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Charles
Hapgood è una delle figure scientifiche più importanti
dell'epoca recente. Peccato che in senso stretto scienziato
non era: fu un professore universitario, laureatosi in storia
medievale e moderna all'università di Harvard nel 1932.
E' divenuto famoso sulla fine del XX Secolo perché ritenuto
il promotore della Teoria dello Spostamento dei Poli magnetici
della Terra: una teoria semplice e al tempo stesso rivoluzionaria
in grado di spiegare, come nessuna prima, il Mito dei Miti.
Tutto cominciò quando Hapgood, basandosi su una domanda
che gli venne fatta da uno studente riguardo il mistero della
scomparsa dei mitici continenti di Mu e Atlantide, decise di
investigare senza pregiudizi sulla questione. Nel 1958 pubblicò
il suo primo libro "Lo slittamento della crosta terrestre".
In questo libro Hapgood formulò una teoria in cui disse
che l'asse della Terra slittò numerose volte durante
la storia geologica del pianeta. La tesi era innovativa e intelligente
ma sebbene la teoria del "Pole Shifting" fu accettata
da alcuni geologi ufficiali, dalla maggior parte ricevette numerose
critiche, molto spesso pesanti e farneticanti come vedremo poi
in seguito. |
| (Sopra)
L'incredibile mappamondo datato 1506 del cartografo fiorentino
Francesco Rosselli che mostra le scoperte geografiche post-colombiane.
Da notare la disposizione dell'Antartide, in anticipo di tre
secoli (fu scoperto nel 1818) e posizionato più a nord del previsto,
come spiegato da Charles Hapgood attraverso la teoria dello
spostamento dei Poli. Ma come faceva Rosselli a sapere dell'esistenza
dell'Ottavo Continente? |
Per scrivere il suo
libro, Hapgood usò numerose mappe antiche, inclusa quella celebre
di Piri Reis, un ammiraglio ottomano del XVI Secolo. La fonte di
tale mappa fu fornita da Cristoforo Colombo: la peculiarità è che
mostra un estesissimo continente molto simile nella forma a quello
antartico. La cartina fu disegnata nel 1513, basandosi su informazioni
provenienti da testi preesistenti. Presentava stranamente una parte
del continente antartico priva di ghiacci e che era attaccata alla
punta estrema del Capo Horn, ai margini dell'Argentina.
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Ciò sembra
strano dato che ufficialmente la storia ci dice che l'Ottavo
Continente fu scoperto solo nel 1818; per questo motivo
i geologi di tutto il mondo si sono scagliati contro la
teoria di Hapgood, secondo loro è assurdo il fatto che sulle
carte "impossibili" sia riportato l'Antartide dato che non
se conosceva l'esistenza prima di allora. Infatti una delle
interpretazioni più assurde scaturite dai geologi che attaccano
Hapgood, è che nei disegni si vede un territorio totalmente
immaginario e inventato dai cartografi dell'epoca al solo
scopo di "bilanciare le cartine" visto che i continenti
erano presenti solo nella parte nord del mondo, quindi la
somiglianza con l'Antartide è "puramente casuale". Comunque,
sta di fatto che in tutte le vecchie mappe c'era, eccome!
(E pure preciso!)
Su una di queste
rappresentazioni geografiche si nota in modo dettagliato
la costa orientale sudamericana a cui si avvicinano le coste
antartiche, in modo molto simile all'attuale, ma ancora
di più, se si tiene conto che il mare al tempo dell'ultima
glaciazione era più basso di 130 metri, le terre erano notevolmente
più vicine. Quindi se queste mappe sono antecedenti alla
scoperta del continente americano è evidente che chi le
aveva in mano, in questi casi proprio Cristoforo Colombo,
le aveva ricevute a sua volta da qualcuno
che era a conoscenza del profilo delle terre antartiche
e sudamericane al tempo dell'ultima glaciazione. Infatti
anche il fatto che in questi disegni siano rappresentate
anche le isole Falkland (scoperte nel 1592), ciò fa capire
che queste carte vanno retrodatate di molto dato che all'epoca
non si conosceva l'esistenza di quell'arcipelago. In questo
caso ogni riferimento va alla civiltà perduta per eccellenza,
che è quella di Atlantide. Hapgood
cercava di trovare in quelle documentazioni le prove scientifiche
dei cataclismi accaduti ai tempi per poter dimostrare gli
antichi racconti su questo continente perduto, e sembra
proprio che le mappe parlino chiaro. Secondo la teoria dello
scienziato, in tempi assai remoti i poli geografici erano
posizionati diversamente, cioè l'asse della Terra era inclinato
di circa 15 gradi e quindi il Polo Nord si trovava a 3mila
km più a sud rispetto a oggi, mentre allo stesso tempo il
Polo Sud era spostato alla stessa distanza ma più a nord.
Questo testimonia l'esattezza delle carte geografiche, che
mostrano l'Antartide molto più a nord, gran parte delle
sue terre di conseguenza prive da ghiacci e con un clima
più mite, mentre gran parte dei ghiacciai settentrionali
ricopriva le terre fino al nord degli Stati Uniti e tutta
l'Europa artica fino alle isole britanniche. Questa secondo
Hapgood è la spiegazione dell'esistenza del continente di
Atlantide che lo vuole posizionato al centro dell'Oceano
Atlantico proprio come raccontava Platone, ma più in alto,
tra Europa e Nordamerica. La sua teoria riguarda allo stesso
tempo quella dello spostamento dei poli magnetici, che sempre
secondo lui si sarebbero invertiti causando cataclismi e
sconvolgimenti climatici, quegli stessi che causarono la
scomparsa di Atlantide come ci raccontano tutte le civiltà
antiche del mitico Diluvio Universale. Questa teoria è stata
confermata anche da un famoso scienziato italiano, Flavio
Barbiero, che nel dicembre del 1974 scoprì in Antartide,
precisamente nella Terra di Re Giorgio, le tracce di un'antica
foresta pietrificata vecchia di almeno 10-12 mila anni.
Quindi le pesanti critiche mosse dagli scienziati tradizionalisti
che affermano che l'Antartide non è mai stato popolato in
passato perché lo vogliono coperto dai ghiacciai da 300
milioni di anni e che nessuno sapeva dell'esistenza di questo
continente fino all'anno 1818, sono totalmente infondate.
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(Sopra) La carta disegnata su pelle di camoscio di Piri
Reis del 1513, custodita oggi al museo del palazzo di Topkapi
a Istambul. Mostra chiaramente la costa sudamericana fino
alla Terra del Fuoco e quindi l'area del continente antartico
libera dai ghiacci. Piri Reis, ammiraglio della flotta ottomana,
dichiarò esplicitamente di averla copiata da una posseduta
da "un'infedele di nome Qolombo" che scoprì l'America...
(Sotto) Ritratto di Piri Re'ìs ibn Hajji Mehmet, ammiraglio
della flotta ottomana di Istambul, fu anche nipote del corsaro
Kemal Re'ìs che visse per molti anni ad Alessandria d'Egitto
ed ebbe modo di visionare alcune carte scampate alla distruzione
della Biblioteca.
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Solo pochi tra gli
studiosi hanno dato credito a questa ipotesi, uno di questi è il
celebre Graham Hancock, che nel suo libro "Le impronte degli Dei",
ha utilizzato questa teoria per affermare l'esistenza di un'antica
civiltà molto avanzata tecnologicamente in tempi remoti e poi scomparsa
durante un grande cataclisma in seguito ad un assestamento dell'asse
terrestre. Secondo Hancock queste carte potrebbero essere state
raffigurate intorno al 10mila BCE. Inoltre, sulle mappe si nota
la diversa morfologia delle isole Azzorre, raffigurate come un'unica
grande isola al largo delle coste del Portogallo, o di altre isolette
oggi non presenti sulle carte attuali; questo si spiega come prima
accennato che il livello del mare era molto inferiore a quei tempi,
sollevatosi in seguito ad un'immensa alluvione.
Tutto quadra: il Diluvio Universale narrato da TUTTI i popoli della
Terra, lo spostamento di 3mila km dell'asse terrestre e lo scioglimento
dei ghiacci spazzarono via tutte le città costiere umane che
si trovavano ad un'altezza inferiore ai 130 metri (ne parliamo ampiamente
in questo articolo). Quel che rimase forse
furono appunto solo le carte di quel mondo che il cataclisma di proporzioni
planetarie ha sconvolto. Carte contenute presso la Biblioteca di Alessandria
d'Egitto, che prima di venire distrutta fu incendiata tre volte e
che senza alcun dubbio, come precisano gli stessi custodi egiziani
nell'epoca ellenistica, conteneva documenti di un'epoca antecedente
il Diluvio…
Ma in questa storia affascinante e con una logicità
assoluta, una domanda ci sorge spontanea. Chi
diede la carta (poi finita tra le mani di Piri Reis) a Cristoforo
Colombo? E soprattutto, forse c'erano già disegnate le Americhe
prima che ci andasse?
[CONTINUA]
Antonella Verdolino
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(All'estrema sinistra) La "impossibile" mappa dell'emisfero
australe di Oronce Fine (latinizzato in Finaeus e italianizzato
in Fineo) datata 1514 mostra l'Antartide unito al Sudamerica.
(A fianco) Particolare della Terra Australis di Fineo, che
reca la scritta recenter inventa sen nondum cognita
(recentemente scoperta ma non ancora conosciuta). Da notare
lo splendido lavoro di disegno di Fineo e la presenza di fiumi
e fiordi.
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(All'estrema sinistra) L'altro incredibile planisfero
di Giorgio Calopodio, cretese, risalente al 1537. Sebbene
mostri similitudini con la mappa di Fineo, mostra particolari
che possono far pensare sia stata copiata da una mappa preesistente
ad entrambe. (A destra) Immagine satellitare dell'Antartide:
sebbene simile, si notano grandi differenze nella forma della
penisola della Penisola di Palmer e del Mar di Weddel: nelle
mappe impossibili tale mare non esiste, come se fosse stato,
un tempo, terra asciutta. O forse c'è l'antico riferimento
a una banchina polare più estesa.
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(A sinistra) Un'altra incredibile mappa, il planisfero cordiforme
di Fineo risalente al 1519.
(A destra) La mappa di Gerardo Kremer del 1606 definisce
l'Antartide "Terra del Fuoco". Non a caso è
grande l'attività vulcanica nel continente di ghiaccio.
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| (Sopra) Ritratto di Fineo
(1494-1555), di nazionalità francese. |
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