La nascita della Kabbalah: il "Bahir"
Un testo di mistica ebraica del XII Secolo rivoluzionò come nessuno prima di esso la concezione magica dell'universo. Ma qual è la rivelazione del "Libro dell'Illuminazione"?
Il Sefer-ha-Bahir, il "Libro dell'Illuminazione" o "della Luce" è, a parere di un grande studioso e cabalista come Gershom Scholem, un testo assurdo. Cortissimo, appena quaranta pagine; senza un autore definito (benche molti sospettino si tratti del mistico Isacco il cieco); "incredibilmente sciatto" nel linguaggio; infine, contenitore di sentenze teosofiche di esplicazione della Bibbia attribuite a studiosi e autorità religiose ebraiche inesatte se non inesistenti. Il classico libro "fuffa", da non comprare mai perché fuorviante (e delirante)… Ma in realtà il Bahir nella storia della religione ebraica segnò una vera rivoluzione che, a partire dal 1180, si diffuse dalla Provenza in tutto il Mediterraneo, influenzando ancor oggi tutto l'esoterismo occidentale. Sì, perché dal Bahir nacque la Kabbalah, la Cabala ebraica, quell'insieme di concetti mistici che trascendono la religione israelitica per giungere a un senso più profondo di archetipi universali che sono a fondamento di tutte le confessioni. Paradossale, per un culto come quello di Israele che può definirsi una teocrazia integralista nella sua accezione più ortodossa e che invece, nel XII Secolo, dimostrò una capacità di sincretismo e di evoluzione senza mai precedenti nella storia. O forse sì, un precedente c'è: quel culto egizio-gnostico-platonista che ebbe in Alessandria d'Egitto la sua sede naturale (fino a che non venne relegato nell'ombra dal fanatismo dei cristiani romani). Ma ciò che più stupisce della Kabbalah è la sua capacità di innovare un testo come quello biblico dogmatico e immutabile. Attraverso l'analisi delle parole, delle singole lettere della Torah, i cabalisti riuscirono a penetrare il senso occulto dell'universo, appunto ritrovando il significato degli archetipi del mito.
L'Ebraismo per secoli, dopo la Diaspora, cancellò il senso del mito dai suoi riti, perse l'uso dei simboli e la coscienza del loro potere. I simboli sono strumenti di comprensione di messaggi non scritti, possono descrivere luoghi di energia, posti sacri, aree maledette. Non sono positivi o negativi in sé, come un cartello stradale che segnala la caduta massi o una curva pericolosa non è malvagio ma esegue semplicemente il suo compito, ossia di segnalare la possibilità di un evento. La Kabbalah recuperò, attraverso i collegamenti tra le religioni limitrofe, l'uso del mito e dei simboli per spiegare la realtà e così un universo di immagini si dischiuse nella Bibbia. La Torah, in particolare, venerata come un entità a sé, divenne il fulcro delle speculazioni mistiche, che portarono all'elaborazione di concetti straordinari come l'Albero della Vita, uno degli elementi più caratteristici dei cabalisti. Come si arrivò a questa elaborazione? Ci volle molta "faccia tosta" a osare tanto, ma evidentemente il XII Secolo era il periodo illuminato dell'Era Medievale se pensiamo a quante entità esoteriche nacquero in quel momento storico. E tra lo gnosticismo dei Templari, tra il manicheismo dei Catari e gli influssi trascendenti dei Sufi islamici, non sorprende che la Provenza nel XII Secolo (ma anche la Linguadoca e la Spagna) fosse un terreno fertile per lo sviluppo delle arti e del sapere. Ricordiamo i trovatori provenzali, cantastorie esoterici che sono alla base della letteratura moderna, ma anche i racconti del Graal o del ciclo di re Artù. In questo terreno concimato dagli influssi esterni, l'Ebraismo seppe andare contro se stesso e i suoi principi per divenire, quasi paradossalmente, una religione politeista. La chiave del Bahir è infatti il concetto di esilio della Shekinah, la presenza di Dio. Qui Dio si sdoppia: si scinde nella Shekinah, il suo aspetto femminile. In un certo senso va concepita come un'energia intelligente, la Provvidenza tanto cara ad Alessandro Manzoni: un mix di giustizia, amore, misericordia e vendetta. La Shekinah è benefica e benevola, ma può essere anche oscura e pericolosa e la sua condizione ambigua nasce dalla concezione ciclica del tempo e dell'universo. Questo mondo non è il primo, non è l'ultimo: Dio ha creato il mondo in modo che l'esistenza di cose e creature fosse destinata a recepire un messaggio di consapevolezza, un insegnamento evolutivo.
In questo contesto il senso dell'Albero della Vita è che esistono dieci Sephirot, dieci "sfere" collegate tra loro che emanano la potenza e l'intelligenza divina, divise in base agli aspetti del Creatore. Le dieci Sephirot sono connesse all'uomo e all'universo e rappresentano la proiezione di Dio nella materialità: sono divise in quattro tipi di manifestazioni, dal piano esclusivamente divino a quello esclusivamente materiale, basso, impuro. Si parte dal piano dell'azione materiale umana, la Asiyah, poi si giunge alla Yetzirah, il mondo della formazione spirituale; poi si giunge alla Beri'ah, al mondo della creazione, la sede delle intelligenze alte, angeliche; infine l'ultimo piano è l'Atziluth, il mondo delle emanazioni, in cui si manifesta l'Ein Sof, l'infinito, il nulla primigenio. Come unire l'Uomo, immerso nella materialità e nella fisicità del suo corpo, con il Divino infinito e superiore? L'Uomo, per la Kabbalah e per l'Ebraismo, è decaduto per via del Peccato Originale: Adamo si materializzò nella dimensione in cui viviamo perché scelse di assaporare il frutto dell'Albero della Conoscenza (la famosa mela di Eva). Ma i cabalisti rivelano come in realtà fosse in precedenza ancorato all'Albero della Vita, alle Sephirot, e dunque in grado di percorrere le emanazioni di Dio per muoversi a suo piacimento tra le dimensioni. Il Peccato è dunque il simbolo, la metafora di una rinuncia: la rinuncia alla divinità. Però si tratta di un fatto temporaneo, perché l'anima, particella divina, spinge istintivamente l'uomo verso la luce, verso l'alto, verso il cielo. Non è possibile realizzare tutto in una sola vita e così i cabalisti inseriscono il concetto di reincarnazione, per spiegare il processo evolutivo di ciascuna anima. L'anima umana così si ritrova a vivere per migliaia di anni, imparando, cadendo, rialzandosi, avvicinandosi piano piano sempre più alla luce originaria, all'infinito dell'Ein Sof, in un percorso estremamente simile a quello narrato dalla religione buddhista. In ciò però l'anima è accompagnata dalla presenza di Dio, quella Shekinah che è "in esilio", che si è volontariamente materializzata per aiutare il suo stesso figlio e che, come una mamma amorevole, lo segue e lo nutre nel suo viaggio. La Shekinah quindi viene equiparata in tutto e per tutto alla vita materiale del popolo di Israele, dai tempi della schiavitù in Egitto fino alla Diaspora. Ma come interpretare questi dati? E' possibile che siano veri oppure si tratta, come sempre accade quando si parla di miti, di metafore spirituali? Sappiamo dalla storia che il popolo ebreo non fu schiavo in Egitto e che anzi fu esso stesso il conquistatore del paese dei Faraoni. La realtà storica ci racconta che gli Egizi non avevano schiavi, non essendo uno stato imperialista e conquistatore; nel periodo in cui teoricamente gli Ebrei risiedettero sulle rive del Nilo, assistiamo all'invasione degli Hyksos. Nome derivato dal geroglifico Heqa Kasut, che vuol dire "sovrani dei paesi stranieri", questo popolo invasore di stirpe semitico-cananea proveniva dall'Anatolia e seppe intrufolarsi in Egitto approfittando di un vuoto di potere politico. Conquistata Menfi intorno al 1700 BCE con il re Salitis, gli Hyksos non distrussero il sistema politico e amministrativo egizio ma semplicemente si amalgamarono nella società, adottando come capitale la città di Avaris e come loro divinità principale il Dio del Male Seth, fratello e assassino del benefico Osiride.

(Sopra) L'Albero della Vita e il nome delle Sephirot, le emanazioni di Dio.

(Sotto) La Shekinah, ossia la presenza di Dio, si manifestava presso gli Ebrei in un modo estremamente violento.

Accanto a lui adottarono anche due divinità cananee, Anat e Ishtar, lasciando comunque la libertà di culto al popolo egizio. Questa trinità perdurò per due Dinastie, la XV e la XVI, durante le quali i sovrani Hyksos (tra cui spicca il nome di Khyan, un vero Giulio Cesare dell'epoca) estesero la loro influenza in Palestina, Creta, Anatolia e Nubia. Paradossalmente, fu proprio grazie all'intervento dei re nubiani che l'Egitto si liberò dal giogo straniero e ridivenne indipendente, anche se il popolo Hyksos non lasciò il paese e continuò a vivere mescolato con la società multietica faraonica fino almeno all'avvento di Akhenaton, il sovrano "eretico" che impose il culto del Dio Aton, il disco solare.
La questione ha fatto scrivere fiumi d'inchiostro: pochi anni dopo la presunta deposizione di Akhenaton o quantomeno la sua scomparsa, la Bibbia inserisce il famoso episodio dell'Esodo del popolo ebraico dall'Egitto e dalla schiavitù. Una coincidenza non credibile storicamente, e che ha fatto identificare in Akhenaton monoteista il Mosé capo e guida di Israele monoteista. Con loro gli Ebrei portarono un oggetto che ha le stesse dimensioni del sarcofago contenuto nella Camera del Re nella Piramide di Cheope: l'Arca dell'Alleanza forse non fu fatta costruire dallo stesso Mosé ma fu un trafugamento di un oggetto incredibilmente potente e in cui si materializzava appunto la Shekinah, la presenza di Dio. Non è quindi difficile ipotizzare che gli ebrei in fuga dall'Egitto siano gli stessi discendenti degli Hyksos, adoratori di una divinità maschile, potente e vendicativa come è il Seth egizio, accompagnato però in maniera subalterna da una "coscienza" femminile e materna ma non meno terribile e potente, in quanto capace di nutrire (la Manna del deserto) e uccidere. La Shekinah, raffigurata come un'entità cosciente, che soffre e piange per la materialità colpevole dei suoi figli, sicuramente fu modellata sulla figura della Dea Iside, onnipresente nei nostri articoli in quanto archetipo primigenio della Madre Terra. Iside, dopo la morte del marito Osiride ad opera del fratello Seth, viene fatta prigioniera e messa in catene come schiava dallo stesso Seth. Impotente, per quanto signora della Magia e degli Elementi, piange, si dispera, è giustamente prostrata per la situazione drammatica in cui si trova. La Shekinah che piange e soffre per il destino di Israele di vivere in Esilio rappresenta il senso dell'Uomo che è costretto a materializzarsi, a vivere in una dimensione non sua, non adatta alla sua divinità interiore. Ogni uomo per la Kabbalah è dunque un Dio, il senso della Stella di David di "come in Cielo, così in Terra" assume tutto il suo significato. Il divino si fa umano, ogni nostra azione, anche la più banale, può condizionare le stelle, le galassie, i mondi spirituali. Iside piange perché è prigioniera, perché l'universo è il balia del Dio del Caos e della sterilità: il suo desiderio è generare l'Horus, il salvatore, colui che prenderà il posto di Osiride sconfiggendo l'usurpatore Seth. La Shekinah piange l'esilio dell'Uomo dall'Ein Sof, dalla comunione con la divinità (gli Orientali direbbero dal Nirvana) ma desidera generare il salvatore, il Messia. I cabalisti, a partire dal Bahir ma secondo una linea narrativa che si manifesterà nel successivo Zohar, ci raccontano che siamo noi esseri umani il Messia. Siamo noi, con le nostre azioni infinitamente piccole, a condizionare l'infinitamente grande. Il Caos, il Male, è generato da noi: Adamo è uscito dalla divinità, ha voluto sperimentare la materialità ed eccoci prigionieri di una dimensione bassa, a contatto con energie oscure e confuse, che non ci consentono di scorgere la luce primigenia da dove veniamo. Il senso dell'esilio è la cacciata di Adamo dal Paradiso Terrestre, ma anche la fuga di Israele dall'Egitto, la sua cattività babilonese, la Diaspora dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme e tutti i pogrom e le persecuzioni che gli Ebrei subirono, quasi passivamente, nella loro storia. Fino a giungere al momento dell'annientamento finale con l'Olocausto nazista, durante la Seconda Guerra Mondiale. Oggi Israele è uno stato imperialista, in cinquant'anni ha combattuto cinque guerre, nel pieno dello spirito bellico degli Hyksos: ma ha perso la Shekinah, ha perso lo spirito che cabalista. Il cabalista è un iniziato, che cerca la presenza di Dio nel mondo.

(Sopra) Il faraone Amenophis IV, alias Akhenaton, istitutore del culto semi-monoteista di Aton, da molti identificato con Mosé.

(Sotto) La Kabbalah è un insieme di simboli e archetipi complessi e di difficile decifrazione per la maggior parte delle persone, ma per gli occultisti è un patrimonio indispensabile di idee.

Cerca la Shekinah, cerca di inserirla nel suo ambiente e di sfruttare il mio immenso amore-potere. Dal punto di vista cabalistico, Israele preferisce bombardare invece di ricercare il suo potere interiore e in tal modo si allontana dalla sua divinità, contribuendo, con le sue azioni, al mantenimento del Caos invece che alla sua neutralizzazione. In tal modo, non rientrerà mai nel Paradiso Terrestre, i suoi abitanti non saranno più i figli della Shekinah, ma vivranno nella speranza di un Messia che non verrà mai, perché non potranno svilupparlo al loro interno. Uno dei concetti chiave della Kabbalah, anche questo preso dalla religione egizia, è che questo mondo è incompleto, e la sua incompletezza rende incompleti anche i mondi superiori. Quindi il compito dell'Uomo, del Messia che è in noi, è quello di realizzare il progetto di Dio, la "Gerusalemme Celeste", qui nel mondo materiale. Essere spirituali, tolleranti, amanti degli animali e del pianeta, pacifisti, rispettanti le leggi e i diritti umani senza tradire e danneggiare nessuno: cose scontate, banali, eppure la dinivinità si manifesta in queste cose. E solo dopo molti cicli di reincarnazione, secondo i cabalisti, si prende coscienza di queste necessità. Ovviamente nel Bahir questi concetti non vengono esposti se non in maniera criptica e oscura. Siamo nel 1180, troppo agli inizi di questa corrente di pensiero per avere un quadro chiaro della filosofia mistica della Kabbalah. Le critiche dei rabbini tradizionalisti furono poi feroci oltremodo, tacciando i cabalisti di eresia. Però nelle critiche possiamo scorgere, con l'occhio attento di chi conosce le religioni esoteriche, quelle tracce comuni che dal Kemetismo egizio si diffusero in tutto il mondo conosciuto. Un messaggio, simile a quello professato dai Templari, che pone l'Uomo al centro delle responsabilità: un messaggio di speranza e di lotta, di sfida e di amore. Comunque sia la Kabbalah perdurò con grande successo tra gli strati umili della popolazione ebraica fino al XIX Secolo, quando fu sostituita dal contrapposto Illuminismo ebraico. Oggi i veri cabalisti sono pochi, pochissimi: come si è detto, con lo stato d'Israele forse si è perduto quel senso mistico che traeva consensi anche dalle correnti esoteriche delle religioni limitrofe. Ma il lavoro, prezioso benché difficile e oscuro, di questi studiosi oggi più che mai è di attualità.

Lorena Bianchi

(Sopra) Cabalisti antichi e moderni. A sinistra, Isaac Luria, vissuto nel XVI Secolo, fu uno dei maestri della Kabbalah e le sue interpretazioni sono studiate ancor oggi. (Al centro e a destra) Madonna, la famosissima popstar, si è da tempo convertita alla Kabbalah adottando il nome di Ester. Pur andando controcorrente rispetto all'ortodossia (come si vede nel video della canzone "Die Another Day) tuttavia è una fervente praticante, contribuendo in maniera incredibile alla diffusione delle idee e della mistica cabalistica. "I cabalisti lo fanno meglio" è una frase provocatoria ma senza dubbio veritiera...

Disclaimer - Note legali - Dichiarazione ai sensi della legge nr. 62 del 7 marzo 2001

Mappa del Sito

Copyright © Sator ws by Lory & Anto 2008. All right reserved.
La copia dei testi e dei materiali presenti in questa pagina è consentita solo se esplicitamente autorizzata dalle autrici dopo richiesta scritta. In caso di inosservanza si provvederà ad adire alle vie legali più opportune.