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Cos'è il Graal?
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Una reliquia
che unisce un simbolismo universale è da un millennio al
centro delle speculazioni di scrittori ed esoteristi. Ma qual è
il vero significato della Coppa dell'Eucarestia?
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(Sopra) L'Ultima Cena di Tiziano.(Sotto) Il presunto vero
Sacro Calice custodito nella Cattedrale di Valencia: gli archeologi
lo ritengono risalente all'epoca di Cristo.

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Qualunque
cristiano conosce il significato del Calice dell'Eucarestia:
si può dire senza timore di essere smentiti da qualche teologo
che l'eucarestia sia il momento culminante della messa e centro
assoluto della dottrina propagandata dai seguaci di Gesù Cristo.
In base a quel che dice il Cristianesimo nella sua forma originaria
rimasta nei riti cattolici, Gesù durante l'Ultima Cena la notte
prima della sua crocifissione spezzò il pane, versò il vino
ai discepoli e disse loro che quello che stavano mangiando e
bevendo era il suo corpo, la sua carne e il suo sangue. I vangeli,
in origine una ventina, spiegavano accuratamente questi dettagli,
ma in seguito furono analizzati ed epurati da San Paolo secondo
un processo a tavolino che in parte abbiamo spiegato nel nostro
articolo arretrato sul Mitraismo,
perdendo fondamentalmente preziosi particolari utili alla comprensione
di quel gesto. In sostanza, Gesù, consapevole della sua imminente
fine, distribuì ai primi cristiani, ovvero gli apostoli e i
seguaci, gli strumenti che avrebbero garantito loro l'unione
col divino e quindi con la salvezza dell'anima: la comunione,
appunto l'unione dell'uomo con il divino attraverso il cibarsi
del suo corpo. Se molte religioni, Islam
in testa, sono inorridite da questo aspetto cannibalistico (la
Chiesa ha più volte ribadito come l'ostia e il vino della comunione
siano VERAMENTE il sangue e la carne di Cristo), tuttavia questa
unione col divino è possibile soltanto attraverso il contatto
diretto, quasi un'assimilazione del corpo ormai prossimo al
disfacimento della divinità. Si può essere colpiti dalla profonda
spiritualità generante dalla sofferenza di quello che nei Rotoli
del Mar Morto viene chiamato Yoshua ben Yosef, oppure si può
liquidare il tutto come un macabro esercizio di masochismo.
Punti di vista, ognuno è libero di credere in quello che vuole
e noi di Sator ws mai ci sogneremmo di entrare nella legittimità
di queste scelte, che appartengono al nucleo più importante
dei diritti umani presenti in ciascuno. Quello che ci preme
chiarire è come il Cristianesimo si sia appoggiato pressoché
integralmente per molti secoli, anzi lo fa tuttora, sul culto
della Passione e delle relative reliquie, che al pari del culto
dei santi in qualche modo è venuto incontro alle esigenze dei
fedeli ansiosi essi stessi di toccare con mano gli aspetti del
divino.Così, tra mani, cuori, teste, ciocche di capelli e santi
prepuzi dello stesso Gesù nonché di santi e apostoli (come i
frammenti di legno della vera croce oppure i chiodi della crocifissione
usati per fare un'esempio nella Corona Ferrea custodita a Monza)
nell'Alto Medioevo assunse un ruolo primario la reliquia più
importante in assoluto. Era proprio il calice dell'eucarestia
originario, proprio quella coppa usata da Gesù nell'Ultima Cena
e il giorno dopo adoperata dallo zio, Giuseppe di Arimatea,
per raccogliere il sangue dell'uomo-dio che fuoriusciva dalla
ferita al costato causata dalla lancia del centurione Longino.
Un sangue misto ad acqua, un sangue quindi in via di purificazione,
come ben racconta il Vangelo di Nicodemo. Quella stessa coppa
avrebbe in seguito assunto poteri miracolosi, divini, in grado
di dare la vita eterna (e la salvezza) a chiunque vi avesse
bevuto. |
| Ben presto la
coppa originaria assunse un nome preciso, divenuto celebre nel
ciclo dei romanzi cavallereschi legati a re Artù, la celebre
Materia di Bretagna. Si chiamava Graal, Santo Graal: un'etimologia
oscura, forse dal latino gradalis - vas gradale, che era il
recipiente in cui si raccoglieva la salsa garum al tempo dei
Romani, forse dal termine religioso medievale graduale (che
era la lettura liturgica durante la messa) o forse dalla parola
protofrancese gré che significa grato, gradito. Per altri Graal
è un termine bretone, graaus, per altri ancora designava in
origine quella scodella da cui ancora oggi si beve in comune
nelle feste e che viene usata in Valle d'Aosta, la grolla. Ma
si era un millennio dopo la morte di Cristo, possibile che gli
elementi etimologici e leggendari fossero soltanto quelli originari
proto-cristiani? No, assolutamente. Il concetto chiave di coppa
salvifica si innestò su miti preesistenti, come la cornucopia
greca o il calderone celtico, la "Pietra dell'esilio" dei cabalisti
ebraici che designa la Shekinah, la
manifestazione di Yahweh nel mondo materiale, e ancora, in India,
l'urna incastonata nella fronte di Shiva che simboleggia il
Terzo Occhio che permette la visione interiore. C'era anche
la coppa Amonga, la coppa magica dei Sarmati che vivevano nelle
steppe oltre il Caucaso che si diceva fossero discendenti diretti
delle Amazzoni; poi c'era il mito
dei regali del popolo dei Tuatha di Danaan, invasori (extraterrestri)
dell'Irlanda che portarono in dono agli uomini quattro doni:
la Spada di Nuadu re dei Fomori, la Lancia di Lug dio del Sole,
la Pietra di Fal della conoscenza e infine la Coppa di Dagda,
il re degli Dei. Questi sono poi divenuti i semi delle carte
da gioco e dei tarocchi: il sincretismo religioso cristiano
fece il resto. La spada divenne la Durlindana del cristianissimo
paladino Orlando, in lotta al fianco di Carlo Magno contro i
Saraceni; la lancia appunto fu associata a quella del centurione
Longino (ed è custodita ancor oggi a Vienna col il nome di Heilige
Lance), la pietra divenne la pietra filosofale che trasforma
il ferro in oro e la coppa fu appunto associata al calice eucaristico.
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(Sopra) La Heilige Lance di Vienna, considerata la "Lancia
di Longino".
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Il primo a parlare di Graal, anzi
per l'esattezza "graal" minuscolo, fu lo scrittore
provenzale Chrétien de Troyes nel suo celebre Perceval
le gallois ou la conte du graal. In questo romanzo cavalleresco
fa la sua comparsa tanto la coppa intesa come contenitore del
sangue di Cristo tanto il concetto che la coppa stessa possa
portare al mondo la salvezza: la storia che Chrétien
scrive a metà del XII Secolo è quella del pianeta
Terra che viene sconvolto da una spaventosa carestia, il wasteland,
a cui soltanto Re Artù può porre rimedio bevendo,
lui che simboleggia il re umano in contatto col divino, dalla
coppa del re dei re. Una nobiltà di animo e di sangue
che trae la sua forza e la sua capacità di protezione
da un diritto "di sangue" a governare e a sanare le
ferite provocate nel mondo dai pericoli che scaturiscono dal
Male. Sarebbe troppo complesso parlare del significato simbolico
della Materia di Bretagna, un linguaggio metaforico dietro cui
si cela la storia stessa del genere umano. Ci limitiamo a dire
che il Graal, la coppa di Gesù, diviene il contenitore
della saggezza e della salvezza, lo strumento attraverso il
quale l'uomo illuminato può chiedere l'intervento di
Dio. Però, le cose non sono così semplici. Se
è chiaro fin dalle opere di Chrétien de Troyes
che la coppa è accessibile soltanto dopo innumerevoli
prove iniziatiche e un percorso di evoluzione dell'anima, già
presso i contemporanei assume valenze assai diverse. Nel suo
Parzifal Wolfram von Eschenbach, già da noi citato ampiamente
nel nostro Dossier nell'articolo relativo al santuario di Montserrat
in Catalogna, sostiene chiaramente che non si tratta di una
coppa, ma di una pietra. Il Graal è una "Lapsit
Exilis", che potrebbe significare tanto "pietra fragile"
quanto "pietra dal cielo" (exilis = ex coelis) e questo
particolare è assai indicativo. Infatti nella teologia
di Wolfram si riferisce alla rivolta degli angeli capitanati
da Lucifero e alla loro caduta dal cielo: il Graal è
uno smeraldo, il terzo occhio di Satana che cadendo sulla Terra
l'ha perso e appunto con questo fatto gli è venuta meno
la capacità di visione superiore della realtà.
Il Graal successivamente venne sfaccettato dagli arcangeli e
assunse le fattezze di una coppa o di un catino esagonale. |
A Genova è custodino
il Sacro Catino, una bacinella di vetro verde in passato ritenuta
di smeraldo che agli occhi dei genovesi rappresentava il Graal descritto
da Wolfram von Eschenbach. Il punto però è che se si tratta di una
pietra caduta dal cielo, assai simile dunque alla pietra nera custodita
nella Ka'Ba alla Mecca, le caratteristiche del Graal cambiano decisamente.
Come la pietra di Fal, il Graal diviene non strumento di immortalità
ma mezzo per trasmutare la materia vile in materia divina: il ferro
in oro, l'anima umana in essenza divina. La coppa-pietra assume
così un ruolo cristico, è essa stessa Gesù: anzi, è lo strumento
che manca a Satana per conquistare il mondo e il suo possesso è
in grado di decidere le sorti del mondo e dell'universo. I romanzi
successivi del ciclo del Graal, come il Lancelot di Rober de Boron
o il Peredur e il Perlesvaus, accentuano questo aspetto. Si torna
al concetto di oggetto magico, in grado di stabilire le sorti del
mondo, ed è questo il significato che nel Romanticismo diede alla
coppa dell'eucarestia il musicista Richard Wagner nell'opera Parsifal
che tanta influenza ebbe sui Nazisti il secolo dopo. E in effetti,
la musica wagneriana portò alle forsennate ricerche
del Graal in stile Indiana Jones da parte delle SS di Himmler comprensive
di resoconti sognati fatti al "povero" Adolf Hitler rimasto orfano
della sua arma definitiva per la conquista della Terra. Ma forse
forse la chiave di volta del Graal è proprio l'interpretazione ultima
dei Nazisti; non è il riferimento alla coppa dell'Ultima Cena, ma
a qualcosa di più antico e veramente esplosivo in grado di cambiare
le sorti di una guerra. Il costante e continuo riferimento delle
cattedrali gotiche che mettono il relazione la coppa ai cavalieri
Templari fa pensare al Graal a qualcosa di legato al tempio di Salomone
a Gerusalemme: l'Arca dell'Alleanza, che
non dimentichiamo era in grado di distruggere intere città o di
folgorare chi la toccava senza protezioni! E' questo il vero aspetto
del Graal, un oggetto tecnologico che secondo alcuni studiosi eterodossi
era custodito ai tempi dei Faraoni nella Grande
Piramide di Giza e che Mosé rubò al momento della fuga degli
Ebrei dall'Egitto?
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(A
sinistra) Il Santo Graal raffigurato chiaramente sulla facciata
della chiesa della Gran Madre di Dio a Torino. La statua della
Ragione, che solleva il calice, indica anche il punto ove trovarlo.
(A destra) Il Graal raffigurato su una vetrata del Santuario
della Madonna Nera di Montserrat
in Catalogna. Per i Nazisti questo era il celebre Castello del
Graal, ma le loro ricerche non ebbero esito. (Sotto, a sinistra)
Il Santo Graal come appare nel film "Indiana Jones e l'ultima
crociata": semplicemente "la tazza di un falegname". (Sotto
al centro) I Templari furono accusati di adorare un oggetto
assai simile al Graal. (Sotto a destra) Re Dagoberto I della
stirpe dei Merovingi: si dice che discendano direttamente dal
"Sangue Reale" ("Sangreal") di Gesù. |
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In verità c'è un'altra tesi, sostenuta
dal best-seller mondiale "Il Codice da Vinci" ma in realtà
rivelata al mondo nel 1982 dal libro "Il Santo Graal" di
Henry Lincoln, Michael Baigent e Richard Leight: il Graal in sé
non esiste, ma sarebbe una linea di sangue, nella fattispecie la stirpe
di Gesù che, sposatosi con Maria Maddalena, avrebbe generato
almeno quattro figli la cui discendenza avrebbe dato origine alla
stirpe del Merovingi e ad altre famiglie nobili esistenti ancor oggi.
Graal significherebbe, secondo questa tesi, "sangue reale":
infatti solitamente la parola non è mai scritta senza l'epiteto
"Santo", "Santo Graal": in latino medievale, San
Graal oppure Sang Raal, "Sangue Reale". Il sangue dei re
è quello di Re David di Israele, la stirpe davidica, la vera
discendente dal primo uomo Adamo. Le prove a sostegno di questa tesi
sono tante e sorprendenti, a cominciare dal mai chiarito episodio
delle nozze di Cana citato nei Vangeli. Se Gesù non è
morto sulla croce, se si è sposato e ha generato figli, si
comprende come il segreto del Santo Graal divenga il più esplosivo
e potente strumento per disintegrare il mondo come lo intendiamo oggi.
Dire a un miliardo e passa di cristiani che sono stati presi per i
fondelli da duemila anni sarebbe veramente un'arma devastante, assai
più di un'atomica… Ma è un segreto celato, perché
un conto è fare speculazioni intellettuali su queste teorie
come ci permettiamo di fare noi senza secondi fini se non quello di
chiarire i misteri, e un altro è avere prove concrete che a
tutt'oggi nessuno è in grado di mostrare. Né il trio
Lincoln-Baigent-Leight né i loro epigoni né il celebrato
Dan Brown, che ha avuto il merito di romanzare una storia che più
allucinante non si può. E' questo il senso del Graal? Una coppa,
ovvero un utero, quello della Maddalena che generò i figli
di Cristo? A noi di Sator ws piace pensare invece che esista un oggetto
misterioso, magari veramente portato in dono agli uomini dagli dei,
che custodisca sapere e conoscenza. Una pietra esile, fragile, magari
un computer ante-litteram che contiene nozioni di altri mondi, un
oggetto difficile da comprendere per menti semplici come quelle dei
servi della gleba medievali ma che oggi anche per i comuni cittadini
potrebbe assumere un senso compiuto. E chissà, forse potrebbe
anche essere un oggetto piccolo, come la scatola che Berengere Saunière,
parroco di Rennes-le-Château, consegnò ad Antoni Gaudì
nel 1896 affinché fosse murata nella cripta della Sagrada
Familia di Barcellona…
Lorena Bianchi
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| (A
sinistra) Nella cripta della Sagrada Familia di Barcellona sarebbe
nascosta una scatola consegnata da Berengere Saunière, parroco
di Rennes-le-Château, ad Antoni Gaudì nel 1896. Il parroco francese
era divenuto estremamente ricco dopo aver trovato, durante i
lavori di ristrutturazione della sua chiesetta sui Pirenei,
documenti e pergamene estremamente antichi che nascondevano
un segreto inconfessabile. In pochi anni il prete divenne amico
di nobili e uomini della massoneria e strinse un profondo legame
con la cantante lirica Emma Calvé, appassionata di esoterismo
e legata a molti circoli culturali. La Calvé era anche amica
di Gaudì, architetto visionario che in quegli anni stava cambiando
il volto a Barcellona: e così Saunière decise di affidare all'architetto
catalano un importante oggetto, custodito in un involucro delle
dimensioni di una scatola di scarpe, che egli aveva rinvenuto
nella cripta segreta della sua chiesa. Di che si trattava? Documenti
segreti della dinastia dei Merovingi, che a Rennes-le-Château
avevano un'importante sede? Qualcosa proveniente dalla presunta
tomba di Gesù? Oppure il misterioso oggetto che custodivano
i Catari durante la Crociata contro gli Albigesi e che quattro
fedeli portarono via durante l'ultima battaglia dalla fortezza
di Montsegur, calandosi per centinaia di metri negli strapiombi
intorno alla montagna? |
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