I
tesori sommersi
 |
Sono
stati innumerevoli i grandi tesori gli antichi ritrovati nel
mondo; se parliamo di tesori in oro e argento, di oggetti preziosi,
monili, lingotti o monete, non possiamo non pensare ai tesori
persi nei secoli passati dai grandi galeoni che facevano ritorno
dal Nuovo Mondo dopo aver depredato di ogni cosa i popoli indigeni
e affondati poi dalle tempeste. Famosi sono i relitti spagnoli
della Santa Margarita e dell'Atocha ritrovati nelle acque del
Mar dei Caraibi, al largo delle Florida Keys nel 1622.
|
Le grandi
quantità di oro depredato dai Conquistadores rese tale il peso
da far naufragare le due imbarcazioni lo stesso giorno dallo stesso
uragano. Salpate allo stesso giorno, poche ore dopo le due imbarcazioni
furono colte di sorpresa da una furiosa tempesta che le fece sbattere
sulla barriera corallina affondandole in pochi istanti. Più volte
nel corso degli anni si è cercato il relitto del Galeone dell'Atocha,
dapprima da un marinaio spagnolo, De Vargas che cercò alcuni
mesi dopo di recuperare almeno il carico ma non ci riuscì, quindi
tornò con una squadra, ma scoprì che la Atocha fu trasportata
dalla forza dei venti lontano dal luogo dove si spezzò in due
tronconi, inabissandosi a una profondità di soli 97 metri.
| Dopo
un ennesimo tentativo di recupero nel 1970 da parte di un team
formatosi apposta per la missione con a capo un uomo di nome Mel
Fisher, alla fine nel 1985 riuscirono a recuperare il bottino
rimasto sommerso per centinaia di anni. Si trattava di un tesoro
davvero spettacolare composto da una gran quantità di lingotti
d'oro e argento, gioielli e oggetti di culto di vario genere,
anche questi tutti rigorosamente in oro, da un valore di circa
un miliardo di euro odierni. |
|
Per ottenere
i diritti del ritrovamento, il capitano dovette far ricorso al tribunale
e alla fine riuscì giustamente ad ottenere gran parte del tesoro
trovato nel relitto, lasciando solo una piccola parte la lasciò
al museo della Florida, mentre si pensa che una gran quantità
di oro sia rimasta in fondo al mare nella poppa non ancora ritrovata.
La
Battaglia di Montecassino
 |
Uno
degli episodi più controversi della Seconda Guerra Mondiale
riguarda la Battaglia di Montecassino, che vide la distruzione della
millenaria Abbazia fondata da San Benedetto ad opera di un bombardamento
alleato. Ma occorre subito dire che non si tratta di una sola battaglia
ma più combattimenti, divisi in quattro periodi, che vanno
dal 12 gennaio al 19 maggio 1944. Dopo la conquista della Sicilia
nel 1943 e lo sbarco nel Lazio ad Anzio il 22 gennaio 1944 , gli Alleati
infatti cercavano di far retrocedere le armate tedesche che avevano
occupato il suolo italiano. Ai primi del 1944, con il progetto imminente
dello sbarco in Normandia per portare la guerra nel cuore dell'Europa,
l'unico fronte attivo era quello italiano, con i Tedeschi trincerati
dietro la Linea Gustav. |
| (Sopra)
Le rovine dell'Abbazia di Montecassino, distrutta dal terribile bombardamento
alleato del 15 febbraio 1944. |
Ma in realtà
in fronti erano due. Anzio nelle idee strategiche doveva essere il fronte
occidentale, la testa di ponte per la conquista di Roma, ma malgrado l'impreparazione
iniziale tedesca che consentì l'approdo indisturbato o quasi di migliaia
di soldati, la reazione della Werhmacht fu intensa e costrinse gli anglo-americani
alla defensiva (la Città Eterna sarebbe stata liberata soltanto il
4 giugno, cinque mesi dopo). Nel progetto di conquista alleata, Cassino
rappresentava il secondo fronte italiano, quello orientale, su cui agivano
le principalmente truppe inglesi e quelle del Commonwealth. Si pensava,
tra le alte sfere militari, di sfondare a Cassino, che è una cittadina
posta sul fiume Liri, in una posizione chiave perché consente di
dominare la Via Casilina, che in un centinaio di km porta a Roma. Ma anche
Cassino era poderosamente difesa dalle truppe tedesche, forti di 80mila
uomini. Fin dal 24 gennaio gli Alleati cercarono di conquistare le posizioni
tedesche, che erano arroccate su più alture per consentire una copertura
reciproca e un tiro incrociato micidiale per un esercito attaccante. Montecassino,
il colle sede dell'omonima Abbazia, era solo uno dei cardini del sistema
difensivo tedesco. Dopo furiosi assalti, costati moltissimo in termini di
vite umane, l'11 febbraio vi fu una prima cessazione delle ostilità.
| Gli
Alleati, per bocca del generale Mark Clark, decisero così un'azione
di forza: ritenendo Montecassino il fulcro del sistema difensivo tedesco,
ordinarono un bombardamento a tappeto dell'antichissima abbazia benedettina.
Il 15 febbraio 1944 piovvero su quello scrigno di religione, cultura,
arte e storia 493 tonnellate di bombe, polverizzando ogni cosa. Quadri,
reliquie, manoscritti miniati: tutto fu distrutto dalle esplosioni
o bruciò negli incendi. Un grave errore strategico, perché
i tedeschi non avevano truppe o concentramenti di blindati sul monte:
un errore che costò centinaia di morti tra religiosi e civili,
dentro e fuori il monastero. |
|
Un errore ancor
più grave perché le macerie dell'abbazia costituivano un riparo
perfetto per i cecchini, che iniziarono a occupare le postazioni e a togliere
la possibilità di avanzare alle milizie alleate. Ma questo misfatto
non venne compreso assolutamente: un mese dopo cominciò la terza
battaglia e dal cielo riecco piombare 575 bombardieri sulla città
di Cassino, che venne annicchilita da 1250 tonnellate di bombe. Le perdite
tra la popolazione civile non sono note, ma ammontano certamente a numerose
centinaia di persone. La stupidità di questa tattica alleata fu confermata
dall'incredibile bombardamento d'artiglieria sull'abitato sulle montagne
circostanti: quasi duecentomila proiettili di cannone esplosero fra case
ed alberi, mentre le truppe neozelandesi combattevano corpo a copro con
i tedeschi. Risultato finale di questo immane sforzo di uomini e mezzi fu
un avanzamento di soli duecento metri del fronte della battaglia. Così,
per la terza volta, gli Alleati sospesero le operazioni il 22 marzo. Dopo
una riorganizzazione in attesa della bella stagione, l'11 maggio si decise
di mandare al massacro il II Corpo d'Armata polacco, agli ordini del generale
Anders. Ma i soldati polacchi, pur tra enormi perdite, questa volta riuscirono
a sfondare, consentendo agli inglesi comandati dal generale Leese di conquistare
le posizioni tedesche. I soldati nazisti erano in ritirata: Montecassino
era conquistata, il 19 maggio 1944. La strada per Roma era aperta.
In
Italia Hallowen si festeggia da cinquemila anni
 |
"Halloween
in Italia non c'è, non c'è mai stata"… Parole dette al TG2
dalla showgirl Lorena Bianchetti, volto di Rai 1 benvoluto dalla
Chiesa Cattolica. E capiamo il perché: la signora Bianchetti si
è fatta portavoce di un pregiudizio antistorico che nega una tradizione
antica di cinquemila anni, o forse più. Già, perché chi ritiene
che l'Italia sia sempre stato un territorio cristiano-latino-greco
sbaglia di grosso, o anche oltre. Un errore madornale che cela il
vero corso della storia del Bel Paese, che per millenni è stato
abitato da genti di origine celtica, o per meglio dire proto-celtica:
infatti fin dal 25mila BCE un gruppo di protoindoeuropei del ceppo
Crô-Magnon si insediò nella nostra penisola. Si trattava di un gruppo
di uomini di pelle bianca e dai capelli rossicci che avrebbe dato
origine, ventimila anni dopo, alla tribù dei Liguri.
|
Ma non solo
questi primi abitanti della Penisola furono i protagonisti della preistoria:
come non citare la Cultura di Rinaldone, un'antichissima civiltà
indoeuropea datata 5000 BCE che probabilmente diede origine al popolo degli
Etruschi? Anche il popolo degli Umbri, di origine proto-celtica, si insediò
a partire dal 3000 BCE. Si tratta di tre popoli dalle caratteristiche genetiche
simili, che adoravano un Dio celeste, che viveva tra le stelle, legato alla
fertilità e alla vegetazione, e una Dea Madre terrestre e benevola.
Questo si traduceva inevitabilmente in una serie di riti comuni a tutte
le popolazioni dell'antichità che condividevano questo patrimonio
comune: fra le otto grandi feste che si svolgevano nell'anno, Hallowen era
quella della morte, Samhain, il capodanno in cui il Dio celeste moriva (l'anno
inteso come raccolto) e tornava nella sua dimora tra le stelle. La Dea rimaneva
sola, piangeva (da qui le piogge) e il buio dell'inverno iniziava a prevalere,
fino al culmine dell'oscurità al solstizio d'inverno il 21 dicembre.
In quel momento le tenebre, l'oscurità, il gelo sembravano aver la
meglio sulla vita, sul raccolto ni campi, sulla speranza. Ma non sarebbe
stato così: come ogni anno, di lì a qualche giorno sarebbe
nato un nuovo Dio, che avrebbe preso il posto del padre e avrebbe assicurato
prosperità e fecondità per un altro anno. In questo senso
quindi Hallowen rappresenta un momento fondamentale, in cui il Dio della
Vita muore, ma la Madre Terra ne partorirà un altro il 25 dicembre.
| La
festa pagana e protoceltica di Yule divenne, millenni dopo, una festa
cristiana, la più importante: il Natale. Quindi Lorena Bianchetti
e tutti quelli che affermano alle tv che in Italia non si è
mai celebrata questa festa è in errore, perché non solo
i Liguri, i Rinaldoniani e gli Umbri hanno festeggiato per millenni
questo capodanno, ma anche le popolazioni da questi discendenti e
quelle che sono immigrate nei nostri confini: le varie tribù
galliche provenienti dalla Francia, i popoli barbarici germanici come
gli Ostrogoti e perfino i Longobardi. La Chiesa Cristiana come sempre
dichiarò malvagio ed eretico ciò che era scomodo, ma
al tempo stesso preservò una festa che per i contadini e la
gente legata alla terra era importantissima: Hallowen divenne quindi
Ognissanti e così si tagliò la testa al toro… Fa
solo rabbia vedere quanta ignoranza ci sia nel nostro paese, ignoranza
che è figlia dei pregiudizi di una religione che è fin
dall'origine un'operazione di sincretismo religioso. |
|
Infatti questa
festa di Samhain si continuò a festeggiare nei boschi e nelle valli
montane più remote fino alla fine dell'800 e anche agli inizi del
'900. Né l'Inquisizione né la propaganda cristiana riuscirono
a sradicare questo culto pagano. Solo con Mussolini e il suo regime fascista,
che diede ampi poteri al Vaticano, si ebbe un'opera sistematica di eliminazione
degli antichi culti, che solo negli Anni '70 riuscirono a recuperare in
parte, attraverso le nuove discipline New Age, il loro valore originario.
Ben venga dunque Hallowen… Ma a un patto: che osserviate il cielo e
riserviate un pensiero alla Costellazione di Orione, simbolo del Dio celeste
appena morto!
La
Tubercolosi e l'invenzione della streptomicina
| Una
delle malattie più micidiali e contagiose della storia è
senza dubbio la Tubercolosi. Un nome che solo a pronunciarlo ancora
mezzo secolo fa incuteva timore… E forse ne dovrebbe incutere
ancora, vista una recrudescenza del morbo che è decisamente
inquietante. Oggi certo la TBC si può curare abbastanza facilmente
con un antibiotico, ma in realtà si tratta di una malattia
insidiosa e estremamente letale se non curata. La causa di tutti questi
danni è il Mycobacterium tuberculosis, o bacillo di Koch dal
nome dello scopritore, che può colpire tutto l'organismo, anche
se solitamente ad essere attaccati sono i polmoni. Un classico sintomo
era il tossire sangue: libri e romanzi dei secoli passati erano pieni
di queste scene drammatiche, perché avere la Tisi (altro nome
del morbo in fase avanzata) era sinonimo di morte entro due settimane.
La TBC inoltre attaccava anche bovini, suini e pollame e per tale
motivo causava strage anche tra gli allevamenti, con danni alimentari
considerevoli. Fu solo agli inizi del XIX Secolo che si identificò
la malattia, grazie agli sforzi dei medici francesi Bayle e Laënnec;
ma solo nel 1882 il celebre biologo Robert Koch identificò
il batterio responsabile. |
|
| (Sopra)
Un depliant illustrativo anti-tubercolosi che illustra otto "consigli
per vivere a lungo": realizzato in Francia negli Anni '20, rappresenta
un'eccezionale testimonianza di ciò che i nostri nonni ritenevano
salutare. I consigli sono: 1) vivere all'aria aperta; 2) dormire con
la finestra aperta; 3) non portare alla bocca oggetti contaminata
dalla saliva altrui; 4) lavarsi i denti prima di dormire; 5) stare
seduti dritti a scuola; 6) fare un bagno almeno una volta alla settimana;
7) lavarsi le mani prima di andare a tavola; 8) non sputare per terra. |
Si dovette
attendere però solo il 1943 prima di trovare una cura sicura alla
TBC. Il microbiologo americano Selman Abraham Waksman scoprì un antibiotico,
la streptomicina, in grado di debellare il Mycobacterium. Non solo, la striptomicina
curava altre malattie secolari, come lebbra e colera! Ma la felicità
nell'aver sconfitto la malattia, passata da 222 a 5 morti ogni 100mila abitanti
nel 1980, ha lasciato oggi il posto a un concreto allarmismo. L'infezione
da HIV, l'immigrazione in Occidente di popoli dai paesi in via di sviluppo
e le condizioni igienico-sanitarie assolutamente precarie in cui vivono
i clandestini, unita a una recrudescenza dell'infezione nei paesi tropicali,
hanno portato a un sensibile aumento dei casi di TBC. Ogni anno 9 milioni
di persone nel mondo si ammalano e 90mila solo in Europa. L'uso abbondante
dell'antibiotico, non più la streptomicina ma altri tipi similari,
hanno reso il batterio resistente alle sostanze chimiche. Il Mycobacterium
fa sempre paura e occorre prestare attenzione ai sintomi anche per noi "evoluti"
occidentali. Da qui viene un'importante lezione di umiltà: non bastano
le scoperte scientifiche a migliorare le condizioni di vita dell'Uomo, se
non sono accompagnate da un'analisi del problema nella sua globalità.
Il positivismo scientifico non ci deve far ritenere di essere invincibili.
Campaldino:
Guelfi contro Ghibellini
 |
Una
delle battaglie più sanguinarie e decisive per le sorti dell'Italia
medievale fu quella che vide affrontarsi Guelfi e Ghibellini in quel
di Campaldino, l'11 giugno 1289. Fu una battaglia cruciale per le
sorti dei ghibellini, che dopo questo scontro cessarono le loro rivendicazioni,
ma anche per i guelfi, che si divisero in due fazioni in una lotta
fratricida. L'antefatto di questa battaglia furono comunque le scaramuccie
politiche che vedevano contrapposti da un lato i sostenitori del Sacro
Romano Impero e dall'altro chi, in nome del Papato, propugnava un'autonomia
amministrativa ed economica. Alla base di ciò la lotta secolare
dei Comuni Italiani contro un potere politico come quello imperiale
che rivendicava diritti di possesso del suolo italico che cozzavano
contro le esigenze della nascente borghesia commerciale ed artigianale
italiana. |
| (Sopra)
Il cippo commemorativo della Battaglia di Campaldino, posto sul luogo
dello scontro nel 1989, nel 700° anniversario dell'evento, in
segno di riappacificazione tra Firenze e Arezzo. |
I comuni italiani
in ciò si schierarono chi da una parte e chi dall'altra: in Toscana,
la nascente potenza di Firenze si scontrava con l'imperiale Arezzo, feudo
ghibellino. Dopo la battaglia di Montaperti del 1260 che aveva visto trionfare
le truppe ghibelline di Pisa, Siena, Arezzo e dei fuoriusciti fiorentini,
a Firenze si era instaurato un regime filo-imperatore. Ma la sconfitta di
Manfredi, figlio di Federico II, nella battaglia di Benevento nel 1266 cambiò
le carte in tavola. Il potere guelfo, con l'appoggio importante dei Templari,
riprese vigore e già nel 1267 Carlo d'Angiò rimise i guelfi
al potere a Firenze. Tra alti e bassi, il partito filo-ecclesiastico conquistò
alcuni capisaldi: sconfitta Pisa, ridimensionata Siena e trasformata anch'essa
in guelfa, si giunse alla decisione di portare la battaglia nell'ultima
roccaforte del potere imperiale: Arezzo.
| Per
quella città da Firenze partì, il 2 giugno 1289, un
esercito di quasi duemila cavalieri e diecimila fanti composto da
una lega toscana e da soldati francesi. Ad affrontarlo una controparte
di quasi mille cavalieri e ottomila fanti… Le fazioni si incontrarono
nei pressi della città di Poppi, nel Casentino. Presso la chiesa
di Certomondo, in località Campaldino, i feditori ghibellini,
sui loro cavalli bardati e corazzati, lanciarono la carica. |
|
 |
La
cavalleria ghibellina sfondò le linee federate, ma con un'abile
mossa i comandanti guelfi fecero disporre la fanteria a semicerchio,
chiudendo i cavalieri filo-imperiali in una morsa. Solo una parte
della fanteria ghibellina riuscì a salvarsi, mentre i nobili
aretini e alleati furono tutti uccisi. Tra questi, alcuni personaggi
della Divina Commedia, come il Vescovo di Arezzo (e traditore del
Papato) Guglielmino degli Ubertini, che partecipò alla battaglia
nonostante fosse un prelato, e il comandante delle truppe ghibelline
Buonconte da Montefeltro. Proprio quest'ultimo si pensa sia stato
ucciso da un uomo che poi lo descrisse in termini decisamente realistici
e pietosi: già, perché alla battaglia, e in prima linea,
partecipò proprio Dante Alighieri in qualità di cavaliere
fiorentino. Fu forse il sommo poeta a porre fine alla vita di un grande
comandante, uno degli uomini più valorosi del suo tempo? Alcuni
indizi presenti nell'Inferno lo lasciano supporre… Comunque la
battaglia si risolse in una strepitosa vittoria per i guelfi e poco
confortava sapere che la riserva della cavalleria ghibellina aveva
tradito ed era fuggita da campo di battaglia, lasciando che l'esercito
filo-imperiale fosse sterminato. Quali furono le conseguenze politiche
di questa battaglia? Molte, e per secoli influirono sulla vita italiana,
determinando scelte strategiche che ancor oggi possiamo scorgere.
Ma per Dante Alighieri e per la sua fazione dei Guelfi Bianchi, Campaldino
fu solo l'inizio di un processo che lo portà alla condanna
a morte e all'esilio dalla natia Firenze. |
|
(Sopra)
Un figurino che riproduce uno dei
capitani delle truppe ghibelline, il celebre
Buonconte di Montefeltro: il condottiero compare nella Divina Commedia.
|
Benedetto
XIV, il papa dell'Illuminismo
| Spesso
il nome dell'attuale papa, Benedetto XVI, viene accostato all figure
più reazionarie e conservatrici della storia. In un'istituzione
come quella vaticana che non fa certo del progresso la sua bandiera,
è raro trovare figure evolute ed illuminate, sia pure è
altrettanto difficile trovare pontefici così chiusi alla modernità
e al dialogo. C'è chi vede in ciò un elemento di totale
crisi, di imminente crollo di un certo tipo di fede cristiana, astorica
e irrealistica, ancorata su presupposti sbagliati perché troppo
idealizzati e lontani da una logica razionale. Ma non sempre la Chiesa
Cattolica ha reagito con questo atteggiamento: nella sua storia antica
di duemila anni vi sono stati papi estremamente moderni e progressisti,
e senza tornare troppo indietro nel tempo, ricordiamo la personalità
di un omonimo dell'attuale pontefice, vissuto in una delle epoche
più fertili sotto il punto di vista culturale: l'Illuminismo.
Benedetto XIV infatti fu un "papa buono" e popolano: nato
come Prospero Lambertini nel 1675 a Bologna, fu sempre un sacerdote
attento alle esigenze dei poveri e della gente comune e da questi
prese un'interiezione ("cazzo!") che gli rimase incredibilmente
per tutti gli anni del pontificato e che considerava una parola innocua
e spiritosa. |
|
Il soglio pontificio
lo raggiunse nel 1740: subito iniziò un'opera di protezione e concessione
nei confronti della popolazione romana, con visite frequenti nei quartieri
per prendere coscienza dei problemi più urgenti. Poi una serie di
leggi a favore dei contadini, tra cui cose normali per noi come il diritto
alla spigolatura, ovvero la raccolta dei resti dei chicchi di grano caduti
sul terreno nei campi appena mietuti: una vera rivoluzione in un'epoca in
cui i proprietari terrieri vietavano anche questo. Ma Benedetto XIV fu soprattutto
un papa illuminista perché consentì lo sviluppo di nuove scienze
e tolse alcuni divieti nei confronti dell'anatomia, inclusa la dissezione
dei cadaveri; inoltre, da uomo di scienza prima ancora che di fede, iniziò
corrispondenze verso filosofi, pensatori, ricercatori, persino teologi protestanti,
ortodossi e rabbini ebraici, dibattendo su temi etici legati alle nuove
spinte riformiste. Nei confronti dei Protestanti fu molto tollerante e arrivò
a un compromesso con la regina Maria Teresa d'Austria per evitare persecuzioni
nell'Impero Austro-Ungarico. Abolì l'Inquisizione in molte regioni,
tra cui la Toscana; combatté il malvezzo vaticano di riconoscere
superficialmente ogni tipo di miracoli, apparizioni e canonizzazioni, in
nome di una razionalità tutta illuministica che pretendeva di avere
prove concrete prima di riconoscere l'evento soprannaturale; tolse numerosi
libri di scienza dall'Indice dei Libri Proibiti, cosa che gli valse anche
il plauso caloroso di Voltaire. Il suo atteggiamento però costò
caro in termini territoriali: da uomo che credeva che un vicario di Cristo
non potesse indossare la spada, perse numerosi possedimenti e questo non
lo fece ammirare certamente all'interno della Curia Romana. Come avvenne
due secoli dopo con Giovanni XXIII, per Benedetto XIV iniziò, negli
anni dopo la sua morte avvenuta nel 1758, un'opera sistematica e inesorabile
di distruzione delle sue riforme, unita a un lavoro intellettuale di discredito
che giunse all'apice con le critiche feroci e la condanna a lui rivolte
da un papa reazionario e in odore di nazismo come Pio XII. C'è da
meditare su questo drammatico dissidio interno della Chiesa Cattolica: ma
più di tutto, occorre ricordare come il rispetto della popolazione,
della scienza, dei diritti umani e del progresso, nel nome di principi etici
di uguaglianza e confronto reciproco, siano cardini della società
umana. Tradire questi fondamenti significa non solo andare contro la parola
divina, ma anche contro l'Umanità intera.
|
|