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La storia di Coral Castle è
una favola romantica, cupa e dolce al tempo stesso. Ma è
anche un inquietante punto interrogativo, un esempio delle capacità
nascoste nella Fisica e nell'essere umano, forse la chiave di
volta per comprendere l'enigma dell'edificazione dei giganteschi
megaliti da parte dei nostri antenati.
Tutto nacque nella mente di un uomo dalla corporatura incredibilmente
minuta ed esile, Edward Leedskalnin, un lettone originario di
Riga. Nato nel 1887, l'uomo fu colpito da una forma di nanismo
dovuta a problemi ormonali e fermò la sua crescita alla
statura di 1,39 m. Anche il suo peso rimase contenuto, non superando
mai i 52 kg. Si trattava di un fisico non diverso da quello
di un preadolescente, ma questo handicap non impedì a
Leedskalnin di condurre una vita relativamente normale, lavorando
come scultore e muratore. All'età di 26 anni, nel 1913,
Edward conobbe una ragazza di Riga di dieci anni più
giovane e ne rimase folgorato. Agnes Scuff era una sedicenne
molto bella ma, come vedremo, anche terribilmente superficiale
e vuota. |
Ciononostante Leedskalnin si innamorò dei suoi
modi e del suo fascino da lolita e dopo un corteggiamento insistente
convinse la ragazza ad accettare di mettersi con lui. La storia d'amore
tra di loro sembrava destinata a un matrimonio felice, la famiglia
di lei era ben lieta dare in sposa la figlia a un uomo non certo adone
ma comunque serio e lavoratore, e per di più davvero innamorato.
Tuttavia Agnes, soprannominata da Edward la "Dolce Sedicenne"
("Sweet Sixteen") era pur sempre appunto un'adolescente
e come forse era prevedibile non accettò le nozze. All'ultimo
momento, il giorno prima della celebrazione, la ragazza rifiutò
Leedskalnin, cacciandolo da casa e dicendogli che mai avrebbe sposato
un uomo "mostruoso" come lui. Edward, profondamente colpito
da questo ripudio, rifletté sulla sua sfortunata condizione
di uomo "diverso", alla stessa stregua di tutti gli esseri
umani dotati di caratteristiche fuori dalla norma. Ma come qualsiasi
"diverso" sa per esperienza personale, spesso l'handicap
diviene una forza aggiuntiva, la vera arma in più che rende
una persona speciale. In Leedskalnin il suo pseudo-nanismo fu il vero
motore di quel miracolo che avrebbe realizzato alcuni anni dopo. Dopo
il mancato matrimonio Ed mollò tutto, lavoro e amici: iniziò
a viaggiare per l'Europa per riflettere su se stesso. Allora iniziò
a immaginare un modo per dimostrare a tutti, anche al mondo, la sua
grandezza d'animo, la forza incommensurabile del suo essere e così,
tra i monoliti di Stonehenge, concepì la sua idea favolosa.
Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale spinse il nostro protagonista
a emigrare in America. Prima il Canada e poi gli Stati Uniti: il lavoro
non mancava, ma il clima freddo delle regioni dei Grandi Laghi erano
micidiali per un fisico esile e fragile come quello del lettone. A
New York contrasse la tubercolosi e così, quasi obbligato,
nel 1918 si trasferì a Florida City, piccola cittadina all'estremo
sud dello stato omonimo.
| Qui Leedskalnin
riuscì ad acquistare dieci acri di terreno e decise di
costruire in quest'area la sua Stonehenge moderna. Ebbe così
origine Coral Castle, l'unico esempio moderno di costruzione
megalitica, anche se occorre specificare che non si tratta di
un castello di corallo come la traduzione italiana farebbe pensare.
Leedskalnin creò un giardino di pietra (infatti in origine
il nome fu "Rock Gate Park") realizzato con un'arenaria
rossiccia tipica della Florida meridionale chiamata "coral".
Attraverso un evidente uso di concetti esoterici, Edward scolpì
e collocò blocchi di "coral" di dimensioni
colossali in modo tale da rendere quel luogo fortemente evocativo,
ricco di simbolismi legati alla Terra e alla natura. Il mistero,
in sintesi, è tutto qui: come poté un omino come
Leedskalnin realizzare da solo un'opera del genere? Infatti
l'uomo non usò che attrezzi semplici, picconi, vanghe,
piccoli pali e carrucole adatte a trasportare solo mattoni per
erigere megaliti alti dieci metri. Il fatto è che Edward
non lavorò mai alla luce del giorno ma per 28 anni sempre
e solo di notte, dal tramonto all'alba, alla luce di fioche
lampade a petrolio, per cui nessuno poté mai vedere i
suoi segreti costruttivi. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che
Leedskalnin utilizzasse la griglia magnetica del pianeta per
innalzare le pietre, altri ipotizzano che utilizzasse gli ultrasuoni
o un sistema di antigravità; c'è chi dice che
Edward realizzò in realtà i blocchi in uno speciale
cemento sedimentario colato in appositi stampi collocati in
situ, mentre alcuni bambini del tempo dissero che il lettone
utilizzava palloni pieni di idrogeno per sollevare i blocchi.
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| (Sopra) Vista aerea
di Coral Castle: la foto è di qualche anno fa, ora l'area
intorno al parco megalitico è maggiormente urbanizzata.
Comunque dall'immagine si capisce il senso dell'isolamento e
della natura che ha portato Leedskalnin ad edificare il suo
giardino di pietra in un posto così selvaggio. |
Si tratta delle solite teorie espresse per raccontare
come furono posizionati i blocchi della Grande Piramide di Giza o
i monoliti di mille tonnellate di Baalbek in Libano oppure tutti i
massi colossali dei siti archeologici megalitici. Nell'impossibilità
di spiegare scientificamente un fatto impossibile in base alle nostre
conoscenze, si ipotizzano forze invisibili (o mezzi più esotici)
che consentirono a Leedskalnin e ai nostri antenati costruttori di
megaliti di erigere senza apparente sforzo queste costruzioni. Già,
perché se gli egittologi sono irremovibili nelle loro ridicole
teorie che narrano di milioni di schiavi costretti dal cattivissimo
faraone Cheope a spingere blocchi da duecento tonnellate a 150 metri
di altezza su rampe di fango senza neppure l'ausilio delle ruote,
nel caso di Coral Castle non si possono tirare in ballo schiavi inesistenti
e velleità megalomani di faraoni non storicamente vissuti.
Coral Castle ci narra la storia di un solo uomo che fu capace di erigere
una struttura impossibile da realizzare con mezzi semplici, ma solo
con l'impiego delle gru più moderne e potenti (e con un costo
proporzionale).
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| (Sopra, a sinistra) Edward
Leedskalnin era un uomo assai minuto, alto meno di un metro
e quaranta. Nonostante le dimensioni ridotte, era un gran lavoratore,
anche se non fu certo per le sue virtù fisiche che eresse
Coral Castle. Anzi, per distogliere l'attenzione dei curiosi
negli Anni '40 si fece scattare alcune fotgrafie in pieno giorno
(lui che lavorava solo di notte) per spiegare i suoi metodi.
Eccolo quindi ritratto mentre issa su un paranco di legno un
blocco di circa due metri di lunghezza (al centro). La foto
è un probabile falso perché questi pali non sarebbero
in grado di sostenere il peso del macigno. (A destra) Come si
vede nel dettaglio, il masso sembra sollevato da terra, ma la
distanza ridotta impedisce di vedere se sotto di esso vi è
un qualche supporto. Da un punto di vista fisico i massi di
Coral Castle non potrebbero mai essere sollevati da un'attrezzatura
così semplice e fragile. |
La prova viene data dal fatto che Leedskalnin nel 1936
spostò Coral Castle in un'altra città! Infatti in quel
periodo il comune di Florida City diede in concessione nuovi lotti
edilizi e per non avere vicini e curiosi Ed comprò un nuovo
terreno nella cittadina di Homestead, a 16 km di distanza. Letteralmente
poi smontò pietra su pietra il suo giardino incantato e lo
rimontò, sembra con un nuovo disegno, nella nuova proprietà,
dove si trova attualmente. Per l'occasione accettò l'aiuto
di un amico, che possedeva un vecchio camion Ford piuttosto malconcio.
Immaginiamo la scena: di notte, per dieci anni, Ed e il suo amico
trasferirono pietre del peso di trenta tonnellate su un camion in
grado di portarne al massimo due! La fiaba di Coral Castle è
veramente incredibile, ancor di più pensando a questo trasloco
assurdo da un punto di vista "normale". A Homestead comunque
Ed realizzò quello che viene definito il suo capolavoro: una
porta megalitica di nove tonnellate perfettamente bilanciata, al punto
che è possibile muoverla con un dito. Nel 1986 questa porta
si bloccò a causa di alcuni sassolini che si erano incastrati
nel suo perno e per ripararla intervenne una squadra di venti operai
specializzati e una gru da 50 t di portata. Alzata la porta, ci si
accorse come il tutto appoggiava su un perno realizzato utilizzando
un semiasse di un'automobile, fissato con una precisione tale che
oggi sarebbe ottenibile attraverso puntatori al laser. In pratica
Edward trovò, con un'accuratezza assoluta, il punto di equilibrio
esatto in cui scavare il foro per il perno, con un errore dell'ordine
del millesimo di millimetro.
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(A sinistra) L'incredibile Porta
Megalitica di accesso al giardino, un masso di nove tonnellate
collocato sotto un trilito e fissato in perfetto equilibrio
per mezzo di un semiasse recuperato da un'automobile rottamata
e infilato nella pietra nel centro di equilibrio. Il risultato
è quello di un masso che si sposta con un dito, nonostante
la massa e la mole. Analizzata scienficamente nel 1986, questa
Porta potrebbe essere stata progettata seguendo i principi della
Geometria Sacra e del Numero Aureo: segno di una grande conoscenza
delle armonie universali da parte del costruttore lettone. |
Una capacità di misura che atterrisce ancor
di più dei megaliti, perché denota la possibilità
di effettuare calcoli estremamente precisi senza l'ausilio di computer
o calcolatori. Evidentemente Leedskalnin fece ricorso a misure ideali
come la sezione aurea, o il Phi
della Sequenza di Fibonacci, che sappiamo essere alla base della forma
delle galassie e di numerose strutture naturali armoniche. Esiste
quindi un legame appunto tra l'armonia cosmica e la possibilità
di manipolare la realtà in cui viviamo? Il discorso della magia
intesa non come superstizione inutile ma come una potentissima forma
di tecnologia si lega con la fama che acquisì Leedskalnin,
tale da farlo considerare dai concittadini e da numerosi turisti come
un mago, uno stregone moderno. Il fatto che il suo laboratorio presentasse
strani apparecchi elettrici, come bottiglie avvolte in matasse di
filo di rame, ruote dentate mosse da una manovella, sintonizzatori
radio e scritti significativi come una copia del suo pamphlet "Correnti
Magnetiche" hanno fatto pensare che Ed avesse compreso il segreto
più importante e infatti lui stesso si vantava di conoscere
il modo con cui gli antichi avevano innalzato le piramidi d'Egitto.
E' da sottolineare l'amicizia decennale che legò il lettone
al più grande scienziato del Ventesimo Secolo, Nikola Tesla.
I due si conobbero durante il soggiorno di Leedskalnin a New York.
| Serbo
di origini e croato di nascita, Tesla migrò negli Usa
e qui ebbe il modo di dimostrare le sue incredibili capacità
mentali: fu l'inventore tra le altre cose del trasformatore,
delle radiografie, della corrente alternata e della radio, nonché
del radiocomando. Tutti i bambini del mondo giocano con le loro
automobiline grazie allo straordinario genio di quest'uomo,
dipendente sottopagato di Edison alla fine dell'800 e divenuto
poi nel corso del Novecento un inventore di professione. Nonostante
i diritti sulle sue innumerevoli scoperte, Tesla non cercò
mai la ricchezza materiale ma continuò i suoi studi in
molti campi, tra cui la Cosmologia, la Fisica e la Relatività
Generale di Einstein, di cui era un forte critico. Alla fine
degli Anni '30 Tesla ultimò una teoria dinamica sulla
gravità, che spiegava il campo unificato in modo alternativo
a quello della Relatività. In essa lo scienziato serbo
spiegava l'attrazione gravitazionale terrestre utilizzando l'elettrodinamica:
all'interno di un pianeta onde trasversali e onde longitudinali
compenetrandosi generavano un campo magnetico in grado, detto
in termini semplici, di attrarre ogni molecola presente sulla
superficie. Agendo su questa compenetrazione e modificandola,
sarebbe stato possibile azzerare o diminuire la gravità:
l'uso di particolari ultrasuoni avrebbe consentito anche lo
spostamento in assenza di peso. In pratica Tesla spiegava tanto
la possibilità di erigere i megaliti, quanto la facoltà
di muoverli a piacimento, cosa che sembra gli antichi facessero
con frequenza (si pensi alla leggenda che fu Mago Merlino a
spostare il cerchio di Stonehenge nella posizione attuale, dalla
sua collocazione originaria in Galles). Sostanzialmente Leedskalnin
riprese le teorie di Tesla, quantomeno nell'idea che fosse possibile,
agendo "elettricamente" sul sottosuolo, modificare
la gravità. Nel suo libro, pubblicato in tiratura limitata
e destinato soltanto agli amici, Leedskalnin spiegava come la
materia andasse considerata come la sintesi dell'interazione
di due forze contrapposte, che generavano una terza energia
che possedeva entrambe le componenti. |
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| (Sopra) Nikola Tesla
è stato senza dubbio il massimo scienziato del '900 e
uno dei più grandi di tutti i tempi: conobbe Edward Leedskalnin
a New York e mantenne per tutta la sua vita una fitta corrispondenza
con lui. |
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I poli
+ e - dell'elettromagnetismo secondo il lettone generavano,
se utilizzati in coesione, una potenza inimmaginabile, capace
evidentemente (ma questo Leedskalnin non lo disse apertamente)
di ridurre grandemente la forza di gravità se non di
annullarla del tutto. In pratica si tratta degli stessi concetti
espressi nel Taoismo attraverso il simbolo dello Yin-Yang
ma soprattutto nello Shintoismo attraverso il segno del Tomoe,
assimilabile al celtico Triskelion.
Da un punto di vista filosofico nello Shintoismo l'esistenza
materiale (l'Universo) si origina da una dualità, due
forze polarmente opposte, il principio negativo In e il principio
positivo Yo, corrispondente agli Yin e Yang della cosmologia
taoista. Dal compenetrarsi di queste due forze primordiali e
opposte scaturisce tutta l'esistenza, sia fisica e materiale
che spirituale. Un concetto in tutto e per tutto assimilabile
alla Trinità Egizia. Il Tomoe trilobato è un simbolo
di origine Ainu, da qui la similitudine con il Triskelion indoeuropeo
e trova sorprendenti conferme nella modernissima Teoria delle
Stringhe, secondo cui l'Universo è composto da Materia
ed Energia Oscure che generano una piccolissima percentuale
di materia visibile, quella che esperiamo con i nostri sensi
e gli strumenti. Ma questa materia visibile, secondo i calcoli,
non è più del 4% dell'intero totale e questo dà
l'idea di quanta sia l'energia che ci circonda. Un'energia invisibile
ma presente che costituisce un po' il segreto dei miracoli che
caratterizzano i Lama tibetani, capaci di vivere senza mangiare
e bere per mesi, di rimanere a contatto con le nevi himalayane
senza congelare, persino di sollevare blocchi di roccia pesanti
decine di tonnellate. |
| (Sopra) Il simbolo
giapponese del Tomoe sarebbe legato al segreto di Leedskalnin:
rappresenta l'energia scaturente dall'interazione tra i due
principi Yin e Yang. |
Non sembra la storia di Coral Castle? Il problema quindi
non è tanto di essere consapevoli che esiste un'energia infinita
attorno a noi, ma semmai imparare a "sentirla", a usarla,
a incanalarla. La Materia Oscura in particolare avrebbe la capacità
di influenzare la gravità e se così fosse si potrebbe
spiegare una foto "impossibile" che mostra Leedskalnin al
lavoro di giorno, mentre solleva con un paranco di legno un masso
pesante più di una tonnellata. Un'immagine promozionale a lungo
ritenuta un trucco, poiché sarebbe stato impossibile che strumenti
così fragili come i pali di legno riuscissero a sostenere un
tale peso. La foto invece fu fatta scattare da Edward come una sorta
di gioco, per spiazzare i turisti che stavano iniziando, alla fine
degli Anni '40, ad accorrere a Coral Castle.
All'inizio degli Anni '50 Edward si sentiva vecchio e agli amici confidò
che avrebbe rivelato loro il suo segreto. Ai primi di dicembre del
1951 Leedskalnin ebbe una violenta colica intestinale. Da sempre restìo
alle medicine, l'uomo però si convinse ad andare in città
a farsi visitare. Incise una frase su un monolito, "Vado all'Ospedale",
e prendendo l'autobus pubblico si diresse verso il nosocomio di Homestead.
Non riuscì ad andarci in bicicletta, suo mezzo di trasporto
abituale, segno della gravità delle sue condizioni. Una volta
visitato dai dottori, la diagnosi fu pesantissima: tumore terminale
allo stomaco. Il nostro eroe fu ricoverato d'urgenza al Jackson Memorial
Hospital di Miami dove morì pochi giorni dopo, il 7 dicembre,
nel decimo anniversario dell'attacco a Pearl Harbor. Non riuscì
a svelare il segreto agli amici e Coral Castle andò in eredità
a un nipote, che due anni dopo lo cedette a un imprenditore dell'Illinois,
che lo possiede tuttora.
E Agnes che fine fece? La "Sweet Sixteen" alla fine della
Seconda Guerra Mondiale fu informata da alcuni conoscenti comuni che
il suo ex fidanzato aveva realizzato per lei Coral Castle negli Usa,
sperando che capisse la grandezza del suo amore. La donna rispose
in modo laconico: "Non ho voluto sposarlo quando ero sedicenne,
e non voglio sposarlo ora". Molti anni dopo alcuni giornalisti
americani rintracciarono Agnes in Olanda, all'età di 83 anni.
Le parlarono del parco megalitico e la invitarono a Homestead per
visitare la costruzione realizzata in suo onore: le avrebbero dedicato
uno special in tv. Ma nemmeno stavolta dimostrò un minimo di
acume e stupidamente bocciò il tutto con un definitivo "No,
grazie, non mi interessa".
Lorena Bianchi
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| (Sopra) Coral Castle,
al di là della sua incredibile costruzione, rappresenta
un'immensa lettera d'amore di un uomo alla donna che ama. Un
amore non corrisposto e neppure preso in considerazione dalla
fortunata, incapace di comprendere il senso di tutto questo
lavoro. Lavoro che possiamo ammirare come turisti, cercando
di analizzarlo come scienziati, ma che possiamo solo capire
attraverso la sensibilità degli artisti. |
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