Curiosità

Il primo slogan pubblicitario della Storia - Ippopotami blu - Per qualcuno il capibara è un pesce! - Lenti ottiche in Egitto - L'Imperatore Gigante - Antichi maremoti apocalittici - I nove corpi sottili dell'Uomo - Le buffe teorie sul primo Neanderthal - Test di lettura - I Quarantadue Comandamenti di Maat - Xolotl, l'Anubi messicano - Astronauti Fantasma - La Nebulosa di Gum - Fata Morgana - Quante sono le Piramidi in Egitto? - L'Uomo-Falena - I sacrifici umani in Grecia e a Roma - Uno stranissimo cerchio nel grano - Meteoriti venusiani

 

Una formula magica popolare in una canzone moderna

Una straordinaria filastrocca popolare emiliana, un vero prontuario erboristico che in modo semplice ed efficace elenca le erbe da usare per i vari tipi di malanni, è presente in una stupenda canzone del gruppo pop-folk dei Fiamma Fumana. Pubblicata nell'album 1.0 di alcuni anni fa, la canzone in questione si intitola "Di Madre in Figlia" ed è un bellissimo inno alla maternità, alla Madre Terra, alle antiche tradizioni. E dopo il ritornello appare l'eccezionale filastrocca: "Al chersòn per la tòs e al ferdòr / al p'cun dulz per la ragaja / l'erba tàca s'at vin al fòg sècher / l'erba da tai per al frìdi / pésalèt per al mel ed stomegh / polmonaria s'te tiret mel al fièe / per la fèla erba fumarèina / st'è stòf al rusmarèin". Le erbe presenti sono in dialetto reggiano e abbiamo cercato la traduzione e le corrispondenze erboristiche. Il Cherson è il Nasturzio o Crescione, e viene indicato per la cura di tosse e raffreddore. L'Erba Taca è un seme conosciuto come Attaccamani, o Attaccavesti, scientificamente nota come "Galium Aparine" e facilmente reperibile nelle campagne: questa pianta infestante è un'eccezionale cura per la cistite, l'acne, la bocca infiammata e le scottature. E' un dimagrante naturale e un ottimo depurativo.
L'Erba da Tai, ovvero l'Agrimonia, è poi efficace realmente contro i mali generici da freddo, curando la tonsillite, la faringite, la diarrea e altre patologie. Il Pesalet, "piscialetto" o Tarassaco, è in effetti ideale come cura per lo stomaco, riducendo l'acidità e curando anche fegato e intestino. La Polmonaria cura invece i bronchi e le vie aeree, mentre la Fumaria ("erba fumareina") cura fegato e cistifellea. Se sei stanco, afferma la filastrocca, c'è poi il Rosmarino... Unica erba non identificata è il "P'cun Dulz", che sappiamo curare la raucedine e il mal di gola: a nostro avviso si tratta della Piantaggine, che è un ottimo antisettico del cavo orale. Si tratta come si vede di un eccellente elenco di piante a costo zero ma dalla grande importanza medica, ricordabili facilmente grazie alla rima e alla melodia della filastrocca. Un ennesimo segno della genialità dei nostri antenati.

Il primo slogan pubblicitario della Storia

La pubblicità è una presenza invadente e costante della civiltà moderna. Ma già duemila anni fa i cittadini dell'Impero Romano avevano a che fare con marchi e slogan pubblicitari che reclamizzavano prodotti alimentari. Il più antico esempio di spot in tal senso ce lo fornisce il poeta Marziale, il celebre epigrammista vissuto nel I Secolo CE. Per descrivere la bontà del formaggio della Lunigiana, scrisse questa frase: Caesus Etruscae signatus imagine Lunae praestabit pueris prandia mille tuis, che significa "Il formaggio firmato dal marchio della etrusca città di Luni farà mangiare i tuoi bambini mille volte".


Ippopotami blu

Sempre in tema di pubblicità, è singolare la somiglianza tra la Dea egizia del parto e dei bambini, Taueret, raffigurata in forma di ippopotamo azzurro, e la mascotte di una nota marca di pannolini. Il personaggio Pippo, divenuto famoso anche come pupazzo e testimonial dei pannolini Lines nel corso degli Anni '70 e '80, fu ideato dai creativi del tempo ispirandosi direttamente alla divinità egizia.
Questa traeva il suo simbolismo dal fatto che l'ippopotamo è l'unico mammifero terrestre che partorisce in acqua, avendo quindi un doppio legame con l'acqua e il femminino. Dea estremamente potente, come lo è del resto l'animale vero, Taueret veniva invocata per aiutare le donne durante il parto e per proteggere con la sua forza il nascituro durante i primi delicatissimi mesi di vita. Il colore azzurro e derivava dal fatto che le statuine di Taueret venivano ricavate dai lapislazzuli o dal turchese, pietre dal valore assai elevato e riferibile al colore della volta celeste, quindi in grado di attrarre energie benefiche e la benevolenza degli Dei. Comunque sia, è il segno della grande importanza che riveste ancor oggi, nell'inconscio collettivo, il simbolismo egiziano.

Per qualcuno il capibara è un pesce!

Il capibara (Hydrochoeris Hydrochaeris) è il roditore più grande del mondo: lungo 1,3 metri e pesante 65 kg, è un animale placido e tranquillo, che abita i fiumi e gli acquittrini del Sud America. Ma è curioso sapere che fu oggetto di una singolare decisione teologica della Chiesa cattolica. Quando i missionari cristiani videro per la prima volta i capibara nel Nuovo Mondo, si rivolsero al Vaticano in merito a quello strano topo gigante: trascorrendo nei fiumi gran parte del suo tempo ed essendo dotato di zampe palmate, i missionari chiesero ai loro vertici se avessero dovuto classificarlo come un pesce.
La questione aveva senso in quanto vigeva l'obbligo religioso che proibiva di mangiare carne, tranne quella di pesce, durante la Quaresima. In assenza di un sistema scientifico di classificazione e senza poter valutare l'animale se non dalle descrizioni sommarie dei missionari, un concilio decretò che il capibara era un esponente della fauna ittica, consentendone il consumo durante i mesi di penitenza. E poiché nel Cattolicesimo le decisioni di un concilio hanno efficacia vincolante per i fedeli, ancor oggi per tutti i Cristiani di questa corrente incredibilmente il capibara è un pesce!

Lenti ottiche in Egitto

L'Egitto è una terra fantastica, piena di miti favolosi e leggende cariche di simbolismo. Ma anche sotto il profilo tecnologico non aveva molto da invidiare al mondo attuale. Tra le capacità tecniche più impressionanti, c'era la molatura dei durissimi cristalli di quarzo impiegati nella rappresentazione degli occhi nelle statue. Una statua lignea in buone condizioni mostra ancor oggi la prefetta levigatezza dei cristalli di Quarzo Ialino, che rendevano alla perfezione la trasparenza translucida degli occhi umani. Una simile capacità rendeva possibile la realizzazione di lenti da vista, di microscopi e telescopi e fu forse questo il segreto della grande conoscenza dell'Astronomia da parte degli abitanti della Terra dei Faraoni. Una tecnologia dimenticata dall'Occidente per oltre 2500 anni e che fu riscoperta solo durante il Rinascimento.
(A lato) La statua del Faraone Auibra Hor, trovata a Dashur e risalente circa al 1340 BCE, mostra sulla testa il corpo astrale Ka: gli occhi sono lenti molate di durissimo quarzo, un vero e proprio Oopart perché dalla Scienza ufficiale non vengono attribuite agli Egizi simili conoscenze tecniche (che invece, evidentemente, avevano).

L'Imperatore Gigante

Gaio Giulio Vero Massimino, meglio noto come Massimino Trace, fu un imperatore romano che regnò dal 235 al 238 CE. Nativo della Tracia, fu il primo soldato barbaro ad essere nominato imperatore dalle sue truppe, dopo aver detronizzato Alessandro Severo. La sua vicenda non avrebbe niente di singolare, tranne il fatto che dopo di lui si succedettero ben sei imperatori in meno di un anno. Quel che colpisce di Massimino Trace è la sua altezza: alla sua morte lo scheletro misurava otto piedi e mezzo, pari a 2,59 metri. Si trattava di un vero colosso, che superava di oltre un metro i soldati contemporanei e descritto dagli storici come fortissimo nel fisico e robusto come un toro, capace di trainare da solo un carro, abbattere con un pugno un cavallo e spaccare massi a mani nude. Per alcuni studiosi era un discendente degli umani che vissero nelle epoche pleistoceniche caratterizzate dalla Megafauna, nei cui geni era dunque ricomparso il Dna dei Giganti presenti in tutte le mitologie. Per altri la sua statura è dovuta alla sua ascendenza alana: gli Alani erano un popolo alto e forte, di stirpe sarmata, che viveva nell'area del Mar Caspio. La loro parentela con gli Sciti e i Tocari rendeva possibili dimensioni fisiche con questi valori.

Antichi maremoti apocalittici

Il lago Tanganica è un bacino lungo e stretto che si estende nell'Africa centrale per circa 680 km in direzione nord-sud. Di origini tettoniche, ha una larghezza massima di 72 km e una profondità massima di 1436 m che lo rende il secondo lago al mondo per profondità dopo l'asiatico Bajkal. Ma la sua peculiarità è costituita dalla fauna: pur essendo il Tanganica un lago non salato, presenta caratteristiche tipiche delle specie marine. Com'è possibile trovare pesci di mare in un lago di acqua dolce? La prima teoria parlava di una passata connessione del Tanganica con l'Oceano Indiano, ipotesi però scartata in quanto indagini geologiche hanno escluso che il lago fosse direttamente collegato al mare. Il mistero è rimasto tale fino ad uno studio di Tony Wilson dell'Università di Zurigo, che ipotizza la presenza della fauna oceanica come conseguenza di un inimmaginabile maremoto avvenuto nell'Africa orientale tra Eocene ed Oligocene. Wilson e i suoi colleghi svizzeri hanno sequenziato il Dna di un'aringa del Tanganica e la storia dei geni di quel pesce indica la sua comparsa nel lago fra i 50 e i 25 milioni di anni fa, contemporaneamente a un'immensa massa d'acqua che avrebbe inondato gran parte dell'Africa orientale. Causa di questa inondazione non potrebbe che essere un maremoto globale, in grado di squassare l'intero pianeta. Ma cosa causò questo cataclisma?
Escludendo un impatto meteorico, impossibile da avvenire in quanto statisticamente troppo vicino alla presunta estinzione dei Dinosauri, potrebbe essere stato un terremoto di inimmaginabile potenza a colpire con uno tsunami l'Africa per migliaia di km al suo interno. Se è così, qual è la vera potenza tellurica del nostro pianeta?

I nove corpi sottili dell'Uomo

La Religione Egiziana era una vera scienza della trasformazione spirituale e descriveva nel dettaglio tutti i corpi spirituali che nelle sue concezioni appartengono all'Uomo. Per gli Egiziani questi elementi erano ben distinti, ognuno con le sue caratteristiche e proprietà, mentre il Cristianesimo generalizza questi concetti con il termine di Anima. In realtà, analizzandoli nel dettaglio ci si accorge come gli Egizi fossero assai vicini alle concezioni psicologiche moderne. Essi sono:

Ba: è la scintilla divina, l'Anima che appartiene a tutti gli esseri viventi e senza la quale il corpo muore. Il Ba è immortale, rappresenta il dio che è in noi e viene associato al concetto di Reincarnazione, presente nella religione egizia a dispetto delle considerazioni degli studiosi di Egittologia. Infatti il simbolo geroglifico del Ba era un uccello ad ali spiegate, identificato con un'oca o una cicogna, animali migratori e simbolo della trasmigrazione animica.

Ka: tradotto con il termine di "doppio" e raffigurato con il geroglifico di due braccia rivolte al cielo, è il Corpo Astrale, l'anima sensibile che percepisce il mondo: in Psicologia è la Personalità. Diviso in tre parti (Ka animale, intermedio e divino), è il potere che rende il Ba individuale, "personale". Anche il Ka non scompare con la morte fisica ma si può scindere nelle tre parti. Da ricordare che l'Uomo, per raggiungere la perfezione, doveva unire il suo Ka al suo Ba, cioè la sua essenza individuale alla scintilla divina.

Khat: questo termine, che significa "corruttibile", rappresenta il corpo fisico. Gli Egiziani lo onoravano fortemente, in quanto parte integrante (pur se transitoria) del divino umano.

Khabit: è l'Ombra, la parte oscura, il lato nascosto di sé. Psicologicamente rappresenta l'Inconscio. Per gli Egizi era il Khabit che rimaneva legato a particolari luoghi dopo la morte dell'individuo ed è assimilabile perciò al concetto di spettro.

Akhu: uno dei concetti più belli della religione egizia è quello degli Akhu, o Corpi di Luce. Assimilabili agli Angeli Custodi, ognuno di noi possiede un Akhu individuale che rappresenta un'intelligenza cosmica, una sensibilità che dirige il cuore nel corso della vita. La psicologia lo associa all'istinto. Materialmente veniva rappresentato come un alone luminoso che racchiudeva il Ka e il Ba.

Ib: è il cuore, la sede del Ba: in termini pratici rappresenta la Coscienza.

Sekhem: è il potere personale, la capacità di realizzare una crescita interiore. Personificazione della potenza dello spirito, era logico che un Egiziano tendesse a sviluppare lati positivi e costruttivi della sua personalità piuttosto che lati distruttivi, in accordo con le leggi di Maat.

Ren: è il nome sacro, quello mistico, unico e segreto per ciascuno di noi. Conoscere il nome segreto di una persona significava avere il potere di controllarla. In termini psicologici rappresenta l'Individualità. Da sottolineare come il Ren fosse un concetto presente anche in altre culture: presso le streghe europee, sacerdotesse pagane, c'era l'usanza di usare un nome mistico durante i riti, fatto che preservava anche da eventuali delazioni all'Inquisizione.

Sah: è l'involucro spirituale che racchiude tutti i corpi. In termini comuni va concepita come l'Aura che secondo molte dottrine, ad esempio il Reiki, circonda il corpo umano.


Le buffe teorie sul primo Neanderthal

L'Uomo di Neanderthal, nostro antenato preistorico, prende il suo nome dalla grotta di Feldhofer nella valle di Neanderthal, nei pressi di Düsseldorf, in cui uno scheletro fu riportato alla luce per la prima volta nel 1856 dal paleontologo Johann Fuhlrott. Fu il primo ritrovamento storico di ossa umane primitive e nel clima ambiguo, tra scienza e religione, che contraddistingueva l'Ottocento, esse furono oggetto di un feroce dibattico "scientifico". Per taluni studiosi si trattava semplicemente del cranio di un uomo deforme; il dottor Wagner di Göttingen ipotizzò trattarsi di un "olandese un po' vecchiotto", mentre il dottor Mayer di Bonn lo attribuì ad un cosacco (!) che inseguiva l'armata di Napoleone in ritirata. Il professor Rudolf Virchow, uno dei massimi esperti di Medicina della sua epoca, mise fine alla controversia e sentenziò che si trattava di un uomo che aveva sofferto di rachitismo nell'età infantile nonché di artrite in vecchiaia, e che era infine morto per un brutto colpo in testa!

Test di lettura

Provate a decifrare il seguente testo scritto: è più facile di quanto si pensi!

Sneocdo uno sdtiuo dlel'Untisverià di Cadmbrgie, non irmptoa cmoe snoo sctrite le plaroe, ttute le letetre posnsoo esesre al pstoo sbgalaito, è imnptortane sloo che la prmia e l'umltia letrtea saino al ptoso gtsiuo, il rteso non ctona. Il cerlvelo è comquune semrpe in gdrao di decraifre tttuo qtueso coas, pcheré non lgege ongi silngoa ltetrea, ma lgege la palroa nle suo insmiee... vstio? Sneodco te, csoa si funamo a Cmridgabe?


I Quarantadue Comandamenti di Maat

La Dea Maat, in Egitto, rappresentava una delle divinità più importanti. Emblema della Giustizia e della Verità, i suoi simboli erano la bilancia e soprattutto la piuma, che compare sempre sulla sua testa nelle raffigurazioni. Maat personifica l'Ordine Cosmico contrapposto al caos sterile e i suoi sacerdoti avevano elaborato una serie di prescrizioni, di regole da seguire per migliorare la società. Gli Ebrei più tardi copiarono molte di queste regole, radicalizzandole con Mosé nei Dieci Comandamenti. In Egitto invece tali norme non avevano una funzione punitiva, ma erano considerate un modo per vivere bene e rispettare gli altri. Ecco l'elenco: 1) Non uccidere e non permettere che nessuno lo faccia. 2) Non tradire la persona che ami o il tuo coniuge. 3) Non vivere nella collera. 4) Non spargere terrore nelle persone. 5) Non assalire e non provocare dolore al prossimo. 6) Non sfruttare il prossimo e non praticare la schiavitù. 7) Non fare danni che possano provocare dolore all'uomo o agli animali. 8) Non causare spargimento di lacrime. 9) Rispetta il prossimo. 10) Non rubare ciò che non ti appartiene. 11) Non mangiare più cibo di quanto te ne spetti. 12) Non danneggiare la Natura. 13) Non privare nessuno di quello che ama. 14) Non dire falsa testimonianza. 15) Non mentire per far del male ad altri. 16) Non imporre le tue idee agli altri. 17) Non agire per fare del male agli altri. 18) Non parlare dei fatti altrui. 19) Non ascoltare di nascosto fatti altrui. 20) Non ignorare la Verità e la Giustizia. 21) Non giudicare male gli altri senza conoscerli. 22) Rispetta tutti i luoghi sacri. 23) Rispetta e aiuta chi soffre. 24) Non arrabbiarti senza valide ragioni.
25) Non ostacolare mai il flusso dell'acqua. 26) Non sprecare l'acqua per i tuoi bisogni. 27) Non inquinare la terra. 28) Non nominare il nome dei Neteru invano. 29) Non disprezzare le credenze altrui. 30) Non approfittare della fede altrui per fare del male. 31) Non pregare né troppo né troppo poco gli Dei. 32) Non approfittare dei beni del vicino. 33) Rispetta i defunti. 34) Rispetta i giorni sacri anche se non credi. 35) Non rubare le offerte fatte agli Dei utilizzandole per te stesso. 36) Non disprezzare i riti sacri anche se non ti aggradano. 37) Non uccidere gli animali senza una ragione seria. 38) Non agire con insolenza. 39) Non agire con arroganza. 40) Non vantarti del tuo benessere di fronte ad altri. 41) Rispetta questi principi. 42) Rispetta la legge se non contrasta con questi principi.

 


Xolotl, l'Anubi messicano

Anubi è un importantissimo Dio egiziano: rappresentato con la testa di cane nero, aveva la funzione di "psicopompo", ossia guidava le anime nell'Aldilà e in generale era amico degli esseri umani, aiutandoli in molte occasioni. Singolare è il fatto di ritrovare una divinità con le medesime caratteristiche presso le popolazioni mesoamericane precolombiane. Presso i Toltechi, i Maya e successivamente anche presso gli Atzechi, Xolotl rappresentava il Dio dei Lampi e aiutava i morti nel viaggio nell'Aldilà. Rappresentato scheletriforme con la testa di cane, era figlio della Dea della Terra Coatlicue ed era fratello del Dio-salvatore Quetzacoatl, a sua volta assai affine all'Horus egiziano. Anche Anubi ed Horus erano fratelli, sebbene solo da parte di padre (la madre del primo è la Dea Neftis e la madre del secondo, si sa, è la Dea Iside). Xolotl era una divinità benevola che protegge il Sole nel viaggio notturno, come hanno attestato recenti ritrovamenti che hanno smentito le precedenti teorie che lo vedevano sanguinario: si tratta come nel caso di Anubi di un amico dell'umanità ed è associato con il pianeta Venere al tramonto, il cosiddetto Vespero.

Astronauti fantasma

Sono decine e decine gli astronauti russi (più correttamente definiti "cosmonauti") che vengono citati nei documenti segreti delle prime missioni spaziali e che non sono menzionati in seguito nelle carte ufficiali. Non si sa se appartengono a persone reali morte in tragici incidenti oppure sono "depistaggi" tesi a fornire materiale confuso, per tacere ad esempio di altri incidenti e altri fatti segreti... Tuttavia questo è l'elenco, non ufficiale ma esaustivo, degli "Astronauti Fantasma" dell'Agenzia Spaziale Sovietica.

Novembre 1957
Aleksei Ledovskiy, morto nel primo tentativo di volo suborbitale
Febbraio 1958 Serenti Shiborin, morto in un volo suborbitale
Gennaio 1959 Andrei Mitkov, morto nel primo tentativo di volo orbitale
1959 Mirya Gromova, morta in un test di uno vettore Icbm/spazioplano La-350 Burya, tipo "Space Shuttle"
1960/1961 V. Zavadovskiy, morto durante un volo orbitale
27 Settembre 1960 Ivan Kachur, morto durante un volo orbitale
11 Ottobre 1960 Piotr Dolgov, morto durante un volo orbitale
28 Novembre 1960 Alexis Graciov, morto (presumibilmente) in un volo in cui la capsula, per una velocità di fuga eccessiva, uscì dall'orbita terrestre. Il suo Sos fu captato dai fratelli Judica Cordiglia
4 Febbraio 1961 Gennady Mikhailov, morto a bordo della capsula Sputnik 7, alias un prototipo della Vostok 1. Il suo rantolo fu captato dai fratelli Judica Cordiglia
7 Aprile 1961 Vladimir Sergeyevich Ilyushin, presunto primo cosmonauta a bordo della capsula "Rossiya". Sarebbe precipitato in Cina ma sopravvisse, pur se orrendamente sfigurato
metà 1961 Ivan Ivanovich, nome di copertura creato dal KGB, volò due volte
23 Maggio 1961 Ludmila, pilota donna di una capsula triposto che precipiterà nell'Oceano Pacifico. Le sue comunicazioni furono captate dai fratelli Judica Cordiglia che rivelarono la morte dei due compagni della cosmonauta
1961 Grachev, forse lo stesso Graciov morto nel novembre 1960
1961 Valentin Bondarenko, morto durante un volo addestrativo
15 Maggio 1962 Alexis Belokonyov, morto durante un volo orbitale
circa 1962? N.K. Nikitin, morto durante un volo addestrativo
circa 1963 Anatoly Tokov, morto durante un volo addestrativo
1963? Valentin Filatyev, espulso dall'esercito e poi "scomparso"
1965?

Ivan Anikeyev, espulso dall'esercito per indisciplina e poi "scomparso". Altri casi simili: Mars Rofikov, Valentin Varlamov, Anatoly Kartashov, Dmitry Zaikin

1966 Grigory Grigoryevich Nelyubov, ufficialmente "suicidatosi" dopo l'espulsione dall'esercito a causa di una rissa. Faceva parte del gruppo di Juri Gagarin
25 Ottobre 1968 Ivan Istochnikov, morto sulla Soyuz 2
1969 Andrei Mikoyan, morto assieme a un altro cosmonauta nel tentativo di raggiungere la Luna prima degli statunitensi
21 luglio 1969 Boris, alias "la scimmia 504", morto sulla superficie lunare a bordo della capsula Luna 15, sopravvivendo per un certo periodo dopo l'atterraggio: forse uno scimpanzé
1969 Profiri Yebenov, morto in un volo extraorbitale verso la Luna; qualcuno ha ipotizzato che abbia assistito gli astronauti dell'Apollo 11 nel riparare il Modulo Lunare Eagle sulla superficie lunare il 21 luglio 1969
1970 FM-2, un manichino robot ideato per test fisici, volò due volte nello Spazio sulla capsula Zond 7 e sulla Cosmos 368: qualcuno lo ritiene in realtà copertura di un vero umano morto in missione
1973

Un nano addestrato dal KGB che si vocifera sia morto in una missione sulla superficie lunare a bordo della sonda Luna 21: pilotava il rover lunare Lunokhod 2


La Nebulosa di Gum fu la causa dello scioglimento dei ghiacci 12mila anni fa?

La storia della Nebulosa di Gum (e le sue caratteristiche) hanno qualcosa dell'incredibile, anzi, tutto in questa vicenda ha dell'incredibile, per le implicazioni che ne derivano. La più estesa nebulosa del cielo fu scoperta nel 1939, ma solo nel 1955 si comprese la sua natura: l'astronomo australiano Colin Gum capì, attraverso analisi all'infrarosso, che una polvere diffusa e quasi invisibile copriva una porzione immensa di cielo nell'emisfero meridionale, tra la costellazione delle Vele e quella della Poppa. Si trattava di una scoperta eccezionale perché sottintendeva l'esistenza di una fonte di quelle polveri di inimaginabile potenza. Gum non poté finire gli studi perché morì in un incidente di sci nel 1960, ma i suoi dati furono analizzati da altri studiosi che scoprirono l'estensione della nebulosa, pari a 2400 anni-luce, e anche la sorgente di tanta materia (che era equivalente a duecento volte la massa del Sole): una Pulsar, per la precisione la Pulsar Vela X, ultimi resti di una supernova esplosa 12mila anni fa.
Si trattò di un evento apocalittico, perché nei cieli terrestri brillò per settimane una stella grande come la Luna piena, che era visibile in pieno giorno e che forse portò sulla terra una tale quantità di energia da sciogliere le calotte polari. Se il pianeta ai tempi aveva una diversa posizione dell'asse terrestre (che appariva capovolto rispetto ad oggi) e se i ghiacci polari si sciolsero improvvisamente, è possibile che la Terra girò su se stessa, provocando maremoti e sconvolgimenti oggi noti come il Diluvio Universale. Esistendo già città e comunità umane sviluppate, il ricordo di questo evento potrebbe essere sepolto nei miti e nelle leggende dei popoli che vivevano nell'emisfero meridionale… ASCOLTA IL SUONO DELLA PULSAR VELA X

Fata Morgana

Morgana notoriamente è il nome della strega antagonista di Re Artù nelle Cronache del Graal di redazione medievale. Ma scientificamente è anche il nome di un fenomeno ottico assolutamente stupefacente. "Fata Morgana" è il nome esatto di questa specie di miraggio e si rifà alle apparizioni della strega che avvenivano a una certa altezza dal suolo, come spesso accade per i fantasmi. Così, durante i fenomeni di Fata Morgana è possibile vedere spuntare dal nulla costruzioni incredibili, fantastiche. Questo perché l'indice di rifrazione, diversamente dai miraggi normali, muta la forma delle immagini, storcendole e deformandole.Quindi si possono vedere strutture incredibili, torri inesistenti, pinnacoli, obelischi e piramidi in realtà inesistenti. La peculiarità è che Fata Morgana si può sperimentare anche su ghiacciai e posti freddi, come in Antartide; in Italia è visibile frequentemente sullo Stretto di Messina.

Quante sono le Piramidi in Egitto?

L'Egitto pare essere la terra delle Piramidi, non vi sono dubbi. Tuttavia quante sono? Il loro numero è enorme, per cui un calcolo non è molto semplice: perciò analizziamole una per una, partendo dalle località che le ospitano.

Abu Roash: 1 piramide, alta originariamente 104 metri.
Abu Sir: 4 piramidi.
Dashur: 5 piramidi, due delle quali, la Piramide Rossa e quella Inclinata, sono attribuite al faraone Snefru. Le altre tre sono cumuli di rovine.
El Kurru (Nubia): 6 piramidi.
El Lalun: 1 piramide.
Giza: 3 piramidi, attribuite erroneamente ai faraoni Cheope, Chefren e Micerino. (Accanto a queste vi sono 6 costruzioni infinitamente più piccole, dette "piramidi satellite").
Hawara: 1 piramide con labirinto (in realtà tempio funerario).
Lisht: 2 piramidi, di cui una con 9 piccole piramidi satelliti.
Mazghuna: 2 piramidi.
Meidum: 1 piramide molto antica.
Meroe (Nubia) 41 piramidi e 112 piramidi satellite.
Napata (Nubia): 23 piramidi.
Nuri (Nubia): 19 piramidi e 53 piramidi satellite.
Saqqara: la Piramide a Gradoni attribuita a Zoser vede accanto a sé altre 4 piramidi e nei dintorni altre 6, per un totale di 11.
Seddenga (Nubia): 6 piramidi a cui se ne aggiungono oltre 200 di piccole dimensioni.
Soleb (Nubia): 10 piramidi satellite.
Zawiyet El Ariyan: 1 piramide di 83 metri di lato, 1 in rovina, e un'altra in costruzione mai ultimata.
Altre piramidi di piccole dimensioni sono situate a Zawiyet el Maytin, Silah, EI Amra, Ombos, EI Kula, Edfu ed Elefantina.
In tutto sono 125 piramidi (di cui 30 in Egitto e 95 in Nubia) e quasi 400 piramidi satellite.


L'Uomo Falena

Un umanoide con ali di farfalla notturna e occhi rossi luminosi e inquietanti: questo è il ritratto del Mothman, l'Uomo Falena divenuto con gli anni un classico di Ufologia e Fantascienza. Associato di volta in volta con i Chupacabras e con gli extraterrestri, questo misterioso essere vanta innumerevoli testimoni, svariate migliaia in tutto il mondo. Il nome Mothman nasce intorno al 1966, quando alcuni testimoni videro a più riprese un essere con le ali ripiegate sul dorso e gli occhi rossi aggirarsi in una particolare zona dell'Ohio, Point Pleasant. La vicenda in poco tempo divenne così estesa che la stampa locale battezzò lo strano essere appunto Mothman, copiandolo da quello del supereroe Batman. La faccenda iniziò ad avere connotati inquietanti quando nel dicembre 1967 il ponte di Point Pleasant crollò improvvisamente, causando la morte di 46 persone. Il fatto destò scalpore perché sembrò che il Mothman avesse un intento positivo di avvertire la popolazione dell'imminente pericolo.
Il fenomeno fu studiato accuratamente da due ufologi, A. Colvin e John Keel, e quest'ultimo ne trasse nel 1976 un libro-inchiesta, "The Mothman Prophecies" in cui associava l'essere ad altri avvistamenti quali Ufo e Bigfoot. Nel 2002 dal libro fu tratto un film dal titolo omonimo con Richard Gere. La questione dell'Uomo Falena è ancora aperta, perché gli avvistamenti si succedono nel mondo incessantemente. Si tratta veramente di un'entità soprannaturale positiva che ha lo scopo di avvertire gli umani? E' un essere dimensionale, come forse lo è il Chupacabras? Secondo la scienza, il Mothman è solo l'immagine deformata dalla suggestione del Gufo Reale, che di notte assume aspetti inquietanti. Ma la presenza nei miti antichi di esseri simili, farebbero escludere tale ipotesi semplicistica. Più probabilmente, si tratta di un ennesimo caso di criptozoologia: lo studioso Mark Hall sostiene si tratti di un uccello gigante preistorico avvistato anche di giorno in molte aree della Terra.

Sacrifici umani in Grecia e a Roma

La storiografia è piena di errori. Sebbene molti pensino che i Galli sacrificassero uomini e bambini (diceria rivelata da Giulio Cesare nel De Bello Gallico, un'opera non certo imparziale), è stato appurato che presso quel popolo non vi era abitudine di uccidere esseri umani per scopi rituali. Anche presso i Cartaginesi, demonizzati come infanticidi, i sacrifici umani non esistevano. Per tacere degli Spartani: l'insinuazione che gettassero i neonati deformi dalla Rupe Tarpea del monte Taigeto è assolutamente inventata, forse da quegli stessi Ateniesi loro acerrimi nemici. Invece si omette il fatto che proprio ad Atene esistesse la pratica del sacrificio umano: ogni anno un uomo, appositamente cresciuto per questo scopo, veniva immolato per placare le discussioni e le lotte interne alla città. La sua morte serviva da catarsi della violenza intestina e metteva fine ai contrasti tra le varie fazioni.
Anche nei momenti di crisi internazionale, come narra Pausania, si richiedevano sacrifici umani: la morte di un prescelto mutava il corso degli eventi. A Roma invece non esisteva un abitudine al sacrificio: a parte miti di sacerdoti e anziani gettati nel Tevere ritualmente, peraltro caduti in disuso in età classica, vi si ricorreva in caso di gravi minacce alla città. Ad esempio durante la guerra coi Sanniti; oppure durante la campagna italiana di Annibale, dopo la rovinosa (e potenzialmente catastrofica) disfatta di Canne, quando i Cartaginesi sconfissero i Romani a tal punto da poter conquistare l'Urbe. I Romani sacrificarono membri di entrambi i sessi di popoli italici culturalmente difformi, come cittadini della Magna Grecia e Galli del settentrione. In questo gesto dal sapore razzista c'era il disprezzo per il diverso, l'uccisione e l'eliminazione dello scomodo, del fastidioso: in tal modo si esorcizzava il timore della conquista esterna e si dava coraggio al senso della stirpe. In un accezione moderna, nella schiavitù e nella servitù coatta di tanti popoli conquistati vi era, da parte dei Romani, la precognizione del razzismo (nazifascista ma anche nazionalista e regionalista) moderno.

Uno stranissimo cerchio nel grano

Nessuno sa come si formino i cerchi nel grano: chi pensa a simpatici vecchietti in vena di scherzi, chi a gruppi organizzati di artisti, chi ad angeli o ad alieni, chi ancora tira in ballo il Dio cristiano. Di certo sappiamo che a realizzare queste incredibili formazioni sono delle sfere di luce, le Earth Lights associate ai fulmini globulari, che piegano le spighe di grano dei campi attraverso dei fasci di microonde, esattamente come un forno da cucina. Un fenomeno naturale? Forse, anche se non si comprende dove tragga la sua mirabile intelligenza. Perché ci vuole intelligenza (e coscienza) per realizzare un glifo come quello apparso il 22 luglio 1991 a Gransdorf, in Germania: Una formazione peculiare, fatta di cerchi, mezzelune, linee incrociate… Il fatto sorprendente è che i ricercatori che si sono messi ad analizzare segni di radioattività o altro con il metal detector hanno scoperto nel terreno del campo di grano una moneta di bronzo, forse un sigillo o un medaglione, di fattura celtica, che portava disegnati in piccolo gli stessi segni apparsi nel campo in una scala infinitamente più grande! Come spiegare questo fatto? Il ritrovamento nel terreno, a parecchi metri di profondità, della moneta esclude l'intervento umano, perché sarebbe stato impossibile per dei falsari conoscere in anticipo il disegno.

Meteoriti venusiani

Ricordate il ritrovamento, in Antartide, di alcune meteoriti di origine marziana che analizzate al microscopio recavano i segni di batteri fossili? La scoperta, sensazionale senza dubbio, è stata fatta cadere nel dimenticatoio dai "soliti" scienziati, troppo timorosi di veder cadere le loro teorie polverose e tranquillizzanti ad opera di ritrovamenti troppo pericolose per il loro potere accademico (qualcuno più bravo potrebbe prendere il loro posto e i loro privilegi!). Ma i fatti restano e per quanto accantonate, le meteoriti marziane spiegano in un certo senso alcune anomalie, come le incredibili foto di foreste e laghi nell'area dei poli del Pianeta Rosso, per tacere delle strutture di probabile origine artificiale, effettuate dalle sonde spaziali negli ultimi anni. Ora la stessa cosa pare avvenire con Venere.
Nel 2006 sono state ritrovate in una regione antartica due meteoriti dalla composizione unica. Denominati GRA 06128 e GRA06129, i due sassi cosmici forse provengono da Venere, perché hanno una composizione diversa dalle normali condriti spaziali e anche dalle rocce lunari recuperate, secondo la Nasa, durante le missioni Apollo. L'aspetto delle due meteore è quanto di più sconcertante: di colore grigio e contenenti particelle di ossidiana, mostrano sulla superficie una specie di ruggine e all'olfatto puzzano terribilmente di uova marce! La composizione assomiglia a quella del suolo venusiano, così come l'odore sarebbe spiegabile dall'immensa quantità di zolfo presente nell'atmosfera (che renderebbe Venere il pianeta più puzzolente del Sistema Solare). Ma i dubbi nascono dal fatto che le rocce sono molto più antiche di quanto ipotizzato e questo dovrebbe rivedere le stime sull'età del Pianeta dell'Amore. In attesa che anche questa scoperta venga chiusa in un magazzino e dimenticata, c'è da riflettere…

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