Il Chupacabras è un Lupo Mannaro?
Analisi di un mostro che da mille anni fa strage di uomini e bestiame
La Criptozoologia è una branca non ufficiale della Zoologia: studia tutti quegli animali che la Scienza ritiene impossibili e che invece hanno un riscontro nella realtà, anche se basato su testimonianze e non su prove concrete come carcasse o frammenti organici. "Criptoanimali" sono i celebri Mokele-Mbembe, il Mostro di Loch Ness, il calamaro gigante, i Rods… E un animale che da circa mille anni spunta qua e là nelle cronace a causa della sua sete di sangue: il Chupacabras. A dire il vero all'interno della criptozoologia è uno degli esseri al tempo stesso più conosciuti e misteriosi. Conosciuto perché il modus operandi e le descrizioni anche a distanza di secoli, quando era conosciuto con vari nomi (lupo mannaro, licantropo), sorprendentemente coincidono; e in più la recente ondata di avvistamenti e di prove indirette (animali domestici uccisi da "morsi non convenzionali") che ha colpito l'America Latina - e non solo - ha portato agli studiosi del fenomeno una notevole mole di dati. Misterioso, perché in effetti questi dati non chiariscono nulla su cosa sia e quale sia l'origine, al punto che tutte le teorie, anche quelle più fantasiose, appaiono possibili.
Il nome "Chupacabras" deriva dallo spagnolo "succhia capre" e questo già rende l'idea di cosa faccia questo fantomatico animale. Pare che colui il quale ha coniato questo termine sia stato un comico televisivo portoricano usandolo per scherzo nel suo programma: ma da qui il nome ha preso piede facendo presa nell'immaginario collettivo e sono molte le cittadine sudamericane in cui se si nomina questa parola la gente del posto fa gli scongiuri.
Questo perchè il Chupacabras ha l'abitudine di attaccare le sue prede, animali domestici come capre appunto, ma anche puledri, vitelli, pecore, galline, persino cani e gatti. Attraverso gli esami necroscopici sulle carcasse delle vittime gli studiosi hanno trovato elementi interessanti: l'essere azzanna alla gola le vittime e provoca numerose lacerazioni della pelle, uno o più fori sul collo, all'altezza della carotide, profondi anche fino a 7-8 cm e di circa un centimetro di diametro, dai bordi netti, disposti generalmente a triangolo. Nella maggior parte dei casi l'animale azzannato dal Chupacabras muore istantaneamente, in quanto il foro raggiunge immediatamente il cervello. Dai fori il Chupacabras estrae sorprendentementetutto il sangue, lasciando letteralmente il suo boccone prosciugato dai fluidi vitali, quasi avvizzito. Intorno al foro manca però ogni traccia di un'eventuale mascella serrata al collo delle vittime, come se il sangue fosse succhiato da una pompa. Fatto singolare è l'assenza di "rigor mortis": l'animale ucciso nel corpo non presenta la rigidità tipica del fenomeno post-mortem, cosa perlomeno bizzarra se si pensa che nei morti per dissanguamento viene a mancare totalmente l'acido sarcolattico, responsabile dell'elasticità dei tessuti. Ma lo strano è che anche nei pochi casi in cui rimane qualche traccia di sangue, questo non coagula nemmeno dopo parecchi giorni, quasi che assieme alla saliva vi fosse una sostanza in grado di impedire l'irrigidimento del corpo, come invece accade in tutti i viventi in cui siano cessati i processi biologici. Oltre al prosciugamento del liquido ematico, spesso la preda è anche straziata dagli artigli e orrendamente sfigurata. Ma qual è l'aspetto del Chupacabras? Le testimonianze non sono frequenti perché l'animale attacca di notte ed evita accuratamente l'uomo. Non ci sono foto di Chupacabras, tranne una scattata in Argentina nel 2002 e mai divulgata neppure su internet: pare che sia stata sequestrata dai servizi segreti…
(A sinistra) Numerose sono le ricostruzioni pittoriche del Chupacabras, ma nessuna finora si può ritenere univoca... In questa immagine si può notare la cresta dorsale, notata fin dalle prime cronace nell'VIII sec. CE (Copyright Fortean Pictures Library)
Vi sono in rete molte ricostruzioni, assai fantasione così come sono fantasiose, tranne che per alcuni elementi comuni, le descrizioni fatte dagli allevatori: per alcuni assomiglia ad un cane, per altri è una pantera, altri sostengono che abbia le fattezze di un canguro e altri addirittura credono di averlo visto volare. Per certuni il Chupacabras ha placche ossee o squame lungo la schiena e una lingua biforcuta, per altri, spine o setole, altri ancora dicono che abbia la schiena come uno stegosauro. Alto fino a un metro e venti, dotato di testa appuntita con grossi denti canini e occhi rossi fiammeggianti (e di un paio di ali per chi dice che vola), di colore nero, grigio o verde, ha inoltre probabilmente sacche guanciali di un siero anticoagulante e la facoltà di "ipnotizzare" le vittime prima di dissanguarle. Se le autorità bollano il tutto come fantasie e autosuggestioni, dando la colpa a qualche esemplare di cane inselvatichito, è interessante il fatto che l'animale cacci preferibilmente prede fino all'altezza di un metro, pesanti non oltre 30-40 kg: il Chupacabras aggredisce di soppiatto per succhiare loro il sangue attraverso il morso nella gola, talmente silenzioso che spesso nemmeno i cani ne avvvertono la presenza. In alcuni casi la bestia avrebbe addirittura aperto cancelli e serragli utilizzando quindi una manualità che farebbe pensare a un essere di intelligenza superiore a quella media degli animali domestici.
L'Andrewsarchus mongoliensis, vissuto nel Deserto di Gobi 40 milioni di anni fa, fu il più grande mammifero carnivoro terrestre mai esistito. Di aspetto simile a quello di un lupo, aveva però una lunghezza di cinque o sei metri. Il cranio, lungo un metro, era lungo e stretto, munito di denti poderosi e di canini aguzzi ma di mascelle straordinariamente sottili. Per questo motivo molti paleontologi ritengono che l'Andrewsarcus si cibasse di sangue succhiato dalle sue vittime, come il Chupacabras.
Se le regole di caccia sono queste, dobbiamo ricordare che anche alcuni esseri umani sono caduti in tempi recentissimi vittima del Chupacabras. Si tratta comunque di casi isolati: l'essere attacca appunto preferibilmente animali di taglia media. Ma non sempre fu così, nei secoli passati. Nel 793 CE infatti, animali definiti "spaventosi e terribili" investirono molte aree Medio Oriente, uccidendo decine di persone in Cappadocia, Siria, Armenia e Assiria. Michela Donnini, nel sito www.daltramontoallalba.it, cita il 'Chronicon' del greco Denys de Tell-Mahre che così li descrive: "...il muso piccolo ed allungato, con grandi orecchie simili a quelle dei cavalli. La pelle sulla spina dorsale somigliava alle setole dei maiaili e stava dritta.". Questa descrizione, specialmente per quanto riguarda i peli ritti sulla schiena, è assai emblematica. Questi che venivano chiamati correntemente "Lupi Mannari" attaccavano gli uomini in campo aperto, assaltavano i villaggi e "rapivano" i bambini, decimando greggi di capre e pecore; dopo aver saccheggiato quasi l'intera Asia Minore, sparirono senza lasciare traccia e da allora, in quei posti, non sono più tornati. Un animale simile infestò anche la Germania intorno all'870 CE, e dopo che un grosso lupo fu ucciso da un nobile, si iniziò a pensare che ad attaccare il bestiame e gli umani fossero lupi idrofobi. Tuttavia non ci sembra che le modalità di caccia dei lupi avvengano tramite il dissanguamento delle vittime, né che i lupi attacchino da soli oppure che si nutrano di solo sangue. E' chiaro che se di animale si tratta, ha caratteristiche anche anatomiche diverse dal lupo.
Per svariati secoli si succedettero gli avvistamenti di quelli che venivano considerati "cani infernali" o lupi mannari. Un po' in tutta Europa si iniziarono a bruciare sul rogo lupi e uomini eccessivamente pelosi, in quanto spesso il licantropo veniva associato a un umano che aveva fatto col Maligno. Ma gli avvistamenti continuavano e le descrizioni sempre coincidevano, al pari delle vittime. Nel 1577 presso Blythburgh, in Inghilterra, un "cane infernale" aggredì e uccise due uomini ed un bambino. Negli anni seguenti un misterioso asino fantasma chiamato "Padfoot", nero e con occhi rossi roteanti, avrebbe devastato per molti mesi il bestiame intorno a Leeds. La descrizione di una testimone che vide un cane infernale all'inizio del XIX secolo lo dipinge "come un Terranova, magrissimo, irsuto, con coda ed orecchie lunghissime, occhi simili a sfere di fuoco e grandi zanne, che si vedevano perché aveva aperto le fauci…" In quegli anni il Chupacabras Mannaro infestò la zona a cavallo tra Scozia e Inghilterra. Le modalità erano le solite: azzannava la gola degli animali e ne succhiava il sangue, uccidendo ogni notte una decina di capi. Dopo che fu ucciso un grosso cane nero, il fenomeno cessò, ma in realtà si spostò nell'isola accanto. Infatti, iniziò la decimazione delle pecore in Irlanda. Si parlò di lupi che sbranavano trenta ovini a notte, ma era impossibile: sull'isola l'ultimo canide fu ucciso nel 1712. Per molti anni dunque un altri lupo mannaro terrorizzò l'Isola Verde, per poi scomparire nel nulla e spostarsi nella lontana Russia. Il Chupacabras qui cambiò dieta, tornando ai bambini e anche alle donne. I contadini lo descrissero come un essere lungo e nero, dal muso tozzo come quello dei maiali, orecchie da asino, allungate e arrotondate, occhi rossi e una lunga coda. L'esercito zarista fu incaricato della sua cattura dalle massime autorità, ci fu una mobilitazione generale ma del lupo mannaro nemmeno l'ombra, solo orme di quello che sembrava un grosso cane... Altri avvistamenti avvennero nel 1910 ancora in Gran Bretagna, in Irlanda, poi dopo le due Guerre Mondiali il mostro si spostò in Bangladesh, dove fece decine di vittime umane negli anni '60. Quindi in India, in Cina, fino a comparire nel 1990-1992 a Portorico e da lì in Florida, Texas, in praticamente tutta l'America Latina. Avvistamenti simili furono fatti negli anni '90 anche in Europa, nel 2000 anche in Italia. I due casi più clamorosi di stragi compiute dai Chupacabras (o cani infernali, o lupi mannari che dir si voglia) tuttavia avvennero nel XVIII Secolo in Italia e in Francia (e che narreremo dettagliatamente in un prossimo articolo).
(A sinistra) La "Bestia dello Gévaudan" ritratta con il corpo di un Dragone disarcionato e straziato dai suoi artigli. Questo lupo mannaro diede filo da torcere a interi squadroni di cavalleria e uccise 172 persone in tre anni. Il corpo dell'animale non fu mai trovato, presupponendo che se ne sia andato spontaneamente dai luoghi di caccia, forse per approdare in Italia.
Il primo massacro avvenne con la celebre "Bestia dello Gévaudan", che terrorizzò la zona appunto di Gévaudan nel dipartimento della Lozère, nel centro-sud della Francia, dal 1764 al 1767. La vicenda ha i contorni tipici della vicenda Chupacabras: una bestia "grossa come un vitello, con il petto ampio, il collo robusto, le orecchie dritte, il muso da levriero, la gola nera con due denti laterali lunghi e affilati, la coda sfrangiata e una striscia bianca che va dalla sommità della testa all'estremità della coda stessa. Si muove a balzi lunghissimi", come ha raccontato una pastorella che, intenta ad accudire su un prato la sua mandria di mucche venne aggredita dalla belva sbucata dalla foresta. L’animale cercò di azzannare la piccola, ma fortunatamente la mandria di bovini assalì la bestia a cornate, costringendola alla fuga e salvando la vita alla ragazza. Ma non così fortunata fu un'altra contadina di 14 anni di nome Jeanne Boulet che fu sbranata e dissanguata pochi giorni dopo, poco distante dal primo assalto. Fu la prima di 172 vittime in tre anni, un caso che portò alla mobilitazione di squadroni di cavalieri Dragoni in caccia del mostro, oltre a cacciatori lupaioli (esperti nella caccia al lupo) e perfino la curiosità della corte reale di Versailles, con il re Luigi XV che a un certo punto ordinò la censura sulla notizia delle vittime per timore del panico nella popolazione. Anche qui il fenomeno cessò spontaneamente. Sulla vicenda è possibile attingere a una vasta e ben documentata bibliografia che fu scritta all'epoca dei fatti: la "Storia fedele della Bestia del Gévaudan" di Henri Pourrat e la dettagliatissima "Storia della Bestia del Gévaudan, autentico flagello di Dio" dell’abate Pourcher. Recentemente da queste cronache è stato anche tratto un film assai interessante, "Il patto dei lupi" con i divi Vincent Cassel e Monica Bellucci.
(A lato) La prova definitiva che il lupo mannaro e il Chupacabras siano lo stesso essere? La Bestia dello Gévaudan confrontata con il disegno di un testimone portoricano. Impressionanti le somiglianze, tranne che per quanto riguarda la cresta dorsale che nel mostro francese sembrava assente.
Una vicenda analoga e pure ben documentata, anche se di proporzioni inferiori a quella francese, è accaduta similarmente a Milano nel 1792. Presso la Biblioteca Nazionale Braidense situata nel Museo di Brera è custodito l'originale di un "Giornale circostanziato di quanto ha fatto la Bestia feroce nell'Alto Milanese dai primi di Luglio dell'anno 1792 sino al giorno 18 settembre p. p.", esteso da un anonimo cronista del tempo, che racconta dettagliatamente e nell'italiano pittoresco del tempo il dramma vissuto dai contadini del milanese alle prese con questo lupo mannaro che assaliva i bambini e i ragazzi alla gola, facendoli a pezzi con gli artigli. Dal 5 luglio al 2 settembre, un animale dall'aspetto pauroso e vagamente somigliante ad un lupo, uccise quattro ragazzi e sei ragazze, tutti compresi tra i 6 e i 13 anni di età, ferì gravemente un'altra ragazza e assalì alcune persone adulte. Anche qui, come in Francia, il governo austriaco che controllava Milano indisse una caccia aperta, con premi in denaro per chi uccidesse il lupo mannaro: della vicenda si interessò pure Cesare Beccaria, che da buon giurista illuminista non credeva alla storia del cane infernale e pensava fosse un animale ancora sconosciuto. Alla fine fu "incolpato" un grosso lupo caduto in una trappola e catturato da due frati: il suo corpo imbalsamato è tuttora esposto nel Museo di Storia Naturale di Pavia. Ma è chiaro che il povero lupo catturato nulla c'entra con il fenomeno fin qui descritto.

(A sinistra) La "Fiera Bestia" che colpì il contado di Novara e Oleggio nel 1728 e che fece sei vittime in una decina d'anni. Il manifesto fu affisso come una "grida": il testo recita "Ritratto della FIERA BESTIA veduta sul contado di Novara dove ha fatto e và facendo strage di homini e donne d'ogni età, particolarmente nel territorio di Olegio, di Ghemme, di Momo e di Barengo come si è ragguagliato da lettere e notizie riportate nella publica gazetta di Milano n. 26.30 Giugno 1728".

(A destra) La "Bestia feroce" che uccise dieci persone nel 1792 nei dintorni di Milano. Per quanto simile a un lupo, se ne apprezzano le dimensioni sensibilmente superiori, simili a quelle dell'Andrewsarchus.

Anzi, si può dire con certezza che comunque lo si chiami, cane infernale, lupo mannaro, Chupacabras, licantropo, si tratta dello stesso tipo di essere. Un essere vagamente antropomorfo (ecco il perchè si accusarono esseri umani di trasformarsi in lupi sotto l'influsso del Diavolo), peloso ma non in modo folto, con grossi canini "da vampiro", muso tozzo e al tempo stesso allungato, zampe anteriori dotate di artigli e in un certo qual modo prensili, zampe posteriori massicce al punto da consentire grandi salti o un'andatura bipede. Di cosa si tratta? Se oggi le teorie sono assolutamente indefinite, spaziando da chi sostiene che sia un'esperimento di ingegneria genetica degli Usa scappato dai laboratori, a chi invece lo associa agli Ufo, in quanto spesso si sono visti Chupacabras accompagnati da dischi o luci nel cielo in funzione di monitoraggio. Cioé, come se gli esseri a bordo degli oggetti sconosciuti in qualche modo seguissero il mostro nelle sue stragi... Per alcuni infatti il Chupacabras è un robot biologico atto a raccogliere campioni di sangue e tessuti da utilizzare nei misteriosi esperimenti degli alieni. E non a caso si citano spesso a corredo le Mutilazioni Animali, i frequenti casi in cui vengono trovate carcasse di bovini e simili mancanti di organi e sangue. Altri invece parlano di entità multidimensionali, a causa della repentina scomparsa dopo le stragi compiute in tutte le parti del mondo. Forse esseri che provengono dal Regno delle Fate, come quei gremlins che si divertono a fare a pezzi i motori degli aerei passeggeri che sorvolano l'Irlanda...
(A lato) Moderne ricostruzioni 3D e probabili modellini mostrano un design differente del Chupacabras, sottolineandone quasi un'origine extraterrestre.
E noi che ne pensiamo? Se certo la loro origine (o per meglio dire, da dove vengono e dove vanno dopo i banchetti) resta al momento misteriosa, è chiaro che si tratta di un fenomeno che accompagna l'umanità da almeno 1300 anni. E dunque, forse sarebbe ora di indagare da un punto di vista serio su questi lupi mannari. La Scienza ufficiale farebbe bene a smetterla di dare la colpa a fantomatici di incroci di cani randagi inselvatichiti e prendere atto che qualcosa di pericoloso e oseremmo dire perfidamente risoluto da secoli si sta cibando dell'Umanità e del suo bestiame. Esattamente come accadeva nel film "Predator"..

Lorena Bianchi

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