| Jeannette Darc nacque intorno al
1412 nel villaggio di Domrémy, non lontano da Vacouleurs,
sulla riva sinistra della Mosa, in una Francia messa a ferro
e fuoco da una guerra, quella dei Cent'Anni (ma durata un po'
di più, dal 1337 al 1453, quindi per 116 anni), che non
ha eguali come estensione in tutta la storia dell'umanità.
Un conflitto costellato di sconfitte per i Francesi, battuti
in modo decisivo a Crécy nel 1346 e ad Agincourt nel
1415 dagli Inglesi e dai loro alleati Borgognoni. Una guerra
che aveva spezzato il paese in due, con una serie di territori
alleati con i nemici e un'altra parte fedele al Delfino di Francia,
in una specie di guerra civile che ridusse lo spirito dei transalpini
a un fantasma della gloria che ebbero con Carlo Magno. In questo
ambiente assolutamente tragico dal nulla spuntò una ragazzina,
appunto Jeannette Darc detta "la Pucelle", la Pulzella,
che nel 1428, su consiglio di strane "voci" che ella
dichiarava appartenenti a quelle di tre santi, decise di partire
per compiere la missione di riappacificare il suo stato. Una
storia assolutamente incredibile e densa di enigmi, a carattere
occultistico, sociologico ma anche politico e militare. Come
è stato possibile che una ragazza analfabeta e di umili
origini, abbia condotto una nazione pressoché in rovina,
senza nemmeno un re nominato ma solo con un Delfino reggente,
a risollevarsi da un punto di vista politico e militare? Erano
reali le "voci" che sentiva nella sua testa, appartenenti
a San Michele (santo dei Franchi), a Santa Caterina (santa della
politica) e a Santa Margherita (la santa della castità
e quindi del sacrificio, del martirio per un ideale)? Pur nella
modernità dei suoi costumi (Giovanna dormiva con i soldati
senza darsi troppi problemi di molestie, proprio perché
si considerava una di loro), la si può considerare una
strega, come fecero gli inglesi che la processarono per eresia?
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In realtà quella di Giovanna, che nel 1920 non
a caso fu canonizzata come santa, è una figura straordinariamente
moderna, consapevole del suo ruolo e anche delle sue ampie possibilità,
sebbene legata a doppio filo con il mondo medievale e di esso probabilmente
estremo prodotto. Ella fu una semplice contadina fino all'estate del
1425, quando iniziò a sentire delle voci e ad avere delle visioni
di santi e di Gesù. Dopo lunghi periodi di meditazione ed estasi,
dapprima convinse i suoi familiari e i concittadini della sua fede;
quindi corse in aiuto del re Carlo VII per liberare la Francia dall'occupazione
inglese. Da Domremy andò presso la corte reale a Chinon, vicino
a Tours, dove rivelò ai serventi del re il suo intento. Non
fu creduta, fu imprigionata nella torre del castello che un tempo
fu templare e qui ebbe nuove, esoteriche visioni. Alla fine Carlo
VII le concesse un incontro: la Pulzella avanzò in mezzo alla
corte ma invece di inchinarsi al Delfino seduto sul trono andò
in mezzo ai nobili e si inginocchiò davanti al vero re, che
era ricorso al trucco di un sosia. Il fatto destò scalpore,
come aveva fatto Giovanna a non farsi trarre in inganno? Credendo
all'investitura divina della ragazza, Carlo la inviò a Poitiers
per essere esaminata da un collegio di vescovi che stabilisse la veridicità
della sua fede. Superato anche questo esame, Giovanna fu messa a comando
di un piccolo battaglione di fanti, a cui alcuni nobili, tra cui Renato
d'Angiò, aggiunsero migliaia di Highlanders scozzesi. Ella
chiese di vestire da cavaliere, con la cotta di maglia, l'elmo e le
protezioni metalliche a braccia e gambe; sebbene rifiutasse la spada,
decise di impugnare un vessillo bianco con le raffigurazioni dei tre
santi con cui era in contatto. Alla prima battaglia, l'8 Maggio 1429,
nonostante fosse ferita da una freccia al petto, vinse gli Inglesi
a Orléans e il 18 Giugno li sconfisse nuovamente a Patay.
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| (Sopra,
da sinistra) La Pulzella ritratta a 14 anni, quando pastorella
udì le voci di San Michele, Santa Margherita e Santa Caterina.
In pochissimi anni la ragazza fu edotta in materie aliene a
una donna medievale, al punto da divenire un cavaliere con destriero
e armatura. Il suo vessillo raffigurava i tre santi, la spada
era quella originale di Carlo Magno, che portava senza usarla;
ma l'archetipo di Giovanna è appunto San Michele, per molti
in realtà di sesso femminile, Michela, una donna guerriera associabile
alla Dea egizia Sekhmet, oppure in un ambito celtico alla Dea
Belisama, che abbiamo già analizzato
in un altro articolo. |
Accanto al supporto incondizionato di alcuni fedelissimi,
Giovanna divenne beniamina di alcuni loschi personaggi, tra cui Gilles
de Rais, eroe di Patay e nominato Maresciallo di Francia per l'audacia
dimostrata. Rais divenne alcuni anni dopo un vero e proprio pedofilo,
un serial killer ante litteram, mostro di ferocia che praticava riti
satanici, violentando, torturando e uccidendo e cannibalizzando tra
i 140 e i 200 bambini durante le sue messe nere, al punto che, caso
più unico che raro, fu impiccato e bruciato dall'Inquisizione.
Circondato dalla inesistente moralità di questo e di altri
personaggi, il 17 Luglio 1429 Carlo VII fu incoronato solennemente
Re di Francia. Ma la situazione non meritava festeggiamenti: fallita
la liberazione di Parigi, Giovanna fu nuovamente ferita, questa volta
al fianco. Dopo l'inverno ripresero i combattimenti e durante la difesa
della città di Compiègne il 24 Maggio 1430 la Pulzella
fu catturata dai soldati del Duca di Borgogna. Il re Carlo VII non
fece nulla per salvarla, non cercò nemmeno di intavolare delle
trattative. L'unità dei nobili francesi crollò, la casata
di Angiò si separò dai Valois, politicamente la Francia
tornò a dividersi. Nel frattempo i Borgognoni vendettero la
Pulzella agli inglesi che la sottoposero al giudizio degli inquisitori
del principale accusatore, il Vescovo di Beauvais, Pierre Cauchon.
Accusata di eresia e Stregoneria, con 72 capi d'accusa, Giovanna fu
interrogata e torturata a Rouen per due mesi nel 1431: fu incolpata
di riferire direttamente a Dio mediante le sue "voci", di
rifiutare la gerarchia ecclesiastica, di essersi vestita di abiti
maschili contro la legge divina, di aver evocato i demoni, di essere
una blasfema contro Dio e i santi. Costretta ad abiurare con un sotterfugio
benché continuasse a propugnare la sua fede in San Michele,
Santa Caterina e Santa Margherita, la ragazza dimostrò una
forza d'animo e un carattere estremamente decisi, quando
durante l'ultima udienza, che l'avrebbe condannata a una pena detentiva,
decise di comparire davanti agli inquisitori in abiti da cavaliere.
In pratica la donna decideva scientemente di sfidare il suo ruolo
di essere sottomessa e inferiore al maschio, rivendicando una parità
spirituale definibile, oggi, come proto-femminista. Comunque gli inquisitori,
sconvolti dal gesto, la dichiararono relapsa, cioé che aveva
ritrattato l'abiura.
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(A
sinistra) Giovanna d'Arco era una specie di proto-femminista,
che andava al di là del ruolo di genere per divenire un essere
umano completo, nel quale le doti interiori prevalevano sulla
fisicità. Fu documentato storicamente che rimase sempre in prima
linea accanto ai propri soldati e fu ferita due volte in due
anni. (A destra) Per quanto umiliata, Giovanna dimostrò sempre
di possedere una grandissima fede, che non perse nemmeno durante
il rogo. |
Giovanna venne bruciata sul rogo il 30 Maggio 1431
e durante la sua esecuzione fu richiesto che le fiamme fossero basse,
per farla agonizzare con dolori atroci, allo scopo di far vedere al
popolo, come dissero i carnefici, "tutti i segreti che possono
essere in una donna". Alla fine del rogo, il boia raccolse le
ceneri di Giovanna e le gettò nella Senna... Una fine tremenda,
tipica di una strega. E pensare che Giovanna mentre bruciava a fuoco
lento chiese che le fosse mostrato il Crocifisso, in segno di una
fede ortodossa che non diede mai prova di perdere!
Da questa breve cronaca è evidente come il potere temporale,
inglese ma sotto sotto anche francese, fosse atterrito da questa ragazzina.
Fu obbligato giuridicamente a ricorrere alle accuse di Stregoneria
per costringere anche psicologicamente Giovanna alla resa. La cosa
non funzionò perché nel popolo francese la Pulzella
aveva ormai fatto breccia, infondendo quella speranza di indipendenza
e di ritorno agli antichi fasti. Certamente dal XIV secolo la Francia
e in generale l'Europa intera furono inondate dai messaggi di amore
per la patria e di speranza di numerose "donne di pace",
come Santa Caterina da Siena o Brigitta di Svezia. Nello stesso territorio
francese erano molte le "profetesse" che preannunciavano
un futuro di indipendenza e di gloria per il proprio paese segnato
dalla guerra dei Cent'anni, come la "Vedova di Rabastens",
che fece parlare di sé nel sud-ovest, o Jeanne-Marie de Maillé
in Turenna . Una certa storiografia anzi considera in modo spregiativo
Giovanna, paragonata ad una fanatica integralista cristiana, con una
indubbia vena di pazzia. Tuttavia il segno però della debolezza
delle istituzioni di fronte alla Pulzella d'Orléans, il loro
timore nei suoi confronti, consente di affermare che con Giovanna
la società medievale di origine nobiliare, feudale, economicamente
chiusa nelle campagne, fu pericolosamente messa a confronto con una
figura rivoluzionaria, forse in anticipo sui tempi, sicuramente controcorrente,
capace di minarne le fondamenta a livello aristocratico. Furono il
Re e i nobili a tradirla, a non pagare il suo riscatto ai Borgognoni.
Negare questo fatto significa dimenticare quanto è stata capace
di realizzare in pochi anni questa ragazzina, praticamente da sola.
Lo spirito di indipendenza, religiosa e mentale, prima ancora che
militare, può essere la chiave di lettura dei successi di Giovanna.
E' evidente che la composizione degli eserciti era costituita per
la maggior parte di uomini di origine umile, legati ad una visione
semplice e in un certo modo "pura" della vita e della religione.
I nobili al contrario erano molto più legati al Cristianesimo
propagandato da un clero spesso simoniaco e nepotista, in cui non
c'era spazio per una prospettiva religiosa così personale.
Tutto questo ci fa pensare a un'educazione occulta di Giovanna, un'educazione
di derivazione templare che poteva aver avuto origine da un personaggio
che abbiamo citato poco sopra, che ha numerosi punti di contatto con
i misteri che nel corso dei nostri viaggi abbiamo trovato: Renato
d'Angiò.
| In
qualche modo, quest'uomo intreccia la sua vita con quella della
Pulzella e ci pare che in qualche modo la diriga, sebbene sia
di soli tre anni più vecchio della ragazza. Un giovane nobile
di stirpe reale, di quel Sangue Reale di derivazione merovingia
che nel Medioevo si riteneva discendesse direttamente da Gesù
Cristo e dalla sua sposa Maddalena. Se queste
storie probabilmente sono false o quantomeno sono una metafora
della realtà, vero è che Renato d'Angiò fu conte di Provenza,
conte di Piemonte e duca di Bar, duca di Lorena, re di Napoli
, re titolare di Gerusalemme, nonché re di Aragona (incluse
Barcellona, Sicilia, Maiorca e Corsica). Si tratta di posizioni
di assoluto rilievo, frutto della nascita di Renato da due famiglie
di altissimo lignaggio, secondo alcuni di discendenza davidica:
suo padre era Luigi II d'Angiò e sua madre Iolanda d'Aragona,
entrambi discendenti di quel Goffredo di Buglione conquistatore
di Gerusalemme nel 1099 che tanto rilievo ebbe nella creazione
dei Templari. Renato fu un anticipatore del Rinascimento: amante
delle arti e della Cultura, fu pittore e poeta, era un profondo
conoscitore della letteratura arturiana e cavalleresca.
Secondo i famigerati (e probabilmente falsi)
Documenti del Piorato, descritti nel libro "Il Santo Graal",
Renato fu anche Gran Maestro del Monastero di Sion dal 1418
fino alla morte, nel 1480; questo implicava essere a conoscenza
dei più importanti segreti religiosi. Più realisticamente, il
re di Napoli fu amante fin da bambino dei misteri mistici templari,
sopravvissuti ai roghi, e dei riti pagani che i nobili realizzavano
in gran segreto e crebbe con la possibilità di leggere testi
proibiti dall'Inquisizione come trattati cabalistici e manoscritti
arabi che traducevano le conoscenze degli antichi, Egizi, Babilonesi
e Greci. Nel 1429 Renato d'Angiò, appena ventenne, si unì all'esercito
francese e seguì immediatamente la parola di Giovanna d'Arco,
difendendola, forse unico tra i nobili, dagli attacchi e dai
sospetti. Curioso il fatto che Renato fosse in teoria il signore
feudale di Giovanna; curioso è il fatto che un re di Gerusalemme,
erede spirituale dei Templari, si sottomettesse ai voleri di
una donna guerriera. Il frutto di tale collaborazione si vide
a Orléans: Renato d'Angiò portò in dono a Giovanna un esercito
di settemila cavalieri scozzesi, vassalli del Conte di Saint
Clair (una famiglia a cui è legato un luogo estremamente misterioso
come la Cappella di Rosslyn), che nominarono Giovanna loro "Warlord",
Signore della Guerra! Perché tanta fiducia nella Pulzella? Perché
Renato d'Angiò credette che lei fosse la sola guida di quell'esercito
di Highlanders? Un uomo del suo calibro, della sua cultura personale
e del suo carisma, amato e benvoluto dai sudditi e apprezzato
anche dai nemici, non avrebbe avuto problemi nel farsi ubbidire
da un simile esercito. E sicuramente la sua fama ne sarebbe
aumentata! Per gran parte degli storici,
anche rinascimentali, Giovanna rappresentò una sorta di "incidente
di percorso". Non si menzionarono le innumerevoli caratteristiche
femminili della santa per sottolineare gli aspetti mascolini,
come i capelli corti e gli abiti da uomo abitualmente indossati.
Anche recentemente, ci sono molti studiosi come Robert Charroux
che sostengono un'origine androgina di Giovanna: sarebbe stata
un'ermafrodita, un essere umano con genitali maschili e femminili.
Ma Giovanna era di sesso femminile: nonostante la castità si
mostrava come tale, non avendo mai nascosto la sua identità,
e tale andrebbe considerata. |
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| (Sopra)
Renato d'Angiò fu un sovrano amatissimo, colto e precursore
del mecenatismo rinascimentale. (Sotto) Giovanna fu canonizzata
nel 1920. |
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Quindi il percorso d'idee realizzato da Renato d'Angiò
è quello di coalizzare intorno a una figura di guerriera simile
alla Sekhmet egizia delle forze leali alle famiglie più legate
al trono di Gerusalemme perduto nel 1184. Quindi la Pulzella era davvero
una donna straordinaria, addestrata ai misteri occulti dei Templari,
dai quali aveva appreso le tattiche militari: tra l'altro, c'è
un episodio della vita di Giovanna che la ricollega a Carlo Magno
e ai suoi paladini. Si disse che la Pulzella, dopo una visione, avesse
recuperato vicino a una chiesa la spada arrugginita dell'imperatore
del Sacro Romano Impero e che la considerasse la sua arma personale.
Il che la qualificava come l'incarnazione di Carlo e politicamente
era un gesto analogo a quello che realizzò Re Artù quando
estrasse la Spada nella Roccia... Fatto sta che dopo la morte di Giovanna,
il sentimento nazionale francese rinacque, anche se a percepirne i
frutti furono proprio coloro che in vita si accanirono contro l'eroina
francese. La corte del re ne uscì in generale consolidata e
alla popolazione non restò che venerare la Pulzella d'Orleans
al pari di una santa. Entro vent'anni la guerra sarebbe finita. Nel
1456 si svolse il suo processo di riabilitazione, che annullò
la sentenza di condanna del Vescovo di Beauvais e infine nel 1920
Giovanna fu dichiarata Santa da Benedetto XV.
Lorena Bianchi
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| (Sopra) Nel 1999 il cineasta francese
Luc Besson girò un intenso e controverso film sulla Pulzella
d'Orléans. Interprete principale e assoluta star, nonostante
la presenza di molti divi di Hollywood, fu la modella Milla
Jovovich, che incarnò alla perfezione la "follia"
di Giovanna. (Sotto) Lo stemma nobiliare di Renato d'Angiò. |
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| (Sopra,
a sinistra) Ingrid Bergman fu una stupenda Giovanna d'Arco nell'omonimo
film di Victor Fleming nel 1948, per molti il miglior film sulla
guerriera francese di sempre. (Al centro) Un'arma misteriosa
appartenuta a Giovanna è alla base del fumetto Witchblade, che
ha molto successo negli Stati Uniti. Dal fumetto, che vede come
protagonista l'italoamericana Sara Pezzini, è stato tratto un
telefilm (a destra), interpretato da Yancy Butler. La serie
però non ha riscontrato un grande favore del pubblico perché
troppo complessa: lasciava intuire che alla base delle vittorie
di Giovanna nelle battaglie ci fosse questo strumento tecnologicamente
antico e che per questo fu processata come strega. |
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