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Molti sono i racconti affascinanti
e misteriosi che ci vengono narrati dal passato, storie maledette
come quella della Mary Celeste. Si tratta di uno dei più
famosi racconti ottocenteschi riguardante una nave sfortunata,
tanto da soprannominarla "la nave maledetta". La sfortuna
di questa imbarcazione cominciò gia da quando fu costruita
nel 1861 in Nuova Scozia, Canada. All'inizio il nome che le
fu dato era Amazon, un brigantino lungo circa 30 metri predisposto
per le traversate commerciali transoceaniche. Già quando
la nave iniziò il suo primo viaggio, iniziarono le sue
disavventure: il primo capitano morì dopo pochi giorni
dall'immatricolazione, poi durante il suo primo viaggio si infranse
contro una chiusa portando seri danni allo scafo. Successivamente
dopo la sua prima riparazione tornò subito a navigare
e durante il suo passaggio nello stretto di Dover questa speronò
un'altra nave facendola inabissare. |
Alcuni anni dopo infine si arenò a Cape Breton
Island, portando il suo armatore a sbarazzarsi di lei, anche perchè
la considerava ormai solo un rottame, decidendo così di venderla.
Forse sono solo coincidenze, ma sembra proprio che la sfortuna si
accanì contro questo brigantino. La povera Amazon fu comprata
da un certo Alexander Mc Bean che la fece ristrutturare ribattezzandola
col nome di Mary Celeste, la cui però fu dopo poco tempo rivenduta
a causa dei debiti del suo proprietario. Alla fine dopo essere stata
nelle mani di un ennesimo proprietario fu definitivamente comprata
dall'armatore James H. Winchester che la rimise a nuovo rinforzandone
la carena. La rinnovata Mary Celeste salpò da New York il 5
novembre per una traversata oceanica con destinazione Genova, con
al comando un nuovo ed esperto capitano di nome Benjamin Briggs ed
un carico di 1.700 botti di alcool denaturato. Il 15 dello stesso
mese un'altra nave dello stesso tipo col nome di Dei Gratia salpò
dal porto di New York per l'Europa con a bordo un carico di petrolio
grezzo, seguendo la stessa rotta. Il 5 di dicembre tra le isole Azzorre
e le coste del Portogallo il Dei Gratia avvistò un brigantino
che navigava con le vele issate e fuori rotta. Quando poi il capitano
di nome David Reed Morehouse insospettito diede l'ordine di di avvicinarsi,
si rese conto che si trattava della Mary Celeste. Lo strano ritrovamento
fece prendere al capitano la decisione di calare una scialuppa ed
insieme a due dei suoi marinai salì a bordo dell'imbarcazione
alla deriva.
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| (Sopra,
a sinistra) L'equipaggio della Dei Gratia avvista il brigantino
della Mary Celeste alla deriva seppur con le vele issate. (A
destra) La Mary Celeste navigava placidamente senza equipaggio:
il timone non era legato e procedeva con il carico al completo. |
La cosa ancor più
strana era che una volta a bordo i tre uomini notarono subito la
totale assenza di tutto l'equipaggio
ma con il carico ancora intatto. Controllarono subito le pompe sottocoperta
per assicurarsi che non stesse affondando: nella stiva fu ritrovata
dell'acqua nonostante lo scafo non avesse subito alcun danno. Niente;
sembrava come si trovassero su di una nave fantasma, mentre dell'equipaggio
non c'erano neanche i cadaveri. Tutto fu trovato stranamente al
suo posto, come se la nave fosse stata abbandonata in tutta fretta,
mentre le uniche cose che mancavano erano i documenti, un cronometro
e un sestante. Mancavano anche le scialuppe di salvataggio. Fu trovato
il diario di bordo del capitano con le ultime date annotate del
24 e 25 novembre. Il timone non era stato legato, i boccaporti aperti,
il carico di alcool era rimasto fermo al suo posto. Inoltre erano
presenti tutte le scorte di cibo, acqua e
tutti gli effetti personali dei marinai. C'erano però due particolari
strani: due solchi sulle fiancate della nave lunghi due metri e
alcune macchie scure che all'inizio credevano fosse sague, ma in
seguito si scoprì essere una sostanza sconosciuta.
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| (Sopra,
a sinistra) La foto originale della Mary Celeste al suo arrivo
a Gibilterra (Al centro) Il capitano della Mary Celeste Benjamin
Briggs, scomparso con il resto dell'equipaggio. (A destra) Il
capitano della Dei Gratia, Morehouse, che ritrovò la nave fantasma. |
La nave fu presa in consegna dalla Dei Gratia e una
volta giunti a Gibilterra fu sequestrata dal Tribunale Militare inglese.
La strana storia non convinse però il presidente del tribunale
che lo indusse a sospettare dell'equipaggio della Dei Gratia, pensando
che questi avessero ucciso tutti i marinai per poi aggiudicarsi la
ricompensa del ritrovamento. Questi sospetti erano però infondati,
dato che nessun segno di lotta o di sangue fu rinvenuto, quindi i
marinai furono giustamente ricompensati. Fra le tante ipotesi c'era
anche quella della dalla nave: il timore dell'equipaggio probabilmente
fu quello di una imminente esplosione a causa degli odori e dagli
insoliti rumori del carico di alcool durante un'improvvisa burrasca.
Ma neanche questa servì a dare una valida spiegazione al mistero
della scomparsa dell'equipaggio. Si cominciò così a
azzardare ipotesi riguardanti misteriosi mostri marini. Come era già
successo in passato, c'erano storie che narravano di gigantesche piovre
che attacavano imbarcazioni e divoravano i marinai afferrandoli con
i loro enormi tentacoli. Esistono diverse stampe antiche che testimoniano
le disavventure di antiche navi alle prese con calamari giganti o
di serpenti marini lunghi decine di metri. Infine tra le ipotesi più
recenti c'è anche quella del Triangolo delle Bermude, considerando
che la Mary navigò anche in quella zona. Comunque dopo tutta
questa storia la nave ebbe molti altri proprietari, ma la sua maledizione
non finì certo qui. Durante un viaggio a Montevideo lo sfortunato
brigantino si trovò nel mezzo di una tempesta dove perse tutto
il suo carico. Nel 1884 un certo Gilman Parker acquistò la
Mary Celeste insieme a due suoi complici allo scopo dimettere in atto
una truffa ai danni di una compagnia di assicurazione. Il carico doveva
essere composto da casse di birra, scarpe e burro, ma gran parte di
queste invece erano vuote. La nave salpò per dirigersi verso
la zona caraibica, ma una volta giunta ad Haiti si incagliò
nella barriera corallina. L'equipaggio scaricò tutto il carico
rimasto e venne venduto e subito dopo cosparsero la nave di kerosene
e la incendiarono distruggendola per sempre. Dopo tutte queste tragiche
avventure, la maledizione finale colpì ancora i suoi ultimi
proprietari; uno di loro si suicidò mentre un altro passò
il resto della sua vita rinchiuso in un manicomio. Ancora oggi a distanza
di 135 anni la scomparsa degli uomini della Mary Celeste resta un
vero enigma, anche perchè se si fossero messi in salvo avrebbero
potuto approdare facilmente alle Azzorre; invece se ne persero le
tracce per sempre, anche delle scialuppe. E poi non si tratta di un
caso unico, tante altre imbarcazioni sia nel lontano passato che in
quello più recente hanno subito la stessa sorte...
Antonella Verdolino
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(Sopra) Due incisioni celebri
reltive a mostri marini: la celebre piovra assassina altro
non sarebbe che il Calamaro Gigante, di cui di tanto in tanto
si trovano esemplari di misure spropositate (come nell'esemplare
spiaggiato a destra negli Anni '50).
(Qui a destra) Nella cartina
in spagnolo, la rotta della Mary Celeste: la stella indica
il punto del ritrovamento. Non si comprende come le scialuppe
non abbiano potuto raggiungere le Azzorre o Madeira.
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