Giovanna d'Arco, la prima donna moderna
Nel 1429 una ragazza di diciassette anni, ispirata da tre santi, si pose a capo dell'esercito francese e mutò le sorti della Guerra dei Cent'Anni: chi era veramente la temibile Pulzella d'Orléans? E perché fu bruciata sul rogo?
Jeannette Darc nacque intorno al 1412 nel villaggio di Domrémy, non lontano da Vacouleurs, sulla riva sinistra della Mosa, in una Francia messa a ferro e fuoco da una guerra, quella dei Cent'Anni (ma durata un po' di più, dal 1337 al 1453, quindi per 116 anni), che non ha eguali come estensione in tutta la storia dell'umanità. Un conflitto costellato di sconfitte per i Francesi, battuti in modo decisivo a Crécy nel 1346 e ad Agincourt nel 1415 dagli Inglesi e dai loro alleati Borgognoni. Una guerra che aveva spezzato il paese in due, con una serie di territori alleati con i nemici e un'altra parte fedele al Delfino di Francia, in una specie di guerra civile che ridusse lo spirito dei transalpini a un fantasma della gloria che ebbero con Carlo Magno. In questo ambiente assolutamente tragico dal nulla spuntò una ragazzina, appunto Jeannette Darc detta "la Pucelle", la Pulzella, che nel 1428, su consiglio di strane "voci" che ella dichiarava appartenenti a quelle di tre santi, decise di partire per compiere la missione di riappacificare il suo stato. Una storia assolutamente incredibile e densa di enigmi, a carattere occultistico, sociologico ma anche politico e militare. Come è stato possibile che una ragazza analfabeta e di umili origini, abbia condotto una nazione pressoché in rovina, senza nemmeno un re nominato ma solo con un Delfino reggente, a risollevarsi da un punto di vista politico e militare? Erano reali le "voci" che sentiva nella sua testa, appartenenti a San Michele (santo dei Franchi), a Santa Caterina (santa della politica) e a Santa Margherita (la santa della castità e quindi del sacrificio, del martirio per un ideale)? Pur nella modernità dei suoi costumi (Giovanna dormiva con i soldati senza darsi troppi problemi di molestie, proprio perché si considerava una di loro), la si può considerare una strega, come fecero gli inglesi che la processarono per eresia?
In realtà quella di Giovanna, che nel 1920 non a caso fu canonizzata come santa, è una figura straordinariamente moderna, consapevole del suo ruolo e anche delle sue ampie possibilità, sebbene legata a doppio filo con il mondo medievale e di esso probabilmente estremo prodotto. Ella fu una semplice contadina fino all'estate del 1425, quando iniziò a sentire delle voci e ad avere delle visioni di santi e di Gesù. Dopo lunghi periodi di meditazione ed estasi, dapprima convinse i suoi familiari e i concittadini della sua fede; quindi corse in aiuto del re Carlo VII per liberare la Francia dall'occupazione inglese. Da Domremy andò presso la corte reale a Chinon, vicino a Tours, dove rivelò ai serventi del re il suo intento. Non fu creduta, fu imprigionata nella torre del castello che un tempo fu templare e qui ebbe nuove, esoteriche visioni. Alla fine Carlo VII le concesse un incontro: la Pulzella avanzò in mezzo alla corte ma invece di inchinarsi al Delfino seduto sul trono andò in mezzo ai nobili e si inginocchiò davanti al vero re, che era ricorso al trucco di un sosia. Il fatto destò scalpore, come aveva fatto Giovanna a non farsi trarre in inganno? Credendo all'investitura divina della ragazza, Carlo la inviò a Poitiers per essere esaminata da un collegio di vescovi che stabilisse la veridicità della sua fede. Superato anche questo esame, Giovanna fu messa a comando di un piccolo battaglione di fanti, a cui alcuni nobili, tra cui Renato d'Angiò, aggiunsero migliaia di Highlanders scozzesi. Ella chiese di vestire da cavaliere, con la cotta di maglia, l'elmo e le protezioni metalliche a braccia e gambe; sebbene rifiutasse la spada, decise di impugnare un vessillo bianco con le raffigurazioni dei tre santi con cui era in contatto. Alla prima battaglia, l'8 Maggio 1429, nonostante fosse ferita da una freccia al petto, vinse gli Inglesi a Orléans e il 18 Giugno li sconfisse nuovamente a Patay.
(Sopra, da sinistra) La Pulzella ritratta a 14 anni, quando pastorella udì le voci di San Michele, Santa Margherita e Santa Caterina. In pochissimi anni la ragazza fu edotta in materie aliene a una donna medievale, al punto da divenire un cavaliere con destriero e armatura. Il suo vessillo raffigurava i tre santi, la spada era quella originale di Carlo Magno, che portava senza usarla; ma l'archetipo di Giovanna è appunto San Michele, per molti in realtà di sesso femminile, Michela, una donna guerriera associabile alla Dea egizia Sekhmet, oppure in un ambito celtico alla Dea Belisama, che abbiamo già analizzato in un altro articolo.
Accanto al supporto incondizionato di alcuni fedelissimi, Giovanna divenne beniamina di alcuni loschi personaggi, tra cui Gilles de Rais, eroe di Patay e nominato Maresciallo di Francia per l'audacia dimostrata. Rais divenne alcuni anni dopo un vero e proprio pedofilo, un serial killer ante litteram, mostro di ferocia che praticava riti satanici, violentando, torturando e uccidendo e cannibalizzando tra i 140 e i 200 bambini durante le sue messe nere, al punto che, caso più unico che raro, fu impiccato e bruciato dall'Inquisizione. Circondato dalla inesistente moralità di questo e di altri personaggi, il 17 Luglio 1429 Carlo VII fu incoronato solennemente Re di Francia. Ma la situazione non meritava festeggiamenti: fallita la liberazione di Parigi, Giovanna fu nuovamente ferita, questa volta al fianco. Dopo l'inverno ripresero i combattimenti e durante la difesa della città di Compiègne il 24 Maggio 1430 la Pulzella fu catturata dai soldati del Duca di Borgogna. Il re Carlo VII non fece nulla per salvarla, non cercò nemmeno di intavolare delle trattative. L'unità dei nobili francesi crollò, la casata di Angiò si separò dai Valois, politicamente la Francia tornò a dividersi. Nel frattempo i Borgognoni vendettero la Pulzella agli inglesi che la sottoposero al giudizio degli inquisitori del principale accusatore, il Vescovo di Beauvais, Pierre Cauchon. Accusata di eresia e Stregoneria, con 72 capi d'accusa, Giovanna fu interrogata e torturata a Rouen per due mesi nel 1431: fu incolpata di riferire direttamente a Dio mediante le sue "voci", di rifiutare la gerarchia ecclesiastica, di essersi vestita di abiti maschili contro la legge divina, di aver evocato i demoni, di essere una blasfema contro Dio e i santi. Costretta ad abiurare con un sotterfugio benché continuasse a propugnare la sua fede in San Michele, Santa Caterina e Santa Margherita, la ragazza dimostrò una forza d'animo e un carattere estremamente decisi, quando
durante l'ultima udienza, che l'avrebbe condannata a una pena detentiva, decise di comparire davanti agli inquisitori in abiti da cavaliere. In pratica la donna decideva scientemente di sfidare il suo ruolo di essere sottomessa e inferiore al maschio, rivendicando una parità spirituale definibile, oggi, come proto-femminista. Comunque gli inquisitori, sconvolti dal gesto, la dichiararono relapsa, cioé che aveva ritrattato l'abiura.
(A sinistra) Giovanna d'Arco era una specie di proto-femminista, che andava al di là del ruolo di genere per divenire un essere umano completo, nel quale le doti interiori prevalevano sulla fisicità. Fu documentato storicamente che rimase sempre in prima linea accanto ai propri soldati e fu ferita due volte in due anni. (A destra) Per quanto umiliata, Giovanna dimostrò sempre di possedere una grandissima fede, che non perse nemmeno durante il rogo.
Giovanna venne bruciata sul rogo il 30 Maggio 1431 e durante la sua esecuzione fu richiesto che le fiamme fossero basse, per farla agonizzare con dolori atroci, allo scopo di far vedere al popolo, come dissero i carnefici, "tutti i segreti che possono essere in una donna". Alla fine del rogo, il boia raccolse le ceneri di Giovanna e le gettò nella Senna... Una fine tremenda, tipica di una strega. E pensare che Giovanna mentre bruciava a fuoco lento chiese che le fosse mostrato il Crocifisso, in segno di una fede ortodossa che non diede mai prova di perdere! Da questa breve cronaca è evidente come il potere temporale, inglese ma sotto sotto anche francese, fosse atterrito da questa ragazzina. Fu obbligato giuridicamente a ricorrere alle accuse di Stregoneria per costringere anche psicologicamente Giovanna alla resa. La cosa non funzionò perché nel popolo francese la Pulzella aveva ormai fatto breccia, infondendo quella speranza di indipendenza e di ritorno agli antichi fasti. Certamente dal XIV secolo la Francia e in generale l'Europa intera furono inondate dai messaggi di amore per la patria e di speranza di numerose "donne di pace", come Santa Caterina da Siena o Brigitta di Svezia. Nello stesso territorio francese erano molte le "profetesse" che preannunciavano un futuro di indipendenza e di gloria per il proprio paese segnato dalla guerra dei Cent'anni, come la "Vedova di Rabastens", che fece parlare di sé nel sud-ovest, o Jeanne-Marie de Maillé in Turenna . Una certa storiografia anzi considera in modo spregiativo Giovanna, paragonata ad una fanatica integralista cristiana, con una indubbia vena di pazzia. Tuttavia il segno però della debolezza delle istituzioni di fronte alla Pulzella d'Orléans, il loro timore nei suoi confronti, consente di affermare che con Giovanna la società medievale di origine nobiliare, feudale, economicamente chiusa nelle campagne, fu pericolosamente messa a confronto con una figura rivoluzionaria, forse in anticipo sui tempi, sicuramente controcorrente, capace di minarne le fondamenta a livello aristocratico. Furono il Re e i nobili a tradirla, a non pagare il suo riscatto ai Borgognoni. Negare questo fatto significa dimenticare quanto è stata capace di realizzare in pochi anni questa ragazzina, praticamente da sola. Lo spirito di indipendenza, religiosa e mentale, prima ancora che militare, può essere la chiave di lettura dei successi di Giovanna. E' evidente che la composizione degli eserciti era costituita per la maggior parte di uomini di origine umile, legati ad una visione semplice e in un certo modo "pura" della vita e della religione. I nobili al contrario erano molto più legati al Cristianesimo propagandato da un clero spesso simoniaco e nepotista, in cui non c'era spazio per una prospettiva religiosa così personale. Tutto questo ci fa pensare a un'educazione occulta di Giovanna, un'educazione di derivazione templare che poteva aver avuto origine da un personaggio che abbiamo citato poco sopra, che ha numerosi punti di contatto con i misteri che nel corso dei nostri viaggi abbiamo trovato: Renato d'Angiò.
In qualche modo, quest'uomo intreccia la sua vita con quella della Pulzella e ci pare che in qualche modo la diriga, sebbene sia di soli tre anni più vecchio della ragazza. Un giovane nobile di stirpe reale, di quel Sangue Reale di derivazione merovingia che nel Medioevo si riteneva discendesse direttamente da Gesù Cristo e dalla sua sposa Maddalena. Se queste storie probabilmente sono false o quantomeno sono una metafora della realtà, vero è che Renato d'Angiò fu conte di Provenza, conte di Piemonte e duca di Bar, duca di Lorena, re di Napoli , re titolare di Gerusalemme, nonché re di Aragona (incluse Barcellona, Sicilia, Maiorca e Corsica). Si tratta di posizioni di assoluto rilievo, frutto della nascita di Renato da due famiglie di altissimo lignaggio, secondo alcuni di discendenza davidica: suo padre era Luigi II d'Angiò e sua madre Iolanda d'Aragona, entrambi discendenti di quel Goffredo di Buglione conquistatore di Gerusalemme nel 1099 che tanto rilievo ebbe nella creazione dei Templari. Renato fu un anticipatore del Rinascimento: amante delle arti e della Cultura, fu pittore e poeta, era un profondo conoscitore della letteratura arturiana e cavalleresca. Secondo i famigerati (e probabilmente falsi) Documenti del Piorato, descritti nel libro "Il Santo Graal", Renato fu anche Gran Maestro del Monastero di Sion dal 1418 fino alla morte, nel 1480; questo implicava essere a conoscenza dei più importanti segreti religiosi. Più realisticamente, il re di Napoli fu amante fin da bambino dei misteri mistici templari, sopravvissuti ai roghi, e dei riti pagani che i nobili realizzavano in gran segreto e crebbe con la possibilità di leggere testi proibiti dall'Inquisizione come trattati cabalistici e manoscritti arabi che traducevano le conoscenze degli antichi, Egizi, Babilonesi e Greci. Nel 1429 Renato d'Angiò, appena ventenne, si unì all'esercito francese e seguì immediatamente la parola di Giovanna d'Arco, difendendola, forse unico tra i nobili, dagli attacchi e dai sospetti. Curioso il fatto che Renato fosse in teoria il signore feudale di Giovanna; curioso è il fatto che un re di Gerusalemme, erede spirituale dei Templari, si sottomettesse ai voleri di una donna guerriera. Il frutto di tale collaborazione si vide a Orléans: Renato d'Angiò portò in dono a Giovanna un esercito di settemila cavalieri scozzesi, vassalli del Conte di Saint Clair (una famiglia a cui è legato un luogo estremamente misterioso come la Cappella di Rosslyn), che nominarono Giovanna loro "Warlord", Signore della Guerra! Perché tanta fiducia nella Pulzella? Perché Renato d'Angiò credette che lei fosse la sola guida di quell'esercito di Highlanders? Un uomo del suo calibro, della sua cultura personale e del suo carisma, amato e benvoluto dai sudditi e apprezzato anche dai nemici, non avrebbe avuto problemi nel farsi ubbidire da un simile esercito. E sicuramente la sua fama ne sarebbe aumentata! Per gran parte degli storici, anche rinascimentali, Giovanna rappresentò una sorta di "incidente di percorso". Non si menzionarono le innumerevoli caratteristiche femminili della santa per sottolineare gli aspetti mascolini, come i capelli corti e gli abiti da uomo abitualmente indossati. Anche recentemente, ci sono molti studiosi come Robert Charroux che sostengono un'origine androgina di Giovanna: sarebbe stata un'ermafrodita, un essere umano con genitali maschili e femminili. Ma Giovanna era di sesso femminile: nonostante la castità si mostrava come tale, non avendo mai nascosto la sua identità, e tale andrebbe considerata.
(Sopra) Renato d'Angiò fu un sovrano amatissimo, colto e precursore del mecenatismo rinascimentale. (Sotto) Giovanna fu canonizzata nel 1920.
Quindi il percorso d'idee realizzato da Renato d'Angiò è quello di coalizzare intorno a una figura di guerriera simile alla Sekhmet egizia delle forze leali alle famiglie più legate al trono di Gerusalemme perduto nel 1184. Quindi la Pulzella era davvero una donna straordinaria, addestrata ai misteri occulti dei Templari, dai quali aveva appreso le tattiche militari: tra l'altro, c'è un episodio della vita di Giovanna che la ricollega a Carlo Magno e ai suoi paladini. Si disse che la Pulzella, dopo una visione, avesse recuperato vicino a una chiesa la spada arrugginita dell'imperatore del Sacro Romano Impero e che la considerasse la sua arma personale. Il che la qualificava come l'incarnazione di Carlo e politicamente era un gesto analogo a quello che realizzò Re Artù quando estrasse la Spada nella Roccia... Fatto sta che dopo la morte di Giovanna, il sentimento nazionale francese rinacque, anche se a percepirne i frutti furono proprio coloro che in vita si accanirono contro l'eroina francese. La corte del re ne uscì in generale consolidata e alla popolazione non restò che venerare la Pulzella d'Orleans al pari di una santa. Entro vent'anni la guerra sarebbe finita. Nel 1456 si svolse il suo processo di riabilitazione, che annullò la sentenza di condanna del Vescovo di Beauvais e infine nel 1920 Giovanna fu dichiarata Santa da Benedetto XV.

Lorena Bianchi

(Sopra) Nel 1999 il cineasta francese Luc Besson girò un intenso e controverso film sulla Pulzella d'Orléans. Interprete principale e assoluta star, nonostante la presenza di molti divi di Hollywood, fu la modella Milla Jovovich, che incarnò alla perfezione la "follia" di Giovanna. (Sotto) Lo stemma nobiliare di Renato d'Angiò.
(Sopra, a sinistra) Ingrid Bergman fu una stupenda Giovanna d'Arco nell'omonimo film di Victor Fleming nel 1948, per molti il miglior film sulla guerriera francese di sempre. (Al centro) Un'arma misteriosa appartenuta a Giovanna è alla base del fumetto Witchblade, che ha molto successo negli Stati Uniti. Dal fumetto, che vede come protagonista l'italoamericana Sara Pezzini, è stato tratto un telefilm (a destra), interpretato da Yancy Butler. La serie però non ha riscontrato un grande favore del pubblico perché troppo complessa: lasciava intuire che alla base delle vittorie di Giovanna nelle battaglie ci fosse questo strumento tecnologicamente antico e che per questo fu processata come strega.

 

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