della sua azienda. Chuck è sposato felicemente e seppure
la sua vita sia frenetica, ha un progetto per il futuro con
la compagna. Ma la seconda fase del film è una letterale
seconda nascita e prende il via con la drammatica scena dell'incidente
aereo. |
Durante uno dei suoi viaggi, Chuck è imbarcato
su un velivolo cargo impegnato nel trasporto di pacchi e merce. In
una zona imprecisata dell'Oceano Pacifico, il mezzo finisce in una
spaventosa tempesta. I piloti perdono il contatto radio. Per Chuck
è l'inizio di un incubo. L'aereo che precipita, si spezza,
inizia a imbarcare acqua. Chuck è impigliato, finisce in mare,
il battellino di salvataggio gli è d'impaccio ma riesce a uscire
dalla carlinga spezzata. La risalite in superficie equivale ad una
seconda nascita, un parto dal ventre del velivolo che affonda nell'oceano.
Le fiamme sull'acqua, il pericolo della ventola di un motore che esplode
spargendo frammenti mortali tutt'intorno, i compagni di volo che si
allontanano mentre Chuck viene portato via dalla corrente sul battellino:
si tratta di immagini fortemente evocative e presenti nel nostro inconscio.
Il naufragio sull'isola deserta sembra ricalcare in tutto e per tutto
il racconto degli Antichi Egizi sulla genesi dell'Umanità.
Chuck è un ingegnere e questo fatto inizialmente lo porta ad
escogitare vari stratagemmi; ben presto però la Natura, le
difficoltà di trovarsi su un'isola deserta senza aiuto esterno
lo costringe a reinventarsi uomo "primitivo". Il senso del
film è questo: costretto su un mondo apparentemente inospitale,
Chuck si adatta, si "selvaggizza" nel senso positivo del
termine. Da essere goffo e impacciato, diviene un perfetto animale
predatore, attento al ciclo delle stagioni, all'alternanza del giorno
e della notte, alle fasi lunari. Chuck non è più un
uomo moderno: più va avanti la sua vita da isolato, diventa
affine alle tante popolazioni definite primitive da una certa cultura
illuministico-positivista ma in realtà assai più evolute
della nostra civilizzazione scientista e autodistruttiva. Chuck però
deve affrontare mille insidie: la paura, la solitudine, la tristezza
della lontananza della sua amata. Durante un tentativo di fuga dall'isola
(impossibile per via della barriera corallina) il protagonista si
ferisce gravemente e con rabbia si scaglia con uno dei pochi oggetti
recuperati dall'aereo precipitato: un pallone della marca Wilson.
| La sua
mano insanguinata si stampa sulla superficie della palla da
Volley, formando un disegno antropomorfo. Chuck così
scopre un amico, un totem, una divinità: Wilson diventa
l'ispiratore, il suo amico, il suo angelo custode. Il senso
del sacro è racchiuso nelle parole che finalmente Chuck
pronuncia, dialogando con il suo nuovo compagno: un Dio umanizzato,
un uomo divinizzato? Difficile dirlo, ma Wilson rappresenta
gli spiriti della Natura, gli elementi che accompanano l'Uomo
e che lo ispirano nelle sue attività. A proposito di
angeli, tra gli oggetti che lo hanno accompagnano nella sua
permanenza sull'isola Chuck ha conservato un pacco. Non lo ha
aperto, a differenza di molti altri. Sulla scatola sono raffigurate
un paio di ali, simbolo di libertà, della sua provenienza
dal Cielo (l'aereo precipitato) e il sogno di potersene andare
e tornare alla sua vita di prima. Proprio le ali saranno ispiratrici
di un progetto: quando dopo 4 anni di permanenza Chuck troverà
un pezzo di plastica di grandi dimensioni, capirà che
potrà utilizzare quello per costruire una vela in grado
di fargli superare, con la sua zattera, la invalicabile barriera
corallina. Le ali, la vela, il vento: sono simboli del divino
che aiuta l'umano e infatti sono sempre stati associati ai mezzi
di esplorazione e di scoperta di nuove terre (gli aerei, le
navi a vela…). Il pezzo di plastica, rifiuto della civiltà
umana, diverrà per il nostro protagonista lo strumento
per riacquistare la sua vita. Dopo aver costruito con cura la
zattera, dopo aver studiato il momento più adatto per
sfruttare gli alisei, dopo aver armato la barca con provviste,
corde e rifornimenti, nonché l'immancabile amico Wilson
e superato facilmente la barriera, le difficoltà del
viaggio iniziano a colpire Chuck. Una tempesta gli distruggerà
mezza zattera e gli farà perdere Wilson, che finirà
in mare allontanandosi sempre più per via della corrente
da un disperato Chuck. Il nostro eroe, disperato e solo, con
ormai sono un relitto a fornigli protezione, finalmente si imbatte,
benché svenuto, in una nave da trasporto. |
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| (Sopra)
La palla da Volley Wilson diviene un totem antropomorfo, ritratto
nelle pitture rupestri come una divinità. |
La sua vita pare ricominciare: dopo quattro anni il
mondo civile lo accoglie come un sopravvissuto, donandogli mille onori.
La sua azienda lo accoglie con una festa, ma a questa festa non partecipa
la moglie. Tra la sorpresa di Chuck, si è risposata, del resto
dopo un anno di scomparsa la legge dichiara una persona presunta morta
e quindi "libera" i parenti dalle loro incombenze. Ma sebbene
abbia una figlia, la donna lo ama ancora e in uno struggente incontro
Chuck comprende l'amore che prova per lui, ma anche la necessità
di lasciarla libera, lasciarla alla sua nuova vita, alla sua famiglia.
Chuck così si dedica al suo ultimo compito: restituire ai legittimi
proprietari il pacco con le ali che non aveva mai aperto sull'isola,
ultimo retaggio della sua vita precedente. Raggiunge la sua meta in
Texas, in un luogo isolato in cui quattro strade si incrociano senza
che vi sia altra traccia umana.
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Deposita
il pacco nel luogo dell'indirizzo, e mentre se ne va incrocia
una donna che mostra, sul suo furgoncino, il simbolo delle ali,
lo stesso dipinto sul pacco. Il significato esoterico di questo
particolare è evidente: le ali rappresentano il divino,
la Dea Madre (non a caso la Dea egizia Iside e molte altre Madri
Terre avevano le ali) che ci ispira e ci protegge sempre e a
cui alla fine giungiamo innanzi. E' questo femminino a guidarci
e dare un senso all'esistenza umana, a darle un obiettivo. Quando
Chuck, dopo tutte le sue peripezie, dopo i suoi problemi psicologici
derivanti dalla perdita ineluttabile dell'amata ha ancora la
forza di ascoltare il cuore e di lasciare la donna che ama.
Ma non tradisce il femminino, non tradisce l'amore per la Donna
Eterna e mantiene la sua promessa del consegnare quel pacco,
quell'unico pacco che ha salvato dal disastro aereo. Chuck rappresenta
in un certo senso l'essere umano illuminato. Tra Gnosticismo
e concezioni kemetiste egiziane, l'idea dell'Umanità
precipitata sul pianeta Terra dalla sua dimora primigenia stellare-divina
(che nella Bibbia diviene l'Eden) è estremamente azzeccata:
sull'isola-pianeta, Chuck dapprima è vittima, poi diventa
predatore perfettamente adattato all'ambiente. Ma la sua ansia
di tornare nella sua dimora stellare-divina è altissima
e affronta un viaggio allucinante pur di raggiungere la sua
meta. Perderà per strada i suoi Dei, i suoi amici elementi
naturali, tornerà alla meta-partenza segnato nell'animo
e si accorgerà che l'Universo, nel frattempo, si è
evoluto senza di lui. |
| (Sopra) La rupe, da cui Chuck pensa
di suicidarsi, rappresenta un momento chiave del film. |
Ma questa avventura lo porterà alla fine davanti
alla divinità femminile, che gli assegnerà, da ottima
madre, un nuovo destino. Vista così, la trama di Castaway diventa
un'eccezionale metafora dell'Uomo. Un film sotto tutti gli aspetti
straordinario benché a prima vista possa sembrare banale, scontato,
noioso. Ma il senso di tutto sta nella scena della corda: quando,
in un eccesso di disperazione, Chuck tenta il suicidio impiccandosi
da una rupe, prima di lanciarsi con la corda al collo fa un esperimento
con un tronco d'albero. Si rese conto che la corda era troppo fragile
e non lo avrebbe ucciso, ma fatto precipitare contro le rocce donandogli
una morte lenta e atroce. Metafora, l'ennesima del film, del lento
suicidio dell'Umanità, attraverso lo sfruttamento insensato
delle risorse, la deforestazione, la pesca indiscriminata e l'estinzione
di un quarto delle specie animali. L'Uomo deve comprendere la sua
origine divina: deve comprendere che la sua anima esiste e deve a
tutti i costi riportarla alla luce. Si deve dare ascolto alla propria
voce interiore, al proprio istinto, combattendo contro i pensieri
di materialità e vivendo una vita con l'obiettivo della continua
ricerca di un proprio perfezionamento. Senza un obiettivo, senza la
ricerca del divino femminile originario vi è solo una lenta
morte, una lenta agonia, una depressione infinita.
Infine una curiosità: l'isola in cui è stato girato
il film esiste realmente, si chiama Monuriki e si trova nell'arcipelago
di Mamanuca, vicino alle Isole Fiji. Oggi il luogo, incantevolmente
selvaggio, è divenuto una meta turistica da sogno.
Lorena Bianchi
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(A sinistra) La scena finale di Cast Away è
ambientata nel Texas: tra strade che si perdono all'orizzonte,
Chuck porterà a compimento la sua missione di recapitare
il pacco con il simbolo delle ali al destinatario, proprio la
donna che troverà in questo bivio. E creerà le
premesse per un nuovo futuro. |
(Tutte le immagini sono copyright © dei rispettivi autori - L'utilizzo
nel testo ha solo fini divulgativi.)
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