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Un'opera prima, ma di ottimo tenore. "Il volo
del Pellicano" è stata tra le sorprese più sorprendenti
del 2007 e un romanzo del genere, nel panorama
desolante a nostro avviso della letteratura italiana,
giunge come una boccata d'ossigeno. Non tanto
per la trama abbastanza "facile" di questo giallo (peraltro definito
"Il Codice da Vinci" italiano), non tanto per
i personaggi, un po' sterotipati ma comunque interessanti: Carpeoro
è riuscito nell'impresa di rendere in forma di romanzo un saggio, in modo da farlo diventare facile
e accessibile, alla portata di tutti. L'ultimo
che ci riuscì fu James Redfield, con "La profezia
di Celestino", ma inferiore da un punto di vista
stilistico. Il romanzo si legge d'un fiato,
ma dopo la lettura si corre a cercare i tanti
riferimenti reali che l'autore ha inserito nel
testo. E questi riferimenti sono pressoché infiniti!
Dai quadri di Giorgione alle opere di Dalì, dagli
scritti di Giordano Bruno ai film di Cocteau,
la Rosa+Croce sembra riprendere vita, e trovare
una dimensione naturale. Geniali poi gli intermezzi
culinari del protagonista e le sue ricette da
buongustaio. Consigliato! |