Immani terremoti,
catastrofi naturali sempre più frequenti, aumento delle vittime
correlate a eventi imprevisti: il nostro pianeta si sta forse ribellando
all'Umanità?
A leggere
i titoli dei giornali, più o meno quotidianamente c'è
la notizia di una qualche catastrofe naturale che ha compito
una determinata regione del globo. Frane, alluvioni, uragani,
ma anche terremoti, eruzioni vulcaniche, i temutissimi tsunami,
oppure siccità, gelo, tempeste di neve, temperature polari
o all'opposto torride… In effetti, negli ultimi anni vi
è stato un fortissimo incremento dei disastri naturali
e delle vittime causate dagli stessi. Se il decennio 1973-1983
ha visto il verificarsi nel mondo di circa 100 catastrofi di
varia natura, il decennio successivo 1983-1993 ha visto toccate
la cifra incredibile di 1700 eventi, per tacere del decennio
1993-2003 in cui ha toccato quota 6000 disastri. In questi 7
anni che ci separano dal 2003, sono davvero moltissime le tragedie
che hanno colpito anche i paesi industralizzati e come tali
soggetti ad una copertura mediatica sempre maggiore. Sì,
perché se un terremoto negli Anni '70 poteva fare un
milione di morti in Cina, la mancanza di tv, di una stampa libera
e della collaborazione del regime impedì la documentazione
di un tale massacro.
(Sopra) L'eruzione
del vulcano islandese Eyjafjallajökull ha
paralizzato nei primi mesi del 2010 i voli di tutta l'Europa.
Mentre i tutto sommato pochi decessi causati dal pur
tragico terremoto dell'Aquila dell'aprile 2009 hanno avuto un impatto
ben maggiore, perché le tv e i giornali hanno assistito per
così dire in presa diretta ai drammi, ai crolli, al recupero
dalle macerie dei sopravvissuti. Per parlare di terremoti, come non
ricordare quello che colpì l'Umbria e le Marche nel 1997? Le
immagini della Basilica di San Francesco ad Assisi che si sgretolava
in una nuvola di polvere rimangono ancor oggi impresse nella nostra
memoria collettiva… Lo stesso dicasi per l'Uragano Katrina, per
lo Tsunami del 2004 che colpì l'Oceano Indiano e così
via per tutte quegli eventi che sono caratterizzati da uno spaventoso
numero di morti. Ma forse, più che il numero conta il fatto
che tutti noi possiamo esserne colpiti, tutti noi, come ai tempi della
Guerra Fredda con le armi nucleari che potevano colpire le città
nel giro di cinque minuti, siamo bersagli di una Natura ostile e matrigna.
Ma è veramente colpa della Natura questa escalation in cui
sembra che sia l'Umanità, con le sue strutture artefatte, la
vittima designata di queste catastrofi? Certamente, checché
ne dicano alcuni scienziati profumatamente pagati dall'establishment
politico-economico, l'Effetto Serra esiste ed è causato da
due fattori: l'immissione nell'atmosfera di miliardi di tonnellate
di anidride carbonica e altri gas serra, direttamente o indirettamente;
e il disboscamento selvaggio di foreste millenarie, che a nostro avviso
è la colpa più grande, il vero assassinio che stiamo
perpetrando ai danni del nostro pianeta. Il discorso in tal senso
è molto semplice. La nostra civiltà si basa sui combustibili
fossili e così è da almeno 300 anni, anche se in precedenza
ci basava sulla combustione della legna e quindi il principio di base
era lo stesso: l'immissione di CO2 nell'atmosfera come prodotto di
scarto di questi fuochi. Solo che se nel Medioevo le persone sulla
Terra erano pochi milioni, le attuali 6,5 milardi di unità
non consentono di guardare ottimismo al futuro, in quanto a un miliardo
e mezzo di ricchi e privilegiati che vivono nel cosiddetto Occidente
si affiancano una massa di ambiziosi disperati che agognano raggiungere
il nostro tenore di vita. Se tutti i Cinesi o gli Indiani, tanto per
dire due popoli, decidessero di vivere come viviamo noi, il mondo
sarebbe soffocato dai gas di scarico delle loro auto, non vi sarebe
più cibo e le foreste letteralmente verrebbero trasformate
in carta igienica!
Ma il
desiderio di benessere di quei popoli come può essere
fermato? Al di là che sia giusto o meno tenere intere
popolazioni in uno stadio di sottosviluppo, si pone un problema
di giusta allocazione delle risorse. Lo spreco del cibo nell'Occidente
raggiunge livelli pazzeschi, feste antiche come il Natale o
la Pasqua, che celebrano in un certo senso l'abbondanza o la
fertilità, sono ormai una pistolettata al cuore del pianeta,
visti gli abomini che la società occidentale compie nel
nome di tradizioni contadine e ancestrali che nel tempo attuale
non hanno alcun significato. Oltre agli sprechi, va sottolineata
la depredazione dei mari, come nel caso del Tonno Rosso, ignobilmente
fatto estinguere nel Mediterraneo dai pescherecci giapponesi:
accade così l'assurdo che noi mediterranei mangiamo tonno
pinne gialle originario dell'Oceano Indiano, mentre i pochi
tonni rossi ancora disponibili finiscono sulle tavole di quei
bongustai di giapponesi, ghiotti pure di animali senzienti e
intelligenti come le balene, in via di completa estinzione.
Ora, queste situazioni sono accettabili? Uno Stato serio, degno
di questo nome, emanerebbe una nota diplomatica in cui si ammonisce
il Giappone dal continuare la caccia al tonno rosso e alle balene,
utilizzerebbe le sue navi da guerra per impedire la cattura
di questo pesce e indirrebbe una conferenza internazionale in
cui, per esigenze di conservazione, si impedirebbe la pesca
di questo esemplare in attesa di un ripopolamento dei nostri
mari.
(Sopra)
Il video della frana del 15 febbraio 2010 a Maierato, piccolo
comune in provincia di Vibo Valentia, in Calabria. Un'intera
montagna sta franando, come se le rocce che la componevano si
fossero completamente liquefatte: segno che la Terra è
un'organismo vivo, in perenne mutamento.
Questo nonostante il Diritto Internazionale conceda
al Giappone il diritto di venire a pescare nei nostri mari. Già,
ma il Diritto Internazionale è stato concepito nei secoli scorsi,
quando le navi ci mettevano due mesi per raggiungere le Indie, e non
una settimana… E' chiaro che si tratta di una situazione in cui
nessuno stato occidentale, per paura di ritorsioni economiche, protesta
o agisce contro il Giappone, ad eccezione di alcuni stati come l'Australia
che contesta da anni la caccia alle balene (ma per scopi economico-nazionalistici:
il turismo di chi va ad osservare le balene nei mari australiani è
molto redditizio). In quest'ottica, il Giappone dovrebbe essere considerato
una nazione criminale e risarcire gli Stati che hanno avuto un pregiudizio
nei propri ecosistemi dall'attività di quei pescherecci con
la bandiera del Sol Levante… E proprio non si capisce in cosa
si debba avere paura nel far rispettare i propri interessi naturali,
in quanto un paese non è costituito solo dai suoi abitanti,
ma anche dal suo territorio, dai suoi mari. Evidentemente tutto il
pianeta è complice di questo sfruttamento, di queste deforestazioni
che stanno togliendoci i cosiddetti polmoni verdi in Amazzonia, in
Africa, in Indonesia. Ormai la foresta primaria rimane solo in Siberia,
dove è troppo freddo per coltivare, ma sono comunque allo studio
progetti per sfruttarne il legname… Sembra quasi che i nostri
governanti, tutti quanti, accompagnati dagli strali dei poteri religiosi,
si siano messi in testa di distruggere questo pianeta e noi siamo
le vittime della vendetta della nostra ormai ex Madre Terra. L'Effetto
Serra scioglie i ghiacci e Mamma Terra che fa? Ci porta un inverno
che più glaciale non si può, simile a quelli che contrassegnarono
alcune annate storiche come il 1985, il 1956, quelli della Piccola
Era Glaciale nel XVII Secolo e i tremendi 1709 e 1830, in cui in Europa
gelarono Senna, Tamigi, il Mar Baltico e la neve cadde copiosa a Roma
e Napoli. Ma siamo sicuri che l'estate non sarà da meno e prevediamo
massime record, al pari di quelle del 2003 e del 2009… E' il
senso della febbre del pianeta, a cui a brividi di freddo seguono
vampate di calore eccessivo.
(Sopra,
a sinistra) Un dipinto inglese che mostra gli effetti della
Piccola Era Glaciale, quando gelarono i fiumi di tutta Europa
fino a maggio. (Al centro) L'immagine satellitare raffigura
la Gran Bretagna come appariva nell'inverno 2010: completamente
ghiacciata e coperta di neve. Un anticipo di quello che accadrà
tra qualche anno in tutto il mondo? L'immagine commovente e
drammatica (a destra) di questo orso polare che lotta per la
sopravvivenza su un iceberg sciolto dal calore dell'Effetto
Serra sembra dimostrare il contrario: ma si tratta sempre degli
effetti devastanti causati dal Riscaldamento Globale.
In questo contesto, è chiaro che se non si può
ridurre l'Effetto Serra, quantomeno lo si può mitigare, quantomeno
lo si può tamponare aumentando il numero di piante, alberi,
foreste, con annesso tutto l'ecosistema che li circonda. Invece di
massacrare le specie in via di estinzione, si dovrebbero creare parchi
naturali sul modello di quelli presenti nelle improduttive savane
africane. Perché non è giusto che un agricoltore indonesiamo
per guadagnare pochi dollari per il suo misero raccolto debba distruggere
per sempre centinaia di piante secolari e sterminare gli animali rari
e preziosi che vivono nei pressi di esse. Al diavolo quel sistema
primitivo di coltivazione! Le moderne tecniche di coltura sono così
avanzate che consentono la crescita dei vegetali anche nell'acqua,
e allora aumentiamo la produttività senza incidere sul territorio,
senza distruggere un patrimonio che ha un valore erboristico ancora
tutto da scoprire e che potrebbe svelarci piante ancora sconosciute
utili per combattere le malattie (come nel film "Mato Grosso"
con Sean Connery del 1992).
Il problema è: la Terra, il pianeta su cui viviamo vuole veramente
uccidere l'Umanità? E in questo caso, siamo in tempo per salvarci?
In effetti, il discorso della febbre del pianeta ci paragona a tanti
piccoli virus dell'influenza: l'organismo per un po' ne subisce l'azione,
per poi debellarli con gli anticorpi. In questo caso, quali sono gli
anticorpi della Terra? Lo studio della Catastrofe
di Toba mette i brividi. Infatti 75mila anni fa una popolazione
di svariate centinaia di milioni di esseri umani fu spazzata via da
una catastrofe di tipo sconosciuto, al punto che furono poche migliaia
gli esseri umani a salvarsi (e di questi quasi tutte donne, mentre
i maschi si salvarono solo in poche decine di unità). Quel
collo di bottiglia nella storia dell'evoluzione umana viene associato
dai geologi a un'eruzione apocalittica verificatasi in Indonesia,
in quella stessa Sumatra in cui si generò il terremoto-tsunami
del 2004 che fece 350mila vittime: il Vulcano Toba eruttò una
tale quantità di materiale da seppellire sotto la cenere un
intero emisfero.
Ma il
punto è proprio questo: nessun animale ne soffrì
particolarmente al punto da estinguersi, tranne l'Uomo. E per
Uomo intendiamo proprio noi uomini moderni, gli antenati diretti
della nostra specie: ai tempi sulla Terra vivevano altre due
specie umanoidi, i Neanderthal nostri fratelli e i più
diversi Erectus antichi di due milioni di anni, che per qualche
tempo sopravvissero indisturbati nonostante Toba. Dunque, che
accadde? L'eruzione nel marzo 2010 del vulcano islandese Eyjafjallajökull
(per l'esattezza si dovrebbe dire Vulcano Eyjafjöll, perché
l'Eyjafjallajökull è in realtà il ghiacciaio
che ricopre il cono magmatico) è nitida nella memoria
di tutti gli Europei per i disagi arrecati al trasporto aereo.
Migliaia di voli cancellati, gli arerei di linea messi a terra
(con i motori "incellophanati") per i rischi di danni
catastrofici causati dalle sottili polveri abrasive delle ceneri
islandesi, portate dai venti su tutta l'Europa. In questo senso,
si può comprendere la potenza inimmaginabile di Toba
e della Catastrofe che probabilmente fu innescata proprio dalle
ceneri vulcaniche. Le perdite economiche pari a 3 miliardi di
euro non sono nulla rispetto ai rischi ambientali: seppur si
tratti di un'eruzione tutto sommato piccola, quella dell'Eyjafjallajökull
pone rischi gravi per il futuro per quanto riguarda l'inquinamento
chimico (nel caso dei Fluoruri che possono avvelenare il bestiame
e le coltivazioni, per tacere dell'Anidride Solforica che, oltre
ad essere dannosa per i polmoni, ad alta quota sintetizza il
Monossido di Cloro, un gas responsabile della distruzione dello
strato di Ozono) ma soprattutto per la creazione, nella stratosfera,
di cirri anomali che ridurranno la radiazione solare e porteranno
a un abbassamento della temperatura di almeno 1°C.
(Sopra) Fotografia
satellitare della Nasa del vulcano Eyjafjallajökull
scattata il 17 aprile 2010. Notare il pennacchio di ceneri vulcaniche
che si dirige verso sud, in direzione dell'Europa.
Ci sono prove come l'inverno gelido del 1816 (il cosiddetto
"Anno senza Estate") fu causato dall'eruzione del Vulcano
Tambora, sempre nella "maledetta" Indonesia. Accadrà
lo stesso anche quest'anno? Il volume delle ceneri, malgrado i disagi,
non sembrerebbe tale da causare disastri, ma la certezza si sa non
c'è mai... Ma se è così, è dal sottosuolo
che arriva la minaccia più grande per l'Umanità? In
questi anni gli astronomi sembra si siano quasi divertiti a prevedere
apocalissi causate da meteoriti o asteroidi provenienti dallo Spazio,
invece sono i vulcanologi a ricordarci i rischi connessi ai 12 milioni
di vulcani presenti sulla Terra.
In
una conferenza stampa della fine di aprile 2010 al Responsabile
della Protezione Civile italiana, Guido Bertolaso, ha affermato:
"Se dovessi dire potenzialmente qual’è il vulcano com
’il colpo in canna’ direi che non è il Vesuvio ma
l’isola di Ischia. L’ultima eruzione risale al 1300.
In questi secoli il cono del Monte Epomeo è cresciuto di 800
metri. Si sta caricando la camera magmatica". Ischia, di cui
abbiamo parlato in due occasioni (qui e qui) rappresenta insieme
al Vesuvio un problema enorme in prospettiva futura. Ma l'eruzione
del vulcano di Ischia, che non è tanto il Monte Epomeo ma la
bocca presente sul porto dell'isola, sarà sicuramente preceduto
da terremoti più o meno violenti, simili a quello già ricordato
dell'Aquila del 2009 e al di là dell'eruzione, da cui comunque
si può fuggire, a far spavento sono proprio le scosse, di cui
nessuno conosce il potenziale devastante, come avviene in una
terra di abusivismo edilizio come quella napoletana. Ma su scala
mondiale, i terremoti che violenti colpiscono il globo sono
un monito terrificante. La terra trema con un'intensità superiore
al settimo grado della Scala Richter in troppe zone del mondo,
dal Giappone ad Haiti al Cile alla California alla stessa Indonesia,
se se in certi casi causa migliaia di morti, in altri colpisce
zone scarsamente popolate e i danni questo caso investono solo
le infrastrutture. Ma è chiaro che qualcosa sta accadendo, qualcosa
che i più estremi fra gli scienziati associano al 2012
di mesoamericana memoria. Ma è veramente un pericolo questo
2012? E in tal caso, cosa prevedono le organizzazioni scientifiche?
A questo proposito,
abbiamo realizzato uno studio scientifico analizzando i dati
sul numero e l'intensità dei terremoti del 2010 e di
dieci anni fa, nel 2000. Ebbene, su 180 terremoti di grande
intensità registrati nei primi tre mesi del 2010, ben
71 sono risultati superiori al 5° della Scala Richter, mentre
la potenza media di questi terremoti, sempre per la Scala Richter,
è di 6,27° (fonte),
mentre nel 2000 nello stesso periodo ci furono 63 terremoti
superiori al 5°, e la potenza media fu di 5,8° (fonte).
Dall'analisi che abbiamo effettuato si ricontra un aumento,
seppur non notevole, sia dell'intensità media che del
numero di terremoti. Certo, da qui provare a dire che la Terra
si sta rivegliando, che la sua potenza si sta manifestando ce
ne corre.
(Sopra)
Il Monte Epomeo di Ischia, un possibile futuro vulcano, visto
da Cuma e (sotto) dai
Campi Flegrei. Notare sia l'altezza della montagna, che è colma
di magma, sia la vicinanza alla costa. (Foto di Antonella Verdolino)
Ma è un campanello d'allarme, un segnale che
ci porta ad essere più coscienti del mondo in cui viviamo,
più consapevoli dei rischi e delle opportunità. Quelle
650mila persone che vivono ai piedi del Vesuvio, vittime di un fatalismo
e di un'ignoranza geologica di cui probabilmente non hanno nemmeno
colpa, sono in una condizione di rischio assoluto: se il cono partenopeo
si dovesse risvegliare, dovrebbero essere precipitosamente evacuati
e non si sa quale sarebbe il numero dei morti, poiché l'operazione
si svolgerebbe nell'arco di 3-4 giorni. Sinceramente, un rischio troppo
elevato, il prezzo da pagare per una gestione dissennata del territorio,
emblema supremo dei peccati dell'Umanità: ingordigia, brama
di denaro e di potere, mancanza di rispetto verso la Vita, umana,
animale o vegetale in genere. Tutte prerogative di una società
patriarcale che non possiamo più tollerare.
Lorena Bianchi
(Sopra, a sinistra) Un
tremendo monito per l'Umanità: dai terremoti immani e
i relativi tsunami, come questo che ha colpito il Cile (al centro),
fino allo sgretolamento progressivo di una crosta terrestre
che non è fissa, ma al contrario è in continuo
mutamento, come dimostra il crollo in Australia di Island Archway.
Il senso è che non siamo i padroni del pianeta, siamo
creature fragili e dobbiamo sottostare alle leggi universali
del rispetto dell'ambiente e dell'ecosistema.