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Quando
si parla delle piramidi di Giza, è impossibile non pensare
a Graham Hancock e Robert Bauval. Questi due ricercatori di
frontiera sono solo i più noti di un gruppo di egittologi
eterodossi: benché ferocemente osteggiati dalla Scienza
ufficiale, la grandissima scoperta effettuata in merito all'allineamento
delle tre montagne artificiali con le tre stelle della Cintura
di Orione è suffragata da prove astronomiche, religiose
e filosofiche. La scoperta appare a tutti gli effetti un uovo
di Colombo: infatti, chiunque osservi i tre monumenti colossali
egiziani, si rende subito conto come le piramidi non siano allineate
tra di loro come sarebbe stato logico, ma presentano una discrepanza
piuttosto evidente. Come ben si evidenzia dalle foto aeree o
satellitari, le piramidi sembrano riprodurre una forma presente
nella volta celeste in una delle costellazioni più importanti
e visibili: Orione. Questa gigantesca costellazione, visibile
ai nostri giorni nei cieli invernali, presenta la peculiarità
di tre stelle luminose allineate, la cosiddetta Cintura di Orione.
L'allineamento orizzontale delle tre stelle, che si chiamano
Alnitak, Alnilam e Mintaka, non è perfetto ma la terza
stella, Mintaka appunto, presenta un leggero scarto rispetto
alle altre. Bauval e Hancock si accorsero come le tre piramidi
di Giza abbiano le stesse identiche distanze dai vertici delle
tre stelle, un fatto troppo particolare per essere frutto del
caso. In realtà, esiste una piccola, piccolissima discrepanza
tra il vertice della terza piramide, quella di Micerino, e la
posizione di Mintaka: ma il fatto è spiegabile, secondo
i succitati autori, in termini di curvatura terrestre, nel senso
che la superficie terrestre non è piatta ma è
una porzione di una sfera. Nell'Antica Religione egizia poi
Orione era la rappresentazione celeste del Dio Osiride, divinità
della Vita e del Bene, sposo della Dea Iside madre del salvatore
Horus e dunque le piramidi erano un
modo per riportare sulla Terra la sua energia benefica e vivificante,
in grado di generare in ciascun essere umani esposto a queste
energie un'illuminazione spirituale in grado di trasformarlo
in un salvatore, in un Horus. "Come in Cielo, così
in Terra": il precetto del Padre Nostro è in realtà
la parola d'ordine dell'Antichità, quasi a volere letteralmente
scolpire il Cielo sulla superficie terrestre per beneficiare
a livello animico dei flussi energetici di cui l'Universo abbonda.
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| (Sopra)
Le Piramidi di Chefren, in primo piano, e di Cheope
si stagliano come montagne sull'altopiano di Giza, nei pressi
del Cairo. (Sotto) La sovrapposizione delle immagini satellitari
confermano la grande similitudine con le tre stelle della Cintura
di Orione. |
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Il significato di Orione-Osiride lo abbiamo approfondito
nel nostro dossier sulla Barcellona Arcana
e su Giza sono stati scritti fiumi d'inchiostro. Robert
Bauval in particolare è divenuto, grazie alla sua simpatia
e alla facilità di comunicazione delle sue teorie, un vero
supereroe del mistero, capace di zittire accademici tradizionalisti
e reazionari, che cercano di sabotare in ogni modo una teoria splendida
e logica come questa. Tuttavia esiste un'altra interpretazione alle
piramidi di Giza, un'interpretazione eccezionalmente interessante,
anche in questo caso cosmica e che in un certo senso ci riguarda da
vicino. L'autore di una delle teorie più incredibili ma anche
una delle più verosimili sulle piramidi egizie si chiama Andrew
Collins ed è un ricercatore indipentente inglese, autore di
libri di successo. Andrew Collins non è uno scienziato in senso
stretto, ma un ex musicista e questo fatto lo ha accostato al mistero
in un'ottica diversa dalla consueta. Cioè la sua sensibilità
artistica lo ha portato ad osservare le Piramidi di Giza da un altro
punto di vista. A suo dire, la discrepanza di Micerino-Mintaka è
spiegabile in termini diversi. La Cintura di Orione è riconoscibilissima
nel cielo perché presenta tre stelle (quasi) allineate, ma
non è l'unica costellazione a mostrare tre astri posizionati
in quel modo. Anche la costellazione del Cigno
vanta tre stelle allineate in senso orizzontale, più altre
due posizionate a croce perpendicolarmente.
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| (Sopra)
Le Piramidi di Giza sono state associate alle stelle della Costellazione
di Orione, ma anche al Cigno (a destra). Il Cigno ha una forma
di croce e vanta cinque stelle principali. Nell'immagine mostriamo
le quattro più peculiari: in alto si vede Deneb, una delle stelle
più luminose del cielo, sotto da sinistra si vedono Gienah,
Sadr e Delta Cygni. Il Cigno è una costellazione estiva. (Sotto,
a destra) Dal paragone con le stelle della Cintura della costellazione
invernale di Orione, che si chiamano Alnitak, Alnilam e Mintaka,
si evince come le stesse abbiano un'inclinazione più convessa
verso l'alto, mentre le stelle del Cigno formano un angolo analogo
ma acuto. Se ne deduce un significato di dualismo, quasi che
fossero due opposti in relazione l'uno all'altro. (Sotto a sinistra)
La Dea Nut rappresentava il Cielo e veniva raffigurata messa
ad arco sopra il marito, il Dio della Terra Geb, nell'affresco
sdraiato sul terreno. Sopra di lui, a sorreggere Nut, vi è il
padre Shu, Dio dell'Aria: rappresentava l'atmosfera terrestre.
Notare anche la duplice figura del Dio Vasaio Knum, dalla testa
d'ariete, che creò con il suo tornio gli esseri umani. |
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Non a caso il Cigno in tempi passati veniva associato
a Orfeo, l'eroe greco che venne crocifisso dalle Baccanti dionisiache
durante i miti orfici, crocifissione che poi divenne base, modello
del mito di quella celeberrima di Gesù. A detta di Andrew Collins,
dunque, Giza non rappresenta tanto Orione ma il Cigno: e la discrepanza
di cui sopra "magicamente" sparisce se si sovrappongono
le tre stelle Gienah, Sadr e Delta Cygni a Cheope, Chefren e Micerino.
Una teoria valida, anche questa provabile attraverso il ricorso al
mito egizio: se Orione è Osiride, il Cigno è la Dea
Nut, madre di Osiride e Iside, che partorisce ogni giorno il disco
solare, il Dio Ra, e lo inghiotte ogni sera. Nut simboleggia, nella
complessa cosmogonia egizia, la volta stellata, il Cielo tutto (secondo
alcuni, la Via Lattea, ovvero la galassia nella quale si trova la
Terra). Nut era raffigurata come completamente distesa ad arco sopra
la Terra, quasi a coprirne con il corpo nudo la Terra (identificata
con il marito Geb). Il riferimento al Cigno è a quella particolare
porzione di Cielo in cui, nell'iconografia egizia, era collocato l'utero
di Nut: il Cigno quindi sarebbe un luogo di nascita, di generazione
e il riferimento al Sole, identificato con il Dio Ra, è l'emblema
della nostra stella che sorge ogni mattina. Il concetto di Giza=Cigno
quindi aveva un preciso riferimento mitologico, ancor più rilevante
se si pensa che la Sfinge era denominata Ra-Horakti, con la duplice
dicitura del Dio del Sole e di Horus, il Dio salvatore figlio di Iside
e Osiride. Quindi Nut, la volta celeste, partorisce ogni giorno dal
suo utero posto nella costellazione del Cigno il Sole; e questo Sole,
identificato con Ra, diviene successivamente un attributo di suo nipote
Horus.
| Mentre
Bauval e Hancock si concentravano sul verticale, guardando le
piramidi dal cielo, Collins si mise, a metà degli Anni
'90, a portare avanti la tesi Giza-Cigno guardando le piramidi
dal loro punto di progettazione. Seguendo le teorie dell'ingegner
R. Agnew che sosteneva che le piramidi fossero state progettate
in un unico momento (cosa plausibile visto l'allineamento stellare
con Orione), Collins si mise a cercare il punto centrale del
progetto di Giza, un fulcro che unisse matematicamente tutte
e tre le piramidi. Dopo molti calcoli e prove, Collins scoprì
che unendo i vertici delle vette di Cheope e Micerino si poteva
ottenere un triangolo equilatero con un altro rilievo, stavolta
naturale: Gebel Ghibli, un piccolo colle posto a poca distanza
dalla Sfinge. Era questo il punto di osservazione del progetto
delle piramidi? Oggi Gebel Ghibli viene utilizzato per le triangolazioni
e altre osservazioni scientifiche, ed è anche un punto
panoramico eccezionale. Impossibile pensare che i progettisti
di Giza non lo avessero notato e/o utilizzato! Dal Gebel Ghibli
si può tracciare un arco perfetto con le tre piramidi,
lungo 2360 metri.Come lo stesso Collins nota nei suoi libri,
non può essere frutto del caso e con ogni probabilità
non lo è. Basta osservare le proporzioni delle distanze:
7:1 con Micerino, 3:4 con Chefren, e 5:2 con Cheope. Si tratta
degli intervalli musicali della Scala Pitagorica, una chiara
prova dell'intenzionalità della posizione in relazione
con le armonie universali. Ma la cosa più stupefacente
è che il Cigno è come detto una costellazione
a forma di croce, composta da cinque stelle brillantissime che
formano la sagoma dell'uccello. |
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| (Sopra)
Ancora la vista satellitare di Giza ci mostra il Gebel Ghibli,
il rilievo scuro visibile nella foto in basso a destra. Si tratta
di un piccolo monte che è un punto di osservazione privilegiato
sulla Piana. |
Se il braccio orizzontale formato dalle tre stelle,
che sarebbero dunque le ali del cigno, sono le piramidi, la stella
che indica la testa posta sul lungo collo dell'uccello, denominata
Albireo, trova proprio posto sul Gebel Ghibli, nel senso letterale
di un progetto unitario.
A rompere le uova nel paniere a questa bella teoria c'è la
posizione della stella più brillante del Cigno, Deneb, la coda
dell'uccello celeste. La sua posizione nel cielo è particolare,
fuori asse rispetto al "collo" e alla "testa",
Albireo: Deneb è inclinata parecchio, di circa 30° rispetto
al piano perpendicolare. Il fatto è perfetto per descrivere
la coda di tutti gli uccelli anatriformi dal collo lungo, come appunto
oche, cicogne, fenicotteri: in questi volatili la coda, quando sono
in aria, appare sempre un po' abbassata. E il Cigno dunque è
una costellazione perfetta, riproducendo anche questo particolare!
Ma stranamente una stella tanto importante e luminosa (Deneb è
una delle più brillanti del cielo) non corrisponde a nessun
monumento particolare, non a quella Sfinge che invece religiosamente
tanta importanza rivestiva per gli Egizi e che è stato dimostrato
essere antichissima. Deneb in verità corrisponderebbe, sul
terreno, a una mastaba della necropoli annessa alle piramidi. Questa
mastaba, denominata LG42, fu scoperta nel 1842 dall'archeologo tedesco
Carl Richard Lepsius ma a differenza delle tombe vicine non presenta
all'interno alcuna traccia di utilizzo. La mastaba LG42 appare spoglia,
vuota, senza alcuna decorazione o statua ed è stano pensare
che il punto geometrico che riproduce Deneb debba essere stato così
tanto trascurato. Lo stesso Collins così ammette che senza
questo riferimento, l'intera sua teoria appare una speculazione, anche
se pure Orione manca di riferimenti importanti in relazione a due
stelle luminosissime come Rigel e Betelgeuse. Per quanto riguarda
quest'ultima stella, noi di Sator ws abbiamo trovato un importante
traccia nell'edificazione della Sagrada Familia
di Barcellona, che fu innalzata assolutamente nel punto geografico
esatto riproducente l'astro considerando come Cintura di Orione le
tre chiese templari allineate del centro storico della capitale catalana.
Ma anche qui esiste una "sfinge", la cattedrale di Santa
Eulalia, che esce dal progetto stellare.
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Dunque,
le teorie stellari che vedono Giza una gigantesca mappa celeste
riprodotta sulla Terra sono errate? A nostro parere, sono giuste
entrambe. Infatti la tesi di Giza-Cigno assume una diversa valenza
se si riflette sul mito, antichissimo ma assai conosciuto, di
Iside e Osiride. Questo racconto è fondamentale nella
religione egizia e in tutte quelle successive perché
ritrae, tremila anni prima di Cristo, un concetto che sarà
alla base della costruzione della figura di Cristo stesso. Gesù,
epurato da tutti i buonismi cristiani, viene annunciato come
Messia nella Bibbia dalle parole dei profeti ebraici come un
salvatore, un sovrano del Bene in lotta col Male. Il Vangelo
in qualche modo edulcora questo aspetto temporale-militaresco
della figura di Gesù, ma traspare qua e là che
Cristo è anche (o forse soprattutto) re, Re di Israele
e del mondo intero. Un concetto strano, atipico per uno stato
come quello ebraico tanto più in un momento storico come
quello che vide la nascita del suo liberatore sotto la dominazione
romana. Anzi, no: la valenza messianica assumeva indiscutibilmente,
per quegli ebrei proto-cristiani, il connotato di un rivoluzionario
che donava allo stato usurpato la sua originaria indipendenza.
Ma questi concetti incredibilmente hanno origine tremila anni
prima nella Valle del Nilo: la figura del Messia ricalca in
tutto e per tutto quella di Horus, figlio di Osiride e di Iside,
salvatore e liberatore del mondo, nonché neo-sovrano
temporale dell'Egitto e dell'Universo. Se andiamo a leggere
i sacri testi egizi, vediamo come Horus nasce a seguito di Immacolata
Concezione dalla madre Iside e dal corpo resuscitato del padre
Osiride, ucciso e fatto a pezzi dal fratello Set, Dio del Male
e usurpatore del trono d'Egitto (e dell'Universo). Horus viene
fatto nascere per vendicare sì il padre, Dio del Bene
e della Vita, ma anche per portare il Male nella sua giusta
dimensione. Il Male esiste perché c'è in tal modo
consapevolezza del Bene; ma il Bene è destinato a prevalere
e così Horus, dopo una battaglia secolare, riuscirà
a divenire il sovrano dell'Egitto e dell'Universo intero. Set
non sarà ucciso, ma dovrà inginocchiarsi e riconoscere
l'autorità del giusto re. Il riferimento della Sfinge
a Ra-Horakti (Horakti significa "Horus dell'orizzonte")
lascia desumere come per gli Egizi vi fosse stato un cambio
di divinità solare: a Ra, primigenio Dio dalla testa
di falco, subentra Horus, guarda caso anch'egli con la testa
di falco. Un potere che gli deriva dalla madre Iside, a sua
volta divinità solare, e dai poteri di fecondità
del padre Osiride. |
| (Sopra)
Iside-Hathor protegge il figlio Horus, dai bassorilievi del
Tempio di Edfu. Il significato del Dio-Falco è analogo a quello
di Gesù: un salvatore animico, nascosto in noi stessi, perché
dentro di noi è il vero campo di battaglia tra Bene e Male.
Orione-Osiride e Cigno-Iside sono i nostri genitori celesti,
che ci possono aiutare nel nostro cammino. |
Horus quindi diviene un Dio onnipotente, il salvatore
dopo la sua battaglia riceve in premio il governo degli elementi e
del Sole: se prima era Nut a partorire Ra, ora è Iside a partorire
Horus e quindi Iside diventa a pieno titolo divinità celeste.
Il Cigno diviene simbolo della madre universale, dell'utero divino,
del Santo Graal: da qui in avanti non a caso la Dea Cigno (o Cicogna,
a seconda delle culture) sarà associata alla nascita, alla
resurrezione, alla divinità che si incarna. Non a caso molte
Dee Madri, come ad esempio la celtica Brigid, avranno come simbolo
il Cigno. Orione con la sua Cintura rappresenta dunque il padre Osiride;
il Cigno rappresenta la madre Iside che partorisce Horus, sostituto
di Ra che veniva partorito da Nut. Un rinnovamento inevitabile dopo
gli sconquassi causati dal malvagio Set. Ma ora l'ordine è
risabilito e Giza rappresenta il luogo di nascita del nuovo sovrano,
del nuovo Dio del Sole Horus. Si tratta quindi di una complessissima
forma di lettura: ogni elemento non è fine a se stesso ma va
inserito in un apparato cosmogonico davvero gigantesco, in cui gli
Egizi hanno voluto, per chiave metaforica, inserire la storia dell'Universo.
E forse la profezia che siamo noi, esseri umani, gli Horus dell'Universo
e spetta a noi il compito di portare avanti la lotta del Bene contro
il Male.
Resta un ultimo mistero: come spiegare la mastaba LG42, corrispondente
alla stella ultra-brillante Deneb? Il fatto che sia vuota e spoglia
a nostro dire significa che il regno di Horus non è ancora
giunto: occorrerà percorrere molta strada ancora prima di poter
affrontare Set e vincere il nostro Male interiore. Ma quando l'avrà
sconfitto, forse l'uomo potrà edificare una quarta piramide
a Giza…
Lorena Bianchi
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| (Sopra)
La Piramide di Cheope è alta
oggi 137 metri, in seguito alla perdita del rivestimento e dei
vari danneggiamenti, ma in origine era alta 146 metri; quella
di Chefren è alta oggi 136 metri, più o meno l'altezza originaria
perché conserva la sommità del suo rivestimento iniziale. La
piramide di Micerino invece oggi è alta solo 66 metri (73 in
origine), un fatto sconcertante per la teoria ufficiale che
considera appunto le piramidi di Giza monumento sepolcrali dei
faraoni Cheope, Chefren e Micerino, rispettivamente considerati
padre-figlio-nipote. (A destra) Infatti è ben strano che un
faraone potente e vissuto a lungo come Micerino, il cui nome
originale è appunto Menkaura, abbia voluto costruire per sé
una piramide così piccola in rapporto alle altre due. Per la
cronaca, la "sua" piramide è stata edificata in granito rosa
e non in calcare e quindi con uno sforzo anche superiore a quello
delle due sorelle. Perché tanta fatica per un monumento più
dimesso? |
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(Sopra,
a sinistra) La Sfinge osserva muta l'orizzonte da migliaia di
anni. Se guardiamo la genealogia, ci si accorge che Cheope-Khufu
è un faraone molto oscuro e in molti dubitano che sia mai esistito.
Per Chefren poi il dubbio diviene certezza, in quanto il nome
originale egizio Khafra nemmeno esiste: la leggenda dell'attribuzione
della seconda piramide al re "Chefren" fu inventata da Erodoto
che, nelle sue "Storie", si divertiva spesso a inserire dati
immaginari. Il nome venne scoperto dall'archeologo e colonnello
inglese Robert Vyse che interpretò, in una lapide spezzata,
il geroglifico "Kha" (scritto con il segno del bue senza cartiglio)
come il nome del faraone. Egli aggiunse in seguito il geroglifico
del disco solare, che si pronunciava Ra, per accordarlo con
quanto affermava Erodoto. Oggi però Khafra viene scritto dagli
egittologi in maniera completamente diversa e i geroglifici
che lo compongono vogliono dire letteralmente "Che il Dio Ra
sorga" e appare più un'invocazione al Sole che non il nome di
un regnante. Inoltre non esistono documenti scritti relativi
a Khafra, ma solo attribuzioni posteriori di epoca ellenistica,
come appunto quella di Erodoto. (Al centro) La stella Deneb
dista oltre 3mila anni-luce. (A destra) La vera storia ci insegna
che Menkaura fu davvero un sovrano potente e longevo e che probabilmente
fu autore di un vero restauro di tutta l'area di Giza, piramidi
preesistenti e Sfinge inclusi. Menkaura in un certo senso recuperò
il senso sacro dell'area e probabilmente ampliò la piramide
più piccola, forse utilizzando i blocchi di granito al posto
del calcare.
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