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Costarica: paese situato nel Centroamerica,
ampio appena 50mila kmq, eppure anche questa piccola striscia
di terra racchiude misteri pari agli altri e più blasonati
luoghi di origine precolombiana. Questo paese è conosciuto
per le sue enigmatiche sfere di pietra o di granito sparse un
po' ovunque soprattutto nella capitale San José, diventate
oggi dei monumenti per adornare piazze e giardini. Gli abitanti
stessi purtroppo non fanno caso all'importanza storica e archeologica
di questi monumenti senza età, mentre turisti da tutto
il mondo che arrivano in questo paese, oltre che per tuffarsi
nello splendido mare caraibico, vengono appositamente per fotografare
questi pezzi di storia perduta. La maggior parte di questi manufatti
provengono dal sud del paese, trovate semisepolte nel terreno
nell'impenetrabile foresta pluviale. Le sfere furono scoperte
per caso negli anni '30 nelle regioni meridionali del Costarica
durante il disboscamento della foresta per far spazio alle piantagioni
di banani; durante gli scavi venivano fuori un po' alla volta
migliaia di queste strane sfere in granito dal terreno. Ogni
sfera ha una dimensione che varia dalla grandezza di un pallone
da calcio fino ad arrivare ai due metri di diametro, e di un
peso che varia dai pochi kg alle 24 tonnellate. |
Purtroppo i contadini che trovarono le "Bolas"
(palla, in spagnolo: così vengono familiarmente chiamati i
manufatti) non fecero caso alla loro importanza archeologica e quindi
le rimossero dal loro luogo d'origine ignorando il danno storico causato,
altre invece furono vendute a musei e collezionisti privati; oggi
le possiamo ammirare lì dove sono esposte, per le strade delle
città. Il motivo del loro interramento è dovuto probabilmente
allo sprofondamento avvenuto in migliaia di anni anche a causa dell'enorme
peso. Sulla funzione delle sfere, il significato, l'età, gli
oggetti con cui furono scolpite e chi le scolpì, non esiste
ancora una spiegazione valida da parte degli stessi archeologi: gli
studiosi ipotizzarono un'età di circa 2mila anni, ma non comprendevano
il perché coloro che le scolpirono avessero scelto una zona
così inospitale in cui posizionare le sfere. Evidentemente
quando furono posizionate, il paesaggio era ben diverso da come lo
è oggi; come è accaduto alle piramidi Maya, furono state
probabilmente circondate col tempo dalla vegetazione tropicale. Altri
archeologi ritengono che le sfere rappresentano artisticamente il
Sole e la Luna o alcune costellazioni, quindi con la loro la posizione
originale potevano rappresentare delle mappe astronomiche, altri invece
ritengono che la loro perfetta sfericita è dovuta ad un naturale
processo di erosione. L'unico che scoprì qualcosa interessante
fu lo studioso estone Ivar Zapp che anni viveva in Costarica e da
tempo studiava le enigmatiche sfere. Studiando le poche Bolas rimaste
nei luoghi d'origine Zapp ebbe un intuizione: utilizzando il metodo
dell'archeoastronomia e studiando le carte geografiche del paese scoprì
che proprio nelle zone meridionali da cui provenivano le sfere, c'era
un paese chiamato Bolas e una collina con lo stesso nome. Quando unì
con una linea le due zone sulla mappa utilizzando un righello, scoprì
che prolungando la linea, questa proseguiva verso il mare e arrivava
in un paesino di nome Uvita, situato sulla costa dell'Oceano Pacifico.
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| (Sopra, a sinistra) Il
Costarica è una terra lussureggiante e tropicale: in
mezzo alla giungla sono state rinvenute le sfere, in un contesto
decisamente non colonizato dall'uomo. (Al centro) Le Sfere sono
sempre perfettamente circolari e levigate con cura. (A destra)
La cartina del Costarica mostra la linea che congiunge le due
località chiamate Uvita, una sulla costa pacifica e l'altra
sull'Atlantico, nei pressi della città di Puerto Limòn.
In mezzo si erge il monte Chirripò. |
Casualmente alla stessa conclusione arrivò tempo
prima un altro ricercatore Samuel K. Lothrop su cui scrisse un libro
a riguardo,"Archaeology of the Diquis Delta, Costa Rica",
segnalando con alcune mappe lo stesso luogo come ritrovamento degli
artefatti indicando delle direzioni o rotte usate probabilmente da
navigatori. Nel misurarne il volume, Zapp scoprì che queste
erano sferiche e levigate in modo così perfetto, da risultare
brillanti da vedersi in lontananza; questo gli fece capire che l'intuizione
era giusta, che dovevano quindi realmente rappresentare delle rotte
da seguire. Oltre al paesino di Uvita, il ricercatore venne a conoscenza
di un'altra Uvita, un'isola posta dal lato opposto della costa, sull'oceano
Atlantico, nei pressi di Puerto Limòn; un'isola su cui approdò
anche Cristoforo Colombo. Zapp pensò anche qui di unire con
un'altra linea le due Uvita e scoprì che queste s'incrociavano
sul monte Chirripò, il più alto del Centroamerica. Al
centro di questa linea sul monte esiste ancora oggi una stradina chiamata
dagli abitanti del luogo "Sentiero del Camposanto della Macchina
dell'Oro". Secondo una leggenda il nome deriva da un oggetto
che fu sepolto nell'era precolombiana descritto come una macchina
volante! Arrivato in cima al monte per un'esplorazione infatti, Zapp
trovo antiche rovine, mentre sui fianchi della stessa montagna si
trovavano altre rotte, che scoprì grazie alle segnalazioni
di uno studente di nome Humberto Carro. Con questa scoperta il ricercatore
comprese che questa doveva essere la strada giusta per quanto riguardava
la funzione delle sfere, ma purtoppo ad altro non era possibile arrivare
dal momento che quasi tutte le Bolas trovate tempo fa nella zona erano
ormai state rimosse e quindi si era persa per sempre la possibilità
di scoprire ulteriori rotte ancora sconosciute.
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Sempre
stando agli studi riportati sul libro dell'archeologo Lorthop,
erano state scoperte altre rotte: due di queste sfere ne indicavano
una che, se allungata con il solito righello, raggiungeva l'Isola
di Coco, le Isole Galapagos e l'Isola di Pasqua. Zapp volendo
trovare conferma della sua scoperta si rivolse ad un ricercatore,
Ricardo Lopez, che rinvenne sette città sotterranee nel
nord del Costarica. Queste città erano collegate da una
rete di strade ampie circa 60 metri e che era possibile vederle
bene solo dall'alto. I due studiosi scattarono alcune foto da
un'aereo e furono sorpresi di scoprire che queste strade partivano
tutte da una città centrale, in cui si trovava una miniera
d'oro, e come una ruota si aprivano a raggiera, lunghe ognuna
due chilometri. Una di queste strade seguiva una direzione che
puntava ancora una volta verso Coco, Galapagos e l'Isola di
Pasqua! Ancora una volta Zapp trovò conferma alla sua
intuizione. Questo ci fa capire che chi scolpì queste
sfere le posizionò in luoghi specifici allo scopo di
indicare rotte precise e permetteva così di viaggiare
attraverso gli oceani ed ancora più lontano. Resta comunque
il mistero del popolo che le scolpì, come le scolpì
e quando; a nostro avviso le sfere furono create da una civiltà
sconosciuta antecedente ai popoli precolombiani e sicuramente
non furono usati i soliti scalpellini di ferro (peraltro sconosciuti
ai popoli mesoamericani) per lavorare queste sfere in granito.
Gli stessi archeologi questa volta ammettono di trovarsi di
fronte ad un vero enigma. Dovremmo pensare ancora una volta
che coloro che edificarono le Bolas erano gli stessi costruttori
di megaliti visto che di megaliti anche qui si parla. |
| (Sopra)
Ivar Zapp, di origini estoni, è l'archeologo che ha ottenuto
più risultati nell'analisi delle Sfere. |
E sulla scoperta
delle rotte dott. Zapp, magari queste erano fatte non solo seguire
le rotte marinare ma data la lucentezza che dovevano avere un tempo,
forse queste dovevano essere seguite anche dall'alto. Magari anche
in questo luogo operò la stessa civiltà
che scavò le gallerie e città sotterranee che dal Gobi arrivò
in tutto il Pacifico fino a Pasqua, e magari anche le sette città
sotterranee del Costarica fanno parte di questa misteriosa cultura.
(Ci vengono in mente le mitiche Sette Città di Cibola, vanamente
cercate dai Conquistadores). Le testimonianze e le coincidenze ormai
cominciano ad essere davvero tante: sarebbe l'ora di cercare la
verità e rivedere alcune affermazioni archeologiche vecchie ormai
di un secolo.
Antonella Verdolino
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(Sopra,
a sinistra e al centro) Moltissime Sfere sono ancor oggi interrate
e nascoste nella giungla. Tutte però mostrano una realizzazione
impeccabile. (A destra) A San José, capitale del Costarica,
le Sfere sono messe in ogni luogo come arredo urbano, adornando
parchi, giardini e piazze. Il loro numero assomma a decine di
migliaia. (Qui a sinistra) Incredibile a dirsi, in Sardegna,
presso la struttura megalitica del Monte Accodi, è stata rinvenuta
una sfera delle dimensioni di quelle costaricane, sebbene più
ovale, accompagnata da altre più piccole. (A destra) Sfere analoghe
a quelle costaricane sono state rinvenute anche in Nuova Zelanda,
ma sono più deformate e incise di simboli solari. |
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