La maledizione della Mary Celeste
Un brigantino canadese nel 1872 perse improvvisamente il suo equipaggio e fu ritrovato alla deriva come un vascello fantasma: cosa provocò la scomparsa dei suoi uomini?
Molti sono i racconti affascinanti e misteriosi che ci vengono narrati dal passato, storie maledette come quella della Mary Celeste. Si tratta di uno dei più famosi racconti ottocenteschi riguardante una nave sfortunata, tanto da soprannominarla "la nave maledetta". La sfortuna di questa imbarcazione cominciò gia da quando fu costruita nel 1861 in Nuova Scozia, Canada. All'inizio il nome che le fu dato era Amazon, un brigantino lungo circa 30 metri predisposto per le traversate commerciali transoceaniche. Già quando la nave iniziò il suo primo viaggio, iniziarono le sue disavventure: il primo capitano morì dopo pochi giorni dall'immatricolazione, poi durante il suo primo viaggio si infranse contro una chiusa portando seri danni allo scafo. Successivamente dopo la sua prima riparazione tornò subito a navigare e durante il suo passaggio nello stretto di Dover questa speronò un'altra nave facendola inabissare.
Alcuni anni dopo infine si arenò a Cape Breton Island, portando il suo armatore a sbarazzarsi di lei, anche perchè la considerava ormai solo un rottame, decidendo così di venderla. Forse sono solo coincidenze, ma sembra proprio che la sfortuna si accanì contro questo brigantino. La povera Amazon fu comprata da un certo Alexander Mc Bean che la fece ristrutturare ribattezzandola col nome di Mary Celeste, la cui però fu dopo poco tempo rivenduta a causa dei debiti del suo proprietario. Alla fine dopo essere stata nelle mani di un ennesimo proprietario fu definitivamente comprata dall'armatore James H. Winchester che la rimise a nuovo rinforzandone la carena. La rinnovata Mary Celeste salpò da New York il 5 novembre per una traversata oceanica con destinazione Genova, con al comando un nuovo ed esperto capitano di nome Benjamin Briggs ed un carico di 1.700 botti di alcool denaturato. Il 15 dello stesso mese un'altra nave dello stesso tipo col nome di Dei Gratia salpò dal porto di New York per l'Europa con a bordo un carico di petrolio grezzo, seguendo la stessa rotta. Il 5 di dicembre tra le isole Azzorre e le coste del Portogallo il Dei Gratia avvistò un brigantino che navigava con le vele issate e fuori rotta. Quando poi il capitano di nome David Reed Morehouse insospettito diede l'ordine di di avvicinarsi, si rese conto che si trattava della Mary Celeste. Lo strano ritrovamento fece prendere al capitano la decisione di calare una scialuppa ed insieme a due dei suoi marinai salì a bordo dell'imbarcazione alla deriva.
(Sopra, a sinistra) L'equipaggio della Dei Gratia avvista il brigantino della Mary Celeste alla deriva seppur con le vele issate. (A destra) La Mary Celeste navigava placidamente senza equipaggio: il timone non era legato e procedeva con il carico al completo.
La cosa ancor più strana era che una volta a bordo i tre uomini notarono subito la totale assenza di tutto l'equipaggio ma con il carico ancora intatto. Controllarono subito le pompe sottocoperta per assicurarsi che non stesse affondando: nella stiva fu ritrovata dell'acqua nonostante lo scafo non avesse subito alcun danno. Niente; sembrava come si trovassero su di una nave fantasma, mentre dell'equipaggio non c'erano neanche i cadaveri. Tutto fu trovato stranamente al suo posto, come se la nave fosse stata abbandonata in tutta fretta, mentre le uniche cose che mancavano erano i documenti, un cronometro e un sestante. Mancavano anche le scialuppe di salvataggio. Fu trovato il diario di bordo del capitano con le ultime date annotate del 24 e 25 novembre. Il timone non era stato legato, i boccaporti aperti, il carico di alcool era rimasto fermo al suo posto. Inoltre erano presenti tutte le scorte di cibo, acqua e tutti gli effetti personali dei marinai. C'erano però due particolari strani: due solchi sulle fiancate della nave lunghi due metri e alcune macchie scure che all'inizio credevano fosse sague, ma in seguito si scoprì essere una sostanza sconosciuta.
(Sopra, a sinistra) La foto originale della Mary Celeste al suo arrivo a Gibilterra (Al centro) Il capitano della Mary Celeste Benjamin Briggs, scomparso con il resto dell'equipaggio. (A destra) Il capitano della Dei Gratia, Morehouse, che ritrovò la nave fantasma.
La nave fu presa in consegna dalla Dei Gratia e una volta giunti a Gibilterra fu sequestrata dal Tribunale Militare inglese. La strana storia non convinse però il presidente del tribunale che lo indusse a sospettare dell'equipaggio della Dei Gratia, pensando che questi avessero ucciso tutti i marinai per poi aggiudicarsi la ricompensa del ritrovamento. Questi sospetti erano però infondati, dato che nessun segno di lotta o di sangue fu rinvenuto, quindi i marinai furono giustamente ricompensati. Fra le tante ipotesi c'era anche quella della dalla nave: il timore dell'equipaggio probabilmente fu quello di una imminente esplosione a causa degli odori e dagli insoliti rumori del carico di alcool durante un'improvvisa burrasca. Ma neanche questa servì a dare una valida spiegazione al mistero della scomparsa dell'equipaggio. Si cominciò così a azzardare ipotesi riguardanti misteriosi mostri marini. Come era già successo in passato, c'erano storie che narravano di gigantesche piovre che attacavano imbarcazioni e divoravano i marinai afferrandoli con i loro enormi tentacoli. Esistono diverse stampe antiche che testimoniano le disavventure di antiche navi alle prese con calamari giganti o di serpenti marini lunghi decine di metri. Infine tra le ipotesi più recenti c'è anche quella del Triangolo delle Bermude, considerando che la Mary navigò anche in quella zona. Comunque dopo tutta questa storia la nave ebbe molti altri proprietari, ma la sua maledizione non finì certo qui. Durante un viaggio a Montevideo lo sfortunato brigantino si trovò nel mezzo di una tempesta dove perse tutto il suo carico. Nel 1884 un certo Gilman Parker acquistò la Mary Celeste insieme a due suoi complici allo scopo dimettere in atto una truffa ai danni di una compagnia di assicurazione. Il carico doveva essere composto da casse di birra, scarpe e burro, ma gran parte di queste invece erano vuote. La nave salpò per dirigersi verso la zona caraibica, ma una volta giunta ad Haiti si incagliò nella barriera corallina. L'equipaggio scaricò tutto il carico rimasto e venne venduto e subito dopo cosparsero la nave di kerosene e la incendiarono distruggendola per sempre. Dopo tutte queste tragiche avventure, la maledizione finale colpì ancora i suoi ultimi proprietari; uno di loro si suicidò mentre un altro passò il resto della sua vita rinchiuso in un manicomio. Ancora oggi a distanza di 135 anni la scomparsa degli uomini della Mary Celeste resta un vero enigma, anche perchè se si fossero messi in salvo avrebbero potuto approdare facilmente alle Azzorre; invece se ne persero le tracce per sempre, anche delle scialuppe. E poi non si tratta di un caso unico, tante altre imbarcazioni sia nel lontano passato che in quello più recente hanno subito la stessa sorte...

Antonella Verdolino

(Sopra) Due incisioni celebri reltive a mostri marini: la celebre piovra assassina altro non sarebbe che il Calamaro Gigante, di cui di tanto in tanto si trovano esemplari di misure spropositate (come nell'esemplare spiaggiato a destra negli Anni '50).

(Qui a destra) Nella cartina in spagnolo, la rotta della Mary Celeste: la stella indica il punto del ritrovamento. Non si comprende come le scialuppe non abbiano potuto raggiungere le Azzorre o Madeira.

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