Il mistero di Coral Castle
Come potè un nano lituano emigrato in Florida negli Anni '20 erigere, senza l'ausilio di meccanismi, un castello composto da megaliti di oltre 30 tonnellate di peso? Il suo segreto può essere nascosto negli studi di Nikola Tesla?
La storia di Coral Castle è una favola romantica, cupa e dolce al tempo stesso. Ma è anche un inquietante punto interrogativo, un esempio delle capacità nascoste nella Fisica e nell'essere umano, forse la chiave di volta per comprendere l'enigma dell'edificazione dei giganteschi megaliti da parte dei nostri antenati.
Tutto nacque nella mente di un uomo dalla corporatura incredibilmente minuta ed esile, Edward Leedskalnin, un lettone originario di Riga. Nato nel 1887, l'uomo fu colpito da una forma di nanismo dovuta a problemi ormonali e fermò la sua crescita alla statura di 1,39 m. Anche il suo peso rimase contenuto, non superando mai i 52 kg. Si trattava di un fisico non diverso da quello di un preadolescente, ma questo handicap non impedì a Leedskalnin di condurre una vita relativamente normale, lavorando come scultore e muratore. All'età di 26 anni, nel 1913, Edward conobbe una ragazza di Riga di dieci anni più giovane e ne rimase folgorato. Agnes Scuff era una sedicenne molto bella ma, come vedremo, anche terribilmente superficiale e vuota.
Ciononostante Leedskalnin si innamorò dei suoi modi e del suo fascino da lolita e dopo un corteggiamento insistente convinse la ragazza ad accettare di mettersi con lui. La storia d'amore tra di loro sembrava destinata a un matrimonio felice, la famiglia di lei era ben lieta dare in sposa la figlia a un uomo non certo adone ma comunque serio e lavoratore, e per di più davvero innamorato. Tuttavia Agnes, soprannominata da Edward la "Dolce Sedicenne" ("Sweet Sixteen") era pur sempre appunto un'adolescente e come forse era prevedibile non accettò le nozze. All'ultimo momento, il giorno prima della celebrazione, la ragazza rifiutò Leedskalnin, cacciandolo da casa e dicendogli che mai avrebbe sposato un uomo "mostruoso" come lui. Edward, profondamente colpito da questo ripudio, rifletté sulla sua sfortunata condizione di uomo "diverso", alla stessa stregua di tutti gli esseri umani dotati di caratteristiche fuori dalla norma. Ma come qualsiasi "diverso" sa per esperienza personale, spesso l'handicap diviene una forza aggiuntiva, la vera arma in più che rende una persona speciale. In Leedskalnin il suo pseudo-nanismo fu il vero motore di quel miracolo che avrebbe realizzato alcuni anni dopo. Dopo il mancato matrimonio Ed mollò tutto, lavoro e amici: iniziò a viaggiare per l'Europa per riflettere su se stesso. Allora iniziò a immaginare un modo per dimostrare a tutti, anche al mondo, la sua grandezza d'animo, la forza incommensurabile del suo essere e così, tra i monoliti di Stonehenge, concepì la sua idea favolosa.
Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale spinse il nostro protagonista a emigrare in America. Prima il Canada e poi gli Stati Uniti: il lavoro non mancava, ma il clima freddo delle regioni dei Grandi Laghi erano micidiali per un fisico esile e fragile come quello del lettone. A New York contrasse la tubercolosi e così, quasi obbligato, nel 1918 si trasferì a Florida City, piccola cittadina all'estremo sud dello stato omonimo.
Qui Leedskalnin riuscì ad acquistare dieci acri di terreno e decise di costruire in quest'area la sua Stonehenge moderna. Ebbe così origine Coral Castle, l'unico esempio moderno di costruzione megalitica, anche se occorre specificare che non si tratta di un castello di corallo come la traduzione italiana farebbe pensare. Leedskalnin creò un giardino di pietra (infatti in origine il nome fu "Rock Gate Park") realizzato con un'arenaria rossiccia tipica della Florida meridionale chiamata "coral". Attraverso un evidente uso di concetti esoterici, Edward scolpì e collocò blocchi di "coral" di dimensioni colossali in modo tale da rendere quel luogo fortemente evocativo, ricco di simbolismi legati alla Terra e alla natura. Il mistero, in sintesi, è tutto qui: come poté un omino come Leedskalnin realizzare da solo un'opera del genere? Infatti l'uomo non usò che attrezzi semplici, picconi, vanghe, piccoli pali e carrucole adatte a trasportare solo mattoni per erigere megaliti alti dieci metri. Il fatto è che Edward non lavorò mai alla luce del giorno ma per 28 anni sempre e solo di notte, dal tramonto all'alba, alla luce di fioche lampade a petrolio, per cui nessuno poté mai vedere i suoi segreti costruttivi. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che Leedskalnin utilizzasse la griglia magnetica del pianeta per innalzare le pietre, altri ipotizzano che utilizzasse gli ultrasuoni o un sistema di antigravità; c'è chi dice che Edward realizzò in realtà i blocchi in uno speciale cemento sedimentario colato in appositi stampi collocati in situ, mentre alcuni bambini del tempo dissero che il lettone utilizzava palloni pieni di idrogeno per sollevare i blocchi.
(Sopra) Vista aerea di Coral Castle: la foto è di qualche anno fa, ora l'area intorno al parco megalitico è maggiormente urbanizzata. Comunque dall'immagine si capisce il senso dell'isolamento e della natura che ha portato Leedskalnin ad edificare il suo giardino di pietra in un posto così selvaggio.
Si tratta delle solite teorie espresse per raccontare come furono posizionati i blocchi della Grande Piramide di Giza o i monoliti di mille tonnellate di Baalbek in Libano oppure tutti i massi colossali dei siti archeologici megalitici. Nell'impossibilità di spiegare scientificamente un fatto impossibile in base alle nostre conoscenze, si ipotizzano forze invisibili (o mezzi più esotici) che consentirono a Leedskalnin e ai nostri antenati costruttori di megaliti di erigere senza apparente sforzo queste costruzioni. Già, perché se gli egittologi sono irremovibili nelle loro ridicole teorie che narrano di milioni di schiavi costretti dal cattivissimo faraone Cheope a spingere blocchi da duecento tonnellate a 150 metri di altezza su rampe di fango senza neppure l'ausilio delle ruote, nel caso di Coral Castle non si possono tirare in ballo schiavi inesistenti e velleità megalomani di faraoni non storicamente vissuti. Coral Castle ci narra la storia di un solo uomo che fu capace di erigere una struttura impossibile da realizzare con mezzi semplici, ma solo con l'impiego delle gru più moderne e potenti (e con un costo proporzionale).
(Sopra, a sinistra) Edward Leedskalnin era un uomo assai minuto, alto meno di un metro e quaranta. Nonostante le dimensioni ridotte, era un gran lavoratore, anche se non fu certo per le sue virtù fisiche che eresse Coral Castle. Anzi, per distogliere l'attenzione dei curiosi negli Anni '40 si fece scattare alcune fotgrafie in pieno giorno (lui che lavorava solo di notte) per spiegare i suoi metodi. Eccolo quindi ritratto mentre issa su un paranco di legno un blocco di circa due metri di lunghezza (al centro). La foto è un probabile falso perché questi pali non sarebbero in grado di sostenere il peso del macigno. (A destra) Come si vede nel dettaglio, il masso sembra sollevato da terra, ma la distanza ridotta impedisce di vedere se sotto di esso vi è un qualche supporto. Da un punto di vista fisico i massi di Coral Castle non potrebbero mai essere sollevati da un'attrezzatura così semplice e fragile.
La prova viene data dal fatto che Leedskalnin nel 1936 spostò Coral Castle in un'altra città! Infatti in quel periodo il comune di Florida City diede in concessione nuovi lotti edilizi e per non avere vicini e curiosi Ed comprò un nuovo terreno nella cittadina di Homestead, a 16 km di distanza. Letteralmente poi smontò pietra su pietra il suo giardino incantato e lo rimontò, sembra con un nuovo disegno, nella nuova proprietà, dove si trova attualmente. Per l'occasione accettò l'aiuto di un amico, che possedeva un vecchio camion Ford piuttosto malconcio. Immaginiamo la scena: di notte, per dieci anni, Ed e il suo amico trasferirono pietre del peso di trenta tonnellate su un camion in grado di portarne al massimo due! La fiaba di Coral Castle è veramente incredibile, ancor di più pensando a questo trasloco assurdo da un punto di vista "normale". A Homestead comunque Ed realizzò quello che viene definito il suo capolavoro: una porta megalitica di nove tonnellate perfettamente bilanciata, al punto che è possibile muoverla con un dito. Nel 1986 questa porta si bloccò a causa di alcuni sassolini che si erano incastrati nel suo perno e per ripararla intervenne una squadra di venti operai specializzati e una gru da 50 t di portata. Alzata la porta, ci si accorse come il tutto appoggiava su un perno realizzato utilizzando un semiasse di un'automobile, fissato con una precisione tale che oggi sarebbe ottenibile attraverso puntatori al laser. In pratica Edward trovò, con un'accuratezza assoluta, il punto di equilibrio esatto in cui scavare il foro per il perno, con un errore dell'ordine del millesimo di millimetro.
(A sinistra) L'incredibile Porta Megalitica di accesso al giardino, un masso di nove tonnellate collocato sotto un trilito e fissato in perfetto equilibrio per mezzo di un semiasse recuperato da un'automobile rottamata e infilato nella pietra nel centro di equilibrio. Il risultato è quello di un masso che si sposta con un dito, nonostante la massa e la mole. Analizzata scienficamente nel 1986, questa Porta potrebbe essere stata progettata seguendo i principi della Geometria Sacra e del Numero Aureo: segno di una grande conoscenza delle armonie universali da parte del costruttore lettone.
Una capacità di misura che atterrisce ancor di più dei megaliti, perché denota la possibilità di effettuare calcoli estremamente precisi senza l'ausilio di computer o calcolatori. Evidentemente Leedskalnin fece ricorso a misure ideali come la sezione aurea, o il Phi della Sequenza di Fibonacci, che sappiamo essere alla base della forma delle galassie e di numerose strutture naturali armoniche. Esiste quindi un legame appunto tra l'armonia cosmica e la possibilità di manipolare la realtà in cui viviamo? Il discorso della magia intesa non come superstizione inutile ma come una potentissima forma di tecnologia si lega con la fama che acquisì Leedskalnin, tale da farlo considerare dai concittadini e da numerosi turisti come un mago, uno stregone moderno. Il fatto che il suo laboratorio presentasse strani apparecchi elettrici, come bottiglie avvolte in matasse di filo di rame, ruote dentate mosse da una manovella, sintonizzatori radio e scritti significativi come una copia del suo pamphlet "Correnti Magnetiche" hanno fatto pensare che Ed avesse compreso il segreto più importante e infatti lui stesso si vantava di conoscere il modo con cui gli antichi avevano innalzato le piramidi d'Egitto. E' da sottolineare l'amicizia decennale che legò il lettone al più grande scienziato del Ventesimo Secolo, Nikola Tesla. I due si conobbero durante il soggiorno di Leedskalnin a New York.
Serbo di origini e croato di nascita, Tesla migrò negli Usa e qui ebbe il modo di dimostrare le sue incredibili capacità mentali: fu l'inventore tra le altre cose del trasformatore, delle radiografie, della corrente alternata e della radio, nonché del radiocomando. Tutti i bambini del mondo giocano con le loro automobiline grazie allo straordinario genio di quest'uomo, dipendente sottopagato di Edison alla fine dell'800 e divenuto poi nel corso del Novecento un inventore di professione. Nonostante i diritti sulle sue innumerevoli scoperte, Tesla non cercò mai la ricchezza materiale ma continuò i suoi studi in molti campi, tra cui la Cosmologia, la Fisica e la Relatività Generale di Einstein, di cui era un forte critico. Alla fine degli Anni '30 Tesla ultimò una teoria dinamica sulla gravità, che spiegava il campo unificato in modo alternativo a quello della Relatività. In essa lo scienziato serbo spiegava l'attrazione gravitazionale terrestre utilizzando l'elettrodinamica: all'interno di un pianeta onde trasversali e onde longitudinali compenetrandosi generavano un campo magnetico in grado, detto in termini semplici, di attrarre ogni molecola presente sulla superficie. Agendo su questa compenetrazione e modificandola, sarebbe stato possibile azzerare o diminuire la gravità: l'uso di particolari ultrasuoni avrebbe consentito anche lo spostamento in assenza di peso. In pratica Tesla spiegava tanto la possibilità di erigere i megaliti, quanto la facoltà di muoverli a piacimento, cosa che sembra gli antichi facessero con frequenza (si pensi alla leggenda che fu Mago Merlino a spostare il cerchio di Stonehenge nella posizione attuale, dalla sua collocazione originaria in Galles). Sostanzialmente Leedskalnin riprese le teorie di Tesla, quantomeno nell'idea che fosse possibile, agendo "elettricamente" sul sottosuolo, modificare la gravità. Nel suo libro, pubblicato in tiratura limitata e destinato soltanto agli amici, Leedskalnin spiegava come la materia andasse considerata come la sintesi dell'interazione di due forze contrapposte, che generavano una terza energia che possedeva entrambe le componenti.
(Sopra) Nikola Tesla è stato senza dubbio il massimo scienziato del '900 e uno dei più grandi di tutti i tempi: conobbe Edward Leedskalnin a New York e mantenne per tutta la sua vita una fitta corrispondenza con lui.
I poli + e - dell'elettromagnetismo secondo il lettone generavano, se utilizzati in coesione, una potenza inimmaginabile, capace evidentemente (ma questo Leedskalnin non lo disse apertamente) di ridurre grandemente la forza di gravità se non di annullarla del tutto. In pratica si tratta degli stessi concetti espressi nel Taoismo attraverso il simbolo dello Yin-Yang ma soprattutto nello Shintoismo attraverso il segno del Tomoe, assimilabile al celtico Triskelion. Da un punto di vista filosofico nello Shintoismo l'esistenza materiale (l'Universo) si origina da una dualità, due forze polarmente opposte, il principio negativo In e il principio positivo Yo, corrispondente agli Yin e Yang della cosmologia taoista. Dal compenetrarsi di queste due forze primordiali e opposte scaturisce tutta l'esistenza, sia fisica e materiale che spirituale. Un concetto in tutto e per tutto assimilabile alla Trinità Egizia. Il Tomoe trilobato è un simbolo di origine Ainu, da qui la similitudine con il Triskelion indoeuropeo e trova sorprendenti conferme nella modernissima Teoria delle Stringhe, secondo cui l'Universo è composto da Materia ed Energia Oscure che generano una piccolissima percentuale di materia visibile, quella che esperiamo con i nostri sensi e gli strumenti. Ma questa materia visibile, secondo i calcoli, non è più del 4% dell'intero totale e questo dà l'idea di quanta sia l'energia che ci circonda. Un'energia invisibile ma presente che costituisce un po' il segreto dei miracoli che caratterizzano i Lama tibetani, capaci di vivere senza mangiare e bere per mesi, di rimanere a contatto con le nevi himalayane senza congelare, persino di sollevare blocchi di roccia pesanti decine di tonnellate.
(Sopra) Il simbolo giapponese del Tomoe sarebbe legato al segreto di Leedskalnin: rappresenta l'energia scaturente dall'interazione tra i due principi Yin e Yang.
Non sembra la storia di Coral Castle? Il problema quindi non è tanto di essere consapevoli che esiste un'energia infinita attorno a noi, ma semmai imparare a "sentirla", a usarla, a incanalarla. La Materia Oscura in particolare avrebbe la capacità di influenzare la gravità e se così fosse si potrebbe spiegare una foto "impossibile" che mostra Leedskalnin al lavoro di giorno, mentre solleva con un paranco di legno un masso pesante più di una tonnellata. Un'immagine promozionale a lungo ritenuta un trucco, poiché sarebbe stato impossibile che strumenti così fragili come i pali di legno riuscissero a sostenere un tale peso. La foto invece fu fatta scattare da Edward come una sorta di gioco, per spiazzare i turisti che stavano iniziando, alla fine degli Anni '40, ad accorrere a Coral Castle.
All'inizio degli Anni '50 Edward si sentiva vecchio e agli amici confidò che avrebbe rivelato loro il suo segreto. Ai primi di dicembre del 1951 Leedskalnin ebbe una violenta colica intestinale. Da sempre restìo alle medicine, l'uomo però si convinse ad andare in città a farsi visitare. Incise una frase su un monolito, "Vado all'Ospedale", e prendendo l'autobus pubblico si diresse verso il nosocomio di Homestead. Non riuscì ad andarci in bicicletta, suo mezzo di trasporto abituale, segno della gravità delle sue condizioni. Una volta visitato dai dottori, la diagnosi fu pesantissima: tumore terminale allo stomaco. Il nostro eroe fu ricoverato d'urgenza al Jackson Memorial Hospital di Miami dove morì pochi giorni dopo, il 7 dicembre, nel decimo anniversario dell'attacco a Pearl Harbor. Non riuscì a svelare il segreto agli amici e Coral Castle andò in eredità a un nipote, che due anni dopo lo cedette a un imprenditore dell'Illinois, che lo possiede tuttora.
E Agnes che fine fece? La "Sweet Sixteen" alla fine della Seconda Guerra Mondiale fu informata da alcuni conoscenti comuni che il suo ex fidanzato aveva realizzato per lei Coral Castle negli Usa, sperando che capisse la grandezza del suo amore. La donna rispose in modo laconico: "Non ho voluto sposarlo quando ero sedicenne, e non voglio sposarlo ora". Molti anni dopo alcuni giornalisti americani rintracciarono Agnes in Olanda, all'età di 83 anni. Le parlarono del parco megalitico e la invitarono a Homestead per visitare la costruzione realizzata in suo onore: le avrebbero dedicato uno special in tv. Ma nemmeno stavolta dimostrò un minimo di acume e stupidamente bocciò il tutto con un definitivo "No, grazie, non mi interessa".

Lorena Bianchi

(Sopra) Coral Castle, al di là della sua incredibile costruzione, rappresenta un'immensa lettera d'amore di un uomo alla donna che ama. Un amore non corrisposto e neppure preso in considerazione dalla fortunata, incapace di comprendere il senso di tutto questo lavoro. Lavoro che possiamo ammirare come turisti, cercando di analizzarlo come scienziati, ma che possiamo solo capire attraverso la sensibilità degli artisti.

 

 

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