Barcellona: le correnti magnetiche della Triplice Cinta e lo Scarabeo Sacro
La capitale catalana nasconde nel suo centro storico simboli sacri derivanti dall'antico Egitto e dalla perduta civiltà di Atlantide: qual è il segreto della sua vera origine?
Se si pensa a Barcellona si è portati a pensare alla città del divertimento, una metropoli moderna e all'avanguardia tecnologica, modaiola e dinamica. I suoi due milioni di abitanti che vivono in una striscia di terreno incastonata come uno scrigno di gioielli tra le montagne e il Mar Mediterraneo non sembrano rendersi conto appieno della fortuna che hanno: un progresso che rispetta il passato, le tradizioni, i monumenti. E di tracce storiche Barcellona ne conserva un vero archivio di pietra: da reperti di epoca (pre)romana a quelli di età visigotica, medievale e rinascimentale. Poi il declino e infine la doppia rinascita, nell'Ottocento e nel secolo scorso, quando ospitò le Olimpiadi del 1992. Ogni facciata, ogni chiesa, ogni statua, antica o moderna che sia, ha un valore intrinsecamente elevato, simbolico prima ancora che artistico. Tutto questo fa sì che la città sia dotata di un fascino unico, che la rende fiabesca. La metropoli è situata in una posizione geograficamente peculiare. Alle spalle, catene montuose che sono le estreme propaggini degli erti Pirenei; davanti, il mare, caldo e gradevole, che rende il clima sempre mite, anche d'inverno. Com'è diversa dal resto della Spagna, la Catalogna: dalla lingua simile a quella parlata in Provenza agli usi e alle tradizioni unici nel suo genere. Da un punto di vista esoterico, Barcellona è da sempre un crocevia di religioni e di miti, a cui si aggiunge un sottosuolo che "parla" la lingua universale della Grande Madre. E se oggi questa voce è soffocata dai suoni tecno-pop delle discoteche e dei locali notturni di una metropoli moderna che non dorme mai e che si diverte, in passato sono numerosissime le testimonianze che ci raccontano le storie narrate a questo territorio.

Un territorio sorprendente, inimmaginabile.

(Sopra) La severa e imponente Cattedrale di Santa Eulalia, simbolo della Barcellona medievale. (Sotto) La città catalana come appare dal satellite.
La storia ufficiale è ridicola, ai limiti dell'irritante. Anche se alcuni storici antichi, come Avieno che nel IV Secolo BCE ci parla di tribù di Celtiberi che vivevano in villaggi circondati da mura nella pianura tra i fiumi Llobregat e Besos, in una zona che lo stesso chiamava "Llaietania" (nei pressi dell'attuale omonima via Llaietana), la maggioranza degli studiosi propende per la fondazione di Colonia Julia Faventia Paterna Augusta Barcino nel 9 BCE ad opera di Ottiaviano Augusto. Le legioni del primo imperatore romano presero possesso di un territorio vergine costruendo un accampamento di forma ottagonale allungata in una zona abitata da pastori del popolo dei Faventi. Un'assurdità, poi vedremo perché. Ora invece vediamo cosa dicono altri archeologi e anche il mito: secondo i primi, la città originariamente si chiamava Barkena, da cui deriva il latino Barcino, ed è di derivazione cartaginese o forse prima ancora fenicia. Il nome Barkena deriva dal toponimo Barca, tipico di un'importantissima famiglia cartaginese... Quella del condottiero Annibale, i Barca appunto, il cui padre Amilcare era a capo del potere amministrativo nella nativa Cartagine e aveva fondato nl corso del periodo espansionistico numerose città. Barcellona dunque era una di queste, una colonia commerciale assai importante, anche in virtù del ricco sottosuolo della regione catalana. Se questa tesi appare convincente, senza dubbio il mito costituisce un'interessante aggiunta: secondo la tradizione gli Argonauti vagavano per il Mediterraneo in cerca del Vello d'Oro. Con loro c'era Ercole, unitosi alla spedizione con altre navi in aggiunta all'anmiraglia Argo. Durante una tempesta, la nona barca del convoglio fece naufragio sugli scogli nei pressi del Montjuic, il promontorio che sovrasta il porto, e da qui, vista la sosta forzata, l'eroe dalla forza sovrumana decise di fondare una città, a cui diede il nome appunto di Barca-nona (Barkena).
(Sotto a sinistra) Vista satellitare di Barcellona. Si vede chiaramente l'ellisse del centro storico preromano che gli archeologi attribuiscono alla forma delle mura ottagonali romane. Il nord è in alto, si percepisce come la città sia inclinata rispetto all'asse nord-sud. (A destra) La Barcino romana con il cardo e il decumano, le vie principali ortogonali, inclinate rispetto al tradizionale nord-sud ed est-ovest. Anche in questo caso il nord è in alto. Dove sono indicate le terme, oggi sorge la Cattedrale di Santa Eulalia.
Se la descrizione del nome è interessante e dimostra che considerare questa città un frutto dell'età romana è quantomeno limitativo, un'occhiata dal cielo a quelle che un tempo furono le mura romane è assai istruttivo. Infatti, anche a seguire le spiegazioni ufficiali, salta subito all'occhio come quell'accampamento militare dei legionari sia ben diverso dal nucleo di altre città: infatti i Romani avevano la consolidata abitudine di collocare l'accampamento secondo due assi ben precisi, il Cardo e il Decumano, che seguivano rispettivamente le direzioni est-ovest e nord-sud. Ora, se in un territorio come quello barcellonese veramente c'erano solo campi e pascoli, che senso avrebbe avuto collocare il decumano in una posizione che punta a nord-ovest? In assenza di ostacoli naturali (vi è un'ampia pianura di 100 kmq circondata dai monti, senza fiumi o altri impedimenti), i Romani avrebbero potuto costruire la loro cittadella fortificata seguendo il sorgere del sole e la stella polare. Invece, il nucleo che viene considerato romano appare storto, "girato" anche rispetto alla linea di costa. Anche oggi Barcellona è completamente deviata, di sbieco rispetto all'asse nord-sud, al punto che anche tutte le chiese non seguono l'orientamento canonico così tipico. E allora, quale può essere la spiegazione? Tralasciando quello che tutti gli uomini di pseudo-Scienza ci vogliono far credere (fors'anche in malafede), è chiaro che la città mostra un andamento nord-ovest verso sud-est che segue un preciso disegno architettonico.
I Romani, che iniziarono la colonizzazione dell'ex città cartaginese, si dovettero adattare all'inconsueto orientamento un po' come fecero anche a Milano (e di questo parleremo in un prossimo articolo). Le mura ottagonali cioè semplicemente si adattarono a un territorio già urbanizzato, con buona pace delle loro regole. Del resto colonie romane già ampiamente prosperose furono Girona e Tarragona, a nord e a sud di Barcellona, non avrebbe avuto senso distruggere quella strana Barkena per realizzare la città romana ideale... Quindi, questi elementi fanno cadere il mito della fondazione romana della città, mito fasullo perpretrato un po' da tutte le guide turistiche e anche da quel Museo ben realizzato ma volutamente fuorviante che è il Museu d'Historia de la Ciutat. Nel detto museo, situato sotto la Plaça del Rei, a due passi dalla Cattedrale di Santa Eulalia, negli anni '60 fu scoperta quella che a tutti gli effetti sembrava la città romana, la Barcino così favoleggiata. In ogni spiegazione del museo i solerti storici catalani spiegano di come in tal posto ci fosse la taverna, in quell'altro il negozio del tintore, nell'altro ancora un pezzo di piscina termale, e poi la vasca di preparazione del Garum, la salsa di pesce e di miele di cui i romani erano ghiotti, un'altra ancora era la pescheria e infine la bottega dei vini. Cosa c'è di strano? E' che dieci metri sotto il piano della città, in quella che doveva essere la colonia romana di Barcino, non c'è traccia di architettura romana. Buffo, no? Qualcuno potrebbe dire che ci si sbaglia, che sono presunzioni, ma anche un occhio mediamente allenato a riconoscere i mattori romani può dire che la pavimentazione a pietre incastrate non segue lo stile latino, quanto piuttosto quello cartaginese, per l'appunto. Inoltre i Romani non costruivano le botteghe così alla rinfusa, se c'è un elemento positivo nel popolo latino è proprio l'estremo ordine e rigore della loro architettura. Il mattone romano è sottile e allungato, con molto cemento; qui, sotto la Plaça del Rei, vi si vedono pietre ammonticchiate, massi sgrezzati grossolanamente, lungi dalla perfezione romana. Se dominazione indubbiamente c'era, non v'è incertezza secondo noi che costituiva un aspetto più di controllo che di vera colonizzazione. Del resto, Cartagine, nonostante le devastazioni romane e le minaccie di "delenda", rimase in vita fin dopo i tempi di Sant'Agostino, arrendendosi definitivamente solo agli arabi. L'influsso punico potrebbe essere continuato anche in tempo imperiale, del resto anche molti porti romani, come quello di Pozzuoli, furono frequentati dai Fenici anche in epoca tardo-imperiale.
(Sopra) La pianta delle mura romane nel IV Secolo CE., alla vigilia dell'invasione visigota. Si intuisce come le mura romane siano all'interno dell'ellisse originaria che forse caratterizzava il villaggio di Barkena nell'epoca cartaginese o celtibera. L'ellisse potrebbe essere di origine appunto celtica, sono storicamente accertati santuari a forma ellittica denominati "Medhelanon". Anche Milano fu edificata ai margini di uno di questi "recinti sacri", da cui prende il nome originario di Mediolanum.
Dunque, la città non è romana, o meglio, i romani vennero a prendere il possesso del territorio ma a parte le nuove mura, più alte e turrite, nulla aggiunsero a una città piccola ma autonoma. Ma cosa rimane dell'epoca cartaginese, parte quelle strane botteghe del Museu d'Historia de la Ciutat? E inoltre, è veramente cartaginese questo territorio? In una regione come la Spagna profondamente segnata dalla cultura celtica e popolata dai Celtiberi, perché non vi è traccia di santuari legati alla religione così spirituale di quel popolo? A dire il vero, un santuario c'è, ed è sotto gli occhi di tutti... Lo vedremo in seguito. Ora torniamo in quel Museu d'Historia de la Ciutat. Il sottosuolo della Plaça del Rei è collocato su vari livelli. Gli archeologi catalani, non si sa se per malizia o dabbenaggine, ignorano come detto le testimonianze cartaginesi e attribuiscono tout-court ai Romani. Dopo lo strato romano, qualche metro sopra vi è quello visigoto, in quanto la città fu conquistata dai Goti di Alarico intorno al 400 d.C. I Visigoti costruirono una basilica cristiana su quella che era un tempo la basilica romana, a sua volta affiancata dal Tempio di Augusto dedicato a Giove. La basilica era orientata ancor più a ovest di quanto fosse la città pseudo-romana, che per l'esattezza punta a nord-nord-ovest. La cosa curiosa è che i Visigoti per costruire i loro edifici utilizzarono ampiamente pietre di epoca anteriore...
museo Ciutad Vieja
(Sopra) Il Museu d'Historia de la Ciutat fotografato dall'esterno (all'interno le riprese sono proibitissime!) mostra i resti di una bottega per la fabbricazione del Garum, la salsa di pesce di cui erano ghiotti i Romani. O forse no? In effetti queste botti in terracotta avrebbero potuto contenere qualsiasi cosa, in quanto sono state rinvenute colme di terriccio. Da notare la pavimentazione assai diversa dai lastroni tipicamente usati dai Romani.
E tra queste, collocate presso due archi di copertura di una volta di un edificio religioso, quasi certamente la residenza dell'arcivescovo, adiacentemente l'area della basilica, c'è un simbolo decisamente associato al mistero, alle città di Saturno, al tellurismo, ad Atlantide. Due Triplici Cinte spiccano tra le pietre descritte come di provenienza romana, in quella che è una zona in cui la bussola fa strani scherzi...

(A sinistra) Un fatto sconcertante: la bussola che nei pressi delle finestre del Museu d'Historia de la Ciutat indica il nord verso quello che è in realtà nord-nord-ovest. Allontanandosi la bussola riacquista la sua regolare direzione.

(Sotto a sinistra) Ed ecco il "segnale stradale" che indica la presenza di un posto stupefacente: una Triplice Cinta posizionata su una volta all'interno del Museo, in una sezione che risale al tempo dei Visigoti. La pietra viene considerata di epoca romana. Abbiamo scurito la foto per risaltare meglio i dettagli, in quanto la Triplice Cinta, alquanto defilata, viene ignorata dalla totalità dei visitatori del Museu d'Historia de la Ciutat. (A destra) Una seconda Triplice Cinta, con sotto una terza più abbozzata, continua a delimitare la volta che indica il luogo magico. Da notare il muro rinascimentale che taglia in due l'antico edificio visigotico, che faceva parte del complesso dell'arcivescovado.

(Sopra a sinistra) Sotto a una delle due Triplici Cinte (invisibile in quanto illuminata da un faretto, esattamente alle spalle del ponticello pedonale) si apre un inquietante passaggio ben tenuto e illuminato da luci poste sul pavimento, costruito nel '500. In questo posto si nota l'alterazione dell'ago della bussola... Il passaggio prosegue per una decina di metri, poi vira a destra, in direzione della Cattedrale di Santa Eulalia. Attualmente è chiuso al pubblico. (A destra) Il Museo Frederic Marès ha sede in un chiostro assai grazioso. Uno dei lati è confinante con il Museu d'Historia de la Ciutat: le due Triplici Cinte sono visibili perfettamente dalla porta situata sotto l'arco e dalla finestra alla sua sinistra, dalla quale abbiamo scattato la foto qui sopra che mostra il corridoio dell'Inquisizione.
Presente in centinaia di luoghi "magici", sulle facciate di chiese o di templi di origine antichissima, la Triplice Cinta non è altro che il disegno o il graffito di tre quadrati concentrici uniti centralmente da una croce. Simbolo di Atlantide (ma i quadrati sono cerchi), messaggio arcano verso gli iniziati, semplice gioco del tris o del filetto (come sempre affermano stupidamente gli archeologi, sempre pronti a sminuire qualche scoperta interessante, ma forse ciò avviene volutamente) oppure segno religioso? In realtà la Triplice Cinta simboleggia la presenza di una corrente tellurica, di una o più linee del campo magnetico terrestre che giungono in superficie ed esplicano tutta una serie di effetti sull'essere umano. Il più semplice di questi è che il luogo è sacro alla Terra, la corrente magnetica attira gli spiriti e lì è possibile parlare con i cari defunti o col divino. L'impostazione più sofisticata insegna invece che una Triplice Cinta è collegata a un varco dimensionale, una porta verso altre dimensioni parallele alla nostra popolate di altre entità, come ad esempio il Regno delle Fate da cui si accederebbe in Irlanda. Ebbene, a Barcellona ci sono due Cinte in corrispondenza di un passaggio molto più tardo, costruito in epoca rinascimentale dall'Inquisizione. Il passaggio è chiuso al pubblico benché illuminato e a occhio e croce si snoda per una decina di metri prima di curvare a destra, verso l'area della Cattedrale. Perché costruire quel passaggio segreto che peraltro è perfettamente illuminato da faretti? La zona è assolutamente visibile e fotografabile dall'esterno del Museo, dal lato destro del chiostro del Museo Frederic Marès, situato appunto accanto alla cattedrale. Ma torniamo alla vecchia Barkena. Punta verso nord-nord-ovest, il luogo è magico, un corridoio oscuro costruito dall'Inquisizione che penetra nello strato archeologico visigotico e punta verso la Cattedrale di Santa Eulalia... Ce n'è da farci un film di Indiana Jones, altro che "Codice da Vinci"! La storia della Cattedrale di Santa Eulalia (o della Santa Croce, la denominazione è doppia) si mescola con quella di Barcellona e in qualche modo ne costituisce la chiave per le scoperte sconvolgenti che ne seguiranno. Innanzitutto la santa: Eulalia fu martirizzata a 13 anni in epoca dioclezianea e divenne, quando pochi decenni dopo il Cristianesimo divenne religione di stato dell'Impero romano, patrona della città. Già nel 343 Barcino aveva la sua basilica, denominata "La Seu", che i Visigoti ricostruirono leggermente inclinata ancor più verso ovest. In questo luogo, dedicato in seguito alla Santa Croce, nel 559 si svolse il concilio di Barcellona; ma l'edificio di culto fu distrutto quattro secoli dopo dalla sanguinaria incursione del sultano arabo Al-Manzor che rase al suolo quasi completamente la città. La basilica rinacque nel 1046 con il re aragonese Ramon Berenger IV che la rifece costruire in stile romanico e il luogo divenne ben presto il cuore pulsante della città. Nel 1155 arrivarono i Templari, che insediarono in tutta la Catalogna una grande rete commerciale e di difesa anche dai confinanti stati arabi: inoltre occorre ricordare come la flotta mediterranea templare avesse sede nelle vicine isole Baleari, nel porto di Maiorca. L'influsso templare fu radicale e innestandosi sulle influenze arabo-giudaiche cambiò il volto della città, la stessa cattedrale fu rifatta in stile gotico nel 1298 sotto il sovrano Jaume II e tutta Barcellona subì l'influenza di questo cambiamento. Il quartiere medievale accanto alla basilica ancor oggi si chiama "Barri Gotic" e pressoché ovunque si volga lo sguardo è possibile ritrovare croci patenti, simboli massonici, riferimenti al Vangelo di Giovanni…
La scomparsa dei Templari a partire dal 1307 non fermò questo misticismo esoterico che portò all'edificazione di tre grandi e spettacolari chiese: quella di San Just i Pastor, quella di Santa Maria del Pi e quella, smisurata, di Santa Maria del Mar. Queste tre vere meraviglie custodiscono al loro interno, al pari in verità della stessa cattedrale, copie della Madonna Nera di Montserrat. Una statua, detta familiarmente "Moreneta" dai catalani, che custodisce a sua volta un altro vero mistero: trovata nell'880 sulla sconcertante catena montuosa di Montserrat, a 60 km da Barcellona, oggi è situata all'interno di un monastero benedettino e attira milioni di pellegrini, tra aghi della bussola che impazziscono e Ufo che sorvolano i picchi rocciosi a mille metri di altezza sulla pianura sottostante… Cosa accomuna le quattro principali basiliche medievali a questa immagine della Madonna che tiene il Bambin Gesù sulle ginocchia? Si tratta veramente di Maria o piuttosto, come è stato dimostrato più volte, di un'immagine della dea Iside con in braccio il figlio Horus?

(Sopra) La Moreneta sulla facciata della chiesa di Sant Just i Pastor (un'altra è presente all'interno).

(A destra) Iside che allatta Horus, modello per tutti i tipi di madonna nera venerati nel Medioevo in Europa.

La Moreneta di Montserrat... ...la Moreneta della Cattedrale... ..quella di Santa Maria del Mar.. ..quella di Santa Maria del Pi...
E se non fossero stati i Fenici a fondare la città... ma gli Egizi? E se l'area tra i fiumi Llobregat e Besos, quei 100 kmq solcati da un torrente che ancor oggi scorre sotto le Ramblas, il cuore pulsante della Barcellona moderna, fossero stati un luogo magico, un santuario di un certo tipo? I Fenici, i Cartaginesi sono da sempre amici degli Egiziani, per i commerci, per le alleanze politico-militari. Se Iside è presente in grande stile in quattro grani cattedrali gotiche di epoca templare, c'è un qualche altro riferimento all'Egitto e alla religione dei faraoni? Sì, c'è. A cominciare da un'apparente gioco di linee... Osservando la città dall'alto, spiccano chiaramente le strade che costeggiano le antiche mura romane ottagonali. Ma si tratta di vere mura o non, piuttosto, della delimitazione di un complesso architettonico unitario che, orientato a nord-nord-ovest, ha obbligato i Romani a porre cardo e decumano completamente deviati? In effetti, quell'ottagono allungato appare alquanto arrotondato... Al punto da disegnare una strana, stranissima figura... Una scoperta strabiliante, esclusiva di Sator ws: uno scarabeo egizio, lo scarabeo Khepri che viene disegnato dal perimetro ottagonale che viene attribuito dagli archeologi alle mura romane... Un perimetro ellittico che non è romano, ma è egizio! La topografia riproduce perfettamente, anche nella disposizione delle strade interne, il disegno dello scarabeo come veniva raffigurato dagli Egizi. Questa è la prima certezza che si desume dall'analisi delle foto satellitari... Certezza che concorda pienamente con quanto vedremo nei prossimi articoli...

(CONTINUA)

Lorena Bianchi & Antonella Verdolino

(A sinistra) Altro che città romana! Dal satellite si evince come il profilo dell'ellisse possa essere assolutamente di origine egizia: lo scarabeo sacro Khepri (o Kheper) spunta come un'ombra dal passato a simboleggiare la sacralità del luogo...
(A sinistra) Il Santuario di Montserrat, a 65 km da Barcellona, ospita la statua originale della Moreneta, la Madonna Nera trovata in una grotta di questo monte nell'880. Oggi è un monastero benedettino visitato ogni anno da centinaia di migliaia di pellegrini. Non mancano i misteri: aghi della bussola che cambiano direzione, sfere di luce che solcano i costoni di arenaria, eremiti e messe nere sulle pendici di questo luogo incredibile... (A lato) L'interno della basilica di Sant Just i Pastor. Sotto l'altare il Volto Santo e sopra, su un trono e incorniciata di fiori, la Moreneta. Anche qui è presente, e assai visibile, una Porta Coeli: la semicupola sorretta da dodici colonne sopra l'altare è un luogo in cui le persone sensitive possono sperimentare "l'illuminazione".

 

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