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Milano, è risaputo, è
una città moderna, all'avanguardia, alla moda: la "Capitale
morale d'Italia" che prima e dopo Tangentopoli era ed è
culla dell'arte e della cultura, con la Scala, i musei, i teatri,
il calcio... E' provinciale e a misura d'uomo - certe volte
- ma spesso è anche una metropoli spersonalizzata, e
come tale cosmopolita ma intollerante, altezzosa ma sporca,
ricca e pericolosa, inquinata e alberata, trafficata fino all'inverosimile
eppure con tante aree pedonali. Insomma è un posto dei
compromessi e allo stesso tempo senza mezze misure: piena di
contraddizioni, da sempre ricettacolo di interessi e intrighi,
di generosità e malaffare, fervente religiosità
e ardente eresia, la si ama oppure la si odia. O viceversa,
la si sopporta a stento, detestandola nel proprio intimo pur
vivendoci tutta la vita, senza riuscire a trovare la forza per
mollarla. Milano sembra riflettere nella sua esistenza attuale
le incoerenze della sua storia. |
Fondata dai Celti, nemica giurata di Roma, divenne
a partire dal III Secolo d.C. la capitale dell'Impero Romano al posto
della Città Eterna. Milano capitale dell'Impero! Sono pochi
i milanesi che lo sanno, chissà che ne penserebbero i politici
secessionisti se uscissero dalle loro birrerie per andare in biblioteca
a farsi un po' di cultura sulla loro città… Ma la realtà
dei fatti è che tutto, a cominciare dal nome, è ignoto
ai più. Dobbiamo rendere merito ad alcuni studiosi, come Maria
Grazia Tolfo, Silvia Cernuti, Adriano Gaspani, se possiamo oggi avere
un'idea quantomeno più chiara di perché Milano sia stata
fondata e perché si chiami così: un nome peculiare che
è connesso alla sua funzione, che in origine era quella di
immenso santuario. Non che vi sia certezza assoluta su quanto si è
scoperto, a nostro avviso le ricerche fatte peccano di un'impostazione
storico-archeologica assai semplicistica, come se le persone che vivevano
in questo territorio fossero dei pastori primitivi che temevano l'indomani
che il Sole non sarebbe sorto. L'idea di base che si deve avere dell'antichità
- noi di Satorws lo sosteniamo da sempre - invece è assai diversa,
come popolazioni assai conscie del loro ruolo sul pianeta e del loro
collegamento con forze ultraterrene (o extraterrestri, a seconda dei
punti di vista).
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| (Sopra)
La dea Belisama era l'equivalente di Minerva nel pantheon celtico:
era la madre terra titolare del santuario milanese. Il suo simbolo
era la scrofa bianca (al centro), il cui bassorilievo è sopravvissuto
alle distruzioni e si può ammirare su un'arcata del porticato
di via Mercanti. (Sopra a destra) Si può notare dal cielo come
Milano da un lato abbia nei quartieri esterni una cinta viaria
regolare e dall'altro, nel centro storico, sia un intrico di
vie... |
Comunque a Tito Livio si deve la prima mitica descrizione
della fondazione di Milano: nella sua opera "Storia della fondazione
di Roma" Livio cita l'epoca di Tarquinio Prisco, all'incirca
il 600 A.C., quando un grande re-sacerdote celta, Ambigato del popolo
dei Biturigi, mandò due nipoti, Belloveso e Segoveso, a fondare
nuovi regni in posti propizi. Mentre Segoveso si diresse verso la
Provenza, Belloveso e il suo popolo varcarono le Alpi e si installarono
dopo svariati decenni di ricerche nel luogo propizio tanto agognato:
una terra posta tra tre fiumi in un'area controllata dai Galli Insubri.
A quei tempi il centro politico e culturale dei Galli in Italia era
Como e la vicina Golasecca aveva rappresentato storicamente il primo
insediamento italico certo dei Celti. La fondazione di quella che
Livio chiamò Mediolanum quindi non avrebbe dovuto essere un
fatto politico ma qualcosa di diverso. Un posto propizio in un territorio
sacro: Livio non ce lo dice, ma in realtà l'archeologia ha
dimostrato che un villaggio di Insubri, denominato Alba, tipico nome
celtico di villaggi legati all'allevamento, esisteva già nell'area
da tempo, anche se per alcuni storici la fondazione di Alba risale
a duecento anni dopo questi fatti, ai tempi del re Brenno che conquistò
e saccheggiò Roma. Comunque sia, Mediolanum non fu fondata
per scopi politici o militari ma per scopi religiosi. Analizzando
etimologicamente il nome Mediolanum, scopriamo come Livio in realtà
deformi quello che a tutti gli effetti è un termine sanscrito:
Madhya-Lan, "terra sacra nel mezzo", che in celtico diventava
Medhelanon o Medhelan, con lo stesso significato di centro sacro,
di santuario legato indissolubilmente alle specifiche caratteristiche
di un luogo. Se qui nell'attuale metropoli lombarda scorrono sì
tre fiumi (il Lambro, il Seveso e l'Olona) il riferimento divino si
trova in altri elementi. Esistono infatti in Europa almeno un centinaio
di posti che anticamente si chiamavano Mediolanum: ovviamente per
molti fattori queste città hanno mutato il nome seguendo le
regole linguistiche dei popoli conquistatori. Le più grandi
in Francia sono Maulain, Meilhan, Meillant, Melaine, Meslan, Moelan,
Moislains, Molhain, Moliens, Molliens; in Germania Medelingen, Metelen,
Moyland; in Canton Ticino Melano, vicino a Mendrisio; in Belgio Molhain;
altri hanno un nome diverso, ma l'etimologia tradisce l'origine mediolanense
come Evreux (Mediolanum Eborovicum) e Saintes (Mediolanum Santonum).
Ora, tutti questi luoghi hanno in comune un fatto: sono nemeton, ossia
santuari celtici legati alle varie divinità di quella cultura.
Ma nel nemeton vi può essere un medhelan e allora il luogo
diviene un omphalos, un ombelico del mondo, in cui si incontrano terra
e cielo, un centro dell'universo in cui iniziano e finiscono tutte
le cose. Un serpente Uroboros che si morde la coda, un simbolo legato
indissolubilmente alla croce celtica che a sua volta si rifà
al concetto di vita eterna dell'Ankh egizio: tutti concetti ben noti
ai druidi che erano i veri custodi di questi posti.
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Esempi illustri
di medhelan: in senso orario dall'alto Tara (Irlanda), Avebury
(Inghilterra), Stonehenge (Inghilterra), ancora Avebury dal
suolo e Newgrange (Irlanda). Così doveva apparire il Medhelanon
milanese, con un terrapieno, un fossato e alcuni megaliti disposti
intorno al recinto. |
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Così, il senso di Milano assume un valore spirituale.
Un ombelico del mondo celtico, vicino a un villaggio di pastori e
a un grande centro politico e militare che era Como. Solo l'intervento
dei Romani avrebbe spezzato questa armonia di un territorio, che come
abbiamo visto nel nostro articolo sul Mare Gerundo, era costituito
da una pianura fertilissima e umidissima costellata di foreste impenetrabili
e un lago interno vasto come un mare, appunto il Gerundo. Ma i Galli
costituivano un problema per Roma e così il progressivo avanzare
dei latini verso nord dapprima distrusse l'impero etrusco e poi indebolì
economicamente anche Como, per cui divenne indispensabile fortificare
il Medhelanon trasformandolo nella città potente e fiorente
che sarebbe stata nei secoli a venire, a cominciare dalla conquista,
inevitabile ma onorevole, subita ad opera del console romano Marco
Claudio Marcello.
Ma come è fatto un medhelan? Possiamo renderci conto della
forma studiando come appariva secoli fa il centro megalitico di Avebury,
vicino al celebre Stonehenge, nell'Inghilterra meridionale. Qui una
serie di pietre disposte a cerchio delimitava un fossato contornato
da una foresta di alberi, soprattutto querce e pioppi, a cui faceva
seguito nel mezzo una radura con una fonte o un pozzo sacro. A Milano,
come a Tara in Irlanda e in altri medhelan europei, però la
forma non era circolare ma ellittica. Secondo gli studi degli archeoastronomi
doveva esistere nel pressi di piazza della Scala un ellisse di proporzioni
gigantesce, di quasi 450 metri di asse maggiore, che inglobava tutta
l'area circostante e di cui gli archeologi hanno trovato traccia…nella
totale assenza di reperti archeologici. Questo luogo sacro era allineato
astronomicamente secondo due assi: uno puntava direttamente al monte
Resegone, nelle Prealpi e un altro asse viario si indirizzava verso
il Monte Cervino in Val d'Aosta, però visibilissimo in pianura.
Il Resegone, visibile sull'asse viario di via Manzoni in direzione
di piazza Cavour, in realtà fungeva da immenso gnomone per
scorgere la levata eliaca di Capella, la stella più brillante
della costellazione dell'Auriga, che ri-sorgeva dopo il periodo invernale
(questo è il significato di levata eliaca) durante la festa
di Imbolc, il 24 marzo, che per i Celti era la data di inizio della
primavera. Il Cervino invece serviva da puntatore per il tramonto
del Sole il 6 giugno, nella festa estiva di Beltane, seguendo una
via che si diparte da via Manzoni e che si chiama via del Lauro (l'alloro
era una pianta sacra ai Celti e il nome della via è perdurato
nei secoli). Secondo gli archeoastronomi, nel 582 A.C. si verificò
lungo quest'ultimo asse uno straordinario avvenimento astronomico,
una congiunzione planetaria eccezionale di tutti i pianeti che avvenne
per ben due volte, il 21 luglio e il 19 agosto: è chiaro che
questo fenomeno fu evidentemente previsto dai calcoli astronomici
dei druidi e quindi è abbastanza certo il fatto che fu in questa
occasione che fu fondato il santuario, in linea con quando dice Tito
Livio. Ma a queste certezze dobbiamo aggiungere la ricorrenza più
importante: il capodanno di Shamain l'11 novembre, che corrispondeva
alla levata eliaca di Antares, la stella più brillante dello
Scorpione. Il significato per i Celti era grandissimo e la via dal
quale si scorgeva la stella levarsi nel cielo esiste naturalmente
ancora: si tratta di via San Raffaele, una traversa di piazza Duomo.
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| (Sopra
a sinistra) Cartina stellare del 19 Agosto 582 A.C., ore 4,30
del mattino. Se fossero stati mattinieri, gli abitanti di Alba,
la futura Milano, avrebbero potuto scorgere questo fantastico
cielo: la Luna, Venere, Marte, Urano, Nettuno, Plutone e Mercurio
allineati a poca distanza da stelle luminosissime come Sirio,
Aldebaran, Procione e l'ammasso delle Pleiadi. Orione con Betelgeuse,
Rigel e le tre stelle della cintura era poco distante: un segno
celeste importantissimo che probabilmente diede il via alla
costruzione del santuario. (Al centro) Via San Raffaele era
una delle uscite del medhelan e da qui i druidi compivano le
loro osservazioni celesti. Il Duomo antistante, ai tempi cedeva
il posto a un grandioso tempio della dea Belisama. (A destra)
Nuovo prodigio: al tramonto nello stesso 19-8-582 A.C. al tramonto,
intorno alle 20,30, il Sole mostrava dietro di sé una luminosissima
congiunzione Giove-Saturno-Spica (la stella più brillante della
costellazione della Vergine), un altro importante significato
religioso. |
Fin qui possiamo pensare a una città religiosa
e fedele alle tradizioni celtiche. Milano potrebbe essere un santuario
come tanti. Ma a giudizio di noi Satorws gli archeologi e gli scienziati
sbagliano a pensare all'antica Medhelanon come un nemeton simile a
tanti altri in Europa. Noi crediamo invece che l'ellisse celtica non
sia affatto sepolta sotto gli strati archeologici romani e le vie
medievali, ma sia lì, visibile agli occhi di tutti. Di chi
ha un satellite a disposizione, ma anche solo una cartina. E l'effetto
di quel che diremo cambierà il modo di vedere la città
per sempre… Perché forse siamo in grado di affermare che
Milano sia il più grande santuario celtico d'Europa, così
importante da attirare gente da tutto il mondo e in epoca imperiale
addirittura di soppiantare Roma quale capitale!
Noi pensiamo che Milano fosse un gigantesco nemeton di 1,5x1 km, un'ellisse
formidabile il cui perimetro è visibilissimo anche oggi. La
forma è riscontrabile chiaramente partendo da piazza San Babila
e percorrendo il celeberrimo corso Vittorio Emanuele, piazza Duomo,
via Mercanti, piazza Cordusio, via Dante e poi, superato largo Cairoli
e il Castello Sforzesco, via via su attraverso le curvilinee via Pontaccio,
via Fatebenefratelli e via Senato. L'ellisse è chiara e chiaro
è anche uno dei viali di entrata al medhelan: via Manzoni.
Abbiamo già detto come questa via punti un asse nord-est e
sud-ovest; secondo i nostri calcoli, dovrebbe esserci una via perpendicolare
che usciva secondo un asse nord-ovest e sud-est, che a nostro parere
equivale a via Montenapoleone.
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| (Sopra)
Ecco la prova: il nostro mosaico di foto satellitari del centro
di Milano mostra inequivocabilmente l'ellisse del santuario
sacro, esattamente come avveniva a Tara. Gli studiosi affermano
che l'ellisse fosse più piccola, ma noi propendiamo per quest'ipotesi
perché la forma delle strade, viste dal satellite, è inequivocabile.
Da notare la grande strada, evidenziata con due tratti gialli,
che oggi è occupata dalle vie Manzoni e Margherita e che poi
costituì, malgrado i Romani, il vero asse viario della città.
Oggi si può scorgere questa conformazione celtica anche in via
Torino, via delle Ore, via Larga, corso Europa, via Olmetto
e via Festa del Perdono secondo l'asse nord-est; via Agnello,
via Santa Radegonda, via Dante, via Spadari, via Rastrelli,
via Pantano e corso di Porta Romana secondo l'asse sud-ovest.
In rosso è segnata via San Raffaele. |
Ma il nemeton non durò molto. La città
a un certo punto divenne un vero oppidum, una fortezza circondata
da mura che solo la scarsa capacità strategica dei Galli consegnò
ai Romani. E come abbiamo già raccontato per Barcellona nel
nostro Dossier, i Romani cercarono di impiantare la loro urbanistica
basata sulle due vie maggiori perpendicolari cardo e decumano secondo
gli assi nord-sud ed est-ovest ma Medhelanon, proprio come la metropoli
catalana, era orientata secondo un asse nord-est e sud-ovest che non
lasciava spazio a dubbi. Ottaviano Augusto, quando prese il potere,
abolì l'antica religione dei druidi e cercò di inglobare
Milano in un asse nord-sud ed est-ovest (appunto cardo e decumano)
secondo l'usanza romana. Non vi riuscì: benché Ottaviano
costruisse a Milano templi, il foro, teatri, arene e circhi, l'andamento
della città continuò ad essere quello celtico. I Romani
non riuscirono a incanalare la città nel reticolo tradizionale
e quel che ne uscì è un labirinto di vie, esattamente
come Barcellona (e opposto alla regolarità delle città
di origine romana come ad esempio Piacenza o Cremona). Lo stesso circo,
lungo oltre 400 metri, occupava un'ellisse che andava da corso Magenta
a via Torino seguendo l'orientamento celtico… E non solo, anche
in tempi recenti, fino al XIX Secolo, tutta la città indicativamente
seguiva ancora questa impostazione, basti pensare all'inclinazione
dell'intero quartiere di Porta Venezia, ma anche la zona Fiera e Porta
Vittoria sono parallele a corso di Porta Romana, orientato come via
Montenapoleone e dunque come il volere dei druidi! I Romani si adeguarono
a malincuore e così proprio questa via che conduceva a Piacenza,
Bologna e Roma divenne il decumano (corso di Porta Ticinese divenne
il cardo). Le due vie "storte" si riunivano presso il foro,
situato nell'attuale piazza del Santo Sepolcro ove esiste un'antichissima
chiesa dell'anno Mille piena di simboli alchemici e templari…
Cosa possiamo pensare? Che gli occupanti romani
siano stati obbligati a seguire una tradizione sacra e irrinunciabile,
appunto come in Catalogna. Ma se là vi era una ascendenza fenicio-egiziana,
qui soltanto la visione celtica così legata alla terra e alle correnti
telluriche poteva tanto. Ma vi sono tracce di questo culto della
Madre Terra? Esistono numerose testimonianze
delle fonti e pietre celtiche, oggi per lo più murate nelle cripte
delle chiese più antiche. Ad esempio nella basilica di San Calimero
vi è un pozzo sacro a Taranis, dio dei fulmini e della pioggia;
qui secondo la leggenda fu martirizzato mediante affogamento appunto
Calimero che si era scagliato contro l'antico culto. Un altro pozzo
sacro stava presso l'area oggi occupata dalla chiesa di San Vincenzo
al Prato, in via San Calocero presso corso Genova: una fonte sacra
che guariva dalle ferite, un tipo di acqua forse sulfurea che secoli
tardi fu scoperto da Leonardo da Vinci presso l'attuale chiesa di
Santa Maria alla Fontana, dalla parte opposta della città. Le
pietre sacre sono molte, a cominciare da alcune dedicate a posteriori
a Sant'Ambrogio fino alla ruota celeste di San Barnaba e all'impronta
dei piedi presente in San Tomaso di Terra Mala, in via Broletto.
Tutti simboli celtici, dal "seguire le orme" dei predecessori fino
al cerchio inteso come ciclo infinito delle reincarnazioni, temi
tipici delle religioni orientali.
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Residui
celtici a Milano: in senso orario dall'alto La fonte sacra a
Belisama presso la chiesa di San Vincenzo al Prato; la pietra
sacra a Belenos attribuita in seguito a Sant'Ambrogio (presso
la chiesa di San Nazaro); la pietra forata e raggiata che simboleggiava
la rinascita delle anime, nel Medioevo attribuita a San Barnaba
(presso Santa Maria al Paradiso); vestigia celtiche sulla parete
di San Vincenzo al Prato; il foro romano costruito sul tempio
di Epona e oggi occupato dalla chiesa del Santo Sepolcro; il
Castello Sforzesco visto da via Dante, un tratto del medhelan;
la Conca del Naviglio, costruita da Leonardo da Vinci su una
sorgente sacra a Cibele, divinità celto-etrusca; la chiesa di
San Calimero, con all'interno un pozzo sacro in origine al dio
dei fulmini Tuotatis in cui secondo la leggenda fu affogato
appunto Calimero. |
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A nostro parere,
è da lì che vengono i Celti: da
Mohenjo-Daro, la città della Valle
dell'Indo misteriosamente rasa al suolo nel 2000 A.C… E il
santuario che realizzarono è qualcosa di parimenti grandioso, al
pari dei palazzi di quella misteriosa civiltà… Tutto però
è da dimostrare, in quanto la viabilità e il piano regolatore sono
cambiati innumerevoli volte in oltre due millenni e mezzo di storia.
Nel 300 d.C. Costantino separò l'Impero in due parti, una appunto
con sede a Costantinopoli e un'altra con sede a Milano. Mediolanum
divenne celebre in tutto il mondo, rimanendo una potenza anche dopo
che Onorio spostò di nuovo la sede imperiale a Ravenna nel
400 d.C. e dopo che Attila e altri popoli barbari devastarono l'Italia.
Sebbene i Longobardi avessero scelto Pavia come capitale, Milano non
perse la sua forza, non perse i suoi monumenti celto-romani, non perse
i suoi dolmen risalenti al secondo millennio prima di Cristo e il
suo medhelan sacro a cui nemmeno Augusto aveva potuto opporsi. Ma
quel che non fece il tempo, lo fece nel 1162 Federico Barbarossa.
L'imperatore tedesco rase al suolo la città e così pochissimo
rimane dei resti più antichi… Ma forse, ci resta il senso
del santuario, in cui le persone guarivano attraverso l'uso di acque
speciali, in cui Belisama ed Epona prima e poi Cibele, Iside, Diana
e Minerva come grandi madri terre allattavano il cittadino milanese
con energie stellari che questo luogo sembra attirare. Dopo il Barbarossa
Milano rinacque, ricrebbe ed ebbe di nuovo una forma sua. Vennero
i Navigli, si incanalarono i fiumi e i monaci bonificarono le paludi
intorno alla città, in pochi anni tornò ad essere una
capitale forte ed autonoma, prima con la signoria dei Visconti e poi
degli Sforza. Quando Leonardo da Vinci venne qui al servizio di Ludovico
il Moro, nel 1482, chiamò l'antica Medhelanon "la piccola
Atlantide".
E oggi? Tutte le contraddizioni che si vedono a Milano, di cosa sono
figlie? In realtà, da circa un secolo la città sta morendo,
con la copertura dei Navigli, con la cementificazione selvaggia che
ha creato quartieri dormitorio terrificanti, accanto ai grattacieli
e alle zone modaiole ci sono residui industriali di uno squallore
spaventoso, luoghi di desolazione e di dolore… Una città
non più che allatta ma che spreme i suoi abitanti, li sfrutta,
li usa per mantenersi apparentemente bella… Forze oscure la stanno
manipolando, oppure si tratta di un fenomeno naturale?
Lorena Bianchi
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