The Abyss
Uno dei più bei film di fantascienza di sempre racconta cosa avviene nelle profondità oceaniche, a migliaia di metri di profondità... Per rispondere a una domanda: siamo veramente gli unici abitanti evoluti di questo pianeta?
Qual è il più bel film di Fantascienza? La mente corre inevitabilmente a 2001: Odissea nello Spazio, o a Guerre Stellari. Per moltissimi appassionati, invece, la scelta cadrebbe senza alcun dubbio su un film non troppo conosciuto sebbene ben girato (e tra difficoltà inenarrabili), ben recitato e immaginifico dalla prima all'ultima scena. The Abyss, interpretato da Ed Harris e Mary Elizabeth Mastrantonio, oltre che da un cast di attori comprimari di buon livello, uscì nel 1989 ad opera di James Cameron, il cineasta canadese che all'epoca era fresco del successo del primo Terminator e del secondo capitolo della saga di Alien. Modesta opera in apparenza senza pretese, Terminator divenne a dispetto dei critici un cult per tutti gli amanti del genere e lanciò nell'Olimpo della Science-Fiction americana questo autore così particolare. Aliens - Scontro Finale fu un ottimo successo, forse ancor più bello del primo film della serie sull'alieno invincibile; The Abyss invece non ebbe al botteghino il successo sperato, forse perché il pubblico si aspettava una continuazione della saga spaziale. Cameron avrebbe costruito il suo successo personale due anni dopo con il secondo Terminator, prima dei fasti di Titanic; ma malgrado l'insuccesso The Abyss costituì una tappa importante, se non fondamentale, nella sua carriera. Il perché è semplice: una storia bellissima, stupenda, una favola moderna con elementi da vera rivelazione, lasciando sempre, fino al finale lietissimo, un alone di mistero insoluto. La trama è abbastanza semplice. Un sottomarino lanciamissili americano subisce un misterioso affondamento in una zona al largo di Cuba e una squadra di recupero civile specializzata in relitti a grandi profondità, capitanata da Virgil 'Bud' Brigman, viene incaricata dalla U.S. Navy per il ritrovamento delle testate nucleari Mirv. A tal scopo si utilizza una piattaforma sommersa attrezzata con stanze e laboratori, centinaia di metri sotto la superficie del Golfo del Messico.
Il recupero non si rivela semplice per una serie di fenomeni anomali che si verificano improvvisamente. Strani avvistamenti, luci misteriose, apparizioni impossibili (memorabile il serpente di acqua marina che vaga per la piattaforma).Alcuni militari impazziscono e uno di questi aggredisce l'equipe di sommozzatori e convinto della presenza di alieni malvagi sul fondale lancia una delle testate nucleari verso l'abisso oceanico, oltre la scarpata che delimita la piattaforma continentale. Dopo alcune scene davvero emozionanti, la squadra di sommozzatori invia il capitano Brigman alla ricerca della bomba Mirv. A tal scopo adotta una tecnica nuova (e realmente esistente): una specie di liquido amniotico, un'emulsione ossigenata di fluoro e carbonio, che consente a chi vi viene immerso di respirare ossigeno e al tempo stesso impedisce di subire gli effetti della pressione. Virgil Brigman così verrà lanciato, con una tuta speciale da palombaro, nell'abisso marino in cerca dell'ordigno. Riuscirà a trovarlo e a disinnescarlo, ma non in tempo per risalire in superficie. La sua imminente morte lo porta a vedere quelle che crede essere allucinazioni e che invece costituiscono realtà: le luci di un'immensa, apocalittica città sommersa, abitata da esseri gelatinosi evoluti e tecnologicamente avanzati. Questi lo trasportano nella loro città, gli donano l'aria e gli consentono di riprendersi dallo sforzo. Poi, in un tentativo di comunicazione, decidono di fare quello che nessuno avrebbe immaginato: emergono in superficie, trascinando con sé anche la squadra di recupero imprigionata nella piattaforma, tra l'incredibile sorpresa delle navi militari accorse in aiuto. Una rivelazione sconvolgente ma estremamente serena: non siamo soli su questo pianeta, gli abissi del mare nascondono un altro popolo, evoluto e civilizzato.
Tutti, critici e pubblico, non hanno pensato che James Cameron potesse considerare gli abitanti del mare non tanto alieni, ma terrestri a tutti gli effetti. In tutte le recensioni questi esseri, buoni e mistici, vengono dipinti come extraterrestri, forse pensando alle tesi cospirazioniste di ufologi fanatici che ciarlano di basi aliene sommerse nei mari di tutto il mondo. La vicenda degli Uso (oggetti sommersi non identificati), mai del tutto chiarita, invece ci lascerebbe presagire che possa ipoteticamente esistere una civiltà autoctona terrestre insediata nel fondale oceanico. Le prove di questa popolazione antichissima, forse costituita da una particolare specie di polipo, sono innumerevoli e in quasi tutti i miti ancestrali sono presenti a uomini-pesce evoluti che uscendo dal mare portano civiltà e conoscenze tecniche agli esseri umani. Un ricordo di contatti antichi che potrebbero essere avvenuti anche in tempi recenti. E se fosse così, allora Abyss ci mostrerebbe, unico film fino ad oggi, questa popolazione nostra maestra, saggia e vigilante.
The Abyss fu girato tra difficoltà incredibili in un'epoca in cui il digitale ancora non esisteva: gli attori e la troupe furono costretti a lavorare sott'acqua per ore con grandi disagi. Non è un film facile e nemmeno corto, due ore e mezza nella versione originale che diventano tre in quella speciale. Questa edizione del 1992 è molto più accurata, in quanto si concentra sugli aspetti del popolo marino e sulla psicologia dei protagonisti. I puristi però preferiscono la versione originale cinematografica, per via del montaggio serratissimo "alla Cameron" che letteralmente inchioda gli spettatori alla poltrona. Per noi di Sator ws è un capolavoro ricco di spunti e riflessioni, da vedere sempre con piacere e che vi porterà a osservare il fondo del mare come mai vi era capitato prima!

L.B.

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