|
|
Il deserto
di Gobi è la seconda area più arida del pianeta,
dopo il Sahara. Il più grande deserto asiatico si estende
tra i territori di Cina e Mongolia, occupando
un'area vasta come l'Europa Occidentale. Un vero mare di sabbia…
Peccato che leggende antichissime e ritrovamenti fossili ci
raccontino una storia diversa da quella che compare sui manuali
di archeologia. Sì, perché il Gobi in realtà
migliaia e migliaia di anni fa era un mare, anzi un oceano interno
più vasto del Mediterraneo. Tra gli Anni '20 e '30 furono
riportati alla luce dai paleontologi americani alcuni resti
di animali mastodontici e alcune uova fossili, ma il ritrovamento
più sensazionale fu sicuramente quello dell'archeologo
russo Pyotr Kuzmich Koslov. Durante alcuni scavi archeologici
della città di Khara Khoto il professore trovò
un'antichissima tomba risalente a 18 mila anni fa. Sulle pareti
erano raffigurati la coppia di sovrani sepolta ed un curioso
simbolo formato da un cerchio diviso in quattro settori e con
la lettera greca M, o Mu. Questa città, secondo il colonnello
britannico James Churchward, era in realtà la mitica
Uighur, una importante colonia del continente scomparso di Mu.
|
| (Sopra) Le rovine
di Khara Khoto, nel deserto di Gobi, una delle città più misteriose
e antiche del mondo (foto tratta dal sito ldeo.columbia.edu) |
Questo vasto continente
comprendeva molte delle attuali isole dell'Oceano Pacifico, tra
cui le isole Fiji, le Marianne, Ponape, le Tonga, le Caroline fino
ad arrivare all'isola di Pasqua, come testimoniano le varie rovine
megalitiche ritrovate su quasi tutte le isole del Pacifico. Queste
rovine presentano tra loro delle similitudini impressionanti; questo
fa pensare che un tempo esse facevano parte infatti di un'unica
grande terra ormai scomparsa, e che ciò che rimane oggi non siano
altro che le vette più alte dei monti che affiorano dall'acqua.
Oltre alle leggende anche i saggi cinesi raccontano di un'epoca
remotissima in cui in questa zona, dove oggi c'è il deserto, si
estendeva il Mar di Gobi nel quale si trovava un'isola abitata da
"uomini bianchi dai capelli biondi o rossi e occhi azzurri"!
La cosa ancor
più stupefacente è che, a detta di questi saggi, questo antico
popolo venne dal cielo, discesi dalla grande "Stella Bianca",
nome che gli antichi Indiani e Tibetani davano al pianeta
Venere, ed avrebbero apportato agli abitanti del luogo notevoli
conoscenze, e prima ancora agli abitanti di Mu. Su quest'isola
situata nel Mar di Gobi l'antico popolo delle stelle si stanziò
ed eresse una fortezza ed una città collegate alla terraferma
con gallerie sottomarine. La cosa potrebbe suonare come qualcosa
di fantascientifico, se non fosse per alcune antiche carte
celesti ritrovate nelle grotte del Bohistan che rappresentavano
il cielo di circa 13 mila anni fa e con delle misteriose linee
che collegavano la Terra con il pianeta Venere. In realtà
il colonnello inglese aveva ragione, sotto lo strato della
città rinvenuta dall'esploratore russo, ne esisteva una ancor
più antica: si trattava della città di Uighur, che secondo
Churchward era vecchia di almeno 15-19 mila anni! E' qui inoltre
che si trovava probabilmente la capitale del fantastico regno
di Prete Gianni nel '200.
|
|
| (Sopra)
Cartina del Mare di Gobi, come doveva essere prima della desertificazione.
Si trattava di un'area tra Mongolia e la regione dello Sinkiang
in Cina, confinante a sud col Tibet. |
Delle gallerie che
conducevano dall'isola alla terraferma sono state trovate diverse
entrate, come un po' in tutto il mondo, scoperte dagli speleologi;
comunque sono state esplorate solo in parte a causa dei crolli che
hanno ostacolato le ricerche. In alcune di queste gallerie sono
stati scoperti oggetti di ceramica e vetro contenenti ciascuno una
goccia di mercurio, alcuni oggetti simili sono stati rinvenuti anche
in grotte scoperte in Uzbekistan. Secondo gli antichi scritti indiani
questo metallo liquido serviva da combustibile per i mitici Vimana,
le antiche macchine volanti descritte nei testi del Ramayana e del
Mahabharata e che si ritiene siano ancora oggi celati nelle caverne
del regno sotterraneo di Agharti. Infatti
qui, lo stesso testo indiano narra "…con il tuono possente
della sua rapida discesa da insondabili altezze […] apparve
il carro dei Figli del Fuoco […] dei Signori venuti dalla
Stella Splendente. Esso si fermò sopra l'Isola bianca del Mar di
Gobi…" Nel 1978, durante gli scavi archeologici nella zona
del deserto cinese del Takla Makan, proprio nella regione dell'Uighur,
furono riportate alla luce migliaia di mummie perfettamente conservate
grazie al clima secco del deserto che ha permesso ai corpi una mummificazione
naturale. L'età stimata delle mummie è di circa 4 mila anni, ma
ciò che rende sconcertante il ritrovamento di questi corpi, sono
i tratti somatici. Infatti tutte le mummie presentavano lineamenti
occidentali: pelle bianca e capelli biondi o rossi ondulati!
La loro altezza varia dal 1,70 al 1,80 m e alcuni hanno la barba.
|
|
|
|
|
(Sopra, a sinistra) Le mummie
del Takla Makan sono straordinarie sia per dettaglio che per
le caratteristiche fisiognomiche. A cominciare dalla donna
anziana, con i capelli rossi raccolti in due trecce, una pettinatura
ancor in uso oggi. Notare gli zigomi alti e i lineamenti assolutamente
occidentali. (Al centro) Mummia di una ragazza di circa vent'anni:
notare i capelli biondo cenere, tipici delle razze nordiche.
(A destra) Un giovane uomo mostra i capelli rossi intrecciati
in una treccia a incorniciare il volto, secondo un'usanza
tipica dei celti. Si tratta
di un uomo morto all'incirca nel 1000 A.C.
(Sotto, a sinistra) Un'altra straordinaria mummia del Takla
Makan: un uomo perfettamente conservato, la pelle bianchissima
e i capelli castano-rossicci non lasciano adito a dubbi. (Al
centro) La celebre "Venere di Loulan": una donna
sui 35-40 anni, in ottimo stato ancor oggi (se ne può
vedere la ricostruzione artistica di come appariva in vita).
(A destra) Le rovine della città di Loulan, nel deserto
del Takla Makan: qui furono trovae nel 1978 le mummie di razza
caucasica.
|
|
|
|
|
Al momento del ritrovamento, le mummie erano vestite
con abiti in seta, stivali e scarpe ai piedi e acconciate con trecce
simili a quelle dei popoli celtici. Secondo il parere degli archeologi
queste popolazioni emigrarono dall'Europa o dalle zone caucasiche,
viaggiarono attraverso l'Asia verso Oriente e si stanziarono nel deserto
del Gobi. Peccato che gli antichi scritti tibetani e indiani raccontano
il contrario; raccontano di popoli evoluti venuti, secondo i saggi,
dalle stelle e stanziatisi su quest'isola situata dove in tempi remotissimi
esisteva un esteso mare. Una ulteriore, straordinaria scoperta di
mummie effettuata nel 2005 a Xiaohe, nella parte ovest del lago Lop
Nor, rivelò l'esistenza di un mound con strani pali conficcati
sopra le sepolture. Di circa 300 persone ivi sepolte, più di
un centinaio era in perfette condizioni: l'apertura delle bare dalla
stranissima forma di barca, effettuata dagli scienziati dell'Accademia
Cinese di Scienze Sociali, rivelò corpi di uomini, bambini
e donne perfettamente conservati, anche meglio delle mummie egizie:
i lineamenti occidentali e gli zigomi tipici della razza caucasica,
assieme ai capelli castano chiaro, erano non più sconcertanti
del fatto che la pelle di tutti i corpi era coperta da uno strato
gommoso chiaro molto simile al lattice, probabilmente allo scopo di
preservarla contro i processi di putrefazione (ma l'albero della gomma,
da cui si ricava il lattice, è originario del Sudamerica e
non si comprende come potesse essere usato dai popoli del Gobi, a
meno che il clima non fosse diverso oppure non vi fossero scambi commerciali).
L'analisi al Carbonio 14 datò le mummie al 1800 A.C. In effetti
fino a pochi secoli fa, come dimostrano le foto del satellite Landsat,
esistevano pozze d'acqua e fiumi, un ecosistema umido ricco di fauna
anche gigantesca che prosperava grazie alle notevoli riserve idriche
che ora sono sotterranee oppure prosciugate.
 |
 |
 |
 |
| (Sopra,
a sinistra) Mummia di una donna anziana trovata a Xiaohe, sulla
riva del lago Lop Nor. La mummia risale a circa 3800 anni fa
e portava sugli abiti ornamenti in bronzo, sconosciuti in Cina
a quell'epoca. (Al centro) Mummia di una giovane e bellissima
donna, sepolta in un sarcofago dalla forma di piroga, a testimoniare
del legame di questa misteriosa civiltà con il Mare di Gobi.
(A lato) Mummia di un bimbo in tenera età, anch'essa risalente
al 1800-2000 A.C. Notare la bara a forma di imbarcazione. (A
destra) Il tumulo di Xiaohe, incredibile mound di terra alto
una decina di metri che ha ospitato per quattro millenni i corpi
di trecento persone. Ogni palo corrisponde a una sepoltura.
E' del tutto ignota agli archeologi l'origine e i costumi di
questo popolo di etnia caucasica. |
Tutta questa magica
ma anche mistica terra abbonda di narrazioni, come quella del leggendario
generale e guerriero Ban Chao che "poteva camminare nel cielo e
scatenare fulmini verdi" e che è sepolto, "accanto all'Uomo di Giada",
nel deserto del Takla Makan, uno dei deserti più misteriosi e pieni
di insidie al mondo dove gli abitanti del luogo raccontano che dimorino
i "demoni del cielo". Questo
antico popolo avrebbe in seguito viaggiato e istruito il resto
del mondo erigendo villaggi e città in Europa e in tutto il mondo.
Non c'era quindi ragione di stabilirsi nel bel mezzo di un deserto
tra i più inospitali del pianeta; il ritrovamento poi delle gallerie
e dei resti di città antichissime avvalorano le ipotesi che qui
un tempo lontano il clima e il territorio erano totalmente diversi
da come appaiono oggi. Per non parlare poi, come affermano gli antichi
documenti ma anche dalla testimonianza dei saggi tibetani, delle
conoscenze elevate portate ai popoli dei continenti oggi scomparsi
di Mu e Atlantide, che in seguito questi ultimi avrebbero portato
alle altre etnie del mondo. Pensiamo alla
scoperta della lavorazione dei metalli, o alla conoscenza di tecnologie
sconosciute come la ruota e il carro. Questo potrebbe spiegare le
similitudini dei monumenti, delle lingue e delle usanze tra i diversi
popoli della Terra. La provenienza di questa
misteriosa razza, che secondo gli scritti veniva dal pianeta Venere,
ci ricorda la divinità maya che portò sapere e conoscenza rappresentata
nel Teschio di Cristallo ritrovato
nel Belize nel 1927 da Anne Mitchell-Hedges. Oppure al leggendario
re inca Viracocha, anch'egli ricordato dagli Incas come il dio dalla
pelle bianca e con la barba rossa raffigurato sulla megalitica Porta
del Sole sulle sponde del lago Titicaca in Bolivia. Raffigurazioni
di dei bianchi con barba e capelli chiari si possono trovare anche
sull'isola di Pasqua. Proprio qui nel 1774 un naturalista di nome
Georg Forster approdò descrivendola come una terra brulla, povera
di vegetazione e devastata da eruzioni vulcaniche. Su quest'isola
dall'aspetto inospitale lo studioso fece l'incontro con la popolazione
indigena locale, e fu sorpreso di trovare alcuni di essi con la
pelle chiara e con i capelli rossi! Evidentamente questi ultimi
erano i discendenti di quell'antico popolo evoluto raffigurato sui
massi dell'isola e che portò migliaia di anni fa conoscenza e sapere
ai popoli delle terre polinesiane. Anche qui si trovano misteriose
gallerie ciclopiche sotterranee che terminano nel mare; probabilmente
anticamente si usavano questi tunnels per andare da una parte all'altra
delle isole, oppure addirittura per viaggiare da una parte all'altra
del pianeta. E' curioso invero il fatto che siano state ritrovate
delle tavolette in legno raffiguranti geroglifici simili a quelli
dell'America precolombiana, o ancora scritture simili a quelle della
Valle dell'Indo o come quelle celtiche.
|
|
|
|
|
|
(Sopra, a sinistra) I Moai dell'Isola di Pasqua furono costruiti
su ordine di un popolo dalla pelle bianca. (Al centro) Il
dio peruviano Viracocha, ritratto sulla Porta del Sole a Tiahuanaco
in Bolivia: secondo la tradizione era bianco, con la barba
rossa. (A destra) Caverne e tunnel costellano l'Isola di Pasqua
e secondo leggende raggiungono tanto il Sudamerica quanto
il deserto di Gobi. (Sotto, a sinistra) Una colossale galleria semisommersa con
l'ingresso franato, ancora all'Isola di Pasqua: si tratta
di vestigia unitarie a quelle di tutti i popoli del Pacifico,
come l'incredibile struttura sommersa megalitica di Yonaguni,
in Giappone (a lato). Notare come anche nel Gobi si aprano
tunnel e gallerie nelle rocce, come questo "ingresso"
a Khotan (al centro) oppure un canale sotterraneo che scorre
nel deserto, come questo di Turfan, nella zona delle Grotte
dei Mille Buddha (a destra).
|
Gallerie simili si trovano anche in Sudamerica, e infatti
si collegherebbero proprio con l'isola di Pasqua, ma non solo: esistono
reti di gallerie in Perù che collegherebbero Lima a Cuzco fino
ad arrivare in Bolivia e probabilmente fino al Titicaca. Qui sarebbero
ancora nascosti i tesori degli Incas massacrati dai Conquistadores
spagnoli. Di gallerie ce ne sono altre ancora nelle Hawaii e in tutta
l'Oceania e qui le gallerie continuano sotto il fondo dell'oceano,
altre si trovano in California, nel Kentucky (le famose Mammoth
Caves dove si dice siano uno degli ingressi per Agharti). Di questo
ne parlano anche gli Apaches: secondo i saggi queste gallerie qui
si spingerebbero fino a Tiahuanaco e sempre stando ai loro racconti
queste sarebbero state scavate da esseri venuti dalle stelle per mezzo
di luci che sgretolerebbero la roccia. Anche in Europa esistono reti
di tunnels sotterranei, alcuni dei quali sono stati scoperti ed esplorati
solo per alcuni chilometri, come quello che congiunge la penisola
iberica con il Marocco in Africa.
| Quando
si sentì parlare la prima volta della Terra
Cava e delle Gallerie sotterranee, si pensava che tutto
ciò fosse solo delle leggende; poi si venne a sapere
delle scoperte fatte dai primi esploratori tra cui Ossendowski,
che dopo aver avuto un incontro con un Lama in Tibet, affermò
di aver visto una delle entrate di queste colossali gallerie,
mentre altre venivano scoperte un po' ovunque nel mondo da vari
esploratori. Solo negli Anni Settanta con il grande ricercatore
scientifico italiano Peter Kolosimo si inizia a divulgare la
scoperta della Terra Cava e dei mondi sotterranei; e dopo molti
ritrovamenti da parte di speleologi ed archeologi si ebbe la
conferma che ormai non si trattava solo di leggende.
Dopo il rinvenimento poi delle mummie bianche
del Takla Makan, anche le leggende degli dei bianchi trovarano
conferma, poiché come raccontavano le antiche scritture,
furono proprio questi esseri a scavare queste enormi gallerie.
Si trattava comunque di esploratori, per l'esatteza russi, che
individuarono il cosiddetto "pozzo senza fondo", che
faceva parte di un estesa rete di grotte situate in Azerbaigian
ad attirare la loro attenzione. Da tempo salivano da quella
cavità urla, tonfi e rumori strani. Una volta scesi nel
suo interno i ricercatori notarono una strana luminescenza verde
e che queste cavità si dirigevano in direzione del Caucaso!
Dalle pitture e dalle ossa trovate laggiù pensarono che
si trattasse di grotte preistoriche ma, dopo averle analizzate,
la sorpresa fu grande: si trattava di ossa ancora più
antiche. I racconti dei vecchi esploratori avventurieri affermavano
che alcuni uomini entrati nelle gallerie del Regno di Agharti
videro questa luce verde e non fecero più ritorno. Tempo
dopo si scoprì che questa rete di tunnels arrivava a
piccole piazze da cui partivano condotti fino congiungersi con
le gallerie sotterranee del deserto del Gobi; le stesse che
collegavano un tempo la terraferma con l'isola del Mar di Gobi!
E forse qui si collegherebbero alle isole del Pacifico. Notando
tutto questo non si può far altro che pensare che doveva
essere un lavoro ciclopico, svolto da un popolo evoluto. Secondo
gli scienziati questo sistema di gallerie dovrebbe arrivare
addirittura in Cina ed in Tibet, proprio come affermò
Ossendowski: infatti da quel che dicono i monaci tibetani è
qui che si troverebbe la capitale di Agharti, e i condotti si
collegherebbero al palazzo del Dalai Lama a Lhasa. Purtroppo
nonostante i ritrovamenti di queste grotte in tutto il mondo
non si è potuto procedere oltre a causa di imponenti
crolli che ne hanno ostacolato per sempre l'ingresso a causa
delle loro ciclopiche dimensioni; altre volte sono stati occultati
deliberatamente gli ingressi dai saggi che conoscono l'ubicazione
delle entrate, o altre ancora si dice che gli stessi abitanti
del sottosuolo avrebbero mascherato gli accessi. E purtroppo
fino ad oggi nessuno ancora è riuscito a vederle. |
|
| (Sopra)
Una colossale galleria all'interno delle Mammoth Caves. (Sotto)
La nostra Antonella all'ingresso di una piccola galleria in
Perù, a Sacsahuaman. |
|
|
Tutta questa vicenda ci fa comprendere come oggi conosciamo
pochissimo dei territori dell'Asia e delle leggende che parlano di
popolazioni evolute di pelle bianca e immense e colossali gallerie
lunghe migliaia di chilometri. Una specie di metropolitana mondiale
che forse rappresenta l'essenza stessa del regno di Agharti e di quello,
in superficie, della mitica Mu.
|
|
|
|
|
| (Sopra,
a sinistra) Il lago Lop Nor, ultima vestigia del Mare di Gobi,
fotografato dal satellite Landsat della Nasa. Notare il progressivo
ritiro delle acque, che porterà presto a un prosciugamento,
analogamente a quanto accaduto al Lago d'Aral. (Al centro) Altra
foto del satellite Landsat: il bacino del Tarim è occupato interamente
dal deserto del Takla Makan, uno dei posti più pericolosi e
inospitali del pianeta. Notare la depressione, secoli fa occupata
dal Mare di Gobi. (A lato) Ritratto di Pyotr
Kuzmich Koslov, esploratore e archeologo russo che per primo
scorpì le rovine di Khara Khoto. (A destra) Secondo James Churchward,
Khara Khoto sarebbe la capitale perduta di Uighur, una civiltà
millenaria, colonia più importante della prediluviana Mu. |
|