Allan Kardec, 150 anni dal "Libro degli Spiriti"
Il 18 aprile 1857 uscì una pubblicazione che avrebbe rivoluzionato la percezione dell'Aldilà
L'aprile 2007 è celebrato in Brasile con convegni e feste nazionali per due validissimi motivi: i cinque anni della morte di Chico Xavier e i centocinquanta dalla prima edizione del "Libro degli Spiriti". Sì, perché questo testo fu pubblicato a Parigi nel 1857 da Allan Kardec e da allora, assieme al movimento che prese il nome di Spiritismo, è divenuto sinonimo di una volontà di andare oltre il mondo visibile e penetrare i segreti più intimi della Natura. In Brasile lo Spiritismo è praticamente una religione a sé, parallela a quella cristiana con la quale non è in contrasto, se non per il convincimento sulla reincarnazione. Non si può capire, per un occidentale materialista, questa sorta di animismo che si sposa alla perfezione con una fede e un amore universale che sono pura gioia, nonostante miserie e povertà della nazione brasiliana. Ma in realtà lo Spiritismo non è assolutamente una religione: è semmai una scienza rigorosa che fa dello studio e della disciplina sperimentale scientifica i suoi cardini. Allan Kardec è l'uomo che per primo studiò e codificò i confini di questo sapere, secondo uno schema logico tipico dei più grandi scienziati.
Kardec si chiamava, in realtà, Hippolyte Lèon Denizard Rivail ed era nato a Lione nel 1804 da famiglia di avvocati e notai. Dopo i primi studi a Bourg, il giovane Rivail capiva che non gli sarebbe interessata la dogmatica professione giuridica: per tale motivo i genitori lo mandano a studiare nella scuola assai celebre del pedagogista Jean Henry Pestalozzi a Yverdon, sul lago di Neuchatel, in Svizzera. Nell'istituto si seguivano i principi naturalistici del grande filosofo Jean Jacques Rousseau e qui Rivail si trovò a meraviglia. La sua strada era segnata: dopo il diploma e la specializzazione in lingue e pedagogia, quello che sarebbe divenuto il padre dello Spiritismo fondò a Parigi una scuola ispirata agli insegnamenti di Pestalozzi.
(A sinistra) Allan Kardec non è solo il fondatore dello Spiritismo: è il fautore di una forma mentis nuova, in cui meticolosità, disciplina e prudenza si mescolano per trovare risposte agli eterni quesiti della vita umana. Non una religione ma una scienza, una filosofia morale che ha nella Carità il solo, fondamentale precetto.
Nel 1831 pubblicò i suoi primi studi sul tema educativo e formativo, che furono assai apprezzati dai notabili dell'epoca e che gli valsero numerosi riconoscimenti.
Le idee di Rivail erano quelle di un libero pensatore, progressista e illuminato: questa sua formazione mentale fu di fondamentale importanza quando, nel 1848, fu incuriosito e attratto da strani fenomeni di "fantasmi" che nessuno risciva a spiegare. Da qui iniziò a studiare lo Spiritismo, anche se iniziò a dedicarsi a tempo pieno alla nuova scienza solo tra il 1854 ed il 1855.
Le prime esperienze medianiche dirette avvennero nel maggio 1855 nella casa parigina della signora Plainemaison. Rivail si accorse non solo dell'assoluta veridicità dei fenomeni, che volle controllare da buon scienziato scettico per natura, ma anche del contenuto logico dei messaggi che la medium riusciva a portare nella nostra realtà. Con prudenza e metodo, decise di partecipare alle sedute e notò con stupore che con lui presente gli spiriti evocati si mettevano a conversare di argomenti assai intellettuali e filosofici, al punto da far nascere in Rivail l'idea che vi fosse una dottrina morale estremamente profonda alla base di quanto accadeva sotto i suoi occhi. Iniziò a comprendere che la sua presenza era necessaria, quasi indispensabile per un progetto che gli spiriti più elevati in seguito gli rivelarono: la necessità di contribuire alla diffusione di insegnamenti che non solo avrebbero portato alla comprensione delle leggi che presiedono ai fenomeni spiritisti, ma anche che avrebbero innescato un processo di evoluzione spirituale. Ovvero, lo studio meticoloso di Rivail sarebbe stato in grado di far crescere spiritualmente l'Umanità. Così si convinse dell'importanza del compito affidatogli: adottato lo pseudonimo di Allan Kardec per distinguerlo dal vecchio ambito professionale, raccolse tutto il materiale necessario alla stesura di una nuova filosofia scientifica ultraterrena e dopo mesi di lavoro, accompagnato dalla moglie Amélie Gabrielle Boudet, finalmente vide la luce il "Libro degli Spiriti". Era il 18 aprile 1857.
(A lato) Un dagherrotipo di Hippolyte Lèon Denizard Rivail, che cambiò nome in Allan Kardec quando decise di dedicarsi a tempo pieno alla nuova disciplina. (All'estrema destra) Un'edizione moderna del "Libro degli Spiriti", stampato ininterrottamente da 150 anni. Oltre a questo, Kardec pubblicò altri quattro titoli.
Il testo conteneva 501 quesiti, stampati su doppia colonna, una per le domande, l'altra per le risposte degli spiriti. Un anno dopo fondò la "Società parigina per gli Studi spiritisti" e la Rivista Spiritista. Iniziò così un sistema di divulgazione dei messaggi nei diversi paesi, viaggiando e tenendo conferenze per stimolare la formazione di nuovi centri e per completare la sua missione di codificatore. Pubblicò altri quattro libri, che con il Libro degli Spiriti formano il cosiddetto "Pentateuco Kardequiano": Libro dei Medium (1861); Il Vangelo secondo lo Spiritismo (1864); Il Cielo e l'Inferno (1865); La Genesi (1868). Pochi mesi dopo, Kardec si disincarnò (come dicono gli spiritisti): il 31 marzo 1869, nel pieno dell'attività, non ancora 65enne, morì per un aneurisma cerebrale.
Tuttavia non si può comprendere appieno l'impatto che Kardec ebbe con i suoi studi sul mondo ottocentesco impregnato di Romanticismo. Le manifestazioni medianiche erano più che altro oggetto di una moda esoterica e di un gusto un po' macabro, ma non l'oggetto di seri studi. Il Libro degli Spiriti fece considerare l'argomento in maniera assai diversa ed ebbe un successo senza precedenti. La chiarezza espositiva tipica dello stile di Kardec era alla portata di tutti: i nuovi insegnamenti non si basavano su dogmi ma su fatti scientifici che dal di dentro distruggono il materialismo. Le prove tangibili dell'anima e della vita futura portarono alla distruzione delle idee materialiste, la reincarnazione diventò uno degli attributi essenziali dell'umanità. Da qui discende la soluzione di ogni male apparente della vita umana, di ogni ineguaglianza intellettuale, morale e sociale. L'uomo sa così da dove viene, dove va, per quale scopo è incarnato sulla Terra e perché soffre.
Le idee e le aspirazioni vengono spiegate con le conoscenze acquisite nelle vite precedenti, il progresso morale e scientificodei popoli viene spiegato con l'opera nei secoli delle persone che progrediscono nell'animo secondo i grandi principi di fraternità, uguaglianza, libertà e solidarietà universale.
Lo Spiritismo colpisce direttamente la religione tradizionale; infatti, la reincarnazione, essendo la prova del miglioramento attraverso le vite dell'anima, distrugge radicalmente il dogma dell'inferno e delle pene eterne, incompatibile con questo processo. Con questo dogma cadono le pene tipiche di chi si pone contro di essi: scomunica, eresia... Si diceva "Nessuna salvezza fuori dalla Chiesa", e ciò comportava lutti e guerre contro chi invece fuori dalla Chiesa ci stava, per scelta o per necessità. Lo Spiritismo dice soltanto "Niente salvezza fuori dalla Carità": tutti gli uomini sono uguali davanti a Dio, tolleranza, libertà di coscienza, mutua benevolenza sono gli unici dogmi. Al posto della fede cieca che annulla la libertà di pensiero, lo Spiritismo dice che alla fede necessita una base e questa base è l'intelligenza; non basta vedere, bisogna soprattutto capire. La fede cieca crea infelicità e incredulità, perché pretende di far rinunciare a una delle più preziose facoltà umane: il ragionamento e il libero arbitrio.

Il corpo di Allan Kardec riposa a Parigi al cimitero di Père-Lachaise sotto una specie di dolmen. Sotto il suo busto una frase in francese recita questo testo: Ogni effetto ha una causa, / Ogni effetto intelligente ha una causa intelligente/ La Potenza della causa / è in ragione della grandezza dell'effetto.

Lorena Bianchi

(Sopra) La tomba di Kardec a Parigi, coperta di fiori che gli spiritisti da tutto il mondo depositano in segno di rispetto e affetto. Il dolmen sovrastante è dovuto al fatto che in una vita precedente Kardec visse come druido proprio in Gallia.

 

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