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Gli abitanti di Porta Vittoria, a Milano, conoscono bene un monumento particolare, ritenuto un ex-lazzaretto degli anni della Peste e divenuto celebre come giardino e per le mostre d'arte che vi si tengono: la Rotonda della Besana, lungo gli antichi Bastioni che dall'antica Porta Tosa si congiungevano con Porta Romana, a pochi passi da Piazza Cinque Giornate e non distante dal Palazzo di Giustizia, è una piccola oasi di pace in mezzo al traffico della circonvallazione interna e nessuno sospetterebbe, nemmeno tra i milanesi più incalliti, la sua incredibile storia e il simbolismo che cela attraverso le sue arcate. Perché questa struttura a portico di forma circolare-ottagonale, che al suo interno mostra una chiesa sconsacrata, è un posto eccezionale, che se conosciuto è capace di far venire i brividi a chiunque - e a Hollywood darebbe l'idea di farci un film. Ma l'Italia non è l'America e i milanesi stessi ignorano che quella Rotonda della Besana non solo non è un ex-lazzaretto e che nasconde un segreto ben più inquietante, ma anche che non si chiama nemmeno così, anche perché “la Besana” in questione è una via, dedicata a un essere umano, per giunta uomo: Enrico Besana. Gli storici infatti sottolineano che il nome corretto sia “Rotonda di via Besana”: anzi, per dirla tutta il nome reale del luogo sarebbe “Complesso di San Michele ai Nuovi Sepolcri”, successivamente chiamato anche “Foppone dell'Ospedale”. |
Questi dati iniziano a darci alcuni indizi sull'antica funzione della struttura e sulla sua genesi: sì, perchè la Rotonda in realtà è un enorme, pazzesco cimitero sotterraneo fatto costruire dall'Ospedale Maggiore di Milano - Ca' Granda (un tempo situato nel bellissimo edificio occupato oggi dall'Università Statale di Milano, in via Francesco Sforza) con lo scopo di inumare i malati deceduti nei reparti ospedalieri. La costruzione iniziò nel 1695: nel 1693 il Capitolo della Ca' Granda aveva deciso di allontanare, per motivi igienico-sanitari, dalla struttura ospedaliera i tanti cadaveri che quotidianamente vi si accumulavano e che non era più possibile seppellire negli stretti chiostri dell'ospedale. Così fu scelta un'area ai margini delle mura, in una zona posta ad est della Ca' Granda e non ancora urbanizzata ma caratterizzata, pur essendo all'interno dei bastioni, da campi e pascoli. Milano ai tempi era molto piccola... Oggi infatti la zona è assolutamente centrale, al punto che per accedervi è necessario munirsi di Ecopass. Ma ai tempi l'area sembrava pulita e incontaminata, l'ideale per scavarvi delle cripte profonde venti, trenta metri e seppellirvi in nemmeno un centinaio di anni la cifra incredibile di 150mila morti. Proprio così: sotto il piano stradale, in loculi e gallerie da far invidia alle catacombe di Parigi, di Roma o alla Napoli sotterranea, la Rotonda della Besana nasconde un segreto fatto di ossa, di teschi, di poveri disgraziati morti di malattia nel vicino ospedale e messi a giacere per sempre in questo posto.
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(Sopra, a sinistra) La Rotonda della Besana è il nome "scorretto" con cui si identifica il Foppone della Ca' Granda - Ospedale Maggiore di Milano. Il nome di questa chiesa sconsacrata è "San Michele ai Sepolcri" perché al di sotto delle sue eleganti arcate (al centro) si sviluppa un incredibile cimitero sotterraneo che ospita centomila scheletri. Quando fu costruito, nel 1695, era in aperta campagna (a destra): oggi invece si trova in pieno centro cittadino e nell'edificio centrale ospita da tempo rassegne d'arte frequentate da migliaia di persone, ignare dell'origine e dei segreti arcani che circondano la struttura. |
La prima ad essere edificata fu la chiesa centrale, opera dell'architetto Attilio Arrigoni che la progetto in stile tardo-barocco a quattro braccia con un ottagono centrale sormontato da una cupola e la dedicò a San Michele: i lavori si protrassero fino al gennaio del 1700, anno in cui venne consacrata come “San Michele ai Nuovi Sepolcri”. Poi fu la volta del bellissimo e affascinate portico coperto a forma ottagonale lobata, completamente in mattoni e sorretto internamente da colonne, opera degli architetti Francesco Croce e Carlo Francesco Raffagno, che lo completarono nel 1732: proprio al di sotto della pavimentazione sono collocate le cripte, purtroppo inacessibili da secoli. Questo perchè la Rotonda funzionò come cimitero fino al 1782: dopo gli anni della Rivoluzione Francese venne la susseguente avventura napoleonica che abolì i cimiteri negli ambiti cittadini e così la Rotonda fu definitivamente chiusa alle sepolture. Nel 1809 Eugenio Beauharnais pensò di trasformare questa struttura oggettivamente splendida il Pantheon del Regno Italico, ma la fine di Napoleone fecero accantonare il progetto che era stato commissionato a Luigi Cagnola. E così dopo il 1814 la nostra Rotonda fu adibita agli usi più disparati: magazzino, deposito, luogo di raccolta delle merci infette. Nel 1848, dopo le Cinque Giornate, il complesso è occupato dall'autorità militare austriaca ed il porticato convertito in scuderia, mediante la chiusura degli archi interni. Fu nel 1858, all'approssimarsi dell'Unità d'Italia, che l'Ospedale Maggiore ritornò proprietario del porticato, convertendolo dapprima in reparto per malati cronici, poi in isolamento per malattie contagiose, e infine in lavanderia. Furono anche ristrutturate le cripte e si operò alla rimozione di qualche decina di migliaia di scheletri. Nel 1940, dopo anni di degrado, la Rotonda venne ceduta al Comune il quale la ripristinò e destinandone gli spazi aperti a parco aperto ai cittadini, mentre la chiesa divenne un'area permanente per manifestazioni culturali ed artistiche: le mostre d'arte vennero ospitate in questa sede a partire dalla fine degli anni '60 e oggi è ancora uno dei luoghi cardine della cultura e dell'arte di Milano. Come si vede, un'avventura lunga e particolare per questi mattoni, che tanto ne hanno viste in quattro secoli di vita. Ma qual è la differenza tra un vero ricercatore e un qualsiasi millantatore che si definisce esoterista senza avere una minima capacità indagatrice? Nessuno, milanese o non, in questi anni ha notato una cosa che non è percepibile da terra ma che in una vista satellitare, o anche una semplice cartina, balza subito all'occhio: la chiesa centrale, costruita a forma di croce greca con un ottagono centrale, non è oritentata secondo gli assi nord-sud ed est-ovest. Balza subito all'occhio come la Rotonda sia leggermente inclinata verso ovest, un'inclinazione che se misurata con una bussola mostra un valore di 356°: ovvero quattro gradi di discrepanza rispetto al nord.
Un osservatore superficiale direbbe che è coincidenza, un errore del progettista. Ma Attilio Arrigoni fu un architetto autore di altre strutture perfettamente allineate nord-sud, perchè mai avrebbe dovuto compiere un errore così grossolano? Tantopiù in un terreno sgombro la case o rocce, ma formato solo da campi e prati... Un terreno pianeggiante tipico della Pianura Padana. E' chiaro che Arrigoni, nel concepire la chiesa centrale, pensò un particolare simbolismo e gli indizi sul suo pensiero ci vengono dalla destinazione a cimitero dell'area e alla dedica particolare, a San Michele, del complesso. Michele è una figura particolare di santo: non è propriamente tale perchè in realtà è un Arcangelo. Nell'Antico Testamento compare con il suo nome nel libro di Daniele (Dn 10,13.21; 12,1), dove è indicato come difensore del popolo ebraico e capo dell'esercito celeste che difende i giusti nella battaglia finale contro il Drago nell'Apocalisse: nell'iconografia Michele viene rappresentato come un combattente, con la spada o la lancia nella mano, sotto i suoi piedi il drago sconfitto nella battaglia. L'Arcangelo viene anche riconosciuto come guida delle anime al cielo e questa funzione, tipica del Nuovo Testamento, è evidenziata nella liturgia romana, in particolare nella preghiera all'offertorio della messa dei defunti. |
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(Sopra) La Rotonda della Besana, vista dal satellite, appare inclinata di 4° rispetto al Nord. Il senso di questa discrepanza non è casuale ma ha antichissime origini simboliche, riscontrabili attraverso gli allineamenti astronomici. |
La tradizione gli attribuisce un ruolo di psicopompo e contemporaneamente di giudice nella psicostasia, ossia Michele ha il compito della pesatura delle anime dopo la morte, tanto che in alcune rappresentazioni iconografiche porta in mano una bilancia. Il suo culto, palesemente sincretizzato come vedremo tra breve, si sviluppò nei primi secoli del Cristianesimo, specie presso i Bizantini, che ritenevano San Michele non solo un combattente ma anche un medico celeste e veniva popolarmente invocato per guarigioni e malattie. Già da qui si evince il legame malattia-morte-Michele tipico della chiesa sepolcrale di via Besana. Ma se analizziamo le chiare origini pagane del culto angelico, che trasforma Michele da un angelo guerriero che combatte contro Satana in un guaritore-medico e taumaturgo pesatore delle anime, non si può non trovare un paragone clamoroso con uno degli dei più importanti e interessanti del pantheon egiziano: il Dio Thot infatti vanta esattamente le stesse caratteristiche di Michele, essendo egli il misuratore del peso del cuore del defunto (che deve essere leggero come una piuma!) nella cerimonia della Pesatura del Cuore che avviene dopo la morte al cospetto del Dio Osiride. Il ruolo di psicopompo, di accompagnatore delle anime, era svolto presso di Egizi da Anubi e in effetti Michele riprende anche alcuni suoi attributi, così come è palese il paragone nelle vesti e nelle armi con un altro importantissimo Dio egizio, Horus. Si potrebbe dire che Michele in sé riassume le caratteristiche di queste tre divinità e in effetti, attraverso l'Alessandria neoplatonica, la religione egiziana influenzò fortemente l'Impero Romano d'Oriente da cui discendono i Bizantini: in particolare la figura di Ermete Trismegisto rappresenta questo connubio tra religioni classiche ed orientali e africane, tutte accomunate da una comune base ancestrale preistorica che rendeva i confini tra di esse solo terminologici e legati al significato del nome del Dio. Ma in Occidente non è possibile rivenire molte tracce bizantine, perché il dominio di Costantinopoli sull'Italia ebbe termine con l'invasione longobarda nel VI Secolo CE. E' chiaro che il grande influsso micheliano si ebbe principalmente con i Franchi, particolarmente devoti all'Arcangelo, e con gli stessi Longobardi da cui prende il nome la Lombardia e il perchè è semplice: anche nelle mitologie norrene, quella celtica in particolare, esiste la figura archetipica del Dio curatore e medico, prototipo del druido sacerdote che anticamente gestiva gli affari medico-spirituali delle tribù. Gli irlandesi in particolare veneravano un Dio della salute, medico e guaritore, Diancecht, legato alla stirpe dei Tuatha de Danaan, che aveva anche un ruolo di guerriero protettore dei suoi devoti. Spesso le divinità avevano connotati misti, in un tendenziale monoteismo o biteismo (Dio-Dea) la divinità assumeva anche altri attributi non legati al suo ambito e così capitava che un dio guaritore assumesse anche valenze guerresche o solari o magiche. Nella mitologia germanica questo ruolo sincretizzato lo assunse Odino, che era il principale Dio venerato dai Longobardi, vero e proprio mito e ispiratore della popolazione scandinava che tanta importanza assunse per il nostro Paese. Odino non era solo il capo degli Asi, ma anche un mago, che si sottopose a prove estenuanti e sovrumane per ottenere l'alfabeto runico e in questo è assai simile a Thot, che allo stesso tempo era inventore dei geroglifici e della scrittura.
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(Sopra a sinistra) La Religione Egizia era eccezionale nel descrivere i riti post-morte. In questa scena tratta da un papiro, si vede il defunto arrivare nell'Oltretomba accompagnato dal Dio Anubi: questi e Thot, sotto lo sguardo vigile del mostro Ammit divoratore di anime impure, procedono alla pesatura del cuore per vedere se fosse libero dai peccati ("leggero come una piuma"); superato questo esame, il trapassato veniva introdotto da Horus davanti al Dio Osiride, con alle spalle le Dee Iside e Nefti e i quattro Dei custodi dei punti cardinali situati davanti a lui. Questa scena passò dagli Egizi agli Ellenisti e da loro ai Bizantini, che la trasmisero ai loro rivali Franchi e Longobardi attraverso le similitudini rituali che univano la religione norrena e quella kemetista attraverso la figura di Odino. I cristiani sincretizzarono il dio che effettuava la psicostasia (letteralmente "pesatura dell'anima"), cioé Thot, in San Michele (a destra), che riprese in tutto e per tutto simboli e significati antichi riadattandoli alle esigenze dei popoli convertiti. E così San Michele divenne un moderno Thot, signore e giudice dei morti. |
Dunque Michele riesce a mettere d'accordo tutti i principali popoli mediterranei ed europei: ha in sé tre divinità egizie connesse tutte con la psicostasia; rappresenta bene le concezioni sintetizzanti dei celti e riesce perfino a unire elementi esoterici-lingustici legati al Logos e al Dio unico che sono il punto di incontro delle raffigurazioni cristiane e germaniche e che troveranno nei Franchi-Francesi la loro massima espressione. In questo senso Michele non ha più attributi ebraici ma diventa un super-angelo globalizzato e non è un caso che si trovino santuari dedicati ad esso in tutta Europa, dall'Atlantico alla Manica fino alle Puglie... A Milano San Michele non trova venerazione solo con questa chiesa datata 1695 e poi sconsacrata, ma esisteva in tempi medievali un'antichissima parrocchia dedicata a “San Michele alla Chiusa”, situata in Porta Ticinese e citata in documento del 1171. La chiesa ebbe varie vicissitudini e poi fu accorpata in altre parrocchie, ora ad esempio si trova unita al Santuario di Santa Rita da Cascia alla Barona. Dunque, che senso aveva costruire un'altro edificio di culto dedicato all'Arcangelo?
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Attilio Arrigoni è celebre per un'altra bellissima chiesa, che non progetto ma solo riadattò e le cui vestigia affondano nel tempo. Nel 756 Desiderio, ultimo re dei Longobardi e ultimo Re d’Italia autoctono, volle costruire un tempietto dedicato a San Michele vicino a Lecco, sulle pendici del Monte Barro. Il Monte Barro è un luogo fenomenale, intriso di storia e tradizioni che affondano nel Pleistocene: una piramide naturale imponente e isolata ricca di megaliti e di culti pagani che diedero al sovrano l'idea della sincretizzazione. La chiesetta longobarda rimase in stato precario per circa mille anni fino a quando fu restaurata da Arrigoni, che la ricostruì parzialmente in uno stile ottagonale che abbiamo già visto alla Rotonda della Besana. Ma qui la chiesa, forse per motivazioni architettoniche longobarde, mostra una deviazione rispetto all'orientamento cardinale di circa 20°, che la allinea all'inclinazione originaria del Medhelan milanese. Il significato, così come per il nemeton che diede origine alla città di Milano, è chiaramente astronomico: la chiesa lecchese puntava una costellazione particolare, probabilmente l'Orsa Maggiore, particolarmente cara alla religiosità mista pagana-cristiana delle genti longobarde. Ma se utilizziamo lo stesso metodo di analisi per la chiesa di San Michele ai Sepolcri, il risultato è sorprendente. Analizziamo dunque, con un software di Archeoastronomia, il cielo della Milano del 1695 e come date cardine cerchiamo quelle relative agli equinozi e ai solstizi. Arrigoni orientò la sua costruzione rispetto a due stelle peculiari: il 21 dicembre gli assi della chiesa erano allineati a Nord con la stella Deneb del Cigno (il cui antichissimo simbolismo è alla base di innumerevoli monumenti megalitici) e a sud con Sirio, la stella che per gli Egizi era associata a Iside, che segue nel cielo il Dio Osiride rappresentato dalla costellazione di Orione. |
(Sopra) La chiesa di San Michele al Monte Barro, vicino a Lecco, risale all'epoca longobarda e fu restaurata in questa forma peculiare da Attilio Arrigoni, l'architetto che progetto la Rotonda della Besana. Notare come sia uno dei pochi esempi di chiesa senza tetto in Italia, curiosamente simile all'Abbazia di San Galgano. |
Mentre sei mesi dopo, il 21 giugno durante il solstizio d'estate e il limitrofo San Giovanni, la Rotonda era allineata a nord con la luminosissima Capella, della costellazione dell'Auriga, mentre a sud con l'inequivocabile Antares, stella alfa dello Scorpione. Il significato metaforico è eloquente: se d'inverno il compito di tramite tra il mondo dei vivi e quello dei morti è costituito dalla Dea, che in tempi barocchi era rappresentata dalla Madonna, poiché essa trova sia in Sirio che nelle stelle del Cigno la sua rappresentazione, d'estate, con la vita al culmine, il compito di portare le anime nell'Aldilà spettava alle stelle dello Scorpione, le cui chele altro non sono che i piatti di una bilancia e non a caso il segno zodiacale antecedente lo Scorpione è appunto la Bilancia. La bilancia della pesatura del cuore, naturalmente: quella di Thot e anche quella di San Michele.
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(Sopra) La Spiegazione dell'inclinazione della Rotonda della Besana sta tutta nella simbologia stellare collegata alle costellazioni. Infatti, in coincidenza della festa di San Giovanni Battista, all'incirca i giorni del Soslstizio d'Estate, la Rotonda era allineata perfettamente a Sud con la stella alfa dello Scorpione, Antares: un legame significativo perché lo Scorpione è una costellazione legata alla morte e le sue chele "incontrano" i piatti della Bilancia, la costellazione immediatamente precedente. Dunque torna il concetto del giudizio, della pesatura del cuore, un concetto cosmico e universale degno di un cimitero importante e colossale come quello milanese. |
All'opposto, a nord, è Capella, ovvero una stella che fa parte di una costellazione “guida”, a indicare la strada. Che è una strada rivolta dapprima a sud, per il giudizio; e poi a nord, perché a nord, come tutti i popoli primordiali sapevano, c'è l'origine della vita, il Duat Egizio, il Paradiso delle mitologie asiatiche. Un concetto simile a quello norreno in cui Asgard, la capitale degli Dei Asi, si situava all'estremo nord, in quell'Ultima Thule di romana memoria. In realtà il nord, esemplificato per noi da quel Cigno che come costellazione rappresentava quindicimila anni fa la stella polare, indica il punto di partenza di tutto, l'origine, ma anche il punto di arrivo per un defunto, la cui anima andrà verso il sud per essere giudicata, ma che dovrà rigenerarsi e rinascere dalle stelle circumpolari e ricominciare un nuovo ciclo vitale dopo essere passata nelle viscere della Terra per purificarsi. Un simbolismo estremamente complesso, insospettabile eppure di grande logicità, che trova paragoni in grandi necropoli come quella di Saqqara in Egitto e che fa affermare come la Rotonda di via Besana sia uno dei monumenti maggiormente esoterici di Milano, il cui insegnamento antico e universale dovrebbe essere osservato e rispettato ancor oggi. E' uno degli ultimi esempi di una religione unica primordiale e globale, diffusa in tutto il mondo, ancestrale a noi tutti. Un enorme cartello indicatore verso la luce e la rinascita, un gesto d'amore e di pietà per quelle centocinquantamila anime che trovarono lì sepoltura e i cui corpi ci attendono ancora trenta metri sotto il piano stradale, dentro le cripte...
Lorena Bianchi
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(Sopra, a sinistra) Il cielo di Milano della fine del '600, in corrispondenza del Solstizio d'Inverno, sotto la costellazione di Orione da sempre associata all'Aldilà e all'Oltretomba, vedeva invece brillare luminosa la stella Sirio, da sempre associata dalla Dea egizia Iside: un raffronto sincretizzato è presente in questa scena di psicostasia micheliana, in cui l'Arcangelo giudica le anime avocate da una figura angelica femminile assai simile all'iconografia di Iside. Notare il ponte sottile che attraversa il fiume degli inferi, in cui cadono moltissime anime: le stesse devono prendere la mano dell'angelo-dea per completare il percorso. L'affresco si trova nella Chiesa di Santa Maria in Piano, a Loreto Aprutino. |
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