Le cartine dell'epoca preglaciale (parte 2)
Dopo aver visto le rappresentazioni dell'Antartide su mappe risalenti all'epoca di Colombo, analizziamo più in profondità le enigmatiche origini di queste cartine. Chi disegnò il mondo prima dello scioglimento dei ghiacci?
Riguardo alla scoperta dell'America abbiamo già visto nell'articolo "Le Mappe impossibili" come Cristoforo Colombo conoscesse già il Nuovo Continente ancora prima di raggiungerlo, questo grazie a misteriose carte nautiche in suo possesso che mostravano in dettagio le coste americane e altre terre allora sconosciute. Lo stesso navigatore genovese diede all'ammiraglio ottomano Pirî Raïs Ibn Mehmet, meglio conosciuto dagli occidentali come Piri Re'is, informazioni dettagliate che consentirono all'ufficiale turco di disegnare accuratamente il profilo delle coste americane, come da lui stesso affermato in una sua autobiografia intitolata "Bahriye", cioè collezione. La raccolta comprendeva circa 120 mappe racchiuse in un'unica collezione chiamata Libro dei Mari, scoperte ad Istambul nel palazzo di Topkapi nel XVIII secolo e datate tra il 1513 ed il 1528; alcune di queste apparivano strane perché le terre rappresentate erano distorte, più tardi si è scoperto il perché di questo sconcertante enigma. Nella mappa del 1528 erano raffigurate chiaramente la Groenlandia, tutto il Nordamerica a partire dal Canada con le penisole del Labrador e di Terranova fino ad arrivare alla Florida. Oltre a queste Piri Re'is era in possesso di molte altre cartine e mappamondi risalenti all'epoca di Alessandro Magno. E' evidente che se le tali cartine sono state in possesso del condottiero macedone, anch'essi quando partì per l'Oriente conosceva già le terre ed i popoli che vi abitavano. Su una delle carte disegnate da Alessandro, conosciuta anche dagli arabi e chiamata "Djaferye" erano raffigurate perfettamente i territori di Pakistan, India e Cina, mentre un'altra cartina finita nelle mani di Colombo, la celebre mappa di Piri Re'is erano rappresentati i profili delle coste del centro e Sudamerica e delle isole caraibiche, sulla parte destra della stessa invece si potevano riconoscere le coste della Francia, Spagna e dell'Africa.
Ma ciò che più impressionò il team di scienziati era la raffigurazione di una parte del continente Antartico, terra che doveva all'epoca risultare sconosciuta.Solo recentemente la cartina fu studiata e riconosciuta dagli studiosi dell'Università del New Hampshire, tra cui il professor Charles Hapgood. Colombo non solo sapeva dell'esistenza di quelle terre, ma addirittura era al corrente delle popolazioni che vivevano lì e del loro stile di vita. Questo è provato anche dal fatto che Colombo quando partì porto con sé delle perline di vetro, perché egli sapeva che gli abitanti del Nuovo Continente amavano oggettini del genere. Tali abitudini riguardo i nativi americani furono descritte su una lettera inviata al navigatore genovese da suo fratello Bartolomeo; ma su questo non si sa da chi questo abbia avuto queste informazioni. Secondo il navigatore genovese le mappe provenivano dalla Biblioteca di Alessandria ai tempi di Alessandro Magno; quasi sicuramente dei documenti custoditi nella biblioteca ne fecero uso tutti gli antichi popoli che prima di Colombo raggiunsero l'America e altre terre, e forse anche i Templari. Che Colombo avesse già informazioni sull'America lo si sa dalle rivelazioni di Padre Bartolomé de Las Casas e dai suoi scritti, dove egli afferma che l'ammiraglio genovese non andò all'avventura o alla ricerca delle Indie; ma il suo viaggio era stato calcolato fin dall'inizio, sapeva già quale rotta seguire per arrivare in America. A causa di queste asserzioni il frate si procurò il disprezzo da parte della popolazione che vedeva in Colombo l'eroe, il missionario, ma in realtà pochi sapevano che questi aveva ragione, non aveva cattive intenzioni nei riguardi del navigatore e non pensava di screditarlo; il frate era solo preoccupato della sorte degli Indios e di una missione umana e pacifica affinché non venissero maltrattati dai conquistatori.
Oggi non è più un mistero il fatto che popoli antichi tra cui Vichinghi, Celti, Greci, Fenici, Etruschi, Egiziani, o addirittura diverse etnie del continente africano siano partiti per esplorare queste terre, dal momento che erano in possesso di indicazioni precise magari date a loro in eredità da un popolo evoluto vissuto millenni prima e che conosceva alla perfezione l'intero pianeta. Oggi si sa quindi, senza più dubbio che era la terra era già conosciuta interamente da quasi tutti i popoli dell'antichità. Come abbiamo spesso sottolineato, filosofi famosi tra cui Platone, già menzionavano il continente americano raggiungibile navigando attraverso l'Oceano Atlantico partendo dalle isole Canarie situate più in là dello Stretto di Gibilterra, all'epoca conosciute come le Colonne d'Ercole. Altri testi sacri antichi ci parlano del Nuovo Continente, come ad esempio il "Vishnu Purana" indiano: il testo descrive l'America come "un grande continente diviso in due a forma di arco sotto il mare di latte". L'arco descritto dal documento indiano si riferisce all'arco disegnato dallo stretto di Panama, mentre il "Mare di Latte" era la calotta polare artica che all'epoca ricopriva gran parte del Nordamerica, il Polo Nord di un tempo; quindi è chiaro il riferimento che l'antico scritto parlava di un'epoca remota le cui terre erano per la maggior parte ricoperte dai ghiacci, cioè prima di 12000 anni fa nell'Epoca Glaciale. Erodoto invece parlava nel V secolo BCE di una tavoletta appartenente ad Aristagora di Mileto sulla quale erano raffigurati tutti i mari del mondo, o di carte vichinghe raffiguranti il Canada.
(Sopra) Il celebre mappamondo Tolemaico contenuto nell'Atlante di Strasburgo, disegnato alla fine del '400 sulla base di carte geografiche risalenti all'epoca egiziana, contenute nella Biblioteca di Alessandria. Notare come la Penisola di Malacca sembri comprendere anche parte dell'Indonesia e le coste della Cina, come se il livello del mare fosse più basso.
Tra le mappe più eclatanti esistono ad esempio quella di Oronteus Finaeus datata 1532 che mostrano nella sua interezza il continente antartico, "scoperto" ufficialmente solo nel 1818 e il Planisfero Cordiforme, anche qui con disegnato l'Antartide, sempre di Finaeus datato addirittura 1519. O come quella di Giorgio Calopodio sempre mostrando la Terra Australe datata 1537, o ancora quella del fiorentino Francesco Rosselli che mostra l'intero mappamondo con tanto di Antartide ancor più vecchio, datato 1506 ma nell'aspetto così moderno da sembrare un planisfero dei nostri giorni. Ma la più sorprendente di tutte era una mappa grazie alla quale si consentì ai fratelli veneziani Niccolò e Antonio Zeno un viaggio compiuto nel 1380 nei mari del nord dove vedeva raffigurata la Groenlandia sgombra dai ghiacci! Questo significa che i dati riportati sulle mappe risalgono senz'altro a prima dell'ultima glaciazione, quindi sarebbero ancora più antiche. Chi avrebbe fornito a questi antichi cartografi tutte le informazioni per disegnare cartine così dettagliate di continenti sconosciuti all'epoca? E soprattutto quale misterioso e tanto evoluto popolo abitava il pianeta a quei tempi?

 (Sopra, a sinistra) Mappamondo realizzato da Gerardo Mercatore a metà del XVI Secolo: notare le similitudini con quello disegnato dal fiammingo Abraham Oertel, conosciuto come Ortelius, che mostrano le terre australi e un'isola strana al centro dell'Oceano Pacifico, che potrebbe essere l'isola di Papua Nuova Guinea (al centro). Questa mappa, facente parte della raccolta "Theatrum Orbis Terrarum", fu disegnata ad Anversa nel 1570 ed è oggi custodita a Genova. (A destra) Mappa australe di Giorgio Calopodio datata 1545: similmente a quella del contemporaneo Fineo, mostra un Antartide libero dai ghiacci e notevolmente esteso.

(Sotto, a sinistra) Mappa di Bazdourado datata 1571: mostra lo Stretto di Magellano, ritenuto esistente non tra isole della Terra del Fuoco ma tra Sudamerica e Antartide! (A lato) Un'altra mappa di Ortelius mostra la Terra Australe arrivare fino all'equatore, forse comprendendo anche l'Australia. (Al centro) Anche i planisferi mostravano la Terra Australe, assai più estesa dell'Antartide attuale. (A destra) La cartina di Munster del 1540 è identica nel mostrare l'Antartide a pochi km dalle coste della Patagonia. Oggi la distanza tra le due coste è di oltre 700 km. Notare l'Isola di Cipango (l'odierno Giappone con la principale isola Honshu) raffigurata vicinissima alle coste della California.
Ciò che lascia più impressionati gli studiosi, è che studiando con i moderni mezzi a disposizione le cartine distorte accennate prima, queste erano tali perché chi le tracciò si basò sulla forma sferica della Terra e le imperfezioni erano dovute al disegno bidimensionale su carta; quindi significa che le carte furono disegnate o "fotografate" da grande altezza, basandosi su fotografie aeree! Di conseguenza collocandole in base alla forma sferica, i profili dei continenti apparivano perfetti al loro posto. Queste sono le conclusioni a cui sono arrivati gli studiosi. Ci chiediamo quindi come fu possibile questo? Spesso vari ricercatori arrivano alla tesi che solo esseri arrivati da un altro pianeta su navi volanti avrebbero potuto compiere tali imprese, anche perché queste si basano su strane figure trovate un po' in tutto il mondo di esseri raffigurati su incisioni rupestri o pitture all'interno di grotte preistoriche somiglianti ad astronauti con tanto di caschi e scafandri e di disegni di oggetti simili a razzi spaziali o aerei.
Non abbiamo dubbi che esistano altre forme di vita nella nostra galassia e anche oltre, siamo sempre stati convinti di questo e contro chi si dimostra egoisticamente scettico a tutti i costi. Ma probabilmente potrebbe trattarsi di una sconosciuta e remotissima civiltà umana che visse sulla Terra molte migliaia di anni fa in epoche antecedenti alle glaciazioni. La civiltà umana non può essersi sviluppata in soli 2500 anni. Non si tiene conto delle ultime scoperte di civiltà finora sconosciute come le recenti scoperte degli antichi popoli evoluti che abitavano le steppe siberiane, dell'Artico e della Cina che retrodatano la storia di altre migliaia di anni come i vari Tocari, Ainu o Pazirik vissuti già nel 7000 BCE circa e che dopo la glaciazione hanno dato origine a tante altre culture tra cui i Celti e delle varie forme di scritture sconosciute rinvenute ovunque nel mondo più vecchie di quelle oggi conosciute. Non si tiene conto nemmeno dei monumenti megalitici sparsi in tutto il mondo vecchi di molte migliaia di anni e che non possono assolutamente essere stati eretti da uomini primitivi, o dei loro segni lasciati su di questi a rappresentare mappe stellari che riproducevano il cielo com'era circa 12 o 13000 anni fa, segno che erano dei grandi astronomi. Non si tiene conto ancora che in quest'epoca non viveva l'uomo primitivo anche perché il periodo è troppo breve per evolversi in così poco tempo, e che questi ultimi se considerati esseri scimmieschi dal cervello di un animale non potevano erigere simili monumenti. Non si tiene conto oltretutto dei giganti di razza umana, le cui ossa ritrovate sparse per il mondo non sono più un mistero per la scienza attuale e che hanno un'età stimata di migliaia di anni.
(Sopra) Mappamondo del continente americano realizzata da G. Gastaldi nel 1556. Ancora si vede l'Antartide e una serie di isole molto grandi nel Pacifico, nella zona dell'attuale Polinesia. Notare come gli antichi conoscessero alla perfezione la forma sferica della Terra, pur in assenza di misurazioni globali.
I giganti che nelle tradizioni antiche sono sempre considerati saggi e portatori di sapienza e civiltà, come se appartenessero a una cultura superiore, evoluta. Infine non si tiene conto degli oggetti tecnologici o impronte umane sorprendenti trovati tra gli strati geologici più antichi dove secondo la scienza ufficiale gli uomini non sarebbero potuti esistere. Come spiegare allora tutte queste anomalie storiche? Possono essere quindi prove che dimostrerebbero quanto l'uomo tecnologicamente evoluto sia molto più antico di quanto si creda e che non ha senso pensare che ai tempi degli Egizi o dei Micenei piuttosto che Sumeri, Fenici ecc. la gente non possedesse conoscenze; potrebbero invece averle ereditate proprio dai loro antenati. La civiltà non é iniziata nel 2500 AC! Le Mappe Impossibili lo dimostrano chiaramente, si dimostrano dettagliate e oltretutto mostrano anche particolari insoliti come la presenza di alcune isole e penisole che oggi non si vedono più sulle carte geografiche odierne. Le figure umanoidi raffigurate sulle pitture rupestri potrebbero quindi rappresentare, per ipotesi, antichi astronauti terrestri e non invasori alieni come invece sostengono i fautori dell'ipotesi extraterrestre.
Questi uomini, come dimostrano i circoli megalitici-astronomici, conoscevano alla perfezione l'astronomia ed il moto dei pianeti e delle stelle, usavano le energie della Terra e conoscevano, alla luce di quanto detto, il volo. Sono già avvenute altre distruzioni planetarie che hanno cambiato anche l'aspetto delle terre emerse e che ne hanno distrutte altre, basti pensare al cataclisma che mise fine all'Era Mesozoica 65 milioni di anni fa. Una di queste distruzioni è avvenuta circa 12000 anni fa e oggi è ormai assodato che si tratta di quella tramandata in tutte le culture mondiali con il nome di Diluvio Universale. Lo scioglimento repentino dei ghiacci portò a inondazioni globali nonché all'innalzamento di 130 metri del livello di tutti gli oceani. I superstiti rimasti dovettero sopravvivere con quello che la natura metteva loro a disposizione in un mondo che vedeva ridotta la superficie abitabile. Quei superstiti orfani della loro civiltà magari raffigurarono se stessi e i loro mezzi volanti sulle pitture rupestri; un uomo primitivo non avrebbe avuto l'intelletto (e la sensibilità artistica) di cercare ed elaborare i vari pigmenti da usare nelle grotte e creare un'opera d'arte sfumando i colori a spruzzo e accostandoli in modo armonioso. I superstiti insegnarono il sapere e tramandarono conoscenze scientifiche e tecniche a chi venne dopo di loro.
(Sopra) Un altro mappamondo proveniente da cartine di era preglaciale? Nelle due viste polari si intravedono isole e terre oggi scomparse nell'Oceano Artico e nell'emisfero meridionale un super continente comprendente Antartide e Australia, che lambisce le coste della Patagonia.
Come dimostrano gli antichi testi sacri delle varie popolazioni della storia che noi conosciamo, poi purtroppo questi ultimi persero tutto il sapere a causa di guerre e invasioni, e queste nozioni andarono distrutte, compresi i testi più antichi, portando il mondo ad una inarrestabile involuzione. Le civiltà discendenti ricordarono questi civilizzatori come antiche divinità. Purtroppo a queste teorie oggi gli scavi archeologici non possono fornire ulteriori prove a riguardo, se non indizi. Cataclismi di proporzioni planetarie o sconvolgimenti tettonici potrebbero aver sepolto ogni cosa sotto tonnellete di strati geologici. Se la nostra civiltà venisse distrutta da una catastrofe planetaria, ai superstiti resterebbe il ricordo di una terra diversa da quella che oggi conosciamo, quindi i nostri discendenti si ritroverebbero tra le mani mappe realizzate da gente del passato la cui geografia futura potrebbe apparire magari diversa da quella disegnata da noi lontani antenati.

Antonella Verdolino

(Sopra) Mappamondo cordiforme disegnato da Ortelius nel 1564. Manca la Terra Australe, in compenso, come nel mappamondo Tolemaico, è presente un'estesa penisola a est, in un'area oggi occupata da Malacca, Indocina, Sumatra, Borneo e Filippine. La stessa raffigurazione si trova anche nella mappa di Anonimo del 1502 (sotto, a sinistra) e nel mappamondo disegnato da Francesco Rosselli nel 1508, che mostra anche l'Antartide (al centro). Che dire? Nella mappa di Ortelius è assolutamente da notare la posizione di Cipango, anche qui posizionato estremamente lontano dalle coste asiatiche. (A destra) In mappe successive si chiarisce la forma dell'arcipelago indonesiano e dell'Indocina, ma compaiono altre stranezze, tipo il Nordamerica unito alla Siberia e l'Antartide appena accennato, esteso fino all'equatore... Infine, notare come in tutte le mappe sia sempre errata la forma del Mar Caspio, disegnato come esteso orizzontalmente piuttosto che nella realtà, verticalmente. A nostro avviso potrebbe trattarsi della deformazione del ricordo del Mare del Taklamakan, che invece aveva questa inequivocabile forma.

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