 |
Nella
ricerca e nello studio delle antiche grotte megalitiche nel
mondo, sorprendono per bellezza e per dimensioni soprattutto
quelle che si estendono nel continente asiatico e che richiamano
alla mente ancora una volta il regno sotterraneo di Agharti.
Molti furono le città e i luoghi stanziati sulla Via
della Seta e in alcuni di questi si trovano straordinarie grotte
e lunghe gallerie scavate nella roccia. Diversi sono anche i
popoli che hanno interagito in quest'area tra l'antica Cina
e gli altri paesi limitrofi come la Mongolia, la Siberia, il
Kazakistan o il Turkmenistan; tra cui citiamo i Pazirik e i
Kushan delle steppe Russe, anch'essi appartenenti a una cultura
simile e caratterizzati da pelle e chiara statura alta. Ma la
cosa che più di tutte accomunava questa gente era l'abilità
nell'erigere massi megalitici e nello scavare gallerie nelle
montagne: una stirpe ancestrale altamente evoluta di cui ne
parlano ampiamente antichi documenti sia cinesi, indiani, tibetani
e altre culture ancora. E' molto probabile comunque che i loro
diretti discendenti ereditarono le conoscenze e le tecnologie
per compiere tali lavori, quindi oggi sappiamo tramite le testimonianze
degli antichi scritti che esistette un tempo una razza evoluta
considerata dagli antichi divina per le straordinarie conoscenze
e che diffuse nel mondo l'arte di creare colossali opere megalitiche. |
| (Sopra) Le grotte di Loyang,
nella provincia di Henan, in Cina: un complesso di caverne artificali
scavate nella roccia lungo le pareti del fiume Luo. Sito protetto
dall'Unesco, Loyang vanta 15mila statue di Budda presenti all'interno
delle migliaia di grotte che costellano la zona, molte delle
quali sono di dimensioni tali da rendere impossibile una lavorazione
con strumenti semplici |
Tra le antiche località della Cina che mostrano
le meraviglie artistiche e megalitiche ci sono Luoyang, Longmen, Dunhuang
o Yungang dove ancora oggi si possono ammirare le centinaia di grotte
scavate direttamente nella roccia delle montagne con tanto di enormi
sculture rappresentanti il Budda. Le Grotte
di Longmen sono scavate a centinaia su entrambi i lati del fiume Yi
in verticale sulle pareti rocciose, la vista nell'insieme è
spettacolare; un'enorme costone punteggiato di caverne simili a un
vespaio, mentre al centro di queste si erge maestosa e colossale una
statua del Budda interamente intagliata in un unico blocco di roccia.
Ciò che lascia impressionati è l'immensa mole di lavoro
che immaginiamo abbiano compiuto coloro che scolpirono tali opere,
sicuramente sono ancora una volta frutto di grandi conoscenze tecnologiche
ma soprattutto di grande evoluzione mentale.
 |
 |
|
| (Sopra, a sinistra) Le grotte di Longmen,
come quelle di Dunhuang (al centro) e Yungang (a destra), tutte
in Cina, mostrano le medesime caratteristiche e la medesima
lavorazione megalitica colossale. In quest'area vissero popolazioni
bianche di stirpe Cro-Magnon, come Tocari e i loro discendenti
Kushan. Furono questi a scolpire, con tecnologie dimenticate,
queste enormi opere nella roccia viva? Notare la similitudine
tra queste aperture e quelle utilizzate per scopi abitativi
da altre popolazioni Cro-Magnon come Liguri e Sicani. Altri
luoghi che presentano lo stesso aspetto sono le falesie dei
Tellem in Mali e le città degli Anasazi, in Arizona.
Tutte queste culture fecero parte di una civiltà globale
comune? |
Queste grotte sono state attribuite dagli archeologi
ai monaci buddisti, e una datazione che va dalla fine del quinto secolo
CE all'ottavo secolo, quando l'Imperatore Xianwen trasferì
la sua capitale a Loyang nel 493. In una delle caverne denominata
Wanfo sono presenti 15mila statue del Budda scolpite nei muri, mentre
in quella più grande ci sono invece statue enormi che che arrivano
fino fuori all'aperto. Guardando le grotte il colossale lavoro di
intaglio, sicuramente non può essere stato svolto con l'ausilio
di rudimentali strumenti in ferro usati con la sola forza delle braccia;
indubbiamente chi scolpì tali opere aveva conoscenze tecniche
ancora oggi a noi sconosciute. E' pur vero che le decorazioni presentano
figure e motivi buddisti, ma come detto sarebbe stato impossibile
eseguire lavori del genere a mano. Quello che è noto, è
che comunque oggi gli unici ad essere rimasti in possesso delle antiche
conoscenze scientifiche di quella magnifica civiltà evoluta
sono proprio i monaci buddisti. Sono innumerevoli gli antichi monasteri
e lamaserie ancora popolati dai monaci disseminati ovunque in tutta
l'Asia orientale persi in mezzo al nulla in cui sono state trovate
da alcuni esploratori e avventurieri di fine Ottocento e inizio Novecento,
testimonianze di stranissimi reperti antichi ma chiaramente di origini
tecnologiche e gelosamente custoditi.
Altre grotte meravigliose si trovano nella provincia di Shanxi non
lontano da Pechino, sono le caverne di Yungang considerate tra uno
dei più belli esempi di architettura nella roccia. Si tratta
di un complesso di 252 caverne tutte intagliate su una parete di roccia
per circa un chilometro e con più di 51mila statue del Budda
di ogni dimensioni. Anche qui la datazione dell'enorme complesso è
stata datata fra il 460 ed il 525, durante la dinastia Wei. Alcune
di queste sono più recenti di altre evidentemente più
antiche, anche perché le prime sono meglio conservate, ma come
abbiamo già accennato, lavori di tali proporzioni sarebbero
stati possibili solo grazie a conoscenze avanzate, e sicuramente i
monaci buddisti avendole ereditate e custodite nel tempo hanno più
tardi realizzato alcune di queste gallerie e magari ritoccato altre
più antiche.
Nella regione dello Uighur (l'odierno Xinkjang) invece, a Dunhuang
nella Cina occidentale dove passa la Via della Seta, si trovano le
celebri Grotte dei Mille Budda che similmente a tutte le altre sono
scavate su rupi rocciose, alle cui gallerie si accede tramite corridoi
che conducono in varie sale più ampie. Queste sono unite ad
altre grotte passando su una sorta di balaustra in modo da passare
da un tempio all'altro; all'interno si trovano alcune nicchie, mentre
sulle pareti sono dipinte meravigliose scene i cui personaggi rappresentati
in vesti di monaci buddisti ma con pelle bianca, capelli rossi e occhi
azzurri, che ricordano molto quelle popolazioni come i Tocari le cui
mummie furono rinvenute a migliaia sotto le sabbie del deserto del
Taklamakan tra le rovine dell'antica città di Loulan.
(Sopra) Le grotte di Yungang mostrano statue di Budda alte
decine di metri e decorazioni rupestri impossibili da scolpire
con le tecnologie medievali. Notare le orecchie enormi e l'acconciatura
a crocchia, tipiche delle raffigurazioni dei Tocari e dei
Kushan. Ma forse in realtà si tratta della deformazione
visiva dei crani dolicocefali tipici delle popolazioni di
etnia Cro-Magnon.
(Sotto, a sinistra) Altre due colossali statue del Budda
scavate in nicchie nella roccia a Yungang. Da sottolineare
l'incredibile precisione dell'opera, che non perdonava errori.
(A destra) Nelle caverne cinesi si ritrovano spesso dipinti
e affreschi sorprendenti, come questi siti nelle Grotte dei
Mille Budda a Dunhuang. Si tratta di uomini barbuti e pelosi,
con i capelli rossi e occhi azzurri, in abiti orientali. Si
tratta di raffigurazioni di Tocari e Kushan: da notare assolutamente
negli affreschi le orecchie lunghe di questo popolo, altra
caratteristica tipica.
|
Ancora una volta troviamo i riferimenti di razze bianche
che hanno abitato in oriente ed interagito con altre razze e che sono
presenti negli antichi manoscritti Cinesi, Indiani e Tibetani. Secondo
questi popoli furono loro ad addomesticare il cavallo, a creare la
ruota e il carro ma soprattutto è molto probabile che furono
loro a portare l'architettura rupestre e la lavorazione di megaliti,
o per meglio dire furono i diretti eredi di quelle conoscenze tramandate
poi anche ai monaci buddisti. Infatti proprio a Dunhuang si racconta
che le prime grotte non furono scavate dai Monaci, ma da qualcuno
che li precedette molti millenni prima; da tali grotte si accederebbe
ad una vasta rete di gallerie sotterranee estese sotto le vaste regioni
dell'Asia e che i primi tratti sarebbero stati fatti crollare proprio
dai monaci per nasconderne gli ingressi ed impedire che vengano saccheggiate
dai predatori. E' evidente che queste voci si riferiscono ad una civiltà
evoluta che insegnò alle diverse popolazioni del luogo, tra
cui anche agli stessi Tocari, ma anche in tutto il resto del mondo
conoscenze e l'arte o le evolute tecniche che consentivano di scavare
enormi gallerie ed erigere megaliti. In una delle grotte si può
notare una scena alquanto stupefacente: su un altare raffigurante
un Budda addormentato con alcuni fedeli alle sue spalle, appaiono
stranamente tra questi, genti la cui fisionomia è chiaramente
sia nei volti che nei costumi, degli Indiani d'America.
Cosa assai strana se si pensa alle distanze tra i due continenti e
che all'epoca si suppone che il continente americano era ancora sconosciuto,
ma oggi sappiamo per certo che non è così. Dopo le più
recenti scoperte siamo oggi in grado di dimostrare che questi popoli
erano a conoscenza del Nuovo Continente già millenni fa e che
alcune razze degli Indiani d'America sono di carnagione e capelli
chiari e presentano caratteri fisici simili ai Crô-Magnon. Ma
non solo, tra le altre similitudini che accomunavano i popoli bianchi
dell'Asia e i Nativi Americani c'erano oltre che i costumi, il cavallo,
anche i simboli come il Tridente diffuso tra gli Apache e la cultura
di Tiahuanaco in Bolivia ma anche in Perù sulle coste vicino
al deserto di Atacama, il celebre Candelabro infatti, rappresenta
un tridente ed è ben conosciuto dagli Apache; loro stessi affermano
che si tratta di un simbolo analogo al loro di un popolo affine vissuto
in Sudamerica. Gli Apache raccontano di gallerie sotterranee esistenti
nella loro terra e che arriverebbero fino a Tiahuanaco, è da
qui che i loro antenati fuggendo da altre tribù arrivarono
in Sudamerica. Oppure il cerchio diviso in quattro settori della cultura
degli indiani Hopi e simile a quello rinvenuto in una tomba nella
città di Khara Khoto sempre nello Xinkjang della Cina orientale,
risalente secondo l'archeologo russo Koslov che la scoprì a
18mila anni fa. Ma ciò che più di tutto avevano in comune
tutte queste culture megalitiche era il culto ancestrale della Dea
Madre, un culto antichissimo, vecchio di circa centomila anni!
Che queste culture lontane migliaia di chilometri avessero un origine
comune lo prova anche il fatto che molte tracce sono state riscontrate
in Oceano Pacifico, una su tutte è sull'Isola di Pasqua. La
prova sono non solo le testimonianze scritte e raccontate da storici
navigatori che approdarono sull'isola e che incontrarono con gran
sorpresa tra gli indigeni anche alcuni di carnagione bianca e capelli
rossi, ma gli stessi Moai sono la rappresentazione degli antenati
di queste genti dalla pelle bianca; antenati le cui avanzate tecnologie
gli permisero di scolpire le megalitiche statue e di scavare le colossali
gallerie sotto la stessa isola di Pasqua e in tutta l'Asia. I Moai
infatti raffigurano proprio la stessa razza, quelli che si credevano
fossero cappelli, sono in realtà la rappresentazione dei capelli
rossi sul corpo bianco di pietra chiara e con l'acconciatura a "crocchia"
simile a quella dei monaci buddisti delle grotte di Dunhuang e con
orecchie lunghe come le statue del Budda e degli uomini dipinti nelle
grotte. Costumi e acconciature simili si riscontrano anche tra i Maya;
da quello che si vede sui dipinti Maya infatti i costumi sono molto
simili a quelli dei Nativi del Nord America, mentre le acconciature
sono alte e con crani dolicocefali, cioè allungati. Secondo
alcuni studiosi quella che sembra l'acconciatura degli antichi monaci
bianchi buddisti delle grotte della Cina sarebbero invece protuberanze
ossee del cranio su cui è stata fatta l'acconciatura, così
come nei Moai e nei Maya. Ciò sarebbe la caratteristica fisica
comune di questi popoli discendenti dai Cro-Magnon oltre che la pelle
chiara e l'imponente statura.
| (Sopra, da sinistra) Due immagini: una testa
di principe Kushan (dal palazzo reale di Khalchayan, in Uzbekistan)
e una moneta che ritrae Vima Kadphises, imperatore Kushan vissuto
intorno al 100 CE. Vima Kadphises e il principe sovrastante
mostrano caratteri tipici Cro-Magnon: cranio allungato dolicocefalo,
grandi orecchie, forte pelosità. Notare la fascia che
cinge i capelli e che sottolinea il cranio allungato. Questa
particolarità trova riscontro in molti altri luoghi caratterizzati
da strutture megalitiche, come all'Isola di Pasqua (a lato).
I Moai mostrano un copricapo rosso che in realtà riproduce
i capelli ramati dei Cro-Magnon, la crocchia e le orecchie lunghe
che abbiamo già visto sui Budda di Yungang. Non a caso
(al centro) le antiche stampe della fine del '700 mostrano gli
indigeni autentici che vivevano su Pasqua con una statura alta,di
pelle bianca e acconciatura a crocchia. Altre similitudini clamorose
si rinvengono presso i Maya, come in questa raffigurazione del
re Scudo-Giaguaro che di profilo presenta una forte dolicocefalia
e anche la crocchia a pennacchio in testa. (A destra) Tutti
questi elementi sono tipici dei popoli di stirpe Cro-Magnon,
come i Vedda dello Sri-Lanka, ultimi discendenti puri di questi
misteriosi abitatori del mondo. |
Ma se
alcune delle grotte asiatiche furono scavate da una stirpe antica
di migliaia di anni che ereditò le tecniche da una stirpe
ancestrale ,come è possibile che alcuni dei personaggi
dipinti nelle grotte vestissero già gli abiti di monaci
buddisti prima ancora dell'avvento del Buddismo? La risposta
la possiamo trovare forse in Afganistan nelle grotte dei Budda
di Bamiyan e tra l'odierna e sfortunata popolazione degli Hazara.
La stirpe
degli Hazara, una comunità confinata sui monti della regione
afgana dell'Hazarajat nella località di Bamiyan, è caratterizzata
da pelle e occhi chiari, alcuni dei quali si fusero con i
Mongoli di Gengis Khan. In questa regione guarda caso si trovano
costellate sulle alte pereti rocciose centinaia di grotte
insieme a quelli che una volta erano gli immensi Budda scolpiti
in enormi nicchie intagliate nella montagna e che contenevano
le stesse statue. Le caverne solitamente fatte risalire dagli
archeologi a circa 1500 anni fa sono invece chiaramente più
antiche e scavate senza altro da un popolo di una stirpe analoga
a quelle del Taklamakan e dello Xinkjang che scavarono le
gallerie asiatiche, forse gli stessi che hanno dato origine
ai primi abitanti nella valle di Bamiyan situata anch'essa
sul percorso della Via della Seta. Secondo alcuni ricercatori
di fama come Peter Kolosimo le statue non sarebbero la rappresentazione
del Budda, ma bensì di Giganti. Secondo lo studioso questo
popolo in possesso delle tecnologie ereditate da una civiltà
evoluta e di statura molto alta, scolpì le statue a loro onore
e immagine come ricordo di quelli che consideravano Dei e
giganti. Probabilmente la statura dei misteriosi "Dei" era
ben imponente, di un'altezza che andava da un minimo di 1,80-90
o due metri fino ad un massimo di circa 3,50 m o anche più,
fino a raggiungere i 4 m, analogamente ai Crô-Magnon: ma questi
venivano considerati tali oltre che per la statura anche per
le grandi conoscenze. Sempre secondo Kolosimo successivamente
i monaci buddisti rimodellarono le statue donando loro le
fattezze del Budda; la riflessione del ricercatore infatti,
si basava anche dal mantello della statua, cosa che non faceva
parte dell' abito monacale buddista. Ma secondo la nostra
idea è probabile che i primi costumi della razza "gigante"
primigenia fossero proprio questi, così come i discendenti
Kushan che invasero l'India e la Cina nord-occidentale, e
ripresi più tardi anche dalla cultura buddista, ciò spiegherebbe
il fatto che le antiche popolazioni di pelle chiara raffigurate
nelle grotte vissute prima del Budda vestissero già gli abiti
monacali, e gli Hazara odierni sarebbero tra i discendenti
di quelle genti.
|
|
| (Sopra) Il più
grande dei Budda di Bamiyan, in Afghanistan, distrutti dai Talebani
nel 2000: rappresenterebbe un'antichissima razza evoluta di
uomini giganti. Nella scultura colossale si vede chiaramente
la presenza di un mantello, che il Budda non portava. I monaci
buddisti avrebbero rimodellato la statua con le sue fattezze. |
Comunque anche se distanti migliaia di chilometri è
indubbio la similitudine dei luoghi dove sono presenti questi tipi
di architettura megalitica e rupestre oltre che alle fattezze dei
vari popoli che hanno abitato questi luoghi. Di certo tutto ciò
si può far risalire ad una misteriosa razza o cultura ancestrale
altamente evoluta di stirpe prima Neanderthal e poi Crô-Magnon,
che diedero origine ad un lignaggio che si diffuse in varie parti
del mondo, ancora oggi accomunato da similitudini architettoniche,
tra cui anche le piramidi.
Antonella Verdolino
| (Sopra a sinistra) Ciò che resta
di Bamiyan, in Afghanistan, dopo la distruzione dei Budda Giganti,
con le migliaia di grotte intagliate nella montagna identiche
a quelle della Cina. (Al centro) La celebre foto di Fiza, una
bambina afghana della stirpe Hazara, che vive nella zona di
Bamiyan. Fiza è di pelle bianchissima e di lineamenti
tipicamente europei, come i suoi occhi verdi. (© National
Geographic Magazine - foto di Steve McCurry). (A destra) L'etnia
Hazara, di origini Tocarie, si mischiò con popolazioni
mongole durante l'invasione di Gengis Khan nel '200, ma molte
peculiarità indoeuropee emergono ancor oggi, come ci
mostrano questo papà dalla barba rossa e il suo figlioletto
dai capelli biondissimi. |
|