Orizzonte Editrice
Montserrat, le SS e il castello del Graal
Cosa lega la Moreneta patrona della Catalogna ai Catari e ai Nazisti? Perché si è spesso pensato che la statua cristianizzata della dea Iside potesse custodire il Santo Graal?
Torniamo alle scorse puntate del nostro dossier sulla Barcellona arcana e ripensiamo al misterioso oggetto che Berengére Sauniere, parroco di Rennes-le-Château, consegnò ad Antoni Gaudì per far sì che fosse sepolto nella Sagrada Familia. Rennes-le-Château, lo abbiamo detto più volte, è uno dei luoghi più controversi del pianeta. Legato a doppio filo tanto alla figura della Maria Maddalena intesa come moglie di Gesù (fatto assolutamente eretico per i Cristiani ma accettato dalla religione catara), quanto al concetto di Triplice Cinta e della Porta Coeli, l'abate di quel villaggetto dei Pirenei nemmeno segnato sulle carte geografiche è divenuto, sul finire dell'800, uno dei personaggi occulti più celebrati. Berengére Sauniere infatti trovò nella sua umile chiesetta, durante dei lavori di ristrutturazione, dei documenti risalenti all'epoca visigotica.
L'intera area era stata poi secoli dopo ultimo rifugio dei Catari, la setta gnostica completamente annicchilita alle forze cristiane che per estirparla indissero perfino una crociata, quella celebre "degli Albigesi". Cosa trovò Sauniere? Un segreto così importante che fu convocato d'urgenza a Parigi, dal cardinale di Francia, per discuterne. Dopo numerosi conciliaboli con il Vaticano, gli fu ordinato di chiudere e sigillare il tutto. Ma evidentemente qualcosa non riposizionò al suo posto, poiché Sauniere divenne ricchissimo e su consiglio della cantante lirica Emma Calvé, donò appunto l'oggetto misterioso a Gaudì.
Cosa poteva essere quell'oggetto? Certo era qualcosa di piccolo, non superiore in dimensioni a una scatola di scarpe, probabilmente… Escludendo che fosse qualcosa di visigotico, magari qualche ornamento d'oro depredato dai barbari nelle loro razzie, occorre pensare ai Catari e alla crociata che subirono. Certo, politicamente in quella guerra c'era la questione del controllo del meridione della Francia da parte di stirpi rivali: da una parte le eretiche Provenza e Linguadoca, libertarie e tolleranti verso religione e cultura e di impostazione filo-catara, e dall'altra il nord assolutista e filo-cattolico. La crociata si risolse a favore dei secondi, ma fu di una brutalità inaudita, si videro episodi inumani e i roghi degli adepti dell'eresia catara illuminavano a decine le notti. Si andò avanti così per trent'anni, anche se le persecuzioni non finirono certo con la tregua delle armi: le comunità catare dovettero rifugiarsi sulle vette più alte, come la celebre fortezza di Montsegur, a poca distanza da Rennes-le-Château, per resistere strenuamente alle forze crociate. In pochi ricordano che l'Inquisizione fu "inventata" in questa circostanza… Per quale motivo la Chiesa di Roma aveva così tanta paura di questa setta ereticale che era diffusa, sì, ma che comunque era alquanto circoscritta alle zone più meridionali della Francia? La guerra distrusse la maggioranza delle roccheforti catare ma servì ad ottenere l'effetto opposto, spargendo sia nell'Italia settentrionale che in Catalogna e Aragona i profughi catari, che ebbero modo di fondersi con la popolazione e di diffondere segretamente il loro credo in quelle terre. Questo accadde nel XIII Secolo: vale la pena dire come a questa crociata non parteciparono né i Templari né i cavalieri Ospitalieri, l'odierno Ordine di Malta; e anche che in soccorso ai Catari giunse l'aiuto (eccezionale nei termini) del re di Aragona Pietro II detto Il Cattolico. Il re, che fu scomunicato nonostanza la devozione dimostrata negli anni antecedenti, fu purtroppo ucciso nella battaglia di Muret del 1213.
(A sinistra) Ritratto di Pietro II di Aragona che combatté a fianco ai Catari, rimanendo ucciso nella battaglia di Muret. (Al centro) I Catari vennero associati per lungo tempo all'iconografia del Graal. (A destra) Il sanguinario Simone di Monfort fu capo delle milizie cristiane nella Crociata degli Albigesi.
Che dire di questo genocidio? Analizzeremo in futuro le motivazioni che spinsero così tante forze allo sradicamento a suon di atrocità dell'eresia catara. E' bene ricordare come per i Catari Gesù non morì sulla croce e che non fosse figlio di Dio: ma un uomo illuminato, un re-sacerdote assimilabile a Melkisedek di Ur che scambiò con il profeta Abramo la Coppa della Conoscenza, ricavata dalla gemma che cadde a Lucifero durante la battaglia degli angeli decaduti. Per i Catari questa coppa era associabile al Santo Graal e passò di mano in mano a Giacobbe (quello della Porta Coeli), a Mosé, a Davide, a Salomone fino agli Esseni Genazeriti che lo passarono alla reincarnazione del Melkisedek originario: Gesù il re del mondo. Gesù che non morì sulla croce ma salvatosi dalla crocifissione grazie all'aiuto del fratello Giacomo, raggiunse la moglie-sacerdotessa Maddalena in Francia dove diede vita alla stirpe dei Merovingi. Dopo lo spodestamento di questi ultimi ad opera di Carlo Martello, carolingio, i discendenti di Gesù migrarono al sud della Francia dove vivevano ancora a quel tempo… Come si vede, una storia sufficiente a far bruciare sul rogo anche Dan Brown e il suo Codice da Vinci che ne narra le vicende, figuriamoci dei poveri contadini provenzali del 1200! Fatto sta che secondo queste tesi catare, il Graal inteso come coppa o gemma si è salvato nei secoli ed è stato nascosto da qualche parte proprio da quattro catari che calandosi come freeclimber dalle rocce a picco di Montsegur durante l'assedio crociato, riuscirono a sottrarsi al massacro degli uomini capitanati dal vile Simone di Monfort. Ma dove era finito quell'oggetto? Ed era davvero la coppa-gemma di Melkisedek? La questione si complica alquanto "grazie" alla fantasia del trovatore Wolfram von Eschenbach, autore di uno splendido romanzo medievale sulla "qûete du Graal": il "Parzifal" è un'opera bella e misteriosa ambientata in un castello del Graal che sta sui Pirenei e che si chiama appunto "Montsalvesche", difeso da cavalieri che si chiamano "Templeisen" e che custodisce precisamente la reliquia, che non è la coppa del calice dell'Ultima Cena di Gesù (e in cui Giuseppe di Arimatea raccolse il sangue uscito dal costato dello stesso trafitto dalla lancia del centurione Longino), bensì una pietra, denominata "Lapsit Exilis" (tradotto di volta in volta come "pietra esile" o "pietra del cielo"). Una pietra del cielo, come celeste era la gemma luciferina. Fatto sta che in tedesco Montsalvaesche vuol dire Monte Salvato, Monte Sagrato, Monte Serrato…
Seicento anni dopo, col rifiorire delle passioni romantico-esoteriche nell'800 tornò in auge il tema del Graal e della sua ricerca. Da qui nacquero gruppi occultistici anche inquietanti che diedero origine, tra gli altri al Nazismo; da qui il grande compositore tedesco Richard Wagner trovò ispirazione per creare un'opera splendida (per quanto tacciata di nazismo). Il "Parsifal" wagneriano riprendeva la storia duecentesca di Wolfram von Eschenbach e ambientava la ricerca del Santo Graal appunto nella Catalogna pirenaica… Anche se Montserrat non è a ridosso dei Pirenei, distante neppure è. E dunque quale posto era migliore di questo per custodirvi la reliquia delle reliquie?
Alla vicenda si interessò anni dopo uno schizoide fanatico di occultismo che però tanto lavoro a noi studiosi del mistero ha regalato: Heinrich Himmler, il capo delle Schutzstaffels, le famigerate SS dell'esercito hitleriano. Himmler per anni legò il suo nome alla ricerca di oggetti che confermassero le origini ariane (e dunque atlantideo-aghartiane) del popolo tedesco e come un vero pazzo girò il mondo, dal Tibet allo Yucatan, alla ricerca di reperti in grado di dimostrare questa superiorità. Era ovvio che si interessasse (anche solo "per darvi un'occhiata") al Montsalvaesche wagneriano: perfino le leggende catalane dicevano che il Santo Graal era nascosto qui, sorvegliato dalla Moreneta.

(In alto a sinistra) I picchi inacessibili di Montserrat videro la visita (in centro) di Himmler e delle SS nel 1940. (A destra) Ritratto di Otto Rahn, archeologo esoterista nazista morto prima dell'inizio della Seconda Guerra Mondiale, e (all'estrema destra) quello di Adolf Himmler fu capo delle SS e fanatico dell'occulto.

(A lato, a sinistra) La montagna di Montserrat è stata forse raffigurata in questa miniatura medievale del "Parzifal" di Wolfram von Eschenbach. (A destra) Himmler e i suoi quattro ufficiali salgono la scala di Monserrat per raggiungere la Moreneta.

Tuttavia a ben guardare la più autentica fra le 26 coppette che si fregiano del titolo di Santo Graal sta nel Duomo di Valencia; una coppa di epoca romana e di area palestinese che avrebbe potuto essere senz'altro il bicchiere utilizzato da Gesù. Una coppa indicata chiaramente dalla Colonna di Colombo posta nei pressi del porto di Barcellona, peccato che il nostro Schutzstaffelreichsfürher non ne fosse a conoscenza. Dalla sua visita a Montserrat, avvenuta il 23 ottobre 1940, Himmler non cavò un ragno dal buco. La Spagna si era riappacificata da poco dopo la conclusione della Guerra Civile, ma la vittoria del Generalissimo Franco, fascista, non portò al popolo tedesco che tanto lo aiutò il dono degli oggetti desiderati. Himmler a Montserrat dovette scontarsi con l'indifferenza dei frati benedettini che lo trattarono con autentica sufficienza; a Barcellona fu fatto oggetto del furto della valigetta nera piena di carte esoteriche (finite in mano ai servizi segreti inglesi) e anche la prevista visita alla cripta della Sagrada Familia, in cui Gaudì fece interrare l'oggetto che Berengére Sauniere gli consegnò, fu cancellata in quanto il locale era sottoposto agli infiniti lavori di costruzione. Insomma, ben poco Himmler ottenne dalla trasferta catalana, anche se c'è da dire che di per certo se Montserrat avesse nascosto un oggetto tanto prezioso come il Graal (coppa o pietra che sia), sarebbe stato al 200% esposto come preziosa reliquia ad usum turisticum! La realtà è un'altra, forse.
Se guardiamo gli straordinari pinnacoli che sovrastano l'abbazia, ci stupiamo di come abbiano foggia conosciuta. Celebre e riconoscibilissimo è l'elefante, poi c'è il faraone, poi due soldati con tanto di lancia… Un curioso e carinissimo fenomeno ottico fa sì che i pinnacoli, attraverso il gioco di luci e ombre dei canaloni che intagliano la roccia di arenaria, assumano forme assai note. E se fosse…? La buttiamo lì, tanto di cose pesanti ne abbiamo dette parecchie. E se fosse che quelle rocce furono veramente scolpite da artisti egizi? Elefanti, faraoni, soldati… E se fosse che Montserrat è un autentico santuario egiziano vecchio di millenni, eroso da quaranta, forse cinquanta secoli di piogge e vento? Se sicuramente la vicina Barcellona era parimenti un santuario isiaco con tanto di scarabeo sacro disegnato nel terreno e visibile solo dall'alto, chi ci vieta di pensare che i pinnacoli alti 1200 metri di Montserrat non fossero la riproduzione dei Colossi di Memnon?

Lorena Bianchi & Antonella Verdolino

(Sotto, a sinistra) La montagna i Montserrat mostra tra i picchi figure associabili all'Africa: una chiara testa d'elefante e accanto, sulla destra, una figura umana assai simile alle rappresentazioni dei faraoni egizi. Se si osservano le condizioni dei Colossi di Memnon (sotto a destra) si nota come forse le figure di Montserrat siano molto meno erose. I Colossi di Memnon risalgono all'epoca di Amenhotep III (1390-1353 BCE).

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