Parigi: Il Canal-Saint-Martin

Situato nella parte nord-est di Parigi, non distante dalla zona lussuosa e prestigiosa del Marais e del quartiere templare, il Canal-Saint-Martin rappresenta un pezzo inconsueto e sconosciuto della capitale francese. La sua collocazione non distante dalle Gare du Nord e de l'Est e dal grande ospedale Saint-Louis pone questo specchio d'acqua navigabile in un'area non turistica ma lavorativa e residenziale ed è per questo che la città non lo inserisce tra le sue mete più rappresentative. Invece il Saint-Martin è un punto di vista eccezionale sulla Parigi vera, non quella patinata delle celebrità del centro, ma quella operaia, proletaria, culla del pensiero socialista e della rivoluzione.
Il canale si sviluppa per oltre cinque km lungo il Quai de Valmy, in un'area estremamente verde e pittoresca, in cui architettonicamente si possono rinvenire le strutture industriale e commerciali del '700-'800. Caffè tradizionali, ristoranti etnici, ponti levatoi, chiuse e passerelle in ferro sono gli elementi di decoro del quartiere, dominato da questo naviglio costruito nel corso del XVI e XVII Secolo come parte integrante del sitema di canali interno della Francia. Questa ingegnosa rete di canali navigabili attraversava l'intero paese da nord a sud e consentiva per una piccola imbarcazione di raggiungere Parigi partendo dal Mediterraneo senza dover passare per zone in mano nemica come lo Stretto di Gibilterra e l'Oceano Atlantico. Certamente la rete di navigli e darsene non consentiva di trasportare molte merci, per via della modesta profondità delle acque e quindi l'impossibilità per le navi di grossa stazza di transitare nelle vie fluviali. Tuttavia si trattò di un'interessante opera di ingegneria che pur nella limitatezza dei mezzi tecnici ebbe sicuramente tratti di genialità. Il Canal-Saint-Martin si inserisce in quest'ottica, anche se fu concepito in una funzione urbana più che nazionale: consentiva infatti di aggirare tutto il tratto parigino della Senna, che nella capitale francese compie un lungo percorso a S. I cinque km del canale consentivano ai naviganti di risparmiare ore prezione di viaggio, specialmente per le merci dirette verso i porti della Normandia. In epoca moderna il Saint-Martin divenne un punto di approdo per le materie prime delle industrie e un porto per l'esportazione dei manufatti. Oggi che Parigi è una città modernissima e immersa nel terziario avanzato, rimane una traccia affascinante di un passato recente e ancora vivo nella memoria. Due sono le curiosità che vorremmo ricordare: l'ampia darsena del Bassin de la Villette (in italiano "il bacino della cittadella"), zona neoclassica residenziale, e la curiosa statua di una fioraia situata nei giardini di Square Lemaître, là dove il Canal si infossa sotto terra. La fioraia in questione si chiama "La Griselle": è un emblema della Parigi popolana e vera, quella che ha combattuto e vinto per i diritti di tutta l'Umanità.

Fosdinovo, la porta delle Apuane

Fosdinovo è un paesetto arroccato a 500 metri d'altezza sulle prime propaggini delle Alpi Apuane, in provincia di Massa-Carrara. Si tratta a prima vista del solito borgo fermo al Medioevo, e in parte è così: famoso solo per aver dato i natali al cantante Toto Cutugno. In realtà Fosdinovo, da latino Fauce Nova, "nuovo passo", è un possedimento della nobile famiglia dei Malaspina ricco di arte e di storia, esoterismo e mistero. Sì perché qui esiste uno dei più clamorosi fantasmi di cui si abbia avuto notizia in Italia: nel 1992 la figura sfocata di una misteriosa ragazza dai capelli biondi si materializzò durante la diretta di una trasmissione tv della Rai. Nel 1994 lo stesso fantasma disturbò una conferenza sul paranormale; altri casi avvennero negli anni seguenti, per poi placarsi dal 2000 in poi.
(Sopra) Una veduta da Fosdinovo del Golfo di La Spezia, del Mar Ligure, delle Cinque Terre e dell'Isola Palmaria.
Ma Fosdinovo è anche uno scrigno di esoterismo. Le chiese e i monumenti funebri del paese, come la cripta di Galeotto Malaspina, presentano tracce di una simbologia templare, forse derivante da un'antica sacralità del luogo. La collocazione di questo territorio a cavallo tra Liguria e Toscana, con la Lunigiana, terra sacra alla Dea Madre, che si estende ai suoi piedi e il Golfo di La Spezia con le Cinque Terre, l'isola Palmaria e le altre più piccole a far da cornice, è uno spettacolo impagabile. Non distante vi è anche un altro luogo misterioso: la "salita in discesa" di Fivizzano, un'anomalia magnetica in cui la gravità si comporta al contrario. Ma al di là delle stranezze, Tutto ciò fa ben comprendere come questo luogo sia magico, prima ancora che strategico: fortezza praticamente inespugnabile dei Malaspina, il borgo fiorì fino al '700 come un importante centro di transito tra il Mar Tirreno e la Pianura Padana emiliana e solo con l'unità d'Italia perse il suo potere, impoverendo notevolmente la popolazione. In anni più recenti si è sviluppato un forte turismo, anche grazie agli studi che ritengono un soggiono a Fosdinovo del Sommo Poeta, il trasfugo Dante Alighieri che andava di luogo in luogo per trovare ospitalità e mecenatismo. Dante avrebbe vissuto qui nel 1306, come si deduce dagli Atti della Pace di Castelnuovo, di cui l'Alighieri fu mediatore. Per visitare Fosdinovo occorre raggiungere Sarzana, situata sull'autostrada Genova-Livorno; da qui la via per il borgo malaspiniano è agevole sia pur con una notevole pendenza. Fate attenzione all'abitato: le vie sono così strette che non consentono il passaggio di un'auto.

Il Manneken Pis

Bruxelles è una città bella e artisticamente valida, con gioelli architettonici e urbanistici veramente meritevoli di una visita. Ma sorprendentemente una delle attrazioni più viste, se non la più fotografata in assoluto, è il Manneken Pis. In termini semplici è la statuetta in bronzo di un putto alto quaranta cm che fa la pipì, ed è singolare come questa fontanella situata nella Città Bassa del centro storico, a due passi dalla splendida Grand Place e dall'Hotel de Ville sia considerata il vero simbolo di Bruxelles. La spiegazione è assai buffa: durante la guerra contro i francesi nel '300, una bomba con la miccia fu lanciata dentro le mura. Un bambino la vide e spense la miccia con l'unico liquido che aveva a disposizione, diventando un acclamato (sia pure anonimo) piccolo eroe.
Una storiella carina, ma solo una delle tante leggende che cercano di spiegare la devozione popolare: infatti la statuetta è tanto amata che ogni giorno, a partire dal 1698, i cittadini di Bruxelles cambiavano al putto abiti e foggia. Oggi si tratta di una tradizione ufficiale della municipalità: la statua ha oltre 650 abiti e costumi originali, molti dei quali forniti come omaggio alla cittadinanza dai tanti capi di stato che vengono a Bruxelles, che è sede sia del governo dell'Unione Europea che della Nato. Il Manneken Pis, soprannominato anche il "Ketje di Bruxelles", storicamente risale al 1619, quando fu collocato come parte integrante della nuova rete idrica della città, concepita dai sovrani Alberto e Isabella per portare acqua potabile alla popolazione più povera. Ma le piccole dimensioni incitarono numerosi tentativi di furto ad opera delle truppe che di volta in volta invadevano il Belgio, come inglesi e francesi. Fino al furto vero, e al danneggiamento, ad opera di un mitomane nel 1817. La statua fu mutilata e si dovette procedere alla sua sostituzione. Per vedere la statuetta è consigliabile recarsi nel primo mattino, quando gli operai del comune procedono alla vestizione… Non è raro imbattersi in qualche vestito etnico, tra cui uno, favoloso, ispirato a Elvis Presley!

 

 

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