La misteriosa forza dell'Arca dell'Alleanza
Cos'era e a cosa serviva questo reliquia ritenuta tra le più sacre dell'antichità? Tra le tante ipotesi era forse un oggetto tecnologico multifunzione ereditato da un'avanzata civiltà antidiluviana?
Tra tutti gli oggetti misteriosi del mondo antico definiti oggi Ooparts (oggetti fuori posto), o che non dovrebbero esistere, c'è la celebre "Arca dell'Alleanza", descritta nella Bibbia nel libro dell'Esodo. La tradizione ebraica racconta che il popolo ebraico guidato da Mosè scappò via dall'Egitto inseguito dall'esercito egiziano attraverso il deserto del Sinai. Qui, Mosé ebbe da Dio le Tavole della Legge e per custodirle fu chiesto da Dio stesso di costruire un tabernacolo, l'Arca dell'Alleanza: un oggetto ritenuto tra i più sacri della tradizione religiosa ebraica, che oltre a fungere da reliquiario permetteva a Mosè di parlare con Dio. Questo oggetto, come viene descritto ancora nell'Esodo, era una sorta di "scrigno" lungo 125 cm e alto 75, in legno di acacia e completamente rivestito d'oro internamente ed esternamente. Al di sopra vi era un coperchio anch'esso dorato sormontato da due "cherubini" alati in oro, con le ali aperte e rivolti l'uno di fronte all'altro.
La Bibbia narra che tra le ali dei due cherubini, Mosè riusciva a "vedere" Dio, descritto da lui come una sorta di bagliore luminoso o scarica luminosa. All'interno della cassa erano state depositate la Verga di Aronne, le Tavole della Legge (spezzate però da Mosé in un gesto d'ira alla vista del Vitello d'Oro) e un vaso contenente la Manna che nutrì gli Ebrei nel deserto. Durante l'Esodo Mosè affidò allo stesso Aronne e ai suoi figli la custodia dell'Arca quando questa veniva collocata nel Tempio Tenda durante le soste, ed impose al popolo di non avvicinarsi e di non toccare assolutamente quell'oggetto, tanto che nel viaggio veniva trasportata dai Leviti inserendo due pali in legno nei quattro anelli che erano sui lati della cassa, coperta da un velo. Solo al profeta era permesso vederla ma solo in particolari momenti, "quando Dio compariva tra i due cherubini". Si narra che ad un certo punto, durante il trasporto, l'Arca vacillò e per evitare che cadesse, un uomo di nome Oza cercò di tenerla per evitare che si rovesciasse, ma non appena egli la toccò morì folgorato da una potente scarica. Lo stesso accadde poi ai figli di Aronne. Ad essa si attribuì anche la distruzione della città di Gerico. Nel Libro di Giosuè, infatti, è scritto che le armate di Israele girarono per sette giorni attorno alle mura della città con l'Arca, guidati da sette sacerdoti, "…e al settimo giorno suonate le trombe le mura crollarono…". Dopo l'insediamento nella Terra Promessa del popolo d'Israele, lo scrigno fu custodito all'interno del Sancta Sanctorum nel Tempio di Gerusalemme dove non era permesso a nessuno di entrarvi.
(Sopra, da sinistra) Mosé con le Tavole della Legge, prima di spezzarle in un gesto d'ira per aver visto gli Ebrei adorare il Vitello d'Oro. (Accanto) Oza, lo sfortunato accompagnatore che fu fulminato dopo aver toccato l'Arca. (Al centro) Il Tempio Tenda era il tempio mobile degli Ebrei durante l'Esodo. Si può vedere di cosa era capace l'Arca dell'Alleanza quando, di tanto in tanto, emanava la sua potenza senza controllo. (A destra) L'Arca nell'episodio più famoso che la riguarda: la distruzione delle mura di Gerico.
Si racconta che in alcuni momenti l'Arca si illuminava di un misterioso bagliore, quindi per questo motivo fu impedito a chiunque di avvicinarsi, perché ritenuta troppo pericolosa. La sua potenza era in grado di sterminare migliaia di persone in un solo momento e si si dice che fu proprio in questo modo che gli Ebrei riuscirono a sconfiggere tutti gli attacchi delle tribù del deserto dei Gergesei, Etei e Gebusei durante il loro esodo, con le potenti folgori dell'Arca. Ma perché oggi quest'oggetto è ritenuto da alcuni studiosi un Oopart? Da quello che abbiamo letto finora del racconto biblico l'Arca, più che un oggetto sacro, sembrerebbe un "forziere elettrico", come ha felicemente detto lo scrittore francese Robert Charroux, capace com'era di produrre scariche di circa 700 volt. Infatti, come avevamo scritto nell'articolo riguardante le centrali elettriche dell'Antico Egitto, parlavamo del pilastro Zed come un potente condensatore energetico attivato a sua volta dall'Arca dell'Alleanza: anche secondo noi si trattava di un generatore di energia forse elettrica o forse di un'energia sconosciuta, capace di alimentare tutto il territorio. Questa veniva collocata all'interno della Piramide di Cheope nel "sarcofago" di granito per attivare lo Zed. Questa potrebbe apparire ai nostri occhi come la "pila" della piramide. Come prima accennato, l'Arca era costituita in legno d'acacia e completamente rivestita d'oro; l'oro è il più potente conduttore di elettricità al mondo, mentre il legno è un isolante. Quindi, quando la descrizione dice che l'Arca non poteva essere toccata da nessuno perché ritenuta estremamente pericolosa ed incontrollabile, è perché dal momento che in particolari momenti all'improvviso si illuminava di strani bagliori, scaricava potenti folgori: e si dice che l'abbiano vista in alcuni momenti levitare sia se stessa sia chi le stava intorno. Sempre secondo Charroux questa era un'arma elettrica costruita da un antichissimo popolo, le cui conoscenze furono custodite dagli Antichi Egizi. Noi crediamo che questo straordinario oggetto, oltre che ad essere la "batteria" della piramide di Cheope collocata nello Zed, come raccontano le Sacre Scritture era anche una sorta di "radio", nel senso che se Mosè asseriva di parlare con Dio, evidentemente c'era qualcuno che vi parlava attraverso e se ne poteva udire la voce mediante essa. Quando veniva collocata nello Zed, che è la Camera del Re della piramide, quest'ultimo come un enorme altoparlante amplificava la voce.
Quando poi leggiamo che l'esercito di Israele fulminò tutte le armate nemiche e distrusse Gerico, probabilmente in quel momento l'Arca veniva usata come arma da distruzione, come afferma Charroux. Oppure, fu ancora usata come strumento per sollevare oggetti pesantissimi vista la sua capacità di far levitare qualsiasi altro oggetto o persona che si trovasse nelle sue vicinanze, come spinti da una forza magnetica o di gravità. Dalle descrizioni dell'epoca riguardo l'oggetto, ne sono state fatte oggi diverse ricostruzioni grafiche e da quello che si può dedurre è che lo scrigno aveva un'evidente foggia egizia. A parte le misure che coincidono perfettamente con quelle del cosiddetto sarcofago della Piramide di Cheope, quelli che sembrano due cherubini con le ali spiegate, probabilmente non sono tali, ma secondo noi di Sator ws sono invece la raffigurazione delle due dee gemelle Iside e Nefti poste una di fronte all'altra. Infatti nel Pantheon egizio queste due divinità spesso sono raffigurate alate, a simboleggiare la forza del loro potere paragonabile a un'energia presente in ogni luogo. E quando Mosè diceva di vedere Dio tra lo spazio delle ali, questo appariva come una scarica abbagliante di energia, come se si trattasse di una vera e propria scarica elettrica emessa dalle punte delle ali che fungevano da polo positivo e polo negativo, un po' come il principio delle pile odierne. In questo senso infatti Iside nella tradizione religiosa egizia rappresenta l'energia che ci viene donata, mentre la sorella Nefti rappresenta l'entropia, cioè la perdita di energia dal nostro universo verso altri. Questo lo si può notare anche da un dipinto che mostra le due dee inginocchiate l'una di fronte all'altra che porgono le mani verso lo Zed, che rappresenta la potenza e l'energia, dal quale si innalzano due braccia verso il disco solare, come a dare e a ricevere energia cosmica. Questo raffigura quindi tutta la metafora del funzionamento dell'Arca, dello Zed e delle due figure in cima sullo scrigno. Nel racconto storico sulla celebre battaglia dell'armata di Ramses contro gli Ittiti a Qadesh, è scritto chiaramente come il faraone durante la battaglia, in evidente inferiorità numerica, riuscì con un sol colpo a disintegrare un terzo dell'intero esercito avversario, servendosi di una non precisata arma segreta che fu in grado di distruggere oltre mille carri falcati, come confermarono anche le cronache ittite. Noi pensiamo che probabilmente si trattava dell'Arca dell'Alleanza portata lì in quel momento per affrontare la battaglia. Secondo l'ipotesi dello studioso Flavio Barbiero e le cronache dello storico Manetone, Mosè, il cui vero nome era Tutmosis V, era un sacerdote a Eliopoli e seguace segreto del culto del dio unico di Akhenaton.
(Sopra) L'Arca mostra due cherubini alati che si fronteggiano, identici alla raffigurazione delle dee Iside e Nefti che erano dotate di ali... (Sotto) In questo papiro si vede chiaramente come le dee rappresentino i poli positivo e negativo dell'energia emessa dallo Zed.
Iniziato dai sacerdoti eretici, avrebbe trafugato l'Arca dall'Egitto e sarebbe fuggito via con tutti i suoi seguaci, gli Ebrei discendenti del popolo invasore degli Hyksos da poco sconfitto, portando con sé il potente scrigno e lasciando ormai priva di energia la Grande Piramide. Arrivato poi nella Terra Promessa l'avrebbe lasciata in eredità al Popolo Ebraico, che a sua volta l'avrebbe usata come detto per fini bellici e nascosta secoli dopo nel Tempio di Salomone, collocandola nel Sancta Sanctorum, dove secondo alcuni scienziati tuttora risiede. Secondo noi questa è l'ipotesi più credibile, perché, come avevamo accennato nell'articolo sulla Piramide e lo Zed, con molta probabilità è proprio per questo motivo che gli Egizi inseguirono attraverso il Deserto del Sinai gli israeliti, perché privati del loro oggetto più sacro e potente, divenuto in seguito sacro per la tradizione ebrea. Probabilmente questo incredibile manufatto dotato di immane potenza potrebbe risalire a molto tempo prima degli stessi Egizi, forse era frutto di conoscenze molto più antiche. Forse addirittura ereditata da un popolo stanziatosi in terra d'Egitto prima dello scioglimento dei ghiacci dell'Ultima Glaciazione, lo stesso che edificò le grandi piramidi e la Sfinge. Forse il Popolo dei Giganti, forse la tradizione atlantidea, o magari questi ultimi due erano la stessa cosa…
Invece secondo il ricercatore svizzero Erich Von Daeniken, questa tecnologia era di origine extraterrestre e funzionava come una radio a transistor per comunicare con "Dio". Qualunque sia tra queste la teoria più accreditata, è comunque assodato che si trattasse di un oggetto tecnologico con più funzioni.
Negli anni a seguire il Tempio di Gerusalemme fu ripetutamente saccheggiato da vari invasori tra cui gli stessi Egizi sotto il regno di Soshenk I, dai Babilonesi e dai Caldei. Quando il tempio fu ricostruito nel 516 A.C. l'Arca era sparita dal luogo in cui fu collocata; e da allora se ne persero per sempre le tracce. Ancora oggi studiosi di tutto il mondo si affannano nel cercare questa preziosissima reliquia. Sono anche molti i personaggi nella storia che si son messi sulle sue tracce senza mai ad arrivare ad alcuna conclusione, come anche i Romani. Probabilmente furono i Cavalieri Templari a trovarla e nasconderla chissà dove per evitare che finisse in mani sbagliate. Ma questa è solo un'ipotesi. Esistono diverse teorie sui possibili nascondigli dell'Arca: secondo il rabbino israeliano Shlomo Goren, questa sarebbe ancora nascosta nel Tempio di Gerusalemme nel Sancta Sanctorum.
Il rabbino afferma che se si scavasse nell'antica collocazione si potrebbe arrivare al nascondiglio, su cui oggi sorge la moschea della Cupola della Roccia. Ma le autorità preferiscono lasciar stare per evitare il rischio di incidenti diplomatici con i musulmani. Secondo un'altra teoria l'Arca sarebbe stata riportata in Egitto durante il saccheggio dell'armata di Soshenk I e nascosta nei pressi dell'antica capitale egizia di Tanis. Altri affermano che fu trasportata in Mesopotamia dalle armate di Nabucodonosor nel 587 A.C.Ancora si dice che potrebbe trovarsi in Svizzera nascosta in una banca. Secondo una teoria etiope invece, l'Arca si troverebbe ad Axum, in Etiopia, portata lì segretamente nel X Secolo A.C. dal re Menelik, figlio di re Salomone e della regina di Saba. Si racconta che con i poteri di levitazione dell'Arca gli Etiopi avrebbero sollevato i ciclopici obelischi di Axum! Anche secondo lo scrittore Graham Hancock l'Arca si troverebbe in Etiopia, ma custodita nella chiesa di Santa Maria di Sion ad Axum. Il ricercatore inglese, nel suo libro "Il Mistero del Sacro Graal" sostiene infatti che secondo il Kebra Nagast, il libro sacro ai Falasha (gli ebrei etiopi) l'Arca sarebbe tuttora gelosamente custodita sotto la diretta custodia di un Nebura-ed, il capo dei sacerdoti, l'unico autorizzato e soprattutto in grado di avvicinare l'Arca senza subire danni fisici anche mortali. Ben protetta all'interno della chiesa (dotata di torri e di merlature) denominata Santa Maria di Sion, essa ne uscirebbe soltanto in occasione della sacra festa popolare di Timkat il 18 gennaio d'ogni anno. Taluni sostengono che in processione non sarebbe portato l'originale dell'Arca, ma una specie di riproduzione delle Tavole della Legge, di cui esistono esemplari in tutte le chiese etiopiche.
Un'altra teoria vuole che la reliquia sia nascosta nella cattedrale di Chartres, probabilmente sotto la cripta. La leggenda narra che quando questa verrà ritrovata, l'intera cattedrale crollerà come un castello di carte. Infatti su una delle colonne della cattedrale è scolpita una raffigurazione dell'Arca durante l'esodo.
(Sopra) La chiesa di Santa Maria di Sion ad Axum, in Etiopia, dove si dice sia custodita l'Arca dell'Alleanza. (Sotto) L'attuale Nebura-ed di Axum, vescovo copto custode della reliquia.
Secondo noi c'è una probabilità che un altro possibile nascondiglio sia la chiesetta pirenaica di Rennes-le-Château: qui l'avrebbe poi trovata l'abate Berenger Sauniere alla fine del XIX Secolo. Il prete francese, sulla cui leggenda sono stati scritti migliaia di libri, diventò ricco proprio perché trovò nella cripta della cappella una reliquia preziosissima, che poi venne nuovamente murata. Secondo una nostra personale teoria probabilmente l'Arca fu smembrata in più parti, nascoste poi in vari luoghi. E forse non l'intera Arca, ma un pezzo di essa fu trovata nella chiesetta dall'abate francese, e fu donata poi all'architetto catalano Antoni Gaudì alcuni anni prima della morte dell'abate, avvenuta nel 1917. Forse era questo pezzo dell'Arca la reliquia di Sauniere che fu posta in una piccola scatola segreta e sepolta da Gaudì nella cripta della Sagrada Familia di Barcellona? Il legame tra Sauniere e Gaudì è accertato dalla comune frequentazione della cantante lirica Emma Calvé, appassionata di esoterismo.
Infine, nel 1990 tre italiani, studiosi del Cnr e universitari, si trovarono a stretto contatto con il tabernacolo etiope. Invitati dal governo locale a una festa religiosa, videro per caso all'interno della chiesa di Santa Maria di Sion l'Arca di Axum: una cassa di legno scuro lunga 1,6 m senza più lamine d'oro e con il coperchio a doppio spiovente. Quando i religiosi si accorsero della profanazione, rimproverarono il guardiano per aver lasciato incustodita la reliquia. Non sappiamo se questa fosse veramente l'Arca dell'Alleanza, ma se fosse così, sicuramente si tratterebbe solo dell'involucro esterno, anche perché sembra ormai priva di energia e che non emetta più bagliori o strane scrariche elettriche. Probabilmente come gia abbiamo affermato, tutti gli altri pezzi che la componevano incluse le parti attive che dovevano trovarsi al suo interno non esistono più. E chissà se un giorno riapparirà tutta intera, come scritto nell'Apocalisse. Per adesso possiamo solo immaginare dove si possa nascondere o dove possano nascondersi le parti che la componevano.

Antonella Verdolino

(Sopra, da sinistra) L'Arca dell'Alleanza raffigurata su una colonna della Cattedrale di Chartres, in Francia. Si dice che la cattedrale custodisca nelle sue viscere la reliquia, portata lì dai Cavalieri Templari (a lato). (Al centro) Ramses II fece uso probabilmente di un'arma simile all'Arca durante la Battaglia di Qadesh contro gli Ittiti. (A destra) La Dea Iside, alata, raffigurata in un portacandele moderno. Questa posa ricorda in tutto e per tutto quella dei due cherubini posti sul coperchio dell'Arca: la nostra tesi è che le due figure fossero appunto Iside e la dea gemella Nefti.

 

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