|
|
L'aprile
2007 è celebrato in Brasile con convegni e feste nazionali
per due validissimi motivi: i cinque anni della morte di Chico
Xavier e i centocinquanta dalla prima edizione del "Libro
degli Spiriti". Sì, perché questo testo
fu pubblicato a Parigi nel 1857 da Allan Kardec e da allora,
assieme al movimento che prese il nome di Spiritismo, è
divenuto sinonimo di una volontà di andare oltre il mondo
visibile e penetrare i segreti più intimi della Natura.
In Brasile lo Spiritismo è praticamente una religione
a sé, parallela a quella cristiana con la quale non è
in contrasto, se non per il convincimento sulla reincarnazione.
Non si può capire, per un occidentale materialista, questa
sorta di animismo che si sposa alla perfezione con una fede
e un amore universale che sono pura gioia, nonostante miserie
e povertà della nazione brasiliana. Ma in realtà
lo Spiritismo non è assolutamente una religione: è
semmai una scienza rigorosa che fa dello studio e della disciplina
sperimentale scientifica i suoi cardini. Allan Kardec è
l'uomo che per primo studiò e codificò i confini
di questo sapere, secondo uno schema logico tipico dei più
grandi scienziati.
Kardec si chiamava, in realtà, Hippolyte Lèon
Denizard Rivail ed era nato a Lione nel 1804 da famiglia di
avvocati e notai. Dopo i primi studi a Bourg, il giovane Rivail
capiva che non gli sarebbe interessata la dogmatica professione
giuridica: per tale motivo i genitori lo mandano a studiare
nella scuola assai celebre del pedagogista Jean Henry Pestalozzi
a Yverdon, sul lago di Neuchatel, in Svizzera. Nell'istituto
si seguivano i principi naturalistici del grande filosofo Jean
Jacques Rousseau e qui Rivail si trovò a meraviglia.
La sua strada era segnata: dopo il diploma e la specializzazione
in lingue e pedagogia, quello che sarebbe divenuto il padre
dello Spiritismo fondò a Parigi una scuola ispirata agli
insegnamenti di Pestalozzi. |
| (A
sinistra) Allan Kardec non è solo il fondatore dello Spiritismo:
è il fautore di una forma mentis nuova, in cui meticolosità,
disciplina e prudenza si mescolano per trovare risposte agli
eterni quesiti della vita umana. Non una religione ma una scienza,
una filosofia morale che ha nella Carità il solo, fondamentale
precetto. |
Nel 1831 pubblicò i suoi primi studi sul tema
educativo e formativo, che furono assai apprezzati dai notabili dell'epoca
e che gli valsero numerosi riconoscimenti.
Le idee di Rivail erano quelle di un libero pensatore, progressista
e illuminato: questa sua formazione mentale fu di fondamentale importanza
quando, nel 1848, fu incuriosito e attratto da strani fenomeni di
"fantasmi" che nessuno risciva a spiegare. Da qui iniziò
a studiare lo Spiritismo, anche se iniziò a dedicarsi a tempo
pieno alla nuova scienza solo tra il 1854 ed il 1855.
Le prime esperienze
medianiche dirette avvennero nel maggio 1855 nella casa parigina
della signora Plainemaison. Rivail si accorse non solo dell'assoluta
veridicità dei fenomeni, che volle controllare da buon scienziato
scettico per natura, ma anche del contenuto logico dei messaggi
che la medium riusciva a portare nella nostra realtà. Con prudenza
e metodo, decise di partecipare alle sedute e notò con stupore
che con lui presente gli spiriti evocati si mettevano a conversare
di argomenti assai intellettuali e filosofici, al punto da far
nascere in Rivail l'idea che vi fosse una dottrina morale estremamente
profonda alla base di quanto accadeva sotto i suoi occhi. Iniziò
a comprendere che la sua presenza era necessaria, quasi indispensabile
per un progetto che gli spiriti più elevati in seguito gli rivelarono:
la necessità di contribuire alla diffusione di insegnamenti che
non solo avrebbero portato alla comprensione delle leggi che presiedono
ai fenomeni spiritisti, ma anche che avrebbero innescato un processo
di evoluzione spirituale. Ovvero, lo studio meticoloso di Rivail
sarebbe stato in grado di far crescere spiritualmente l'Umanità.
Così si convinse dell'importanza del compito affidatogli: adottato
lo pseudonimo di Allan Kardec per distinguerlo dal vecchio ambito
professionale, raccolse tutto il materiale necessario alla stesura
di una nuova filosofia scientifica ultraterrena e dopo mesi di
lavoro, accompagnato dalla moglie Amélie Gabrielle Boudet, finalmente
vide la luce il "Libro degli Spiriti". Era il 18
aprile 1857.
| (A
lato) Un dagherrotipo di Hippolyte Lèon Denizard
Rivail, che cambiò nome in Allan Kardec quando decise di dedicarsi
a tempo pieno alla nuova disciplina. (All'estrema destra) Un'edizione
moderna del "Libro degli Spiriti", stampato ininterrottamente
da 150 anni. Oltre a questo, Kardec pubblicò altri quattro titoli. |
|
|
Il testo conteneva
501 quesiti, stampati su doppia colonna, una per le domande, l'altra
per le risposte degli spiriti. Un anno dopo fondò la "Società parigina
per gli Studi spiritisti" e la Rivista Spiritista.
Iniziò così un sistema di divulgazione dei messaggi nei diversi
paesi, viaggiando e tenendo conferenze per stimolare la formazione
di nuovi centri e per completare la sua missione di codificatore.
Pubblicò altri quattro libri, che con il Libro degli Spiriti formano
il cosiddetto "Pentateuco Kardequiano": Libro dei Medium (1861);
Il Vangelo secondo lo Spiritismo (1864); Il Cielo e l'Inferno (1865);
La Genesi (1868). Pochi mesi dopo, Kardec si disincarnò (come dicono
gli spiritisti): il 31 marzo 1869, nel pieno dell'attività, non
ancora 65enne, morì per un aneurisma cerebrale.
Tuttavia non si può comprendere appieno l'impatto che Kardec
ebbe con i suoi studi sul mondo ottocentesco impregnato di Romanticismo.
Le manifestazioni medianiche erano più che altro oggetto di
una moda esoterica e di un gusto un po' macabro, ma non l'oggetto
di seri studi. Il Libro degli Spiriti fece considerare l'argomento
in maniera assai diversa ed ebbe un successo senza precedenti. La
chiarezza espositiva tipica dello stile di Kardec era alla portata
di tutti: i nuovi insegnamenti non si basavano su dogmi ma su fatti
scientifici che dal di dentro distruggono il materialismo. Le prove
tangibili dell'anima e della vita futura portarono alla distruzione
delle idee materialiste, la reincarnazione diventò uno degli
attributi essenziali dell'umanità. Da qui discende la soluzione
di ogni male apparente della vita umana, di ogni ineguaglianza intellettuale,
morale e sociale. L'uomo sa così da dove viene, dove va, per
quale scopo è incarnato sulla Terra e perché soffre.
|
|
Le idee e le aspirazioni vengono spiegate
con le conoscenze acquisite nelle vite precedenti, il progresso
morale e scientificodei popoli viene spiegato con l'opera
nei secoli delle persone che progrediscono nell'animo secondo
i grandi principi di fraternità, uguaglianza, libertà
e solidarietà universale.
Lo Spiritismo colpisce direttamente la religione tradizionale;
infatti, la reincarnazione, essendo la prova del miglioramento
attraverso le vite dell'anima, distrugge radicalmente il dogma
dell'inferno e delle pene eterne, incompatibile con questo
processo. Con questo dogma cadono le pene tipiche di chi si
pone contro di essi: scomunica, eresia... Si diceva "Nessuna
salvezza fuori dalla Chiesa", e ciò comportava
lutti e guerre contro chi invece fuori dalla Chiesa ci stava,
per scelta o per necessità. Lo Spiritismo dice soltanto
"Niente salvezza fuori dalla Carità": tutti
gli uomini sono uguali davanti a Dio, tolleranza, libertà
di coscienza, mutua benevolenza sono gli unici dogmi. Al posto
della fede cieca che annulla la libertà di pensiero,
lo Spiritismo dice che alla fede necessita una base e questa
base è l'intelligenza; non basta vedere, bisogna soprattutto
capire. La fede cieca crea infelicità e incredulità,
perché pretende di far rinunciare a una delle più
preziose facoltà umane: il ragionamento e il libero
arbitrio.
Il corpo di
Allan Kardec riposa a Parigi al cimitero di Père-Lachaise
sotto una specie di dolmen. Sotto il suo busto una frase in
francese recita questo testo: Ogni effetto
ha una causa, / Ogni effetto intelligente ha una causa intelligente/
La Potenza della causa / è in ragione della grandezza dell'effetto.
Lorena Bianchi
|
| (Sopra)
La tomba di Kardec a Parigi, coperta di fiori che gli spiritisti
da tutto il mondo depositano in segno di rispetto e affetto.
Il dolmen sovrastante è dovuto al fatto che in una vita precedente
Kardec visse come druido proprio in Gallia. |
 |
|
|
|