L'Epeira Fasciata, il ragno tessitore

Uno dei più grandi ragni italiani ha una particolarità: è un riparatore di tele, con rammendi da fare invidia a un sarto. L'Epeira Fasciata, nome volgare per l'argiope bruennichi, è un ragno assai bello, con la sua livrea giallo-nera a striscie orizzontali che ricordano una vespa. Raggiunge i 5 centimetri di lunghezza con le zampe, mentre il corpo può raggiungere il centimetro e mezzo nelle femmine. Come spesso avviene nei ragni, i maschi sono più piccoli, meno di un terzo delle compagne, che li ha divenire bocconi prelibati se non scappano frettolosamente dopo l'accoppiamento! Comunque sia, l'Epeira non è un ragno pericoloso per l'uomo, se lasciato stare non attacca assolutamente e anche in caso di morso il veleno provoca solo degli arrossamenti e un prurito inferiore a quello delle zanzare. Comunque sia è facile vederne in Italia, diffuso com'è nelle campagne...
Ma la particolarità dell'Epeira, che la fa rendere un vero fossile vivente, è la particolarità di rammendare le ragnatele. Un vero mistero è infatti questa caratteristica unica: il ragno tesse la tela come tutti i suoi simili, poi quando questa si rompe, per via di foglioline, insetti, vento, ecc. la rammenda letteralmente con del filo più spesso, formando una parte riparata nettamente visibile denominata scientificamente "Stabilimentum".

In passato gli entomologi scherzavano sul fatto, attribuendo la tela più spessa a una sorta di "firma" dell'aracnide. Oggi invece si pensa che si tratti di una memoria ancestrale e a un tipo di seta più spessa usata nei ragni primitivi, oltre trecento milioni di anni fa, per costruirsi delle tane. L'Epeira manterrebbe tale ricordo immemorabile nelle sue riparazioni... Nell'incertezza della verità, osserviamo questo amico delle campagne, utile e pacifico.


Amficelia, il dinosauro più lungo

I dinosauri si sa hanno la fama di essere grossi, i più grossi animali vissuti su questo pianeta. Già, ma quanto grossi? Ossia, qual è l'animale più grande mai vissuto sulla Terra? Escludendo le specie marine, per le quali forse non avremo mai le dimensioni esatte, per gli animali terrestri estinti il primo posto nella classifica dei più lunghi spetta all'Amphicoelias Fragillimus, un dinosauro della classe dei Diplodocidi vissuto circa 150 milioni di anni fa nell'attuale Arizona. Questo animale fu scoperto nel 1877: dapprima si rinvenne un parente prossimo lungo 25 metri, poi fu la volta di una vertebra lunga un metro e mezzo di un animale che doveva apparire colossale. Lo scopritore, il collezionista Oramel Lucas, si stupì della fragilità della vertebra fossile e per tale motivo fu affibbiato l'appellativo di Fragillimus, fragilissimo, alla specie appena scoperta. In realtà l'Amficelia non è affatto fragile: le condizioni di fossilizzazione avevano reso i suoi resti molto friabili. Analisi approfondite recenti invece ci descrivono l'Amficelia come un animale robustissimo e capace di prestazioni fisiche eccezionali.

Lungo 60 metri, ma secondo alcuni paleontologi anche 65-68, questo dinosauro superava tutti i suoi rivali. La mole immensa, del peso di 122 tonnellate, lo rendeva grande circa il doppio di una balenottera azzurra, attualmente l'animale più grande presente sul nostro pianeta. Il suo habitat era la savana, ma un po' diversa da come la conosciamo: una savana umida senza erba ma con molti cespugli e vari specchi d'acqua in cui abbeverarsi e rinfrescarsi durante il giorno. Gli scienziati pensano che di notte l'animale dormisse tranquillamente all'aperto nella savana, dato che nessun animale, nemmeno predatori della classe dei Tirannosauri, erano in grado di attaccarli. Comunque sia l'Amficelia non è il più pesante dinosauro mai esistito, superato dal Bruhathkayosaurus, che raggiungeva l'incredibile peso di 220 tonnellate.


Cetacei di fiume (parte 1): i Delfini Rosa dell'Amazzonia

Quando si pensa ai delfini, li si ritiene animali d'altura, che vivono nell'oceano. Pochi sanno che alcuni di questi cetacei vivono anche nelle acque dolci dei fiumi e sono sette le specie che fanno parte di questa strana famiglia. Una specie di queste, l'Inia Geoffrensis, vive in Amazzonia e ha una peculiare colorazione rosa. Scoperto nel 1817, questo delfino rosa vive nei bacini del Rio delle Amazzoni e dell'Orinoco, ma una sottospecie, l'Inia Boliviensis, è un grado di spingersi fino nella giungla di Perù e Bolivia.
Si tratta di un animale stupendo, anche se occorre dire per correttezza che non tutti gli animali di questa specie sono rosa: alcuni hanno una colorazione grigia o bianca simile ai delfini di mare. Lungo tre metri e caratterizzato da un grande muso con piccoli denti affilati, occhi ridotti e una possente muscolatura caudale. Gli Indios lo considerano sacro e non lo cacciano; il delfino dal canto suo è un notevole predatore fluviale e la sua espansione lascia intendere che in passato avesse una notevole presenza in tutto il Sudamerica tropicale. Purtroppo l'inquinamento e il disboscamento stanno mettendo a repentaglio le specie di Inia: una spedizione del WWF del 2007 ha contato alcune migliaia di individui, molto diffusi nelle aree più selvagge e scarsissimi in quelle più urbanizzate.

 

 

 

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